Fulmine in montagna: cosa succede al corpo umano e come si presta soccorso
Rischi da fulmine in quota: cosa succede effettivamente al corpo umano attraversato da una scarica elettrica e come si interviene per prestare il primo soccorso. Ne parliamo con il Dott. Stefano Trinchi, medico del Soccorso Alpino.
Il recente e delicato intervento sul Dente del Gigante, nel massiccio del Monte Bianco, per il recupero di due alpinisti polacchi (uno dei quali colpito alla spalla da un fulmine), ha riacceso i riflettori sulla sicurezza in quota all’inizio dell’estate meteorologica. Nei giorni scorsi abbiamo ripassato insieme le “regole d’oro” e le buone pratiche di prevenzione per limitare i rischi da fulmine prima e durante un’escursione. Ma per comprendere fino in fondo l’importanza della prudenza, è essenziale avere chiaro di quali rischi parliamo a livello clinico.
Cosa succede esattamente al nostro organismo quando viene investito da una scarica elettrica atmosferica? Come si interviene se un compagno di escursione viene colpito? Ne abbiamo parlato con il Dott. Stefano Trinchi, medico Ares 118, membro del consiglio direttivo della SIMeM (Società Italiana Medicina di Montagna) e da 22 anni medico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.
Dott. Trinchi, nei giorni scorsi, a seguito dell’incidente causato da un fulmine sul Dente del Gigante, abbiamo ripassato con i nostri lettori le regole per limitare i rischi in ambiente outdoor. Vorremmo chiederle di aiutarci a capire cosa succede al nostro corpo quando viene investito dalla scarica elettrica di un fulmine.
Gli effetti si possono dividere prevalentemente in due macro-categorie. La prima è strettamente legata al passaggio della corrente elettrica attraverso il corpo umano, che può causare gravi aritmie cardiache, anche maligne, oppure ustioni. Il flusso di elettricità genera calore che può provocare lesioni sia nei punti di contatto esterni (dove il fulmine entra ed esce), sia all’interno dell’organismo, danneggiando vasi sanguigni e organi interni. Vi sono poi ustioni legate alla vaporizzazione istantanea dell’acqua che abbiamo addosso: i vestiti bagnati di pioggia o sudore si scaldano improvvisamente creando lesioni da calore. Allo stesso modo, tutti gli oggetti metallici a stretto contatto con la pelle – come collanine o la fibbia della cintura – possono surriscaldarsi rapidamente, fondere e causare ustioni locali.
Il passaggio di corrente può provocare inoltre violente contrazioni muscolari involontarie, che spesso causano traumi secondari e cadute a terra. Ma l’effetto più pericoloso di questa contrazione è il blocco del diaframma, che provoca l’arresto immediato della respirazione. Questo è un dettaglio cruciale: quando si soccorre un paziente incosciente colpito da un fulmine, se si è addestrati a farlo, è fondamentale iniziare subito le ventilazioni di soccorso (la respirazione bocca a bocca) ed il massaggio cardiaco. Infatti, iniziando rapidamente le manovre rianimatorie, spesso il paziente ricomincia a respirare autonomamente, evitando che subentri un arresto cardiaco. Resta comunque alto il rischio che l’arresto insorga, a causa delle già citate aritmie maligne.
La seconda categoria riguarda invece le lesioni indirette, legate all’effetto scoppio. Il fulmine genera un immenso e repentino spostamento d’aria: questo può causare la rottura del timpano o lesioni agli organi cavi che contengono aria, come polmoni e alcuni visceri. Inoltre, c’è il pericolo dei frammenti: se un fulmine colpisce un sasso, un albero o una croce di vetta nelle nostre vicinanze, schegge di legno, pietra o metallo possono schizzare ad alta velocità. È un po’ l’effetto di una “granata”. Queste sono le problematiche principali, ma ci sono anche problematiche minori, nei casi più fortunati.
Se ci troviamo in escursione e una persona accanto a noi viene colpita da un fulmine, come dobbiamo intervenire nell’immediato?
La prima cosa da fare è chiamare immediatamente i soccorsi (il Numero Unico di Emergenza 112). La centrale operativa fornirà al telefono tutte le indicazioni necessarie per guidarvi nell’eventuale rianimazione cardio-polmonare e invierà sul posto, in base alla localizzazione e alle condizioni meteo, una squadra di terra o l’elisoccorso. C’è una regola base fondamentale da seguire: chiunque sia stato investito da un fulmine – sia in modo diretto che di striscio – deve essere trasportato in luogo sicuro e sottoposto a un’attenta osservazione medica, per escludere lesioni interne latenti e il rischio che si sviluppino aritmie cardiache maligne nelle ore successive all’incidente.
C’è una credenza popolare secondo cui il corpo di una persona colpita non vada toccato perché rimarrebbe “carico elettricamente”. È vero o falso?
Questo è un falso mito che va assolutamente sfatato. Quando il fulmine colpisce un bersaglio, sta cercando di percorrere la strada più breve tra nube e suolo, motivo per cui viene colpito ciò che si trova più in alto rispetto al terreno: un albero, una roccia o un escursionista che si trova in un punto esposto. La persona si ritrova a fungere da parafulmine, dunque il fulmine scarica istantaneamente tutta la sua energia a terra. L’elettricità non rimane in alcun modo sul corpo della vittima. Il paziente può, anzi deve, essere toccato e soccorso. L’unica accortezza per il soccorritore, come in ogni scenario d’emergenza, è accertarsi che la scena sia sicura prima di intervenire, per evitare di diventare vittima a sua volta.
Nella sua esperienza personale le è mai capitato di intervenire per incidenti da fulmine?
Per fortuna a me personalmente non è mai capitato sul campo, ma non si tratta di un’evenienza estremamente rara.
I dati ufficiali in merito sembrano piuttosto scarsi, e forse questo influisce sulla reale percezione del pericolo. Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità è riportato chiaramente che in Italia si stima la caduta annua di oltre un milione di fulmini, ma che non esistono studi precisi sul numero esatto di vittime.
I dati di cui disponiamo in Italia sono molto approssimativi, perché non esiste un vero e proprio registro di incidenti da folgorazione o da fulmine.
In base alla sua esperienza nel Soccorso Alpino, qual è l’errore di valutazione più comunemente commesso quando si va in montagna e che meriterebbe più informazione per evitare gli incidenti da fulmine?
L’unica vera “cura” contro gli incidenti da fulmine è una sola: la prevenzione, non trovarsi in una situazione a rischio. È un consiglio facile a dirsi, ma oggi sempre più complesso da gestire. Il cambiamento climatico sta influenzando notevolmente il meteo in quota: assistiamo a sbalzi termici rapidi che generano temporali di stampo quasi tropicale, molto violenti e ricchi di attività elettrica, sia sulle Alpi che sugli Appennini. Il pericolo dei fulmini è tipico delle giornate estive molto calde, in cui le celle temporalesche si sviluppano nelle prime ore del pomeriggio. Per questo l’indicazione generale di sicurezza è una sola: non attardarsi. Bisogna pianificare bene l’escursione, valutando gli eventuali rischi, essere rapidi e performanti per ridurre il tempo di esposizione e avere sempre pronto un “Piano B”, inteso come quel margine di sicurezza che consente di allontanarsi rapidamente da una situazione pericolosa, ovviamente nei limiti della prudenza. Infine, ricordiamoci sempre che i fulmini possono colpire anche a ciel sereno: se una perturbazione è in arrivo, anche se si trova ancora a qualche chilometro di distanza, le scariche possono già verificarsi.






