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Alpinismo, Primo Piano

Maretta sulle vette al Makalu, ma confermata la doppietta di Mingma Sherpa

C’è un po’ di maretta al Makalu. Tutto inizia i giorni successivi al tentativo di vetta avvenuto il 10 maggio, a cui aveva partecipato anche Elisabeth Revol.

Alcuni alpinisti, una volta scesi al campo base, avevano dichiarato di aver raggiunto la cima, altri di aver dovuto rinunciare a causa della neve fresca e del vento in corrispondenza di quella che è l’antecima.

Tutto normale se non fosse che alcuni di coloro che erano tornati indietro, nei propri comunicati, avessero scritto che nessuno era arrivato in vetta e che tutti avessero rinunciato a causa delle condizioni della montagna, aggravate dal fatto che non erano ancora state fissate le corde nell’ultimo tratto. Le foto che venivano fino a quel momento pubblicate parevano confermare l’ipotesi che alcuni avessero confuso cima ed antecima.

Nel calderone delle vette messe in discussione era finita anche quella di Mingma Sherpa, che aveva scritto l’11 maggio di essere arrivato in cima al Makalu assieme ad un altro sherpa, Tashi, ed un alpinista cinese loro cliente. Per il nepalese si trattava di un incredibile prestazione avendo realizzato la prima salita della stagione solo il 30 aprile scorso, raggiungendo la vetta del Dhaulagiri. Entrambe senza ossigeno.

Non si è dovuto attendere molto prima che Mingma, sentitosi preso in causa, spiegasse la sua situazione chiarendo di aver raggiunto la vetta l’11 mattina (non il 10 come il gruppo principale) e di aver attrezzato lui stesso la via fino alla cima utilizzando corde che aveva con sé; il tutto producendo, nelle ultime ore, alcune foto affinché fosse chiarito ogni dubbio. Effettivamente quella mostrata pare essere la vetta e non l’antecima.

La vetta di Mingma dovrebbe quindi essere confermata e di conseguenza anche la sua eccezionale doppietta. Per quanto riguarda invece altri alpinisti, le foto rimangono controverse, e spetterà al dipartimento del turismo nepalese valutarle. Lo scorso autunno al Manaslu un gran numero di alpinisti (in due giorni erano arrivati nel punto più alto in 150) avevano dovuto attendere più di due mesi per ottenere il certificato di vetta a causa del caso scoppiato relativo al raggiungimento dell’antecima e non della cima vera e propria. In quell’occasione, dopo diversi tira e molla, il governo aveva deciso di concedere l’agognato pezzo di carta ugualmente, cima o antecima che fosse. 

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