I nostri lettori – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 12 Jan 2018 12:10:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 I nostri lettori – Ciaspolare al Piano di Tarica con vista mare http://www.montagna.tv/cms/117409/i-nostri-lettori-ciaspolare-al-piano-di-tarica-con-vista-mare/ http://www.montagna.tv/cms/117409/i-nostri-lettori-ciaspolare-al-piano-di-tarica-con-vista-mare/#respond Sun, 07 Jan 2018 09:30:29 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117409 Testo e foto di Luciano Pellegrini 

Accumuli di neve ventata, strati ghiacciati, vento forte, aumento della temperatura. Per questi motivi, per sciare con gli sci da fondo, escursionismo o ciaspolare, pur con poca neve, meglio un posto tranquillo, panoramico con tante impronte di animali selvatici ed un panorama mare e monti. La località? Il Piano di Tarica che si raggiunge dalla località di Passo Lanciano CH, (1343 m), con la carrareccia che arriva a Serramonacesca PE.

Il paesaggio è accattivante con saliscendi e ottima segnaletica. Lo sguardo osserva il massiccio del Gran Sasso, il Morrone, le cime della Maiella, il Sirente, il Velino, la Laga, la Montagna dei Fiori, il Vettore, le montagne del parco ed il mare. Purtroppo il solito imbecille ha voluto esibirsi, percorrendo la carrareccia con una vettura. Anzi al ritorno, alla piana, c’erano più impronte circolari. Questo divertirsi maniacale ha disturbato l’ambiente, la flora e la fauna. 

La località offre, seguendo la segnaletica del parco CP (Capanne in pietra a secco), la visita ai Tholos.

Dislivello 250 metri
Distanza 9 KM
Tempo 4 ore
Difficoltà EAI

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Itinerario nelle Orobie: da Fiumenero al bivacco Frattini – Il video del nostro lettore http://www.montagna.tv/cms/116772/itinerario-nelle-orobie-da-fiumenero-al-bivacco-frattini-il-video-del-nostro-lettore/ http://www.montagna.tv/cms/116772/itinerario-nelle-orobie-da-fiumenero-al-bivacco-frattini-il-video-del-nostro-lettore/#respond Sat, 16 Dec 2017 10:00:07 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=116772 Il nostro lettore Giuliano Zanga ci porta a scoprire, con un suo video, un bellissimo itinerario nelle Orobie bergamasche.

“Una bella salita invernale nella Valsecca, fra massi, roccia, colate di ghiaccio e neve, fino a raggiungere il bivacco Frattini. Salita solitaria fatta in condizioni ottimali, con ritorno dalla valle opposta, dove sale il sentiero principale che porta al bivacco, che inizia da Fiumenero”.

 

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I nostri lettori – Sulla traccia di un sentiro abbandonato http://www.montagna.tv/cms/116548/i-nostri-lettori-sulla-traccia-di-un-sentiro-abbandonato/ http://www.montagna.tv/cms/116548/i-nostri-lettori-sulla-traccia-di-un-sentiro-abbandonato/#respond Sun, 10 Dec 2017 11:00:09 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=116548 Testo e foto di Luciano Pellegrini

Circa un secolo fa una frana interruppe il sentiero che dalla località Balzolo di Pennapiedimonte CH, (710 m), Parco Nazionale della Maiella, conduceva alla sorgente del Linaro (946 m). L’acqua di questa sorgente disseta molti cittadini della zona oltre a formare il torrente AVELLA che scorre dell’omonima valle. Il nome AVELLA ha origine dalle piante dell’Avellana, coltivate su questa valle, che producono il frutto del nocciolo. I pastori hanno frequentato per secoli questo territorio, costruendo circa 180 grotte, ma anche gli eremiti hanno trovato in questa valle un alloggio per la loro scelta di vita.

La traccia di sentiero inizia da questo terrazzo che immediatamente si inerpica, per arrivare a PRANNASERRA, (PIANO COLTIVATO), (950 m). A testimonianza della faticosa vita agricola dei residenti, ci sono i terrazzamenti che definivano i campi. Si coltivavano patate e grano, si raccoglieva il foraggio per gli animali, c’erano alberi da frutto. Seguendo questa traccia, si incrocia il sentiero del parco G1 in località LA CROCE (1055 m). Il sentiero G1 arriva al Rifugio Pomilio (1890 m). Un altro sentiero raggiunge la Grotta di Fratanalle che era un Eremo, poi adattato a grotta pastorale, dove trovarono ospitalità sia le greggi che i monaci. Un altro sentiero è quello che raggiungeva la sorgente del Linaro, interrotto dalla frana. Non è semplice seguire la traccia per la fitta vegetazione ed i rovi, ma quasi all’improvviso spunta una scultura naturale a forma di CONIGLIO (1060 m). Non puoi fare a meno di fotografare, girargli attorno, alzare lo sguardo, restare incredulo.

Proseguendo il cammino esplorativo, si arriva al CANTONE ROSCIANO. Devi fermarti e riflettere perché c’è un lungo corridoio con gli scalini, scavati nella roccia. Lo hanno realizzato i boscaioli ed i pastori per agevolare il passaggio delle pecore e dei muli che trasportavano la legna. Con quanta intelligenza e fatica, con le attrezzature che avevano, hanno lavorato. Poco dopo, questa traccia finisce, inizia la frana e ci affacciamo sulla VALLE FUNDA, (valle profonda), che termina sulla strada bianca. Le previsioni meteo sono state rispettate… pioggia verso mezzogiorno… Bisogna tornare indietro e per chiudere l’anello, per non affrontare la placca rocciosa, ho preferito passare per la ripida discesa che prosegue nella zona “lu ceràscë”, “il ciliegio’. Questa zona era frequentata e coltivata. Ci sono dei ruderi e su uno di essi ci sono delle incisioni. Arrivato al Balzolo, una fitta nebbia avvolgeva la PENNA O DEA MAIA, toponimi che non piacciono ai residenti. Loro chiamano questo caratteristico sperone roccioso con un grande arco di roccia, CIMIROCCHE, (CIMA ROCCA).

La mia immaginazione, confortata da una leggenda, rappresenta questo sperone roccioso alla DEA MAIA, inginocchiata, con la testa abbassata, che avvolta nella nebbia, ha preso una immagine di mistero, un alone di magia, mentre veglia la tomba del figlio Mercurio, il dio messaggero. La nebbia lugubre, scura, il silenzio, l’emozione, hanno evidenziato maggiormente la sua sofferenza. Sembrava che accarezzava suo figlio per asciugargli l’acqua.
Purtroppo, spero di sbagliarmi, la storia dei pastori, la tradizione delle pecore, la cultura delle costruzioni delle grotte, gli eremi, le scale, saranno dimenticati per sempre, se non ci sarà la possibilità di percorrere i sentieri. Questi sentieri dovranno essere aggiunti al “CATASTO DEI SENTIERI”, manutentati e con segnaletica, perché sono ostruiti dai rovi, dai ginepri, dai pini mughi, dalle frane, quindi abbandonati. Ora c’è un cartello del parco con la LETTERA A (RISERVA INTEGRALE). Per conoscere queste storie, resteranno i racconti, le leggende, i libri.

Distanza 7 km
Difficoltà E/EE
Tempo 3 ore
Dislivello 360 metri in salita – 410 metri in discesa

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I nostri lettori – Ricetta della marmellata di cachi http://www.montagna.tv/cms/116074/i-nostri-lettori-ricetta-della-marmellata-di-cachi/ http://www.montagna.tv/cms/116074/i-nostri-lettori-ricetta-della-marmellata-di-cachi/#comments Sun, 26 Nov 2017 11:51:51 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=116074 Testo e foto di Luciano Pellegrini

Annata cospicua per la raccolta dei cachi. I rami pieni di questo frutto, toccavano il terreno per il peso. Ho voluto preparare la marmellata perché non l’ho mai fatta ed ero curioso.

Fra le varie qualità del cachi, a polpa dura (cachi vaniglia, caco mela, cachi cioccolatino), ho scelto quello a polpa morbida, molto dolce al palato, dalla consistenza molle e succulenta, quasi gelatinosa.

Il cachi è un frutto davvero prezioso per la salute: è ricco di zuccheri (100 g di prodotto apportano infatti 70 kcal), di sali minerali (tra cui il potassio), ha un alto contenuto di beta carotene, vitamina A, C, K, proprietà lassative e diuretiche ed è energetico, quindi consigliato a chi fa sport. È antiossidante e previene le malattie cardiovascolari.

Ingredienti                                                                                                                                                                    

  • 1 kg di cachi
  • 1 limone
  • 350 grammi di zucchero
  • 2 mele 250 grammi                                                                                              

Preparazione                                                                                                                                                                

In un tegame antiaderente, mettere i cachi privati del picciolo e con la polpa tagliata a pezzi. Aggiungere la mela privandola di semi e torsolo, tagliata a cubetti molto piccoli, il succo del limone e lo zucchero. Far cuocere a fuoco basso, mescolando con un cucchiaio di legno. Essendo il preparato abbastanza liquido, bisogna calcolare un’ora di cottura. Fare la prova del piattino per vedere se è cotto (si deve staccare). Invasare in barattoli sterilizzati, capovolgerli per creare il sottovuoto. Una volta aperti i vasetti, vanno conservati in frigo.

Consigli  

Il limone e la mela sono utili come addensanti. Lo zucchero come conservante.

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I nostri lettori – Un’escursione nel Parco Nazionale del Gran Sasso aspettando la neve http://www.montagna.tv/cms/115815/i-nostri-lettori-unescursione-nel-parco-nazionale-del-gran-sasso-aspettando-la-neve/ http://www.montagna.tv/cms/115815/i-nostri-lettori-unescursione-nel-parco-nazionale-del-gran-sasso-aspettando-la-neve/#respond Sun, 19 Nov 2017 07:55:47 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115815 Testo e foto di Luciano Pellegrini 

Domenica 12 novembre, una giornata calda, soleggiata e con poco vento, aspettando la neve prevista nei prossimi giorni, con amici del CAI di Guardiagrele CH e Lanciano CH, abbiamo scelto una escursione ad anello nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Siamo partiti da Vado di Focina (1383 m) e seguendo una carrareccia nella Piana del Voltigno, superato il Lago Sfondo (1364 m), il Colle della Biffa (1392 m), siamo arrivati a Fonte Aciprano (1452 m). Con una ripida salita raggiungiamo la parte alta di Vallestrina (1700 m) dove si apre un bel panorama sul Gran Sasso, Sirente, Velino, paesi e borghi come Rocca Calascio AQ.

Scegliamo il percorso di cresta per scendere nella lunga valle che sorveglia le rocce del Monte Meta (1784 m). Si abbandona la valle che prosegue al rifugio Ricotta (1517 m), a pochi metri della strada per Campo Imperatore, per proseguire verso il Malepasso (1500 m).

Da questo posto si può ammirare il più bel panorama sulla catena del Gran Sasso, la piana di Campo Imperatore, il Monte Bolza (1927 m). Un veloce riposo per mangiare il panino e si riprende il cammino sulla valle Caterina. Alla fine della valle (1350 m), ci affacciamo sul profondo Vallone d’ Angora.

A Vado di Focina si chiude l’anello. E’ un lungo percorso che ci fa attraversare valli e boschi, con panorami oltre che sulle montagne descritte, anche sulla Maiella, il Morrone ed il mare.

Distanza 15 KM
Dislivello 500 metri
Difficoltà E
Tempo 5 ore senza soste

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I nostri lettori – Itinerario in Appennino: dal Lago Racollo al lago Passaneta http://www.montagna.tv/cms/115229/i-nostri-lettori-itinerario-in-appennino-dal-lago-racollo-al-lago-passaneta/ http://www.montagna.tv/cms/115229/i-nostri-lettori-itinerario-in-appennino-dal-lago-racollo-al-lago-passaneta/#comments Sun, 05 Nov 2017 09:59:42 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115229 Testo e foto di Luciano Pellegrini

Programmare una escursione che offre più occasioni, (storia, cultura, tradizione, ambiente, montagna), può essere impegnativo, ma offrirà più soddisfazione.

Ho scelto il sentiero, (itinerario n°63), dal Lago Racollo (1573 m) al lago Passaneta (1561 m). Il sentiero è poco segnalato, c’è qualche vecchio segnavia formato da un tondino di ferro arrugginito con una bandierina, piantato sul terreno. È chiaro che non si può reggere, sia per il pascolo dei tanti animali, (bovini, equini, ovini), che per la neve.

Mi trovo insieme ad un’amica, F.M. del CAI di Pescara, nell’altopiano di Campo Imperatore, descritto dal noto alpinista Fosco Maraini, il “Piccolo Tibet”. L’altopiano si trova nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il lago Racollo si può raggiungere o dal borgo di Santo Stefano di Sessanio AQ o da Castel del Monte AQ. Iniziamo a camminare in direzione Ovest su una visibile carrareccia, ci sono anche tracce di animali e superando dolci colline, si arriva alla conca di Prato del Bove, dove c’è uno stazzo. Da qui si vedono i ruderi di Santa Maria del Monte. Si supera una sella ed ecco il convento Cistercense (1616 m) in una spettacolare posizione di assoluto predominio, fra i laghi Racollo e Passaneta.

L’ampio panorama sull’altopiano e la catena del Gran Sasso è unico. Le tre vette del Corno Grande, (la Vetta Occidentale 2912 m – la Vetta Centrale 2893 m – la Vetta Orientale 2903 m), Monte Aquila (2494 m), Vado di Corno (1922 m) dove inizia il sentiero del centenario, Monte Brancastello (2385 m), le Torri di Casanova (2362 m), Monte Infornace (2469 m), Monte Prena (2.561 m), Monte Camicia (2564 m) e ad ovest il Monte Bolza (1927 m). Santa Maria del Monte fu edificata nel XIII secolo, ma sicuramente dopo l’anno 1222 quando fu costruita l’abbazia di Santo Spirito di Ocre, alla quale apparteneva. C’era una volta una tabella con la descrizione della sua storia, utile agli escursionisti, oggi non c’è più… qualche imbecille si sarà divertito a farla sparire.

Seguitiamo il nostro cammino scendendo al lago di Passaneta (m 1560), luogo solitario con un piccolo stazzo in muratura ed una mandria di bovini al pascolo. Tornando indietro, ho notato sul colle che domina la conca di Prato del Bove, due persone che si sono fermate ed hanno iniziato a scendere nella valle. Noi abbiamo proseguito verso il lago Racollo fermandoci ad una fonte con acqua sorgiva, dissetandoci. C’erano alcuni pastori di nazionalità albanese che stavano recuperando gli animali che pascolavano per farli svernare in Puglia. Sarebbero tornati il primo giugno.

Stavamo per ripartire, ma ci siamo incontrati con due giovani. Erano scozzesi che avrebbero voluto raggiungere i ruderi di Santa Maria del Monte, ma non avendo trovato nessuna segnaletica, hanno proseguito, ad occhio lamentandosi per questa trascuratezza. Anche se dà fastidio fare i paragoni, ripeto questa frase, sperando che qualcuno possa intervenire. Nel parco Nazionale dei Monti Tatra, Polonia, la segnaletica verticale è realizzata con un basamento in cemento, al centro c’è un foro da dove esce un cilindro di ferro, dentro il quale viene sistemato un palo di legno con la direzione dei sentieri. Il palo viene fissato con viti. Difficile?

Dislivello 200 m
Distanza 7 km
Difficoltà E

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I nostri lettori – L’anello da Zakopane a Kuznice sui Monti Tatra http://www.montagna.tv/cms/114757/i-nostri-lettori-lanello-da-zakopane-a-kuznice-sui-monti-tatra/ http://www.montagna.tv/cms/114757/i-nostri-lettori-lanello-da-zakopane-a-kuznice-sui-monti-tatra/#respond Sun, 22 Oct 2017 07:05:35 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=114757 Testo e foto di Luciano Pellegrini

 

Altra escursione nel PARCO Nazionale dei Monti Tatra (Polonia), (TPN), è stato un anello da Zakopane (900 m) a Kuznice (1010 m). Io e la guida alpina Stanislaw Apostol, siamo partiti da Zakopane e dopo aver percorso una comoda carrareccia che ci ha portati all’ingresso del parco, (dove ho pagato pochi zloty per entrare), abbiamo percorso la Dolina Bialego (Valle del Ruscello Bianco).

È vietato entrare con le biciclette (hanno sentieri a parte), non possono entrare veicoli a motore e neanche i cani. La valle è percorsa da un torrente che ha l’acqua bianca, da qui il nome. il percorso è molto interessante sia per la natura che per la storia. La flora dei monti Tatra è abbondante con mille specie di funghi, 870 specie di licheni, l’abete bianco, il faggio, il pino, il larice, il Rovere e tanti fiori come la genziana, la silene ed un fiore che ho già menzionato, ma per la sua bellezza lo ripropongo… la Dianthus speciosus ssp. alpestris (pl. goździk okazały), della famiglia delle Caryophyllaceae. Il nome comune è GAROFANO ROSA.  Il suo habitat è nella Dolina Kondratowa.

Arrivati al passo Przelecz na Patykach (1310 m), invece di proseguire per la vetta SARNIA SKALA (1377 m), abbiamo fatto il sentiero per arrivare al rifugio Gorski (1198 m) sulla radura di Kalatowki da dove si gode il monte Giewont (1895 m). Su questo percorso panoramico, sono presenti numerosi ponti e scale di legno. Si superano forre, si passa sulla cima degli alberi, con tanta sicurezza. Proseguendo, incontriamo l’eremo di San Fratello Alberto Chmielowski, con la cappella della Santa Croce, in legno. In Polonia e specialmente in montagna, è facile trovare le chiese in legno, è una devozione ed una architettura a cui i polacchi sono molto legati.

San Fratello Albert Chmielowski, monaco polacco, (Adamo il suo nome di battesimo), nacque in una nobile famiglia polacca ad Igolomia un villaggio vicino a Cracovia, il 20 agosto 1845 e morì all’età di 71 anni, il 26 dicembre del 1916 tra i poveri ed emarginati di Cracovia. Dedicò a loro tutta la sua vita, scelse la vita di povertà, dimenticando le origini aristocratiche e abbandonando i piaceri materialisti. In patria è conosciuto come “il padre dei poveri” o “il San Francesco del XX secolo”. Il rumore delle abbondanti acque purissime e limpide del torrente Brata Alberta, ci ha accompagnati sino a Kuznice. Le sue acque potabili servono per dissetare gli abitanti di Zakopane.

Per concludere questa ricca giornata e prima di tornare alla mia baita in montagna, siamo stati invitati a cena da una amica di Zakopane, Eva, che abita in una delle più belle baite della città. Ha cucinato una cena tradizionale con brodo vegetale e prodotti del suo orto, con pasta fatta in casa, il gulasch, (piatto sostanzioso di origine ungherese), di cervo ed agnello. Con il sugo abbiamo condito il riso e per contorno una insalata di lattuga e ricotta di pecora. Un bicchiere di grappa, tanta calma ed amicizia.

In baita, con lo sguardo fisso sui monti, aspettando che si facesse buio, ho riflettuto sull’escursione e mi sono chiesto molti perché, senza risposta. Possibile che in Italia è difficile trovare un parco che abbia le caratteristiche dei Tatra? Si seguitano a costruire impianti a fune, c’è l’invasione dei mezzi motorizzati a due e quattro ruote, poca o nessuna manutenzione dei sentieri, segnaletica non conforme agli accordi con la Feder parchi, spazzatura di qualsiasi genere. Quante volte bisogna fermarsi per far passare le bici e le moto? A cosa serve il mio impegno per l’ambiente? Mi consolo con il primo ambientalista del pianeta… Papa Francesco, che quasi giornalmente prega umilmente i responsabili a rispettare il creato.  Anche Lui è perdente! Però la mia testardaggine di abruzzese non mi fa arrendere.

 

DIFFICOLTA’ E

TEMPO 4 ORE SENZA SOSTE

DISTANZA   16 KM

DISLIVELLO 480 m

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I nostri lettori – Monte Giewont: il cavaliere addormentato dei Monti Tatra http://www.montagna.tv/cms/114483/i-nostri-lettori-monte-giewont-il-cavaliere-addormentato-dei-monti-tatra/ http://www.montagna.tv/cms/114483/i-nostri-lettori-monte-giewont-il-cavaliere-addormentato-dei-monti-tatra/#respond Sun, 15 Oct 2017 06:30:47 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=114483 Testo e foto di Luciano Pellegrini

La Polonia mi affascina ancora e ci torno sempre con piacere, con la voglia di conoscere più’ approfonditamente questo popolo, la loro cultura, la storia, l’educazione, la musica, le città, i monti, il verde, l’ambiente, la gastronomia. Sono rimasto affascinato dai sapori, dal profumo, dall’amore della nostalgia di questa nazione.

La prima sosta è a Zakopane, per me la migliore località di villeggiatura e sport invernali, per fare escursioni o sciare sui Monti Tatra. I Monti Tatra formano la più elevata e maestosa catena dei Monti Carpazi e costituiscono il più alto massiccio montano della Polonia. Posti a SUD OVEST, tracciano anche il confine geografico con la Slovacchia.

Per raggiungere le vette, anche se non raggiungono quote elevatissime, partendo dalle valli, c’è un grande dislivello. La cima più alta è il Monte Gerlach 2655 m che è situato nei Tatra in Slovacchia, mentre nei Tatra in Polonia é il Monte Rysy 2499 m.
Tanti sono i laghi. A seconda della loro profondità, che raggiunge anche 80 metri e della natura dei luoghi circostanti, le acque cristalline di questi laghi mostrano una meravigliosa gamma di colori, che dal verde pallido va all’azzurro intenso, talvolta quasi nero.

I raggi solari, provenienti dalle cime dei dentellati crinali in alternanza con zone di ombra, fanno risaltare i meravigliosi colori della vegetazione. Essa è qui estremamente varia a causa dei forti contrasti termici ed atmosferici, che si verificano in quella zona a rilievi fortemente differenziati. Presa nel suo complesso, una tale mutabilità di condizioni, conferisce a questi monti una continua varietà di aspetti incantevoli ed inattesi.

La foresta regna sovrana e l’abete rosso si sviluppa sino alla sommità delle colline denominate “regle”, che circondano i sovrastanti gruppi dei Tatra. Nelle zone inferiori si notano numerose macchie di abeti bianchi e di faggi, che in autunno diventano dorati brillando sotto i raggi del sole, sullo sfondo verde cupo degli abeti rossi.
Dall’altitudine di circa 1550 metri, si estendono pascoli erbosi fra i quali s’incontrano folte macchie costituite da una conifera nana: il pino mugo. I selvaggi boschi dei Tatra, sono popolati da numerose specie di animali. È facile incontrare cervi, caprioli, orsi, camosci e marmotte.

Nel 1954, per tutelare le ricchezze naturalistiche e regolamentare l’impatto dell’uomo sull’ambiente, venne istituito il Parco Nazionale dei Tatra che ogni anno è visitato da DUE milioni di escursionisti e 50 mila sciatori. Il Parco che occupa l’intera superficie dei Monti Tatra, si può visitare usufruendo di una fitta rete di sentieri, MANUTENTATI E SEGNALATI, con varie difficoltà e lunghezza, che si sviluppano per ben 280 km. Per entrare nel parco bisogna pagare, (ottima intuizione), perché questi soldi vengono investiti per la manutenzione.

Inoltre si può trovare ospitalità in otto rifugi ben dislocati ed attrezzati. Per raggiungere le valli più interne, dove il traffico automobilistico é interdetto, si possono utilizzare i carri trainati da cavalli e condotti dai montanari locali che indossano il caratteristico costume locale. Una attrazione di questa montagna è un lago conosciuto come Morskie Oko (“L’occhio del mare”), che una locale leggenda sostiene che è collegato al MARE Adriatico da passaggi sotterranei.

Ho scelto di fermarmi una settimana in una BAITA A FURMANOWA (1100m), un insediamento del comune di Zakopane, immerso nella più totale solitudine, ma con un panorama dei monti Tatra unico. Risalta la vetta del monte Giewont (1894 m), il cavaliere addormentato e sulla cima più alta, ossia sul naso, c’é una grande croce in acciaio alta 15 metri, costruita nel 1901 con delle pesanti gabbie di ferro, ognuna del peso di circa 40 kg sovrapponibili. Questo massiccio montuoso, simile ad un cavaliere addormentato, è composto da tre parti: il Piccolo Giewont (1728 m), il Grande Giewont (1894 m), che rappresenta il volto, e il Long Giewont (1867 m), che rappresenta il busto del cavaliere. Le tre punte rappresentano il mento, il naso e il sopracciglio.
Insieme all’amico Stanislaw Apostol, guida alpina ed un suo amico, ugualmente guida alpina, siamo partiti da Kuznice (1010 m), dove abbiamo preso la funivia per Kasprowy Wierch (1987 m). È l’unica funivia esistente sui MONTI TATRA.

La giornata molto nebbiosa e lungo il sentiero, manutentato ed ottimamente segnalato, abbiamo incontrato molte macchie di neve. Il percorso lungo ma abbastanza comodo, tranne una discesa da una parete di secondo grado, ma con ottime maniglie. Molte riflessioni ho fatto lungo il cammino e mi sono chiesto perché in Italia ed in particolar modo in Abruzzo, la regione VERDE dei Parchi, non si possa realizzare una sentieristica così precisa. Sui Monti Tatra non è possibile abbandonare il sentiero e dove purtroppo è stato fatto, rovinando il “cotico erboso”, il personale del parco è intervenuto stendendo sopra questo terreno, una rete di corda, che favorisce la ricrescita dell’erba. Ci sono anche segnali di divieto che invitano a non andare fuori sentiero e a non calpestare questa rete di corda. Se vi raccontassi che non ho trovato rifiuti? Che ci si saluta?

Abbiamo deciso di non raggiungere la vetta del monte Giewont, sia per la nebbia fitta e principalmente per le troppe persone. Per arrivare alla croce su roccia scivolosa, occorrevano circa quindici minuti, aiutandosi con le corde fisse. Per evitare pericoli, ci sono due percorsi attrezzati, uno per la salita e uno per la discesa. Questa vetta è un luogo di pellegrinaggi religiosi? È una montagna sacra? Una divinità? Almeno una volta bisogna raggiungere la vetta e toccare la croce. Non interessa l’abbigliamento, anche con scarpe non appropriate. Abbiamo preso il sentiero in discesa verso il rifugio nella valle di Kondratowa (1333 m).

Ci siamo inoltrati nella natura rude e selvaggia della valle, ed è stato molto rilassante. I colori autunnali che ormai si identifica con un sostantivo straniero “FOLIAGE”, ha soddisfatto l’occhio. Abbiamo incontrato molte persone sul sentiero e mi sono meravigliato, perché era un giorno feriale. Un piccolo riposo a questo rifugio che è il più piccolo dei Tatra, con solo 20 posti letto. Non potevo non fermarmi e godere, nel vedere un campo pieno di fiori color rosa… Dovrebbe essere il Dianthus superbus (Garofano superbo alpino), che deriva dal greco “diòs”, Zeus ed “ànthos”, fiore, cioè ‘fiore di Zeus’. Fiore protetto e facile vedere sui monti Tatra. Trovandosi a fine fioritura, gli steli erano avvolti da ovatta… Continuando il cammino nella lunga valle ed accompagnati dal rumore di un torrente, abbiamo raggiunto Kuznice.

Un anello lungo che mi ha fatto scoprire come dovrebbe essere curato e rispettato l’ambiente montano.

DIFFICOLTA’ EEA
TEMPO 5 ORE SENZA SOSTE
DISTANZA 17 KM
DISLIVELLO +350M/ -1300 M
Le foto sul link:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10213279275289772&set=a.10213279243168969.1073741901.1633912542&type=3&theater

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Le ricette dei nostri lettori – Il liquore al prugnolo selvatico http://www.montagna.tv/cms/114017/le-ricette-dei-nostri-lettori-il-liquore-al-prugnolo-selvatico/ http://www.montagna.tv/cms/114017/le-ricette-dei-nostri-lettori-il-liquore-al-prugnolo-selvatico/#respond Sun, 08 Oct 2017 05:00:47 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=114017 Testo e foto di Luciano Pellegrini

Un altro frutto dimenticato che matura all’inizio dell’autunno è il prugnolo selvatico. Questa pianta selvatica è facile vederla sui cigli delle strade di campagna, ma anche in montagna. I frutti sono molto aspri, di sapore acidulo, ed è difficoltoso raccoglierli perché i rami sono spinosi. Il frutto ha forma rotonda con superficie liscia, ricoperta da una patina chiara, il colore è bluastro tendente al nero quando è maturo. La qualità del legno duro, è servito anticamente per procurarsi bastoni da passeggio. Anche in falegnameria è stato usato per costruire attrezzi. Il prugnolo selvatico ha proprietà astringenti, depurative, toniche, diuretiche e stimolano i processi digestivi. Il consumo dei frutti produce un aumento dell’appetito, una sensazione tonificante e di calma. È anche una fonte di vitamina C.

Foto @ Luciano Pellegrini

I frutti si possono mangiare freschi, cotti o sotto forma di sciroppo. Io ho preferito usarli per preparare un buon liquore digestivo.

Ingredienti

  • Un litro di alcol 95 gradi
  • 300 grammi di prugnolo fresco
  • 700 grammi di zucchero
  • 1.250 litri di acqua
  • 4 chiodi di garofano
  • 4 grammi di cannella a stecca
  • Un limone, solo buccia

Preparazione

Mettere in un recipiente a chiusura ermetica il prugnolo selvatico. Aggiungere l’alcool, le spezie e la buccia del limone. Far macerare per otto giorni. È importante agitare spesso il barattolo per meglio mescolare gli ingredienti.

Preparare lo sciroppo con acqua e zucchero, farlo bollire e poi raffreddare.

Versare l’alcol nello sciroppo, spremere il prugnolo selvatico per recuperare la parte migliore del frutto, (è utile una piccola pressa) …, filtrare il macerato e far stagionare per una settimana. Il colore invoglia, l’aroma è eccitante, il gusto ci guadagna!

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I nostri lettori: come si produce il formaggio caprino e la ricotta http://www.montagna.tv/cms/113220/i-nostri-lettori-come-si-produce-il-formaggio-caprino-e-la-ricotta/ http://www.montagna.tv/cms/113220/i-nostri-lettori-come-si-produce-il-formaggio-caprino-e-la-ricotta/#comments Sat, 30 Sep 2017 08:30:12 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113220 Testo e foto di Luciano Pellegrini

IO ed un amico E.B. ne approfittiamo per andare a trovare la pastora Alina in Valle Giumentina e partecipare alla preparazione del formaggio caprino e della ricotta. Paolo, il marito, ha fatto l’insegnante.

Ha iniziato versando in un recipiente il latte che Alina aveva munto il mattino ed ha acceso il fornello. Alla temperatura di circa 40 gradi, ha spento il fuoco ed ha aggiunto due cucchiaini di caglio per far coagulare il latte e trasformarlo in formaggio. Quando il preparato si è coagulato, (ha la forma di una pasta gelatinosa), ha rotto la cagliata, con lo “squacciarello” un attrezzo pastorale ricavato da un ramo di ciliegio con alla base un disco di legno convesso. (Parola dialettale usata dai pastori di Roccamorice PE – n.d.r.).

È importante la rottura della cagliata perché facilita l’espulsione del siero. Con un movimento circolare del braccio, la cagliata si rivolta, si agita e si ammassa. La parte solida Paolo lo ha sistemato negli stampi tipici forati e premendo, ha fatto uscire il liquido sieroso. Il liquido sieroso serve perché, fatto bollire sino a raggiungere la temperatura di circa 80 gradi, produce la ricotta, il cui nome deriva, infatti, dalla doppia cottura: ri-cotta. Quando in superfice si formano i “fiori”, (sono delle bolle che si aprono), la ricotta è pronta. Con una schiumarola, si raccoglie la ricotta che viene messa negli stampi. Ora bisogna pensare alla salatura del formaggio caprino. Il sale “disinfetta” il formaggio impedendo in superficie lo sviluppo di muffe anti-casearie e arresta lo sviluppo di microrganismi che ne danneggerebbero la fermentazione. Inoltre valorizza il sapore del formaggio e contribuisce alla formazione della crosta. Per la salatura a secco si procede cospargendo in più riprese sia le facce (i due piani di appoggio della forma) che lo scalzo (la parte laterale della forma) con del sale da cucina “grosso”. Attenzione ad una eccessiva salatura, che oltre a portare un gusto eccessivamente salato del formaggio, ne farebbe seccare la pasta in modo scorretto.

Molto importante è la STAGIONATURA. Dopo un periodo di riposo (stufatura) il formaggio è tolto dalle forme e messo in un ambiente con temperatura costante, circa 20 gradi.

Il lavoro non è terminato…dopo aver recuperata la ricotta, il liquido che resta, serve per nutrire gli animali da cortile, (anche le pecore e capre ne sono golose) e si può preparare una colazione salutare ed energetica. È una ghiottoneria a costo zero. Si inumidisce il pane, si spalma un po’ di ricotta e zucchero, e… provare per credere! Inutile fare paragoni con le merendine da supermercato. È vero che chi beneficia di questa ricetta sono i figli dei pastori e gli amici, ma questa lezione la proporrò ai più giovani.

Una giornata utile, indimenticabile, trascorsa in amicizia, gustando sapori ormai dimenticati e vivendo la difficile e dura vita del pastore.

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