Top News – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Thu, 20 Dec 2018 16:55:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 Una gara a due per la prima traversata dell’Antartide in solitaria e senza aiuti https://www.montagna.tv/cms/134227/una-gara-a-due-per-la-prima-traversata-dellantartide-in-solitaria-e-senza-aiuti/ https://www.montagna.tv/cms/134227/una-gara-a-due-per-la-prima-traversata-dellantartide-in-solitaria-e-senza-aiuti/#respond Thu, 20 Dec 2018 05:00:19 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134227 In questo preciso istante due uomini, molto diversi tra loro ma legati dal medesimo obiettivo, stanno solcando le bianche distese dell’Antartide con le loro pesanti slitte. Entrambi stanno gareggiando per essere i primi a compiere la prima traversata dell’Antartide in solitaria senza assistenza e supporti, ovvero senza l’ausilio di vele o cani e senza rifornimenti.

I due avventurieri sono Colin O’Brady e Louis Rudd.

Colin, classe 1985, è un giovane americano appassionato di alpinismo e avventura, un professionista nel mondo del triathlon. Il 27 maggio del 2017 ha battuto il record mondiale dell’Explorers Grand Slam, portandolo a 139 giorni e in contemporanea ha portato a 132 giorni il Seven Summits Speed Record.

Louis, 49 anni, è un capitano dell’esercito britannico. Ha già alle spalle un’esperienza di spedizione in Antartide ed era grande amico di Henry Worsley, altro ufficiale dell’esercito britannico morto nel gennaio del 2016 cercando di completare la prima traversata antartica in solitaria.

Il primo ad annunciare di essere in partenza per l’Antartide è stato Rudd, lo scorso aprile. Pochi mesi dopo, ad ottobre, è arrivata la notizia della discesa in campo di O’Bready.

Sappiamo al momento che sono giunti entrambi al Polo Sud tra mercoledì e giovedì scorsi, arrivando circa a metà del loro viaggio. Sono trascorsi in sintesi 42 giorni dei 70 previsti per compiere l’intero itinerario.

Punto di partenza di questa avventura, iniziata il 3 novembre 2018, è la piattaforma di ghiaccio Filchner-Ronne. L’arrivo invece corrisponde al tavolato di Ross. Una traversata lunga in totale circa 1504 chilometri.

La velocità con cui stanno procedendo sugli sci, spingendo ognuno la propria slitta contenente i viveri per il viaggio – per un peso di circa 160 chilogrammi alla partenza – è di circa 19 chilometri al giorno.

Ai seguenti link è possibile seguire in diretta la loro traversata:

Colin O’Bready

Louis Rudd

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Si aggiungono due polacchi alla spedizione di Txikon, che ora guarda alla cresta Nord-Est https://www.montagna.tv/cms/134261/si-aggiungono-due-polacchi-alla-spedizione-di-txikon-che-ora-guarda-alla-cresta-nord-est/ https://www.montagna.tv/cms/134261/si-aggiungono-due-polacchi-alla-spedizione-di-txikon-che-ora-guarda-alla-cresta-nord-est/#respond Wed, 19 Dec 2018 05:00:59 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134261 alpinismo, k2, invernale al k2, alex txikon
Foto @ Alex Txikon Facebook Page

A pochissime settimane dalla partenza di Alex Txikon per la spedizione invernale al K2, nuovi dettagli vengono svelati.

Prima di tutto il team -composto fino ad oggi da Alex, Félix Criado e cinque sherpa – si allarga a due polacchi, non estranei al basco e alle faccende invernali: Pawel Dunaj e Marek Klonowski. Il primo è certo, il secondo non ancora confermato per motivi di sponsorizzazioni.

I più attenti si ricorderanno dei due alpinisti per essere stati parte della cronaca della stagione fredda al Nanga Parbat con il loro gruppo “Nanga Dream – Justice for All” di cui faceva parte anche Tomek Mackiewicz nel 2014 (erano anche sotto la parete Rupal nel 2016).

A darne notizia lo stesso basco al giornalista polacco Michal Rodak, al quale ha anche confermati di aver accolto l’invito della spedizione russo-kazaka di cooperare, almeno al campo base. I due team, che trascorreranno l’inverno ai piedi del K2 divideranno la tenda cucina e mensa.

Non si sa, al momento, se la collaborazione si fermerà lì o proseguirà anche sulla montagna. Forse però le strade dei due team potrebbero separarsi dato che i russi hanno dichiarato di voler salire dalla via italiana lungo lo Sperone degli Abruzzi, mentre Txikon sembra aver messo il naso sulla via statunitense del 1978 che parte dalla parete est e sale lungo la cresta nord-est per ricongiungersi poi nella parte terminale della Spalla. Sembra difficile da immaginare dati i venti che spazzano la montagna, è molto più probabile che il basco torni sui suoi passi e decida anche lui per lo Sperone degli Abruzzi, avendo tutti escluso la Cesen dopo il fallimentare tentativo polacco dell’anno scorso.

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Parte oggi Daniele Nardi per il Nanga Parbat https://www.montagna.tv/cms/134237/parte-oggi-daniele-nardi-per-il-nanga-parbat/ https://www.montagna.tv/cms/134237/parte-oggi-daniele-nardi-per-il-nanga-parbat/#comments Tue, 18 Dec 2018 05:00:22 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134237 Parte oggi Daniele Nardi, destinazione il Nanga Parbat.

Con Nardi anche Tom Ballard, già compagno di cordata la scorsa estate sul Link Sar, Rahmat Ullah Baig, alpinista pakistano nel team della spedizione del 2004 “K2 60anni dopo” e un altro alpinista pakistano. Quest’ultimi, ci tiene a chiarire Nardi, parteciperanno come membri effettivi, non come portatori d’alta quota, mossi dal desiderio di scalare la loro montagna.

Anche se sarà la quinta volta a Nanga Parbat, Nardi spiega ai microfoni di Radio24 che salire in inverno questa montagna non è un’ossessione. “Il mio grande sogno è aprire una via nuova in inverno su una montagna di 8000. Riuscire a completare lo Sperone Mummery, arrivare tra i 6900 ed i 7000, quando si può considerare conclusa questa nuova via, è il mio primo grande obiettivo. Poi certo, cercherò di tirare su fino alla vetta”.

“L’idea dello stile, della filosofia, è superiore all’ossessione che ho per il Nanga Parbat – conclude l’alpinista di Sezze –. Ci vado con una libertà mentale e con una preparazione fisica che è la base per ottenere un bel successo non solo pratico, ma anche di messaggio rispetto al coraggio, alla forza, alla determinazione di rimettersi in piedi e vincere le sfide della vita”.

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Intervista a Stefano Ghisolfi dopo il 9b+ che lo ha portato tra i più grandi dell’arrampicata https://www.montagna.tv/cms/134131/intervista-a-stefano-ghisolfi-dopo-il-9b-che-lo-ha-portato-tra-i-piu-grandi-dellarrampicata/ https://www.montagna.tv/cms/134131/intervista-a-stefano-ghisolfi-dopo-il-9b-che-lo-ha-portato-tra-i-piu-grandi-dellarrampicata/#respond Mon, 17 Dec 2018 05:00:41 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134131 Il 7 dicembre scorso Stefano Ghisolfi è entrato a far parte dell’olimpo dei climber riuscendo nella salita di Perfecto Mundo, una delle vie di arrampicata più difficili al mondo gradata 9b+. La via, che si trova a Margalef in Catalogna nel settore Racò de la Finestra, era stata chiodata da Chris Sharma anni fa e liberata da Alexander Megos solo quest’anno.

Si tratta della via d’arrampicata più dura che si conosca dopo Silence, il primo 9c al mondo liberato da Adam Ondra nell’autunno 2017, a Flatanger in Norvegia.

Con questa incredibile realizzazione Ghisolfi è così entrato a far parte dei quattro migliori arrampicatori di tutti i tempi. Oltre a lui infatti solo altre tre persone sono riuscite nella salita di questa difficoltà e sono i già citati Adam Ondra, Chris Sharma e Alexander Megos.

 

Ora fai parte dell’olimpo dei più grandi…

Siamo solo in quattro ad aver fatto il 9b+. È stato particolarmente emozionante portare a termine la salita. Il momento in cui sono arrivato in cima è stato una liberazione, dato che era tanto tempo che la provavo. Ho provato tante emozioni insieme, mi sentivo soddisfatto, felice e appagato.

Quando hai iniziato a provarla?

Nel dicembre dello scorso anno. È stato un percorso lungo, durato un anno.

Un anno e tanti viaggi…

Si, sono andato sei volte in Spagna, in tutto l’ho provata per 32 giorni. La provavo due o tre volte al giorno, l’avrò tentata una novantina di volte in tutto. Le prime volte cercavo di capire come salire, poi ho iniziato a provarla per chiuderla. Cadevo sempre nello stesso punto, in un passaggio dinamico, chiamato crux, dove da un monodito si passa a una pinza. È il passo più duro della via, il passaggio chiave. Quando infatti sono riuscito a prendere la pinza e a tenerla non sono più caduto e sono andato in cima.

Foto Stefano Ghisolfi

Oltre il passaggio chiave quali sono le caratteristiche di Perfecto Mundo?

La prima parte della via non è durissima, ma ti stanca. Salendo però si arriva a un riposo dove io ho cercato di recuperare il più possibile prima della sezione più intensa, che culmina con la pinza del crux. Di per se il passaggio in se non è difficile, come singolo movimento sarei riuscito a farlo senza grossi problemi. La parte più complessa era cercare di arrivare abbastanza riposati al passaggio in modo da collegare il movimento a tutta la parte sotto.

Questo che si sta concludendo per te è stato un anno intenso ma ricco di felicità. È iniziato con la nuova vita di Sara ed è terminato con Perfecto Mundo…

Come è iniziato bene è continuato, con le gare, nel migliore dei modi e si è concluso alla perfezione.

Foto Stefano Ghisolfi

Per il 2019 hai già in mente qualche nuovo progetto?

L’anno prossimo mi concentrerò principalmente sulla qualifica alle Olimpiadi. Per questo motivo diminuirò la scalata su roccia. Ho comunque in mente alcuni progetti da realizzare vicino casa, ad Arco, in modo da poter coniugare sia l’allenamento che la falesia. In questo modo posso allenarmi e scalare su roccia senza dover fare lunghi viaggi che potrebbero portarmi via tempo ed energie.

Visto che hai citato le Olimpiadi, come te le immagini?

Saranno certamente difficili perché è una disciplina nuova e nessuno sa ancora bene come allenarsi e come potranno andare le cose. Per me personalmente la parte più complessa sarà allenare le due discipline che non faccio da tempo: speed e boulder. Nel frattempo dovrò anche mantenere un buon livello nel lead, come quest’anno già andrebbe bene. Al momento quindi concentrerò tutti i miei sforzi per migliorarmi nella velocità e nel boulder.

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Tommy Caldwell lancia l’allarme: “I cambiamenti climatici nella Yosemite Valley sono sconcertanti” https://www.montagna.tv/cms/134084/tommy-caldwell-lancia-lallarme-i-cambiamenti-climatici-nella-yosemite-valley-sono-sconcertanti/ https://www.montagna.tv/cms/134084/tommy-caldwell-lancia-lallarme-i-cambiamenti-climatici-nella-yosemite-valley-sono-sconcertanti/#respond Sun, 16 Dec 2018 05:00:54 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134084
foto @ Tommy Caldwell Facebook Page

Considero ancora la valle dello Yosemite uno dei posti più belli della terra. Ma gli effetti del cambiamento climatico qui sono sconcertanti” – inizia così l’accorato appello lanciato da Tommy Caldwell sui suoi canali social, rivolto a tutti gli appassionati di montagna perchè aprano gli occhi e si rendano conto che il climate change non sarà solo un problema delle generazioni a venire, in quanto il suo impatto è già ben visibile anche nella sua amata Yosemite Valley.

Nel suo messaggio viene citato lo scarabeo dei pini, agente causale della trasformazione in corso delle dense pinete della valle in boschi di quercia molto più aperti. E ancora i 96000 acri bruciati nell’incendio del Ferguson Fire la scorsa estate.

La stagione buona per arrampicare si è spostata di almeno un mese e la neve copre raramente il suolo della valle. Non è difficile trovare qualcuno in questi giorni che non abbia sperimentato delle condizioni meteo molto inusuali” – dichiara Caldwell, aggiungendo che non serve fare ricerche per capire che sintomi simili siano soltanto l’inizio di un problema ben più grave, ammettendo poi che tutto ciò lo abbia portato per la prima volta nella vita a considerare gli interventi umanitari e quelli ambientali sullo stesso piano di importanza.

foto @ Tommy Caldwell Facebook Page

Abbiamo bisogno di un pianeta sano e in grado di prosperare, mentre al momento la nostra casa è indubbiamente malata. Spesso mi soffermo a riflettere su quale sia stata la ragione per cui tanta gente si sia commossa di fronte a The Dawn Wall. Di certo la risposta non ha a che vedere con l’arrampicata. Forse il motivo è che la storia trattasse di compassione umana e di una ostinata realizzazione di un sogno. Ognuno in fondo ha la necessità di trovare qualcosa di cui prendersi profondamente cura. Forse dovremmo considerare la possibilità di lasciare che le minacce alla sopravvivenza del nostro pianeta e dei nostri compagni ci riportino alla vita.”

Un invito a prendere coscienza del fatto che sia ora il momento di intervenire e fare ognuno qualcosa nel proprio piccolo per aiutare il Pianeta, accolto con entusiasmo da Alex Honnold che su Instagram ha ringraziato l’amico per i bei sentimenti espressi. Immediata l’ironica e allo stesso tempo affettuosa risposta di Caldwell: “Ho preso spunto da alcune cose che in realtà hai detto tu”.

 

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Marc Batard: impresa invernale sul Monte Bianco per prepararsi al ritorno sull’Everest https://www.montagna.tv/cms/134159/marc-batard-impresa-invernale-sul-monte-bianco-per-prepararsi-al-ritorno-sulleverest/ https://www.montagna.tv/cms/134159/marc-batard-impresa-invernale-sul-monte-bianco-per-prepararsi-al-ritorno-sulleverest/#respond Sat, 15 Dec 2018 05:00:54 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134159 Lo scorso settembre avevamo annunciato il proposito di Marc Batard di festeggiare i suoi 70 anni tornando nuovamente sulla vetta più alta del Pianeta. L’alpinista francese, celebre per la sua salita dell’Everest nel 1988, compiuta in solitaria e senza ossigeno nel tempo record, ancora imbattuto, di 22 ore e 29 minuti, ha dichiarato di avere intenzione di ripetere l’impresa senza ossigeno supplementare.

Finalmente sono disponibili nuovi dettagli in merito al progetto ribattezzato “Beyond Everest”.

Batard compirà la nuova ascesa entro il 2022, con due esperti compagni di cordata: il nepalese Passang Naru Sherpa, che nel suo curriculum vanta 13 ascensioni dell’Everest e il pakistano Muhammad Ali Sadpara, che alle sue spalle ha due salite del K2 e la prima invernale del Nanga Parbat.

Il progetto si prefigge anche uno scopo culturale, quello della creazione della prima scuola di formazione per guide di altissima montagna.

Prima di partire alla volta dell’Himalaya il trio ha deciso di compiere un’invernale sul Monte Bianco.

La partenza è prevista per il 21 dicembre 2018 da St Gervais. Il 2 gennaio è previsto l’arrivo a Chamonix. L’itinerario tra i due punti è al momento un mistero e non sarà rivelato fino all’ultimo minuto. Senza scendere nei particolari, il leader della spedizione ha soltanto affermato che “questa lunga ascensione verrà compiuta senza l’utilizzo di impianti di risalita e sarà un eccellente esercizio tecnico per la cordata”.

Di certo il programma dipenderà molto anche dalle condizioni  meteorologiche di fine dicembre.

I tre partiranno con 26 chili sulle spalle, prevedendo di trascorrere 5 notti in tenda e 7 in bivacco.

Un altro elemento che è stato reso noto è l’idea della cordata di trascorrere la vigilia di Natale in vetta al Monte Bianco, a 4810 metri di quota e di svegliarsi il primo giorno del 2019 sulla vetta delle Grands Jorasses (4208 m).

In sintesi un bel programma per passare le feste fuori casa, con le barrette Ovomaltine e la zuppa liofilizzata al posto di pandoro e cotechino!

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Sicurezza sulla neve: non si smette mai di imparare https://www.montagna.tv/cms/134070/sicurezza-sulla-neve-non-si-smette-mai-di-imparare/ https://www.montagna.tv/cms/134070/sicurezza-sulla-neve-non-si-smette-mai-di-imparare/#comments Fri, 14 Dec 2018 05:00:55 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134070 La sicurezza sulla neve è un tema che ci troviamo ad affrontare tutti gli anni.  Già ai primi fiocchi infatti scialpinisti e freerider rispolverano gli sci per immergersi nelle neve fresca e andare alla ricerca della curva perfetta. Ogni anno sono sempre più gli appassionati che, attratti da un diverso contatto con la natura e con la neve, scelgono di lasciare le piste. Ma, non sono solo sciatori e snowboarder ad andarsi “a cercare” situazioni di rischio. Molto frequentemente troviamo anche i ciaspolatori che, certi non possa accadergli nulla, si muovono spesso senza alcuna nozione di autosoccorso e (cosa ancor più grave) senza aver con se ARTVA, pala e sonda. Ne abbiamo parlato con il neoeletto direttore del Soccorso Alpino valdostano, Paolo Comune, che fin dai primi giorni di questa nuova stagione si è trovato a dover affrontare situazioni di emergenza purtroppo conclusesi in tragedia.

 

Paolo, di fronte a che tipo di stagione ci troviamo?

Nonostante sia molto diffusa l’idea che non ci sia tanta neve, bisogna sottolineare che dai 2000 metri a salire ci sono almeno un paio di metri, ci sono quindi delle condizioni prettamente invernali. Ovviamente parlo per quanto riguarda la Valle d’Aosta.

Quel che però posso consigliare a tutti, prima di partire per una gita, è di consultare il bollettino valanghe. Se possibile suggerisco di monitorarlo quotidianamente in modo da poter seguire l’evoluzione del manto nevoso.

Hai invece qualche consiglio per chi è alle prime armi?

Se non hanno alcuni tipo di esperienza consiglio di iniziare a conoscere lo scialpinismo rimanendo all’interno dei comprensori, almeno per le prime volte. Sono molte le zone che si stanno dotando di percorsi attrezzati, bonificati, che escludono il rischio valanghe.

Oltre a questo è fondamentale seguire dei corsi o fare almeno un paio di uscite con una guida che possa insegnargli a leggere i pendii. Per fare un esempio riprendo quanto accaduto lo scorso fine settimana a Chamois. In quei giorni c’era rischio 3, ma questo non significa che non si possa fare scialpinismo. Ovviamente servono degli accorgimenti e ci sono aree da evitare. Quel che però voglio sottolineare è che le situazioni di pericolo, in alcune aree, ci possono essere ugualmente a prescindere da quel che dice il bollettino. Un occhio allenato ed esperto le sa riconoscere, chi invece non ha questa esperienza le ignora. Dedicare tempo allo studio e all’approfondimento di quelle che possono essere situazioni a rischio è fondamentale.

Esperienza, ma anche attrezzatura di qualità…

Certamente. Come attrezzatura minima ricordo sempre di portare con se ARTVA, pala e sonda. Oggi poi ci sono tutti i sistemi ABS-airbag che, è stato dimostrato, aumentano la possibilità di rimanere in superficie.

Oltre a questo è fondamentale avere con se cellulare con batteria carica, cosa che si spesso per scontata. È importante per attivare subito i soccorsi. Nel caso di una valanga infatti è fondamentale intervenire nel modo più tempestivo possibile.

Le statistiche ci dicono che dopo venti minuti sotto rimane sono più l’11 percento di possibilità di trovare una persona in vita. Analizzando la procedura d’intervento del soccorso alpino, faccio di nuovo un esempio sulla Valle d’Aosta, noi impieghiamo circa 14 minuti per poter arrivare nella zona più lontana dalla nostra base. Vuol dire che siamo già al limite, poi dobbiamo anche trovarlo e scavarlo. Per questa ragione è anche fondamentale che i compagni siano in grado di intervenire nella ricerca e nel soccorso della persona.

Basandoti sulla tua esperienza, quanti sono i frequentatori in grado di intervenire in un soccorso?

Sempre di più. Qui da noi abbiamo avuto molti casi in cui ad intervenire sono stati i compagni di gita o, addirittura, altri gruppi che si trovavano in zona.

Come dicevamo in introduzione non sono solo gli scialpinisti ad essere in pericolo, ma anche i ciaspolatori…

Si, con loro in realtà è un po’ più difficile perché pensano sempre che su percorsi facili non ci siano problemi. In realtà però sotto alcuni pendii, che magari si affacciano su semplici tracciati, il pericolo esiste sempre. Bisogna fare informazione, e questo è compito anche del Soccorso Alpino, per dare consapevolezza.

Quanto è importante questo continuo processo di formazione?

È fondamentale, ma non solo verso lo studio e la conoscenza della valanghe. È necessario studiare anche gli strumenti che si acquistino in modo da saperli utilizzare nel modo più efficace possibile. Per intenderci si possono acquistare diverse marche di ARTVA ed è necessario conoscerne il funzionamento alla perfezione in modo da saperlo utilizzare anche sotto stress dopo una valanga. Si tratta di un allenamento che vale per tutti dai tecnici del soccorso, ai professionisti, agli amatori.

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Cerro Solo, prima vetta patagonica per la cordata Urubko-Cardell https://www.montagna.tv/cms/134108/cerro-solo-prima-vetta-patagonica-per-la-cordata-urubko-cardell/ https://www.montagna.tv/cms/134108/cerro-solo-prima-vetta-patagonica-per-la-cordata-urubko-cardell/#comments Thu, 13 Dec 2018 12:29:01 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134108 Denis Urubko e Maria Pipi Cardell sono partiti per la Patagonia lo scorso 28 novembre. Torneranno al termine di gennaio, un tempo lungo per il solo obiettivo del Cerro Torre, dove hanno intenzione di ripetere la via dei Ragni, come ha anche fatto notare la spagnola ad Urubko.

“«Che cosa faremo in Patagonia per così tanto tempo?» mi ha chiesto Maria più volte. 
«Questi mesi voleranno via come una settimana», ho risposto sorridendo in modo romantico. 
«Allora cosa faremo?»
«Conosceremo noi stessi e le nostre abilità! E esploreremo l’area»”

In realtà la versione zen di Denis Urubko è durato ben poco: “Dopo alcuni giorni fu il mio turno di dubitare e mi prese il nervosismo. «Cosa possiamo fare qui per così tanto tempo?» Ho pensato sconcertato ad alta voce.
«Non lo so – mi ha risposto Maria scollando le spalle – Cosa hai deciso?»”.

La risposta alla domanda di Pipi Cardell è stata il Cerro Solo, una vetta facile e soprattutto di non difficile accesso data la vicinanza al villaggio di El Chaltén. La montagna perfetta per iniziare senza stancarsi in vista dei veri obiettivi della spedizione.

Denis e Maria hanno aperto una nuova variante sullo sperone di roccia, come ha spiegato la spagnola su Instagram.

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È Natale a Montagna.tv! in regalo il gioco da tavolo “La Sfida agli 8000” di Marco Confortola https://www.montagna.tv/cms/133862/e-natale-a-montagna-tv-in-regalo-il-gioco-da-tavolo-la-sfida-agli-8000-di-marco-confortola/ https://www.montagna.tv/cms/133862/e-natale-a-montagna-tv-in-regalo-il-gioco-da-tavolo-la-sfida-agli-8000-di-marco-confortola/#respond Wed, 12 Dec 2018 05:00:56 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133862 Babbo Natale è arrivato in anticipo a Montagna.tv e ha portato in redazione “La Sfida degli 8000” di Marco Confortola. Un gioco perfetto per trascorrere le festività alle porte: grandi e piccini potranno riunirsi attorno ad un tavolo a tentare di conquistare le grandi montagne, ma non solo. 

Lo scopo principale del gioco, oltre a divertirsi, è infatti imparare! per avanzare nella propria collezione di 8000 è necessario rispondere correttamente a dei quiz su temi importanti della montagna: sicurezza, educazione ambientale, storia, ma anche buone maniere e norme di comportamento. Un modo per apprendere (o anche solo per rinfrescare la memoria), con leggerezza, qualcosa di molto importante: la cultura della montagna.

E poiché a Natale siamo tutti più buoni, abbiamo chiesto a Babbo Natale di passare anche da cinque lettori di Montagna.tv per regalare il gioco “La Sfida agli 8000”.

Come fare? è semplicissimo:

  • Preparare un piattino con dei biscotti e un bicchiere di latte per Babbo Natale. Non dimenticare le carote per Rudolf e le altre renne
  • Pulire il camino
  • Rispondere correttamente a tutte le domande. I primi 5 riceveranno la visita di Babbo Natale!

 

Quiz chiuso: gli elfi hanno già portato tutte le letterine a Babbo Natale!

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Giornata Internazionale della Montagna: la montagna senza lentezza non è più montagna https://www.montagna.tv/cms/133890/giornata-internazionale-della-montagna-la-montagna-senza-lentezza-non-e-piu-montagna/ https://www.montagna.tv/cms/133890/giornata-internazionale-della-montagna-la-montagna-senza-lentezza-non-e-piu-montagna/#comments Tue, 11 Dec 2018 05:00:37 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133890 Oggi, 11 dicembre, è la Giornata Internazionale della Montagna, un’occasione per fermarsi e riflettere sulle Terre Alte. Per questo vogliamo festeggiarla quest’anno con un pensiero di Maurizio Gallo che ci sprona tutti a vivere la montagna con lentezza.

 

Da un po’ di tempo rifletto su quest’idea e rimango sempre molto sorpreso perchè in montagna vengono trasferite tutte le iperattività di oggi, senza che nessuno cerchi di opporsi a questo processo: non si pensa ad altro che a correre e consumare tutto quello che si tocca o si vede.

E’ importante, per salvarla da un progressivo svuotamento di valori e contenuti, sostenere un messaggio che presenta una montagna lenta, che si richiama al calmo procedere del montanaro, non per forza estrema, che offre uno spazio per esperienze profonde e costruttive in contrapposizione con un mondo che ci trascina verso una sempre più esasperata vita di corsa: corriamo in auto, corriamo sul lavoro, corriamo nei parchi per mantenerci allenati e belli fisicamente, corriamo sui tapis roulant nelle palestre: è possibile che dobbiamo correre sempre anche quando andiamo in montagna?

La corsa è diventata l’attività sportive primaria in montagna, chi fa i record giustifica il proprio approccio anche rifacendosi al principio “meno tempo ci metti più sicuro sei”, ma poi trascinano dietro di sé una miriade di corridori urbani che molto spesso hanno poca cultura della montagna e talvolta finiscono nei guai.

La mattina in montagna prima di andare a sciare si corre per le strade, la sera si corre con la frontale, nello scialpinismo si corre con la tutina attillata, in estate si corre lungo i sentieri e così via.

Ribadivo questo concetto almeno un anno fa e guardandomi intorno e leggendo le cronache alpinistiche non ho cambiato idea, anzi direi che la situazione è ancora peggiorata.

Mi ripeto perché penso che sia veramente importante mandare un messaggio diverso per noi che andiamo in montagna e per la montagna stessa che sta cambiando a nostra insaputa: sta cambiando a causa del cambiamento climatico, sta cambiando per le sempre più frequenti avversità atmosferiche, sta cambiando perché viene sempre più inquinata dalla presenza umana, ma sta cambiando anche perché noi che la frequentiamo la trasformiamo in una palestra.

Da giovane quando ho iniziato ad innamorarmi della montagna e della sua gente cercavo di imitare il passo lento del montanaro con le scarpe grosse che seguivo lungo i sentieri per acquisirne il ritmo e la scelta degli appoggi: il procedere lento che aveva come obiettivo di ridurre al minimo la fatica muscolare per poter percorrere tutti i giorni lunghe distanze portando sulle spalle zaini molto pesanti per approvvigionare gli alpeggi in quota o i rifugi.

Mia suocera da ragazza portava il mangiare dalla casa nel fondovalle ai familiari che seguivano le mucche al pascolo e preparavano il formaggio, ancora oggi vedo come cammina con la schiena sempre inclinata in avanti, ma dritta e senza gobba, e appena il sentiero sale il suo camminare la porta a raddrizzare il ginocchio posteriormente ad ogni passo spostando lo sforzo dal muscolo al sistema articolare per affaticarsi il meno possibile.

In Nepal camminando da tanti anni con i portatori Sherpa ho imparato il loro procedere in discesa: un rotolare verso valle senza modificare l’altezza del bacino rispetto al terreno, quasi si muovessero su un piano inclinato assorbendo tutti i salti nel sentiero usando le gambe come ammortizzatori.

In Pakistan rimango esterrefatto quando cammino sui ghiaioni con i locali che passano di sasso in sasso senza spostarli, quasi galleggiassero sulle pietre spinti da una forza interna che non parte dall’avampiede, come si fa quando si corre), ma da una specie di moto lineare di tutto il corpo: riuscire a muoversi come loro è per noi impossibile!

Ecco, bisognerebbe scrivere un libro dal titolo “lo Zen e l’arte di camminare in montagna” per imparare tutti i segreti del procedere lento e che poi diventa anche veloce e sicuro nel lungo periodo: vorrei vedere quelli che oggi corrono in montagna cosa faranno fra qualche anno con le ginocchia distrutte e la schiena a pezzi: il montanaro non poteva permettersi di fermarsi per acciacchi, doveva continuare a camminare anche da vecchio poiché senza lo spostarsi a piedi la sua vita sarebbe finita inevitabilmente.

Se non si trasmette questa messaggio di una montagna lenta si rischia di trasformarla semplicemente in un dislivello positivo o negativo e in un tempo di percorrenza, niente altro che una palestra per allenarsi.

Anch’io ho corso in montagna, ho fatto gare di scialpinismo, ma la cosa che non ho mai perso è sempre stata la gioia di fermarmi a guardare e a parlare con la gente del posto, di amare la montagna come un mondo delle meraviglie, cercando in tutte le maniere di farne parte, non l’ho mai vissuta come una giostra: comprendo chi oggi corre, ma vorrei che si capisse che dobbiamo far di tutto per comunicare una montagna lenta perché la montagna senza lentezza non è più montagna.

E poi il famoso proverbio ci ricorda che chi si muove piano in montagna con le scarpe grosse ha anche il cervello fino…

 

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