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Una straordinaria cavalcata della Valtournenche, la nuova impresa di François Cazzanelli

François Cazzanelli e Francesco Ratti in vetta al Cervino. Foto François CazzanelliFrançois Cazzanelli e Francesco Ratti in vetta al Cervino. Foto François Cazzanelli

François Cazzanelli è un ragazzo di poche parole. Prima di raccontare preferisce fare poi, dopo essere rientrato a casa e dopo aver elaborato il risultato, lo comunica al pubblico. Un atteggiamento molto maturo per un talentuoso alpinista di appena 28 anni. Un giovane dalle belle speranze che non guarda solo verso gli Ottomila ma che, al contrario, va in cerca di un alpinismo diverso in luoghi dove ai più sembra che lo spazio sia ormai finito da tempo. Lo dimostra “Diretta allo scudo” la nuova via che ha aperto lo scorso settembre lungo la parete Sud del Cervino e anche questo nuovo progetto, tentato con l’amico Francesco Ratti, da cui è da poco rientrato. Nulla di esotico, ma una straordinaria cavalcata sulle montagne di casa, quelle che François vede tutti i giorni dalla finestra. Un lungo progetto in cresta con che prevedeva “di partire dal rifugio Teodulo (3317 m), attraversare il Furggen, il Cervino (salendo la via degli Strapiombi di Furggen), salire la Dent D’Hérens (4171 m), le Grandes Murailles e le Petites Murailles” inanellando così i principali massicci montuosi della Valtournenche.

L’idea era quella di farla in inverno e in velocità e, i due ci stavano riuscendo. Hanno scalato per tre giorni percorrendo 36 chilometri di cresta e un dislivello complessivo di 4400 metri. Avevano completato l’ottanta percento della cresta quando poi han scelto di “tirare il freno” e rientrare verso casa a causa delle condizioni. “Una volta raggiunta punta Lioy (3816 m), che rappresenta un po’ un punto di non ritorno perché per proseguire è necessario fare delle calate dalle quali poi è complicato tornare indietro, ci siamo resi conto che sui Jumeaux era presente un’enorme cornice di neve che non ci siamo sentiti di attraversare con le temperature calde che c’erano” spiega François. “Fino a quel momento abbiamo gestito la sicurezza in maniera adeguata prendendoci dei rischi ma controllandoli quasi sempre. Da lì in poi non saremmo più riusciti a controllarli e, onestamente, in un progetto giusto sopra casa ci è sembrato troppo rischiare inutilmente”.

Per realizzare questo progetto hai lasciato la tua ragazza da sola a San Valentino…

Si l’ho lasciata da sola. Ma Alessia capisce la mia vita, ormai siamo insieme da tanti anni e, anzi, devo dire che lei è un grande sostegno per i miei progetti. Credo che se negli anni ho raggiunto tanti risultati è anche grazie a lei che mi infonde molta tranquillità e serenità.

Va bene ti sei fatto perdonare, ora parliamo del progetto. Come ti è venuta questa idea del concatenamento?

È nata molto semplicemente. Quando sono a casa e apro la finestra vedo tutta questa grande cresta che, sono convinto, in estate si possa concatenare in modo molto veloce. Da qui mi è venuta l’idea di provare a farla nella stagione più fredda.

In estate avevi già sperimentato l’intero percorso?

Ero già stato su tutte le parti tranne che dalla spalla alla punta della Dent D’Hérens. Per il resto conoscevo già discretamente bene il percorso, ma onestamente in inverno le cose cambiano tantissimo. Una cosa che sapevo bene, avendo già avuto svariate esperienze sul Cervino.

Fare un percorso così lungo in inverno rende ogni tratto una sorpresa.

Ora puoi dirci com’è d’inverno…

È stata una bellissima esperienza anche se purtroppo le condizioni erano un po’ meno buone di come ce le aspettavamo. Il primo giorno, che poi è stato il più lungo, è andato tutto benissimo poi le cose sono leggermente cambiate a causa della neve, che non era poca, e di alcuni passaggi che, a causa delle condizioni, sono diventati complicati.

Siete comunque stati velocissimi…

In realtà siamo stati velocissimi solo il primo giorno. C’erano delle condizioni perfette con neve dura che ha permesso di correre e poi anche la cresta era pulita così siam potuti salire veloci. Anche durante la discesa dalla normale non abbiamo avuto grossi problemi.

Il secondo giorno invece abbiamo avuto grosse difficoltà. Siamo partiti dalla capanna e con facilità abbiamo salito punta Maquignaz (3801 m) e punta Carrel (3841 m), dalla punta Bianca (3918 m) in poi è invece iniziato il nostro calvario. Le condizioni erano davvero pessime con tanta neve inconsistente in cui si sprofondava anche fino alla vita. In più, nell’ultimo tratto prima di uscire sul colle delle Grandes Murailles, abbiamo trovato circa cinquanta metri di ghiaccio nero che ci ha rallentati parecchio dato che non avevamo con noi attrezzatura da ghiaccio. Abbiamo dovuto fare dei bei numeri da circo per proseguire.

Questo ritardo ci ha poi portato ad attaccare la Dent D’Hérens che faceva molto caldo e così abbiamo trovato neve marcia fino alla vetta.

Pensi di aver scelto un inverno forse poco adatto per un progetto come questo?

Di certo abbiamo scelto un inverno particolare. Particolare nel senso che c’è poca neve, ma il vento da Nord che ha spazzato le montagne ne ha accumulata parecchia a Sud. Onestamente non pensavamo avesse riempito così tanto.

Sicuramente ci sono stati, e ci saranno, inverni migliori con meno neve, soprattutto a inizio stagione. Nonostante questo, data la buona condizione fisica, abbiamo comunque deciso di provare.

Pensate di riprovare?

Se non dovesse nevicare potremmo riprovare. Siamo tentati dal fatto che abbiamo già completato l’ottanta percento del progetto e che le belle giornate di questi giorni stanno pulendo molto la montagna.

Ci piacerebbe molto riprovare, ma vediamo come va nei giorni a cavallo tra febbraio e marzo.

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1 Comment

  1. Bravissimi!

    Onestamente però non ho capito una cosa: un’invernale senza attrezzatura da ghiaccio?
    Forse c’è stato un errore nel riportare la notizia…

    Comunque una gran cavalcata!

    Una cosa simile tempo fa la pensai anche io… sapendo che sarebbe rimasta solo un pensiero!
    Perchè poi a farle le cose ci vuole la “stoffa”…

    Grandi!

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