Rubriche – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 19 Jan 2018 13:26:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 Schegge di K2: “La scoperta del K2” – di Roberto Mantovani http://www.montagna.tv/cms/117876/schegge-di-k2-la-scoperta-del-k2-di-roberto-mantovani/ http://www.montagna.tv/cms/117876/schegge-di-k2-la-scoperta-del-k2-di-roberto-mantovani/#respond Wed, 17 Jan 2018 06:00:49 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117876 Siamo negli anni ’50 dell’800, più precisamente nel 1855, quando si da il via alle Grand Trigonometrical Series nel Kashmir. Si era da poco scoperta la cima più alta del mondo, che nel 1865 prenderà il nome di Everest per volere del Suveyor General Andrew Waugh (successore di George Everest), e si erano ormai terminati i lavori di rilevamento delle altezze dei picchi dell’Himalaya. Era quindi tempo di andare ad eseguire la medesima operazione tre le cime del Karakorum. Per farlo era necessario scegliere uno Station Peak. Una cima, di altezza notevole, da cui poter osservare le vette della catena eliminando l’interferenza dovuta alla rifrazione dell’aria. Per questo viene scelta una vetta di 4880m poco distante da Srinagar su cui viene posizionato lo strumento di misura.

Ad occuparsi del rilevamento è il capitano dei Royal Engineers Thomas George Montgomerie che, dai quasi 5000m della vetta, osserva due cime sovrastare il resto della catena. Le chiamerà K1 e K2, annotando però, su un angolo del suo taccuino, il possibile errore prospettico dovuto alla diversa distanza dei due picchi. Non necessariamente il K1 sarà il più alto dei due.

 

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10 anni dalla morte di Sir Edmund Hillary http://www.montagna.tv/cms/117681/10-anni-dalla-morte-di-sir-edmund-hillary/ http://www.montagna.tv/cms/117681/10-anni-dalla-morte-di-sir-edmund-hillary/#respond Fri, 12 Jan 2018 12:10:18 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117681 E’ passato un decennio da quando ci lasciava Sir Edmund Hillary, uno dei personaggi più importanti della storia dell’alpinismo. Moriva ad 88 anni, l’11 gennaio del 2008, per un malore all’Auckland City Hospital, in Nuova Zelanda. Con un giorno di ritardo (sperando che ci perdoni), vogliamo ricordare alcune delle sue imprese più importanti: a partire  ovviamente dalla salita all’Everest fino al suo impegno umanitario. 

Infatti dopo quel 29 maggio del 1953 quando calpestò per primo, insieme a Tenzing Norgay Sherpa, la cima della montagna più alta del mondo, il suo desiderio di esplorare continuò per tutta la sua vita. 

Nel 1968 navigò i fiumi a est del Nepal utilizzando solo delle piccole imbarcazioni. Nel 1977 invece risalì interamente il fiume Gange, dalla foce nell’oceano indiano fino alle sorgenti himalayane. Fu anche il primo uomo ad aver raggiunto i cosiddetti tre poli della terra: l’Everest, il Polo Sud e il Polo Nord (quest’ultimo con l’astronauta Neil Armstrong). Tra le altre salite alpinistiche ricordiamo la prima ascesa all’Ama Dablam (6.987 m), al Thamserku (6.367 m) e al Kangtega (6.767 m).

Sir Edmund non verrà ricordato solo per l’Everest e le avventure esplorative, ma anche per aver aiutato a costruire 25 scuole, 2 ospedali, 12 cliniche, e numerose opere idriche in Nepal. 

Tra tante attività alpinistiche, umanitarie ed esplorative  Edmund Hillary fu anche nominato “Sir” dalla regina Elisabetta II d’Inghilterra (alla quale fu dedicata la salita all’Everest), fu ambasciatore in India, Nepal e Bangaldesh. Fu anche decorato dall’ONU per il suo lavoro di protezione dell’ambiente. 

Qui sotto potete vedere un documentario che racconta la storica prima salita all’Everest. 

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11 gennaio 1986: Kukuczka e Wielicki firmano la prima invernale al Kangchenjunga http://www.montagna.tv/cms/117615/11-gennaio-1986-kukuczka-e-wielicki-firmano-la-prima-invernale-al-kangchenjunga/ http://www.montagna.tv/cms/117615/11-gennaio-1986-kukuczka-e-wielicki-firmano-la-prima-invernale-al-kangchenjunga/#comments Thu, 11 Jan 2018 11:27:57 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117615 11 gennaio 1986: Krzysztof Wielicki e Jerzy Kukuczka salivano per la prima volta il Kangchenjunga (8586m, terza montagna più alta della terra)  in inverno, per la via normale sulla parete sud-ovest. Wielecki, ora al K2 come capo della spedizione polacca, raggiungeva così il suo secondo 8.000 invernale. La salita fu compiuta completamente in stile alpino, senza portatori e senza l’utilizzo dell’ossigeno. Durante la salita perse la vita, a causa di un edema polmonare, l’alpinista polacco Andrzej Czok. Qui sotto potete leggere un breve estratto dal libro “Art of Freedom, the Life and Climbs of Voyek Kurtyka” di Bernadette McDonald’s dove si raccontano l’ultimo attacco alla vetta e la tragica fine di Andrzej Czok. 

Jerzy Kukuczka e Krzysztof Wielicki con Wanda Rutkiewicz, prima donna ad arrivare in vetta al K2. Nel 1992 Wanda perse la vita proprio sul Kanchenjunga

Dopo quella partenza ingloriosa, altre due squadre partirono per arrivare in cima: Jurek Kukuczka e Krzysztof Wielicki, Andrzej Czok e Przemek Piasecki. Mentre salivano verso l’alto, non si poteva non notare la persistente tosse di Andrzej, a causa dell’altitudine. Era strano, considerata la sua attitudine alla quota e la sua forza fisica. I suoi record erano impressionati: una nuova via sul K2, il Lhotse senza ossigeno, una nuova via sull’Everest, la parete ovest del Makalu, il Dhaulagiri, il Kangchenjunga sarebbe stato il suo quinto ottomila in inverno. La tosse di Andrzej peggiorò man mano che salivano sempre più in alto: l’aria secca e gelida non aiutava. Al Campo IV fu chiaro che Andrzej avrebbe dovuto scendere. Solo Jurek e Krzysztof avrebbero continuato. 

L’11 gennaio partirono alle 5:45, a 800 metri dalla vetta, arrancando nell’aria gelida. In poco tempo iniziarono a perdere la sensibilità alle gambe. Alle 10 del mattino il sole li colpiva e li riscaldava, attivando la circolazione alle estremità. Si muovevano da soli, ognuno al proprio ritmo. Dal momento che il terreno non era troppo ripido non avevano bisogno di fermarsi. Krzysztof raggiunse per primo la cima, e scendette immediatamente. Jurek lo incontrò proprio sotto la cima, non si scambiarono nemmeno una parola. Le loro menti erano offuscate. Erano robot. Dopo alcune foto, anche Jurek tornò giù. Si diressero verso il campo, qui comunicarono il successo al campo base. La risposta fu priva d’entusiasmo, perché molto più in basso Andrzej stava molto male. 

A metà strada tra i campi IV e III, Andrzej  era diventato così debole che riusciva a malapena a camminare. A campo III, in una tenda, passarono la notte a reidratare Jurek e Krzysztof, e a somministrare diuretici ad Andrzej. Le sue condizioni peggiorarono di minuto in minuto. Ad un certo punto guardarono il Andrzej che riposava. Aveva smesso di respirare“. 

 

Il libro “Art of Freedom, the Life and Climbs of Voyek Kurtyka” è attualmente disponibile sul mercato italiano solo in inglese. La casa editrice Alpine Studio pare stia curando la traduzione e la pubblicazione dovrebbe essere prevista per aprile 2018.

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Contro l’allarmismo: alcune considerazioni sul pericolo e sul rischio valanghe http://www.montagna.tv/cms/117449/contro-lallarmismo-alcune-considerazioni-sul-pericolo-e-sul-rischio-valanghe/ http://www.montagna.tv/cms/117449/contro-lallarmismo-alcune-considerazioni-sul-pericolo-e-sul-rischio-valanghe/#comments Mon, 08 Jan 2018 05:30:32 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117449 Testo di Gianluca Ippolito, guida alpina 

 

Sebbene possa disturbare la circolazione stradale o le più normali attività umane, una precipitazione nevosa viene sistematicamente associata dalla carta stampata e dai telegiornali a una situazione di “allarme valanghe”. A mio giudizio, questo modo di diffondere le notizie, di far conoscere ciò che sta accadendo da parte dei professionisti dell’informazione non è corretto ed è fortemente diseducativo e fuorviante. È bene sapere invece che quando la neve si deposita su un piano inclinato sussiste sempre il pericolo potenziale di valanghe ma nella maggior parte dei casi il pericolo non sussiste per le persone e per le attività umane. Lanciare quindi le notizie utilizzando il termine “allarme” o “allerta” nel titolo, in riferimento a ogni nevicata, non fa altro che generare inutile angoscia nei cittadini che capiscono poco o nulla delle dinamiche comportamentali della neve al suolo. È quindi importante distinguere ciò che è il PERICOLO da ciò che è il RISCHIO.

Il pericolo rappresenta una SITUAZIONE OGGETTIVA, nei confronti della quale l’uomo non può intervenire: pericolo di frane, pericolo di caduta massi, pericolo di valanghe, pericolo di incendio, tanto per fare qualche esempio pratico. Il rischio invece dipende dal COMPORTAMENTO DELLE PERSONE: se io, in presenza di pericolo di caduta valanghe esco di casa, mi reco in montagna e mi muovo su un terreno con certe caratteristiche, mi porto nel raggio d’azione del pericolo, da questo momento inizio ad assumere un rischio. Se parliamo allora di una situazione oggettiva come le condizioni della neve al suolo e vogliamo indicare se c’è la possibilità che cada una massa di neve (valanga), dobbiamo usare il termine PERICOLO. Si tratta di un termine tecnico, non esistono sinonimi, tanto è vero che la tabella che indica il PERICOLO DI VALANGHE è unificata, uguale in quasi tutto il mondo: è suddivisa in cinque livelli proprio per indicare la maggiore o minore possibilità che avvenga un distacco. I livelli di pericolo non sono rappresentati secondo una scala lineare: la differenza di pericolo che c’è tra 1 e 2 non è la stessa che c’è tra 4 e 5! Con pericolo 1 è molto difficile rimanere travolti da una valanga, mentre con pericolo 4 le valanghe possono essere di grandi dimensioni, staccarsi in modo spontaneo (senza che una o più persone sollecitino a sovraccarico il manto nevoso) e raggiungere in alcuni casi la viabilità. Con condizioni di pericolo 5 vengono sicuramente presi provvedimenti per la tutela della pubblica incolumità e la salvaguardia delle infrastrutture da parte delle autorità preposte alla Protezione Civile, in quanto con pericolo 5 è altamente possibile che le valanghe arrivino fin nelle aree antropizzate.

Abbiamo così introdotto un altro concetto: aree ANTROPIZZATE ed aree NON ANTROPIZZATE, dette anche in termini tecnici da chi pratica la montagna per diletto o professione TERRENO D’AVVENTURA. Premesso che la legge italiana prevede il reato per il distacco provocato di una valanga da parte di persone (art. 427 c.p.), è bene distinguere tra il rischio per gli alpinisti che muovono sul terreno d’avventura e il rischio per le infrastrutture e le aree antropizzate, ove si svolgono le normali e quotidiane attività umane. Nel primo caso gli alpinisti decidono volontariamente di sottoporsi al rischio di travolgimento e devono quindi assumere tutti quei comportamenti atti a mitigare il rischio stesso fino a valori gestibili, tenendo comunque presente che il rischio nullo non esiste! Nel secondo caso le persone che vivono nei paesi e circolano sulle strade aperte al traffico hanno il diritto di vivere e muovere in sicurezza e ciò deve essere loro garantito da una autorità a questo scopo preposta. Nei comuni di montagna il responsabile della sicurezza è il sindaco, che si avvale della consulenza tecnica della Commissione Valanghe. Per situazioni più complesse e più critiche possono arrivare in supporto le ARPA regionali e la Protezione Civile.

In conclusione, la neve è un fenomeno meteorologico come tanti altri ma, quando si deposita al suolo, ha dei comportamenti che non è sempre semplice comprendere. La possibilità che cada una valanga è un pericolo oggettivo e, se non andiamo a metterci alla sua portata, non costituisce per noi un rischio. La neve che si deposita su un piano inclinato può sempre dar luogo al fenomeno “valanga”. Al giorno d’oggi i modelli previsionali sono molto efficaci e la possibilità che un cittadino che vive in un contesto urbano o che muove nell’ambito di un’infrastruttura realizzata dall’uomo (una strada, per esempio) venga travolto da una valanga è estremamente remoto se non impossibile. Certamente la possibilità che ciò accada dipende dall’efficienza dei sistemi di monitoraggio e di allarme. È però importante non associare immediatamente una nevicata ad una situazione di emergenza, come talvolta alcuni mezzi d’informazione pare vogliano portarci a fare a causa dell’uso di toni eccessivamente enfatici e allarmistici. In ogni caso, per frequentare la montagna nella sua candida veste invernale, ove il pericolo spesso è occulto ed è quindi difficile capire quale comportamento è meglio adottare, è altamente consigliabile ingaggiare un professionista come un Guida Alpina. Egli ha la preparazione tecnica più che adatta per riconoscere il pericolo e evitare di correre rischi eccessivi, garantendo quindi di poter trascorrere una giornata di divertimento sulla neve delle nostre splendide Alpi.

Buona neve a tutti!

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I nostri lettori – Ciaspolare al Piano di Tarica con vista mare http://www.montagna.tv/cms/117409/i-nostri-lettori-ciaspolare-al-piano-di-tarica-con-vista-mare/ http://www.montagna.tv/cms/117409/i-nostri-lettori-ciaspolare-al-piano-di-tarica-con-vista-mare/#respond Sun, 07 Jan 2018 09:30:29 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117409 Testo e foto di Luciano Pellegrini 

Accumuli di neve ventata, strati ghiacciati, vento forte, aumento della temperatura. Per questi motivi, per sciare con gli sci da fondo, escursionismo o ciaspolare, pur con poca neve, meglio un posto tranquillo, panoramico con tante impronte di animali selvatici ed un panorama mare e monti. La località? Il Piano di Tarica che si raggiunge dalla località di Passo Lanciano CH, (1343 m), con la carrareccia che arriva a Serramonacesca PE.

Il paesaggio è accattivante con saliscendi e ottima segnaletica. Lo sguardo osserva il massiccio del Gran Sasso, il Morrone, le cime della Maiella, il Sirente, il Velino, la Laga, la Montagna dei Fiori, il Vettore, le montagne del parco ed il mare. Purtroppo il solito imbecille ha voluto esibirsi, percorrendo la carrareccia con una vettura. Anzi al ritorno, alla piana, c’erano più impronte circolari. Questo divertirsi maniacale ha disturbato l’ambiente, la flora e la fauna. 

La località offre, seguendo la segnaletica del parco CP (Capanne in pietra a secco), la visita ai Tholos.

Dislivello 250 metri
Distanza 9 KM
Tempo 4 ore
Difficoltà EAI

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Uffa, blogger a 4 zampe http://www.montagna.tv/cms/117148/uffa-blogger-a-4-zampe/ http://www.montagna.tv/cms/117148/uffa-blogger-a-4-zampe/#comments Wed, 03 Jan 2018 07:30:12 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117148 “Ciao, io sono Uffa e sono un cane a cui piace fare il cane”. Si presenta così il Border Collie che ormai spopola sul web grazie al suo blog a quattro zampe Dogs on Tour. Un piccolo portale, un bacile di informazioni per gli amanti del cammino, con i fedeli amici a quattro zampe. Un’idea innovativa, volendo.

Uffa e Marcello

Un blog a misura di cane, scritto da un cane grazie all’aiuto del suo fedele amico dal pollice opponibile Marcello che ci racconta il loro incontro. “L’ho trovata per caso, di ritorno da un’escursione in Val Pellice”. Era scappata da un allevamento “gliel’ho allora riportata ma, mi han proposto di tenerla. Ormai, della cucciolata, rimanevano solo lei e la sorella”. Così quel cucciolo diventò Uffa, “sarebbe dovuto essere un pastore australiano ma crescendo notavo che assomigliava sempre più ad un Border Collie”. Un cane molto impegnativo e pieno di energie, “perfetto per andare in montagna”. 

Da quell’incontro sono ormai passati tre anni. Tre anni fatti di un legame intenso e tre anni di camminate a sei zampe. “Anche escursioni lunghe e difficoltose, con cui ho imparato a vedere la montagna con occhi nuovi”, con quelli di Uffa che, ci racconta il blog, vede a colori. In particolar modo il bianco, il blu e il giallo. Gli altri colori sono sfumature di questi tre, precisa ancora l’autore del sito che ha iniziato a raccontare sul web le sue escursione per “poter essere d’aiuto ad altri amanti della montagna e degli animali. “Spesso non si sa bene cosa fare quando si va in montagna con il cane. Alcune volte avessi saputo che era ben accetto me lo sarei portato mentre magari avrei evitato altri posti in cui l’accoglienza era meno calorosa”.

Tutte informazioni preziose quando ci si vuole avventurare nel territorio montano con il proprio animale, ma anche dati tecnici sull’escursione (valutata in una scala canina di difficoltà da una a tre zampe). Sui tratti in cui prestare attenzione, sui passaggi più delicati, sulla presenza o meno di acqua e ancora sulla possibilità di incontrare cani pastore “che fanno il loro lavoro, ma con cui ci possono sempre essere problemi”. Insomma questo Dogs on Tour doveva diventare, ed è diventato, un punto di riferimento per chi volesse vivere la montagna in compagnia del suo fidato amico a quattro zampe. Una piazza, ricca di informazioni, aperta ai contributi di tutti spiega Marcello. “Adesso ci stanno arrivando molti tour esterni. Ne abbiamo alcuni dall’Isola d’Elba, grazie ad una ragazza che si è innamorata del progetto e poi uno dal lago di Como e ancora un racconto dal Sentiero degli Dei”. Una mole di materiale che sta iniziando a rendere impegnativa la gestione del sito, ma che lentamente lo sta riempiendo di contenuti originali ed apprezzati. “Lentamente” conclude Marcello “si sta concretizzando il sogno di trasformare una passione in un servizio a quante più persone vogliono approcciarsi al mono della montagna con il proprio cane”.

 

 

 

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31 dicembre 1988: Krzysztof Wielicki raggiunge la cima del Lhotse in solitaria http://www.montagna.tv/cms/117253/31-dicembre-1988-wielicki-raggiunge-la-cima-del-lhotse-in-solitaria/ http://www.montagna.tv/cms/117253/31-dicembre-1988-wielicki-raggiunge-la-cima-del-lhotse-in-solitaria/#respond Sun, 31 Dec 2017 16:15:50 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117253 Fu un “ultimo dell’anno” 1988 molto particolare quello di Krzysztof Wielicki. L’alpinista polacco, che in questi giorni si sta avvicinando al campo base del K2 come capo spedizione, il 31 dicembre di quell’anno raggiunse, in solitaria, la vetta del Lhotse (8.516 metri) aggiudicandosi la prima assoluta invernale, senza ossigeno, alla quarta montagna più alta della terra. 

Dopo aver scalato in invernale la cima dell’Everest nel 1980 e del Kangchenjunga nel 1986, Wielicki si aggiudicava un altro primato importante. E’ stato infatti il primo a raggiunger in solitaria d’inverno la vetta di un ottomila. Wielicki quell’inverno era in Himalaya insieme alla spedizione “Belgian Everest Winter Expedition” composta da belgi e polacchi. L’obiettivo principale della spedizione era l’Everest, dal quale però i belgi si ritirarono a metà dicembre. Sul Lhotse, invece, i polacchi arrivarono fino a campo 3, a 7.400 metri, il 30 dicembre. L’ultimo giorno dell’anno solo Wielicki se la sentì di salire fino alla vetta. Arrivò in cima nonostante poco tempo prima avesse avuto un grave infortunio alla schiena scalando sul Bhagirathi II.

 

 

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Nel 2018 torna “Sicuri con la Neve” in tantissime località http://www.montagna.tv/cms/117126/nel-2018-torna-sicuri-con-la-neve-in-tantissime-localita/ http://www.montagna.tv/cms/117126/nel-2018-torna-sicuri-con-la-neve-in-tantissime-localita/#respond Sun, 31 Dec 2017 09:58:48 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117126

Domenica 21 gennaio 2018 si ripresenta la giornata nazionale di sensibilizzazione e prevenzione degli incidenti tipici della stagione invernale; valanghe, scivolate su ghiaccio, ipotermia e altro ancora saranno i temi d’interesse.

Con il progetto SICURI in MONTAGNA il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, il Club Alpino Italiano con il Servizio Valanghe Italiano, le Scuole d’Alpinismo e Scialpinismo, le Commissioni e Scuole Centrali di Escursionismo, Alpinismo Giovanile, Fondoescursionismo, la Società Alpinistica F.A.L.C., Enti e Amministrazioni che si occupano di montagna, promuovono queste iniziative che mirano alla prevenzione degli incidenti in montagna.

La stagione invernale rivela dei rischi peculiari che sono messi in evidenza dagli incidenti che, purtroppo, di anno in anno si ripresentano; tutto ciò non interessa solo gli appassionati di sci alpinismo ma anche chi ama sciare in neve fresca, fare escursioni con le ciaspole, fare escursioni su sentieri a volte ghiacciati. Negli anni passati le giornate di SICURI con la NEVE hanno fatto registrare una preoccupante situazione che denuncia, inequivocabilmente, diffuse carenze a livello della preparazione personale, della valutazione del rischio e dell’uso dell’attrezzatura d’auto soccorso; in questo senso risulta di fondamentale importanza far crescere la consapevolezza personale accompagnata da un indispensabile bagaglio tecnico.

Il 21 gennaio 2018, in varie località, si darà vita a momenti di coinvolgimento aperti a tutti gli appassionati, sciatori ed escursionisti, che desiderano ricevere informazioni o approfondire le proprie conoscenze sulla frequentazione della montagna innevata in ragionevole sicurezza, anche attraverso prove pratiche e dimostrative. Per conoscere le iniziative in programma e le località interessate dalle manifestazioni, basta consultare i siti web di riferimento che saranno puntualmente aggiornati.

Elenco provvisorio località: qui

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L’alimentazione in altissima quota, anche al K2 in inverno. Le indicazioni della nutrizionista http://www.montagna.tv/cms/117215/lalimentazione-in-altissima-quota-anche-al-k2-in-inverno-le-indicazioni-della-nutrizionista/ http://www.montagna.tv/cms/117215/lalimentazione-in-altissima-quota-anche-al-k2-in-inverno-le-indicazioni-della-nutrizionista/#respond Sun, 31 Dec 2017 06:01:20 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117215 L’alimentazione è una componente fondamentale in una spedizione alpinistica, soprattutto quando si parla di ambienti estremi e di altissime quote, come il K2 in inverno. 

La dott.ssa Donatella Polvara, nutrizionista e membro del Comitato Scientifico CAI Lombardia, ci spiega cosa è consigliabile mangiare in alta quota. 

 

In una spedizione alpinistica l’approvvigionamento dei viveri basato sullo studio dei cibi più adatti occupa un posto di primaria importanza, soprattutto a fronte del fatto che l’alpinista ha la necessità di avere abbondanti scorte energetiche ma deve ridurre al minimo sia l’ingombro che il peso da mettere nello zaino. Resta sempre il fatto che chi è molto allenato non sente l’esigenza di integrare in modo continuo e ripetuto. Una scarsa o assente integrazione di liquidi e scorte energetiche può però compromettere le performance, riducendo di molto i tempi di ascesa, con il rischio di aumentare il tempo di esposizione ai fattori di rischio dell’altissima quota.

La dott.ssa Donatella Polvara

Con la “consapevolezza” che, a certe altitudini il gusto dei sapori cambia, l’appetito viene a mancare, il palato non sempre ama apprezzare il dolce o il salato e i gusti troppo piccanti, utile mettere nello zaino gli alimenti che più si apprezzano a casa, oppure alimenti dal sapore neutro in modo che non ci si possa stancare della ripetibilità dei cibi.

La poca salivazione, la secchezza delle mucose, l’inappetenza, la nausea, tutti sintomi associati al problema dell’alta quota, non fanno per niente venire voglia di magiare. Dunque indicati gli alimenti precotti o liofilizzati, che cuociano in pochi minuti, che siano digeribili e facili da masticare. Per citarne qualcuno: i noods, oppure i risotti disidratati, il pollo al curry, la carne in scatola.  Per i campi alti, anche se i nutrizionisti ribadiscono che la colazione è importante, sono convinta che risulta un po’ un problema farla in modo completo e corretto, magari quando lo spazio metrico in tenda è condiviso da più persone, che devono prepararsi per partire e non c’è molto tempo. Allora in quei casi il consiglio è di fare una colazione veloce, con bevande in polvere da ricostituire con acqua calda, come orzo o tè, un po’ di miele e un dolce leggero con marmellata ma pochi grassi.

Durante l’attacco alla cima l’alpinista tende a non bere a sufficienza, anche perché spesso non sente l’esigenza, nonostante perda liquidi con la sudorazione, con il rischio di andare incontro ai sintomi della disidratazione come stanchezza eccessiva. Utile dunque nelle brevi soste sorseggiare piccole quantità di liquidi senza esagera ma evitare il rischio di rimanere senza energie. Consigliabile utilizzare un integratore di sali granulare da sciogliere direttamente in bocca che non ghiaccia e può essere tenuto facilmente in una tasca della giacca. Oppure il consumo di frutta secca ed essiccata.

Fare una lista accurata degli alimenti più indicati, per tipologia, gusto e quantità, è ancora più importante quando l’impresa viene condotta in solitario e senza l’ausilio dell’ossigeno supplementare; l’aspetto energetico degli alimenti deve supportare l’introito calorico ma deve anche soddisfare la gradevolezza del sapore e stimolare l’appetito, tenendo alto lo stato d’animo.

Oggigiorno, si sono fatti notevole progressi nel campo delle tecnologie alimentari, grazie agli studi di settore e alla ricerca nutrizionale, con la messa in commercio di prodotti innovativi. Le spedizioni in alta quota possono vantare di avere a disposizione una gamma di prodotti formulati e mirati per ogni esigenza, completi sotto il profilo nutrizionale e ricchi in tutte le calorie necessarie per affrontare la scalata.

I migliori alimenti sono quelli composti prevalentemente da carboidrati disidratati o liofilizzati perché, essendo privi di acqua, hanno un periodo di conservazione molto lungo, mantengono le caratteristiche organolettiche, non deteriorano per gli sbalzi di temperatura e, soprattutto, non ghiacciano quando il termometro scende drasticamente sotto lo zero.

K2 2014. Foto archivio montagna.tv

I classici pasti liofilizzati comprovati sono quelli che si trovano in buste monodose, che vantano di avere tempi rapidi di preparazione, infatti basta l’aggiunta di acqua calda direttamente nella busta per riportarli in piena forma, e di essere consumati senza sporcare pentolame. Sono molto utili per evitare di avere confezioni aperte e usate a metà nello zaino, e indispensabili per l’apporto di vitamine, soprattutto di vitamina C, e sali minerali che, in alta quota, tendono a mancare per la scarsità di frutta e verdura fresche. Un unico accorgimento è quello di avvolgere la confezione in un sacco termico, prima di aggiungere l’acqua calda in modo che venga mantenuto il calore all’interno della busta, anche a temperature rigide. Importante è scegliere quei prodotti privi di lattosio e di glutammato perché non stancano il palato, sono più digeribili e, in genere, sono meglio tollerati anche dall’intestino. Preferire quelli con frutti rossi, potenti antiossidanti, ma anche barrette con avena e quinoa considerati con alto valore biologico.

In ogni caso conviene puntare sulla scelta di cibi con alto potere energetico perché a parità di peso apportano un maggiore contenuto di calorie, per esempio le barrette con Arachidi o noci e nocciole, a parità di peso di quelle con solo frutta, sono più caloriche e danno una marcia in più. I carbogel a base di maltodestrine, possono essere presi, a piccole dosi, anche quando si ha nausea perché vengono assorbiti in modalità rapida a livello sublinguale.

Alimenti semisolidi e cremosi non dovrebbero mai mancare nello zaino di un alpinista in quanto, a causa delle possibili infiammazioni alle labbra o alle gengive, possono essere ingeriti senza l’impegno di una eccessiva masticazione e sono un valido supporto energetico soprattutto nei campi alti.

Resta comunque il fatto che è impensabile mettere nello zaino tutte le calorie necessarie per supportare il dispendio energetico durante un’impresa in altissima quota; le perdite di peso subite potranno essere rimediate con il pasto di recupero.  Per consigli mirati utile affidarsi ad un esperto nel settore.

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A parte gli scherzi, ecco la storia di George Mallory e Andrew Irvine sull’Everest http://www.montagna.tv/cms/117191/a-parte-gli-scherzi-ecco-la-storia-di-george-mallory-e-andrew-irvine-sulleverest/ http://www.montagna.tv/cms/117191/a-parte-gli-scherzi-ecco-la-storia-di-george-mallory-e-andrew-irvine-sulleverest/#respond Fri, 29 Dec 2017 09:26:16 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117191 Per chi, con il simpatico scherzo di Desnivel, si è incuriosito circa la storia di George Mallory e Andrew Irvine consigliamo la lettura dell’agile e chiara ricostruzione fatta da Mauro Brusa pubblicata su “Monti e Valli”, periodico del CAI di Torino, che ringraziamo. 

 

«Perché sei lì?» I misteri di George Mallory e Andrew Irvine

di Mauro Brusa

«It is clear that the stake [the mountaineer] risks to lose is a great one with him: it is a matter of life and death…. To win the game he has first to reach the mountain’s summit – but, further, he has to descend in safety. The more difficult the way and the more numerous the dangers, the greater is his victory». George L. Mallory, 1924

Periodicamente i fantasmi di George Mallory e Andrew Irvine, periti nel 1924 durante il tentativo di  raggiungere la vetta dell’Everest, riaccendono il mai sopito dibattito sull’effettivo primato della conquista, riesploso con vigore nel 1999 a seguito del ritrovamento del corpo di Mallory e successivamente riattizzato dalla presunta individuazione, a 8425 m, di quello di Irvine nel 2010 ad opera dello storico americano Tom Holzel, che è giunto a tale conclusione esaminando foto aeree elaborate con una sofisticata tecnologia  informatica. Egli afferma di avere riconosciuto una figura umana di circa 1,80 m di statura compatibile con la corporatura di Irvine. Ad oggi nessuna nuova spedizione è ancora stata organizzata per la ricerca.
Non che adesso vi siano novità, ma l’argomento è interessante e non si contano i libri ed i siti Internet che trattano il tema esponendo teorie disparate e, talvolta, contrastanti.
Illazioni e ipotesi suggestive, talune invero anche stravaganti, nulla tolgono al primato di Hillary e Tenzing: furono i primi salitori dal versante Sudest.

Allora vediamo, con gli strumenti della logica e servendoci di fonti il più possibile di prima mano, di fare un po’ di chiarezza senza alcuna pretesa di esporre la verità rivelata: poi ogni alpinista, in quanto tale, continuerà a nutrirsi di sogni e suggestioni, specie se alimentate dal mito e dalla simpatia che da sempre accompagnano gli eroi sfortunati.

Continua a leggere l’articolo sul sito del CAI di Torino: «Perché sei lì?» I misteri di George Mallory e Andrew Irvine

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