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L’immondizia dell’Everest preoccupa più gli sherpa che gli scalatori

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La sempre crescente quantità – tonnellate – di rifiuti d’ogni tipo, anche organici, lasciati sull’Everest dagli scalatori, di cui si è parlato molto negli ultimi giorni, fa arrabbiare soprattutto chi vive alle pendici della montagna, mentre alpinisti e trekkers sembrano prendersela meno. Fuori dalla stagione delle scalate, gli abitanti locali devono continuare a fare i conti con l’inquinamento causato dalle ormai migliaia di frequentatori a vario titolo delle montagne del Nepal, i quali ogni anno riducono i villaggi, i pascoli e i ghiacciai in condizioni spesso orribili. Una volta che i responsabili lasciano il territorio, il problema è soltanto di chi resta

All’Everest, talvolta in passato definito immondezzaio d’alta quota, la grossa mole di spazzatura abbandonata dalle spedizioni nei vari campi e che prima o poi arriverà a valle, preoccupa le popolazioni della regione del Khumbu. Tutte le comunità che risiedono nei villaggi della valle, che stanno già sperimentando gli effetti del riscaldamento globale sulla propria pelle, saranno anche le prime a subire gli effetti futuri di tutto questo inquinamento ambientale.

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Uno scenario fin troppo comune oggigiorno sull’Everest, © Travelling

Kipa Sherpa, accompagnatore d’alta quota sull’Everest, proveniente dal villaggio di Chaurikharka, ha riferito al The Himalayan Times che la stiuazione peggiora di anno in anno, in concomitanza con l’aumento delle spedizioni. Secondo lo sherpa, la questione avrebbe risvolti che di frequente sfocerebbero nell’illegalità: “Spesso (le spedizioni) corrompono gli ufficiali del governo di Kathmandu dopo aver lasciato la loro spazzatura sull’Everest“. Allo scandalo dello scorso anno sugli Ufficiali di Collegamento delle spedizioni che non rimanevano al campo base a fare il loro lavoro, ora si aggiunge il sospetto della corruzione ambientale.

Per contro, l’approccio degli sherpa alla montagna non è sempre di assoluta riverenza nonostante l‘Everest sia per loro un dono degli dei, una presenza costante e benevola che dà alla popolazione lavoro e sostentamento. Mancarle di rispetto è perciò visto come una grave offesa, mentre tenerlo pulito sarebbe un dovere, purtroppo ormai poco assolto da sherpa e portatori locali.

La preoccupazione delle popolazioni locali va ovviamente alle generazioni future. Il professor John All, ricercatore del dipartimento di Environmental Sciences presso la Western Washington University, commenta in questo modo al THT le recenti notizie sull’inquinamento himalayano: “Gli spazi limitati che gli scalatori condividono si trasformeranno rapidamente in una fogna se non penseremo al rispetto dovuto alle persone e alla montagna“. Lo scienziato, che è anche direttore esecutivo dell’American Climber Science Program ha aggiunto, come avevamo già denunciato su queste pagine, che la spazzatura nei campi alti scenderà nel tempo con il ghiacciaio per influenzare la qualità dell’acqua a valle. “C’è urgente necessità di mantenere pulite le montagne” – prosegue il ricercatore – “poiché comprendono le maggiori risorse di acqua dolce del mondo, oltre 1,4 miliardi di persone dipendono dall’acqua dei fiumi dell’Himalaya“. Risaputo e vero.

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6 Comments

  1. Infatti col freddo i residui organici si…surgelano..gli enzimi decompositori mancano o mal funzionano.Solo con qualche stagionale aumentodi temperatura ripartono e..nelle acque scendono a valle batteri , eppure le acque sembrano limpide di sorgente..per gli autotctoni.Cosi’ si beccano malattie anche banali di cui non hanno anticorpi.

  2. Cominciamo a non rilasciare l’attestato di vetta a chi non porta indietro le proprie immondizie (dimostrandolo). Magari se non si fa leva sulla civiltà degli alpinisti la si può fare su ciò per cui sono li.

  3. Siccome chi inquina di più sono le mega spedizioni commerciali, o il Nepal si prende i soldi da loro e poi paga una spedizione Sherpa atta a ripulire i rifiuti lasciati dalle stesse, o rinuncia ai loro soldi; ma credo che questo sarà un altro caso in cui i soldi avranno la meglio (pecunia non olet!)

  4. Si possono fare dei tentativi di maggiore controllo (su Aconcagua e Denali richiedono di portare a valle i propri escrementi), ma restano dei tentativi.
    E non è neanche una questione di alpinisti/clienti o di Sherpa, l’attenzione o l’inciviltà si distribuiscono in maniera quasi uniforme (l’anno scorso scendendo dal Lhotse ho raccolto un sacchettone di immondizie lasciate lungo il percorso sia dagli uni che dagli altri).
    Rimane sempre e solo una questione di sovraffollamento.
    Quel tipo di luogo non è adatto a un carico turistico del genere.
    Sarebbe sufficiente proibire l’uso dell’ossigeno.
    Ma questo comporterebbe un ritorno a una visione non “mercificata” dell’intera area.
    Per i più si chiama utopia, per qualche nostalgico si chiama lungimiranza.

  5. Se l’evacuazione feci avviene con orari e ritmi individuali…allora si e’ costretti a farla dove si viene colti dall’irrefrenabile necessità.Se invece si ricorrre a supposta evacuante a rapida azione, si sceglie programmando il tempo ed il luogo predisposto, magari ilrifiuto finisce in un contenitore che si sigilla e poi verra’ portato a valle, senza costringere a raccolta a vasto raggio.Magari la ditta ( una apparsa anche in spot TV)che fornisce un prodotto effervescente sponsorizza pure.

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