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La Cina chiude le proprie montagne

Avevamo raccontato qualche giorno fa che la Cina, per ragioni di sicurezza legate ad un meeting nella regione durante il periodo autunnale, avesse concesso per la prossima stagione alpinistica solo 50 permessi di scalata, limitati al solo Cho Oyu. Inaccessibili tutte le altre vette.

Fonte: Alan Arnette

Questa la situazione fino a ieri, quando la China-Tibet Mountaineering Association ha inviato alle spedizioni che speravano di scalare il Cho Oyu una lettera in cui veniva notificata la revoca del permesso. Chiusura totale, quindi.

La ragione addotta per tale scelta è stata il comportamento di Janus Adamski, il polacco che ha compiuto la traversata illegale da nord a sud questa primavera (per un approfondimento, qui). L’azione dell’alpinista avrebbe spinto, secondo quanto si legge dalla nota, ad una revisione dei regolamenti relativi alle salite e pertanto alla chiusura delle montagne fintantoché non saranno apportate tali modifiche, ossia primavera 2018.

Che sia a reale motivazione o, come sospettano alcuni, una mera scusa per impedire l’accesso totale alla regione in vista di questo “meeting”, non si sa, l’unica cosa certa è che gli alpinisti dovranno dire addio al Tibet almeno fino al 2018.

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2 Comments

  1. basta cambiare meta…e magari con le spedizionisi fa sviluppare alpinismo Regionale Italiano, Andino, Alaskiano, insomma si cambia griffe…

  2. Come avevo già nel mio piccolo rilevato quando avevo sei anni, sono rimasti individui che fanno eccezione ma questo è polacco verace. Grazie a lui da parte di tutti.

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