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Interviste, L'approfondimento

Simone Moro: dannatamente bravi sull’infinita cavalcata della Mazeno Ridge

Simone Moro (Photo Manfrotto - blogdev.manfrotto.cust.shopatron.com)
Simone Moro (Photo Manfrotto – blogdev.manfrotto.cust.shopatron.com)

BERGAMO — “Conosco Sandy Allan, penso di averlo visto al Kendal film festival l’ultima volta. Il suo compagno Rick Allen forse l’ho già incontrato ma non ricordo dove. Sono stati Bravi, dannatamente tenaci ed hanno portato a casa una salita storica e prestigiosa in un modo di fare alpinismo che non esiste più e che è quasi l’opposto di quello di punta”. Queste le parole di Simone Moro sull’epica impresa alla Mazeno Ridge dei due scalatori inglesi. L’alpinista bergamasco, oltre ad essere stato al Nanga Parbat l’inverno scorso, è sicuramente uno dei massimi conoscitori dell’Himalaya, nonché esponente di punta di un alpinismo esplorativo e con la A maiuscola. Per questo gli abbiamo chiesto un parere su quella scalata che nelle scorse settimane ha tenuto tutti col fiato sospeso.

“Non è stata una salita rapida, neppure così leggera, per lo meno fino al giorno prima del loro arrivo in vetta. Erano in 6 in tutto, di cui tre sherpa e dunque un team che definirei abbastanza “classico”, tipico di un alpinismo di qualche decennio fa. I diciotto giorni di permanenza sono dannatamente tanti, tantissimi e sapendo che determinazione serve per resistere così a lungo e così in alto, non posso che esserne ammirato e rinnovare i complimenti. Non mi sento però di esortare ad emulare questo tipo di alpinismo, perchè l’accettazione dei rischi derivanti da quasi 3 settimane sulla montagna sono davvero alti. Tante e troppe cose possono cambiare e se non si è fortunati e preparati le possibilità che ci scappi il morto sono alte”.

“Sandy e Rick hanno dimostrato che quella cresta era possibile – prosegue Moro -. Lo hanno fatto senza ossigeno, in stile alpino e credendoci fino in fondo. Quello che ora si potrebbe fare sulla Mazeno ridge è ripetere quella loro grande impresa in sole due persone, senza sherpa ed in tempi più umani, rapidi. Sono pochissimi quelli che saprebbero resistere come hanno fatto loro due, e ridurre i tempi di due terzi conterrebbe anche i rischi. Poi magari quando arriverà anche la prima salita del Nanga in Inverno si penserà alla Mazeno ridge in quella stagione…ma stiamo parlando di un futuro lontano”.

“Questa vuole essere un analisi ed una proiezione verso il futuro e non una volontà di sminuire questa loro salita titanica che rimane grandiosa. Spero di incontrarli presto e stringergli la mano e farmi raccontare quella loro infinita cavalcata”.

Simone Moro

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2 Comments

  1. Bravo Simone, i veri alpinisti sanno apprezzare e lodare i precursori delle grandi imprese. Qui si è scritta la storia, si è alzata ancora l’asticella del limite.

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