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Il graupel, ossia lo “strano” caso della neve tonda

Mai come quest’anno la neve si è fatta attendere, soprattutto sull’arco alpino, interessato nel corso dell’inverno da precipitazioni scarse se non assenti. É arrivata in piena primavera, quando ormai gran parte degli impianti sciistici si preparava a dichiarare chiusa la stagione. Cucusnea, questo il termine tramandato di generazione in generazione nella tradizione cimbra, per indicare la neve di aprile, che cade mentre il cuculo già ha ripreso a cantare al termine dell’inverno, annunciando il risveglio della natura. La cucusnea ha imbiancato nel primo weekend di aprile Alpi e Appennini, arrivando anche in collina e pianura. Un momento, la neve in pianura, siamo sicuri che non fosse grandine? La domanda che ci stiamo ponendo è rimbalzata in maniera significativa sui social nei giorni scorsi. Dopotutto, se dal cielo cadono chicchi che rimbalzano non può che essere grandine, giusto? E invece no. La risposta è nel graupel.

Il graupel o neve tonda

Graupel è il termine riconosciuto in ambito internazionale per quella che comunemente viene chiamata neve tonda o snow pellet, termine che può determinare confusione. In risposta ai tanti dubbi sorti sui social, il meteorologo di Geo Filippo Thiery, ha condiviso in un post FB la seguente spiegazione del fenomeno, che prendiamo in prestito: “il graupel è una precipitazione solida di tipo granulare, che avviene quando i cristalli di neve, durante i moti di saliscendi all’interno dei corpi nuvolosi ad elevato sviluppo verticale (accade, quindi, durante precipitazioni a carattere di rovescio o a maggior ragione di temporale, ma in regime di temperature dichiaratamente invernali), subiscono processi di arrotondamento ed accrescimento a causa della collisione e conseguente adesione da parte di goccioline di acqua allo stato sopraffuso (cioè allo stato liquido nonostante temperature inferiori allo zero) che danno luogo a processi di brinata (ovvero congelano all’istante a contatto con il cristallo di neve, rivestendolo di una crosta ghiacciata).”

Invece la grandine…

Della grandine avevamo avuto il piacere di parlare con Filippo Thiery nel periodo tipico della grandine, ovvero l’estate: “Nella parte alta della nube temporalesca, quella più fredda, sono presenti germi di ghiaccio, che scendendo per gravità all’interno della nube incontrano goccioline di acqua sopraffusa, che persistono allo stato liquido nonostante le temperature sotto lo zero. Il contatto tra germi di ghiaccio e goccioline fa sì che quest’acqua, che si trova in una forma altamente instabile, congeli all’istante. I germi così si accrescono diventando chicchi che, nell’attraversare gli strati della nube, diventano sempre più grandi man mano che incontrano altra acqua sopraffusa. A volte, venendo riagganciati da correnti ascensionali, possono essere riportati verso l’alto e poi scendere nuovamente verso il basso, e in questo sali scendi finiscono per accrescersi ancora di più. Quando le correnti ascensionali non riescono più a tenerli in sospensione perché sono diventati troppo grandi, precipitano e danno luogo alla grandine.”

Graupel e grandine sono dunque entrambe precipitazioni solide legate a fenomeni temporaleschi. Anche se per distinguerli tra loro in maniera certa è necessario analizzare come siano fatti i granuli (ci torneremo a breve), anche il periodo dell’anno in cui si verificano è indicativo. In inverno è più probabile che si tratti di graupel, invece la grandine, pur potendosi verificare tutto l’anno, è tipica della stagione estiva.

Come si riconosce il graupel?

Chiarito il meccanismo fisico sotteso alla formazione del graupel, andiamo a comprendere come si possa distinguere agevolmente questa particolare precipitazione dalla neve e dalla grandine, senza essere esperti.

Come spiega Thiery, il graupel si manifesta come “una precipitazione ben diversa dai soffici fiocchi di neve, visto che i granelli hanno la crosta esterna dura e rimbalzano“. Al contempo sono anche molto diversi dalla grandine, che è “completamente dura”. I granelli di graupel risultano infatti friabili e comprimibili, simili al polistirolo. A voler essere precisi, conclude l’esperto, i granelli sono molto simili “ai cioccolatini della pubblicità, quelli col cuore morbido (i cristalli di neve all’interno) e l’involucro croccante (il ghiaccio dato dalle goccioline che sono brinate tutto attorno).”

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