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Qualche settimana fa abbiamo parlato dell’esplorazione verticale dolomitica, dello spazio su cui è ancora possibile tracciare nuove e ispirate linee, insieme a Nicola Tondini. Quell’intervista ha stimolato una domanda: come siamo messi sulle Alpi Occidentali? Qui le montagne sono drasticamente diverse: sono più alte, la roccia è diversa, le condizioni climatiche anche. Dalla pura scalata su roccia si passa al misto e al ghiaccio.

L’alpinismo è nato e si è sviluppato sulle Alpi Occidentali, sul Monte Bianco i primi scalatori hanno iniziato la ricerca di una via di accesso alla vetta più alta d’Europa. Negli anni sono letteralmente state prese d’assalto da migliaia di scalatori, i migliori han saputo lasciare un loro segno marcato. Alpinisti come Bonatti, Cassin, Whymper, Grassi, Casarotto si sono cimentati sulle più impressionanti pareti delle Alpi occidentali lasciando una pennellata indelebile del loro passaggio. Qualcosa però nasce ancora, durante tutto l’anno arrivano notizie di nuove vie, di nuovi tracciati che percorrono luoghi a cui un tempo non si sarebbe pensato. Giusto di pochi giorni fa la notizia di tre nuove vie a firma della guida alpina Ezio Marlier sul Grand Flambeau (Monte Bianco). Le condizioni invernali hanno fatto si che il Grand Flambeau entrasse in condizioni per salite di misto moderno così Marlier, insieme a Sergio Fiorenzano, Sabrina Zunino e Luigi Santini, ne ha approfittato. Tre nuovi tracciati che si vanno a sommare alle altre numerose vie aperte dalla guida alpina a partire dal finire degli anni Ottanta a oggi. Sempre negli stessi giorni abbiamo poi assistito all’apertura di nuove vie anche da parte del corregionale François Cazzanelli, che si è mosso sulle verticalità di casa scalando sul Pilastro del piccolo Cervino insieme a Jerome Perruquet, Manuel Bagarolo, Michele Cazzanelli e Roger Bovard. Realizzazioni, che unite alle molte altre vie che si continuano a tracciare, fanno pensare che forse lo spazio esiste ancora, bisogna solo saperlo cercare. “Vengono da tutto il mondo per aprire via qua” commenta Marlier. “Io ci vivo, non avrebbe senso andare lontano con tutto quello che posso fare sulle montagne di casa”. Le sue montagne sono quelle valdostane: il Monte Bianco, il Cervino, il Grand Combin. “Un terreno enorme dove ho sempre trovato spazio per nuove linee, solo che prima non comunicavo tanto”. Ma esiste ancora per davvero questo spazio? È pieno di spazio. Nel tempo è stato salito tutto quello che era evidente, soprattutto nell’arrampicata di ghiaccio e misto. Una volta si seguivano linee segnate da goulotte o cascate, oggi invece grazie alle nuove tecniche di scalata che si sono sviluppata del 2005 in poi ci si approccia alla parete con un’ottica diversa”. Ezio parla di dry-tooling e misto moderno “che ti permettono pareti un tempo impossibili”.

La ricerca delle condizioni è fondamentale

“La parte alta della zona in cui abbiamo aperto le due vie sul piccolo Cervino durante l’estate è difficilmente praticabile a causa dei molti sfasciumi che la rendono instabile” spiega Cazzanelli. “Passandoci poi sotto la settimana scorsa, durante una gita sci alpinistica, ho pensato che sarebbe stato possibile riabilitare quel settore per il misto moderno”. Le condizioni ottimali della parete diventando quindi fondamentali per poter pensare a un nuovo itinerario.Oggi facciamo riferimento a porzioni di parete che in estate sarebbe impossibile salirespiega Marlier. “Sono zone instabili, soggette a crolli, che poi con l’arrivo del freddo e della neve si trasformano. Diventano compatte e stabili”. Si iniziano quindi a immaginare salite in periodi diversi, in stagioni come l’autunno e l’inverno in cui lo spazio esplorativo aumenta. “Per fare un esempio di una via classica, un tempo l’Eiger veniva salito solamente in estate. Oggi, con le nuove tecniche di moderne si sale soprattutto in inverno aggiunge Marlier. “Si cerca di rendere più sicura una salita perché il freddo rende tutto più stabile”. Vista in quest’ottica oltre a ricercare nuovi spazi cambia anche il modo in cui ci si approccio all’alpinismo. Cambia il modo di intendere l’alpinismo classico. Con questo nuovo approccio “si impara a cogliere l’attimo – afferma Cazzanelli – perché la condizione non arriva sempre. Soprattutto quando si pensa a vie più ricercate la condizione ideale arriva spesso molto raramente. Io ho diversi progetti legati al misto moderno, purtroppo però negli anni li ho visti andare in condizione una o due volte. Bisogna imparare a cogliere l’attimo giusto”. [post_title] => Alpinismo e nuove vie sulle Alpi occidentali? Una storia da ripensare [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => alpinismo-e-nuove-vie-sulle-alpi-occidentali-una-storia-da-ripensare [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-11-11 00:21:44 [post_modified_gmt] => 2019-11-10 23:21:44 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.montagna.tv/?p=149931 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 1 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 149968 [post_author] => 3 [post_date] => 2019-11-10 06:00:43 [post_date_gmt] => 2019-11-10 05:00:43 [post_content] => [caption id="attachment_149969" align="alignright" width="240"]Honnold e Caldwell Foto @ Austin Siadak - Alex Honnold FB[/caption] Arrivano i dettagli della nuova via aperta da Tommy Caldwell e Alex Honnold. La via segue Passage to Freedom di Leo Houlding fino a El Cap Tower, per poi proseguire di altri 20 tiri. “Abbiamo deciso di scendere per una trentina di metri su il Nose, passare per il Jardine Traverse, salire per due lunghezze ancora il Nose”. La linea segue poi la Dawn Wall e la New Dawn. “È una delle arrampicate più malate esistenti sulla Terra, ne sono certo. E sorprendentemente, non è ridicolmente difficile” ha raccontato Tommy Caldwell a Rock&Ice. Qualcosa da ridire sul fatto che non sia difficile però l’abbiamo, dato che il grado è 8b.  “Il percorso è fantastico. Non riuscivo a credere che ci fosse un percorso così buono lassù ancora scalato” ha detto ancora Caldwell. Alla via, che probabilmente terrà il nome dato da Houlding, ci hanno lavorato per tre settimane con anche Kevin Jorgeson e il fotografo Austin Siadak. Per liberarla Honnold e Caldwell hanno impiegato quattro giorni. [post_title] => I primi dettagli della nuova via su El Cap di Caldwell e Honnold [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => i-primi-dettagli-della-nuova-via-su-el-cap-di-caldwell-e-honnold [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-11-09 12:41:33 [post_modified_gmt] => 2019-11-09 11:41:33 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.montagna.tv/?p=149968 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 149986 [post_author] => 3 [post_date] => 2019-11-09 06:00:40 [post_date_gmt] => 2019-11-09 05:00:40 [post_content] => [gallery masterslider="true" auto_height="true" ids="149989,149987,149988,149990,149991,149992"] Symon Welfringer e Silvan Schüpbach hanno portato a termine una nuova e difficile via sul Tengi Ragi Tau (6820 metri, Nepal). Partiti insieme a Charles Noirot con l’ambizione di realizzare la prima salita dell’allora inviolata parete ovest, i tre hanno subito dovuto pensare a un nuovo obiettivo. Arrivati infatti al campo base della montagna l’8 ottobre hanno subito iniziato la fase di acclimatazione trovandosi poi ad assistere alla salita di Tino Villanueva e Alan Rousseau proprio lungo la parete ovest. Rinunciare alla salita sarebbe stato insensato dopo aver speso energie e tempo per raggiungere la parete e acclimatarsi, la scelta è allora ricaduta per un’altra linea sulla stessa parete ma diretta alla vetta nord, leggermente più bassa. Decisa la strategia e terminata l’acclimatazione un nuovo problema si è fatto vivo: Charles ha iniziato a star male, fino a non essere in grado di scalare. Così il team si è ridotto a due alpinistiche subito si sono mossi sulla parete, dovendo però abbandonare il tentativo quasi subito a causa dei forti venti e delle nevicate abbondanti.  

Quattro giorni sulla parete

Il 26 ottobre un miglioramento delle condizioni meteo permette finalmente ai due alpinisti di ritentare la via. Il primo giorno è subito duro con tratti di ghiaccio ripidi, pendenze fino ai 60 gradi e tratti a neve moderata. Nonostante questo però Welfringer e Schüpbach riescono a raggiungere una sporgenza a circa 6100 metri di quota dove bivaccano. L’alba del secondo giorno li accoglie con pendenze sempre più estreme e passaggi molto tecnici che li impegnano fino al tramonto, quando infine riescono a trovare una zona in cui bivaccare a una quota di circa 6400 metri, appena 300 metri più in alto rispetto al primo bivacco. Il terzo giorno è finalmente quello di vetta. Nonostante il terreno si sia fatto estremamente tecnico e impegnativo Symon e Silvan riescono comunque a raggiungere la vetta nord prima del buio. Potrebbe essere la prima salita della cima nord, ma questo è ancora da appurare. Da qui i due alpinisti avrebbero potuto proseguire fino alla vetta principale, ma hanno preferito iniziare le calate in doppia rientrando dapprima all’ultimo bivacco e quindi al campo base il giorno successivo. [post_title] => Nepal: nuova difficile via sul Tengi Ragi Tau per Symon Welfringer e Silvan Schüpbach [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => nepal-nuova-difficile-via-sul-tengi-ragi-tau-per-symon-welfringer-e-silvan-schupbach [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-11-08 23:24:20 [post_modified_gmt] => 2019-11-08 22:24:20 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.montagna.tv/?p=149986 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [3] => WP_Post Object ( [ID] => 149838 [post_author] => 6 [post_date] => 2019-11-08 06:00:39 [post_date_gmt] => 2019-11-08 05:00:39 [post_content] => [gallery masterslider="true" auto_height="true" ids="149904,149903,149902"] Manca un mese alla partenza di Denis Urubko per il Islamabad, dove atterrerà il 12 dicembre prossimo. In Pakistan incontrerà gli altri membri della spedizione: Don Bowie e Lotta Nakyva, compagna del canadese. L’obiettivo di Denis è chiaro: la prima salita invernale del Broad Peak, che con i suoi 8047 metri è la dodicesima montagna più alta della Terra. Il programma è già definito: il 13 dicembre Urubko, Bowie saranno in viaggio per Skardu, dove trascorreranno qualche giorno per una prima fase di acclimatamento fino ai 5000m di quota. Poi, si sposteranno al villaggio di Askole, porta d’ingresso del Baltoro e da dove inizia il trekking. I due alpinisti raggiungeranno il campo base il 23 dicembre, l’intenzione è quella di essere pronti a tentare la vetta in una quarantina di giorni durante i quali allestiranno i campi, le corde e si acclimateranno in quota. Termine per concludere la spedizione è il 28 febbraio, ultimo giorno dell’inverno meteorologico. Non saranno del tutto soli nel freddo inverno del Karakorum, sono infatti diversi i team che quest’anno proveranno a scalare il K2. A tal proposito, Urubko ha chiarito che la propria spedizione avrà il permesso per salire anche la seconda montagna della Terra, ma sarà un obiettivo secondario. Solo in caso di successo sul Broad Peak e se ci saranno le condizioni, oltre alla via attrezzata fino al secondo campo, si potrà pensare di fare un tentativo anche sul K2.   https://www.youtube.com/watch?v=bC55HDnMkfA&feature=youtu.be [post_title] => Denis Urubko verso il suo obiettivo: la prima invernale del Broad Peak [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => denis-urubko-verso-il-suo-obiettivo-la-prima-invernale-del-broad-peak [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-11-07 18:07:19 [post_modified_gmt] => 2019-11-07 17:07:20 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.montagna.tv/?p=149838 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 16 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 149821 [post_author] => 31 [post_date] => 2019-11-07 06:00:56 [post_date_gmt] => 2019-11-07 05:00:56 [post_content] => [gallery masterslider="true" auto_height="true" ids="149854,149855,149856,149857,149858,149859,149860,149861,149862,149863,149864,143184"] Nirmal Purja non necessita certo di presentazioni. Da quando, nella primavera 2017, ha iniziato a mediatizzare il suo “project possible” il suo nome si è fatto largo tra gli appassionati e gli amanti della montagna. Obiettivo? Salire i 14 Ottomila in un tempo di sette mesi. Non ci avremmo scommesso un centesimo sulla buona riuscita di questo progetto eppure, oggi dobbiamo ricrederci. Certo, non ha seguito i canoni etici dell’alpinismo moderno che vuole salite in stile alpino e, soprattutto, senza l’ausilio di ossigeno supplementare. Ma ce l’ha fatta. Da quando il 23 aprile 2019 l’ex Gurkha nepalese ha raggiunto la vetta dell’Annapurna non si è più fermato macinando metri di dislivello e portando a casa vette a una velocità impressionante. Classe 1983, ex membro delle squadre speciali britanniche, Nirmal ha speso tutto il suo tempo (e non solo) in questo progetto che per lui aveva un significato particolare. Voleva guadagnarsi il suo piccolo posto nella storia dell’alpinismo, ci è riuscito come il più veloce. Lasciamo però la parola a Nirmal e facciamoci raccontare da lui la sua esperienza dove l’aria si fa rarefatta.  

Nirmal, com’è stato arrivare in cima allo Shisha Pangma e completare il tuo progetto?

“È stata un’esperienza entusiasmante, mi sono sentito soddisfatto di me stesso, del risultato raggiunto, anche se addosso avevo una grande pressione mediatica. Avevo gli occhi del mondo puntati addosso, tutti aspettavano di vedere come sarebbe finito il mio progetto. Oggi che l’ho concluso mi sento umile, ma anche orgoglioso.”

Ti ha cambiato questa cavalcata sui 14 Ottomila?

“Sono lo stesso di prima, ma con più esperienza. Non ho tempo di rilassarmi e godermi il momento, devo continuare la mia attività per mantenere la mia famiglia e pagare il mutuo della casa. Adesso, per esempio, sono al campo base dell’Ama Dablam come guida di un gruppo per la Elite Himalayan Adventures.”

In molti hanno criticato il tuo progetto affermando che non ha nulla a che vedere con il vero alpinismo. Cosa rispondi?

“Ci sarà sempre chi criticherà, ma finché a farlo sarà qualcuno che sta seduto dietro a una scrivania la cosa mi tange molto poco. Anche Messner è stato criticato da persone comodamente sedute in poltrona. Penso che prima di alzare la voce, dare pareri e criticare bisognerebbe provare a mettersi in gioco, a fare quello che ho fatto io. La critica fa però parte della natura umana, quindi se uno vuole farlo: che lo faccia.”

Alla base del tuo progetto c’era anche l’ambizione di mostrare al mondo quello che è il valore degli alpinisti nepalesi?

“Esattamente. Uno degli scopi del mio progetto era quello di promuovere i climber nepalesi coltivandone le abilità e promuovendoli a livello internazionale. Gli alpinisti nepalesi non hanno nulla da invidiare a quelli occidentali per quanto riguarda le capacità tecniche. Hanno un livello veramente alto.”

Qual è stato l’Ottomila più difficile?

“Non saprei dire qual è stato il più difficile, tutto dipende dalle condizioni che incontri durante la scalata. Il Dhaulagiri per esempio è stato estremo a causa delle condizioni meteo; sul Kangchenjunga tre ragazzi hanno rischiato la vita ed è stato necessario usare l’ossigeno quasi subito; il K2 è invece una storia a sé. Ogni Ottomila ha una sua storia e una sua difficoltà.”

Cosa farai ora che hai completato il tuo progetto?

“Continuerò a lavorare per aiutare la mia famiglia.” [post_title] => Intervista a Nirmal Purja: “Le critiche? Non mi toccano. Anche Messner è stato criticato" [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => intervista-a-nirmal-purja-le-critiche-non-mi-toccano-anche-messner-e-stato-criticato [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-11-06 19:55:31 [post_modified_gmt] => 2019-11-06 18:55:31 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.montagna.tv/?p=149821 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 9 [filter] => raw ) )

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