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Jovica Spajic, un fuoriclasse dell’ultratrail che per lavoro combatte il terrorismo

Jovica Spajic, ultratrail, corsa in montagna, maratonaFoto archivio Jovica Spajic

Jovica Spajic, classe 1987, è stato un vero fulmine a ciel sereno. Incontrato quasi per caso a ISPO 2019 presso lo stand Ferrino, brand di cui è da poco diventato ambassador, ne abbiamo subito approfittato per chiedergli un’intervista e fargli qualche domanda. Jovica è originario di un piccolo villaggio nel cuore delle montagne serbe, un’oasi che lo ha formato a livello caratteriale e spirituale, ci spiega. Un luogo che probabilmente ha contribuito enormemente a infondergli la passione per la montagna e per l’inconfondibile stile con cui la affronta. Spajic è quasi un dottore delle ultra-maratone con al suo attivo alcune delle gare più dure al mondo tra cui la “Sahara Race”, il “Tor Des Geants”, “La Ultra – The High” in Himalaya e la “Yukon Artic Ultra”. Il suo lavoro non è però quello del corridore, Jovica infatti è un membro delle squadre speciali antiterrorismo dell’esercito serbo. Un lavoro che, oltre alla corsa, lo rende uno specialista anche nelle arti marziali, cosa che non si direbbe osservando il suo fisico.

Leggermente spaesato dopo il volo Jovica ci racconta di essere appena rientrato dalla “Arrowhead 135”, una lunga gara di circa 217 chilometri corsa nel pieno inverno del Minnesota a temperature che sfioravano i 50 gradi sotto zero.

 

Negli USA hai percorso 135 miglia a -50 gradi impiegandoci 36 ore…

È stata un’esperienza abbastanza impegnativa, abbastanza difficile, anche se ho già avuto occasione di cimentarmi in simili condizioni ambientali. Diciamo poi che essere membro delle squadre speciali mi ha aiutato perché alla base dell’allenamento c’è la resistenza in situazioni climatiche critiche e sotto stress. Grazie al lavoro ho quindi una forte preparazione mentale che, unita a parecchio sforzo fisico, mi è d’aiuto in queste gare estreme.

Ci sono stati dei momenti in cui hai particolarmente sofferto durante la gara?

Si certo, soprattutto durante la notte quando le temperature scendevano ulteriormente. Momenti duri dovuti al freddo, alla privazione del sonno, al fatto che ti devi alimentare e che devi reintegrare i fluidi rischiando, ogni volta in cui togli i guanti, congelamenti seri.

Oltre a questo c’è il fatto di dover sempre avere sotto controllo tutto il materiale per la gara: vestiti di ricambio, sacco a pelo, cibo. Molto materiale che bisogna poi anche portarsi sulle spalle e che pesa.

Come ci si sente quando si corre a simili temperature?

Obiettivamente fa molto freddo, ma quando inizi a muoverti lo senti meno. I problemi insorgono quando ti fermi, anche solo per un minuto. In quel momento inizi letteralmente a congelare. Ricordo che mi sentivo la faccia ghiacciata.

Durante la corsa hai avuto problemi a mantenere la temperatura corporea?

Onestamente no. Indossavo quattro strati molto sottili che mi hanno garantito sia un’ottima libertà di movimento senza farmi sentire goffo, sia la possibilità di rimanere al caldo ma senza esagerare.

Questa esperienza non è però stata la più estrema della tua vita. Hai partecipato a molte corse estreme, cosa ti attrae di questo genere di gare?

Direi che tutto dipende dalla mia personalità. Mi piacciono le sfide, amo essere un ultrarunner su lunghe distanze e in condizioni estreme. È bello perché durante queste corse mi trovo a contatto con una natura ancora aspra e selvaggia.

Durante la mia carriera di atleta ho avuto occasione di correre in ogni continente sapendo ogni volta che sarei andato incontro a qualcosa di difficile e complicato a livello ambientale, due fattori che mi motivano e spronano ad allenarmi, a leggere e imparare quanto più possibile su quell’angolo di mondo in cui sto per recarmi. Per me non è solo corsa, è un grande puzzle, un mosaico, in cui ogni volta mi trovo alle prese con un pezzo diverso. È una sorta di gara di sopravvivenza dietro la quale c’è uno studio logistico uguale a quello che metto in atto nell’esercito.  Servono competenze alpinistiche, di orienteering, bisogna conoscere bene il proprio corpo e i suoi limiti, devi saper gestire la nutrizione e le strategie di gara. Io generalmente non sono né il più veloce né il più forte dei corridori, ma cerco di impegnarmi al massimo, anche di notte, correndo in maniera costante.

Al di fuori delle gare la tua è una vita estrema?

A volte si, ma non posso definirmi un estremista in senso stretto. Non vivo solo di questo: ho un ottimo rapporto con la mia famiglia, ho un bel gruppo di amici, amo leggere (passione a cui dedico tanto tempo) e andare al cinema, ascoltare musica. La mia esistenza è caratterizzata da tante piccole cose perché nella vita non ci può essere solo l’allenamento, la palestra e l’andare in montagna. È necessario anche trovare tempo per rilassarsi con gli amici, per ritagliarsi del tempo libero al di fuori della preparazione.

In realtà devo però ammettere che tutto questo per me fa parte dell’allenamento. Per farvi un esempio, se devo scegliere un libro da leggere, quasi sicuramente mi butto su un testo epico, di storia, che rafforzi la mia motivazione. Mi piacciono particolarmente i testi che raccontano le grandi battaglie storiche, mi sento ispirato dagli antichi guerrieri. Ogni tanto poi, ciò che leggo, mi serve per le mie strategie di gara.

Ma quindi, chi sei nella vita di tutti i giorni?

Sono un tipo normale con tante passioni. Mi piace correre e stare in mezzo alla natura. Considero la montagna un enorme terreno di gioco dove non vado solo per correre: voglio godermela, magari correndo, poi fermandomi, facendo qualche passo in lentezza. Ogni tanto mi piace rallentare per assaporarmi la vista di un bel lago in quota. Il mio lavoro mi costringe alla vita in città, ma appena ho un giorno libero vado in montagna.

Ci racconti qualche dettaglio in più su quel che fai di professione?

Faccio parte delle forze speciali di Polizia, reparti simili ai Navy Seals. Opero perlopiù in Serbia, dove l’attuale situazione del Paese ci da molto da lavorare.

È facile trovare una mediazione tra il tuo lavoro, che non dev’essere facile, e la tua passione per la corsa?

La chiave di tutto sta nel trovare un equilibrio tra le due cose (ride). Credo che ad aiutarmi in questo ci sia il fatto che sono una persona estremamente ottimista, mi piace prendere le cose con filosofia e positività. Solo così riesco a unire le due cose.

Torniamo alla corsa: quando corri o fai una gara, cosa metti nello zaino?

Quando si tratta di lunghe distanze mi porto un bel po’ di materiale: un bel po’ di cibo, giacche, pantaloni, scarpe e altro vestiario di ricambio, occhiali da sole. Tutto materiale che non si può improvvisare il giorno prima: lo zaino, durante la corsa, è una seconda pelle. Ti ci devi sentire bene, ci deve essere tutto il necessario, e devi aver testato tutto.

Prima di cimentarti in questa esperienza a -50 gradi hai corso una maratona nel deserto. Segui un allenamento particolare per questo genere di imprese? Ti alleni ogni giorno e dove?

Non esattamente, però escogito sempre delle interessanti soluzione con cui potermi allenare nelle condizioni di gara. Per esempio quando mi sono preparato per la gara nel deserto ho utilizzato una piccola sauna in cui entravo con molti strati di vestiti addosso. Non avrei potuto farcela altrimenti ad adattare il mio corpo ad eseguire sforzi nel clima della Namibia. Ho cercato di ricreare le condizioni del deserto nel miglior modo possibile a mia disposizione.

Per la gara a -50 invece ti chiudevi in un grande freezer?

Più o meno, ma questo è un mio segreto (ride).

Quanto tempo dedichi all’allenamento?

In tutto faccio quattro allenamenti al giorno: due nella mia unità e due per conto mio. Ovviamente sono quattro momenti totalmente diversi tra loro per intensità e tipo di attività. Diciamo spazio dalla corsa, al judo, all’arrampicata e non solo.

Invece, quanto corri quando ti alleni?

Durante la settimana corro tra i 20 e i 40 chilometri al giorno poi, nel weekend, vado in montagna e corro a più non posso ricreando le condizioni di gara. Di domenica invece cerco di rilassarmi leggendo e mangiando sano.

Jovica, grazie per la disponibilità. Ci hai raccontato una storia di passione e divertimento. Dicci un’ultima cosa: dove ti potremo trovare prossimamente?

Sto lavorando a varie gare, ma credo che il progetto più interessante sia l’Iditarod Trail  cui ho intenzione di partecipare l’anno prossimo. Una corsa di 350 miglia con condizioni artiche nell’inverno dell’Alaska. Oltre a questo, che è il mio principale progetto, parteciperò poi ad alcune gare rappresentando la Serbia, la mia unità, i miei amici, la mia famiglia e la mia fidanzata. Quando gareggio non lo faccio solo per me stesso: c’è tanta gente che crede in me e quando corro penso a loro sperando che le mie prestazioni possano essere per loro fonte di motivazione nell’affrontare le proprie sfide quotidiane.

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2 Comments

  1. Tremendo questo corridore. Quindi si è già fatto una “Yukon Artic Ultra”. Mi domando se da 200, 300 o 430 miglia. Intanto torna da una 150 ml e si prepara per una 135 ml. Ottimo!
    Il problema sarà il white-out che, professionalmente, quando si ricerca qualcosa, potrebbe impedire di vedere.

  2. Da notare il piccolo particolare.:appartiene a forze armate speciali.Vale a dire che senza arruolamento e permessi dei superiori , il lunario non si sbarca, come per molti altri skialper, alpinisti , sprtivi di altre nazioni.Se poi alle spalle oltre ad un Esercito o Corpo militare si aggiunge un Pool di sponsor, tanto meglio.Un dilettante privato con lavoro in tutt’altro settore ammira e si accontenta di qualche impresetta nel week end.

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