Medicina – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 21 Dec 2018 05:00:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 A Bolzano arriva il simulatore di climi estremi https://www.montagna.tv/cms/134004/a-bolzano-arriva-il-simulatore-di-climi-estremi/ https://www.montagna.tv/cms/134004/a-bolzano-arriva-il-simulatore-di-climi-estremi/#comments Sat, 15 Dec 2018 09:00:41 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134004 Nel nuovo parco tecnologico di Bolzano (NOI Techpark) è stato inaugurato a fine novembre un simulatore di condizioni climatiche estreme. Un’infrastruttura chiamata terraXcube, realizzata da Eurac Research per effettuare test climatici in condizioni proibitive a scopo scientifico e industriale, che consente mediante la regolazione della pressione e della concentrazione di ossigeno, di riprodurre le condizioni delle cime più alte del Pianeta.

Le camere climatiche del simulatore sembrano due grandi cubi, denominati Large cube e Small cube. La camera più piccola è a sua volta costituita da quattro spazi in cui vengono riprodotte le situazioni climatiche delle Alpi, mentre nel Large Cube si possono simulare condizioni più estreme, come quelle presenti sulla cima dell’Everest.

Un progresso eccezionale per la medicina d’emergenza in alta quota” – dichiara Hermann Brugger, medico d’emergenza in montagna di Eurac Research e membro del team che ha promosso il progetto. Il terraXcube cambierà infatti le modalità di svolgimento degli esperimenti nel campo della medicina d’alta quota, finora compiuti dai ricercatori all’aperto, in condizioni proibitive e difficilmente controllabili, praticamente impossibili da riprodurre nelle medesime condizioni. Un limite, quello della riproducibilità, totalmente  eliminato dal simulatore.

Il Large Cube, che verrà utilizzato per compiere studi sull’ipossia e il suo impatto sull’organismo umano, può accogliere fino a 12 partecipanti e tre ricercatori per un periodo di tempo che può arrivare anche a 45 giorni. Le condizioni possono essere impostate e ripetute quante volte lo si desideri secondo i protocolli. Per il benessere degli ospiti, in collegamento con il cubo è presente una camera di compensazione con una stanza da bagno, che è dunque utilizzabile senza dover interrompere i test.  Oltre a rappresentare una “comodità”, la camera di compensazione può diventare anche sede di esperimenti per simulare cali repentini di pressione come quelli cui si può andare incontro in caso di salvataggio con un elicottero in alta montagna.

Come premesso, il simulatore non si presta soltanto a studi medici ma risulta utile anche per condurre ricerche in campo agricolo e ambientale. “Questo supporto tecnologico ci permette di affrontare questioni di base che finora non potevano trovare risposta. Come si comportano gli organismi quando cambia la pressione? Le montagne possono offrire un riparo adatto a tutte le specie che migrano a quote più alte a causa dei cambiamenti climatici? Quanto tempo impiegano ad adattarsi?”, spiega il biologo Georg Niedrist dell’Eurac Research, impegnato nella pianificazione di studi da svolgere all’interno del cubo più piccolo del simulatore, finalizzati all’analisi delle funzioni di piante, animali e microorganismi in diversi contesti climatici.

Nel corso del mese di dicembre tecnici e ingegneri porteranno avanti controlli scrupolosi della struttura così che il terraXcube possa essere messo a disposizione del mondo scientifico e industriale, non solo a livello locale ma si spera internazionale, a partire dall’anno nuovo.

Secondo quanto affermato da Roland Psenner, presidente di Eurac Research, sono già 20 le aziende che hanno espresso il proprio interesse, due tra queste – Technoalpin e Prinoth – sono già in fase di progettazione dei test da svolgere nel 2019.

Grazie ai suoi 360 metri cubi, il Large Cube può ospitare anche grandi mezzi”- aggiunge il direttore di Eurac Research Stephan Ortner – “Finora i produttori dell’Alto Adige dovevano svolgere test simili all’estero, con grosso dispendio economico e organizzativo. Ora possiamo creare le condizioni per test ad alto livello qui al NOI Techpark”.

Se volete fare un tour virtuale nel simulatore cliccate qui!

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Salute degli Sherpa a rischio per l’inquinamento indoor https://www.montagna.tv/cms/132829/salute-degli-sherpa-a-rischio-per-linquinamento-indoor/ https://www.montagna.tv/cms/132829/salute-degli-sherpa-a-rischio-per-linquinamento-indoor/#comments Sun, 11 Nov 2018 05:00:49 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132829 I ricercatori del CNR hanno condotto uno studio in un villaggio dell’Himalaya abitato dalla popolazione Sherpa per valutare i danni che una cattiva qualità dell’aria in un ambiente interno può causare al sistema respiratorio e cardiocircolatorio. La ricerca realizzata in collaborazione con il Dipartimento di scienze biomediche e chirurgico specialistiche dell’Università di Ferrara e con l’Università di Pisa, è in via di pubblicazione sulla rivista European Journal of Internal Medicine.

I risultati del lavoro sono stati presentati negli scorsi giorni a Ginevra alla prima conferenza globale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sugli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute.

Secondo i dati dell’Oms il particolato atmosferico fine di origine antropica (PM2.5, le cosiddette “polveri sottili”) rappresenta il sesto fattore di rischio per la salute umana. Nel 2016 sono stati ben 4,1 milioni i decessi per disturbi respiratori, cardiovascolari e cancro polmonare riconducibili alle PM2.5. Una cifra paragonabile al numero di morti causati da elevati livelli di colesterolo nel sangue o obesità e addirittura superiore ai decessi causati da fattori di rischio più noti come l’abuso di alcol e l’inattività fisica. Accanto alle polveri sottili un dato allarmante è rappresentato dai circa 2 milioni di decessi annui originati dall’esposizione all’inquinamento in ambiente domestico, fenomeno che risulta particolarmente preoccupante in Asia e Africa. La ragione principale sembra legata all’uso, sia per riscaldarsi che per preparare i cibi, di stufe inefficienti alimentate con combustibili di bassa qualità come residui agricoli, sterco animale o sfalci, senza adeguata ventilazione.

Non si tratta di un problema di nuova scoperta. “Precedenti ricerche hanno già esaminato questo fenomeno in India, Cina e America Latina” – dice Sandro Fuzzi,  ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Cnr-Isac) e coautore dell’articolo. Il nuovo studio del CNR però mostra una peculiarità che consiste nell’essere stato realizzato a Chaurikharka, un piccolo villaggio himalayano abitato dagli Sherpa a 2.562 metri di altezza lontano da sorgenti di inquinamento ulteriori alle stufe usate dalla popolazione locale, caratterizzata tra l’altro da uno stile di vita che gli occidentali dovrebbero prendere ad esempio, con una bassissima propensione al fumo e rari casi di obesità e diabete. “L’assenza di questi fattori rende possibile una valutazione più precisa del rapporto causa-effetto fra l’inquinamento indoor e le affezioni riscontrabili nella popolazione” – aggiunge Fuzzi.

Lo studio ha preso in esame 13 abitazioni per un totale di 78 abitanti in età compresa tra i 16 e i 75 anni. Dalle analisi dell’aria indoor è risultato che in questi ambienti la concentrazione di polveri sottili, ricche in black carbon, un derivato della combustione estremamente dannoso per la salute, superi spesso di molte volte i limiti fissati dall’OMS. Gli abitanti sono stati sottoposti a valutazioni mediche per analizzare le possibili conseguenze di questo inquinamento domestico.

Dai risultati clinici è emerso che anche una cattiva qualità dell’aria dell’ambiente indoor può causare una precoce disfunzione a carico delle vie aeree e danno cardiovascolare subclinico” – spiega Lorenza Pratali, ricercatrice dell’Istituto di fisiologia clinica (Cnr-Ifc) e primo autore dello studio. In particolare il maggior effetto nocivo è stato riscontrato a livello cardiovascolare nella popolazione con età superiore ai 30 anni, probabilmente come conseguenza della più lunga esposizione al black carbon.

Un problema che avrebbe, secondo i ricercatori, un’unica soluzione ovvero quella di favorire l’uso di stufe più efficienti e combustibili di qualità più elevata così da ridurre significativamente le emissioni dovute alla combustione e le conseguenze sulla salute degli abitanti.

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Nature Prescriptions, i medici prescrivono “dosi” di natura https://www.montagna.tv/cms/132635/nature-prescriptions-i-medici-prescrivono-dosi-di-natura/ https://www.montagna.tv/cms/132635/nature-prescriptions-i-medici-prescrivono-dosi-di-natura/#respond Sat, 03 Nov 2018 05:00:58 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132635 Una ricetta del medico che prescrive una cura non acquistabile in farmacia ma all’aria aperta.

Si chiama Nature Prescriptions ed è l’ultima idea del sistema sanitario scozzese. Un programma che prevede per alcuni pazienti, soprattutto quelli affetti da malattie croniche come ansia, depressione, diabete e ipertensione, la prescrizione di “dosi” di natura come parte integrante delle terapie tradizionali.

La sperimentazione, gestita dal National Health Service del Regno Unito e dalla Royal Society of the Protection of Birds (Rspb), un ente per la conservazione della natura, è già in corso presso 10 cliniche pubbliche nell’arcipelago scozzese delle isole Shetland.

Al posto dei farmaci i medici consiglieranno dunque di svolgere diverse attività all’aria aperta, nella piena convinzione che il tempo speso a contatto con la natura possa avere profondi benefici soprattutto sulla psicologia del paziente.

Esiste una prova schiacciante che la natura abbia benefici per la salute del corpo e della mente”, afferma Karen MacKelvie, responsabile della Rspb.

Il presidente della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) Claudio Cricelli sottolinea che questo concetto sia noto in campo medico da tempo e che “tutti i medici sanno che praticare in maniera sistematica alcune buone abitudini, come svolgere regolarmente l’attività fisica, migliora il benessere e la salute delle persone. Il concetto di vivere la natura, inoltre,va al di là del puro esercizio fisico. La componente naturalistica, infatti, è una parte fondamentale della terapia, perché aggiungendo rilassamento e distensione apporta un miglioramento conclamato delle condizioni psichiche dei pazienti”.

Un consiglio che viene dato dai medici non solo a pazienti affetti da patologie ma anche a chi gode di perfetta salute e che si può sintetizzare nel concetto di “stile di vita attivo”.

Tra le tante indicazioni, per esempio” – spiega il dott. Cricelli – “c’è quello di ridurre al minimo l’uso della macchina, fare tra i 5 e i 10mila passi al giorno, evitare le zone affollate e ricche di inquinanti”.
Prescrizioni quindi che dovranno necessariamente tener conto delle stagioni. Per esempio, durante l’estate si potranno incoraggiare i pazienti a fare passeggiate sulla spiaggia associando magari la raccolta delle conchiglie. In primavera si darà il via alle passeggiate lungo i sentieri, dedicando tempo al riconoscimento delle piante. L’inverno non sarà una scusa per restare in casa e le uscite verranno prescritte ugualmente anche se si tratterà di attività di durata inferiore rispetto alle altre stagioni, come il birdwatching o l’ascolto dei rumori dell’ambiente naturale. Insomma la regola base sarà uscire di casa senza scusa alcuna, per mantenere il contatto diretto con la natura per tutto l’anno.

Un programma che assolutamente non si pone come obiettivo quello di sostituire i farmaci tradizionali. Ogni attività prescritta è da considerarsi come un coadiuvante ai trattamenti, dunque complementare più che sostitutiva delle terapie classiche, con lo scopo primario di migliorare la salute fisica e mentale delle persone.

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Montagna e Cuore: conoscere il comportamento della pressione arteriosa quando si sale in quota https://www.montagna.tv/cms/127511/montagna-e-cuore-conoscere-il-comportamento-della-pressione-arteriosa-quando-si-sale-in-quota/ https://www.montagna.tv/cms/127511/montagna-e-cuore-conoscere-il-comportamento-della-pressione-arteriosa-quando-si-sale-in-quota/#respond Sat, 28 Jul 2018 06:30:14 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=127511

Sensibilizzare i frequentatori della montagna rispetto all’effetto dell’ipossia in alta quota su eventuali patologie cardiovascolari, in particolare per quanto riguarda l’ipertensione arteriosa. È questo l’obiettivo dell’iniziativa organizzata da Club Alpino Italiano e Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa nella giornata di domenica 29 luglio e domenica 12 agosto in 15 rifugi, dove per l’occasione escursionisti e alpinisti potranno misurare la pressione arteriosa dalle ore 10 alle ore 17. Per ogni singola misurazione verrà compilato un questionario e, ove possibile, verrà inserita la percentuale di ossigeno nel sangue, in modo non invasivo, per valutare eventuali stati di iniziale ipossia.

L’iniziativa si basa sui risultati recenti della ricerca sugli effetti cardiovascolari della esposizione acutaall’alta quota, in gran parte basati su una serie di studi effettuati nell’ambito dei progetti HIGHCARE sull’Everest, sulle Ande e sulle Alpi dall’Istituto Auxologico Italiano di Milano e dall’Università Milano-Bicocca. Questi studi hanno dimostrato che l’esposizione acuta alla ipossia (ridotta disponibilità di ossigeno) che caratterizza l’alta quota può far salire la pressione arteriosa in modosignificativo, sia in chi solitamente ha una pressione normale, sia nei oggetti che già soffrono diipertensione arteriosa, con differenze legate ad alcune caratteristiche individuali tra cui l’età. Conoscere il comportamento della pressione in quota può pertanto consentire a chi ama la montagna di effettuare ascensioni con maggiore sicurezza, mettendo in atto semplici misure protettive adeguate in collaborazione con il proprio medico e/o presso ambulatori specializzati coordinati da SIIA e CAI.

La collaborazione tra la Commissione Medica del CAI e la Società Italianadell’Ipertensione Arteriosa offre la possibilità di organizzare un evento a valore sia educativo sia scientifico, di sicura utilità per alpinisti ed escursionisti.

I rifugi coinvolti saranno:

Domenica 29 luglio

  • Rifugio Città di Mantova (Località Garstelet, Gressoney-La-Trinité – AO)
  • Rifugio Teodulo (Località Breuil Cervinia, Valtournenche – AO) Sezione CAI di Torino Rifugio Torino (Località Courmayeur – AO) Sezione CAI di Torino
  • Saletta Comunale PILA 2000 (Località Pila Gressan – AO)
  • Rifugio Città di Chivasso (Località Colle del Nivolet, Ceresole Reale – TO)
  • Rifugio Bolzano al Monte Pez (Località Fiè allo Scilar – BZ) Sezione CAI di Bolzano
  • Rifugio Franz Kostner al Vallon (Località Vallor, Corvara – BZ) Sezione CAI di Bolzano Rifugio Segantini (Località Malga Vallina d’Amola, Val Rendena, Giustino – TN)
  • Rifugio Vioz Mantova (Località Peio – Val di Sole – TN)
  • Rifugio Berti (Località Vallon Popera, Comelico Superiore, Casamazzagno – BL)
  • Rifugio Gherardi (Località Pizzino,Val Taleggio – BG) Sezione CAI di Bergamo
  • Rifugio Albani (Località Colere, Valle di Scalve – BG) Sezione CAI di Bergamo
  • Rifugio Franchetti (Località Prati di Tivo, Pietracamela, Gran Sasso – TE) Sezione CAI di Roma
  • Rifugio Duca Degli Abruzzi (Località Campo Imperatore, Gran Sasso – AQ) Sezione CAI di Roma

Domenica 12 agosto

  • Rifugio Casati (Località Passo Cevedale, Valfurva – SO)
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Pressione alta e montagna, i consigli dell’Associazione per la Lotta alle Malattie Cardiovascolari https://www.montagna.tv/cms/125701/pressione-alta-e-montagna-i-consigli-dellassociazione-per-la-lotta-alle-malattie-cardiovascolari/ https://www.montagna.tv/cms/125701/pressione-alta-e-montagna-i-consigli-dellassociazione-per-la-lotta-alle-malattie-cardiovascolari/#comments Sun, 24 Jun 2018 10:00:26 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=125701 L’Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle Malattie Cardiovascolari, ALT, ha predisposto un decalogo del «Buonsenso ad Alta Quota». Consigli e precauzioni rivolti a chi desidera trascorrere del tempo in montagna, ma soffre di problemi di pressione alta. Ovviamente, lo sottolineiamo, se si soffre di problemi di salute, andate sempre prima dal medico prima di intraprendere qualsiasi attività!

 

1. Evitare di andare oltre i 2500-3000 metri perché la pressione arteriosa aumenta a causa sia dell’aria più rarefatta sia dell’assenza di ossigeno, creando rischi per gli ipertesi;
2. L’abbassamento della temperatura porta a un naturale innalzamento della pressione sanguigna, dunque è bene premunirsi contro le basse temperature;
3. È meglio limitare le attività intense perché la fatica fa aumentare la pressione. Le escursioni sono consentite, ma con moderazione e in luoghi che non richiedano grandi impegni;
4. La cucina di montagna è spesso molto grassa e pesante, a base di burro, formaggi, cibi salati e con molti alcolici. È bene evitare grappe e liquori, oltre ovviamente al fumo;
5. Il bisogno delle calorie in alta montagna è diverso da quello abituale e potrebbe verificarsi un calo dell’appetito chiamato “anoressia da alta quota” causato dalla mancanza di ossigeno: è consigliabile fare più spuntini durante il giorno con cibi facilmente digeribili e in piccole quantità evitando i cibi più grassi e ricchi di sale;
6. Durante le passeggiate è importante portare sempre con sé almeno mezzo litro di acqua;
7. È importante ricordarsi di portare sempre con sé i propri farmaci e di assumerli senza considerare il fuso orario. Se viaggiate in aereo conservateli in un sacchetto di plastica a parte. Unica accortezza: a quote superiori ai 3500 metri i farmaci smettono di fare effetto;
8. È consigliabile monitorare i propri dati sanguigni con costanza, anche a domicilio;
9. Ricordate di portare con voi un foglio su cui annotate le vostre generalità, eventuali allergie, malattie e medicine assunte;
10. Oltre ai farmaci che assumete con regolarità, ricordatevi di portare con voi qualche piccolo “kit di sopravvivenza” contenente medicinali generici, ma anche repellenti per insetti, ecc.

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Apnea e alta quota, una ricerca italiana studia i vantaggi della respirazione sul mal di montagna https://www.montagna.tv/cms/122283/apnea-e-alta-quota-una-ricerca-italiana-studia-i-vantaggi-della-respirazione-sul-mal-di-montagna/ https://www.montagna.tv/cms/122283/apnea-e-alta-quota-una-ricerca-italiana-studia-i-vantaggi-della-respirazione-sul-mal-di-montagna/#comments Sat, 21 Apr 2018 05:00:46 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=122283 O.N.E PROJECT RESEARCH è un progetto sperimentale, il primo studio di ricerca incentrato sulla possibilità di contrastare i malesseri collegati alle attività in montagna con tecniche respiratorie specifiche. E’ una ricerca che unisce due ambienti apparentemente opposti tra loro ovvero quello della profondità legato all’apnea a quello dell’alta quota affrontata dagli alpinisti. In questi due ambienti estremi, l’Italia ha contribuito a diffondere nel mondo i più grandi interpreti dal punto di vista tecnico. In profondità grazie all’attività di Umberto Pellizzari che è testimonial di O.N.E. PROJECT RESEARCH oltre a quella di tutti gli alpinisti di scuola italiana che si sono succeduti sulle montagne più alte del mondo, dalla conquista del K2 in poi. Obiettivo di questo progetto è quello di dimostrare che le tecniche respiratorie utilizzate offrono notevoli vantaggi all’organismo umano, per affrontare il progressivo adattamento all’alta quota.

Testimonial di O.N.E RESEARCH PROJECT, sono il recordman Nico Valsesia (www.nicovalsesia.com), ultratrail runner, ciclista e campione di endurance ed il recordman dell’apnea Umberto Pelizzari (www.umbertopelizzari.com). O.N.E. Project Research si pone l’obiettivo  di dimostrare che applicando determinate tecniche respiratorie prima e durante l’attività di avvicinamento in montagna all’alta quota si possono accelerare i tempi di acclimatazione e contrastare il mal di montagna, tanto temuto dagli alpinisti. Le sperimentazioni previste dal progetto prevedono l’allenamento respiratorio durante l’avvicinamento alle montagne in programma, il monitoraggio dei parametri fisici con strumenti medici.

Questo protocollo di sperimentazioni si terrà prima in Italia sul Monte Rosa dal 2 al 5 agosto 2018, a seguire in Argentina con la salita dell’Aconcagua, a gennaio 2019 e come ultimo in Nepal sull’Everest ad agosto 2019. Sarà coinvolto nella sperimentazione un gruppo definito di “non atleti” e due medici.

 

Questo è il primo progetto di sperimentazione medica internazionale che si pone l’obiettivo di sviluppare dei protocolli respiratori che permettano all’organismo umano di essere più:

  • resistente
  • performante
  • accorciare i tempi di adattamento all’alta quota
  • evitare mal di montagna

E quindi adattabile alle mutevoli condizioni ambientali che si possono riscontrare in natura soprattutto per affrontare l’alta quota.

Le basi scientifiche

La sperimentazione in quest’ambito fonda le sue basi su alcune ricerche mediche fatti precedentemente in punti diversi del globo e portate a termine da persone differenti, dove si è fissata una correlazione molto forte su tecnica respiratoria e stress che il corpo subisce.

Sperimentazioni/analisi

I test di ONE PROJECT REASEARCH saranno applicati durante la salita delle seguenti 2 montagne sotto monitoraggio medico nei rispettivi periodi:

1°salita – Monte Rosa-Italia 4.600m – 20-23 luglio 2018

2°salita –  Aconcagua-Italia 6.500m – 03-10 gennaio 2019

Testimonial

Umberto Pellizzari

Nico Valsesia

Volontari

Vengono reclutate minimo 18 persone volontarie di età compresa tra i 35 e 70 anni definiti, non atleti.

 

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In vetta all’Aconcagua, tra vita da campo e lezioni di medicina d’alta quota https://www.montagna.tv/cms/118450/in-vetta-allaconcagua-tra-vita-da-campo-e-lezioni-di-medicina-dalta-quota/ https://www.montagna.tv/cms/118450/in-vetta-allaconcagua-tra-vita-da-campo-e-lezioni-di-medicina-dalta-quota/#respond Wed, 31 Jan 2018 07:30:10 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=118450 Testo e foto del dott. Damiano Salvato

Partititi dal campo 2 quota 5550 metri alle 3.59 di notte, alle 15.30 circa del 21.01.18 si tocca finalmente la croce di vetta dell’Aconcagua 6962 metri, il punto più alto di tutto il continente Americano e montagna più alta della terra al di fuori dell’Himalaya. Il giorno precedente non avevamo fatto avanzare le nostre tende fino al campo 3, quota 5970 metri, poiché l’abbondante nevicata delle due giornate precedenti ci avrebbe fatto comunque spendere importanti energie nel trasportare cibo e attrezzatura.

Foto @ Damiano Salvato

Questa in estrema sintesi la mia avventura nella parte più alta del Cerro Aconcagua, la terza delle mie Seven Summits dopo il Kilimanjaro nel settembre 2015- preso quasi per gioco dopo un mese di volontariato in un ospedale in Tanzania- e il Monte Elbrus lo scorso agosto – salito dal versante nord in modo da evitare gli impianti di risalita e soprattutto l’affollamento del versante sud.

Ciò che ha reso speciale e rara nel suo genere questa spedizione è stato senza dubbio il team di partecipanti: 7 medici da ogni parte del mondo (due candesi, una olandese, una australiana, una dal Regno Unito, uno dalla Germania e infine io, italiano) che hanno alternato la scalata e la vita da campo alle lezioni teoriche di Medicina di Montagna preparate e tenute dalla dottoressa australiana Meg Walmsley, medico di emergenza attivo per più stagioni al campo base dell’Everest in Nepal.

Gli argomenti delle lezioni hanno spaziato dai semplici suggerimenti per coloro che si apprestano ad una spedizione in alta quota fino alla diagnosi e trattamento delle patologie più gravi: edema polmonare e cerebrale, ipotermia, fratture ossee ed il famigerato mal di montagna acuto, solo per citarne alcune.

L’ultima lezione, presentata al basecamp 4300 metri, è stato il racconto da parte della dottoressa Walmsley di quanto è accaduto al campo base dell’Everest nell’aprile 2015, quando una valanga ha spazzato via buona parte delle strutture e tende provocando molte vittime. In quell’occasione la dottoressa faceva parte dello staff medico e si è adoperata in prima persona nella primissima gestione di quella tragedia, con tutte le ovvie difficoltà del caso.

Tanto freddo, tantissima fatica, ma esperienza assolutamente meravigliosa e indimenticabile che rimarrà per sempre impressa nel cuore e nella mente. Ringrazio uno ad uno i componenti del gruppo: le nostre guide Nils e Gonzalo “Gordo”, la dottoressa Meg Walmsley e tutti gli altri componenti del team Anja, Bethan, Colette, Dave, Thomas e Chris.

Super team guys, thank you.

 

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Cosa fare se si soffre di malattie cardiovascolari e si desidera andare in alta montagna? https://www.montagna.tv/cms/118175/cosa-fare-se-si-soffre-di-malattie-cardiovascolari-e-si-desidera-andare-in-alta-montagna/ https://www.montagna.tv/cms/118175/cosa-fare-se-si-soffre-di-malattie-cardiovascolari-e-si-desidera-andare-in-alta-montagna/#respond Tue, 30 Jan 2018 06:00:20 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=118175 Cosa fare se si soffre di malattie cardiovascolari e si desidera andare in alta montagna? Non c’è una sola risposta: bisogna considerare da un lato aspetti ambientali come la velocità di salita, la quota da raggiungere e la temperatura, dall’altro caratteristiche personali relative ad allenamento, storia clinica, stabilità dei problemi cardiovascolari, terapie in corso ed esami diagnostici recenti. Fra le prime raccomandazioni degli esperti emerge la necessità di valutare insieme al medico le proprie condizioni fisiche.

Una risposta ufficiale e documentata arriva ora dal gruppo di ricerca di Gianfranco Parati, professore di Medicina cardiovascolare all’Università di Milano-Bicocca e direttore dell’Unità operativa di cardiologia dell’Auxologico San Luca di Milano, che studia questa problematica dal 2004 con spedizioni in quota in varie parti del mondo, compreso l’Everest. Con il titolo “Raccomandazioni cliniche per l’esposizione ad alta quota di individui con condizioni cardiovascolari preesistenti” è stato infatti recentemente pubblicato un “consensus document” su una delle più prestigiose riviste cardiologiche internazionali, lo European Heart Journal (G. Parati, P. Agostoni, B. Basnyat, G. Bilo, H. Brugger, A. Coca, L. Festi, G. Giardini, A. Lironcurti, A.M. Luks, M. Maggiorini, P.A. Modesti, E.R. Swenson, B. Williams, P. Bärtsch, C. Torlasco, Clinical recommendations for high altitude exposure of individuals with pre-existing cardiovascular conditions).

«Si tratta di raccomandazioni estratte da numerosi studi – spiega Gianfranco Parati – che abbiamo analizzato grazie ad una estesa ricerca nella letteratura del settore, per dare raccomandazioni che non fossero semplicemente opinioni personali ma consigli basati su evidenze scientifiche, incluse quelle ricavate dai nostri progetti “HighCare” sul campo in alta quota. Ne emerge un ventaglio di raccomandazioni che tengono in considerazione da un lato aspetti ambientali come velocità di salita, quota raggiunta, temperatura o il fatto di dormire in quota, e dall’altro aspetti personali come allenamento, storia clinica, stabilità dei problemi cardiovascolari, terapia in corso, esami diagnostici recenti, training precedente, preparazione fisica e clinica».

Dallo studio pubblicato si evidenzia quindi la necessità di personalizzare quanto più e meglio possibile le raccomandazioni e gli accorgimenti medici per il paziente cardiopatico amante dell’alta montagna, ma quali sono le indicazioni generalizzabili, valide per tutti? «Occorre prepararsi fisicamente – risponde il professor Parati – e valutare con il proprio medico la propria condizione, per individualizzare il consiglio. Bisogna effettuare una precisa stima del livello di rischio cardiovascolare individuale prima di avventurarsi, anche perché alcuni problemi possono essere subclinici, cioè ancora non manifesti. Occorre inoltre prevedere un adeguamento della terapia nei soggetti più a rischio.  In altre parole, vi sono raccomandazioni generali sulle procedure e sulla prudenza da esercitare, ma poi i consigli debbono essere individuali, basati sulle condizioni del singolo, e devono prevedere un’interazione con il medico e con lo specialista esperto di medicina di montagna. Il paziente cardiologico non deve necessariamente privarsi del piacere della montagna, ma la deve affrontare con serietà, consapevolezza, prudenza e preparazione, basandosi su dati scientifici e sulla propria storia personale».

Ma in cosa consiste e come si manifesta il rischio d’alta quota in chi è portatore di problematiche cardiovascolari? «L’esposizione ad alta quota, definita come una quota maggiore di 2500 metri sul livello del mare – spiega la dottoressa Camilla Torlasco, co-autrice dello studio, che si occupa di ricerca presso l’Auxologico di Milano e l’Università di Milano-Bicocca – comporta uno sforzo da parte dell’organismo per adattarsi. Ciò dipende dalla serie di modificazioni ambientali di intensità progressiva che si osservano all’aumentare dell’altitudine. Fra queste, la più rilevante in termini di effetti sull’organismo è la riduzione della pressione barometrica o atmosferica, cioè la pressione determinata dal “peso” della colonna d’aria presente al di sopra del punto di misura: al ridursi della pressione barometrica si osserva una “rarefazione” delle molecole presenti nell’aria (azoto, ossigeno, anidride carbonica), che porta al fenomeno noto come “ipossia ipobarica”. In sostanza, l’organismo registra una carenza di ossigeno e deve mettere in atto delle misure per contrastarla. In una persona esposta a ipossia ipobarica, e quindi durante il soggiorno in alta quota, possiamo osservare un aumento della frequenza cardiaca, della frequenza respiratoria, della pressione arteriosa e polmonare; si osserva inoltre una riduzione dell’ossigeno e dell’anidride carbonica nel sangue e, talvolta, la comparsa di apnee del sonno. Dopo un periodo di tempo variabile in base alle condizioni di partenza del soggetto (età, sesso, indice di massa corporea, eventuali patologie, terapia farmacologica in corso eccetera) e alla quota a cui ci si espone, l’organismo raggiunge un nuovo punto di equilibrio nel quale si è “adattato” alla quota a cui si trova. Questo processo è noto come “acclimatamento”. Nel caso di persone con pregresse patologie cardiache, vascolari o polmonari, l’esposizione ad alta quota può essere pericolosa, perché all’organismo, già indebolito dalla patologia di base, viene richiesto uno sforzo importante di adattamento. Da qui la necessità di valutare caso per caso il grado di stabilità del quadro clinico e la capacità di adattamento del cuore e dell’apparato vascolare. Questo può comportare la necessità di rivalutare la terapia in atto, in collaborazione con il proprio medico e con uno specialista adeguatamente preparato su questi temi».

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L’alimentazione in altissima quota, anche al K2 in inverno. Le indicazioni della nutrizionista https://www.montagna.tv/cms/117215/lalimentazione-in-altissima-quota-anche-al-k2-in-inverno-le-indicazioni-della-nutrizionista/ https://www.montagna.tv/cms/117215/lalimentazione-in-altissima-quota-anche-al-k2-in-inverno-le-indicazioni-della-nutrizionista/#respond Sun, 31 Dec 2017 06:01:20 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117215 L’alimentazione è una componente fondamentale in una spedizione alpinistica, soprattutto quando si parla di ambienti estremi e di altissime quote, come il K2 in inverno. 

La dott.ssa Donatella Polvara, nutrizionista e membro del Comitato Scientifico CAI Lombardia, ci spiega cosa è consigliabile mangiare in alta quota. 

 

In una spedizione alpinistica l’approvvigionamento dei viveri basato sullo studio dei cibi più adatti occupa un posto di primaria importanza, soprattutto a fronte del fatto che l’alpinista ha la necessità di avere abbondanti scorte energetiche ma deve ridurre al minimo sia l’ingombro che il peso da mettere nello zaino. Resta sempre il fatto che chi è molto allenato non sente l’esigenza di integrare in modo continuo e ripetuto. Una scarsa o assente integrazione di liquidi e scorte energetiche può però compromettere le performance, riducendo di molto i tempi di ascesa, con il rischio di aumentare il tempo di esposizione ai fattori di rischio dell’altissima quota.

La dott.ssa Donatella Polvara

Con la “consapevolezza” che, a certe altitudini il gusto dei sapori cambia, l’appetito viene a mancare, il palato non sempre ama apprezzare il dolce o il salato e i gusti troppo piccanti, utile mettere nello zaino gli alimenti che più si apprezzano a casa, oppure alimenti dal sapore neutro in modo che non ci si possa stancare della ripetibilità dei cibi.

La poca salivazione, la secchezza delle mucose, l’inappetenza, la nausea, tutti sintomi associati al problema dell’alta quota, non fanno per niente venire voglia di magiare. Dunque indicati gli alimenti precotti o liofilizzati, che cuociano in pochi minuti, che siano digeribili e facili da masticare. Per citarne qualcuno: i noods, oppure i risotti disidratati, il pollo al curry, la carne in scatola.  Per i campi alti, anche se i nutrizionisti ribadiscono che la colazione è importante, sono convinta che risulta un po’ un problema farla in modo completo e corretto, magari quando lo spazio metrico in tenda è condiviso da più persone, che devono prepararsi per partire e non c’è molto tempo. Allora in quei casi il consiglio è di fare una colazione veloce, con bevande in polvere da ricostituire con acqua calda, come orzo o tè, un po’ di miele e un dolce leggero con marmellata ma pochi grassi.

Durante l’attacco alla cima l’alpinista tende a non bere a sufficienza, anche perché spesso non sente l’esigenza, nonostante perda liquidi con la sudorazione, con il rischio di andare incontro ai sintomi della disidratazione come stanchezza eccessiva. Utile dunque nelle brevi soste sorseggiare piccole quantità di liquidi senza esagera ma evitare il rischio di rimanere senza energie. Consigliabile utilizzare un integratore di sali granulare da sciogliere direttamente in bocca che non ghiaccia e può essere tenuto facilmente in una tasca della giacca. Oppure il consumo di frutta secca ed essiccata.

Fare una lista accurata degli alimenti più indicati, per tipologia, gusto e quantità, è ancora più importante quando l’impresa viene condotta in solitario e senza l’ausilio dell’ossigeno supplementare; l’aspetto energetico degli alimenti deve supportare l’introito calorico ma deve anche soddisfare la gradevolezza del sapore e stimolare l’appetito, tenendo alto lo stato d’animo.

Oggigiorno, si sono fatti notevole progressi nel campo delle tecnologie alimentari, grazie agli studi di settore e alla ricerca nutrizionale, con la messa in commercio di prodotti innovativi. Le spedizioni in alta quota possono vantare di avere a disposizione una gamma di prodotti formulati e mirati per ogni esigenza, completi sotto il profilo nutrizionale e ricchi in tutte le calorie necessarie per affrontare la scalata.

I migliori alimenti sono quelli composti prevalentemente da carboidrati disidratati o liofilizzati perché, essendo privi di acqua, hanno un periodo di conservazione molto lungo, mantengono le caratteristiche organolettiche, non deteriorano per gli sbalzi di temperatura e, soprattutto, non ghiacciano quando il termometro scende drasticamente sotto lo zero.

K2 2014. Foto archivio montagna.tv

I classici pasti liofilizzati comprovati sono quelli che si trovano in buste monodose, che vantano di avere tempi rapidi di preparazione, infatti basta l’aggiunta di acqua calda direttamente nella busta per riportarli in piena forma, e di essere consumati senza sporcare pentolame. Sono molto utili per evitare di avere confezioni aperte e usate a metà nello zaino, e indispensabili per l’apporto di vitamine, soprattutto di vitamina C, e sali minerali che, in alta quota, tendono a mancare per la scarsità di frutta e verdura fresche. Un unico accorgimento è quello di avvolgere la confezione in un sacco termico, prima di aggiungere l’acqua calda in modo che venga mantenuto il calore all’interno della busta, anche a temperature rigide. Importante è scegliere quei prodotti privi di lattosio e di glutammato perché non stancano il palato, sono più digeribili e, in genere, sono meglio tollerati anche dall’intestino. Preferire quelli con frutti rossi, potenti antiossidanti, ma anche barrette con avena e quinoa considerati con alto valore biologico.

In ogni caso conviene puntare sulla scelta di cibi con alto potere energetico perché a parità di peso apportano un maggiore contenuto di calorie, per esempio le barrette con Arachidi o noci e nocciole, a parità di peso di quelle con solo frutta, sono più caloriche e danno una marcia in più. I carbogel a base di maltodestrine, possono essere presi, a piccole dosi, anche quando si ha nausea perché vengono assorbiti in modalità rapida a livello sublinguale.

Alimenti semisolidi e cremosi non dovrebbero mai mancare nello zaino di un alpinista in quanto, a causa delle possibili infiammazioni alle labbra o alle gengive, possono essere ingeriti senza l’impegno di una eccessiva masticazione e sono un valido supporto energetico soprattutto nei campi alti.

Resta comunque il fatto che è impensabile mettere nello zaino tutte le calorie necessarie per supportare il dispendio energetico durante un’impresa in altissima quota; le perdite di peso subite potranno essere rimediate con il pasto di recupero.  Per consigli mirati utile affidarsi ad un esperto nel settore.

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Sotto sforzo il corpo risparmia energia. Lo studio condotto sugli ultra-trailer del Tor des Geants https://www.montagna.tv/cms/116789/sotto-sforzo-il-corpo-risparmia-energia-lo-studio-condotto-sugli-ultra-trailer-del-tor-des-geants/ https://www.montagna.tv/cms/116789/sotto-sforzo-il-corpo-risparmia-energia-lo-studio-condotto-sugli-ultra-trailer-del-tor-des-geants/#respond Mon, 18 Dec 2017 07:30:03 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=116789 Quando il corpo umano è sottoposto a prove di resistenza prolungata, per esempio una maratona o una gara di ultratrail, impara a “risparmiare energia”. E’ il risultato di una ricerca condotta in collaborazione dalle università di Verona, Milano, Losanna (Svizzera) e Calgary (Canada), che è stata pubblicata a inizio dicembre sulla prestigiosa rivista scientifica Frontiers in Physiology.

“Per realizzare la ricerca – spiega Trabucchi – abbiamo preso due soggetti volontari iscritti al Tor des Geants (la massacrante ultramaratona alpina di 330 chilometri con 24.000 metri di dislivello positivo) che hanno affrontato le salite della gara indossando un metabolimetro, un’apparecchiatura che calcola il dispendio energetico attraverso la misura dello scambio gassoso (ossigeno incamerato, gas espulsi)”.

“Tutte le salite sono state poi parametrizzate – aggiunge – per poter confrontare i dati diversi come altitudine e pendenza. Alla fine dello studio è emerso che la tendenza dell’organismo con il passare dei giorni è di consumare sempre meno energia. C’è un aumento di efficienza del movimento e probabilmente il subentrare di uno stato psicologico di maggiore calma e sicurezza che rallenta i consumi”. “La presente relazione può essere considerata un passo avanti nell’analisi di questo tipo di argomento – si legge nelle conclusioni della ricerca – considerando la difficoltà nell’effettuare queste misurazioni sul campo”.

A curare lo studio sono stati Aldo Savoldelli, Alessandro Fornasiero, Pietro Trabucchi, Eloisa Limonta, Antonio La Torre, Francis Degache, Barbara Pellegrini, Grégoire Millet, Gianluca Vernillo e Federico Schena.

 

Fonte @ ANSA

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