Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Tue, 23 Oct 2018 14:08:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Prima neve sull’Abruzzo, le greggi in difficoltà vengono salvate dallo spazzaneve https://www.montagna.tv/cms/132318/prima-neve-sullabruzzo-le-greggi-in-difficolta-vengono-salvate-dallo-spazzaneve/ https://www.montagna.tv/cms/132318/prima-neve-sullabruzzo-le-greggi-in-difficolta-vengono-salvate-dallo-spazzaneve/#respond Tue, 23 Oct 2018 14:08:37 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132318 Con il maltempo che lo scorso weekend ha colpito le regioni centrali d’Italia, in Abruzzo è arrivata anche la prima neve e con essa i primi disagi.

I comprensori sciistici regionali sono stati tutti ricoperti da una coltre bianca nella notte tra domenica e lunedì: pochi centimetri di neve sono caduti su Pescocostanzo, Rivisondoli e Roccaraso; 20 centimetri sulla Maielletta e sui Prati di Tivo; 25 centimetri sulla Marsica. I Comuni a ridosso del Gran Sasso si sono svegliati con un buon mezzo metro di neve e la strada verso Campo Imperatore chiusa poco dopo il bivio per Montecristo a causa di accumuli generati dalla bufera notturna. Due mezzi spazzaneve della Provincia dell’Aquila sono entrati in azione fin dal primo mattino per permettere agli allevatori di raggiungere i recinti e governare i loro animali.

Il vento forte ha eliminato anche le tracce del percorso seguito solitamente dalle greggi per scendere dai pascoli in quota della piana di Campo Imperatore a Castel del Monte, tradizionale punto di partenza e ritorno della transumanza abruzzese. È stato anche in questo caso necessario l’intervento di un mezzo spazzaneve che ha sgomberato il tragitto dall’altopiano fino alla località di Racollo (Castel Del Monte), consentendo così alle greggi di tornare a valle senza difficoltà. L’autista del mezzo Egidio Sulli, ha immortalato con una simpatica foto il momento in cui le pecore hanno ripreso il loro cammino sul percorso appena ripulito.

Una nevicata non certo sensazionale che è stata però in grado di generare nel suo piccolo una serie di disagi, fortunatamente risolti in tempi rapidi. Di fronte a questo scenario, con l’estate ufficialmente conclusa e l’inverno alle porte lascia perplessi la notizia che il piano neve provinciale, come segnalato dal sindaco di Castel del Monte Luciano Mucciante, non sia ancora stato rinnovato.

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Nasce PrimaLoft® Bio, il primissimo isolamento sintetico  in fibre riciclate al 100%, biodegradabili https://www.montagna.tv/cms/132313/nasce-primaloft-bio-il-primissimo-isolamento-sintetico-in-fibre-riciclate-al-100-biodegradabili/ https://www.montagna.tv/cms/132313/nasce-primaloft-bio-il-primissimo-isolamento-sintetico-in-fibre-riciclate-al-100-biodegradabili/#respond Tue, 23 Oct 2018 13:49:10 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132313 PrimaLoft, Inc., leader mondiale in soluzioni avanzate per la tecnologia dei materiali, presenta PrimaLoft® Bio, il primo isolamento sintetico in fibre al 100% riciclate e biodegradabili*. Sviluppata negli ultimi quattro anni dal team di scienziati e ingegneri PrimaLoft questa importante scoperta tessile è stata ottenuta senza alterare minimamente le caratteristiche e le performance dell’isolamento. Tramite un test accelerato che simulava un terreno di discarica (ASTMD5511) le fibre PrimaLoft® Bio hanno raggiunto la quasi completa biodegradazione in 394 giorni, una differenza temporale molto elevata rispetto alla trascurabile degradazione del poliestere convenzionale nelle stesse condizioni. Questa tecnologia brevettata, che non altera la performance, il look o la sensazione del tessuto, sarà disponibile dall’autunno del 2020. 

Le fibre di PrimaLoft® Bio si disgregano quando esposte a discariche ambienti come terreni e oceani, perché questo nuovissimo processo rende le fibre più attrattive nei confronti dei microbi naturali ritrovabili in questi ambienti anaerobici. I microbi smaltiscono le fibre in maniera più rapida, restituendo il materiale a madre natura. Il processo di biodegradazione si lascia alle spalle acqua, metano, diossido di carbonio e biomassa (micro-organismi, rifiuti organici). PrimaLoft® Bio si biodegraderà solamente se esposto ai microbi trovati nel terreno o nell’acqua dei nostri oceani, mentre il materiale isolante resta estremamente duraturo nel corso di tutto il suo ciclo vitale all’interno dei capi di abbigliamento. 

Con PrimaLoft® Bio, PrimaLoft, Inc. si prende carico di ridefinire il significato del termine sostenibilità”, afferma Mike Joyce, presidente e CEO di PrimaLoft. “Riciclare è un buon punto di partenza, ma siamo intenzionati a portare una migliore risposta ai problemi ambientali che sta affrontando il nostro settore. Produciamo materiali sostenibili già dal 2007 e PrimaLoft® Bio racconta chi siamo in maniera diretta, con cuore e anima. Abbiamo guardato ai problemi del mondo, inclusa la proliferazione di rifiuti tessili e microplastiche, e abbiamo studiato come PrimaLoft®potrebbe generare un impatto positivo, grazie alle nostre competenze primarie – scienza dei materiali e dei polimeri. Questa tecnologia – uno dei lanci tecnologici globali più significativi nella storia della compagnia- porta una soluzione a livello di materiale, punto chiave della nostra visione.”

L’idea era già nata nel 2014, dal product management di PrimaLoft®. Dopo due anni di ricerca, ne sono serviti altri due per sviluppare il processo, e un altro anno ancora di lunghi test in un laboratorio indipendente. “PrimaLoft® Bio ha il potenziale di trasformare l’industria tessile del mondo outdoor e del fashion” dice Charles Lancelot, tecnico dei materiali che ha lavorato al fianco di PrimaLoft® durante i vari test, “nel 2014 negli Stati Uniti, sono stati smaltiti oltre l’80% dei rifiuti tessili, circa l’8% del totale dei rifiuti. Questa avanzata tecnologia di biodegradazione influenza la progressiva scienza dei materiali e richiede l’attenzione di ogni marchio di abbigliamento interessato a ridurre il suo impatto ambientale.”

PrimaLoft® Bio amplifica la già ampia volontà di PrimaLoft® nell’essere pienamente responsabile, fornendo lungo il suo percorso soluzioni sostenibili, così da diminuire l’impatto sul nostro pianeta. Ad oggi, PrimaLoft® ha salvato più di 84.7 milioni di bottiglie di plastica dalle discariche e le ha trasformate in un’avanzata tecnologia di isolamento. Dal 2020, il 90% dei prodotti d’isolamento di PrimaLoft® avranno almeno il 50% di contenuto riciclato, senza compromettere la performance. All’inizio dell’anno PrimaLoft® ha introdotto il suo primo isolamento con il 100% di materiale riciclato. Ad oggi PrimaLoft® sta lavorando ed investendo per ridurre il suo impatto sulla catena di distribuzione, cercando soluzioni per diminuire energia ed emissioni di carbonio, utilizzando prodotto biodegradabili ed incorporando fibre naturali nei suoi prodotti. 

“Grazie alla eccellente qualità, vogliamo che i nostri utilizzatori possano godersi i nostri capi per moltissimi anni” ha aggiunto Joyce, “naturalmente sappiamo che i prodotti hanno un loro ciclo di vita e un giorno saranno buttati. PrimaLoft® Bio va a braccetto con la sostenibilità, portando una soluzione per allungare la vita del capo d’abbigliamento. Siamo contenti di essere i primi a risolvere questo problema che affligge la categoria degli isolamenti sintetici.”

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Radio 24, uno speciale sulla ricostruzione a 2 anni dal terremoto di Norcia. Quanto ancora c’è da fare? https://www.montagna.tv/cms/132305/radio-24-uno-speciale-sulla-ricostruzione-a-2-anni-dal-terremoto-di-norcia-quanto-ancora-ce-da-fare/ https://www.montagna.tv/cms/132305/radio-24-uno-speciale-sulla-ricostruzione-a-2-anni-dal-terremoto-di-norcia-quanto-ancora-ce-da-fare/#respond Tue, 23 Oct 2018 11:26:16 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132305 30 ottobre 2016. Un sisma di magnitudo 6.5 scuote l’Appennino centrale mettendo in ginocchio interi borghi antichi. Crolla anche il palazzo rosso di Amatrice, unico edificio del corso principale del paese ancora in piedidopo il terremoto del 24 agosto.  Secondo l’INGV si tratta dell’evento sismico più forte avvenuto in Italia dopo quello 6.9 MW del 1980 dell’Irpinia. Norcia è a soli 4 km dall’epicentro e in un solo minuto vede scomparire sotto i propri occhi gran parte del suo centro storico.

A due anni dal sisma e dalle promesse di aiuti finanziari e solidarietà, ci si domanda a che punto sia la ricostruzione in queste aree. Radio24 ha deciso di recarsi sul posto e compiere un “viaggio nella ricostruzione” tra Umbria e Marche, per ricevere dalla voce stessa dei cittadini terremotati risposte in merito. Le testimonianze raccolte di borgo in borgo sono state suddivise in pillole di pochi minuti pubblicate giornalmente per una settimana, a partire da ieri lunedì 22 ottobre, sul sito di Radio 24 nella sezione dedicata allo Speciale “Norcia Ferita, 2 anni dopo. Viaggio nella ricostruzione” 

Foto @ pro loco Norcia

Uno scenario complesso quello che emerge dall’inchiesta del Sole 24 ore. Qualcosa sembra muoversi. Grazie a finanziamenti europei è iniziata infatti la ricostruzione della Basilica di San Benedetto di Norcia, uno dei maggiori simboli del Medioevo cristiano in Italia, della quale dopo la scossa del 30 ottobre restava in piedi solo la facciata. Ma tante sono ancora le situazioni in stallo. Ad esempio la frazione di Castelluccio di Norcia, quasi rasa al suolo post sisma e conosciuta in tutto il mondo per i mille colori dei suoi campi durante la fioritura delle lenticchie a primavera, risulta ancora isolata. Un’unica via collega la variopinta piana ad Ascoli Piceno, 180 km tra andata e ritorno che pochi caparbi agricoltori continuano a percorrere giornalmente nei mesi della semina della lenticchia per assicurare che almeno la tradizionale fioritura non scompaia come le case del paese. Molte strade di collegamento interregionale non sono state ancora riaperte e si registra un crollo del turismo pari al 70%.

Come mai tanti ritardi? Dove sono finiti i finanziamenti stanziati per le aree del cratere? Probabilmente impantanati in ingorghi burocratici.

E anche laddove le casette siano arrivate la situazione non appare delle migliori. A causa di infiltrazioni d’acqua e sviluppo di muffe in molti hanno dovuto abbandonare anche questa soluzione d’emergenza e andare via, definitivamente.

Quanto tempo si dovrà ancora aspettare prima che questi piccoli borghi devastati tornino a fiorire come la piana di Castelluccio?

Sono alcune delle domande a cui lo speciale di Radio24 tenterà di dare una risposta.

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The Dawn Wall arriva nei cinema italiani https://www.montagna.tv/cms/132298/the-dawn-wall-arriva-nei-cinema-italiani/ https://www.montagna.tv/cms/132298/the-dawn-wall-arriva-nei-cinema-italiani/#respond Tue, 23 Oct 2018 09:02:16 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132298 I più fortunati sono riusciti a guardarlo nei Festival dove è stato proiettato, ma ora The Dawn Wallarriva anche nelle sale, sebbene in poche e per un solo giorno.

Il film, che racconta l’incredibile salita di Tommy Caldwall e Kevin Jorgeson, verrà proiettato nelle sale Uci Cinemas solo il 21 novembre 2018, alle ore 20.30 (per info sui cinema, qui)

 

Titolo originale: THE DAWN WALL
Regia: JOSH LOWELL, PETER MORTIMER
Cast: Tommy Caldwell, Kevin Jorgeson
Durata: 01:50
Anno: 2018

Nel gennaio 2015, gli scalatori americani Tommy Caldwell e Kevin Jorgeson hanno affascinato il mondo con il loro obiettivo di scalare il Dawn Wall, una roccia apparentemente non scalabile da 3.000 piedi nello Yosemite National Park, in California. La coppia è vissuta sulla scogliera verticale per settimane, suscitando l’attenzione dei media a livello mondiale. Ma per Tommy Caldwell il Dawn Wall era molto più di una semplice scalata. È stato il culmine di una vita dedita a superare ostacoli. All’età di 22 anni, il prodigio dell’arrampicata fu preso in ostaggio dai ribelli in Kirghizistan. Poco dopo perse l’indice in un incidente, ma ha deciso di tornare più forte. Quando il suo matrimonio è finito in pezzi è sfuggito al dolore fissandosi lo straordinario obiettivo del free climbing sul Dawn Wall. Dominati da dedizione ma anche ossessione, Caldwell e il suo compagno Jorgeson hanno trascorso sei anni a progettare meticolosamente e praticare il loro percorso. Sul finale, con il mondo intero che li osserva, Caldwell si trova ad un bivio: abbandonare il suo partner per realizzare finalmente il suo sogno oppure rischiare il proprio successo per amore della loro amicizia?

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Pando, il più grande essere vivente al mondo rischia di scomparire https://www.montagna.tv/cms/132271/pando-il-piu-grande-essere-vivente-al-mondo-rischia-di-scomparire/ https://www.montagna.tv/cms/132271/pando-il-piu-grande-essere-vivente-al-mondo-rischia-di-scomparire/#respond Tue, 23 Oct 2018 06:00:39 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132271 Nella foresta nazionale di Fishlake, nello Utah, vive un organismo che ha circa 80 mila anni e un peso stimato circa 5.9 milioni di chili. Il suo nome è Pando (dal latino “mi espando”, “mi estendo”) o Trembling Giant (Gigante tremante) ed è un bosco costituito da ben 47 mila pioppi tremuli americani geneticamente identici, tanto da potersi definire come un unico organismo vivente connesso da un articolato sistema di radici.

Ad oggi Pando copre circa 43 ettari ma da tre o quattro decenni, a dispetto del suo nome, ha smesso di crescere e la colpa pare essere dell’uomo. Secondo uno studio del Wildland Resources Department and Ecology Center presso l’Università Statale dello Utah pubblicato negli scorsi giorni sulla rivista Plos One, dall’analisi di 72 anni di fotografie aeree risulta evidente che la foresta ha smesso di espandersi dagli anni ’70.

Pando si riproduce difatti per propagazione clonale, mediante l’emissione di polloni radicali che diventeranno nuclei di nuovi alberi, geneticamente identici all’originale. Un limite, quello della mancata diversità genetica, che viene compensato con la riproduzione ininterrotta, che garantisce un continuo ricambio generazionale tra alberi vecchi e nuovi. Dagli anni ’70 però i pioppi vecchi muoiono, senza che nuove generazioni li sostituiscano. La comunità attuale è quindi rappresentata da 47 mila alberi vecchi 85 anni.

Tra le cause principali del danno ci sono cambiamento climatico, incendi boschivi, animali al pascolo che mangiano semi e radici e l’espansione dei predatori di Pando, primo fra tutti il cervo mulo ma anche di altri ungulati. Più a monte, la causa di questo squilibrio ecologico è da ricercarsi nelle leggi che hanno permesso nei decenni passati la soppressione di lupi e orsi: predatori naturali degli erbivori il cui numero ha dunque potuto aumentare in maniera costante.

C’è speranza per Pando? Le immagini aeree mostrano che le aree protette da recinzioni adeguate consentono una ripresa nell’espansione del gigante, anche se solo di qualche metro in pochi anni. Pando ha dunque bisogno di tempo e tranquillità per riprendersi e sarà supportato dall’installazione di recinzioni adeguate o, secondo ipotesi più drastiche, da cacciatori professionisti ingaggiati per ridurre il numero di cervi. Proposta che inevitabilmente scatenerà polemiche. Tra le altre cause esistono anche danni direttamente imputabili all’uomo, che con lo sviluppo di strade, case e campeggi nell’area ha portato ad un ridimensionamento della “foresta tremante”, aggettivo che deriva dal rumore delle foglie autunnali del pioppo mosse dal vento: un suono che secondo gli scienziati dovrebbe in questo caso apparirci come un grido di aiuto.

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Continua inarrestabile il collasso dei ghiacciai delle Alpi – di Claudio Smiraglia https://www.montagna.tv/cms/132275/continua-inarrestabile-il-collasso-dei-ghiacciai-delle-alpi-di-claudio-smiraglia/ https://www.montagna.tv/cms/132275/continua-inarrestabile-il-collasso-dei-ghiacciai-delle-alpi-di-claudio-smiraglia/#comments Tue, 23 Oct 2018 04:00:16 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132275 Testo di Claudio Smiraglia professore ordinario presso il dipartimento di scienze della terra “Ardito Desio” dell’università degli Studi di Milano

 

Il recente articolo dedicato ai ghiacciai, che riporta i dati di un esperto (Roberto Dinale dell’Ufficio Idrografico della Provincia Autonoma di Bolzano) e le impressioni di una famosa guida (Marco Confortola di Valfurva), indicano chiaramente l’interesse che il regresso dei ghiacciai riveste sia per il mondo scientifico sia per i fruitori dell’alta montagna.

E’ quindi utile fare il punto sulla situazione dei ghiacciai alpini, utilizzando i dati più aggiornati.

Anche l’estate 2018 ha infatti evidenziato arretramenti delle fronti glaciali di decine di metri e riduzioni di spessore superiori al metro. Per avere un quadro generale è tuttavia necessario riferirsi agli inventari glaciologici che permettono di confrontare l’insieme del glacialismo alpino in date differenti e quindi di verificarne l’evoluzione.

Un progetto internazionale, cui aderisce anche l’Università Statale di Milano, sta mappando le superfici di tutti i ghiacciai delle Alpi basandosi sull’utilizzo di immagini satellitari ad alta risoluzione del 2015 (Satellite Sentinel 2 con una risoluzione spaziale mai utilizzata prima di 10 m). Le prime elaborazioni indicano una superficie totale glacializzata di circa 1800 km2suddivisa in 4260 ghiacciai (il limite areale inferiore è fissato in 0,02 km2). Il confronto con i dati precedenti indica un continuo regresso delle superfici.

Si passa infatti dai 4500 kmverso la metà dell’Ottocento ai 2900 km2degli Anni Settanta del Novecento, ai 2100 km2del 2003 agli attuali 1792 km2. In pratica dalla metà dell’Ottocento si è perso il 60% della superficie dei ghiacciai. La perdita media annua è stata di circa 16 km2, che però fra il 2003 e il 2015 sono diventati circa 26 km2.  Al di là dell’apparente aridità delle cifre, stiamo assistendo ad un fenomeno imponente e in accelerazione che sta modificando profondamente il volto delle nostre Alpi e che potrebbe portare in pochi decenni alla quasi totale estinzione della risorsa costituita dai ghiacciai alpini.

I dati presentati sono tratti da Paul F., Rastner P., Azzoni R.S., Fugazza D., Le Bris R., Nemec J., Rabatel A., Ramusovic M., Schwaizer G., Smiraglia C. – Glacier shrinkage in the Alps continues unabated as revealed by a new glacier inventory from Sentinel 2. Si veda https://geoscience-meeting.ch/sgm2018/

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Manolo e Zoe Hart: educazione e rispetto per una montagna libera https://www.montagna.tv/cms/132261/manolo-e-zoe-hart-educazione-e-rispetto-per-una-montagna-libera/ https://www.montagna.tv/cms/132261/manolo-e-zoe-hart-educazione-e-rispetto-per-una-montagna-libera/#respond Tue, 23 Oct 2018 04:00:15 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132261 Nessuno potrebbe mettere in discussione l’amore per la montagna di due personaggi come il mito del climbing Manolo e l’alpinista Zoe Hart. Non è un caso che entrambi, incontrati in occasione di due diversi appuntamenti, abbiano parlato della tanto discussa libertà di accedere alle vette.

Zoe Hart: punto primo, educare

Zoe Hart

Ho incontrato Zoe Hart, ambassador Patagonia, all’evento milanese “Una giornata di avventura e attivismo”, organizzato dal marchio di abbigliamento outdoor da sempre attento alle tematiche ambientali e dedicato a tutti coloro che lottano per proteggere il nostro pianeta. Zoe, oltre a essere la quarta americana a ottenere un posto nella International Federation of Mountain Guides Associations e ad avere nel suo curriculum diverse ascese famose e record di velocità, dedica il suo tempo alla formazione di nuove guide alpine e all’educazione dei giovani. A Chamonix (Francia), dove vive, sta fondando una scuola per educare i ragazzi tramite il contatto con la natura, una sorta di liceo sportivo outdoor. «In America e nei Paesi scandinavi ne esistono già, ma non in Francia o in Italia. Ed educare al rispetto dell’ambiente è fondamentale per crescere generazioni che non compiano lo scempio a cui stiamo assistendo». Se negli Stati Uniti, dove Zoe Hart e nata e cresciuta prima di trasferirsi sulle “nostre” montagne, i divieti e i limiti di accesso sono ovunque, in Europa se ne parla da poco tempo, tra mille polemiche e punti di vista. «Non avere regole sarebbe meglio, ma troppe persone poco preparate hanno accesso alle vette, e l’ambiente in qualche modo deve essere protetto. Il rispetto per la natura va trasmesso con l’insegnamento, solo così le cose potranno cambiare».

Manolo: grande rispetto e responsabilità

Manolo

«In montagna non è necessario spingersi al limite, basta un imprevisto e quell’istante può essere l’ultimo della propria vita»: un Manolo intenso e penetrante, con quei suoi occhi del color del cielo, ha parlato di rispetto per la montagna e responsabilità, in una lunga chiacchierata riservata a pochi colleghi e guidata da Dario Ricci, giornalista a Radio24, intitolata “L’insostenibile leggerezza di Manolo. Valori che hanno contraddistinto il suo rapporto con le cime e le pareti, «luoghi che mi hanno sempre suscitato un po’ di timore», racconta. «La montagna ha le sue leggi, che vanno rispettate. Bisogna avvicinarsi ad essa con molto garbo e prendersi la responsabilità delle proprie azioni, come nella vita. Le montagne sono aperte a tutti ma non sono per tutti: io, ogni volta che ci salgo, mi sento piccolo piccolo. Fragile. Ma anche loro sono fragili, e noi non ci mettiamo del nostro per aiutarle». Lui, che ha trovato “la sua montagna”, cioè il mezzo per conoscere al meglio se stesso e le emozioni della vita, sa di essere stato molto fortunato. «Più volte mi sono trovato a rischiare di morire, ma la montagna mi ha sempre abbracciato. Lassù non mi sono mai sentito solo, e ho capito che le cose si possono vedere da un’altra prospettiva. La montagna è stata il mezzo per conoscermi a fondo, cercare la verità e nuove emozioni. Ma non mi sono mai lasciato travolgere dalla passione, sarebbe stato fatale: sono sempre rimasto in contatto con quello che stava succedendo. La consapevolezza, in questo ambiente, è importantissima. Io ho trovato la mia montagna, ma non per tutti deve essere la stessa: ognuno deve scegliere la propria».

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Abbattuto il cippo in vetta al Legnoncino: un nuovo atto vandalico? https://www.montagna.tv/cms/132276/abbattuto-il-cippo-in-vetta-al-legnoncino-un-nuovo-atto-vandalico/ https://www.montagna.tv/cms/132276/abbattuto-il-cippo-in-vetta-al-legnoncino-un-nuovo-atto-vandalico/#respond Mon, 22 Oct 2018 13:34:48 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132276 Brutta sorpresa nella giornata di domenica per un escursionista recatosi in Val Varrone, in provincia di Lecco, per raggiungere la vetta del monte Legnoncino, cima di 1715 metri un tempo parte della Linea Cadorna, considerato “fratello minore” del ben più noto Monte Legnone (2609 metri). Arrivato in vetta ha infatti trovato il cippo topografico posizionato sull’altura divelto e adagiato a terra. Immediata la segnalazione ai giornali locali, che ha raggiunto in poco tempo anche il Comune di Valvarrone, subito attivatosi per dare un contributo al ripristino in tempi brevi del manufatto storico.

Un atto che ci si augura sia legato all’incuria, magari al vento forte e non all’inciviltà di qualche escursionista, che inevitabilmente riporta alla mente le diatribe dei mesi scorsi su quanto accaduto in vetta alle Grigne: prima la scomparsa delle bandiere tibetane, poi all’abbattimento della croce ed infine alla distruzione della statuetta della madonnina. Oggetti posizionati sulle vette che rivestono un ruolo simbolico per chi frequenta la montagna, spesso caratterizzati anche da un valore archeologico significativo. “Sulla calce del cippo – racconta il sindaco di Valvarrone Luca Buzzella – sono riportate alcune iscrizioni che non vogliamo vadano perdute”. Incisioni antiche che, forse per ironia della sorte, parlano anche di “prigione e multa” per chiunque manometta il pilastro.

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Frattura alla malleolo per Sofia Goggia, “Sono serena nell’avversità” https://www.montagna.tv/cms/132266/frattura-alla-malleolo-per-sofia-goggia-sono-serena-nellavversita/ https://www.montagna.tv/cms/132266/frattura-alla-malleolo-per-sofia-goggia-sono-serena-nellavversita/#respond Mon, 22 Oct 2018 09:31:19 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132266 Stop di due mesi per Sofia Goggia caduta durante un allenamento ad Hintertux, in Austria, dove si stava allenando in vista dello slalom gigante che inaugurerà il prossimo 27 ottobre a Soelden la Coppa del mondo.

Frattura del malleolo peroneale destro, questa la diagnosi. Per rivederla in pista bisognerà aspettare verosimilmente gennaio. Si prospetta una stagione complicata per la Goggia, che arrivava forte dell’oro olimpico nella discesa libera e della vittoria in Coppa del Mondo. Nonostante ciò, la sciatrice ha reagito con grande forza di determinazione e grinta, affrontando l’infortunio come una nuova sfida come ha spiegato lei stessa in un lungo post pubblicato su instagram.

Foto @ Sofia Goggia

Ricordo quel giorno di luglio quando, in un’intervista, una giornalista mi aveva chiesto quale fosse il ruolo della LENTEZZA nella mia vita; di primo acchito le avevo risposto che era qualcosa che a volte desideravo, qualcosa che però avrei potuto raggiungere solo se fossi riuscita a rallentare la sana frenesia della mia vita… L’indomani però l’avevo richiamata e le avevo esposto altre considerazioni che mi erano sovvenute in mente dopo la fine della nostra prima conversazione. 
Avevo pensato che in fondo, la Lentezza, nella mia vita sportiva, era qualcosa da cui scappavo… è qualcosa da cui scappo.
Se sei lento, non sei veloce: se non sei veloce, non vai forte; e sugli sci, quello che più voglio, é essere Veloce. 
Ma quella velocità la crei tramite un percorso, è qualcosa che vai costruendo con solidità e la stessa solidità si ottiene piano piano, mattone dopo mattone… e quindi in fondo, ho pensato che sia proprio il “viversi” tutto con la giusta Lentezza che poi ti permette di andare Veloce. Che bella cosa…. quanta bella Lentezza, con quanta cura e rispetto l’avevo vissuta nel mio bellissimo percorso fino all’altro giorno! 
Mi ritrovo a viverla in una maniera differente, questa volta; di certo non quel tipo di Lentezza a cui mi riferivo nell’intervista: questa è un po’ forzata, di una natura diversa rispetto a quella che desideravo per me ma… pur sempre lentezza è e, in quanto tale, se considerata con la stessa accezione qui sopra, ovvero una sorta di “manna dal cielo”, va sfruttata al 100%. Ed è ciò che farò. 
Solo, mi dispiace per tutto l’impegno che io e i miei collaboratori abbiamo messo: raramente ho… abbiamo seminato così bene come quest’anno. Non sono preoccupata ma serena nell’avversità. Che poi, non so manco se sia un’avversità … di certo, solo un passaggio nel mio percorso!
E quindi, in conclusione: se la Velocità la si crea nella Solidità del Percorso dato dalla Lentezza della Crescita…. eccomi qui. Pronta per questa nuova sfida. Che altro non fa che aprirmi gli occhi, darmi nuovi punti di vista e nuovi spunti di crescita. 
EVVIVA LA LENTEZZA… e la velocità che ne conseguirà”.

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Monte Bianco, alpinista muore scendendo dalla vetta. Salvo il figlio https://www.montagna.tv/cms/132257/monte-bianco-alpinista-muore-scendendo-dalla-vetta-salvo-il-figlio/ https://www.montagna.tv/cms/132257/monte-bianco-alpinista-muore-scendendo-dalla-vetta-salvo-il-figlio/#respond Mon, 22 Oct 2018 08:23:44 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132257 Un alpinista di 55 anni è morto sul versante francese del Monte Bianco mentre stava affrontando la discesa dalla vetta insieme con il figlio ventenne.

L’uomo, di nazionalità francese, è precipitato per oltre 400 metri lungo la via normale. L’incidente è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri a circa 4.500 metri di quota, all’altezza della Cresta delle Bosses.

Secondo quanto ricostruito dai soccorritori, i due si erano slegati poco prima. Il padre ha perso l’equilibrio ed è scivolato. Sul posto è intervenuto il Peloton de gendarmerie d’haute montagne di Chamonix. All’arrivo dei gendarmi, l’alpinista era già morto.

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