Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Tue, 11 Dec 2018 14:43:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 In tv si celebra la giornata internazionale della montagna con Simone Moro, film e documentari https://www.montagna.tv/cms/133982/in-tv-si-celebra-la-giornata-internazionale-della-montagna-con-simone-moro-film-e-documentari/ https://www.montagna.tv/cms/133982/in-tv-si-celebra-la-giornata-internazionale-della-montagna-con-simone-moro-film-e-documentari/#respond Tue, 11 Dec 2018 14:17:47 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133982 Anche in tv si celebra la giornata internazionale della montagna. Su Focus, canale 35 del digitale terrestre, è stata infatti prevista una maratona dedicata al mondo delle terre alte e dell’aria rarefatta che andrà avanti per tutta la notte.

L’appuntamento è per questa sera alle 21.15 con Masters of engineering dove Ludovic Seifert ci accompagnerà in un viaggio nella storia della tecnologia alpinistica, dalle prime rudimentali attrezzature fino alla modernità tecnologica. Un racconto tra storia e scienza a cui farà seguito (22.00) l’intervista all’alpinista bergamasco Simone Moro e ancora, alle 22.15, il film Everest.

Terminato il film preparatevi per una lunga maratona notturna di documentari dedicati alla montagna. A partire da “La scala per il paradiso”, storia di un giovane sherpa tibetano che sfida le proprie tradizioni per addestrarsi e accompagnare i facoltosi clienti in cima all’Everest. Poi un viaggio geografico alla scoperta delle più affascinanti catene montuose al mondo. Dalle Ande Peruviane alle Alpi Svizzere e poi giù, nel cuore d’Africa, sul massiccio del Rwenzori e ancora in Himalaya tra tradizioni e turismo.

Una notte d’aria sottile con cui festeggiare e scoprire le montagne del mondo.

 

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Partito oggi Hervè Barmasse per la Patagonia: obiettivo una nuova via sul Cerro Piergiorgio https://www.montagna.tv/cms/133975/partito-oggi-herve-barmasse-per-la-patagonia-obiettivo-una-nuova-via-sul-cerro-piergiorgio/ https://www.montagna.tv/cms/133975/partito-oggi-herve-barmasse-per-la-patagonia-obiettivo-una-nuova-via-sul-cerro-piergiorgio/#respond Tue, 11 Dec 2018 11:47:38 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133975 E’ decollato questa mattina Hervé Barmasse per la Patagonia, dove trascorrerà i prossimi mesi impegnato nella sua nuova spedizione alpinistica. Con la partenza è stato svelato anche l’obiettivo del valdostano: aprire una nuova via sul Cerro Piergiorgio (2.719 m).

Un ritorno per Barmasse, infatti proprio lì, dieci anni fa, realizzò con Cristian Brenna la prima salita della parete Nord Ovest della vetta argentina intitolata da padre Alberto Maria De Agostini a Piergiorgio Frassati (1901-1925), uno dei “santi sociali torinesi” che nel 1990 è stato proclamato beato da Papa Wojtyla. Con lui quest’anno ci saranno Maurizio Giordani, Mirco Grosso e Francesco Favilli.

Quando Maurizio Giordani mi ha chiesto di aprire con lui una nuova via su questa Big Wall, ho accettato subito”, spiega Barmasse. “Intanto perché, a dieci anni di distanza e con un bagaglio di esperienze internazionali che allora non avevo, sono curioso di scoprire come ‘riguarderò’ le stesse cose. La montagna, naturalmente, non è cambiata, ma l’alpinista sì”. E non solo dal punto di vista tecnico. “L’alpinista del futuro, un po’ come il decatleta, dovrà dimostrare di sapersi cimentare su vari terreni. Ecco perché adesso, dopo gli ultimi anni passati ad allenarmi e a salire vie in altissima quota mi cimenterò di nuovo con una parete di molti tiri su roccia. Inoltre dovrò essere completo e perfezionista sotto tutti i punti di vista: psicologico, dell’alimentazione, della preparazione. E due obiettivi così ravvicinati ma così diversi rappresenteranno un eccellente test”.

Cerrro Piergiorgio Parete Nord Ovest

I team tenterà di affrontare la via nello stile più pulito possibile, quindi partire dalla base, puntare alla cima e scendere. “Maurizio lo conobbi nel 2004 e tra noi ci fu subito un bel feeling. Non a caso aprimmo un nuovo itinerario su un 6mila in Pakistan. Nell’ambiente è conosciuto per le sue tante realizzazioni (non solo in Marmolada e sulle Dolomiti, ovunque ci sia roccia) ed è fortemente motivato dal fatto che in passato, insieme a Gianluca ‘Rampichino” Maspes, ha tentato ma senza successo proprio questa salita al Piergiorgio” commenta Barmasse, che sa bene quali problemi potranno presentarsi in Patagonia: “Laggiù il successo lo determina il meteo, che però negli ultimi anni ha riservato un numero superiore di belle giornate rispetto al passato. Se portassimo sulle Alpi le vette patagoniche non ci sarebbe nessun tipo di problema: qui le belle giornate non mancano”.

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Monteviasco, poche speranze per la riapertura della funivia e il paesino rimane isolato https://www.montagna.tv/cms/133911/monteviasco-poche-speranze-per-la-riapertura-della-funivia-e-il-paesino-rimane-isolato/ https://www.montagna.tv/cms/133911/monteviasco-poche-speranze-per-la-riapertura-della-funivia-e-il-paesino-rimane-isolato/#respond Tue, 11 Dec 2018 10:33:58 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133911 Ad un mese dalla tragedia della funivia Piero-Monteviasco, rimasta chiusa a seguito della morte del manovratore Silvano Dellea, rimasto vittima di un incidente sul lavoro lo scorso 12 novembre, i rilievi e le verifiche sull’impianto giungono al termine.

Il parere dell’Ufficio Speciale Trasporti Impianti Fissi (organo di competenza del Ministero dei Trasporti) è chiaro e decisamente negativo: dopo il dissequestro la funivia non potrà tornare in funzione perchè “rappresenterebbe un pericolo per gli addetti ai lavori e i viaggiatori”.

La Procura della Repubblica di Varese ha intanto aperto un fascicolo iscrivendo numerose persone tra gli indagati per omicidio colposo.

Nel corso degli accertamenti sono state identificate gravi carenze strutturali e procedurali presso l’impianto di risalita, che andrebbero risolte prima della riapertura. Una situazione di non facile gestione che suona come una condanna per il futuro della località di Monteviasco. Grande l’impegno degli esercenti del posto, come i gestori del “Vecchio circolo”, che hanno deciso nonostante le difficoltà di tenere aperto il proprio ristorante per accogliere gli appassionati di trekking e dunque non fermare il turismo nella località montana.

Per cercare di trovare una soluzione al problema i sindaci del territorio, dai comuni di Luino, Maccagno, Pino, Veddasca, fino ad arrivare ad Agra e Dumenza, supportati dal presidente della Comunità Montana delle Valli del Verbano, Francesco Paglia, hanno in programma la creazione di un tavolo istituzionale, in cui sarà probabilmente coinvolto anche il Prefetto di Varese Enrico Ricci, per fare il punto della situazione e lanciare un appello alla Regione Lombardia per un intervento immediato.

Stiamo lavorando per istituire un confronto ma il nostro obiettivo è quello di operare per lo sviluppo del turismo” – spiega Paglia –  “Abbiamo totale fiducia nel lavoro della magistratura, il piano sul quale stiamo intervenendo è un altro, e non vogliamo che si mescoli con il resto. È un caso difficile, molto complesso, ma abbiamo il dovere di capire come risolvere questo problema e far ripartire la funivia, in attesa dell’esito della vicenda giudiziaria”.

La necessità primaria appare quella di reperire risorse per rimettere a norma l’impianto.

Una funivia non può permettersi di mettere a rischio viaggiatori e lavoratori” – afferma Valerio Peruggia, sindaco di Dumenza – “e immagino la quantità di famiglie, bambini ed anziani che hanno viaggiato sull’impianto in questi anni. Noi, come unione dei comuni, possiamo fare ben poco, già facciamo fatica ad assumere persone, immaginiamo a gestire una struttura così. È necessario che l’impianto, dopo essere messo totalmente a norma, sia gestito da un ente più grande, è impensabile, come dico da anni, che lo possa fare da solo un comune come quello di Curiglia”.

Da dove arriveranno le risorse necessarie e quanto tempo servirà perché la piccola località montana di Monteviasco, che conta soltanto sette abitanti, possa tornare ad essere una perla dell’Alto Varesotto?

Difficile trovare risposte nell’immediato. L’iter per la riattivazione del servizio sarà lungo e articolato: bisognerà attendere in primo luogo uno stanziamento dei fondi, seguito dal passaggio di contributi e dalla gara d’appalto per avviare i lavori di messa in sicurezza e poi ancora richiedere le autorizzazioni per la riapertura ed emanare un bando per la gestione della funivia.

 

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Alien 1.0, da Scarpa il nuovo scarpone da scialpinismo per il mondo del racing https://www.montagna.tv/cms/133952/alien-1-0-da-scarpa-il-nuovo-scarpone-da-scialpinismo-per-il-mondo-del-racing/ https://www.montagna.tv/cms/133952/alien-1-0-da-scarpa-il-nuovo-scarpone-da-scialpinismo-per-il-mondo-del-racing/#respond Tue, 11 Dec 2018 09:47:30 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133952

Il mondo del racing ha oggi un alleato in più: Alien 1.0. La versione 2018 è stata migliorata in ogni dettaglio: dalla forma del gambetto ora simile al 3.0, allo scafo in Carbon Grilamid, all’innovativa ghetta che offre una protezione completa dalla neve. Il “giallo fluo & nero” sempre più inconfondibilmente protagonisti delle competizioni di sci alpinismo.

Per maggiori informazioni: qui

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“Alpinisti da favola”, un libro che racconta la montagna ai bambini (e non solo) per aiutare i bambini https://www.montagna.tv/cms/133923/alpinisti-da-favola-un-libro-che-racconta-la-montagna-ai-bambini-e-non-solo-per-aiutare-i-bambini/ https://www.montagna.tv/cms/133923/alpinisti-da-favola-un-libro-che-racconta-la-montagna-ai-bambini-e-non-solo-per-aiutare-i-bambini/#respond Tue, 11 Dec 2018 07:00:14 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133923 Dal Monte Bianco al Cervino, dal Pelmo all’Aconcagua, dal Gran Paradiso al Kilimangiaro, per arrivare alle montagne dell’Himalaya come l’Everest, il K2, l’Annapurna e il Nanga Parbat, dall’impresa di Balmat e Paccard a quella di Whymper, passando per quelle di Lucy Walker e della Regina Maria José, per arrivare alla leggendaria scalata della nord del Cervino di Bonatti: Alpinisti da favola, il nuovo libro illustrato pubblicato da Babele editore, raccoglie venti racconti di uomini, donne e animali che hanno compiuto imprese eroiche, sfidando il freddo, le vertigini e i loro limiti, per scrivere il primo capitolo della storia dell’alpinismo mondiale.

Scritto da Denis Falconieri e Rossella Scalise, con le illustrazioni di Chiara Fedele, la copertina firmata dall’artista Chicco Margaroli e la prefazione del giornalista Enrico Martinet, il libro accompagna i lettori alla scoperta delle gesta dei primi alpinisti che sono riusciti a scalare le grandi montagne del mondo e delle donne che, per il loro coraggio e le loro capacità, hanno lasciato un segno nella storia.

Raccontare la storia dell’alpinismo significa raccontare imprese epiche e affascinanti di uomini che con mezzi inadatti e primitivi hanno sfidato l’incognito per arrivare a domare le grandi montagne di tutto il mondo. Questo libro per bambini, ma non solo, da una parte vuole rendere omaggio alle gesta di grandi alpinisti che hanno aperto la strada tracciando la via della conquista e della conoscenza, dall’altra intende cercare di appassionare le nuove generazioni alla montagna”, spiega Denis Falconieri, giornalista e autore Lonely Planet Italia.

Scrivere la storia dei protagonisti dell’alpinismo è stato molto emozionante – racconta la coautrice Rossella Scalise – e mi ha permesso di conoscere meglio un mondo fatto di storie straordinarie, imprese eroiche di grandi uomini, donne e animali che hanno sfidato i loro limiti per lasciare un’impronta indelebile nella storia. ‘Alpinisti da favola’ è un albo illustrato che, con leggerezza e colore, ripercorre le tappe più importanti della prima fase dell’alpinismo mondiale e che può essere letto da grandi e piccini, senza limiti di età!”.

Un libro che racconta la montagna ai bambini per aiutare i bambini di montagna

Una parte del ricavato del libro verrà devoluta a Sanonani Onlus, associazione valdostana nata nel 2015 per aiutare i bambini Nepalesi fondata dall’alpinista Marco Camandona insieme alla moglie Barbara e ad alcuni amici.

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Giornata Internazionale della Montagna: la montagna senza lentezza non è più montagna https://www.montagna.tv/cms/133890/giornata-internazionale-della-montagna-la-montagna-senza-lentezza-non-e-piu-montagna/ https://www.montagna.tv/cms/133890/giornata-internazionale-della-montagna-la-montagna-senza-lentezza-non-e-piu-montagna/#comments Tue, 11 Dec 2018 05:00:37 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133890 Oggi, 11 dicembre, è la Giornata Internazionale della Montagna, un’occasione per fermarsi e riflettere sulle Terre Alte. Per questo vogliamo festeggiarla quest’anno con un pensiero di Maurizio Gallo che ci sprona tutti a vivere la montagna con lentezza.

 

Da un po’ di tempo rifletto su quest’idea e rimango sempre molto sorpreso perchè in montagna vengono trasferite tutte le iperattività di oggi, senza che nessuno cerchi di opporsi a questo processo: non si pensa ad altro che a correre e consumare tutto quello che si tocca o si vede.

E’ importante, per salvarla da un progressivo svuotamento di valori e contenuti, sostenere un messaggio che presenta una montagna lenta, che si richiama al calmo procedere del montanaro, non per forza estrema, che offre uno spazio per esperienze profonde e costruttive in contrapposizione con un mondo che ci trascina verso una sempre più esasperata vita di corsa: corriamo in auto, corriamo sul lavoro, corriamo nei parchi per mantenerci allenati e belli fisicamente, corriamo sui tapis roulant nelle palestre: è possibile che dobbiamo correre sempre anche quando andiamo in montagna?

La corsa è diventata l’attività sportive primaria in montagna, chi fa i record giustifica il proprio approccio anche rifacendosi al principio “meno tempo ci metti più sicuro sei”, ma poi trascinano dietro di sé una miriade di corridori urbani che molto spesso hanno poca cultura della montagna e talvolta finiscono nei guai.

La mattina in montagna prima di andare a sciare si corre per le strade, la sera si corre con la frontale, nello scialpinismo si corre con la tutina attillata, in estate si corre lungo i sentieri e così via.

Ribadivo questo concetto almeno un anno fa e guardandomi intorno e leggendo le cronache alpinistiche non ho cambiato idea, anzi direi che la situazione è ancora peggiorata.

Mi ripeto perché penso che sia veramente importante mandare un messaggio diverso per noi che andiamo in montagna e per la montagna stessa che sta cambiando a nostra insaputa: sta cambiando a causa del cambiamento climatico, sta cambiando per le sempre più frequenti avversità atmosferiche, sta cambiando perché viene sempre più inquinata dalla presenza umana, ma sta cambiando anche perché noi che la frequentiamo la trasformiamo in una palestra.

Da giovane quando ho iniziato ad innamorarmi della montagna e della sua gente cercavo di imitare il passo lento del montanaro con le scarpe grosse che seguivo lungo i sentieri per acquisirne il ritmo e la scelta degli appoggi: il procedere lento che aveva come obiettivo di ridurre al minimo la fatica muscolare per poter percorrere tutti i giorni lunghe distanze portando sulle spalle zaini molto pesanti per approvvigionare gli alpeggi in quota o i rifugi.

Mia suocera da ragazza portava il mangiare dalla casa nel fondovalle ai familiari che seguivano le mucche al pascolo e preparavano il formaggio, ancora oggi vedo come cammina con la schiena sempre inclinata in avanti, ma dritta e senza gobba, e appena il sentiero sale il suo camminare la porta a raddrizzare il ginocchio posteriormente ad ogni passo spostando lo sforzo dal muscolo al sistema articolare per affaticarsi il meno possibile.

In Nepal camminando da tanti anni con i portatori Sherpa ho imparato il loro procedere in discesa: un rotolare verso valle senza modificare l’altezza del bacino rispetto al terreno, quasi si muovessero su un piano inclinato assorbendo tutti i salti nel sentiero usando le gambe come ammortizzatori.

In Pakistan rimango esterrefatto quando cammino sui ghiaioni con i locali che passano di sasso in sasso senza spostarli, quasi galleggiassero sulle pietre spinti da una forza interna che non parte dall’avampiede, come si fa quando si corre), ma da una specie di moto lineare di tutto il corpo: riuscire a muoversi come loro è per noi impossibile!

Ecco, bisognerebbe scrivere un libro dal titolo “lo Zen e l’arte di camminare in montagna” per imparare tutti i segreti del procedere lento e che poi diventa anche veloce e sicuro nel lungo periodo: vorrei vedere quelli che oggi corrono in montagna cosa faranno fra qualche anno con le ginocchia distrutte e la schiena a pezzi: il montanaro non poteva permettersi di fermarsi per acciacchi, doveva continuare a camminare anche da vecchio poiché senza lo spostarsi a piedi la sua vita sarebbe finita inevitabilmente.

Se non si trasmette questa messaggio di una montagna lenta si rischia di trasformarla semplicemente in un dislivello positivo o negativo e in un tempo di percorrenza, niente altro che una palestra per allenarsi.

Anch’io ho corso in montagna, ho fatto gare di scialpinismo, ma la cosa che non ho mai perso è sempre stata la gioia di fermarmi a guardare e a parlare con la gente del posto, di amare la montagna come un mondo delle meraviglie, cercando in tutte le maniere di farne parte, non l’ho mai vissuta come una giostra: comprendo chi oggi corre, ma vorrei che si capisse che dobbiamo far di tutto per comunicare una montagna lenta perché la montagna senza lentezza non è più montagna.

E poi il famoso proverbio ci ricorda che chi si muove piano in montagna con le scarpe grosse ha anche il cervello fino…

 

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Sonnie Trotter libera una nuova variante di North America Wall su El Capitan con Tommy Caldwell https://www.montagna.tv/cms/133927/sonnie-trotter-libera-una-nuova-variante-di-north-america-wall-su-el-capitan-con-tommy-caldwell/ https://www.montagna.tv/cms/133927/sonnie-trotter-libera-una-nuova-variante-di-north-america-wall-su-el-capitan-con-tommy-caldwell/#respond Tue, 11 Dec 2018 05:00:35 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133927 Lo scorso 19 novembre il canadese Sonnie Trotter in cordata con Tommy Caldwell, ha liberato una nuova variante di North America Wall, prima via aperta sulla parete Sud est di El Capitan in Yosemite, nonché terza big wall del massiccio granitico dopo The Nose e Salathè.

La sua apertura si deve al quartetto formato da Yvon Chouinard, Tom Frost, Chuck Pratt e Royal Robbins, che nel lontano ottobre del 1964 furono in grado di salirla senza corde fisse. All’epoca fu considerata una delle vie più difficili al mondo. Lo stesso Robbins la definì “la scalata della nostra vita. Più difficile e più seria di qualsiasi cosa sapessimo”.

Nel 1998 i fratelli Alexander e Thomas Huber hanno impiegato tre settimane per la ricerca di una variante in libera, poi chiamata El Niño. Per anni non si è più sentito parlare molto della North America Wall finchè nel 2017 Sonnie Trotter, in compagnia di Alex Honnold, ha scoperto una variante di tre tiri di El Niño, ribattezzata Pineapple Express, che avrebbe consentito di salire tutta la via in libera. In termini di difficoltà i tre tiri nuovi (12°, 13° e 14°) appaiono paragonabili a quelli della variante originale.

Per mancanza di tempo Trotter non è stato in grado in quell’occasione di portare a compimento la salita in libera. Lo scorso autunno, a  causa di impegni, Honnold non ha potuto rendersi disponibile per accompagnarlo in questo secondo tentativo, che lo ha visto dunque legato in cordata con Tommy Caldwell. I due sono riusciti a liberare la Pineapple Express in giornata, in appena 13 ore.

Trotter ha voluto raccontare l’intera storia di questa nuova variante sul suo account Instagram. Un resoconto pieno di emozioni che parte dal primo incontro con Alex Honnoldnel 2007 attorno ad un fuoco scoppiettante a Camp 4”, salta alla loro avventura nella primavera del 2017 su The North America Wall, con la scoperta di Pineapple Express, e giunge infine all’impresa appena compiuta con Caldwell. Due personaggi che vengono definiti da Sonnie dei supereroi, delle leggende di El Cap. “Sono davvero grato per i bei momenti trascorsi in compagnia di grandi amici” – conclude – “le ore spese faticando su El Capitan le considero  tra le più preziose”.

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I first met @alexhonnold in the fall of ‘07 around a crackling fire in Camp 4. Under his trademark hoodie I could still make out the intensity behind his eyes and wide grin, he was perhaps just 21 and recently made headlines for soloing Astroman and the Rostrum in a single day. Something I knew I would never even attempt. Honnold humbly insisted that anybody who climbs 5.13 could probably do it. But not anybody can solo. It takes something more. A certain state of mind. Regardless of age, Alex is a hero, we have fun, I learn something when I climb with him and I’m always grateful to be pushed a little from my comfort zone. In the Spring of 2017 we found the connecting link that would allow the North American Wall to finally be free climbed in its entirety via a 3 pitch variation to El Niño 5.13c. We joked that our recon mission was “5.11d R rappelling”. Scary, but only “moderately” dangerous:) When Alex is on rock, he becomes superhuman, and can do (almost) anything he wants uninterrupted by fear or exposure. I on the other hand move a little slower, more carefully and feel somewhat cautious next to his long strides on the mountain. Sadly, this year Alex couldn’t make it back to Yosemite like we had planned, and encouraged me to go for the climb with another partner. Naturally I was bummed, then gripped, thinking about some of the crux pitches, the fragile rock up higher or the long runouts over questionable gear. With two young kids in the back of my mind, I certainly wasn’t capable by myself. Or so I thought… Having superhero partners is great, but shouldn’t keep us from chasing our dreams. Graciously, another El Cap legend @tommycaldwell offered to support me on his final day of climbing in the valley this year. It was the last good day before the first storm of the season. We met at 4:30am in the Meadow and began our day. I tried to harness a bit of the Honnold state of mind. Pitch by pitch, we moved up the wall, Tommy and I laughed a lot up there and everything seemed to click. We topped out just before 7pm. I’m so thankful for good times with great friends. The hours spent “toiling” on El Cap are some of my most treasured. photo: @austin_siadak

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AGGIORNATO – Alpi Giulie, ritrovato senza vita l’escursionista disperso https://www.montagna.tv/cms/133905/aggiornato-alpi-giulie-ritrovato-senza-vita-lescursionista-disperso/ https://www.montagna.tv/cms/133905/aggiornato-alpi-giulie-ritrovato-senza-vita-lescursionista-disperso/#respond Mon, 10 Dec 2018 16:20:48 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133905 Aggiornamento ore 17.20: È  stato ritrovato senza vita l’escursionista disperso: è stato avvistato intorno alle 14  in fondo ad un canale a quota 1200 metri da uno dei due elicotteri della Protezione Civile che perlustravano la zona. L’uomo, un ingegnere di 44 anni di Tarvisio, ma di origini toscane, si era recato ieri sul sentiero 511 che da Cave del Predil per raggiungere l’insellatura della Portella nel sottogruppo del Monte Guarda (Alpi Giulie), ma non aveva fatto rientro a casa. Ad avvisare i soccorsi la moglie.

Il sentiero non presenta particolari difficoltà ma durante il rientro, non molto distante dal punto in cui aveva lasciato la macchina, l’escursionista ha deviato dal tracciato principale, la cui traccia era occultata da fogliame e ha imboccato una traccia secondaria battuta da cacciatori finendo ai margini di un pendio con neve, dal quale è probabilmente scivolato, cadendo per un centinaio di metri. Sul posto è giunto un terzo elicottero, quello della centrale operativa di Udine, dal quale è stato sbarcato il medico per la constatazione del decesso.

Le ricerche hanno coinvolto circa 60 persone tra tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico, Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza, due unità cinofile e due elicotteri della Protezione Civile, uno dei quali è stato inviato in Val Gardena a Ortisei con il sistema Recco SAR.

 


Ore 9.30 – Il Soccorso Alpino e Speleologico sta cercando da ieri pomeriggio assieme alle squadre della Guardia di Finanza e ai Vigili del Fuoco un escursionista 44enne residente a Tarvisio. Le ricerche sono iniziate intorno alle 17 di domenica 9 dicembre dopo che la moglie ha segnalato al NUE112 il mancato rientro.

Il marito, escursionista appassionato, aveva avvisato che sarebbe andato a percorrere il sentiero 511 che parte da Cave del Predil per raggiungere La Portella, una piccola insellatura lungo la dorsale montuosa che unisce il Mali Grintavec al monte Sciober, nel sottogruppo del Monte Guarda (Alpi Giulie). Si tratta di un sentiero di circa due ore di cammino che non presenta difficoltà particolari e che conduce tra l’altro al grande abete bianco della foresta di Tarvisio, il più grande della regione.

Le ricerche ieri si sono protratte fino a notte inoltrata anche assieme alle squadre dei cinofili senza esito. Il telefono dell’uomo è irraggiungibile perché nella zona non c’è copertura. Le squadre hanno ripreso questa mattina a battere i dintorni del sentiero e da poco si è alzato l’elicottero della Protezione Civile per le ricerche dall’alto. L’uomo potrebbe aver sbagliato percorso e essersi diretto verso qualche canale, che comunque si presenta in condizioni invernali e con possibile ghiaccio al suolo che potrebbe aver procurato una caduta. Sul posto, assieme agli altri corpi, venti tecnici del Soccorso Alpino di Cave del Predil.

Seguono aggiornamenti.

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Foto del giorno: l’Himalaya vista dalla Stazione Spaziale Internazionale https://www.montagna.tv/cms/133908/foto-del-giorno-lhimalaya-vista-dalla-stazione-spaziale-internazionale/ https://www.montagna.tv/cms/133908/foto-del-giorno-lhimalaya-vista-dalla-stazione-spaziale-internazionale/#comments Mon, 10 Dec 2018 15:20:36 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133908 Vi siete mai chiesti come appaiano le alte vette dell’Himalaya agli occhi dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ad un’altitudine compresa tra 330 e 410 km dal livello del mare?

La risposta arriva dalla NASA, che ha deciso negli scorsi giorni di regalare al mondo – a tutti coloro che stanno con i piedi per terra – un’immagine straordinaria scattata da uno degli astronauti in orbita.

Foto @NASA Earth Observatory

Nello scatto è facilmente identificabile la montagna più alta del Pianeta, il monte Everest e alle sue spalle il Kanchenjunga.

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Stefano Ghisolfi nell’Olimpo con “Perfecto Mundo” https://www.montagna.tv/cms/133937/stefano-ghisolfi-nellolimpo-con-perfecto-mundo/ https://www.montagna.tv/cms/133937/stefano-ghisolfi-nellolimpo-con-perfecto-mundo/#comments Mon, 10 Dec 2018 12:12:25 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133937
Foto @ Javi Pec

Esiste una piccola cerchia di climber che è riuscita nell’impresa di salire Perfecto Mundo, 9b+ a Megalef, e fino a qualche giorno fa era composta da solo tre membri.

Ora accanto ai nomi di Adam Ondra, Chris Sharma e Alex Megos c’è anche quello di Stefano Ghisolfi, che riuscendo a chiudere la mitica via entra nell’Olimpo dell’arrampicata.

Dopo tanti giorni a tentare, non riesco a credere che sia successo veramente: ho appena scalato la via più difficile che abbia mai provato – scrive il climber torinese -. Posso finalmente unirmi al club del 9b+ con Adam Ondra, Chris Sharma e Alex Megos; senza di loro non sarebbe stato possibile spingermi fino a questo livello: grazie Chris per aver chiodato questo bellissimo (e duro) percorso, grazie Alex per aver scalato questa via per primo facendomi capire che era possibile e ovviamente grazie a Sara Grippo, la miglior sostenitrice di sempre: in ogni condizione lei era qui con me”.

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