Sicurezza in montagna – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Tue, 11 Dec 2018 14:43:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Umbria. Soccorso Alpino e Speleologico a rischio chiusura https://www.montagna.tv/cms/133264/umbria-soccorso-alpino-e-speleologico-a-rischio-chiusura/ https://www.montagna.tv/cms/133264/umbria-soccorso-alpino-e-speleologico-a-rischio-chiusura/#comments Fri, 23 Nov 2018 05:00:19 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133264 In questi momenti, nonostante i tanti attestati di stima che quotidianamente riceviamo, sto valutando la possibilità di mettere in vendita i mezzi del SASU e rassegnare le mie dimissioni da presidente del Soccorso Alpino Speleologico Umbria” – queste le parole con cui Mauro Guiducci annuncia, attraverso un comunicato dai toni forti ma anche malinconici, la potenziale chiusura del SASU – “Da oltre 50 anni salviamo la gente, da oltre 2 anni ci fanno promesse disattese: forse è arrivato il momento di abbandonare tutto“.

Uno scenario preoccupante quello si delinea dunque in Umbria, “una grande disfatta”, come la definisce lo stesso Presidente, sottolineando che la Regione perderebbe un servizio professionale e di qualità a danno della popolazione che ha sempre sostenuto il Soccorso Alpino e ha sempre contato sulla sua presenza capillare sul territorio. L’abbandono del servizio giungerebbe come conseguenza del mancato recepimento da parte della Regione Umbria della disciplina nazionale in merito all’operato del Corpo nazionale soccorso alpino speleologico.

Come spiega infatti Guiducci, “tale attività è svolta sì da volontari, ma questi hanno l’obbligo normativo (e di coscienza) di mantenere sempre aggiornate le qualifiche, di dotarsi di tecniche sempre più all’avanguardia facendo corsi specifici (speleologi, alpinisti, forristi per citarne qualcuno), di utilizzare materiali ed attrezzature che consentano di intervenire al meglio, di contare su mezzi di trasporto idonei ai territori impervi che devono sempre essere pronti e perfettamente funzionanti. Inoltre, l’attività implica che vi siano delle sedi dove ricoverare mezzi ed attrezzature, allenarsi, fare riunioni tecniche e logistiche“. Tutte attività che hanno dei costi, in termini di tempo e denaro. Le ore di servizio sono messe a disposizione in maniera volontaria per il bene comune ma i costi elevati non possono derivare esclusivamente da donazioni spontanee dei cittadini. Servono finanziamenti pubblici. Dal 2015 il SASU ha stipulato una convenzione con la Regione Umbria che stanzia annualmente 150.000 euro, una somma che riesce a coprire a malapena metà delle spese affrontate, soprattutto in considerazione dei costi imprevisti legati all’emergenza terremoto.

“In queste condizioni non siamo più in grado di andare avanti– spiega il Presidente – “ da un lato, l’impossibilità di accedere ad un mutuo o altro tipo di finanziamento per poter acquistare la nostra sede regionale (attualmente sottoposta a curatela fallimentare e ad ogni asta abbiamo un nodo in gola auspicando che non vi siano acquirenti), dall’altro, la ferma decisione di non volere effettuare dei tagli, perché significherebbe tagliare le spese necessarie per la formazione, la manutenzione dei mezzi, le attrezzature, con irrimediabili conseguenze sulla qualità del nostro servizio che si tradurrebbe in costi ben più gravi, quelli delle vite umane delle persone soccorse e dei soccorritori“.

Una storia lunga quella del SASU, fondato nel 1966 quando un gruppo di alpinisti e speleologi umbri decise di dar vita ad una struttura che garantisse un soccorso tecnico organizzato in montagna e che è stato sempre presente nel fronteggiare ogni tipo di criticità soprattutto in questi ultimi anni, dal sisma del 2016 all’emergenza neve dell’inverno 2017 con la tragedia di Rigopiano fino al complesso intervento nelle Gole del Raganello in Calabria pochi mesi fa. “Sono le cosiddette maxiemergenze o situazioni particolarmente difficili” – aggiunge Guiducci – “Non va dimenticato però che, contemporaneamente ad esse, ogni giorno, per 365 giorni l’anno, in qualsiasi ora del giorno e della notte, senza conoscere festività, gli uomini e le donne del Soccorso alpino e speleologico Umbria (Sasu) si occupano della ‘ordinaria’ attività di soccorso”.

Soltanto lo scorso anno sono state almeno 100 le missioni di soccorso effettuate non solo in Umbria ma anche fuori regione, in cui sono stati impegnati tecnici ed operatori professionisti della montagna ma anche medici ed infermieri in grado di muoversi in parete o in grotta autonomamente. Un vero team di specialisti unico nel suo genere , cui la legge n. 74/2001 riconosce un ruolo esclusivo per l’espletamento del servizio di emergenza urgenza tecnico sanitario, in ambiente impervio ed ostile.

Stupisce dunque che tra le poche Regioni che ancora non abbiano ad oggi emanato una normativa per regolare i rapporti in via stabile con il Soccorso alpino e speleologico, compaia proprio l’Umbria che vanta un 60% di territorio montano ad alto rischio sismico.

Dopo due anni di promesse e rinvii il Presidente Guiducci ritiene che il tempo stia per scadere e sottolinea che qualcuno dovrà un giorno farsi un esame di coscienza, “così rischiamo di buttare via tutto quello che è stato costruito in oltre 50 anni di storia di soccorso in montagna, in grotta e in tutti i territori impervi dell’Umbria”.

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Diverse vittime tra i cercatori di funghi nel weekend, i consigli per ridurre i rischi https://www.montagna.tv/cms/130436/diverse-vittime-tra-i-cercatori-di-funghi-nel-weekend-i-consigli-per-ridurre-i-rischi/ https://www.montagna.tv/cms/130436/diverse-vittime-tra-i-cercatori-di-funghi-nel-weekend-i-consigli-per-ridurre-i-rischi/#comments Mon, 17 Sep 2018 12:00:38 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=130436 Nel weekend appena concluso ci sono stati diversi casi di cronaca nera legati ad un’attività apparentemente sicura: la ricerca dei funghi. Un settantenne di Marziai, Evelino Zanella, è stato ritrovato privo di vita sabato nella zona della Valle del Cort. L’uomo sarebbe caduto e scivolato per una cinquantina di metri, forse a causa di un malore.

Altri due casi molto simili hanno coinvolto nella stessa giornata e sempre in provincia di Belluno un settantunenne veneziano e un settantaquattrenne di Pedavena. Il primo cercava funghi con un gruppo di cinque persone, una delle quali ha individuato il suo corpo ormai esanime, mentre l’altro è stato avvistato, senza vita, da altri cercatori della zona.

L’attività di cercare funghi commestibili è molto diffusa nelle zone montuose e boschive del nostro paese. La pratica non è però priva di pericoli come si potrebbe pensare. Per questo motivo è buona pratica seguire delle norme di base e degli accorgimenti, che consentano di ridurre i rischi.

Prima di tutto un valido punto di partenza è conoscere la zona in cui si andrà ad operare. Avere esperienza dell’area in cui si intende effettuare quella che, a tutti gli effetti, è un’escursione, significa conoscerne i pericoli e poterli evitare. Questo è specialmente vero nel caso in cui si vada in montagna, il cui ambiente già di per sé nasconde delle insidie.

I funghi crescono poi specialmente nel sottobosco e in zone caratterizzate da forte umidità. Questo ovviamente contribuisce ad aumentare il rischio, perché significa muoversi, anche per diverse ore, attraverso aree in cui è molto facile scivolare o, in caso di malore o incidente, cadere senza controllo. È quindi bene munirsi di attrezzatura adatta, soprattutto calzature adeguate a spostarsi su fondi umidi e scivolosi.

Cercare funghi richiede poi grande attenzione e conoscenza, perché le specie velenose simili ad altre varietà invece commestibili sono numerose. Per questo motivo è necessario adottare cautela anche nel momento stesso in cui si raccolgono e magari consultare una guida prima di consumarli. Saper distinguere le varietà velenose da quelle commestibili è una necessità, perché quelle sbagliate possono causare vere e proprie intossicazioni alimentari o, nel caso delle specie più pericolose, avvelenamento.

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Piemonte: via all’elisoccorso notturno nei rifugi https://www.montagna.tv/cms/130115/piemonte-via-allelisoccorso-notturno-nei-rifugi/ https://www.montagna.tv/cms/130115/piemonte-via-allelisoccorso-notturno-nei-rifugi/#respond Tue, 11 Sep 2018 08:37:37 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=130115 Lo scorso 20 agosto, poco dopo le 21.00, quando ormai il buio aveva avvolto le montagne piemontesi, il chiaro rumore di un elicottero in salita verso l’alta valle Pellice ha riempito l’aria notturna. Si trattava del primo volo di validazione per quanto riguarda l’operatività notturna dell’elisoccorso presso i rifugi alpini in Piemonte. Nel dettaglio questo primo volo è stato effettuato con atterraggio presso il rifugio Willy Jervis (Località Conca del Prà, Bobbio Pellice) ed è stato seguito in diretta dal Comitato Direttivo Regionale del CAI Piemonte con la presidente Daniela Formica, i vice Bruno Migliorati e Carla Nicola e i consiglieri Ivan Borrone e Gianni Brocca. Oltre a loro presenti anche il Consigliere centrale Alessandro Ferrero Varsino, il Presidente della Commissione Centrale Rifugi Giacomo Benedetti, la Sez. UGET Val Pellice con il Consigliere Fabrizio Soldani, il presidente del Soccorso Alpino piemontese Luca Giaj Arcota e Roby Boulard, Guida Alpina e gestore del rifugio Jervis.

Il progetto, fortemente voluto dalla Direzione S.C. Elisoccorso 118 Az. Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, al quale collaborano il GR CAI Piemonte, il CNSAS, l’Associazione dei Gestori AGRAP e le Amministrazioni locali, prevede l’individuazione dei rifugi alpini di significativo riferimento alpinistico ed escursionistico, in prossimità dei quali sia possibile rendere disponibile ed attrezzare l’area per l’atterraggio notturno, ed avrà prossimamente sviluppo con nuovi voli di validazione delle rotte di avvicinamento.

Per festeggiare questo nuovo traguardo raggiunto dall’elisoccorso la Regione Piemonte sta organizzando, per il prossimo 21 settembre alle 19.30 presso il Campo Volo di Torino, un evento di ringraziamento a sindaci, volontari e forze dell’ordine che con il loro impegno e la loro competenza rendono possibile questo servizio 365 giorni l’anno. Alla serata saranno presenti anche il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e l’Assessore alla Sanità Antonio Saitta.

 

Fonte: Lo Scarpone CAI

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Allarme sicurezza per i droni in quota: sono un incubo per gli elicotteristi https://www.montagna.tv/cms/128880/allarme-sicurezza-per-i-droni-in-quota-sono-un-incubo-per-gli-elicotteristi/ https://www.montagna.tv/cms/128880/allarme-sicurezza-per-i-droni-in-quota-sono-un-incubo-per-gli-elicotteristi/#comments Sun, 26 Aug 2018 04:00:22 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=128880 I droni si sono rivelati uno strumento valido per i soccorsi in alta quota. Lo hanno dimostrato casi come quello di Rick Allen, disperso sul Broad Peak e ritrovato proprio grazie ad un drone pilotato da Bartek Bargel. Questi piccoli velivoli comandati a distanza, sempre più diffusi, sono perfetti per sorvolare rapidamente aree impervie o di difficile accesso al fine di individuare persone disperse e velocizzare eventuali operazioni di recupero.

Non bisogna però andare fino in Karakorum per poter vedere utilizzati nei soccorsi in ambiente impervio i droni, basta fermarsi sulle nostre Alpi. Il Soccorso Alpino e i Carabinieri sciatori dell’Alto-Adige partecipano ormai da oltre un anno al progetto Sherpa dell’Università di Bologna. Si tratta di utilizzare particolari tipi di droni per individuare e recuperare i dispersi, al fine di ridurre i tempi di ricerca e massimizzare la probabilità di sopravvivenza. Il cuore del progetto risiede però nel cercare nuovi metodi per integrare efficacemente l’utilizzo dei mezzi nelle azioni di soccorso classiche, un’interfaccia uomo-macchina che consenta una collaborazione efficace.

Il dipartimento di ingegneria dell’energia elettrica e dell’informazione dell’Università di Bologna ha impiegato 4 anni per mettere a punto il progetto e i velivoli adatti, i cosiddetti droni Wasp, che ora vengono usati anche dai soccorsi. Questi apparecchi sono stati testati in condizioni meteorologiche dinamiche, dimostrando una flessibilità che consente di utilizzarli in moltissimi scenari differenti. Le sperimentazioni portate avanti dal Soccorso Alpino nei mesi scorsi hanno dato esiti positivi.

Quello di cui però molti utilizzatori comuni, anche se esperti, non sembrano rendersi conto, è il pericolo che costituiscono per i piloti di elicotteri. Proprio per le loro dimensioni ridotte, i droni risultano difficili da vedere una volta in volo. Una collisione può esporre a serio rischio tutto l’equipaggio di un velivolo e mettere a repentaglio un’intera operazione di salvataggio.

Sulle pagine di Alto Adige lo sfogo di Marco Kostner, esperto pilota dell’Aiut Alpin Dolomites: “Per chi vola sono diventati un incubo, perché sono sempre più coloro che usano i droni per fare video e filmati in alta quota. Te li trovi a 3-4 mila metri, ti sfrecciano davanti e tu – nella migliore delle ipotesi – li vedi all’ultimo momento con la coda dell’occhio: devi solo sperare che non ti entrino dal finestrino o non ti distruggano le pale, perché sarebbe la fine“.

Il problema sono tutti coloro che utilizzano questi strumenti per scopi ludici, prendendo troppo alla leggera le norme di sicurezza e ignorando il pericolo che costituiscono per gli altri velivoli. “Sono dei criminali – prosegue senza mezzi termini Kostner – che non si rendono contro dei rischi a cui espongono chi come noi vola ogni giorno per lavoro“. I droni più professionali poi possono avere un peso considerevole e raggiungere velocità sostenute, fattori che li rendono ancora più pericolosi in caso di incidente. 

Le normative ci sono, ma è difficile farle rispettare, soprattutto in quota. I piloti dovrebbero conseguire una patente apposita e il volo dovrebbe avvenire in sicurezza. Chi conduce il mezzo dovrebbe assicurandosi di mantenerne sempre il controllo, di non perderlo mai di vista e di non farlo volare dove potrebbe costituire un pericolo. Il trend però vede questi prodotti venire pubblicizzati come gadget hi-tec e non è quindi raro che finiscano in mani inesperte.

La Chamoniard, società di prevenzione e soccorso alpino di Chamonix, ha realizzato un video che illustra chiaramente il pericolo che i droni costituiscono per i piloti degli elicotteri di soccorso:

Drone vs hélicoptère : un danger insoupçonné – Drone vs. helicopter : an unsuspected danger

[ Drone vs hélicoptère : un danger insoupçonné – Drone vs. helicopter: an unsuspected danger ]🇫🇷 En montagne les hélicoptères volent à toutes altitudes,Les drones ne sont pas visibles par l'équipage,Une collision peut mettre en peril leur mission…🇬🇧 Helicopters fly at all altitudes in the mountains,Drone are invisible for the pilot and crew, A collision can jeopardize their mission…Réglementation/autres infos : https://www.ecologique-solidaire.gouv.fr/drones-loisir-et-competitionLa Chamoniarde Choucas 74 PGHM Chamonix Mont-Blanc Vidéo réalisée avec le soutien financier de la Caisse d'Epargne Rhône AlpesMairie de Chamonix-Mont-Blanc Compagnie du Mont-BlancRéalisation Newwoc

Gepostet von La Chamoniarde am Freitag, 10. August 2018

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Turisti in ciabatte, la falsa fiducia della montagna a picco sul mare https://www.montagna.tv/cms/128667/turisti-in-ciabatte-la-falsa-fiducia-della-montagna-a-picco-sul-mare/ https://www.montagna.tv/cms/128667/turisti-in-ciabatte-la-falsa-fiducia-della-montagna-a-picco-sul-mare/#comments Fri, 17 Aug 2018 04:00:42 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=128667 L’Italia è un Paese eccezionale unico nell’offrire meravigliosi percorsi escursionistici tra le alte vette di Alpi ed Appennini, ma anche sui promontori a picco sul mare dove lo sguardo si perde tra terra e acqua. Il Parco di Portofino, Il Sentiero degli Dei in Costiera Amalfitana, i promontori delle Cinque Terre, l’entroterra sardo con il Gennargentu, ma anche la Sila in Calabria, per non dimenticare l’Etna dalla cui cima si vede Catania e tutto lo Ionio, solo per citare alcuni esempi.

Montagne a due passi dal mare e che per questo motivo vengono spesso e volentieri sottovalutate.

Sono molti i Comuni che per questo motivo stanno correndo ai ripari, contro gli “escursionisti in infradito”, non attrezzati e vestiti in modo adeguato non all’ambiente in cui si trovano, ma dove erano mezz’ora prima: in spiaggia. 

Così, attratti dalla frescura del verde e dai panorami, sempre più turisti si inerpicano sui sentieri anche difficili convinti che poiché si vede il mare (e non il Monte Bianco) allora sia tutto facile. Peccato che non è così.

Un problema che è stato per esempio affrontato in modo approfondito dal Parco di Portofino e dal Soccorso Alpino, i quali hanno rilevato, dati alla mano, che sugli 80 chilometri dei sentieri le richieste di soccorso per infortunio vengono fatte, spesso e volentieri, perché c’è stata una sottovalutazione della camminata.Noi ce la mettiamo tutta, per informare correttamente gli escursionisti. Segnaletica e cartellonistica ad hoc, anche per i daltonici e con le scritte realizzate con un carattere particolare, che facilita la lettura ai dislessici. Ma, a fronte del numero di cadute sul sentiero da San Rocco a San Fruttuoso, in particolare sul versante Sud, forse bisognerebbe ragionare sul posizionamento di un tornello. Chi entra con le infradito o i pantaloncini corti e si fa male, paghi per essere soccorso” aveva dichiarato lo scorso dicembre Alberto Girani, direttore del Parco di Portofino, al convegno “Rete sentieri in sicurezza – La falsa fiducia dei monti sul mare”.

Dipende tutto da come si fa informazione – spiega invece a Repubblica Maurizio Cattani, referente della rete sentieristica della Regione Liguria e consigliere nazionale del Club alpino italiano – Negli anni scorsi i borghi marinari hanno promosso le località dell’interno per delocalizzare e cercare di orientare i flussi turistici. L’escursionismo ha avuto un vero e proprio picco, nelle Cinque terre registriamo un aumento del 25 per cento nei primi mesi del 2018. Una massa di persone che sa poco o nulla di trekking si è riversata sui sentieri“.

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Zecche in montagna? Con il caldo in quota aumentiano i casi. Come comportarsi e soprattutto prevenire https://www.montagna.tv/cms/128592/zecche-in-montagna-con-il-caldo-in-quota-aumentiano-i-casi-come-comportarsi-e-soprattutto-prevenire/ https://www.montagna.tv/cms/128592/zecche-in-montagna-con-il-caldo-in-quota-aumentiano-i-casi-come-comportarsi-e-soprattutto-prevenire/#respond Mon, 13 Aug 2018 08:29:19 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=128592 Non è così improbabile essere attaccati dalle zecche se si va in montagna, soprattutto in ambienti dove vi sono animali. In particolare questi parassiti prediligono i boschi di latifoglie umidi e ombreggiati, i luoghi erbosi, i cespugli, il sottobosco e i prati incolti. Il pericolo maggiore della zecca è che il suo “morso” potrebbe trasmettere infezioni come la malattia di Lyme e la Tick-Borne Encephalitis (Tbe), la meningoencefalite, che colpisce il sistema nervoso con possibili implicazioni importati e danni irreversibili. 

Un rischio da non sottovalutare, basti pensare che nel bellunese dall’inizio dell’anno sono stati ben 13 i ricoveri per Tbe. Qualche giorno fa la notizia di un gruppo di una trentina di giovani scout finito in ospedale nel pescarese per la rimozione delle zecche dopo una notte in tenda.

Negli ultimi anni il clima caldo, anche in montagna, ha fatto aumentare i casi. È bene quindi proteggersi. Cosa fare allora?

Prima di tutto, come dice la saggezza popolare, prevenire è meglio che curare ed allora è buona norma camminare nel centro dei sentieri, evitando in tal modo di venire in contatto con la vegetazione circostante, soprattutto dove l’erba è alta. Per la medesima ragione è sconsigliato sdraiarsi sull’erba soprattutto nelle zone a rischio.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, è bene indossare calzature alte e ben chiuse e pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe, possibilmente di colore chiaro così che sia più facile individuare i parassiti ed eventualmente spazzolarli via dagli indumenti prima di entrare in casa.

Se si è rientrati da una zona considerata a rischio, è utile effettuare un accurato esame visivo e tattile della cute del corpo e degli indumenti, onde rimuovere gli eventuali parassiti presenti, ponendo attenzione alle zone del corpo preferite dalle zecche: testa, collo, parte posteriore delle ginocchia e fianchi, provvedendo all’immediata rimozione di eventuali zecche presenti. Potrebbe essere il caso anche di utilizzare sostanze repellenti, in genera acquistabili in farmacia, chiedendo consiglio al farmacista per l’utilizzo, soprattutto in caso di bambini.

Se si hanno animali domestici, controllare anche loro con attenzione e utilizzare antiparassitari.

In caso si è stati “morsi” da una zecca, non si deve ricorrere a sostanze particolari (etere, cloroformio, ammoniaca, alcool etilico, acetone, creme, ecc) per facilitarne il distacco dalla cute. La zecca può essere facilmente rimossa servendosi di una pinzetta, tenendola il più possibile aderente alla cute, tirando delicatamente ed evitando così che il rostro (apparato buccale) rimanga infisso nella cute. Nel corso della rimozione si deve cercare di non schiacciare il corpo della zecca evitando così un rigurgito che può aumentare la possibilità di trasmissione di agenti patogeni. Qualora la testa rimanga conficcata nella cute si può tentare di rimuoverla servendosi di un ago sterile, come si fa di solito per rimuovere una scheggia di legno. Disinfettare con accuratezza la cute prima e subito dopo la rimozione del parassita, evitando sostanze che colorino la pelle. Si deve cercare di non toccare con le mani nude il parassita, utilizzando invece dei guanti, evitando in tal modo di infettarsi; le mani vanno poi accuratamente lavate. Quando la zecca si stacca rimane un piccolo rigonfiamento di colore rosso, dove successivamente si forma una piccola crosta.

 Una volta che la zecca è stata rimossa, si deve prestare attenzione per 30-40 giorni (periodo di osservazione) alla comparsa di eventuali sintomi di malattia. La zecca può, infatti, veicolare virus, batteri o altri agenti patogeni, che possono essere trasmessi all’ospite. È bene annotare il luogo e la data in cui si è verificata la puntura della zecca. In caso di comparsa di arrossamento cutaneo, di febbre, di dolori muscolari, di dolori o di infiammazione in corrispondenza delle articolazioni di ingrossamento delle ghiandole linfatiche o di sintomi simili all’influenza, contattare il proprio medico curante. Può essere utile conservare il parassita per poterne permettere il riconoscimento.

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Tornano i turisti a spasso sui ghiacciai? https://www.montagna.tv/cms/128499/tornano-i-turisti-a-spasso-sui-ghiacciai/ https://www.montagna.tv/cms/128499/tornano-i-turisti-a-spasso-sui-ghiacciai/#comments Wed, 08 Aug 2018 04:00:06 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=128499 Era l’anno scorso quando l’Associazione Montagna Sicura pubblicava un video destinato ai social e agli schermi presenti all’interno delle stazioni e delle cabine della Skyway del Monte Bianco, che in estate porta migliaia di persone, tra alpinisti e soprattutto turisti, a Punta Helbronner, da dove è agilmente possibile accedere al ghiacciaio del Gigante.

Un video simpatico e leggero che mostrava alcune norme comportamentali e che tentava di mettere freno a quel fenomeno che negli ultimi anni abbiamo chiamato deituristi sui ghiacciai: turisti del tutto impreparati che si avventurano in modo incosciente in ambienti oggettivamente ricchi di pericoli, come i ghiacciai. Abbiamo assistito a famiglie a passeggio che saltellavano tra un crepaccio e l’altro, persone in scarpe da ginnastica o addirittura in infradito e borse da spieggia e tanto altro. Turisti del tutto inconsapevoli dei rischi a cui si esponevano perché completamente privi di una qualsiasi cultura della montagna e quindi incapaci di capire dove fossero perché lì ci erano arrivati prendendo un comodo impianto.

Si è discusso molto negli anni scorsi, tanto è stato fatto nel tentativo di diffondere ad un pubblico sempre più ampio un approccio corretto alla montagna. Lo abbiamo fatto noi media, ma anche i rifugi, come il Torino, e anche gli impianti attraverso zone delimitate, video, cartellonistica, avvisi audio e quant’altro. Lo ha fatto anche, come dicevamo, l’associazione montagna sicura, la quale però, ironia della sorte, si è trovata qualche giorno fa testimone diretta dell’ennesimo episodio.

Foto @ Associazione Montagna Sicura Facebook Page

A proposito di sicurezza: la foto che vedete èstata scattata pochi giorni fa presso il Ghiacciaio del Dente del Gigante a quota 3.400 metri. In primo piano la Guida Marco Tamponi esegue un’esercitazione destinata ai tecnici di Fondazione Montagna sicura, mentre sullo sfondo si intravede quella che potrebbe essere una famiglia che passeggia tranquillamente sul ghiacciaio, almeno apparentemente, senza attrezzatura e senza guida – si legge sulla pagina social dell’Associazione – Non vogliamo qui elencare i rischi a cui espongono condotte di questo tipo, ma una volta arrivati in cima alla funivia Skyway Monte Bianco, prima dell’accesso al ghiacciaio, vi è una zona delimitata dove si leggono avvisi come questo: “IL GHIACCIAIO DEL COLLE DEL GIGANTE E LA SCALA DEL TOULA SONO TERRITORI DI ALTA MONTAGNA CARATTERIZZATI DAI RELATIVI PERICOLI OGGETTIVI. PER L’ACCESSO SONO PERTANTO RICHIESTE COMPETENZE E ATTREZZATURE ALPINISTICHE. Nella speranza che episodi del genere diventino sempre più rari, ci sembra questa una buona occasione per riproporre il nostro video tutorial “Vivi la montagna in sicurezza” dove abbiamo cercato di promuovere, ancora una volta, il giusto approccio alla montagna e alle sue meraviglie”.

E così facciamo noi, riproponendo il video, e riportando sotto ai riflettori la questione, nella speranza che possa essere utile a rinfrescare la memoria in caso di dimenticanze da un anno all’altro.

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Tre interventi in montagna per morsi di vipera nel weekend, come comportarsi? https://www.montagna.tv/cms/128412/tre-interventi-in-montagna-per-morsi-di-vipera-nel-weekend-come-comportarsi/ https://www.montagna.tv/cms/128412/tre-interventi-in-montagna-per-morsi-di-vipera-nel-weekend-come-comportarsi/#comments Tue, 07 Aug 2018 04:00:09 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=128412 Tre incidenti simili, accaduti tutti nel weekend. Una ragazza di 16 anni olandese è stata soccorsa con l’elicottero a Cogne sul Col Loson, 3200 metri, per il morso di una vipera che le ha provocato uno shock anafilattico. In Val Clavalité, zona Fenis, un altro ragazzo ventenne è stato portato all’ospedale Parini di Aosta dall’elisoccorso sempre per un morso di una vipera, anche un questo caso è avvenuta una reazione allergica. Medesima sorte per una donna 52enne, trasportata d’urgenza all’ospedale San Martino di Genova, morsicata da una vipera durante un’escursione sul Monte Moro nell’entroterra del levante genovese, 

Tre fatti di cronaca che ci ricordano che, nonostante i rischi siano molto bassi in Italia, è meglio non abbassare la guardia riguardo al pericolo della vipere durante le escursioni in montagna.

Ma cosa fare in caso di morso?

Prima di tutto bisogna sapere che in almeno il 30 per cento dei casi il morso è “secco”, ossia non vi è iniezione di veleno, non sempre la dose iniettata risulta tossica e quasi mai mortale. Il veleno produce segni e sintomi locali che compaiono entro pochi minuti: gonfiore, eritema o arrossamento, dolore locale ed ecchimosi, dovuti al danno tissutale locale e dell’endotelio. Se il dolore locale non compare entro tre ore, si può escludere l’intossicazione. I sintomi sistemici, invece, possono esordire dopo alcune ore, ma di solito si manifestano appieno entro 24 ore dal morso e possono essere: nausea, vomito, diarrea, crampi addominali, dolori muscolari o articolari, abbassamento della pressione arteriosa, senso di vertigine e turbe a carico del sistema nervoso.

In caso un compagno di gita sia morso da una vipera, è importante tranquillizzare il soggetto. La zona del morso deve essere accuratamente disinfettata. Si devono rimuovere anelli, orologi, o bracciali. Si deve immobilizzare la zona sede del morso per rallentare la diffusione del veleno, ricorrendo ad un bendaggio modestamente compressivo. Immobilizzare l’arto sede del morso. Comprimere la zona colpita nel caso il morso sia localizzato al collo, o al capo o al torace. In ultimo, procedere ad un immediato trasporto in ospedale (elicottero, auto, ambulanza).

Cosa invece non fare: non si devono assolutamente incidere la cute nella sede del morso o applicare un laccio emostatico, né si deve effettuare una suzione del veleno. Non si deve iniettare siero antivipera al di fuori dell’ambiente ospedaliero, sia perché il siero si inattiva rapidamente dopo alcune ore a temperatura ambiente, sia per il rischio di anafilassi. É bene sapere che il panico può, talvolta, essere più pericoloso del morso stesso. Inoltre non somministrare alcoolici poiché hanno un effetto depressivo sul sistema nervoso e vasodilatatore periferico, favorendo l’assorbimento del veleno.

Qualche consiglio di prevenzione: Calzare scarpe alte, adatte a passeggiate in montagna, indossare calzettoni al ginocchio, utilizzare un lungo bastone per battere il cammino e far scappare le vipere, evitare di sedersi su pietraie e sassi e non infilare le mani in cavità di alberi o altri buchi. 

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Weekend: il Soccorso Alpino lancia l’allarme temporali https://www.montagna.tv/cms/128176/weekend-il-soccorso-alpino-lancia-lallarme-temporali/ https://www.montagna.tv/cms/128176/weekend-il-soccorso-alpino-lancia-lallarme-temporali/#respond Fri, 03 Aug 2018 10:17:25 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=128176 Arriva dal CNSAS l’allarme temporali rivolto a chiunque frequenti le montagne e voglia organizzare un’escursione per il weekend. Il pericolo principale contro il quale il Soccorso Alpino mette in guardia gli escursionisti sono i fulmini: estremamente pericolosi e totalmente imprevedibili. Per questo motivo, l’unica protezione efficace è la prevenzione.

Il primo passo, imprescindibile, è quello di controllare le previsioni meteorologiche. Il consiglio è di dare la precedenza ai siti delle ARPA regionali, più precisi e quindi affidabili. La fase di pianificazione di un’escursione non può sorvolare sulle condizioni che si andranno a trovare nella zona prescelta: al momento di decidere la destinazione, la sicurezza deve avere la precedenza.

Nel caso in cui comunque si venga sorpresi da un temporale, è bene tenere presenti alcune norme fondamentali per ridurre il più possibile il fattore di rischio: evitare percorsi troppo esposti, è opportuno e consigliato cercare un rifugio che sia riparato e possibilmente asciutto. Nel caso non ci fossero strutture adatte nelle vicinanze, si consiglia di ripararsi in auto (che attraverso gli pneumatici rimane isolata da terra), o al limite di accovacciarsi su un supporto asciutto, cercando di limitare il contatto con il suolo.

È inoltre fortemente sconsigliato stare nelle vicinanze di corsi e specchi d’acqua che attirano i fulmini, oltre al rischio di ingrossamento ed esondazioni improvvise. Anche i riferimenti verticali e quelli metallici sono da evitare durante i temporali. Alberi e antenne, ma anche i supporti delle vie ferrate e la propria attrezzatura da arrampicata. Tutto ciò che può attirare i fulmini va messo da parte e tenuto a distanza fino al passaggio della turbolenza.

CNSAS, temporali, fulminiI fulmini sono un pericolo potenzialmente mortale e quindi assolutamente da non sottovalutare. Ce lo ricorda anche la cronaca di questi giorni, con il caso dell’escursionista di Andraz, Stefano Devich, morto colpito da un fulmine.

Il quarantanovenne, uscito per un’escursione di osservazione degli animali nella zona, si è riparato da un temporale improvviso in un bosco nelle vicinanze. L’albero sotto cui aveva cercato riparo è stato centrato da un fulmine, incidente che è costato la vita all’uomo. I suoi concittadini lo ricordano come “preparato e sempre prudente”, ma la sua tragica scomparsa è la prova che in presenza di un fenomeno così pericoloso non rispettare le norme di sicurezza può portare a conseguenze anche tragiche.

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Edelrid, richiamo di sicurezza per alcuni lotti di moschettoni https://www.montagna.tv/cms/127984/edelrid-richiamo-di-sicurezza-per-alcuni-lotti-di-moschettoni/ https://www.montagna.tv/cms/127984/edelrid-richiamo-di-sicurezza-per-alcuni-lotti-di-moschettoni/#respond Wed, 01 Aug 2018 08:00:37 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=127984 Edelrid ha lanciato un richiamo preventivo per alcuni lotti di moschettoni HMS Bulletproof Triple e Triple FG che potrebbero essere affetti da un difetto di fabbricazione che inficerebbe la sicurezza di utilizzo. Il difetto riguarda il rivetto della leva.  

I lotti di produzione coinvolti sono 2018/1 e 2018/2.

In caso abbiate acquistato uno di questi modelli di moschettoni, la prima cosa da fare è controllare il numero di lotto, che può essere letto sul moschettone stesso (guardare foto).

In caso positivo, è necessario fare una verifica sul rivetto della leva: se si presenta come nella foto a sinistra è necessario cessare subito l’utilizzo e spedirlo a Edelrid che provvederà alla sostituzione gratuita.

Indirizzo per la spedizione: 

EDELRID GmbH & Co. KG

Service
Achener Weg 66
88316 Isny im Allgäu
Germany

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