Sicurezza in montagna – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 12 Jan 2018 16:57:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 Contro l’allarmismo: alcune considerazioni sul pericolo e sul rischio valanghe http://www.montagna.tv/cms/117449/contro-lallarmismo-alcune-considerazioni-sul-pericolo-e-sul-rischio-valanghe/ http://www.montagna.tv/cms/117449/contro-lallarmismo-alcune-considerazioni-sul-pericolo-e-sul-rischio-valanghe/#comments Mon, 08 Jan 2018 05:30:32 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117449 Testo di Gianluca Ippolito, guida alpina 

 

Sebbene possa disturbare la circolazione stradale o le più normali attività umane, una precipitazione nevosa viene sistematicamente associata dalla carta stampata e dai telegiornali a una situazione di “allarme valanghe”. A mio giudizio, questo modo di diffondere le notizie, di far conoscere ciò che sta accadendo da parte dei professionisti dell’informazione non è corretto ed è fortemente diseducativo e fuorviante. È bene sapere invece che quando la neve si deposita su un piano inclinato sussiste sempre il pericolo potenziale di valanghe ma nella maggior parte dei casi il pericolo non sussiste per le persone e per le attività umane. Lanciare quindi le notizie utilizzando il termine “allarme” o “allerta” nel titolo, in riferimento a ogni nevicata, non fa altro che generare inutile angoscia nei cittadini che capiscono poco o nulla delle dinamiche comportamentali della neve al suolo. È quindi importante distinguere ciò che è il PERICOLO da ciò che è il RISCHIO.

Il pericolo rappresenta una SITUAZIONE OGGETTIVA, nei confronti della quale l’uomo non può intervenire: pericolo di frane, pericolo di caduta massi, pericolo di valanghe, pericolo di incendio, tanto per fare qualche esempio pratico. Il rischio invece dipende dal COMPORTAMENTO DELLE PERSONE: se io, in presenza di pericolo di caduta valanghe esco di casa, mi reco in montagna e mi muovo su un terreno con certe caratteristiche, mi porto nel raggio d’azione del pericolo, da questo momento inizio ad assumere un rischio. Se parliamo allora di una situazione oggettiva come le condizioni della neve al suolo e vogliamo indicare se c’è la possibilità che cada una massa di neve (valanga), dobbiamo usare il termine PERICOLO. Si tratta di un termine tecnico, non esistono sinonimi, tanto è vero che la tabella che indica il PERICOLO DI VALANGHE è unificata, uguale in quasi tutto il mondo: è suddivisa in cinque livelli proprio per indicare la maggiore o minore possibilità che avvenga un distacco. I livelli di pericolo non sono rappresentati secondo una scala lineare: la differenza di pericolo che c’è tra 1 e 2 non è la stessa che c’è tra 4 e 5! Con pericolo 1 è molto difficile rimanere travolti da una valanga, mentre con pericolo 4 le valanghe possono essere di grandi dimensioni, staccarsi in modo spontaneo (senza che una o più persone sollecitino a sovraccarico il manto nevoso) e raggiungere in alcuni casi la viabilità. Con condizioni di pericolo 5 vengono sicuramente presi provvedimenti per la tutela della pubblica incolumità e la salvaguardia delle infrastrutture da parte delle autorità preposte alla Protezione Civile, in quanto con pericolo 5 è altamente possibile che le valanghe arrivino fin nelle aree antropizzate.

Abbiamo così introdotto un altro concetto: aree ANTROPIZZATE ed aree NON ANTROPIZZATE, dette anche in termini tecnici da chi pratica la montagna per diletto o professione TERRENO D’AVVENTURA. Premesso che la legge italiana prevede il reato per il distacco provocato di una valanga da parte di persone (art. 427 c.p.), è bene distinguere tra il rischio per gli alpinisti che muovono sul terreno d’avventura e il rischio per le infrastrutture e le aree antropizzate, ove si svolgono le normali e quotidiane attività umane. Nel primo caso gli alpinisti decidono volontariamente di sottoporsi al rischio di travolgimento e devono quindi assumere tutti quei comportamenti atti a mitigare il rischio stesso fino a valori gestibili, tenendo comunque presente che il rischio nullo non esiste! Nel secondo caso le persone che vivono nei paesi e circolano sulle strade aperte al traffico hanno il diritto di vivere e muovere in sicurezza e ciò deve essere loro garantito da una autorità a questo scopo preposta. Nei comuni di montagna il responsabile della sicurezza è il sindaco, che si avvale della consulenza tecnica della Commissione Valanghe. Per situazioni più complesse e più critiche possono arrivare in supporto le ARPA regionali e la Protezione Civile.

In conclusione, la neve è un fenomeno meteorologico come tanti altri ma, quando si deposita al suolo, ha dei comportamenti che non è sempre semplice comprendere. La possibilità che cada una valanga è un pericolo oggettivo e, se non andiamo a metterci alla sua portata, non costituisce per noi un rischio. La neve che si deposita su un piano inclinato può sempre dar luogo al fenomeno “valanga”. Al giorno d’oggi i modelli previsionali sono molto efficaci e la possibilità che un cittadino che vive in un contesto urbano o che muove nell’ambito di un’infrastruttura realizzata dall’uomo (una strada, per esempio) venga travolto da una valanga è estremamente remoto se non impossibile. Certamente la possibilità che ciò accada dipende dall’efficienza dei sistemi di monitoraggio e di allarme. È però importante non associare immediatamente una nevicata ad una situazione di emergenza, come talvolta alcuni mezzi d’informazione pare vogliano portarci a fare a causa dell’uso di toni eccessivamente enfatici e allarmistici. In ogni caso, per frequentare la montagna nella sua candida veste invernale, ove il pericolo spesso è occulto ed è quindi difficile capire quale comportamento è meglio adottare, è altamente consigliabile ingaggiare un professionista come un Guida Alpina. Egli ha la preparazione tecnica più che adatta per riconoscere il pericolo e evitare di correre rischi eccessivi, garantendo quindi di poter trascorrere una giornata di divertimento sulla neve delle nostre splendide Alpi.

Buona neve a tutti!

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Nel 2018 torna “Sicuri con la Neve” in tantissime località http://www.montagna.tv/cms/117126/nel-2018-torna-sicuri-con-la-neve-in-tantissime-localita/ http://www.montagna.tv/cms/117126/nel-2018-torna-sicuri-con-la-neve-in-tantissime-localita/#respond Sun, 31 Dec 2017 09:58:48 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117126

Domenica 21 gennaio 2018 si ripresenta la giornata nazionale di sensibilizzazione e prevenzione degli incidenti tipici della stagione invernale; valanghe, scivolate su ghiaccio, ipotermia e altro ancora saranno i temi d’interesse.

Con il progetto SICURI in MONTAGNA il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, il Club Alpino Italiano con il Servizio Valanghe Italiano, le Scuole d’Alpinismo e Scialpinismo, le Commissioni e Scuole Centrali di Escursionismo, Alpinismo Giovanile, Fondoescursionismo, la Società Alpinistica F.A.L.C., Enti e Amministrazioni che si occupano di montagna, promuovono queste iniziative che mirano alla prevenzione degli incidenti in montagna.

La stagione invernale rivela dei rischi peculiari che sono messi in evidenza dagli incidenti che, purtroppo, di anno in anno si ripresentano; tutto ciò non interessa solo gli appassionati di sci alpinismo ma anche chi ama sciare in neve fresca, fare escursioni con le ciaspole, fare escursioni su sentieri a volte ghiacciati. Negli anni passati le giornate di SICURI con la NEVE hanno fatto registrare una preoccupante situazione che denuncia, inequivocabilmente, diffuse carenze a livello della preparazione personale, della valutazione del rischio e dell’uso dell’attrezzatura d’auto soccorso; in questo senso risulta di fondamentale importanza far crescere la consapevolezza personale accompagnata da un indispensabile bagaglio tecnico.

Il 21 gennaio 2018, in varie località, si darà vita a momenti di coinvolgimento aperti a tutti gli appassionati, sciatori ed escursionisti, che desiderano ricevere informazioni o approfondire le proprie conoscenze sulla frequentazione della montagna innevata in ragionevole sicurezza, anche attraverso prove pratiche e dimostrative. Per conoscere le iniziative in programma e le località interessate dalle manifestazioni, basta consultare i siti web di riferimento che saranno puntualmente aggiornati.

Elenco provvisorio località: qui

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Valanghe, il vademecum del Soccorso Alpino: cosa fare prima, durante la gita ed in caso di valanga http://www.montagna.tv/cms/116812/valanghe-il-vademecum-del-soccorso-alpino-cosa-fare-prima-durante-la-gita-ed-in-caso-di-valanga/ http://www.montagna.tv/cms/116812/valanghe-il-vademecum-del-soccorso-alpino-cosa-fare-prima-durante-la-gita-ed-in-caso-di-valanga/#comments Tue, 26 Dec 2017 06:00:51 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=116812 Cosa fare a casa e prima di una gita in montagna in inverno, quali accortezze mantenere durante, come comportarsi in caso di distacco di una valanga. Quali regole tenere, quali attrezzatura è indispensabile, cosa dire ai soccorritori. Un vademecum preziosissimo quello che vi proponiamo di seguito predisposto dal CNSAS. 

PREMESSA – “Il CNSAS contribuisce, altresì’, alla prevenzione ed alla vigilanza degli infortuni nell’esercizio delle attività alpinistiche, sci-alpinistiche, escursionistiche e degli sport di montagna, delle attività speleologiche e di ogni altra attività connessa alla frequentazione a scopo turistico, sportivo, ricreativo e culturale, ivi comprese le attività professionali, svolte in ambiente montano, ipogeo e in ambienti ostili e impervi” (Legge n. 26/2010). Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (C.N.S.A.S.) continua il programma rivolto alla prevenzione degli incidenti in montagna e all’informazione degli utenti, cercando di creare nello specifico settore una cultura della sicurezza sempre maggiore ed un obiettivo permanente per qualificare ulteriormente la propria attività istituzionale.
Il progetto generale di prevenzione degli incidenti in montagna proposto dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è denominato “Sicuri in Montagna” e da esso si articolano diversi e specifici moduli, tra cui quello realizzato in questa pubblicazione e chiamato “Sicuri con la Neve”.

SICURI CON LA NEVE – L’argomento riferito al pericolo valanghe coinvolge da sempre un gran numero di appassionati, anche se va ricordato che, proprio nell’ultimo decennio, è aumentato in modo assai marcato il numero di frequentatori della montagna in veste invernale per le sue diverse forme di attrazione. Contrariamente, poi, a ciò che più comunemente si pensa, a questo scenario non sono legati solo gli sci alpinisti (storicamente i frequentatori più assidui della montagna innevata), ma anche i normali escursionisti, gli alpinisti, gli amanti delle discese fuori pista con tavole da surf (snowboarder) ed ancora gli escursionisti con le racchette da neve (ciaspe), quest’ultima categoria in aumento davvero esponenziale negli ultimi anni.

Anche queste attività, soprattutto queste ultime attività ricordate, sono fortemente interessate al pericolo valanghe, basti considerare che tra gli sci alpinisti il 40% afferma di non pianificare la gita (percorso e bollettini), oltre il 50% afferma di non portare a seguito pala e sonda ed il 25% di non utilizzare l’ARTVaTa. Queste percentuali aumentano paurosamente tra gli amanti delle racchette da neve.

Condensare però in poche righe cosa sia meglio fare per evitare il pericolo delle valanghe non è cosa facile e non è un tema che può essere risolto attraverso poche e scarne righe. È però necessario essere molto chiari ed altrettanto severi: il terroristico allarme mediatico (spesso banale e generalizzato) non giova mai a nessuno, ma è indispensabile che tutti sappiano che ogni anno sulle Alpi sono centinaia le persone travolte e decine le vittime che rimangono sepolte sotto la coltre di neve senza possibilità di essere salvate.

L’autosoccorso, effettuato dal compagno di gita o dal gruppo stesso, è la possibilità che, ancora oggi, viene ritenuta la più valida… LA SOLA VALIDA, DOPO, SPESSO, È TROPPO TARDI!

Le statistiche internazionali al riguardo sono sin troppo chiare. La probabilità di sopravvivenza, nel caso di seppellimento totale, in assenza di traumi importanti, è elevata entro i primi 15 minuti (con il 92% di possibilità di ritrovamento in vita), ma cala drasticamente del 62% dai 15 ai 35 minuti (solo 30% di possibilità di ritrovamento in vita). Poi le possibilità calano drasticamente. 

La principale causa di morte è l’asfissia, che supera il 50% dei casi nel seppellimento totale, da cui deriva l’importanza di proteggere le vie respiratorie durante la fase di travolgimento. I tempi di ritrovamento restano dunque il problema maggiore ed il recupero di travolti ancora in vita dopo i famosi 15 minuti, si riferiscono a situazioni eccezionali che pur esistono in letteratura, là dove, ad esempio si è venuto a creare uno spazio davanti alla bocca: la cosi detta “sacca d’aria” o “air pocket”.

Va da subito precisato, con grande onestà intellettuale, che quando arrivano le squadre del Soccorso Alpino, anche con l’Unità Cinofila da Valanga, il più delle volte è già tardi. Anche con lo stesso indispensabile ed insostituibile servizio di elisoccorso, per quanto sia rapida ed efficiente l’operazione di soccorso, raramente il personale del Soccorso Alpino ed il personale del S.U.E.M. 118 riescono a raggiungere il luogo dell’incidente in tempi ragionevoli e ritrovare i soggetti sepolti ancora in vita. Molte le vite certamente salvate dall’efficienza di questo servizio, ma molte di più quelle perse per colpa del tempo trascorso: la curva di sopravvivenza è terribilmente vera, quindi non va mai scordata.

L’autosoccorso, allora, cioè il compagno che soccorre immediatamente il proprio compagno travolto e sepolto, risulta l’azione in assoluto e da sempre più efficace.

Per effettuare un idoneo autosoccorso sono sempre indispensabili alcuni strumenti: l’ARTVa, LA PALA DA VALANGA E LA SONDA sono dispositivi che ogni partecipante alla gita/escursione deve avere sempre con sé e senza i quali non può esistere il concetto stesso di autosoccorso. Potrebbe sembrare paradossale, ma senza uno solo di questi strumenti sarebbe come fare paracadutismo lanciandosi dall’aereo proprio senza paracadute.

In sostanza, chi vuole andare in montagna ci va come crede, nella più assoluta libertà. Ma se la sicurezza (la salvezza…) è una condizione prioritaria, rispettare se stessi e rispettare gli altri (talvolta anche gli stessi soccorritori…) dovrebbero diventare degli obblighi ed essere quasi dei principi morali da rispettare.

La presente analisi è indispensabile anche per ricordare che questo tipo di eventi, spesso tragici, richiedono operazioni di soccorso fra le più complesse e le più pericolose per chi le attua. Queste osservazioni potrebbero essere sufficienti per far riflettere quanti fanno della coltre nevosa la loro più sfrenata passione, senza pensare alle conseguenze che ne potrebbero derivare: per se stessi, ma anche – come detto – per i soccorritori.

È un dato inconfutabile: pochi conoscono l’esistenza dell’A.R.T.Va.: letteralmente significa Apparecchio di Ricerca Travolti in Valanga. Pochi sanno che l’evoluzione continua di questi strumenti ha portato ad un perfezionamento tale che è quasi impossibile fallire una ricerca. Ma l’ARTVa va conosciuto, ancor meglio degli sci e delle pelli di foca. L’ARTVa è dinamico, si muove, si modifica, risponde a segnali che riconosce e che è necessario saper interpretare. Per questo ci vuole un addestramento continuo e questa indicazione talvolta mal si concilia con chi ricerca spensieratamente la libertà ed il divertimento senza limiti!
Ma l’ARTVa, da solo, non è sufficiente: deve essere abbinato ad una sonda, possibilmente di veloce montaggio, che consenta di stabilire con precisione, una volta individuato con l’ARTVa il sepolto, la profondità di seppellimento e di valutare lo strato di neve da liberare.

Per questo motivo serve, anche in questo caso, molto addestramento e la capacità di riconoscere ciò che la sonda va a toccare. Le prove di sensibilità servono appunto ad individuare la differenza tra uno scarpone, uno sci, uno zaino, un arto o la testa. Ma non è finita! Avere l’ARTVa e saperlo utilizzare con velocità e precisione, avere in dotazione una sonda, ma non avere in dotazione la pala… equivale ancora una volta a lanciare qualcuno da un aereo senza paracadute, cioè vanificare lo stesso autosoccorso.

Al riguardo, vale la pena ricordare che spalare un metro cubo di neve (solo un metro cubo!!) comporta di massima i seguenti, allarmanti valori:
• circa 10/15 minuti con una sola pala;
• circa 25/30 minuti con una tavola da snowboard;
• oltre 60 minuti con la punta di uno sci tradizionale o una racchetta da neve (ciaspa);
• oltre due ore e mezzo con le mani guantate;
• oltre tre/quattro ore con le mani senza guanti.

Ricorda, infine, che una valanga “insignificante” di soli 5 metri per 5 metri, pari cioè a soli 25 metri quadrati, dello spessore di soli 50 centimetri, ha un peso superiore a 3 utilitarie.
Se poi consideriamo che non tutte le nevi sono di identica consistenza e che le condizioni ambientali e termiche possono essere estreme, si comprende come questi tempi si possano dilatare a dismisura, vanificando ogni sforzo. Da queste innegabili considerazioni si è dimostrato come sia indispensabile possedere questi attrezzi e la giusta conoscenza del loro utilizzo per mettere in campo l’«AUTOSOCCORSO».

Ma ancora non è sufficiente: la tecnologia è un valido aiuto, ma da sola non risolve tutto: L’ARTVa, la sonda e la pala non sono il lasciapassare contro il pericolo valanghe.

Esistono ovviamente altre soluzioni tecnologiche (es. RECCO) ed altre ancora sono in continua evoluzione (es. AIRBAG), ma rimane da considerare la cosa più importante e cioè il fatto che: la valanga deve essere evitata ad ogni costo.

La valanga deve essere evitata ad ogni costo e per fare ciò è necessario conoscere profondamente la montagna: conoscerla prima della partenza in tutte le sue componenti. La gita deve essere, infatti, preparata in ogni minimo particolare prima di partire e non durante.

Poi, nel corso della gita, ogni singola dinamica va costantemente monitorata: il pendio dove scorrono i tuoi sci o il pendio calpestato dalle tue ciaspe deve essere costantemente “verificato”…; il suolo sotto di te deve essere “ascoltato”… ogni scricchiolio deve essere “riconosciuto”; il rumore sordo del “woum” deve saper dirti sempre qualcosa. Dobbiamo essere costantemente consapevoli della forza e della superiorità della montagna. Solo così riusciremo a goderne le meraviglie: vivere per la montagna è meglio che morire per essa.

Queste considerazioni ci devono invitare a coscienziose analisi personali, devono farci inoltre capire che, al di là della tecnologia e delle tecniche, la conoscenza del terreno su cui camminiamo e scivoliamo non può essere scollegata da una profonda cultura della montagna. Avvicinarsi alla montagna con la frenesia della città e dei nostri tempi non consente un sereno rapporto con essa e, anzi, spesso è controproducente.

QUALCHE INDICAZIONE SU COSA FARE:

A CASA:
1. Pianifica preventivamente la gita a tavolino (vedasi parte successive).
2. Ascolta attentamente le indicazioni del “bollettino meteorologico” e del “bollettino nivologico” relativo alla zona ove si intende effettuare la gita.
3. Scegli la gita in ragione delle condizioni meteo-climatiche e nivologiche.
4. Scegli la gita anche in base all’esperienza e alla preparazione psicofisica di tutti i componenti del gruppo.
5. Assumi informazioni a caratterizzazione locale anche presso le Sez. C.A.I., le Guide Alpine e le Stazioni del C.N.S.A.S..
6. Controlla che l’ARTVa abbia le batterie in carica (portarne cautelativamente delle nuove) e che tutto il cinghiaggio sia in ordine.
7. Controlla che la sonda da autosoccorso e la pala funzionino correttamente.
8. Verifica che tutto il restante materiale ed attrezzatura (es. ramponi, piccozza, ecc.) sia in ordine e funzionate.
9. Se la gita proposta è in un’altra nazione, prendi nota di quali sono i numeri telefonici di riferimento per allertare i soccorsi.

IN MONTAGNA PRIMA DI PARTIRE PER LA GITA RACCOMANDAZIONI:
1. Provvedi, prima dell’inizio della gita, ad indossare correttamente l’ARTVa acceso sotto la giacca a vento o sotto la maglia (portare l’ARTVa spento e chiuso nello zaino equivale a lasciarlo a casa…).
2. Controlla prima della partenza della gita, secondo le indicazioni del costruttore, il funzionamento in ricezione e trasmissione di ogni apparato (azione da effettuarsi da parte di tutti i componenti del gruppo).
3. Controlla che gli sci o la tavola o le racchette da neve (ciaspe) siano scollegati dagli scarponi (eliminare cinturini salva sci) e che i bastoncini siano impugnati fuori dai laccioli.
4. Non pensare che una pala e una sonda per gruppo sia sufficiente… una pala, una sonda e cinque ARTVa, per cinque soggetti, è come avere cinque paracadutisti di cui uno solo con il paracadute indossato. Senza… è meglio ritornare a casa! Perché? Perché se il soggetto che rimane sepolto è quello che ha la pala e la sonda, il resto del gruppo cosa può a fare?
5. È opportuno ricordare che la neve è fredda… molto fredda! Durante la salita ci si deve coprire opportunamente, prevedendo sempre il peggio!

DURANTE LA GITA:
1. Durante il percorso valuta ogni singolo pendio che intendi attraversare e, in caso di minimo dubbio o sospetto, esegui subito un test di stabilità del manto nevoso.
2. In caso il test dia un esito positivo (distacco anche modesto su minima sollecitazione) ricorda che “è meglio un’amara rinuncia… ad una triste cronaca sui giornali del giorno dopo”… con la valanga non si scherza: se va male, raramente si torna vivi!
3. Durante il percorso, inoltre, fai sempre attenzione ai pendii sovrastanti (presenza di altre persone, presenza di cornici, presenza di accumuli di neve ventata, ecc.).
4. Ricorda che le condizioni nivologiche e meteorologiche possono variare in modo significativo a seconda dei versanti interessati e a seconda della quota considerata.
5. Controlla come si muove il gruppo ed in particolare mantieni sia in salita sia in discesa una distanza di almeno 10 metri (questa distanza può aumentare in ragione delle verifiche che via via vengono effettuate del manto nevoso) da ogni singolo componente.
Periodicamente, nel corso della gita, ricerca sempre una possibile via di fuga, breve ed assolutamente sicura, soprattutto nel caso di attraversamento di una zona con segni di instabilità. In quest’ultimo caso e qualora non sia stato già deciso di fare prudenzialmente ritorno, si deve passare uno alla volta.

IN CASO DI TRAVOLGIMENTO:
1. Se vieni travolto, mantieni la calma, per quanto possibile.
2. Cerca di aprire immediatamente gli attacchi (soprattutto chi è vincolato ad attrezzi che occupano una grande superficie e che possono produrre un pericolosissimo “effetto ancora” (sci, snowboard, racchette da neve o ciaspa, ecc..).
3. Vincola lo zaino che indossi saldamente alla vita, a protezione del dorso (le teorie che dicevano di abbandonarlo in caso di travolgimento, sono superate poiché se ben legato in vita, protegge da urti durante il travolgimento e dal freddo durante il seppellimento. Inoltre, il travolto può venir espulso dalla valanga e, senza il contenuto del suo zaino, non potrebbe prestare soccorso ai compagni e rimarrebbe a sua volta senza attrezzatura ed equipaggiamento).
4. Anche se in certe condizioni di neve (es. valanga a lastroni) è tutt’altro che semplice contrastare lo spostamento e le enormi forze liberate da una valanga in movimento, cerca di galleggiare e rimanere il più possibile in superficie (effetto “ancora” prima ricordato).
5. Cerca in ogni caso di proteggere le vie aeree.
6. A valanga ferma, se si è ancora in superficie e coscienti, valuta le tue condizioni fisiche, controlla il funzionamento corretto dell’ARTVa, verifica se hai ancora tutta l’attrezzatura (sci, bastoncini, zaino, etc..) e controlla immediatamente se i compagni di gita sono stati travolti e sono rimasti in superficie oppure sono stati travolti e sono stati anche sepolti.

DOPO LA CADUTA DELLA VALANGA:
1. Verifica a vista se nella parte superiore, quella del distacco della valanga o nelle zone immediatamente contermini, ci sono ancora possibili pericoli di distacco!
a. In caso vi sia un pericolo residuale spostati con estrema velocità in una zona più sicura, cercando comunque di non perdere quota e di non allontanarti troppo dalla zona interessata dalla valanga.
b. In caso non vi sia pericolo (occorre essere assolutamente certi), puoi commutare l’ARTVa in ricezione;
7. È indispensabile che tu proceda all’immediata ricerca dei travolti… ogni secondo perso è un secondo in meno che hai a disposizione per identificare la posizione del travolto, per individuare con la sonda la sua profondità di seppellimento e per spalare la neve che lo ricopre;
8. Effettua la ricerca “VISTA-UDITO”, verificando palmo a palmo il campo della valanga. Nella “bonifica” VISTA E UDITO poni molta attenzione: controlla tutta la superficie, riscontrando ogni anomalia.
9. Ogni cosa ritrovata in superficie deve essere riposizionata sullo stesso punto in modo visibile. Emergesse solamente un dito… quella potrebbe essere la salvezza del vostro compagno ed in questo senso è opportuno ricordare che il 58% dei travolti da valanga non rimane completamente sepolto!
10. Anche i rumori o le grida di aiuto da sotto la coltre di neve (esperienze internazionali sono confortanti in questo senso) sono importantissimi. Questo motivo da solo basterebbe perché la ricerca “VISTA-UDITO” sia intrapresa con la massima celerità e accuratezza con l’ARTVa in ricezione.
11. Contestualmente alla ricerca “VISTA-UDITO” (questa attività di ricerca non deve superare comunque qualche decina di secondi), devi allertare il SUEM 118 (Servizio di Urgenza ed Emergenza Medica). Il numero 118 è valevole per tutto il territorio italiano.
12. Qualora la zona non sia telefonicamente coperta prova immediatamente con il numero 112, richiedendo di parlare espressamente con il SUEM 118. Qualora anche questo tentativo non vada a buon fine, prova con l’invio multiplo di SMS (messaggio di sintesi completo di ogni informazione): spesso la trasmissione degli SMS richiede meno campo.

COSA DIRE AL 1127118 e AL SOCCORSO ALPINO
Mantenendo la calma e lasciandosi intervistare dall’Operatore del 118, garantisci le seguenti informazioni:
1. Precisi dati identificativi del chiamante (nome, cognome, residenza), numero telefonico dell’apparato da cui viene effettuata la chiamata ed, eventualmente, di un altro apparato telefonico (potrebbero esaurirsi le pile del primo, potrebbe essere occupato, ecc.).
2. Numero esatto o presunto delle persone travolte e numero esatto o presunto delle persone sepolte.
3. Precisazione sul numero degli infortunati e sulle loro condizioni, rispetto al loro stato di coscienza/incoscienza, difficoltà respiratorie, emorragie in atto, ecc…
4. Luogo dell’incidente o riferimenti che possano rendere facilmente identificabile il posto, quali gruppo montuoso, versante, valle, canale, cresta, gola, quota e coordinate (in WGS84).
5. Descrizione sommaria dell’incidente con precisazione dell’ora in cui è accaduto.
6. Marca e modello di apparato A.R.V.T.A. e/o altra tecnologia quale ad esempio RECCO in possesso delle persone travolte e sepolte.
7. Descrizione sulle condizioni me-teorologiche del luogo e, in particolare, lo stato della visibilità.
8. Esistenza di ostacoli in zona con particolare riferimento ad elettrodotti e teleferiche, ed ogni altro cavo sospeso che possa risultare di qualche impedimento.
9. Presenza di eventuali testimoni in grado di fare un’esatta anamnesi dell’accaduto:
– avvenuta effettuazione di ricerca “vista-udito” e “ARTVa”;
– descrizione sommaria della valanga (dimensioni e caratteristiche) e punto del travolgimento e/o scomparsa (DX, SN, ALTO, BASSO, ecc.);
– oggetti già estratti e loro localizzazione come da punto precedente;
– altre notizie e particolari che possano facilitare l’intervento.

NOTA BENE: Attenzione, alcune di queste informazioni possono essere richieste anche a seguito della chiamata effettuata per lanciare l’allarme e/o all’arrivo del personale del Soccorso Alpino/112/118.
Solo dopo avere dato l’allarme al 112/118 sarà possibile effettuare nel suo complesso la ricerca ARTVa.

PER CHI È PRESENTE MA NON È COINVOLTO DALLA VALANGA
1. Al distacco, osserva e memorizza il punto di travolgimento ed il punto di scomparsa: tali punti, in base alla direzione di flusso della valanga, indicheranno le zone di ricerca primaria;
2. Quando il movimento della valanga è ultimato, tenuto conto del punto di distacco, del punto di travolgimento e del punto di scomparsa, una volta osservata la possibilità di intervenire in sicurezza sul campo della valanga, dirigiti verso l’area di maggior probabilità di seppellimento e si provvedi, come detto in precedenza, alla ricerca “VISTA-UDITO” e, una volta dato l’allarme al 112/118, alla ricerca ARTVa.
3. Durante la ricerca devi controllare ogni attrezzo o capo d’abbigliamento emergente, sondando nella zona circostante, e in caso negativo devi lasciarlo sul posto segnalandolo visibilmente.
4. In caso di ritrovamento di arti emergenti provvedi immediatamente a spalare la coltre nevosa cercando di raggiungere al più presto la testa. È assolutamente importante verificare l’esistenza della sacca d’aria davanti alle vie respiratorie. Se la bocca e il naso fossero ostruiti devi immediatamente liberarli.
5. È assolutamente importante che la spalatura della neve inizi a valle del travolto per evitare un pericoloso e deleterio effetto “cratere” (ovvero la neve che, dopo spalata, ritorna nel buco); in questo senso è sufficiente valutare la profondità del sepolto con la sonda ed iniziare a spalare a valle dell’ipotetica profondità del puntale della sonda.
6. In caso di incoscienza, di assenza di respiro e attività circolatoria del travolto provvedi, se addestrato, alla Rianimazione Cardio Polmonare (RCP).
7. In ogni caso proteggi dal freddo e dal vento il corpo del travolto, se ferito, e/o del sepolto, con indumenti ad alta termicità e con la coperta termica, evitando di legare e/o stringere gli indumenti utilizzati.
8. Nell’attesa dell’arrivo del Soccorso Alpino/112/118, è necessario continuare, instancabilmente, la ricerca nelle zone di accumulo, nelle eventuali curve della valanga, a valle di grossi massi, a valle di grandi alberi, sul fronte di accumulo della valanga.

IN CASO DI PRESENZA DELL’ELICOTTERO
1. Dopo avere segnalato al 112/118 l’eventuale esistenza di ostacoli in zona, con particolare riferimento ad elettrodotti e teleferiche ed ogni altro cavo sospeso che possa risultare di qualche impedimento, per facilitare le operazioni con l’elicottero devi:
– Predisporre una zona dedicata all’atterraggio libera da ogni tipo di materiale ed attrezzatura (attenzione il flusso provocato dal rotore può sollevare pesi anche consistenti e posti anche a distanza rilevante);
– battere, se possibile, con particolare attenzione con gli sci la zona predisposta all’atterraggio (attenzione il flusso del rotore alza molta neve e può compromettere in modo anche serio la visibilità e, quindi, la complessiva sicurezza).
2. Farti individuare e riconoscere con la classica posizione a “Y”, stando con le spalle al vento.
3. Attenerti scrupolosamente alle indicazioni fornite dal pilota e/o dallo specialista dell’elicottero, ovvero dal personale del Soccorso Alpino.

COME RIDURRE IL RISCHIO
“LA REGOLA DEL 3X3” di Werner Munter

Il pericolo di valanghe non può essere valutato sulla base di un solo criterio, ma, al contrario, si devono prendere sempre congiuntamente in considerazione i fattori principali per l’analisi globale del rischio quali:
• l’uomo;
• il manto nevoso;
• la meteorologia e la nivologia;
• il terreno.

In un’ottica di valutazione globale, è basilare che ogni elemento sia considerato in rapporto agli altri fattori, cioè tutte le informazioni e tutte le osservazioni devono essere ponderate e messe in relazione tra loro.

La valutazione del pericolo di valanghe in tre fasi, basata sulla abituale successione nel tempo e riferita alla:
• pianificazione dell’escursione a tavolino;
• scelta dell’itinerario sul terreno;
• valutazione del singolo pendio;
è già stata ampiamente sperimentata nella pratica.

La formula del “3X3” non è altro che il riassunto mnemonico e razionalizzato di questo schema.
I fattori principali da considerare insieme per un’analisi globale del rischio sono, dunque:
A) UOMO;
B) MANTO NEVOSO-METEOROLOGIA/NIVOLOGIA;
C) TERRENO.

Entrando nel merito delle tre fasi si può meglio puntualizzare:

1. Regionale:
Preparazione della gita a tavolino
• Consultazione dei bollettini delle valanghe e dei bollettini meteorologici a carattere locale (telefono – internet – etc.).
• Analisi delle carte topografiche e orto-topografiche – descrizioni dell’itinerario – preparazione dello schizzo di rotta – individuazione di mete/itinerari alternativi (cambiamento di meta o di itinerario).
• Assunzione di informazioni presso Guide Alpine, Sezioni C.A.I., C.N.S.A.S..
• Fattore umano: chi partecipa? Considera che il soggetto meno preparato tecnicamente e/o con minore esperienza e/o con minore preparazione psico-fisica è l’anello più debole della “catena di sicurezza”. In base a questo principio va tarata nel suo complesso la gita.

2. Zonale:
Scelta dell’itinerario e dello sviluppo della traccia sul terreno.
• Neve: segnali d’allarme – altezza critica della neve – accumuli recenti di neve ventata – cornici – struttura della superficie della neve (sastrugi, ondulazioni) – condizioni nivologiche generali.
• Tempo: visibilità – temperatura (evoluzione prevista durante il giorno) vento – precipitazioni – grado di nuvolosità – irraggiamento durante il giorno – “scaccia neve” (le creste fumano).
• Terreno: pendenza – esposizione – prossimità delle creste – rilievo – vegetazione – corpi rocciosi.
• Esiste sopra di me un inclinazione che permetta il distacco spontaneo di valanghe a distanza e che potrebbe mettermi in pericolo? Posso provocare distacchi a distanza sopra di me?
• Continuo controllo e monitoraggio dei fattori variabili!

3. Locale: valutazione della resistenza del manto nevoso su pendio ripido.
• L’inclinazione: determinare la zona più ripida del pendio.
• La neve fresca è con o senza coesione: effettuare il test della pala.
• Quali sono i limiti per il trasferimento dei risultati sui pendii assimilabili per inclinazione, altitudine, esposizione, prossimità ai crinali, frequentazione del percorso? Occorre eventualmente prendere delle precauzioni per non sollecitare troppo il manto nevoso?

Valutazione della possibilità di distacco di una valanga a lastroni.
Tre sono le condizioni sufficienti e necessarie perché si realizzi il distacco di una valanga a lastroni:
• coesione tra i cristalli di neve che formano il lastrone (attenzione: ci sono anche lastroni soffici perfettamente sciabili);
• esistenza della pendenza critica (uguale o superiore a 30°);
• bassa resistenza al taglio di base: ovvero instabilità del manto nevoso causata dalla presenza di uno strato debole.

Queste tre condizioni possono essere verificate mediante specifiche prove quali:
– prova della pala (controlla la presenza di coesione tra i cristalli di neve);
– misura della pendenza con bastoncini (verifica l’esistenza della pendenza critica);
– prova del cuneo o del blocco di slittamento (indaga sulla presenza di instabilità del manto nevoso).
– L’applicazione corretta di tutte queste procedure, l’analisi dei risultati e dei filtri effettuati determinano una riduzione del rischio che può arrivare ad un livello accettabile. È logico che non effettuare e/o effettuare parzialmente quanto sino a qui indicato ha notevoli ripercussioni sul senso e significato stesso di “accettabile”.

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Sicurezza nei fuori pista: aperto il nuovo campo ARTVA sul Monte Bianco http://www.montagna.tv/cms/116946/sicurezza-nei-fuori-pista-aperto-il-nuovo-campo-artva-sul-monte-bianco/ http://www.montagna.tv/cms/116946/sicurezza-nei-fuori-pista-aperto-il-nuovo-campo-artva-sul-monte-bianco/#respond Thu, 21 Dec 2017 06:00:31 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=116946 Un luogo dove potersi allenare allo sci fuoripista sul Monte Bianco. Anche quest’anno la Skyway Monte Bianco, insieme alla Fondazione Montagna Sicura, ha aperto presso il Pavillon du Mont Fréty (2.200 m) il campo di addestramento ARTVA. 

Il campo è pensato per potersi preparare al fuoripista, all’uso dell’ARVA, della pala e sonda. E’ inoltre possibile effettuare una gita con le ciaspole sul percorso realizzato in collaborazione con Ferrino presso il Pavillon du Mont Fréty.

L’iniziativa fa parte del progetto PrevRiskHauteMontagne finanziato da Italia e Francia. Qui sotto il video della Fondazione Montagna Sicura per la campagna di sensibilizzazione per la sicurezza in montagna: 

 

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Gli scout a “scuola di montagna” dalle Guide Alpine http://www.montagna.tv/cms/115363/gli-scout-a-scuola-di-montagna-dalle-guide-alpine/ http://www.montagna.tv/cms/115363/gli-scout-a-scuola-di-montagna-dalle-guide-alpine/#comments Tue, 07 Nov 2017 09:22:19 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115363 Circa 100 Capi scout a “scuola di montagna” da Guide alpine e Accompagnatori di media Montagna. È questa l’iniziativa organizzata dal Collegio regionale Guide alpine Lombardia insieme all’Assessorato Sport e Politiche per i giovani di Regione Lombardia, con lo scopo di fornire ai Capi Scout (i responsabili dei bambini e ragazzi scout) consigli e buone norme di comportamento da seguire per la frequentazione con dei minori della montagna, col migliore livello di autoprotezione possibile.

Gli incontri in programma sono 6, della durata di due giornate ciascuno, con lezioni teoriche e uscite sul campo. Nelle lezioni si parla di come scegliere il percorso in funzione dei partecipanti, della lettura e dell’interpretazione del bollettino meteo, di topografia e orientamento, di equipaggiamento e abbigliamento. Si studia come scegliere una gita invernale sia nell’ipotesi della neve sia senza, e si fanno accenni anche sul primo soccorso e sulla gestione dell’imprevisto.

Il primo appuntamento si è tenuto lo scorso weekend del 4 e del 5 novembre: 30 Capi scout dell’area di Milano e Bergamo si sono trovati sulle montagne lecchesi con una Guida alpina e un Accompagnatore di media montagna. (Foto allegate, disponibili su richiesta in risoluzione più alta).

Gli altri incontri sono in programma il prossimo fine settimana (11 e 12 novembre) sulle Orobie valtellinesi con i Capi scout provenienti dalle province di Varese, Como, Lecco e Sondrio, e sulle Prealpi Bergamasche con i Capi scout provenienti da Mantova, Cremona e Lodi. Giovedì 16 novembre si terranno lezioni teorico-didattiche in zona Ticino-Brianza e nella provincia di Pavia, riprese poi con l’uscita sul campo nella giornata del 26 novembre, rispettivamente nel Varesotto o Comasco e sulle montagne Lecchesi o nel Parco del Ticino. I Capi scout coinvolti in queste uscite provengono da Brianza, Ticino e Olona e da Milano e Pavia. Infine sabato 18 e domenica 19 novembre l’incontro è in programma in Val Camonica con i Capi Scout residenti nella zona di Brescia e del Lago di Iseo.

L’iniziativa rientra nel progetto di Promozione della montagna e delle sue professioni, realizzato dal Collegio lombardo in collaborazione con l’Assessorato Sport e  Politiche per i giovani di Regione Lombardia.

“Gli Scout fanno educazione in ambiente naturale – ha detto il presidente del Collegio Guide alpine Lombardia Fabrizio Pina -. È fondamentale che chi educa i gruppi, soprattutto di minori, sia istruito a farlo, anche in un contesto di difficile interpretazione e non esente da pericoli come può essere quello della montagna. Le Guide apine e gli Accompagnatori, in qualità di unici professionisti abilitati, si sono messi pertanto volentieri a disposizione di questa Istituzione”.

“Camminare in montagna è per gli scout un’esperienza importante, che viviamo come occasione di crescita. Ringraziamo Regione Lombardia e Consiglio delle Guide Alpine della Lombardia per l’opportunità di approfondire i temi legati alla sicurezza in montagna – hanno detto Anna Boccardi e Fedele Zamboni, Responsabili Agesci Lombardia -. Agli eventi in programma partecipano gli educatori dei giovani tra i 12 e i 20 anni, che più frequentano i sentieri. Auspichiamo di poter andare avanti nella formazione coinvolgendo, nelle prossime occasioni, anche i referenti dei bambini”.

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Cani da guardiania: dal CAI 7 norme di comportamento per gli escursionisti responsabili http://www.montagna.tv/cms/115147/cani-da-guardiania-dal-cai-7-norme-di-comportamento-per-gli-escursionisti-responsabili/ http://www.montagna.tv/cms/115147/cani-da-guardiania-dal-cai-7-norme-di-comportamento-per-gli-escursionisti-responsabili/#comments Wed, 01 Nov 2017 07:30:03 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115147 È apparsa a fine settembre, sulla pagina di un noto quotidiano nazionale della Valle d’Aosta, la notizia che un allevatore e stato multato per 240 € per non aver adeguatamente custodito il proprio pastore maremmano impiegato nella guardiania da possibili attacchi di lupo del proprio gregge di pecore in alpeggio a 2300 mt di quota nella valle del Gran San Bernardo.

La sanzione è scattata su denuncia da parte di una escursionista che sarebbe stata morsa in prossimità dell’alpeggio dopo aver superato il gregge al pascolo.

Il Gruppo Grandi Carnivori del CAI ritiene questo fatto emblematico di come siano delicati gli equilibri da instaurare al ritorno dei grandi predatori selvatici a livello generale – e nello specifico del caso – fra gli allevatori e gli escursionisti; se ai primi viene richiesto un particolare impegno – anche economico – per la protezione delle greggi, ai secondi si deve richiedere il rispetto delle attività di pastorizia in montagna semplicemente con la messa in atto di comportamenti adeguati e prudenziali quando si attraversano alpeggi monticati da greggi e mandrie e ancora di più quando queste greggi siano protette da cani da guardiania.

Va ricordato che il cambiamento delle abitudini e delle modalità di rapportarsi con la montagna con la presenza del lupo e dei grandi carnivori non è a senso unico verso gli allevatori, ma è un cambiamento – anche se meno importante ed impattante – per tutti i portatori d’interesse, compresi gli escursionisti. In molti paesi confinanti e nelle zone di presenza storica del lupo queste tematiche sono affrontate con metodo dagli organismi di governo sia centrali che territoriali attraverso attività di informazione a tutti livelli.

Il CAI auspica che queste attività di informazione, oggi previste all’interno di specifici progetti europei, possano e debbano diventare prassi comune e a tal fine si impegna attraverso il suo Gruppo Grandi Carnivori a farsi carico nei confronti del Sodalizio (Soci, Sezioni e gli Organismi tecnici territoriali), di informare e di formare gli escursionisti e più in generale i frequentatori della Montagna a tenere i più adeguati comportamenti all’atto di transitare in alpeggi presidiati dai cani da guardiania.

Senza voler esprimere alcun giudizio di merito sull’evento sopra citato il CAI desidera esprimere la propria vicinanza e sostegno a tutti quegli allevatori che hanno scelto il percorso non facile della convivenza con il ritorno dei grandi predatori, impegnandosi nella messa in atto delle buone pratiche di prevenzione. Questo atto di coraggio e di lungimiranza deve essere affiancato da un lavoro di supporto che miri ad educare i frequentatori della montagna all’accettazione e al rispetto di nuove regole e di comportamenti adeguati. Solo in questo modo si potrà avviare un vero processo di accettazione e si potrà evitare il più possibile futuri nuovi spiacevoli episodi con i cani da guardiania.

Gli Escursionisti Responsabili quando, nei loro percorsi, raggiungono o si avvicinano a pascoli ove sono presenti Cani da guardiania o da protezione, adottano comportamenti di prudenza e di rispetto per le attività che il Pastore svolge aiutato dai Cani. Di seguito sette norme di comportamento elaborate dal CAI:

  1. Non attraversate le greggi; in questo modo si spaventano gli animali e si possono allertare i Cani da protezione i quali, individuandovi come un pericolo, reagiranno abbaiando e venendovi incontro.
  2. Non gridate e fate movimenti bruschi con bastoni ne lanciate sassi verso il bestiame o verso il Cane.
  3. Se il Cane si avvicina STATE FERMI e non guardatelo fisso negli occhi ; questo comportamento potrebbe essere interpretato come una sfida.
  4. Indietreggiate lentamente, senza mai voltarvi, fino al momento in cui il Cane cesserà di abbaiare (non vi riterrà più un pericolo).
  5. Dopo di che riprendete a camminare tranquillamente aggirando il gregge.
  6. Se siete in bicicletta NON attraversate mai un gregge o un pascolo; scendete e lentamente a piedi aggirate il gregge o il pascolo presidiato, potrete poi risalire tranquillamente in bicicletta e proseguire la vostra escursione.
  7. E’ sconsigliato portare con se Cani da compagnia se l’escursione programmata può interessare territori ove siano presenti greggi al pascolo presidiati da Cani da guardiania; nel caso in cui vi trovaste comunque in questa situazione tenete il vostro Cane al guinzaglio e non prendetelo in braccio. Allontanatevi dal gregge e dal pascolo compiendo un largo giro attorno ad esso.

 

Fonte @ CAI

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Arrampicata in falesia, i consigli di sicurezza delle Guide alpine http://www.montagna.tv/cms/113085/arrampicata-in-falesia-i-consigli-di-sicurezza-delle-guide-alpine/ http://www.montagna.tv/cms/113085/arrampicata-in-falesia-i-consigli-di-sicurezza-delle-guide-alpine/#comments Tue, 12 Sep 2017 05:00:15 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113085 Arrampicare su roccia significa scalare una parete verticale utilizzando per la progressione appigli e appoggi naturali: il movimento segue modelli motori specifici, implica conoscenza e competenza nell’uso di attrezzature alpinistiche, capacità di valutare la qualità degli appigli e degli appoggi e la conoscenza dei pericoli ambientali, mai del tutto eliminabili e quindi in una certa misura sempre possibili.

L’arrampicata sportiva outdoor si svolge principalmente in falesia, in “palestre di roccia” su cui si possono trovano itinerari attrezzati, facilmente individuabili e a disposizione degli arrampicatori. Tuttavia anche in falesia gli utilizzatori sono responsabili della propria protezione che non può mai essere demandata e pertanto devono conoscere tutte le tecniche necessarie per un utilizzo corretto delle attrezzature.

Sebbene non si possa quindi mai parlare di “piena sicurezza”, esistono azioni e buone norme che si possono seguire per gestire al meglio il rischio e quindi avere la massima protezione possibile. 

Ecco allora il vademecum delle Guide alpine italianenon vuole essere un elenco di regole, né una lista esaustiva. Si tratta invece di un insieme di consigli utili agli arrampicatori, che fanno capo tutti a un’unica vera norma generale: massima attenzione e prudenza quando si scala in ambiente. 

Azioni consigliate prima di iniziare l’attività:

  • 1)   Controllare che l’attrezzatura sia in buono stato di conservazione, assemblata correttamente e compatibile durante l’utilizzo abbinato.
  • 2)   Controllare che tutte le persone coinvolte nell’attività sappiano utilizzare l’attrezzatura.
  • 3)   Controllare che la lunghezza della corda sia adeguata alla salita e alla discesa dell’itinerario o tiro (tecnica detta moulinette).
  • 4)   Controllare che il numero di rinvii rispetti quello minimo indicato dalla relazione sul singolo itinerario.
  • 5)   Controllare che tutti i soggetti coinvolti indossino correttamente l’imbracatura.
  • 6)   Controllare che tutti i soggetti coinvolti indossino correttamente il casco (consigliato).
  • 7)   Controllare che il nodo di collegamento fra la corda e l’imbracatura (nodo a otto) sia eseguito correttamente. Importante il controllo reciproco fra arrampicatore e addetto alla gestione del freno di assicurazione.
  • 8)   Controllare che il sistema di freno/corda sia installato correttamente. Importante il controllo reciproco fra arrampicatore e addetto alla gestione del freno di assicurazione.
  • 9)   Controllare che la corda sia posizionata su apposito telo o su terreno privo di ostacoli e che sul capo libero alla distanza di almeno 1,5 m sia presente un nodo (asola semplice).

Comportamenti consigliati durante l’attività:

  • 1)   L’addetto alla gestione del freno deve utilizzare il freno secondo le indicazioni del fabbricante.
  • 2)   L’addetto alla gestione del freno deve seguire con attenzione il compagno durante tutte le fasi della salita e della discesa. Occhio quindi alle distrazioni (come parlare con gli astanti, usare il telefonino, lasciare la corda lasca, giocare con cani o bambini).
  • 3)   L’addetto alla gestione del freno deve posizionarsi adeguatamente rispetto alla parete, rispettando le aree di passaggio.
  • 4)   L’arrampicatore dovrebbe assicurarsi a tutti gli incoraggi intermedi inserendo correttamente il rinvio nell’ancoraggio.
  • 5)   L’arrampicatore deve inserire correttamente la corda nel moschettone del rinvio.
  • 6)   L’arrampicatore deve utilizzare correttamente l’ancoraggio di sosta.
  • 7)   L’arrampicatore deve, in caso di “sosta chiusa”, saper effettuare la manovra corretta per il passaggio della corda.
  • 8)   L’arrampicatore deve comunicare con l’addetto alla gestione del freno prima di iniziare la calata ed assicurarsi che quest’ultimo abbia capito le comunicazioni.
  • 9)   L’arrampicatore non deve inserire direttamente la corda nel punto di ancoraggio per farsi calare o calarsi autonomamente.

 

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Funghi, inizia la stagione della raccolta. I consigli di CNSAS e della Società Italiana di Tossicologia http://www.montagna.tv/cms/112741/funghi-inizia-la-stagione-della-raccolta-i-consigli-di-cnsas-e-della-societa-italiana-di-tossicologia/ http://www.montagna.tv/cms/112741/funghi-inizia-la-stagione-della-raccolta-i-consigli-di-cnsas-e-della-societa-italiana-di-tossicologia/#respond Mon, 04 Sep 2017 06:32:29 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=112741 È da poco iniziata la stagione di raccolta dei funghi e SITOX (Società Italiana di Tossicologia) e CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) lanciano insieme l’allerta affinché l’entusiasmo non offuschi la necessaria prudenza. Se in questi giorni si digita la parola “fungiatt” (cercatore di funghi, fungaiolo) su qualsiasi motore di ricerca, quello che appare sembra un bollettino di guerra con decine di dispersi, feriti e morti. E tra non molto, alle incaute vittime del bosco si aggiungeranno le vittime della tavola, intossicati che chiederanno assistenza medica dopo aver consumato l’agognato bottino.

I rischi che si corrono nel bosco

La ricerca dei funghi è una passione meravigliosa che avvicina le persone all’ambiente naturale non disdegnando altri aspetti, quelli culinari, ad esempio, altrettanto gratificanti. Parlare di funghi significa parlare di bosco, spesso di montagna e quindi di terreno difficoltoso; alcuni boschi assumono poi i requisiti propri dell’ambiente ostile. Un bosco impervio può sottoporre il cercatore a notevoli ostacoli di marcia considerando che, di regola, vengono abbandonati i sentieri più comodi per addentrarsi verso zone meno battute e più propizie alla raccolta. Il CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico; risorsa tecnica del Sistema Sanitario di Urgenza ed Emergenza 118) registra ogni anno diverse centinaia di interventi a favore di fungiatt in difficoltà; qualche decina risultano le vittime sull’intero territorio nazionale.

Spesso, gli interventi di ricerca e soccorso ai fungiatt si dimostrano particolarmente difficili a partire dall’individuazione precisa della zona dove il fungiatt è disperso. La scivolata va considerata come il pericolo maggiore; non di rado vengono soccorse persone colte da malore, presumibilmente generato da eccessivo affaticamento. I consigli che si possono dare sono pochi, a volte banali ma comunque importanti. Va evitato l’uso di stivali di gomma, anche su terreni apparentemente poco impegnativi, a favore di un buon paio di scarponi da montagna. Spesso i cercatori di funghi si muovono da soli per mantenere segreti i luoghi di raccolta; va ricordato però che, in mancanza di compagni, un piccolo incidente può determinare situazioni difficili da controllare, ad esempio, una banale frattura può irreparabilmente obbligare all’immobilità ed alla conseguente impossibilità di chiamare soccorso. Utile può essere il cellulare anche se sono ancora frequenti le aree “in ombra” senza campo. Buona regola da non trascurare consiste nel comunicare a familiari o conoscenti il luogo ed il percorso che s’intende seguire, non variarlo, ed avvisare dell’avvenuto rientro. Solo così, in caso di mancato rientro dovuto ad infortunio od altro, ci sarà qualcuno che potrà dare l’allarme, attraverso il numero unico 112 (o 118), per attivare la ricerca del disperso. E se mai ci si smarrisse? Si può perdere il sentiero ma non bisogna mai perdere la testa facendosi prendere dal panico: meglio tornare sui propri passi. In caso di necessità un piccolo zaino ben organizzato sarà utile per far fronte a qualche imprevisto; un piccolo kit di pronto soccorso (cerotto, disinfettante, garza sterile e benda elastica), un coltello multiuso, un maglione, una giacca impermeabile ed antivento, un telo termico (foglio leggero di materiale plastico alluminizzato), una pila frontale, cibo e soprattutto bevande di ristoro. Con poco peso sulle spalle si è in grado di risolvere molti problemi. Così, con un po’ di consapevolezza, la raccolta dei funghi potrà essere semplicemente una ludica (e gustosa) esperienza libera da rischi eccessivi.

I rischi che si corrono a tavola

Ogni anno i medici dei Centri Antiveleni forniscono consulenza specialistica per migliaia di pazienti che accedono nei Pronto Soccorso di tutta Italia con sintomi di intossicazione dopo aver consumato funghi. Spesso si tratta di accessi di interi nuclei familiari o di intere tavolate di amici, tali da mettere in difficoltà l’organizzazione stessa degli ospedali. I funghi consumati comprendono sia specie commestibili che velenose. Nel primo caso di tratta di intossicazioni causate dall’ingestione di quantità eccessive (in particolare di porcini crudi), di funghi non adeguatamente cotti (chiodini) o preparati (laricini) oppure non in perfette condizioni. Non deve stupire che i pazienti con sintomi conseguenti all’ingestione di funghi commestibili possano arrivare a rappresentare quasi la metà della casistica annuale di un centro antiveleni. A preoccupare maggiormente sono tuttavia le intossicazioni causate dalla raccolta e dal consumo di funghi velenosi (centinaia di specie), che sono in grado di causare patologie gravi e talvolta letali. E non bisogna commettere l’errore di pensare solo all’Amanita phalloides (il fungo mortale più noto). Per l’ingestione di moltissime specie velenose sono spesso necessari molti giorni di ricovero, anche quando non si arriva al trapianto di fegato, alla dialisi o alla morte.

Non si tratta di fare allarmismo, ma di cercare di arginare un fenomeno assurdo che porta le persone a rischiare la propria vita o quella dei propri familiari o amici solo per gustare un piatto di funghi. E’ incredibile come, anche vomitanti in pronto soccorso e piegati dai dolori addominali, le persone dichiarino ancora al medico di essere “fungaioli esperti”.

Ovviamente il modo di consumare funghi in sicurezza esiste: raccogliere solo funghi di cui si è assolutamente certi della commestibilità e, nel dubbio, fare ispezionare il proprio raccolto presso gli ispettorati micologici presenti in ogni ASL; ricordare che non esistono metodi “casalinghi” per il riconoscimento di un fungo velenoso (una falsa credenza riguarda l’utilizzo di aglio, argento o prezzemolo che se anneriti o ingialliti dal contatto con il fungo rivelerebbero la sua tossicità); non fidarsi di un riconoscimento effettuato tramite un libro o addirittura una app (i funghi non sono fatti con lo stampino e specie commestibili e velenose possono essere molto simili); non consumare funghi in quantità abbondanti o in pasti ravvicinati. Inoltre donne in gravidanza, anziani e bambini piccoli dovrebbero astenersi dal consumo di funghi raccolti non controllati: lavanda gastrica e trattamenti invasivi in queste categorie possono risultare particolarmente rischiosi da effettuare.

Indipendentemente dall’intensità, dalla durata e da quando si manifestano i sintomi (subito o dopo alcune ore), se dopo aver mangiato funghi si sta male bisogna sempre recarsi al pronto soccorso, portando eventuali avanzi del pasto. Cercare di gestire la situazione a casa, assumendo farmaci per ridurre vomito e diarrea, può voler dire rischiare la vita.

Insomma il consiglio è: siate umili e “mangiate responsabilmente”.

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Sicurezza in montagna: i consigli del Soccorso Alpino http://www.montagna.tv/cms/111741/sicurezza-in-montagna-i-consigli-del-soccorso-alpino/ http://www.montagna.tv/cms/111741/sicurezza-in-montagna-i-consigli-del-soccorso-alpino/#comments Sun, 27 Aug 2017 05:00:29 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=111741 Il periodo estivo invita a percorrere i sentieri delle nostre montagne. È importante essere preparati e avere coscienza di quello che si sta facendo non solo nelle vie alpinistiche impegnative ma anche nelle passeggiate più semplici. In caso di difficoltà l’ambiente montano è sempre severo e le notizie di cronaca, purtroppo frequenti, sono lì a ricordarcelo. Per questo motivo vi proponiamo un piccolo pamphlet preparato dal CNSAS utile per chiunque voglia organizzare un’escursione in montagna. Potete scaricarlo QUI.

 

Il CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO (CNSAS) del CLUB ALPINO ITALIANO (CAI) è da tempo impegnato in un programma rivolto alla prevenzione degli incidenti in montagna ed ambiente ostile. L’obiettivo di questo programma è far diminuire, in modo sempre più significativo, gli incidenti rendicontati dalle statistiche presentate ogni anno dal CNSAS. Il progetto generale di prevenzione degli incidenti proposto dal CNSAS è denominato “SICURI IN MONTAGNA” e da esso si articolano diversi moduli tra cui quello realizzato in questa pubblicazione e chiamato “SICURI SUL SENTIERO”.

Da sempre, la prevenzione degli incidenti in montagna ha caratterizzato la vocazione del Soccorso alpino e speleologico che ha dovuto però fare i conti con l’esigenza primaria di prestare aiuto a chi, in montagna, in grotta o in ambiente impervio, si trovava in difficoltà. Da oltre un decennio, con avvio in Lombardia, il Soccorso alpino ha dato vita ad un progetto specifico che vuole sensibilizzare gli appassionati sui temi della prevenzione; Oggi il progetto ha valenza nazionale ed insieme al Soccorso alpino collaborano le organizzazioni del Club Alpino Italiano, diversi Enti ed Associazioni che operano in montagna. Il nome, SICURI in MONTAGNA, è un richiamo diretto alla persona, alla sua responsabile consapevolezza, con la convinzione che la prevenzione e la sicurezza sono concetti che appartengono alla nostra cultura. Il messaggio di SICURI in MONTAGNA si propone quindi come spunto di riflessione, senza demonizzare la montagna e creare inutili allarmismi ma con la serena convinzione che, con la giusta prudenza, la montagna si può vivere pienamente in libertà e sicurezza.

L’indice del libretto:

• Caduta da sentiero
• Malore generico
• Scivolata su terreno
• Perdita dell’orientamento
• Ritardo nel rientro
• Incapacità di movimento
• Condizioni meteo negative
• Scivolata su neve
• Scivolata su ghiaccio
• Sindrome da sfinimento
• Caduta in crepaccio
• Folgorazione 

 

Foto in alto @Montagnaestate

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Il canto del gallo – Equipaggiamento obbligatorio http://www.montagna.tv/cms/112208/il-canto-del-gallo-equipaggiamento-obbligatorio/ http://www.montagna.tv/cms/112208/il-canto-del-gallo-equipaggiamento-obbligatorio/#comments Tue, 22 Aug 2017 06:30:12 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=112208 Andar per ghiacciai non è mai una passeggiata sui sentieri o una corsa in montagna: i pericoli sono diversi e talvolta “fregano” anche le persone esperte e grandi alpinisti.

Andar per ghiacciai da soli non legati con almeno un compagno rientra nelle attività ad alto rischio che si praticano in montagna.

Gli incidenti anche mortali sui ghiacciai hanno superato la soglia accettabile e va sottolineato che la responsabilità di ciò che accade nel territorio di un comune ricade sul Sindaco, che, come ormai fanno tutti in questo mondo pieno di assicurazioni e avvocati, cerca di premunirsi contro eventuali richieste di concorso di colpa per non aver provveduto alla messa in sicurezza del territorio. Lo stesso è avvenuto già diversi anni fa in particolare nelle Dolomiti con l’emissione di divieti assoluti di praticare il fuoripista su tutto il territorio comunale a seguito di alcuni incidenti anche mortali. 

Premesso questo vorrei fare alcune riflessioni:

  • Tutta la sicurezza del muoversi su ghiacciaio è legata al fatto di essere legati ad un compagno che grazie alla corda limita i danni di una caduta accidentale in un crepaccio; quindi oltre al materiale minimo dovrebbe essere anche necessario far capire che le solitarie su ghiacciaio sono molto pericolose e a poco serve il materiale da recupero se non si è legati; soprattutto in questi anni di caldo estremo e zeri termici oltre soglie impensabili fino a pochi anni fa. (Perché non vietare l’accesso nei periodi di zero termico oltre una soglia stabilita?).
  • Certamente il semplice fatto di avere il materiale non garantisce di avere la sufficiente esperienza e la capacità di saperlo usare, ma pensiamo a cosa è successo con lo scialpinismo e il sistema pala artva sonda, che, dopo le prime reticenze, oggi tutti portano nello zaino quando sciano; non è stato mai imposto da un decreto di un sindaco, ma tutti lo hanno accettato anche perché in caso di incidente è la prima cosa che viene verificata e la assenza di questi materiali comporta immediatamente colpevolezza. È vero che i materiali obbligatori bisogna poi saperli usare, ma il fatto di averli sempre con sé stimola maggiormente la voglia/necessità di imparare ad usarli. Anche in barca si è obbligati per legge ad avere a bordo una serie lunghissima di equipaggiamenti per la sicurezza e il fatto di doverli imbarcare verificare ogni 2 anni, prima o poi stimola anche i più superficiali a chiedersi come si usano e a provare le diverse procedure di sicurezza.
  • Correre in montagna a caccia dei record di velocità porta a due conseguenze: la prima ai rischi connessi a chi vuole emulare atleti professionisti e non ne ha la capacità; la seconda più grave è che si trasformano in piste percorsi che nella cultura della montagna hanno dei significati più profondi. Il trail running si sta espandendo a macchia d’olio, ma un conto è farlo sui sentieri, un altro è farlo sui ghiacciai o sulle pareti rocciose: il primo richiede un livello di base, il secondo una preparazione, un’esperienza e una capacità tecnica di alto/altissimo livello.
  • La libertà in montagna è interiore e può benissimo essere vissuta anche con un po’ di materiale addosso o nello zaino che di sicuro non fa male a nessuno.

 

Foto in alto @ Gogna Blog

 

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