Sapori – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Thu, 18 Jan 2018 07:55:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 Niederkofler, la terza stella della cucina di montagna si racconta e ci dà qualche consiglio per il pranzo di Natale http://www.montagna.tv/cms/117034/niederkofler-la-terza-stella-della-cucina-di-montagna-si-racconta-e-ci-da-qualche-consiglio-per-il-pranzo-di-natale/ http://www.montagna.tv/cms/117034/niederkofler-la-terza-stella-della-cucina-di-montagna-si-racconta-e-ci-da-qualche-consiglio-per-il-pranzo-di-natale/#comments Sun, 24 Dec 2017 06:00:58 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117034 Norbert Niederkofler, la star della cucina di montagna, è preso tra i fornelli in vista delle feste, ma è comunque riuscito a ritagliarsi qualche istante per dedicarsi al racconto di sé, della sua passione e ad alcuni consigli per il Natale, ormai alle porte.

Quando nasce la passione per la cucina?

Dai miei genitori che, al tempo, gestivano un piccolo albergo. Ricordo che il mio posto preferito in assoluto era la cucina. Lì dentro c’era il calore, c’era la gente, si mangiava, si chiacchierava. È stato il posto che mi ha insegnato l’importanza del confronto tra le persone, una cosa fondamentale ancora oggi che ho 56 anni. Stare in quella cucina da bambino mi ha insegnato ad essere curioso, a domandare, ad osservare, ad imitare. Ho imparato a mettermi in discussione e questo mi ha permesso, e mi permette, di crescere e di non prendermi troppo sul serio.

I suoi primi piatti li ha cucinati con i suoi genitori?

Si, cono loro ho imparato la base. Durante gli anni della scuola d’estate lavoravo in cucina, avevo una grande passione che poi mi ha portato a frequentare la scuola alberghiera e infine a fare questo mestiere. Un lavoro che andava facile e che mi permetteva di vivere bene la vita viaggiando e ricercando lavori nei posti che avrei voluto visitare, ma per cui non avrei avuto le finanze necessarie.

Lei ha girato il mondo, ma la sua grande passione rimane la montagna con i suoi prodotti e le sue tradizioni…

È una cosa maturata con il tempo. All’inizio sono andato via perché non volevo più vivere qui. Stando lontano da casa mi sono invece reso conto del grande patrimonio che abbiamo. Quando sei lontano vai alla ricerca di radici stabili e ti rendi conto che qui la qualità della vita è molto più alta. Per capirlo però devi prima andartene, devi sperimentare la vita in una grande città. Ci vai e vedi il bene come il male.

Ci parla del progetto “cook the mountain”?

In parole povere è un riepilogo della cultura della montagna. È un modo di lavorare che ci fa interfacciare direttamente con i contadini del territorio, senza intermediari. Si parla con loro, si tratta con loro e si pagano direttamente a loro i prodotti. È molto importante come progetto perché vuole valorizzare al massimo il prodotto dando anche uno stimolo all’agricoltore che capisce di alzarsi alle 6 del mattino tutti i giorni per uno scopo. Così facendo si da un motivo ai contadini per rimanere sui masi, per non abbandonare il territorio.

I prodotti invece, vissuti in questo modo, acquisiscono tutta un’altra storia. Si da una faccia ad ogni alimento. Io conosco il prodotto, la famiglia che l’ha coltivato, il carattere. Elementi che danno un valore aggiunto. 

È un progetto che, nella sua massima espressione, genera un ciclo pazzesco. Da un lato tieni intatta la natura, curata dai contadini, dall’altro lato non si perde la cultura della montagna. Piccole cose di cui a guadagnarci è il turista che riesce ad ammirare tutto questo patrimonio.

Chi è Norbert fuori dalla cucina?

Un marito e un padre di un figlio che ha 7 anni oggi. È una persona tranquilla, felice, serena, contenta di quel che ha fatto e di quel che ha creato. Una persona curiosa con in testa ancora tanti obiettivi e ancora tanta voglia di migliorarsi, ma in modo rilassato e sereno in armonia con i dettami della natura perché seguendone i tempi si sa, non si ha bisogno di ricette.

Cosa significa essere uno chef da 3 stelle Michelin?

Per me è un sogno. È qualcosa di particolare, soprattutto questa terza stella che ha un grande valore. Siamo riusciti a guadagnarcela grazie alla cucina di montagna, senza utilizzare prodotti di lusso come fegato grasso, caviale o astice. È una stella presa grazie a prodotti veri, dei contadini ed è una soddisfazione immensa. 

Siamo riusciti a raggiungere un traguardo. In fondo sono una manciata i locali con tre stelle Michelin in tutto il mondo e noi ci siamo riusciti con i prodotti della montagna. 

Un grande obiettivo che però va mantenuto…

Io devo giustificare ogni giorno questo traguardo. Lo spiegavo poco tempo fa a Peter Fill, venuto a pranzo da me. Gli spiegavo che se lui per avere una coppa del mondo deve, ad esempio, fare 10 gare da podio e poi prende la coppa guadagnata e la mette nel cassetto io non posso. Nel caso delle stelle Michelin abbiamo dieci controlli l’anno e poi, se ci viene data la terza stella, ogni giorno devo tornare al ristorante e mantenere alto il livello perché i controlli continuano.

Suggerimenti per il Natale?

Noi lavoriamo seguendo la stagione. Suggerirei piatti molto tradizionali come l’anatra, o il brasato. Magari canederli con mela o pera dento. Crauti, prodotti tipici per questo periodo e pietanze in grado di ricordarti l’infanzia. È li che sta il bello, nella capacità di tornare bambini grazie ad un piatto come i biscotti della tradizione austriaca con cioccolato, alla vaniglia, al pan pepato.

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I nostri lettori – Ricetta della marmellata di cachi http://www.montagna.tv/cms/116074/i-nostri-lettori-ricetta-della-marmellata-di-cachi/ http://www.montagna.tv/cms/116074/i-nostri-lettori-ricetta-della-marmellata-di-cachi/#comments Sun, 26 Nov 2017 11:51:51 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=116074 Testo e foto di Luciano Pellegrini

Annata cospicua per la raccolta dei cachi. I rami pieni di questo frutto, toccavano il terreno per il peso. Ho voluto preparare la marmellata perché non l’ho mai fatta ed ero curioso.

Fra le varie qualità del cachi, a polpa dura (cachi vaniglia, caco mela, cachi cioccolatino), ho scelto quello a polpa morbida, molto dolce al palato, dalla consistenza molle e succulenta, quasi gelatinosa.

Il cachi è un frutto davvero prezioso per la salute: è ricco di zuccheri (100 g di prodotto apportano infatti 70 kcal), di sali minerali (tra cui il potassio), ha un alto contenuto di beta carotene, vitamina A, C, K, proprietà lassative e diuretiche ed è energetico, quindi consigliato a chi fa sport. È antiossidante e previene le malattie cardiovascolari.

Ingredienti                                                                                                                                                                    

  • 1 kg di cachi
  • 1 limone
  • 350 grammi di zucchero
  • 2 mele 250 grammi                                                                                              

Preparazione                                                                                                                                                                

In un tegame antiaderente, mettere i cachi privati del picciolo e con la polpa tagliata a pezzi. Aggiungere la mela privandola di semi e torsolo, tagliata a cubetti molto piccoli, il succo del limone e lo zucchero. Far cuocere a fuoco basso, mescolando con un cucchiaio di legno. Essendo il preparato abbastanza liquido, bisogna calcolare un’ora di cottura. Fare la prova del piattino per vedere se è cotto (si deve staccare). Invasare in barattoli sterilizzati, capovolgerli per creare il sottovuoto. Una volta aperti i vasetti, vanno conservati in frigo.

Consigli  

Il limone e la mela sono utili come addensanti. Lo zucchero come conservante.

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Cracco perde una stella, la cucina di montagna ne guadagna tre http://www.montagna.tv/cms/115829/cracco-perde-una-stella-la-cucina-di-montagna-ne-guadagna-tre/ http://www.montagna.tv/cms/115829/cracco-perde-una-stella-la-cucina-di-montagna-ne-guadagna-tre/#respond Fri, 17 Nov 2017 11:36:09 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115829 È stata presentata ieri a Parma la guida Michelin 2018, che come ogni anno nomina le stelle della cucina mondiale.

Se la perdita della seconda stella del televisivo Carlo Cracco è stato l’evento più discusso sui media nazionali, la vera notizia è il riconoscimento della montagna, dei suoi prodotti, delle sue tradizioni, dei suoi sapori e delle sue genti ai vertici della cucina internazionale. 

Si aggiudica infatti le tre stelle Michelin lo chef altoatesino Norbert Niederkofler, che a San Cassiano, nel ristorante St. Hubertus, in Alta Badia, si è fatto portabandiera dell’eccellenza della cucina di montagna.

Nella cucina di Niederkofler (che non è solo chef, ma è anche montanaro), abbarbicata sulle Dolomiti a 1300 metri, si propongono le materie prime del territorio: pesce di lago, resina di pino mugo, Grau Kase, fieno, selvaggina e vegetali. “Tecniche nuove, ingredienti di sempre” è il motto.

La sua filosofia viene dallo stesso chef sintetizzata in “cook the mountain”,“cucinare la montagna”. Un pensiero che va oltre il cibo e vuole valorizzare sono non solo i prodotti, ma la vita di montagna a 360°.

I piatti rivelano la personalità dello chef. Quelli di Norbert Niederkofler, del ristorante St. Hubertus, sanno raccontare mille e una storia – si legge sulla Guida Michelin 2018-. I protagonisti sono la natura, la cultura e i gusti schietti e intensi delle sue montagne, la passione e la fatica quotidiana dei contadini e degli allevatori, la qualità eccelsa dei loro prodotti, le tradizioni e i metodi tramandati, il calore dei masi, il desiderio di viaggiare per imparare e di ritornare per ritrovare il proprio stile di vita, l’impegno, la cura, la costanza che si sposano con l’entusiasmo e la leggerezza. Nei piatti di Norbert Niederkofler si gustano questi sapori, si vedono le montagne, si ascoltano queste storie. L’incontro con questa cucina non è un pasto, ma un’indimenticabile esperienza umana. Per gli ispettori Michelin, tre stelle emozionanti.”

Queste tre stelle vanno al ristorante, all’Alto Adige e più in generale a tutta la montagna” ha dichiarato ieri sera Norbert Niederkofler.

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Al Forte di Bard in scena il meglio dei vini d’alta quota http://www.montagna.tv/cms/115797/al-forte-di-bard-in-scena-il-meglio-dei-vini-dalta-quota/ http://www.montagna.tv/cms/115797/al-forte-di-bard-in-scena-il-meglio-dei-vini-dalta-quota/#respond Fri, 17 Nov 2017 05:33:25 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115797 La viticoltura di montagna sarà protagonista, sabato 25 e domenica 26 novembre 2017, all’evento Vins Extrêmes 2017: il meglio dei vini d’alta quota. Quasi 400 etichette di vini da “vigneti eroici”, cioè oltre i 500 metri di altitudine o con pendenze superiori al 30% o in terrazzamenti, saranno portati al monumentale forte di Bard (Aosta).

Ci saranno 65 aziende vitivinicole italiane, da Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Sicilia ed estere provenienti da Francia, Svizzera, Germania, Spagna e Palestina.

Durante la manifestazione, dalle ore 10 alle 19, i visitatori avranno la possibilità di degustare i vini delle aziende presenti, di partecipare a laboratori del gusto e degustazioni guidate ed assistere alla cerimonia di premiazione del 25° Concorso Mondial des Vins Extrêmes organizzato dal Cervim, al quale hanno partecipato 740 vini (341 stranieri) e 306 aziende, assaggiandone i vini vincitori. 

“Sono piccole produzioni – ha detto Alessandro Nogara, assessore all’Agricoltura della Vda – ma non marginali, anzi di grandi potenzialità”. 

Per conoscere il programma: programma
Elenco dei produttori: qui
Maggiori info: qui

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Le ricette dei nostri lettori – Il liquore al prugnolo selvatico http://www.montagna.tv/cms/114017/le-ricette-dei-nostri-lettori-il-liquore-al-prugnolo-selvatico/ http://www.montagna.tv/cms/114017/le-ricette-dei-nostri-lettori-il-liquore-al-prugnolo-selvatico/#respond Sun, 08 Oct 2017 05:00:47 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=114017 Testo e foto di Luciano Pellegrini

Un altro frutto dimenticato che matura all’inizio dell’autunno è il prugnolo selvatico. Questa pianta selvatica è facile vederla sui cigli delle strade di campagna, ma anche in montagna. I frutti sono molto aspri, di sapore acidulo, ed è difficoltoso raccoglierli perché i rami sono spinosi. Il frutto ha forma rotonda con superficie liscia, ricoperta da una patina chiara, il colore è bluastro tendente al nero quando è maturo. La qualità del legno duro, è servito anticamente per procurarsi bastoni da passeggio. Anche in falegnameria è stato usato per costruire attrezzi. Il prugnolo selvatico ha proprietà astringenti, depurative, toniche, diuretiche e stimolano i processi digestivi. Il consumo dei frutti produce un aumento dell’appetito, una sensazione tonificante e di calma. È anche una fonte di vitamina C.

Foto @ Luciano Pellegrini

I frutti si possono mangiare freschi, cotti o sotto forma di sciroppo. Io ho preferito usarli per preparare un buon liquore digestivo.

Ingredienti

  • Un litro di alcol 95 gradi
  • 300 grammi di prugnolo fresco
  • 700 grammi di zucchero
  • 1.250 litri di acqua
  • 4 chiodi di garofano
  • 4 grammi di cannella a stecca
  • Un limone, solo buccia

Preparazione

Mettere in un recipiente a chiusura ermetica il prugnolo selvatico. Aggiungere l’alcool, le spezie e la buccia del limone. Far macerare per otto giorni. È importante agitare spesso il barattolo per meglio mescolare gli ingredienti.

Preparare lo sciroppo con acqua e zucchero, farlo bollire e poi raffreddare.

Versare l’alcol nello sciroppo, spremere il prugnolo selvatico per recuperare la parte migliore del frutto, (è utile una piccola pressa) …, filtrare il macerato e far stagionare per una settimana. Il colore invoglia, l’aroma è eccitante, il gusto ci guadagna!

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I nostri lettori: come si produce il formaggio caprino e la ricotta http://www.montagna.tv/cms/113220/i-nostri-lettori-come-si-produce-il-formaggio-caprino-e-la-ricotta/ http://www.montagna.tv/cms/113220/i-nostri-lettori-come-si-produce-il-formaggio-caprino-e-la-ricotta/#comments Sat, 30 Sep 2017 08:30:12 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113220 Testo e foto di Luciano Pellegrini

IO ed un amico E.B. ne approfittiamo per andare a trovare la pastora Alina in Valle Giumentina e partecipare alla preparazione del formaggio caprino e della ricotta. Paolo, il marito, ha fatto l’insegnante.

Ha iniziato versando in un recipiente il latte che Alina aveva munto il mattino ed ha acceso il fornello. Alla temperatura di circa 40 gradi, ha spento il fuoco ed ha aggiunto due cucchiaini di caglio per far coagulare il latte e trasformarlo in formaggio. Quando il preparato si è coagulato, (ha la forma di una pasta gelatinosa), ha rotto la cagliata, con lo “squacciarello” un attrezzo pastorale ricavato da un ramo di ciliegio con alla base un disco di legno convesso. (Parola dialettale usata dai pastori di Roccamorice PE – n.d.r.).

È importante la rottura della cagliata perché facilita l’espulsione del siero. Con un movimento circolare del braccio, la cagliata si rivolta, si agita e si ammassa. La parte solida Paolo lo ha sistemato negli stampi tipici forati e premendo, ha fatto uscire il liquido sieroso. Il liquido sieroso serve perché, fatto bollire sino a raggiungere la temperatura di circa 80 gradi, produce la ricotta, il cui nome deriva, infatti, dalla doppia cottura: ri-cotta. Quando in superfice si formano i “fiori”, (sono delle bolle che si aprono), la ricotta è pronta. Con una schiumarola, si raccoglie la ricotta che viene messa negli stampi. Ora bisogna pensare alla salatura del formaggio caprino. Il sale “disinfetta” il formaggio impedendo in superficie lo sviluppo di muffe anti-casearie e arresta lo sviluppo di microrganismi che ne danneggerebbero la fermentazione. Inoltre valorizza il sapore del formaggio e contribuisce alla formazione della crosta. Per la salatura a secco si procede cospargendo in più riprese sia le facce (i due piani di appoggio della forma) che lo scalzo (la parte laterale della forma) con del sale da cucina “grosso”. Attenzione ad una eccessiva salatura, che oltre a portare un gusto eccessivamente salato del formaggio, ne farebbe seccare la pasta in modo scorretto.

Molto importante è la STAGIONATURA. Dopo un periodo di riposo (stufatura) il formaggio è tolto dalle forme e messo in un ambiente con temperatura costante, circa 20 gradi.

Il lavoro non è terminato…dopo aver recuperata la ricotta, il liquido che resta, serve per nutrire gli animali da cortile, (anche le pecore e capre ne sono golose) e si può preparare una colazione salutare ed energetica. È una ghiottoneria a costo zero. Si inumidisce il pane, si spalma un po’ di ricotta e zucchero, e… provare per credere! Inutile fare paragoni con le merendine da supermercato. È vero che chi beneficia di questa ricetta sono i figli dei pastori e gli amici, ma questa lezione la proporrò ai più giovani.

Una giornata utile, indimenticabile, trascorsa in amicizia, gustando sapori ormai dimenticati e vivendo la difficile e dura vita del pastore.

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La Ricetta Originale del Pizzocchero di Teglio http://www.montagna.tv/cms/113283/la-ricetta-originale-del-pizzocchero-di-teglio/ http://www.montagna.tv/cms/113283/la-ricetta-originale-del-pizzocchero-di-teglio/#comments Sat, 23 Sep 2017 10:30:28 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113283 PASSAGGIO DI LIVELLO – in collaborazione con

FNM e Montagna.tv insieme per seguire i principali eventi culturali, sportivi, enogastronomici che la montagna propone nel 2017. Una partnership per promuovere una mobilità sostenibile per raggiungere e visitare le più belle montagne della Lombardia e delle Alpi Centrali dal punto di vista naturale e paesaggistico, delle tradizioni culturali ed enogastronomiche, delle attività sportive, del benessere e del divertimento. Un impegno quello di FNM e Montagna.tv per incentivare una mobilità smart, intermodale e verde, che possa contribuire al miglioramento della qualità della vita di centinaia di migliaia di cittadini che vivono, intraprendono e lavorano in montagna o che la frequentano per passione, promuovendo soluzioni di trasporto più vantaggiose anche per l’ambiente. 
 

La Ricetta Originale del Pizzocchero di Teglio

 

Se è vero che ogni casa valtellinese ha la propria ricetta, quella originale del Pizzocchero è ben custodita, Codificata e registrata dall’Accademia del Pizzocchero di Teglio. Nata nell’agosto 2002, l’associazione ha lo scopo di tutelare, promuovere e diffondere il Pizzocchero fresco di Teglio, ma anche tutte le espressioni tipiche dell’enogastronomia della Provincia di Sondrio. 

Bando però alle ciance e passiamo alle cose importanti: questa la ricetta originale dei Pizzoccheri di Teglio.

Se preferite gustare degli autenticissimi pizzoccheri, ma non volete far fatica, allora vi consigliamo i weekend enogastronomici del “Pizzocchero d’Oro e Sapori d’Autunno”, che si tengono a Teglio per tutto autunno.

 

Ingredienti (dosi per 4 persone) 

400 g di farina di grano saraceno
100 g di farina bianca
200 g di burro
250 g di formaggio Valtellina Casera dop

150 g di formaggio in grana da grattugia
200 g di verze
250 g di patate
uno spicchio di aglio, pepe

Preparazione: 

Mescolare le due farine, impastarle con acqua e lavorare per circa 5 minuti. 
Con il mattarello tirare la sfoglia fino ad uno spessore di 2-3 millimetri dalla quale si ricavano delle fasce di 7-8 centimetri. Sovrapporre le fasce e tagliarle nel senso della larghezza, ottenendo delle tagliatelle larghe circa 5 millimetri. 
Cuocere le verdure in acqua salata, le verze a piccoli pezzi e le patate a tocchetti, unire i pizzoccheri dopo 5 minuti (le patate sono sempre presenti, mentre le verze possono essere sostituite, a secondo delle stagioni, con coste o fagiolini). 
Dopo una decina di minuti raccogliere i pizzocheri con la schiumarola e versarne una parte in una teglia ben calda, cospargere con formaggio di grana grattugiato e Valtellina Casera dop a scaglie, proseguire alternando pizzoccheri e formaggio. 
Friggere il burro con l’aglio lasciandolo colorire per bene, prima di versarlo sui pizzoccheri.
Senza mescolare servire i pizzoccheri bollenti con una spruzzata di pepe.

 

In collaborazione con FNM – www.fnmgroup.it

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Teglio ed i pizzoccheri, un amore antico http://www.montagna.tv/cms/113002/teglio-ed-i-pizzoccheri-un-amore-antico/ http://www.montagna.tv/cms/113002/teglio-ed-i-pizzoccheri-un-amore-antico/#respond Sun, 10 Sep 2017 06:28:21 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113002 PASSAGGIO DI LIVELLO – in collaborazione con

FNM e Montagna.tv insieme per seguire i principali eventi culturali, sportivi, enogastronomici che la montagna propone nel 2017. Una partnership per promuovere una mobilità sostenibile per raggiungere e visitare le più belle montagne della Lombardia e delle Alpi Centrali dal punto di vista naturale e paesaggistico, delle tradizioni culturali ed enogastronomiche, delle attività sportive, del benessere e del divertimento. Un impegno quello di FNM e Montagna.tv per incentivare una mobilità smart, intermodale e verde, che possa contribuire al miglioramento della qualità della vita di centinaia di migliaia di cittadini che vivono, intraprendono e lavorano in montagna o che la frequentano per passione, promuovendo soluzioni di trasporto più vantaggiose anche per l’ambiente. 
 

Teglio ed i pizzoccheri, un amore antico

 

L’antica povertà della Valtellina ha condizionato la cucina locale, una cucina umile ed essenziale. Latte, mais, grano saraceno, segale, orzo, miglio, patate, castagne, verdure e cacciagione erano gli unici prodotti disponibili. I piatti tradizionali sono tuttora presenti sulle tavole valtellinesi e costituiscono le specialità della sua gastronomia.

Il fiore all’occhiello della cucina valtellinese sono però senza dubbio i famosi pizzoccheri, tagliatelle preparate con farina di grano saraceno, con l’aggiunta di un pizzico di farina bianca e acqua, cotte con patate e verze e condite con formaggio semigrasso, abbondante burro in cui viene dorato uno spicchio di aglio.  

Secondo il Sertoli Salis il termine pizzoccheri, il cui nome costituirebbe l’equivalente di pinzocheri, indicherebbe “persone bacchettone”, di poco conto. Più che di modestia si tratta certamente di una certa inclinazione all’uso di nomi scherzosi come lo è ad esempio il termine sciatt, che per l’originaria forma sgraziata di queste frittelle di grano saraceno, sta ad indicare, nel dialetto locare, i rospi.

Ma da quando vengono mangiati dai tellini i pizzoccheri? Giuseppe Baretta, ricercatore della Biblioteca Nazionale Braidense, scrive che queste tagliatelle di grano saraceno già si gustavano ai tempi della Meluzza, che fu l’inventrice del piatto che oggi conosciamo, nel XIV secolo. Di questa pietanza si trovano inoltre numerosi riferimenti in molti documenti.

“(…) Vi si fa gran d’uso di farinacei e di certe paste grossolane che si cospergono con butirro e formaggio a guisa di tagliatelli, dette Pizzoccheri, delle quali vanno assai ghiotti i Sondriesi (…)”, si legge in un documento di inizio 1800.

Le notizie più precise relative ai Pizzoccheri di Teglio le riscontriamo nel 1889 con Bartolommeo Besta, medico condotto tellino, attraverso il suo manoscritto “la inchiesta Jacini” (Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola nel 1882). Attraverso la sua testimonianza possiamo individuare un modello di alimentazione dei produttori agricoli delle valli. Secondo il Besta i 3 piatti che come ingrediente base avevano il grano saraceno erano: “Tagliatelli, detti Pizzoccheri, bolliti nell’acqua e poi conditi asciutti con buona dose di cacio e di burro, la polenta taragnia e gli sciatt o chiscioi”.

Ai pizzoccheri, specialità di Teglio, dal 2002 difesi e tutelati dall’accademia del pizzocchero si abbinano egregiamente la bresaola di manzo, di cervo o di cavallo, gli altri gustosi salumi e gli ottimi formaggi, quali il Bitto e il Casera, accompagnati dal caratteristico pane di segale. Non mancano nella gastronomia valtellinese i profumati funghi porcini, la selvaggina, le mele, le castagne e il miele con cui vengono preparati dolci tipici quali la bisciöla e la cupeta.

Un’occasione per gustare la gastronomia valtellinese saranno i weekend enogastronomici del “Pizzocchero d’Oro e Sapori d’Autunno”, che si tengono a Teglio per tutto autunno.

 

In collaborazione con FNM – www.fnmgroup.it

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A Livigno i sentieri sono gourmet http://www.montagna.tv/cms/110470/a-livigno-i-sentieri-sono-gourmet/ http://www.montagna.tv/cms/110470/a-livigno-i-sentieri-sono-gourmet/#respond Wed, 12 Jul 2017 06:30:51 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=110470 Per gli amanti della cucina e del buon cibo, è in programma la seconda edizione del “Sentiero Gourmet”, un’esperienza gastronomica curata dal Gruppo Cuochi e Pasticceri di Livigno dove natura e gusto si incontrano per dare vita a un binomio perfetto. 

L’appuntamento è fissato per giovedì 13 luglio 2017 nella suggestiva cornice dell’Alpe Vago. Qui prenderà il via un percorso di circa 5 km, facilmente percorribile e completamente immerso nel bosco, lungo il quale si articoleranno 6 tappe con degustazioni fino a raggiungere la Chiesetta di San Cristoforo.

Chef e pasticceri faranno vivere e assaporare non solo attraverso il gusto, ma con tutti e cinque i sensi, le loro prelibatezze, abbinamenti studiati e prodotti ricercati. Non una cena di gala, ma un nuovo scenario originale e coinvolgente serviranno per regalare ai partecipanti emozioni da ricordare.

L’itinerario avrà inizio alle ore 19.00 in prossimità dell’Alpe Vago, dove i partecipanti, suddivisi in gruppi di 25 persone e accompagnati dal Gruppo Folcloristico e Costumi Caratteristici di Livigno, saranno guidati nelle postazioni a tema per degustare diverse tipologie di “gourmet finger food”, eccellenze della tradizione culinaria valtellinese e italiana, avvolti dal calore del fuoco e dall’atmosfera della notte.

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Approvata l’indicazione di qualità “Prodotto di montagna” http://www.montagna.tv/cms/109806/approvata-lindicazione-di-qualita-prodotto-di-montagna/ http://www.montagna.tv/cms/109806/approvata-lindicazione-di-qualita-prodotto-di-montagna/#respond Sun, 25 Jun 2017 10:00:32 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=109806 La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il decreto per l’utilizzo dell’indicazione facoltativa di qualità “prodotto di montagna”. Lo annuncia, in una nota, il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali nel precisare che l’indicazione facoltativa di qualità “prodotti di montagna” può essere applicata ai prodotti ottenuti da animali allevati nelle zone di montagna e da quelli in transumanza, nonché sui prodotti di origine vegetale e dell’apicoltura.

Tra le norme previste nel decreto, anche una che regola i mangimi, gli ingredienti e gli impianti di trasformazione: per poter utilizzare il marchio di qualità la proporzione dei mangimi non prodotti in zone di montagna non deve superare il 75% nel caso dei suini, il 40% per i ruminanti e il 50% per gli altri animali da allevamento. I prodotti, quali erbe, spezie e zucchero, utilizzati come ingredienti nei prodotti di origine animale e vegetale possono anche provenire da aree al di fuori delle zone di montagna, purché non superino il 50% del peso totale degli ingredienti.

“Questo decreto – sottolinea il Ministro Martina – è un ulteriore passo avanti nel fondamentale percorso di valorizzazione dei prodotti e dell’attività dei nostri imprenditori. In particolare diamo rilievo alle produzioni montane per il loro valore non solo economico, ma sociale e di tenuta del territorio. Come Ministero – continua – abbiamo puntato con forza in questa direzione, mettendo in campo strumenti inediti per salvaguardare le produzioni certificate, combattere la contraffazione e aumentare le informazioni disponibili in etichetta. Premiare con la trasparenza chi produce qualità è il primo passo per tutelare le scelte dei consumatori e per sostenere l’attività economica virtuosa che l’Italia esprime. Su questa strada siamo decisi a continuare con determinazione”. “Con questo provvedimento – rileva il Vice Ministro Andrea Olivero, con delega all’agricoltura di montagna – intendiamo completare il quadro normativo nazionale sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari. Si concretizza quindi uno strumento efficace per gli operatori delle zone montane, che potranno accrescere la redditività facendo leva sulla riconoscibilità dei prodotti, e allo stesso tempo garantiamo maggiore tutela ai consumatori, che chiedono sempre più trasparenza e informazione”.

“Tale intervento rappresenta una ulteriore leva di marketing – conclude il Sottosegretario Giuseppe Castiglione – oltre che un dovuto riconoscimento agli agricoltori di montagna, che assolvono al fondamentale compito di mantenere l’attività primaria in aree difficili e di tramandare la tradizione agroalimentare locale”.

 

Fonte: ANSA – Foto: visittrentino.it

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