Protagonisti – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 19 Jan 2018 13:26:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 Anatoli Boukreev, l’uomo che sconfisse l’”aria sottile” dell’Everest http://www.montagna.tv/cms/117130/anatoli-boukreev-luomo-che-sconfisse-laria-sottile-delleverest/ http://www.montagna.tv/cms/117130/anatoli-boukreev-luomo-che-sconfisse-laria-sottile-delleverest/#respond Thu, 28 Dec 2017 11:08:48 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117130 Sono trascorsi vent’anni. Era il 25 dicembre 1997, Anatoli Boukreev, Dimitri Sobolev e Simone Moro stavano tentando una nuova via sulla parete sud dell’Annapurna quando una valanga s’infilò nel canale che stavano salendo attorno a quota 5.700. Anatoli e Dimitri fanno un salto di 500 metri e perdono la vita, Simone Moro, che era in posizione più avanzata, viene risparmiato e ferito e in grave difficoltà riesce a trascinarsi a valle e, non prima aver cercato gli amici, rientra a casa.

“Anatoli era un gigante, riusciva sempre a dare un tocco di umanità e di bellezza a un alpinismo sempre più ossessionato dalla prestazione. Aveva stabilito dei record sul Lhotse sia al Kang Tengri”, testimonia Moro in un’intervista rilasciata a Stefano Ardito e pubblicata sul suo recente libro “Incontri ad alta quota”.

Anatoli Boukreev, classe 1958, laureato in fisica, aveva poi scelto il Kazakistan e le montagne di quella terra per realizzare un’intensa attività alpinistica.

Nel 1989 porta a termine la prima traversata integrale delle creste e cime del Kanchenjunga e questo spiega la fascinazione di Simone Moro, che lo scorso anno tentò questa stessa traversata in stile alpino e senza ossigeno, purtroppo senza troppo successo. Salì il Dhaulagiri, l’Everest da sud, successivamente il K2 e nel 1994 il Makalu.

Boukreev è un uomo dalla grande passione sportiva e alpinistica, che vive il dualismo culturale dei suoi tempi nelle regioni prima sovietiche e poi ex sovietiche, affascinato dalla sua libertà di alpinista e dalla necessità di poter vivere questa sua passione anche come “guida”.

Nel 1996 è arruolato dall’agenzia Mountain Madness e partecipa alla spedizione commerciale all’Everest guidata da Scott Fischer. Rinuncia all’utilizzo dell’ossigeno perché preferisce acclimatarsi in modo naturale, ritenendo questo un modo più efficiente di operare anche per la sicurezza dei suoi clienti. Come tutti coloro che si occupano di alpinismo d’alta quota sanno, le spedizioni che erano sull’Everest in quel momento furono sorprese da una tormenta nella quale morirono 11 alpinisti. Boukreev, rientrato con una certa rapidità al campo di Colle Sud, si rifornì, lasciò la tenda e si prodigò nella tempesta riuscendo a trovare e portare in salvo tre alpinisti dispersi nei pressi del Colle. Venne poi accusato dall’alpinista giornalista Jon Krakauer, che scrisse il famosissimo libro “Aria Sottile”, di non aver svolto il suo compito di guida. Boukeev per difendersi dalle accuse, col senno di poi ingiustificate, scrisse anch’egli un libro: “Everest 1996 – cronaca di un salvataggio impossibile” dove dava conto delle sue scelte e azioni, peraltro appoggiato anche da parecchi alpinisti americani, tra i quali Galen Rowell.

Fu una “storiaccia” e Boukreev, che suo malgrado e in totale buona fede ne fu protagonista, dovette difendere la sua immagine professionale e le fonti dei suoi guadagni legati ormai alla sua attività alpinistica.

Nel 1996 salì il Lhotse (in solitaria, stabilendo un record di velocità), il Cho Oyu (insieme alla terza spedizione kazaka), e lo Shisha Pangma. L’anno successivo tornò all’Everest e al Lhotse e successivamente salì il Broad Peak (8047 m) e il Gasherbrum II (8 035 m). Una macchina da 8000.

Poi l’incontro con Moro, capace e ambizioso alpinista in ascesa di notorietà e seguito da importanti sponsor che potevano garantire il loro sostegno ad attività alpinistiche in Himalaya.

La scelta dell’Annapurna, una parete bella e formidabile, d’inverno.

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Due chiacchiere con Erri De Luca http://www.montagna.tv/cms/115652/due-chiacchiere-con-erri-de-luca/ http://www.montagna.tv/cms/115652/due-chiacchiere-con-erri-de-luca/#respond Tue, 14 Nov 2017 06:00:39 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115652 “Noi siamo un suolo sismico. Io vengo da una città sismica, Napoli. Il terremoto non è una emergenza, è la nostra condizione abituale, ordinaria, quando lo si tratta ad emergenza è perché c’è incapacità di gestione dell’ordinario”. Esordisce così il nostro incontro con Erri De Luca, giornalista e scrittore napoletano, grandissimo appassionato di montagna, uomo di cultura.

Erri apre parlando di terremoto perché l’abbiamo incontrato tra le macerie di Amatrice in occasione della sua partecipazione all’evento “Montagne in Movimento” organizzato dalla locale sezione del CAI.

Ci racconta qualcosa del suo rapporto con la montagna?

Ci vado fin dall’infanzia. Ho passato molte estati tra i monti e così ho iniziato a salire, prima con i piedi e poi con le mani, dove serviva tenersi. Così ho iniziato a scalare. Sono stato prima un autodidatta e poi ho incominciato ad informarmi sulle tecniche di progressione. Sono ormai trent’anni che scalo e continuo a farlo. Per un certo periodo sono anche stato molto affascinato dalla difficoltà. Mi piaceva ricercare ed affrontare i passaggi più difficili e sono anche riuscito a prendermi delle soddisfazioni da questo punto di vista.

Da dove nasce questa passione?

Nasce da mio padre che, pur essendo napoletano, durante la guerra fu arruolato nel corpo degli Alpini. Ricordo che fu mandato in Albania e che in quel periodo maledetto della sua vita è stato un po’ confortato, salvato, dalle montagne. Tornò  con un senso di gratitudine verso le montagne e, mentre non ci raccontò nulla della sua vita laggiù, ci riportò i canti di montagna. Conosco un vasto repertorio di canti alpini.

Foto @ Luigi Tassi

Perché dice “salvato dalle montagne”?

Perché comunque a quel tempo andare in montagna, poter stare in montagna era qualcosa che poteva dare un’interruzione temporanea alla guerra. Un po’ come succede ai prigionieri: non stanno in prigione quando sognano. Così pure le persone riescono a non stare in guerra quando stanno in montagna, anche se solo per pochi minuti.

Si sente più montanaro o cittadino?

Da trent’anni vivo in campagna quindi posso dire di essere un disertore della città. Vivo in un posto dove sono libero da tutti i lati e questo comporta che ho preso dei vizi che mi impediscono di poter vivere in città o anche solo in un borgo. Mi sono abituato alla libertà di non avere nessuno attorno.

Da appassionato veterano delle terre alte cosa vede oggi nel mondo della montagna?

C’è ancora molto terreno d’esplorazione, soprattutto in alta montagna dove assistiamo di anno in anno ad un innalzamento del livello tecnico. Ormai si aprono di continuo nuove via con uno stile alpino e una difficoltà tecnica elevatissima. Quelle vie però non saranno mai ripetute da nessuno. A quel livello di rischio e di capacità uno se ne apre una nuova di via anziché andare a ripetere quella di un altro. Inoltre si è moltiplicata l’affluenza e la montagna ovviamente risente di tutto questo affollamento. Tutta l’economia pedemontana ne ha risentito. Sono spariti i vecchi mestieri in favore della crescita di una macchina turistica sempre più proficua.

Montagna per tutti o di tutti?

La montagna è di chi ci vuole andare, assumendosi le responsabilità del caso.

Secondo lei bisogna spronare i giovani ad una frequentazione più consapevole della montagna?

A spronare i giovani ci si perde il sapone e il tempo. È però vero che molti giovani o vanno in palestra e falesia o non ci vanno in montagna. Dove vado io a scalare, anche in Dolomiti, giovanotti non ce ne stanno. Trovo tutti miei coetanei, è aumentata l’età media di quelli che frequentano la montagna.

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Lunedì 18 settembre al cinema “Senza possibilità di errore”: il film sul CNSAS http://www.montagna.tv/cms/113395/lunedi-18-settembre-al-cinema-senza-possibilita-di-errore-il-film-sul-cnsas/ http://www.montagna.tv/cms/113395/lunedi-18-settembre-al-cinema-senza-possibilita-di-errore-il-film-sul-cnsas/#respond Sat, 16 Sep 2017 10:27:23 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113395 Lunedì 18 settembre il CNSAS lombardo presenterà in sette sale cinema in Lombardia il film “Senza possibilità di errore – Il Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico”, del regista Mario Barberi (GiUMa Produzioni). Il cortometraggio era stato presentato per la prima volta al Trento Film Festival quest’anno. 

Il film mostra le scene degli interventi e delle esercitazioni del Soccorso alpino:  dalla chiamata al centralino fino all’intervento operativo per recuperare l’incidentato. 

La proiezione è in programma alle ore 21:00 a:

Bergamo – Cinema Conca Verde, via Guglielmo Mattioli 65
Chiesa Valmalenco (SO) – Sala Conferenze Teca, piazza SS Giacomo e Filippo
Temù (BS) – Cinema Alpi, via Saletti 40
Edolo (BS) – Cinema teatro San Giovanni Bosco, via Roma 3
Esine (BS) – Cinema Oratorio, via Mazzini
Lumezzane (BS) – Cinema San Sebastiano, via Vittorio Veneto 5
Odolo (BS) – Cinema teatro Splendor, via Dino Carli 2
 
L’ingresso è gratuito. L’invito è rivolto a tutti gli appassionati di montagna e a coloro che hanno a cuore la prevenzione del rischio e la sicurezza, durante la pratica sportiva e anche quella amatoriale.
 
Qui potete vedere il trailer del film: 
 

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13 settembre 2011: moriva il grande Walter Bonatti http://www.montagna.tv/cms/113209/13-settembre-2011-moriva-il-grande-walter-bonatti/ http://www.montagna.tv/cms/113209/13-settembre-2011-moriva-il-grande-walter-bonatti/#comments Wed, 13 Sep 2017 10:03:38 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113209 Moriva oggi, all’età 81 anni il grande alpinista Walter Bonatti. Nella sua lunga carriera ha segnato per sempre il mondo dell’alpinismo e dell’esplorazione. Nell’anniversario della sua morte lo ricordiamo con questa puntata di Sfide a lui dedicata:  “Al di là delle nuvole”. 

 

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Il rocciatore premio Nobel. “Scalo le Alpi perché ci sono”. Di Enrico Martinet da La Stampa http://www.montagna.tv/cms/112449/il-rocciatore-premio-nobel-scalo-le-alpi-perche-ci-sono-di-enrico-martinet-da-la-stampa/ http://www.montagna.tv/cms/112449/il-rocciatore-premio-nobel-scalo-le-alpi-perche-ci-sono-di-enrico-martinet-da-la-stampa/#respond Mon, 28 Aug 2017 07:16:42 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=112449 Articolo di Enrico Martinet, pubblicato su La Stampa Montagna il 27 agosto 2017. 

 

Se il pragmatismo avesse un volto sarebbe quello di Michael Kosterlitz. Le sue risposte sull’alpinismo e l’arrampicata sono identiche a quelle di George Mallory nel 1924 alla vigilia del suo tentativo sull’Everest: «Perché ci vado? Perché è lì». Logico e disarmante. Kosterlitz, Nobel per la fisica lo scorso anno, venerdì è stato premiato come «leggenda» dell’arrampicata al Rock Master di Arco. E’ lui il nuovo ambasciatore di questo evento che è l’anima dell’arrampicata sportiva in Italia ed è riferimento per tutti gli scalatori del mondo. Kosterlitz, il fisico della «materia esotica», si è innamorato delle montagne «perché sono lì e le ho viste». Continua a leggere l’intervista su La Stampa Montagna. 

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Quando Dean Potter venne in Italia… http://www.montagna.tv/cms/110752/quando-dean-potter-venne-in-italia/ http://www.montagna.tv/cms/110752/quando-dean-potter-venne-in-italia/#respond Sun, 27 Aug 2017 05:00:38 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=110752 Nel 2011 Dean Potter arrivò in Italia per un incontro allo Sports Specialist di Bevera, Lecco. Il “ragazzone tipicamente americano” è qui raccontato in una dimensione più familiare da Luca Calvi che per quella serata gli fece da traduttore. Ne viene fuori il ritratto di un uomo molto timido, con “una chiara fisicità “da bestia umana” e una faccia da eterno Peter Pan statunitense”. Dall’aria al verticale, dal free-solo al base jumping a Dean non piaceva esser definito un adrenaline-addicted ma una persona concentrata e controllata, in ogni piccolo movimento. Qui di seguito una breve storia che racconta dell’uomo oltre e dietro le grandissime imprese.

 

Articolo di Luca Calvi uscito sul GognaBlog l’11 luglio 2017

Tra le domande che mi vengono rivolte con maggiore frequenza in merito alla mia attività di traduttore / interprete per il mondo dell’alpinismo e del verticale ce n’è una che, nella sua semplicità, mi fa capire quanto sia fortunato a poter svolgere questa funzione: “Ma com’è di persona?” è la domanda che mi viene posta quasi con regolarità dopo ogni incontro o conferenza con un qualche artista del verticale o funambolo dell’aria rarefatta. In effetti, sarò sempre grato e riconoscente a Fabio Palma per avermi dato la possibilità e l’input per applicare e sfruttare le possibilità dei miei “arti e mestieri” alla mia passione di sempre, potendo così entrare direttamente a contatto e in alcuni casi anche in amicizia con personaggi che fino a pochi anni or sono rimanevano solo quasi dei “miti”.

E così anche in quell’aprile del 2011 ricevo una telefonata da Fabio, che con la sua solita estrema naturalezza mi avvisa che sì, è andata, ce l’hanno fatta, grazie ad una collaborazione con gli sloveni, Dean Potter sarà in Italia… “Visto che ci sei, vai tu a prenderlo a Linate? Io vi aspetto a Sirtori per la cena…”. Confesso che Dean Potter per me allora era poco più che un’idea, un’immagine di un semiselvaggio pazzo furioso che vive in maniera quasi ascetica in una qualche casa (che chissà perché continuavo a immaginarmi sospesa tra i rami di qualche albero secolare) nel bel mezzo della Yosemite Valley.

Continua a leggere su GognaBlog.com

 

Foto in alto: Dean Potter su Heaven, Yosemite @NatGeo

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31 luglio 1983: pesci gatto d’alta quota. 31 luglio sul K2 http://www.montagna.tv/cms/111407/31-luglio-1983-pesci-gatto-dalta-quota-31-luglio-sul-k2/ http://www.montagna.tv/cms/111407/31-luglio-1983-pesci-gatto-dalta-quota-31-luglio-sul-k2/#respond Mon, 31 Jul 2017 03:58:55 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=111407
Agostino Da Polenza in vetta al K2, 1983.

Durbin Jangal è una piccola oasi con arbusti, erba verde ed un’abbondante sorgente d’acqua cristallina; nelle pozze d’acqua ferma pescavamo minuscoli pesci gatto che il cuoco cinese cucinava a dovere.

A Durbin con Mario Lacedelli, Rolando Menardi e Pierangelo Zanga trascorsi una decina di giorni della prima metà di luglio del 1983. Sole, acqua pulita, cibo e riposo. Fu totalmente ritemprante e quando, con l’approssimarsi di una perturbazione, risalimmo verso campo base del K2 nord, ci sentivamo forti.

Al Base c’era Cecco e buona parte degli alpinisti che nei giorni precedenti avevano attrezzato la via verso campo 2. Noi quattro partimmo di lì a poco e ce ne andammo a campo 1 in una dura e fredda giornata che ci fece rimpiangere il caldo sole del “campo casa”. Mario e Rolando mangiarono delle porcherie gelate, che il loro stomaco si rifiutò di digerire e si persero l’occasione di tentare di provare la cima.

Ci raggiunsero Josef Rakoncaj e Marco Preti, che presero il posto dei due ampezzani, e pian piano ce ne andammo prima a campo 2, poi al 3, attorno ai 7300 m.

Persi ore a superare l’uscita di un canalino pieno di neve e montammo le tendine su uno spiazzo credo attorno ai 7800. Il giorno dopo raggiungemmo la piccola piattaforma di campo 4, attorno agli 8000 m. Marco ebbe problemi di quota e non stava bene, Pierangelo si offrì di riaccompagnarlo giù. Avrebbero incontrato gli altri che probabilmente erano a campo 2.

Nel pomeriggio con Josef feci una ricognizione verso il ghiacciaio pensile il cui accesso, sul fianco roccioso, si presentò un po’ ostico e pericoloso. Lasciammo sul posto un cordino da 30 m.

Il mattino successivo il cielo era assolutamente sereno fino al curvo orizzonte. Ci preparammo e risalimmo il cordino e ci portammo al centro del catino glacciale della parte terminale della parete nord del K2. Eravamo slegati, Josef aveva problemi di stomaco, ma alla fine ce ne andammo in su per quegli ultimi 500 m di ghiacciaio piuttosto ripidi. In prossimità della parte alta, sotto le rocce terminali, la neve si fece alta, sempre più soffice e inconsistente. Puntai al solido granito e ci persi qualche ora. Alle nostre spalle il sole incominciava a declinare verso l’orizzonte. Sulle rocce fissai i 30 m di cordino da 6 mm e ricominciai a salire, sempre seguito da Josef.

Avevo la gola bruciata, secca ed incapace di produrre qualsiasi elemento umido. Dolorosa. Una lastra di roccia esposta in pieno al sole aveva una ruga centrale dove scorrevano goccie d’acqua da fusione. Incredibile a quella quota. 

Finirono le rocce e la neve si fece dura, la pendenza minore, poi divenne una gobba e infine fui in vetta. Josef non si vedeva ancora, gli andai incontro per qualche decina di metri. Finalmente anche lui era con me per guardare dall’altra parte e per vedere il sole pericolosamente vicino alla linea dell’orizzonte.

Eravamo senza tenda, senza sacco a pelo, senza pantaloni in piuma… eravamo nella m… senza rendercene troppo conto, almeno io. Ma il K2 fu molto gentile con noi, nonostante la nostra stupidità ed ostinazione. Non c’era vento e le temperature, per quanto rigide, erano sopportabili fin a quel momento. Ma dopo? Io scelsi di bivaccare a ridosso di una roccia, fronte al sole che tramontava. Josef si scavò una truna.

Ricordo una notte fredda e non facile, dedicata al massaggio dei piedi. Ricordo Josef che ogni tanto mi raggiungeva. Durante una di queste sue peregrinazioni sentii un oggetto precipitare verso il basso: era la scarpetta interna del mio scarpone. Al mattino sostituii la scapetta con il cappuccio del piumino e con le bandiere della vetta.

Il tempo si mantenne bello e clemente e tornammo con qualche ansia al campo 4. Il giorno dopo eravamo al base e da lì scendemmo in poche ore a Durbin Jangal e ricominciammo a pescare i pesci gatto.

Ecco come passammo Josef ed io quel 31 luglio del 1983. 

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K2, l’urlo dalla vetta… tre anni dopo http://www.montagna.tv/cms/111302/k2-lurlo-dalla-vetta-tre-anni-dopo/ http://www.montagna.tv/cms/111302/k2-lurlo-dalla-vetta-tre-anni-dopo/#comments Thu, 27 Jul 2017 13:36:14 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=111302

 

K2. Kappa è un suono forte e perentorio, il 2 nella cabala e nella numerologia è associato alla creazione, alla nascita, alla discesa del soffio dello Spirito nella materia.

Con il video realizzaro da Daniele Moretti  per SKY,  vogliamo ricordare l’arrivo in vetta del K2 della prima spedizione pakistana, era il 27 luglio di 3 anni fa. Con Ali Durani, Ghulam Mahdi, Rehmat Ullah Baig, Rozie Ali, Hassan Jan, Muhammad Sadiq, c’era Michele Cucchi, loro istruttore di soccorso alpino e compagno di spedizione insieme a Simone Origone che sopra campo 4 aveva rinunciato.

In vetta quel giorno arrivarono anche Tamara Lunger e il suo compagno Klaus Gruber.

Una bella pagina di alpinismo classico, di ottimo livello, che val la pena di ricordare anche per il pathos che Cucchi è riuscito a mettere in quel suo grido dalla vetta “Siamo in cima…”.

Importante e attuale, per chi ha voglia di guardare tutto il video, usanza poco frequentata in internet, anche il racconto del recupero di Hassan, colpito dal mal di montagna a campo 4 e portato al base da Simone Origone. 

Viva il K2.

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Auguri al grande conquistatore dell’inutile: Lionel Terray http://www.montagna.tv/cms/111192/auguri-al-grande-conquistatore-dellinutile-lionel-terray/ http://www.montagna.tv/cms/111192/auguri-al-grande-conquistatore-dellinutile-lionel-terray/#respond Tue, 25 Jul 2017 14:08:41 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=111192 Il 25 luglio 1921 nasceva a Grenoble Lionel Terray, uno dei più importanti alpinisti francesci del dopoguerra che contribuirono alla rinascita del paese. L’alpinista francese compì durante la sua carriera numerose salite importanti. Tra queste ricordiamo la prima ripetizione alla nord dell’Eiger nel 1947,  il Makalu con Jean Couzy nel maggio 1955 e la prima ascesa del Fitz Roy nelle Ande con Guido Magnone nel 1952. Fece parte anche alla spedizione guidata da Maurice Herzog sull’Annapurna nel 1950 contribuendo in modo significativo a conquistare il primo 8000. Nel 1957 partecipò a una storica operazione di soccorso sulla nord dell’Eiger insieme a Carlo Mauri, per recuperare gli alpinisti Claudio Corti e Stefano Longhi.

Dal 1954 collaborò con la neo nata Moncler, fondata nel 1952 da René Ramillon, per perfezionare l’abbigliamento tecnico specifico per le missioni in quota.

Fu guida alpina, istruttore di sci a Chamonix e grande velocista verticale. Arrampicando spesso con Louis Lachenal battè molti record di velocità su pareti come la Punta Walker delle Grandes Joeasses, la parete sud dell’Aiguille Noire, la parete nord-est del Badile e la nord dell’Eiger. Scrisse nel 1961 una pietra miliare della letteratura di montagna: I conquistatori dell’inutile

Tra le salite più celebri abbiamo ricordato la prima salita al Fitz Roy in Patagonia, di cui proponiamo un breve video.

 

 

Foto in evidenza @FFME

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Auguri sir Everest http://www.montagna.tv/cms/110128/auguri-sir-everest/ http://www.montagna.tv/cms/110128/auguri-sir-everest/#respond Tue, 04 Jul 2017 09:55:59 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=110128 Chiamato Chomolungma dai tibetani, Zhumulangma dai cinesi e Sagaramāthā dai nepalesi. La montagna più alta del mondo ha tanti, ma quello che tutti noi conosciamo è monte Everest.

Ma da dove viene questo nome? Sir George Everest nasceva oggi, nel 1790 a Crickhowell, nel Galles. Poco si conosce della sua infanzia, ma sappiamo che si arruolò nell’artiglieria reale ingelese e che successivamente si trasferì in India dove lavorò come responsabile delle misurazioni trigonometriche del continente. Fu topografo generale dell’India dal 1830 fino al 1843, data in cui decise di ritornare nel Regno Unito, dove fu eletto vice-presidente della Royal Geographical Society e, nel 1861, fu inisignito del titolo di Cavaliere.

Fu la stessa Royal Geographical Society a proporre di chiamare la cima più alta del mondo Monte Everest in suo onore. Sir George tuttavia, anche imbarazzato, obiettò che non era stato lui in persona a misurare l’altezza della montagna, ma il team di Andrew Scott Waugh, suo successore in India, e primo a proporre il nome di Everest per la montagna.

La scelta del nome è tuttavia ancora controversa, infatti sia Waugh che Everest erano soliti nominare le montagne con i nomi già assegnati ad esse dalle popolazioni locali. Tuttavia, nessuno dei due era a corrente di quello da sempre assegnato dai tibetani alla montagna ovvero Chomolungma, Dea Madre del Mondo.

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