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Nanga Parbat parete Diamir, Daniele Nardi installa campo 1

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Daniele Nardi installa campo 1 sulla parete Diamir (Photo pagina Facebook Daniele Nardi)
Daniele Nardi installa campo 1 sulla parete Diamir (Photo pagina Facebook Daniele Nardi)

ISLAMAMBAD, Pakistan — Ha iniziato la salita vera e propria al Nanga Parbat Daniele Nardi. Per acclimatarsi, l’alpinista laziale nei giorni scorsi aveva raggiunto i 5900 metri di quota di una cima del vicino gruppo del Ganalo Peak, cima da lui ribattezzata “Piccola Punta”. Questa settimana invece ha attaccato la via sulla parete Diamir: ha raggiunto quota 5100 metri due volte e ha installato campo 1.

La salita di acclimatamento si è svolta la settimana scorsa, tra il 12 e il 13 febbraio. Nardi è partito dal campo base ed è salito a 5200 metri del ghiacciaio del Ganalo Peak. Qui ha trascorso la notte prima di ripartire, diretto alla cima da lui chiamata “Piccola Punta”, una vetta alta circa 5900 metri. “Non so se queste cime siano mai state scalate prima di oggi  – spiega infatti Nardi sulla sua pagina Facebook -, ma certo è che un nome sulle carte proprio non l’ho trovato”.

Secondo il suo racconto, la salita non gli ha dato problemi. Una volta ridisceso, è tornato al campo base del Nanga Parbat, da dove, dopo una fase di riposo, è ripartito per la parete Diamir, per iniziare quindi la salita vera e propria. Ricordiamo infatti, che l’obiettivo di Nardi è arrivare in cima all’ottomila dello Sperone Mummery.

“Gli ultimi giorni sono stati movimentati – scrive oggi Nardi nell’ultimo aggiornamento dal campo base -, sapevo che per avvicinarmi al Nanga Parbat avrei dovuto tracciare nella neve profonda, così il primo giorno di sole ho messo gli sci ed ho cominciato ad avvicinarmi. Non credevo di salire in alto, ma alla fine sono salito fino ai 4800 metri. Da questa altezza ho potuto osservare bene sia lo sperone Mummery che il ghiacciaio sottostante, che va scalato e attraversato prima di raggiungere lo sperone. Ero molto leggero e come unica compagnia avevo la preoccupazione dei crepacci e la pista da tracciare. Ma un passo dietro l’altro sono arrivato dove solitamente si posiziona il Campo 1 classico del Nanga Pabat, a circa 4800 metri”.

“Mentre scendevo verso il Campo base è stato emozionante lasciarmi alle spalle il Nanga Parbat illuminato dalla luce rossastra del tramonto – continua Nardi -. Il giorno dopo non riesco a stare fermo e ritorno nuovamente verso il Campo 1. Posiziono la tenda in attesa di poter salire in alto la prossima volta ed avere già qui un po’ di materiale. Al momento inganno l’attesa osservando il ghiacciaio che si muove, le valanghe che scendono…prendendo le misure allo sperone Mummery, che quest’anno non è in grandi condizioni…vedremo nel prossimo futuro cosa mi dirà la testa! Ed ora qualche giorno di riposo al Campo base”.

 

 

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