Turismo – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Tue, 11 Dec 2018 14:43:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Il rifugio Duca degli Abruzzi resterà chiuso per tutta la stagione, inagibile anche il locale invernale https://www.montagna.tv/cms/133716/il-rifugio-duca-degli-abruzzi-restera-chiuso-per-tutta-la-stagione-inagibile-anche-il-locale-invernale/ https://www.montagna.tv/cms/133716/il-rifugio-duca-degli-abruzzi-restera-chiuso-per-tutta-la-stagione-inagibile-anche-il-locale-invernale/#respond Wed, 05 Dec 2018 05:00:50 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133716 Il rifugio Duca degli Abruzzi resterà chiuso per tutta la stagione invernale. Questa la triste notizia che giunge dal Parco Nazionale del Gran Sasso, alle porte dell’inverno.

Purtroppo, come hanno spiegato in una nota su Facebook i gestori, i lavori effettuati durante l’estate non sono stati completati. Mancano al momento gli allacci degli impianti, le nuove opere risultano ancora da collaudare e il sistema di riscaldamento non è stato ripristinato. Anche il locale invernale di emergenza resterà chiuso per tutta la stagione invernale/primaverile 2018/2019.

ATTENZIONEPurtroppo i lavori effettuati questa estate al rifugio non sono stati portati a termine. Ad oggi rimaniamo in…

Gepostet von Carlotta Bonci am Sonntag, 28. Oktober 2018

Rimarranno tuttavia in funzione le due webcam puntate l’una sulla Piana di Campo Imperatore (installata a Ottobre  2018), l’altra su un versante del Gran Sasso, così da poter vivere almeno virtualmente il piacere della vista mozzafiato offerta dal rifugio.

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Tre giovani, Giuseppe verdi e il Sentiero Italia. La storia di Va’ Sentiero https://www.montagna.tv/cms/133552/tre-giovani-giuseppe-verdi-e-il-sentiero-italia-la-storia-di-va-sentiero/ https://www.montagna.tv/cms/133552/tre-giovani-giuseppe-verdi-e-il-sentiero-italia-la-storia-di-va-sentiero/#respond Wed, 05 Dec 2018 05:00:46 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133552 Abbiamo deciso di dedicare questo progetto a Walter Bonatti perché è il nostro idolo” aprono così l’intervista i tre giovani componenti dell’associazione Va’ Sentiero. Un neonato gruppo di appassionati che ha deciso di imbarcarsi in uno dei più lunghi e impegnativi trekking al mondo, il Sentiero Italia. I tre sono determinati e convinti, sono quasi eccitati nel raccontare quel che li aspetterà alla partenza di questa lunga esperienza che, con calma, andiamo a farci raccontare. Non capita tutti i giorni di incontrare tre giovani intenzionati a camminare l’Italia, spesso infatti i nostri appassionati prediligono mete lontane, esotiche, in cerca di un’avventura che in realtà si può incontrare anche dietro l’angolo di casa. L’entusiasmo di Yuri, Giacomo e Sara lo dimostra.

Foto Va’ Sentiero

LE ORIGINI

“Tutto è successo nell’ottobre 2016 mentre stavo percorrendo il GR20” ci spiega Yuri Basilicò (31 anni), il vecio dell’associazione Va’ Sentiero. “Un giorno, durante il cammino, ho incrociato un gruppo di escursionisti norvegesi che mi han raccontato di questo lungo percorso che attraversa tutta l’Italia”. Un itinerario di oltre seimila chilometri di cui il trentunenne, guida escursionistica, non aveva mai sentito parlare. “Quando sono poi rientrato dal trek ho iniziato a fare qualche ricerca e, posso dirlo con certezza, mi sono subito innamorato di questa ideaal punto da iniziare a fare studi approfonditi. “Come prima cosa ho cercato di capire quale fosse il percorso e poi ho contattato Teresio Valsesia, Riccardo Carnovalini e Giancarlo Corbellini tre degli ideatori di questo lungo cammino”. Contemporaneamente a queste ricerche, Yuri inizia a parlare dell’idea con parenti e amici. In particolare lo racconta a Giacomo Riccobono e Sara Furlanetto, gli altri due componenti dell’associazione Va’ Sentiero. “Appena gliene parlo anche loro hanno la mia stessa reazione e si innamorano del percorso” arrivando così in poco tempo a dire: “ok, camminiamo il Sentiero Italia”.

“All’inizio c’era tanta euforia e pensavamo di partire molto presto” spiega Sara (25 anni), fotografa attualmente specializzanda in antropologia. “Volevamo farlo per noi stessi perché crediamo sia un’esperienza davvero arricchente dal punto di vista umano. Ma non solo perché “il sentiero non attraversa zone selvagge, incontra invece molta umanità”. Il Sentiero Italia infatti percorre tracciati di media montagna e incrocia, nel suo andare, borghi e paesi. “Crediamo che seguirlo possa essere un modo per capire qualcosa in più sul nostro Paese, attraverso la visione delle comunità montane”. Così facendo la passione per il cammino si trasforma in “strumento per conoscere” assumendo tutto un altro valore.

Foto Sara Furlanetto

PRONTI E MOTIVATI

Nato da tre amici sembrava, all’inizio, un lungo cammino di maturazione, di quelli fatti per conoscersi e scoprirsi. “Con il tempo però tutto è cambiato e la ‘piccola’ idea iniziale ha cominciato a ingrandirsi” afferma Giacomo (27 anni), esperto di comunicazione che con Yuri ha già percorso il Cammino di Santiago. “Crediamo sia giusto far sia che questo progetto abbia anche una valenza sociale e culturale, far si che possa essere mezzo per sensibilizzare sui temi della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare. Così, partendo da queste idee, giorno dopo giorno è nato il progetto Va’ Sentiero “che si articola in tante sotto sezioni e richiama tantissime energie non solo fisiche, ma anche mentali”.

I tre ragazzi stanno mettendo anima e corpo in quest’idea. “Stiamo lavorando dalle 14 alle 15 ore al giorno e crediamo che, solo la parte di cammino, ci impegnerà per oltre un anno. Un impegno che trasformerà radicalmente le vite dei tre giovani, facendoli crescere ma anche sottoponendoli a molte difficoltà. “Questo è un viaggio che vogliamo fare. È un sogno coltivato per anni se andiamo a pensare a tutto quel tempo speso ad immaginare idee e buoni propositi su questo Paese, su come provare a stimolare l’Italia nella direzione in cui crediamo vada stimolata”. Yuri, Sara e Giacomo sono tre giovani ricchi di sogni e speranze. Fanno parte di quella “meglio generazione” che vuole cercare di fare qualcosa. Vogliamo stimolare le aree interne, quei territori che sempre più vengono abbandonati a se stessi scomparendo dall’attenzione di politica e mediatica. Ambienti che hanno poca voce in capitolo, se non in ambito turistico, ma le montagne non sono solo turismo. Per i tre infatti le terre alte rappresentano un tesoro, un patrimonio da tutelare, da far conoscere e rinnovare. Farlo viaggiando e raccontandolo attraverso foto, video e brevi diari di viaggio è certamente il modo migliore per far giungere questo messaggio anche ai più giovani, a chi prima o poi dovrà prendere in mano le sorti di quelle aree.

“Ovviamente siamo coscienti che non è un lavoro e che non ti offre l’opportunità di mangiare o pagare le bollette, ma a un certo punto crediamo sia giusto essere coerenti con se stessi, con quello che si sente dentro e che si va cercando. Per questo abbiamo deciso di prenderci un periodo di pausa dalle nostre occupazioni, che amiamo e che ci piacciono moltissimo, per dedicarci in toto a questa esperienza. Potendo fare un paragone: se il lavoro è un mezzo per giungere alla felicità, questa è la nostra felicità”.

Foto Sara Furlanetto

VA’ SENTIERO

La partenza è fissata per il maggio 2019, con possibilità di variazioni in base alla quantità di neve che si accumulerà quest’inverno. “Per ora stiamo cercando di apprendere quante più informazioni possibili sulla percorribilità del Sentiero”. Tracciato che, ricordiamo, il Club Alpino Italiano con i suoi volontari si sta occupando di risistemare e rinnovare con l’obiettivo di renderlo percorribile e permanente. “Aspettiamo quindi di avere delle tracce definitive per sapere come muoverci. Per ora possiamo solo immaginare delle tempistiche di massima, molto sarà poi da decidere sul campo”. L’idea generale è quella di percorrere prima la catena alpina per poi iniziare la discesa lungo quella appenninica e raggiungere, verso fine novembre, le Marche. “Dopodiché vorremmo prenderci una pausa invernale per poi riprendere nel marzo 2020 e completare il tracciato entro l’estate. Un viaggio lungo, non solo per i piedi, ma anche per la mente. Come però avete potuto leggere Yuri, Sara e Giacomo non si fanno certo spaventare dalla dimensione della sfida. Sono molto determinati e pronti ad affrontare tutto quel cui si troveranno d’avanti lungo questo cammino che unisce l’Italia intera. Forse per questa ragione han scelto di muoversi sulle note del celebre Nabucco di Giuseppe Verdi. È infatti palese l’assonanza tra Va’ Pensiero e Va’ Sentiero. Siamo innamorati di questo nome, nato un po’ per caso una sera davanti a una birra”, come tutte le cose belle della vita verrebbe da dire scherzando. Questo nome però affascina e sembra quasi ridare un senso alle parole del compositore. Camminare l’Italia intera ispirati dalle note del Verdi è un messaggio d’unità che spoliticizza il canto, è quasi un’ode alla “patria sì bella e perduta”.

Foto Sara Furlanetto

IL DOPO

Affrontare un itinerario di un anno e più, vivendo in toto questa esperienza lascia certo tanti interrogativi. Una delle domande che possono essere più frequenti, quando si immagina un percorso del genere, riguarda certamente il futuro, il dopo. “Una domanda che ha una risposta enorme e difficile da dare. Noi stessi ce la stiamo ponendo, nei ritagli di tempo, cercando però di dedicare buona parte del nostro tempo alla progettazione del viaggio” spiegano i tre giovani. “La cosa certa è che a fronte di tanto lavoro e tanto impegno vorremmo che questo cammino, relazionato alla scoperta del territorio, continuasse anche con il tempo. Yuri, Sara e Giacomo vorrebbero infatti cercare di da una continuità all’idea e magari proporre questo percorso ad altri appassionati come loro. “Nel futuro vorremmo portare sul Sentiero gruppi, scolaresche e scout, per far si che questo storico tracciato non venga abbandonato”. Già adesso però i tre cercheranno di spronare gli italiani a questo cammino ‘culturale’. Chi volesse può infatti scegliere di aggregarsi a loro per un tratto del Sentiero Italia.

“Nel futuro, ma anche durate la percorrenza, vorremmo cercare di raccontare questa parte gigantesca del nostro Paese che sono le aree interne. Territori quasi sconosciuti che soffrono terribilmente in seguito a questo processo di abbandono che le riguarda tutti i giorni ma di cui non si parla  quasi mai. Una tragedia che si consuma in silenzio nei luoghi che sono alla base della nostra esistenza”.

QUI potete trovare maggiori informazioni.

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Il Sentiero Italia di Lorenzo Franco Santin, il primo a percorrerlo tutto da solo – di Stefano Ardito https://www.montagna.tv/cms/133476/il-sentiero-italia-di-lorenzo-franco-santin-il-primo-a-percorrerlo-tutto-da-solo-di-stefano-ardito/ https://www.montagna.tv/cms/133476/il-sentiero-italia-di-lorenzo-franco-santin-il-primo-a-percorrerlo-tutto-da-solo-di-stefano-ardito/#comments Wed, 28 Nov 2018 05:00:28 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133476 Quando è arrivato al traguardo, il 25 agosto 2017, ad accoglierlo c’erano qualche decina di amici e una troupe della sede RAI del Friuli-Venezia Giulia. Ma l’impresa di Lorenzo Franco Santin, il primo a percorrere il Sentiero Italia da solo, merita di essere meglio conosciuta.

In 114 giorni effettivi di cammino, un passo dopo l’altro, Lorenzo ha percorso tutti i 6125 chilometri del tracciato ufficiale che collega Santa Teresa di Gallura, in Sardegna con Lazzaretto di Muggia e la frontiera tra Italia e Slovenia. 

Includendo qualche deviazione, il camminatore friulano ha percorso 6166 chilometri. Basta una divisione per capire che la media ha sfiorato i 50 chilometri al giorno. Dal punto di vista atletico è stata un’impresa straordinaria.     

Al Sentiero Italia, Lorenzo Franco Santin è arrivato per caso. “Ho scoperto dell’esistenza del Sentiero, mi sono incuriosito e sono partito. Il 23 maggio del 2016 ho iniziato ad attraversare la Sardegna, ma sapevo bene di essere in ritardo”. 

Ho proseguito in Sicilia, lungo l’Appennino e sulle Alpi occidentali e centrali. Ma a ottobre, sul Sentiero Roma, in Lombardia, sono stato bloccato dalla neve. Avevo già percorso 4700 chilometri, peccato” racconta il camminatore friulano. 

Il secondo tentativo, quello del 2017, è iniziato quasi due mesi prima, il 30 marzo. Stavolta Lorenzo non ha avuto problemi, e cinque mesi dopo la partenza in Gallura ha tagliato a braccia alzate il traguardo a Lazzaretto di Muggia. 

Ha camminato in autonomia, senza portare nemmeno una tenda, dormendo all’aperto o in strutture sempre aperte come baite e bivacchi. Per mangiare non si è fermato in alberghi o rifugi, ma ha fatto la spese in negozi di alimentari e supermercati, per poi cucinare da solo.  

Attrezzatura di Lorenzo Franco Santin

Oltre a un allenamento perfetto, per camminare velocemente Lorenzo Franco Santin ha preparato con cura maniacale lo zaino. “A vuoto, cioè prima di caricare cibo e acqua, pesava solto 9,5 chili” racconta. Sul suo sito una fotografia, utilissima per chi ha in programma lunghi trekking, mostra l’intero contenuto del sacco. 

Oggi Lorenzo Franco Santin ha 29 anni, ma quando ha compiuto la sua solitaria vittoriosa ne aveva 27. Vive ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, lavora nell’azienda metalmeccanica del padre. La sua prima esperienza nel mondo è stata un viaggio in Norvegia, d’inverno, per fotografare l’aurora boreale. Poi è venuto il Sentiero Italia. 

Grazie al mio lavoro, nel 2016 e nel 2017, mi sono potuto assentare per dei periodi così lunghi” racconta. “Durante il percorso, però, mi sono sentito in dovere di rispettare mio padre, il suo lavoro e il mio. Quindi sono andato veloce, e ho speso il meno possibile per vitto e alloggio”. 

Tra tutti i 6166 chilometri, il tratto che ha più emozionato Lorenzo è stata la GTA, la Grande Traversata delle Alpi, in Piemonte. “E’ il tratto più faticoso, con dislivelli molto forti” racconta. “Ma è quello che offre i paesaggi più vari. Ogni giorno non vedevo l’ora di scavalcare una cresta, per la curiosità di sapere cosa mi attendeva dall’altra parte”. 

L’Appennino, secondo Lorenzo che lo ha attraversato per due volte, è “complessivamente meno interessante delle Alpi”. Il turismo di massa, nel suo trekking, lo ha disturbato molto poco. 

Quando sono passato dalle Tre Cime di Lavaredo pioveva, e per questo motivo non mi sono sembrate affollate”. “La tappa in cui ho incontrato più gente è stata quella dell’Etna. Ma si tratta di turisti in auto, non di camminatori”. 

La camminata di Lorenzo Franco Santin non è stata un evento mediatico. A parte il servizio sul TG RAI del Friuli, hanno raccontato il suo viaggio un articolo su Sportweek, il magazine della Gazzetta dello Sport, e qualche pezzo sul sito de Lo Scarpone, il notiziario del CAI. Quando ha potuto, nel suo viaggio, Lorenzo ha postato notizie aggiornate sulla sua pagina Facebook.

Negli ultimi mesi, invece, il camminatore friulano ha raccontato una ventina di volte la sua avventura, proiettando il suo docufilm Sentiero Italia – i primi 6000 km (82 minuti) davanti a un pubblico attento. 

Dopo l’esordio a Pordenone (10 maggio), è stato a Teramo e a Lanciano in Abruzzo, a Padova, Chioggia, Comelico Superiore, Conegliano e Oderzo in Veneto, a Cassano D’Adda in Lombardia, a Biella e a Vercelli in Piemonte. In Friuli, la sua terra, Lorenzo ha raccontato il suo viaggio a Moggio Udinese e a San Vito al Tagliamento. 

I prossimi incontri sono previsti a Caneva (Pordenone) il 29 novembre, a Udine il 15 febbraio, a Crema il 23 febbraio. Chi vuole proporre altre date a Lorenzo può farlo attraverso il suo sito www.lorenzofrancosantin.it. 

Per il futuro, Lorenzo accarezza l’idea di vivere solo di camminate e fotografia. Ma è un progetto che deve ancora aspettare. “Ho in programma un’altra grande camminata nel 2019, l’annuncerò ufficialmente a gennaio. Al suo termine forse scriverò un libro. E deciderò cosa fare della mia vita”. 

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Calamity Atelier, un concorso di idee per salvare Arte Sella https://www.montagna.tv/cms/133471/calamity-atelier-un-concorso-di-idee-per-salvare-arte-sella/ https://www.montagna.tv/cms/133471/calamity-atelier-un-concorso-di-idee-per-salvare-arte-sella/#comments Tue, 27 Nov 2018 11:07:16 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133471 Arte Sella, il più grande e prestigioso parco d’arte del mondo contemporaneo, dopo esser stato fortemente danneggiato dalla furia della pioggia e del vento dello scorso ottobre, cerca di tornare a vita nuova attraverso un concorso.

Si sono infatti aperte il 26 novembre le iscrizioni al “Calamity Atelier“, un concorso di idee promosso da Arte Sella e YAC (Young Architects Competitions) per la rigenerazione del Parco, con un montepremi di € 14.000 per i primi tre progetti vincitori, che saranno valutati da una giuria internazionale composta da Sou Fujimoto (Sou Fujimoto Architects), Kongjian Yu (Turenscape), Patrick Lüth (Snøhetta), – Michele De Lucchi (aMDL Michele De Lucchi Studio),, Marco Imperadori (Politecnico di Milano), Flavio Carli (Comune di Borgo Valsugana) e Emanuele Montibeller (Arte Sella). I finalisti saranno 30, 12 le menzioni d’onore di cui 2 gold da 500€ l’una.

Il Parco che si estende in un bosco della Val di Sella in Trentino Alto Adige, è da 30 anni un vero e proprio museo a cielo aperto, in cui la natura si mescola in modo innovativo all’arte contemporanea attraverso numerose installazioni realizzate da artisti di fama internazionale. I danni dello scorso ottobre ammonterebbero, secondo le stime del direttore Emanuele Montibeller, a più di duecento mila euro. Interi percorsi sono infatti stati cancellati e molte opere danneggiate dalla caduta degli alberi.

Allo sconforto espresso nei giorni successivi alla tempesta devastante da Montibeller attraverso una frase che sentenziava “il parco è praticamente raso al suolo”, si sostituisce oggi la voglia di rinascita. Il concorso avrà dunque la finalità di portare ad Arte Sella nuove opere architettoniche per tornare ad attrarre tra le montagne artisti e visitatori.

Termine per la partecipazione al concorso: 29 febbraio 2019.

Per maggiori informazioni Clicca Qui!

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Upkeep The Alps, un progetto per la valorizzazione dei sentieri tra Italia e Svizzera https://www.montagna.tv/cms/133109/upkeep-the-alps-un-progetto-per-la-valorizzazione-dei-sentieri-tra-italia-e-svizzera/ https://www.montagna.tv/cms/133109/upkeep-the-alps-un-progetto-per-la-valorizzazione-dei-sentieri-tra-italia-e-svizzera/#comments Sat, 24 Nov 2018 05:00:37 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133109 E’ stato presentato qualche giorno fa Upkeep The Alps, un interessante progetto di cooperazione che vede Italia e Svizzera unite nell’obiettivo di valorizzare le Alpi attraverso uno sviluppo delle reti escursionistiche.

Il progetto finanziato da fondi europei nell’ambito del Programma Interreg Italia Svizzera 2014-2020, coinvolgerà Regione Lombardia, Regione Piemonte, Regione Autonoma Valle d’Aosta, Provincia Autonoma di Bolzano, Cantone Grigioni, Cantone Ticino e Cantone Vallese. La Lombardia ha assunto l’incarico di essere autorità di gestione dell’intero programma.

Il problema attuale delle aree montane sul confine italo-svizzero da cui nasce l’idea progettuale, è infatti rappresentato dal basso stato di manutenzione della rete sentieristica. Le opere di sistemazione finanziate dalle amministrazioni locali spesso hanno come unico effetto quello di arricchire imprese non locali, che intervengono con tecniche costruttive impattanti. Obiettivo dunque del progetto è fondamentalmente quello di fornire alle imprese locali, che abbiano conoscenza della storica cultura del loro territorio, degli strumenti di formazione degli operatori. Il settore manutentivo non presenta una elevata intensità tecnologica quanto più buone prassi che vanno trasferite in maniera organica. In termini pratici verranno creati dei percorsi di formazione professionale che consentano di uniformare  le attività manutentive così come anche la segnaletica dei sentieri su tutto il territorio.

Saranno sostenuti processi di innovazione all’interno delle tradizionali attività professionali della montagna” – spiega Martina Cambiaghi, assessore a Sport e Giovani della Regione Lombardia – “stimolando inoltre la collaborazione tra i soggetti che operano all’interno della filiera turistica a livello transfrontaliero. Il progetto punterà a migliorare la qualità dell’offerta professionale attraverso il rafforzamento delle competenze degli operatori, consentendo un adeguamento di competenze e professionalità dovute alle mutate condizioni di mercato”.

 

 

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Il Sentiero Italia nel Lazio – di Stefano Ardito https://www.montagna.tv/cms/133148/il-sentiero-italia-nel-lazio-di-stefano-ardito/ https://www.montagna.tv/cms/133148/il-sentiero-italia-nel-lazio-di-stefano-ardito/#respond Mon, 19 Nov 2018 07:03:17 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133148 Anche nel Lazio si può camminare. Per chi vive a Roma e nei centri vicini questa non è certo una notizia. Chi guarda questa parte d’Italia da lontano, e magari conosce le vette dell’Abruzzo e le colline toscane, può restare stupito di fronte alla varietà e alla bellezza dei sentieri dell’Appennino laziale.

Il Sentiero Italia, che all’uscita dall’Umbria si sdoppia, attraversa la regione di Roma con le 16 tappe del suo percorso occidentale. Dopo la conca di Amatrice, si scavalcano il Terminillo, il Navegna, i Monti Simbruini ed Ernici. Toccata Sora, si percorre il versante ciociaro del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise. 

Sul percorso si traversano montagne frequentate e famose come il Terminillo e il Viglio e zone molto meno battute come il Monte Pozzoni, il Monte Nuria e alcuni settori degli Ernici. Per un tratto, prima e dopo Carsoli, il sentiero sconfina in Abruzzo.

La Certosa di Trisulti

Si incontrano città d’arte come Sora e Leonessa, borghi come Ascrea, Filettino e Picinisco, monumenti della fede come la Certosa di Trisulti. I cippi dell’antico confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie compaiono accanto al Sentiero Italia in varie tappe.  

Siamo a buon punto, circa il 70% del percorso è già stato verificato e segnato” spiega Marco Laracca, responsabile della Commissione Cartografia e Sentieri del gruppo regionale Lazio del CAI. “Delle nostre 19 sezioni ne sono state direttamente coinvolte una dozzina, le più vicine al Sentiero. Ognuna si è occupata del tratto di sua competenza”.

Questo sistema ha lasciato fuori sezioni importanti come Roma, Viterbo e Latina, e ne ha coinvolte molte altre da Rieti ad Antrodoco, e da Alatri a Sora. “La sezione di Leonessa non se l’è sentita di lavorare sul suo tratto. Al suo posto sono intervenuti i soci del CAI di Monterotondo”.  

Come nelle altre regioni, i lavori sul Sentiero Italia sono iniziati tra febbraio e marzo, quando il CAI nazionale ha avvisato i gruppi regionali della decisione di intervenire sul trekking. 

Nel Lazio, al contrario che sulle Alpi, i tratti seriamente innevati d’inverno sono pochi. E’ facile prevedere che nella primavera del 2019, quando il nuovo Sentiero Italia verrà inaugurato, i segnavia e i cartelli saranno tutti a posto. 

Amedeo Mattia Parente, presidente CAI di Colleferro, al lavoro sul Sentiero Italia

In molte sezioni, a occuparsi dei lavori sono piccoli gruppi di soci. “Siamo in cinque a lavorare, abbiamo impiegato tre uscite, ce ne vogliono ancora una o due” spiega Amedeo Mattia Parente, presidente della giovane (è nata nel 1995) ed entusiasta sezione di Colleferro.  

Siamo contentissimi di occuparci della tappa da Filettino a Campo Catino, che corre ai piedi del Viglio, una montagna alla quale siamo molto legati” prosegue il presidente Parente. “Come le altre sezioni, oltre a verificare il tracciato e la segnaletica, abbiamo preparato un file gpx e abbiamo verificato la presenza dei posti-tappa”. 

Se Colleferro è sfiorata dall’Autostrada del Sole e dalla ferrovia ad alta velocità Roma-Napoli, Sora, sulle rive del Liri, è un crocevia del Lazio meridionale. In provincia di Frosinone, sorge all’inizio della strada che attraversa la Val Roveto verso Avezzano, e di quella che sale a Forca d’Acero per raggiungere Pescasseroli.

Siamo legati ai monti del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, ma nel Sentiero Italia ci siamo occupati degli Ernici, che sorvegliano la nostra città da nord” racconta Lucio Meglio, presidente della sezione di Sora, fondata nel lontano 1927. 

Anche da noi a seguite i lavori è stato un piccolo nucleo di soci. L’attivissimo Gruppo sentieri, composto da 9 persone, che nell’ultimo anno ha realizzato un trekking urbano e il bel Sentiero delle Grotte” continua Meglio

Il Sentiero Italia, nel tratto di competenza del CAI Sora, s’inerpica con una faticosa sgroppata dai 281 metri del centro fino ai 1676 del Passo dell’Ortica, da cui si scende a Prato di Campoli. “Il percorso era già indicato dai segnavia 621, quest’anno abbiamo dovuto solo controllare” conclude il presidente.    

Rispetto al percorso storico, indicato dalle guide (la prima è opera di chi scrive) e utilizzato dai due Camminaitalia, il tracciato è stato modificato in un solo punto. “Il rifugio di Forca Canapine è chiuso dopo i terremoti del 2016, e ci è sembrato giusto rendere omaggio ad Amatrice, che ospita un’attiva sezione del CAI ed è stata inserita nel percorso” spiega Marco Laracca.

Il rifugio Sebastiani e il Terminillo

Per tre tappe, inclusa quella di cui ci siamo occupati, il Sentiero Italia corre nel Parco regionale dei Simbruini, che lavora molto sulla segnaletica” aggiunge Amedeo Mattia Parente di Colleferro. 

I posti-tappa sono uno dei problemi più seri per il Sentiero Italia nel Centro-Sud. Nel Lazio l’unico rifugio CAI sul percorso è il Sebastiani al Terminillo, altrove si utilizzano bed & breakfast e alberghi. 

Il solo problema è a Prato di Campoli, dove in estate funziona un piccolo ristorante ma non ci sono strutture ricettive” spiega Marco Laracca. “C’è un piccolo rifugio della sezione di Frosinone del CAI, che speriamo di rinnovare e migliorare. Altrimenti toccherà utilizzare una navetta, e pernottare nel borgo medievale di Veroli”.  

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Guido Rey e Barbellino, due rifugi in cerca di gestore https://www.montagna.tv/cms/133117/guido-rey-e-barbellino-due-rifugi-in-cerca-di-gestore/ https://www.montagna.tv/cms/133117/guido-rey-e-barbellino-due-rifugi-in-cerca-di-gestore/#respond Sun, 18 Nov 2018 09:00:57 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133117 Il rifugio Guido Rey ed il Rifugio Barbellino cercano due nuovi gestori. Il primo in località Pré Meunier di Chateau Beaulard (1761 m) nel comune di Oulx (TO), il secondo nelle orobie bergamasche, a 2.131 metri di quota, nel comune di Valbondione (BG).

Il rifugio Guido del Rey, la sua costruzione risale al 1938 quando ancora si trattava di una struttura militare, è accessibile da Beaulard con 1 ora e mezza di cammino o da Chateau Beaulard con 40 minuti di cammino ed è punto di partenza di numerose gite escursionistiche. Si può partecipare al bando, indetto dalla sezione CAI UGET Torino, fino al19 gennaio 2019. Documentazione e dettagli sono consultabili sul sito: www.caiuget.it

Il rifugio Barbellino, situato alla sorgente del fiume Serio nel cuore del parco delle Orobie, è raggiungibile a piedi da Valbondione e da Lizzola.È la base per belle escursioni che sfiorano anche i 3000 metri (Torena, al Diavolo di Malgina, a Caronella, a Strinato, a Gleno, a Recastello, a Pila e a Tagliaferri). È possibile partecipare al bando, indetto dal Comune di Valbonidio, fino alle 12 del 13 dicembre. Documentazione e dettagli sono consultabili qui

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Oltre il 50% dei sentieri danneggiati. L’invito: “Niente escursioni nelle zone colpite dal maltempo in questo primo periodo” https://www.montagna.tv/cms/133001/oltre-il-50-dei-sentieri-danneggiati-linvito-niente-escursioni-nelle-zone-colpite-dal-maltempo-in-questo-primo-periodo/ https://www.montagna.tv/cms/133001/oltre-il-50-dei-sentieri-danneggiati-linvito-niente-escursioni-nelle-zone-colpite-dal-maltempo-in-questo-primo-periodo/#respond Tue, 13 Nov 2018 13:16:19 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133001 In Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige la situazione dei sentieri è molto preoccupante: oltre il 50% della rete è danneggiata, diversi itinerari non potranno più essere ripristinati e dovranno essere ripensati interi percorsi, compresi tratti del Sentiero Italia. Risulta meno compromessa la situazione dei rifugi, i cui danni, al momento, rilevati risultano essere meno gravi e riparabili già con l’arrivo della primavera 2019.

Questi gli aggiornamenti forniti dal Club alpino italiano in occasione della presentazione della raccolta fondi “Aiutiamo le Montagne di Nord-Est”, tenuta presso la sede centrale del Sodalizio. Raccolta aperta pochi giorni fa, che ha già superato la soglia di 10.000 Euro, frutto, come ha specificato il Direttore Andreina Maggiore di tanti piccoli versamenti da parte di singoli Soci“. A queste risorse si aggiungono i 50.000 Euro già versati dal CAI centrale. “Molti nostri Gruppi regionali hanno annunciato un contributo, a partire dagli 8000 Euro già deliberati dal CAI Emilia-Romagna“.

Il Presidente generale Vincenzo Torti ha ribadito l’indicazione di non intraprendere escursioni nelle zone colpite dal maltempo in questo primo periodo: “Non ne è il momento, poiché, con la frequentazione, gli escursionisti metterebbero a repentaglio la propria sicurezza e quella altrui. Intendiamo riportare vitalità in questi territori, ma ora la priorità sono gli interventi nei paesi e sulle strade di accesso da parte della Protezione Civile. Noi subentreremo in un secondo momento: abbiamo richieste provenienti da tutta Italia da parte di nostri Soci che, volontariamente, si sono messi a disposizione per risistemare i sentieri. I nostri volontari saranno coordinati da una cabina di regia a cura della Struttura operativa sentieri e cartografia e della Commissione centrale escursionismo“.

Il Vicepresidente Erminio Quartiani ha aggiunto che è in corso una sensibilizzazione dei Parlamentari amici della montagna per creare un fondo nella legge di bilancio appositamente dedicato alla sentieristica e alle strutture in quota, per rendere più veloce la sistemazione e la conseguente ripresa della frequentazione turistica.

 

Di seguito gli estremi della sottoscrizione del CAI per le aree colpite dal maltempo

Conto corrente “Aiutiamo le Montagne di Nord Est”
Banca Popolare di Sondrio
Iban: IT76 Y 05696 01620 000010401X43

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Sull’impervia e spettacolare cresta del Morion in Valpelline nasce il nuovo bivacco Luca Pasqualetti https://www.montagna.tv/cms/132938/sullimpervia-e-spettacolare-cresta-del-morion-in-valpelline-nasce-il-nuovo-bivacco-luca-pasqualetti/ https://www.montagna.tv/cms/132938/sullimpervia-e-spettacolare-cresta-del-morion-in-valpelline-nasce-il-nuovo-bivacco-luca-pasqualetti/#comments Tue, 13 Nov 2018 05:00:06 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132938

Il 10 settembre 2018 è stato installato e reso operativo sulla impervia cresta del Morion in Valpelline (AO), di fianco allo scenografico foro della Becca Crevaye, a 3280 m di quota, il nuovo bivacco Luca Pasqualetti.

Il progetto per la realizzazione di un bivacco sulla cresta del Morion in Valpelline nasce da un’idea delle guide alpine locali Espri Sarvadzo (“Spirito Selvaggio” in dialetto locale). Lungo la catena si sviluppano itinerari davvero notevoli ma sostanzialmente “dimenticati”, come la lunga traversata che dal colle del Mont Gelé conduce fino al Monte Berrio.

L’intento del progetto è la riscoperta di questi luoghi, migliorandone la fruibilità alpinistica: una struttura minimale come il bivacco, collocata in un luogo remoto e dal difficile accesso, è concepita proprio per incentivare un alpinismo di nicchia, interessato al fascino dei luoghi selvaggi e solitari della Valpelline, consapevole dell’impegno e del rispetto che richiede l’alta quota.

Tramite l’associazione culturale Cantieri d’Alta Quota, l’iniziativa delle guide incontra il desiderio dei coniugi Pasqualetti di dedicare un bivacco al figlio Luca, grande amante della montagna, tristemente scomparso sulle Alpi Apuane nel maggio del 2014. A supporto dell’operazione, durante la primavera 2017 viene fondata l’associazione di volontariato Montagna Sarvadza, che ha come scopo statutario “la valorizzazione e la tutela dell’ambiente montano locale attraverso la consapevolezza della stretta relazione tra uomo e natura, secondo una sinergia tra cultura e ambiente”.

La nuova struttura è collocata nei pressi di una cengia rocciosa a circa 3290 m di quota, in corrispondenza della sella che si trova tra la Punta Gaia e la Becca Crevaye, con il suo caratteristico buco nella roccia. L’itinerario, dal colle del Mont Gelé in avanti si sviluppa su sostenute difficoltà alpinistiche valutabili come AD+/D-, includendo un breve tratto di ghiacciaio e misto (dal colle alla Becca di Faudery, con condizioni variabili in base alla stagione), e proseguendo poi sulla cresta, costantemente con notevolissima esposizione, alternando tratti di roccia di buona qualità ad altri molto più mobili e precari.

Il bivacco è concepito per essere completamente reversibile, perseguendo la filosofia dell’impatto ambientale minimo. Poggia su fondazioni non permanenti che si ancorano in maniera puntuale e non invasiva alla roccia, tramite un basamento in carpenteria metallica; al termine del suo ciclo di vita la struttura può essere quindi rimossa senza lasciare alcuna traccia sul suolo. Tutti i componenti sono interamente montati a secco, senza l’uso di calcestruzzo, riciclabili e certi cati ecologicamente.

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Sentiero Italia, partiti i lavori di recupero. Geri: siamo a buon punto https://www.montagna.tv/cms/132906/sentiero-italia-partiti-i-lavori-di-recupero-geri-siamo-a-buon-punto/ https://www.montagna.tv/cms/132906/sentiero-italia-partiti-i-lavori-di-recupero-geri-siamo-a-buon-punto/#respond Mon, 12 Nov 2018 05:00:33 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132906 Da qualche tempo ormai si parla sempre più spesso del progetto, voluto e promosso dal Club Alpino Italiano, di recupero, valorizzazione e rivitalizzazione dello storico Sentiero Italia. Responsabile di questo impegnativo lavoro, forse uno dei più cospicui cui il CAI abbia mai deciso di dedicarsi, è Alessandro Geri socio CAI di Bologna esperto di sentieristica e lunghi cammini.

 

Alessandro, sono iniziato i lavori sul sentiero Italia?

Certo, i lavori sono cominciati, non in modo omogeneo e uniforme in tutta Italia ma sono cominciati. Abbiamo iniziato con le tappe più accessibili in cui c’era più bisogno e, una dopo l’altra le ripasseremo tutte. Diciamo che allo stato attuale ci sono tappe interamente recuperate, altre parzialmente ed altre ancora rimandate successivamente. Questo perché non abbiamo sufficienti risorse umane per poter lavorare contemporaneamente su tutte le tappe del Sentiero.

State lavorando con i volontari del CAI?

Il CAI è strutturato in sezioni e ogni sezione si occupa della rete escursionistica di una parte del territorio, tramite una apposita commissione. I lavori sono eseguiti da volontari del sodalizio, a cui possono affiancarsi realtà locali che accettano il Club Alpino come punto di riferimento. È bella questa interazione tra cittadini e associazione.

Hai detto che una parte del Sentiero Italia è già percorribile, quale?

In ogni Regione ci sono un certo numero di tappa interamente percorribili. Al momento circa il 50% del totale è interamente percorribile, sebbene in modo discontinuo. Ciò significa una percorribilità a macchia di leopardo con tratti agibili più o meno lunghi, inframezzati da tratti impraticabili. Ora poi che gli eventi atmosferici nel Nord Est possono aver danneggiato tratti più o meno lunghi, è necessario monitorare nuovamente tutte le tappe di quell’area. Quindi, escluso il Nord Est, posso dire con certezza che in Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana (salvo per due tappe) ed Emilia-Romagna, il Sentiero è totalmente percorribile ed in corso di segnalazione. I primi problemi si riscontrano invece in Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio dove ci sono delle tratte percorribili, su altre si sta lavorando ed alcune devono ancora essere monitorate. Proseguendo verso Sud in Puglia il SI è una novità assoluta,  la Calabria è invece tutta percorribile, mentre in Sicilia il tracciato aggiornato è in corso di segnalazione. In ogni caso si presenta la necessità di gestire il rapporto con i privati.

Problemi con i privati?

Si, molte parti del Sentiero Italia passano all’interno di terreni privati e possono comportare le limitazioni al transito liberamente imposte dal proprietario. Per questo si stanno pensando delle varianti, che però vanno studiate, trovate e rese agibili.

In Sardegna invece?

In Sardegna più del 50 percento del tracciato ha delle difficoltà di percorribilità, ma in questi mesi si è lavorato per trovare un accordo con l’Agenzia delle  Foreste della Sardegna (Fo.Re.STAS). Un’Agenzia regionale che, a breve, inizierà a lavorare sul Sentiero per rimetterlo a nuovo.

Quali sono i tratti più compromessi?

Difficile identificarli. Preferire quasi non esprimermi a riguardo perché in questo periodo stiamo predisponendo una carta interattiva che sarà consultabile online da chiunque. Su questa sarà indicato il tracciato originario, quello percorso 25 anni fa, e poi saranno indicate tutte le parti del tracciato già recuperate o che sono variate rispetto al Sentiero originario.

Quindi il nuovo Sentiero non rispecchierà in tutto e per tutto il percorso originale?

Qui bisogna fare una piccola precisazione: 25 anni fa il Sentiero è stato percorso, non è stato realizzato. C’è una differenza enorme, perché chiunque, al momento, può percorrere tutta l’Italia per diversi sentieri, che non è detto siano tutti segnabili o che si possano mettere in sicurezza.

Per “fare” il Sentiero Italia bisogna lavorare su un percorso ben segnato, ben tenuto e in sicurezza su cui tutti possono camminare. Il CAI ha l’obiettivo di renderlo permanente, stabile e in sicurezza tutto l’anno.

Come farlo?

Per farlo, oltre a dover affrontare i problemi naturali di percorribilità e con le proprietà private, è necessario affrontare il problema delle strutture ricettive. Non è possibile creare un itinerario di  oltre 6mila chilometri senza fermarsi a dormire da qualche parte. In tutto questo si pone il problema che le strutture ricettive utilizzate durante il Cammina Italia del 1995 oggi non sono più esistenti a causa del basso flusso di frequentatori, che non ha permesso di mantenere attive le strutture. La mancanza di promozione e l’instabilità dell’itinerario hanno giocato a suo sfavore.

Oggi ci troviamo quindi in una situazione complessa e il CAI non ha la bacchetta magica per creare nuovi luoghi d’accoglienza per viandanti, soprattutto in un contesto in cui non si sa quale sarà il vero successo di pubblico dell’iniziativa. Per questo stiamo lavorando per creare delle varianti più facili da mantenere e, soprattutto, che passino nei pressi delle strutture ricettive già esistenti. In contemporanea si cercherà, non conoscendo il flusso di pubblico, di creare della possibilità di accoglienza temporanea grazie ad organizzazioni, come le sezioni CAI o altre, che hanno interesse a darsi da fare e organizzare, su prenotazione, campi temporanei per chi percorre il Sentiero Italia.

A cosa serve però tutto questo, dove sta l’importanza del Sentiero Italia oggi?

Questa è una domanda da un milione di dollari, perché attiene alle opinioni personali, io rispondo quindi per me. Partiamo anzitutto dal tempo richiesto per percorrerlo. Per fare tutto il Sentiero ci vuole un anno, immaginando ogni giorni di fare una tappa. Naturalmente c’è qualcuno che sostiene di metterci meno tempo, ma queste gare con il cronometro non sono nell’ottica e negli obiettivi del CAI. Tornando alle tempistiche: sapendo che ci vuole un anno si capisce anche che non è da tutti percorrerlo, perché non tutti dispongono di un anno di tempo. Nel mondo esistono però persone che, grazie alle loro particolari condizioni di vita, hanno fatto l’intero Cammino di Santiago o l’Appalachian Trail e ancorai i più grandi cammini europei. Per queste persone il Sentiero Italia assume una certa rilevanza e rappresenta un sfida a chiunque voglia cimentarsi in un’esperienza così impegnativa e lunga. Il numero di persone con queste caratteristiche è certamente piccolo. Non si può quindi immaginare che sia questa l’importanza del Sentiero Italia.

Quale sarebbe allora?

Qualcosa di molto più piccolo e semplice. L’opportunità, per chiunque abbia una settimana o chiunque voglia organizzare settimane di cammino, di potersi muovere lungo alcune tappe di un tracciato che nel suo complesso supera i 6mila chilometri.

Come arrivare a questo?

Attraverso la promozione, la commercializzazione e una serie di operazioni che non sono ovviamente competenza del CAI, perché il Club Alpino non è un tour operator. Al momento il CAI sta lavorando su un’infrastruttura che poi verrà consegnata nelle mani della società civile, la quale dovrebbe avere all’interno l’imprenditorialità per promuoverlo e trasformarlo in un prodotti prezioso. Ovviamente questo può accadere, come no. Dipende dallo spirito imprenditoriale delle persone. Può anche accadere in certe aree geografiche e non in altre. Per questo il CAI è pronto a fare da supplente andando dove ci sono i buchi e creando iniziative. D’altronde lo sviluppo della montagna è nato dal Club Alpino, quando ancora nessuno ci vedeva un business o un interesse. Solo dopo è cresciuta la domanda e il mondo professionale ha iniziato a interessarsene.

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