Parola all’esperto – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 19 Jan 2018 13:26:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 Il Canto del Gallo – Decalogo dello scialpinista in crisi http://www.montagna.tv/cms/103989/il-canto-del-gallo-decalogo-dello-scialpinista-in-crisi/ http://www.montagna.tv/cms/103989/il-canto-del-gallo-decalogo-dello-scialpinista-in-crisi/#comments Fri, 17 Feb 2017 06:00:04 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=103989 Se chiedo cosa fare quando si staccano le pelli tutti fanno i signori e mi rispondono che a loro le pelli non si staccano mai, che non hanno mai avuto problemi e che se mi è capitato vuol dire che non ci so fare. Siccome a me è capitato, specie con freddo intenso, e quelle volte si è trattato di un vero e proprio disastro, ho raccolto un po’ di spunti utili per tutti (non penso di essere in realtà un caso isolato).

Ecco, fra il serio e il faceto, un piccolo decalogo, frutto della mia esperienza.

Prevenzione:

  • preparare bene le pelli a inizio stagione e verificare lo stato della colla;
  • se non usate il lacciolo posteriore della pelle, come faccio io, arrotondare la coda della pelle e rasarla per 10 cm: si riduce il rischio di distacco e si scivola di più;
  • mettere le pelli sugli sci prima di partire per la gita, ma non lasciarle sugli sci tutta la settimana a casa;
  • al rifugio far asciugare bene le pelli al caldo e portare dentro anche gli sci su cui mettere le pelli prima di andare a letto (se ben asciutte naturalmente);

Tutto questo è ovvio!

Quando il danno è fatto:

  • asciugare e scaldare bene lo sci strofinandolo ripetutamente e mettere la pelle di foca al caldo (per lo sci, se non si vuole trovarsi il guanto tagliuzzato dopo poche gite, portarsi uno panno in microfibra, anche un accendino antivento può venire utile); la pelle rigorosamente sotto tutto (cioè pelle sulla pelle);
  • se nella gita ci sono più tratti di salita piegare bene le pelli e metterle, magari in un sacchetto traforato, sotto la giacca al caldo. Non è male tagliare 40 cm della retina di plastica che viene messa sotto le pelli e quando si ripiegano su se stesse interporre questo pezzo di plastica: anche col vento si riesce e le pelli si staccano meglio quando devono essere riutilizzate;
  • nastro americano attorno allo sci. Il problema è che si taglia presto, la soluzione è una striscia di carta plasticata fra lamina e nastro;
  • fascette da elettricista per stringere la pelle sullo sci (durano di più del nastro americano) e anche del biadesivo da mettere sotto la pelle;
  • spalmare sulla soletta il contenuto di un gel energetico (per qualcuno ha funzionato!!);
  • io stringo in salita il gancio che blocca il collo del piede perché le vesciche sul tallone fanno molto male; nel caso vi venissero provate a spalmarci sopra lo stick da labbra!

Se la pelle invece fa zoccolo, specie con neve umida, lo stick di sciolina può servire, qualcuno ha provato con la crema da sole, ma molto meglio un barattolino spray di silicone (se ne trovano di piccolissimi) che può servire anche a pulire la soletta se sono rimaste tracce di colla.

Infine se uno (scelto a caso!) si porta nello zaino una pelle di ricambio per il gruppo ancora meglio! Tutto pesa, ma una gita tranquilla fa stare meglio, soprattutto se fa freddo e il thermos di the caldo si è svuotato nel tentativo di calmare gli animi.

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Il canto del Gallo – Lo zaino della barbie http://www.montagna.tv/cms/103862/il-canto-del-gallo-lo-zaino-della-barbie/ http://www.montagna.tv/cms/103862/il-canto-del-gallo-lo-zaino-della-barbie/#comments Tue, 14 Feb 2017 08:30:05 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=103862 Il famoso detto “in montagna chi porta magna” faceva intendere che più si era previdenti e più cose si portavano nello zaino, più si era autosufficienti a scapito di una maggiore fatica

Alla richiesta: “Che fame che mi è venuta! hai qualcosa da mangiare?” la risposta era inevitabile!

Come preparare lo zaino e cosa metterci dentro è uno dei crucci di chi va in montagna e se ne vedono di tutti i colori: dagli zaini enormi dei trekkinisti consumati “stile americano”, ai mini zaini di chi fa trail running.

Volevo ricordare che la guida alpina Toni Gobbi prima di ogni gita controllava personalmente gli zaini dei clienti e come se non bastasse preparava dei sacchettini per ciascuno di loro con suddiviso il materiale di emergenza dal pronto soccorso, alle pelli di ricambio, ai viveri in caso di bivacco ecc.; all’epoca non c’erano i telefonini e i soccorsi e ogni gruppo in montagna doveva essere completamente in autonomia.

Bei tempi dirà qualcuno! Ma il principio è fondamentale ancor oggi.

La corda e quanti metri di corda sono uno dei criteri con cui si misura l’esperienza di una guida: “corda lunga non è mai corta” diceva un altro guru valdostano.

Mi sembra invece che gli zainetti troppo piccoli stiano avendo il sopravvento: gli zaini della “barbie” appunto!

“All inside clean outside” è un altro principio che per me è legge: fuori dallo zaino non deve esserci niente e lo zaino deve essere il più pulito possibile senza fronzoli di vario genere cinghie cinghiette ecc.

Infine sto facendo una indagine: quando vi togliete lo zaino allungate prima una delle due bretelle o ve lo togliete lasciandole come sono? O preferite gli zaini con le bretelle lunghissime stile giovani liceali?

Lo zen e l’arte di farsi lo zaino potrebbe essere un’idea interessante.

 

 

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Italiani popolo di allenatori di calcio e … di esperti di valanghe http://www.montagna.tv/cms/103227/italiani-popolo-di-allenatori-di-calcio-e-di-esperti-di-valanghe/ http://www.montagna.tv/cms/103227/italiani-popolo-di-allenatori-di-calcio-e-di-esperti-di-valanghe/#comments Wed, 01 Feb 2017 06:00:19 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=103227
Valanga al Monte Portella

Purtroppo le montagne per definizione presentano pendii ripidi e canaloni potenzialmente valanghivi in qualunque posto si trovino, Alpi o Appennini che siano, basta che vi avvengano precipitazioni nevose: e queste ormai sono frequenti e abbondanti anche in posti “poco alpini”.

Purtroppo le valanghe non guardano in faccia nessuno e quando decidono di staccarsi dai pendii o dalle creste delle montagne e scendere a valle lo fanno senza mandare una email o un messaggio su whatsapp.

Dopo la tragedia mi vengono in mente alcune considerazioni.

In questa drammatica vicenda mi ha colpito come durante i vari servizi televisivi e negli innumerevoli talk shows sono intervenuti una serie di “esperti” che di valanghe spesso sapevano poco. Ho anche notato che l’egregio lavoro di tutti coloro che sono intervenuti nelle operazioni di soccorso è stato poi presentato anche con un enfasi  di primi piani sui loghi  (che apparivano su tutti i filmati trasmessi a ribadirne la proprietà), fino nelle pettorine dei cani con un eccesso di telecamere, riprese di gopro e cellulari vari.

La cosa che emerge evidente è che i professionisti, quelli veramente esperti di neve e valanghe sono negli uffici dell’AINEVA e che durante tutti questi servizi televisivi la loro assenza suona pesantissima. Nelle regioni del Centro e Sud Italia non esistono questi uffici tecnici, eccezion fatta per le Marche, e le loro funzioni sono svolte da Commissioni Valanghe, che nel caso di Rigopiano avevano espresso pareri solo diversi anni fa, e da Meteomont, che dopo la chiusura del Corpo Forestale (proprio pochi mesi fa) è finito al Ministero delle politiche Agricole e Ambientali.

Sono arrivati dei tecnici AINEVA dalla Val d’Aosta e dal Veneto, ma solo dopo che la valanga aveva già distrutto tutto, senza poter far niente per quella che è una delle sue funzioni fondamentali, cioè la prevenzione dei rischi valanghe, frutto di studi continui, di serie storiche, di catasti delle valanghe avvenute negli anni ecc.

In Italia si dice spesso che ci siano oltre 20 milioni di esperti di calcio ed ognuno di loro è convinto di essere sempre nel giusto, sempre critico sulle scelte fatte specialmente dal commissario tecnico della nazionale e ognuno propone la propria versione sui giocatori da convocare o sullo schema di gioco da adottare.

Allo stesso modo mi è sembrato che tutti sapessero di neve e di valanghe, di soccorso in valanga, anche se in questo caso oltre che sulla valanga si doveva operare all’interno di un edificio collassato con apparecchiature che nulla hanno a che vedere con il soccorso in valanga in senso stretto.

Un’ ultima considerazione va sulla gestione degli interventi di soccorso in casi come questo, dove la funzione di comando deve essere unica e non frammentata fra diversi Corpi militari e fra volontari di diverse associazioni. La gestione del soccorso dovrebbe far capo al Corpo adibito a questa funzione che fa riferimento al Ministero degli Interni Dipartimento per il Soccorso pubblico e la difesa Civile cioè ai Vigili del Fuoco.

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Il canto del Gallo: il valore della competizione http://www.montagna.tv/cms/101984/il-canto-del-gallo-il-valore-della-competizione/ http://www.montagna.tv/cms/101984/il-canto-del-gallo-il-valore-della-competizione/#respond Sun, 08 Jan 2017 08:41:06 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=101984 Volevo spendere due parole, o meglio, volevo spezzare una lancia in favore delle competizioni che costellano il mondo della montagna. Negli anni abbiamo visto il fiorire di gare di arrampicata sportiva, di gare di scialpinismo, di gare di arrampicata su ghiaccio, di gare di trail in montagna e chi più ne ha…

Tanti i puristi detrattori di questo mondo che lo considerano totalmente negativo per l’etica dell’alpinismo, il quale deve essere non competitivo, non remunerativo e non inquinato dalla modernizzazione.

Come in tanti altri campi le competizioni stimolano uno sviluppo tecnologico importante, che poi si riversa nell’uso quotidiano con un miglioramento sensibile in termini di confort, ma soprattutto di sicurezza. Pensiamo all’automobilismo, al motociclismo, ma anche rimanendo in campi più vicini a noi allo sci alpino: quante innovazioni sono poi diventate normali e hanno modificato le auto, le moto, gli sci e l’abbigliamento? pensiamo solo allo sviluppo del casco!

Riflettiamo su quanto si è alleggerita l’attrezzatura da scialpinismo anche per lo scialpinista della domenica e quanto si è sviluppato il modo di portare gli sci sullo zaino rispetto alla vecchia “capannetta”; quanto si sono sviluppati gli attrezzi da ghiaccio, dai ramponi monopunta alle piccozze con impugnature ergonomiche, che fanno risparmiare energie e permettono di arrampicare senza dragonne.

In questi giorni si disputa ancora la coppa del mondo di arrampicata su ghiaccio, con interesse molto basso, che è stata per me un pezzo importante di storia e che mi ha fatto scoprire il vero volto della montagna in Val Daone (per questo gli amici di quella valle occupano un posto grandissimo nel mio cuore). Senza questa competizione tutta l’arrampicata su ghiaccio sarebbe rimasta indietro, penso solo alle centinaia di prototipi di manici di piccozze che hanno portato ad evidenziare dei problemi di tenuta delle impugnature e che sono entrati nella costruzione anche delle piccozze “tradizionali”. Questo è solo un esempio e potrei farne a centinaia di come le competizioni hanno evoluto i prodotti e il nostro modo di andare in montagna.

Siamo alle olimpiadi con l’arrampicata sportiva e lo scialpinismo: un risultato fondamentale per lo sviluppo di tutto il movimento.

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Il canto del Gallo – Montagna e caldo anomalo: è il tempo della fantasia! http://www.montagna.tv/cms/101575/il-canto-del-gallo-montagna-e-caldo-anomalo-e-il-tempo-della-fantasia/ http://www.montagna.tv/cms/101575/il-canto-del-gallo-montagna-e-caldo-anomalo-e-il-tempo-della-fantasia/#respond Thu, 29 Dec 2016 11:30:06 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=101575 In questi giorni assistiamo a due fenomeni contrapposti: chi ha deciso di non salire in montagna preferendo vacanze al caldo e chi cerca in tutti i modi di sciare anche con più di 10 gradi in quota, su una neve che definire primaverile è già un lusso. I gestori fanno del loro meglio cercando di ovviare ai guai provocati dalle alte temperature in quota, ma rimane quasi una impresa impossibile quella di garantire sufficienti condizioni di innevamento. Il paesaggio è autunnale con strisce bianche di neve artificiale lungo le piste: il colore dominante è il marrone con venature di rosso e le pareti sono pulite, solo in alta quota il bianco riesce ad avere il sopravvento. Frustrazione, delusione, per un Natale diverso dal solito, sono i sentimenti che aleggiano nell’aria tersa e sotto un cielo limpidissimo.

Ma non è tutto così male, basta staccare la spina delle cose già programmate e attivare la voglia di farne di diverse anche se fuori stagione ed anzi proprio per questo più belle.

Le passeggiate nel bosco sono entusiasmanti, con colori incredibili, e le gite estive ai rifugi possono riservare piacevoli sorprese (con le dovute attenzioni per il terreno ghiacciato nei tratti in ombra, ramponcini o ramponi consigliati nello zaino e relativi bastoncini). Arrampicata, mountain bike, nuove linee di misto in quota (bravo Ezio Marlier!) sono le possibilità, come pure uno scialpinismo di ricerca con tratti a sci in spalla, magari su neve non bellissima “crosta e cartone”, fanno parte di questo gioco.

Allora coraggio lasciate spazio alla fantasia! La montagna è il posto ideale per dare sfogo a nuove (insolite) avventure.

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Il canto del Gallo: “Slow Mountain”, correre fa bene ma… http://www.montagna.tv/cms/101345/il-canto-del-gallo-slow-mountain-correre-fa-bene-ma/ http://www.montagna.tv/cms/101345/il-canto-del-gallo-slow-mountain-correre-fa-bene-ma/#comments Sat, 24 Dec 2016 11:00:29 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=101345 Da un po’ di anni è partita esponenziale la voglia di correre in montagna: non solo atleti e/o amatori impegnati in gare di ogni tipo e di ogni lunghezza, ma ormai questa passione e moda si sta estendendo a macchia d’olio, per cui si guarda sempre più ai tempi di percorrenza, all’abbigliamento tecnico e leggero, agli apparati elettronici di misura del battito cardiaco, del consumo energetico, dei passi e delle distanze ed al “camel Bag” indispensabile in ogni tipo di zaino.

Così si vedono persone di ogni tipo che accelerano e si superano ansimanti, sospinti da bastoncini, con scarpe e calzoncini che nulla hanno a che vedere con il classico abbigliamento da montagna, a partire dalla pedula alta di pelle che ormai viene usata da chi lavora nel bosco e viene riproposta dalle case di moda per signore in passeggio in via Roma o in Corso Italia (Courmayeur e Cortina rispettivamente).

Tutto bene ma….

Ricordiamoci che la montagna è affascinante perché è molto più lenta della città, perché ci fa stupire di colori unici, godere di odori ancestrali, apprezzare silenzi pieni di vita. Dobbiamo trovare ancora il tempo per vivere dentro questi spazi: dal fondo valle alle cime delle montagne prendiamoci il tempo utile per fare una foto come si deve, non un frettoloso selfie da postare per farsi vedere e poco attento a quello che ci circonda.

Anche chi corre deve poi trovare il tempo di fermarsi a respirare.

La velocità ha il suo fascino, lo interpretarono magistralmente nella loro pittura i “futuristi” e un mondo che ci rimanda alle gare olimpiche, alla velocità iperbolica degli aerei, dei treni e delle auto, che campeggiano su giganteschi cartelloni pubblicitari nelle principali cittadine ai piedi delle grandi montagne delle Alpi.

Quello ce c’è da chiedersi è: siamo proprio sicuri che far diventare la montagna un luogo della velocità sia, nel lungo periodo, un buon messaggio? o molti a lungo andare la troveranno “solo” un doppione della città, dal quale la montagna ha sempre rappresentato il miglior modo dal quale fuggire?

 “Slow mountain: take your time”. Vale anche per me!

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Ghiacciai: i consigli di Maurizio Gallo, Guida Alpina http://www.montagna.tv/cms/97969/ghiacciai-i-consigli-di-maurizio-gallo/ http://www.montagna.tv/cms/97969/ghiacciai-i-consigli-di-maurizio-gallo/#comments Wed, 07 Sep 2016 08:11:14 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=97969 Date le numerose segnalazioni di queste settimane circa il problema dei “turisti sui ghiacciai”, abbiamo chiesto a Maurizio Gallo, guida alpina e grande conoscitore dell’andare sul ghiaccio, di spiegarci quali sono i rischi e come comportarsi quando si desidera affrontare un ghiacciaio. Vi ricordiamo che se volete dire la vostra, potete partecipare al sondaggio: “Turisti sui ghiacciai, cosa si dovrebbe fare?”.

Se sono un turista che sale con un impianto da dove si accede facilmente al ghiacciaio cosa non devo fare?

Non devo metterci piede se non in compagnia di una guida alpina dopo aver noleggiato l’attrezzatura necessaria. Il ghiacciaio è una trappola! non è un prato coperto di neve come una pista da sci e va affrontato con la massima attenzione anche se si seguono delle tracce battute.

Se voglio fare invece un giro su un ghiacciaio, cosa posso e devo fare per non correre rischi?

Per lo sci alpinismo tutti dovrebbero sapere che sono necessari sempre Artva, indossato sul corpo e acceso, pala e sonda nello zaino, ma non basta: sono attrezzature che bisogna saper usare bene e in velocità. Per il ghiacciaio bisogna avere corda, piccozza e ramponi, ma non basta perché nel caso sfortunato di caduta in crepaccio servono un chiodo da ghiaccio qualche fettuccia e cordino, due o tre moschettoni, una placchetta ecc, ma soprattutto bisogna conoscere bene come fare la manovra di recupero, che è cosa non banale.

A parte le due domande precedenti generiche, ma basilari, come si affronta un ghiacciaio?

Ripeto, muoversi sui ghiacciai richiede prudenza ed estrema attenzione nell’individuare e valutare i rischi che si possono incontrare anche su percorsi frequentati: mi è capitato qualche volta di cadere in un crepaccio proprio sulla traccia e mettendo i piedi esattamente nelle peste del compagno che mi precedeva, sono stato fortunato. Poi ci sono i seracchi che crollano e innescano delle valanghe di neve anche in estate, quindi bisogna avere le orecchie dritte guardare il ghiacciaio di fronte, ma soprattutto di fianco per individuare le crepe o anche i cambiamenti sul manto nevoso (specialmente nelle zone di cambio pendenza). Bisogna però anche guardare in alto, cosa c’è sopra la nostra testa. Il problema in più e che speso sul ghiacciaio ci si muove al buio.

Detto questo non bisogna muoversi da soli, ma legati in cordata, con attrezzatura adeguata e capacità di intervento in caso di bisogno: il ghiacciaio come tutto in montagna richiede molta preparazione ed esperienza, ma anche continua concentrazione. Non vi sto a raccontare tutte le cose che sono successe a me o a miei amici, anche molto preparati, sui ghiacciai perché ci vorrebbe un libro.

Come ci si abbiglia e quale attrezzatura bisogna avere con sé, anche lungo i percorsi più semplici?

Su come vestirsi potremmo raccoglier molte opinioni anche diverse. Voglio ribadire un concetto importante: il tempo non corrisponde sempre alle previsioni dei meteorologi e talvolta si anticipano delle condizioni meteo previste solo nei giorni successivi con repentini abbassamenti di temperatura, tempo perturbato, temporali pomeridiani anche con alta pressione ecc; può essere invece che noi ci muoviamo in maniera più lenta del previsto. Quindi attenzione: lo zaino deve avere spazio per qualcosa di leggero, ma comunque che ci consenta di passare una notte all’ addiaccio. Ho avuto la fortuna di conoscere bene Franco Garda, il massimo del soccorso alpino all’epoca delle mie prime salite sul Bianco, e una volta mi disse al Monzino, la sera prima della salita della cresta dell’Innominata: io nel fondo dello zaino ho sempre un sacchetto della spazzatura nero per dormirci dentro e un sacchetto per riempirlo di neve e fare un corpo morto per calarmi in doppia. Saggio. Comunque mai i pantaloni corti e ricordiamoci che i casi di morti per ipotermia nei crepacci non sono rari.

Quale importanza hanno le condizioni meteo, nebbia e nevischio, o al contrario sole e caldo?

Il meteo è fondamentale, ma non è solo questione di cielo sereno: vorrei soffermarmi sullo zero termico che non viene spesso considerato. Con zero termico sui 4000 metri i rischi sul ghiacciai aumentano: ponti su crepacci più fragili, cornici più instabili crolli di seracchi ecc per cui massima attenzione e partenze forzatamente notturne, a pranzo bisogna già essere al rifugio davanti a una buona birra o alla più classica bottiglia di rosso. Direi che con condizioni di zero termico troppo elevato è meglio scegliere delle vie di roccia o delle passeggiate sui prati piuttosto che cacciarsi su un ghiacciaio!

Quali sono i più frequenti incidenti sui ghiacciai e in caso di incidente, cosa bisogna fare?

In questa storia li ho già accennati più o meno tutti: in caso di incidente chiamare i soccorsi, è la prima cosa, ma subito bisogna intervenire con operazioni di autosoccorso chiedendo (confidando) anche nella collaborazione delle cordate vicine. Allenarsi al soccorso non è mai tempo perso.

25 anni come istruttore e direttore tecnico dei corsi di guida alpina cosa ti hanno insegnato rispetto alla sicurezza in montagna e in particolare sui ghiacciai?

Da giovane correvo da solo sui ghiacciai in pantaloncini corti e salivo direttamente sul ghiacciaio dei Bosson tra rumori sinistri di crac dei seracchi, mi è crollato il seracco della Major davanti agli occhi. Di cazzate ne facevo tante. Poi qualcuno mi vide e fece girare la voce fra le guide alpine: grazie perché non so se sarei ancora qui a scrivere. Poi sono successe tante cose a miei amici e colleghi e gli incidenti sui ghiacciai mi hanno ulteriormente convinto che non bisogna scherzare.

Andateci, ma mi raccomando con persone esperte e fate una grande esperienza prima di andarci con amici del vostro livello. Spero di non avervi spaventato troppo. Andare per ghiacciai è una delle esperienze più emozionanti che ho provato.

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Afa: cos’è e come affrontarla http://www.montagna.tv/cms/41401/afa-cose-e-come-affrontarla/ http://www.montagna.tv/cms/41401/afa-cose-e-come-affrontarla/#respond Thu, 21 Jun 2012 08:10:48 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=41401 Afa (Vignetta courtesy www.3bmeteo.com)
Afa (Vignetta courtesy www.3bmeteo.com)

BERGAMO — Non è solo una questione di temperatura; il caldo che noi patiamo dipende dal tasso di umidità dell’aria. Come la percentuale di umidità nell’aria aumenta, così lo sarà anche il disagio corporeo. Infatti se l’umidità aumenta, tende a diminuire il tasso di evaporazione, che tende a raffreddare il nostro corpo. Quando il processo di evaporazione è lento, allora meno calore verrà rimosso dal nostro corpo. Con ovvie conseguenze…fisiche.

A tutti voi sarà capitato almeno una volta di dire:”Che Afa!”. Ma cos’è effettivamente l’afa? A rigore di scienza non è altro che un termine scientifico legato ad un rapporto matematico tra l’umidità e la temperatura atmosferica, quantificabile attraverso una precisa relazione matematica, e rappresentato da diversi indici tra cui dall’indice di calore. Quest’ultimo, consente, infatti, di stimare il livello di disagio fisiologico avvertito dal nostro corpo durante la stagione estiva in corrispondenza di elevati valori termoigrometrici, ossia con temperature e tassi di umidità elevati. In altre parole fornisce un valore della temperature apparente, ovvero di quella effettivamente percepita dal nostro corpo.

Generalmente le condizioni di afa si verificano a temperature superiori ai 30°C e con tassi di umidità superiori al 40%. In tali condizioni, infatti, l’organismo umano cede calore verso l’esterno principalmente mediante la traspirazione, ossi la sudorazione corporea, la quale è fortemente legata alle condizioni meteorologiche ed è influenzata da una miriade di altri fattori quali: il vento, l’abbigliamento, l’età, il peso, il sesso dell’individuo, etc. In condizioni di afa la sudorazione prodotta dall’organismo, per abbassare la temperatura corporea, non riesce ad evaporare nell’ambiente circostante perché già saturo, costringendo la temperatura corporea a salire con possibili conseguenze per l’organismo.

Ci sono indici che la quantificano? Esistono diversi indici utilizzabili per quantificare il benessere climatico dell’uomo in relazione all’umidità ed alla temperatura. Tra i più importanti c’è sicuramente la scala o indice Humidex (H), che cerca, considerando la temperatura dell’aria e l’umidità relativa, di calcolare un singolo valore in grado di descrivere il disagio, per l’uomo, che si verifica in giorni umidi e caldi. Tale equazione fu formulata in Canada dopo vari studi effettuati nel lontano 1963 ed è sensibile in un intervallo di temperatura compreso tra 20°C e 55°C.

Successivamente nel 1979, grazie a propri studi fisiologici condotti sull’uomo a varie condizioni climatiche, Steadman sviluppò una tabella che correla la temperature, l’umidità e la temperatura percepita dal nostro corpo. Definì così l’Indice di Calore (HI) volto a descrivere il fenomeno del “caldo afoso”, inteso come gli effetti di temperatura ed umidità relativa sull’uomo a livello del mare.

Altro indice assai utilizzato è l’indice di disagio proposto da Thom, Discomfort Index (DI), considerato uno dei migliori indici di stima della temperatura effettiva. Quest’ultima è definita come “un indice arbitrario” che combina, in un singolo valore, l’effetto di temperatura, umidità e movimento dell’aria sulla sensazione di caldo o freddo percepito dal corpo umano.

Il più recente indice di benessere, presentato all’ottantesimo meeting dell’AMS tenutosi a Long Beach, in California, 11 Gennaio 2000, rappresenta una nuova versione del Summer Simmer Index (SSI), pubblicato nel 1987 ad opera di John W. Pepi ed è definito NEW SSI. Si tratta di un indice adatto a descrivere le condizioni di stress da calore durante la stagione calda.

Qualche accorgimento per affrontare l’afa: La popolazione è invitata ad evitare attività faticose durante le ore pomeridiane quando le temperature raggiungeranno valori elevati. Assicuratevi di bere molti liquidi e controllare frequentemente le persone più sensibili al caldo come i bambini piccoli e gli anziani in quanto più esposti al ipertermia.

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Bastoncini per camminare in montagna, come si usano? http://www.montagna.tv/cms/36829/bastoncini-per-camminare-in-montagna-come-si-usano/ http://www.montagna.tv/cms/36829/bastoncini-per-camminare-in-montagna-come-si-usano/#comments Thu, 20 Oct 2011 08:25:51 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=36829 bastoncini telescopici
Bastoncini telescopici

BERGAMO — L’abitudine di usare i bastoncini in montagna si è instaurata da non molti anni, ma ha avuto subito un discreto successo.I bastoncini telescopici, prodotti in materiali molto leggeri ed assolutamente maneggevoli, possono essere utilizzati infatti, sia in salita che in discesa, e sono in grado di alleggerire soprattutto la colonna vertebrale e gli arti inferiori. Ma è bene sapere come utilizzarli, al fine di ricavarne tutti i benefici.

A proposito dell’utilizzo dei bastoncini in montagna nel 2008 la Commissione Medica dell’UIAA ha messo a punto delle linee-guida rivolte a medici, non medici, operatori di trekking e spedizioni alpinistiche. E’ fondamentale infatti, fare un giusto utilizzo di questi supporti tecnici che, nella camminata in montagna, sono n grado di alleggerire la colonna vertebrale e gli arti inferiori.

I bastoncini devono essere regolabili e devono avere manopole che bene si adattino alle mani di chi li porta.Quando si cammina senza un carico non c’è molta differenza tra l’avere uno o due bastoncini, mentre quando si é carichi è molto meglio disporre di due bastoncini. Va ricordato inoltre che quando si va in alta quota o in un ambiente decisamente freddo i bastoncini non devono essere troppo lunghi nella camminata: le mani si devono trovare più basse rispetto ai gomiti, evitando così di creare problemi alla circolazione.

Camminando in discesa i bastoncini sono in grado di assorbire una grande quantità di peso, rendendo più agevole il trasporto dello zaino sulle spalle. Ciò risulta vantaggioso soprattutto per le persone anziane o per i soggetti in soprappeso o con patologie articolari o spinali, o, infine, quando si devono trasportare dei carichi molto pesanti.

L’utilizzo dei bastoncini è utile nel garantire un maggior equilibrio statico al corpo, diminuendo la probabilità di cadute, soprattutto quando si cammina su pendii innevati, su terreni bagnati o umidi, attraversando corsi d’acqua o qualora ci si trovi a camminare con scarsa visibilità a causa della nebbia, della pioggia o della neve. Va sottolineato che l’uso prolungato dei bastoncini può ridurre il senso dell’equilibrio e la capacità di coordinamento dell’individuo, specie su terreni di montagna impervi.

Grazie all’utilizzo dei bastoncini si arriva ad un miglioramento soggettivo della percezione dello sforzo fisico, con una camminata più piacevole, distribuendo il carico di lavoro su gambe e braccia. L’uso dei bastoncini va valutato di volta in volta a seconda delle necessità. Non sempre, infatti, sono necessari: qualora divengano ingombranti, come sui terreni impegnativi come sulle creste o su tratti alpinistici, deve esistere la possibilità di poterli fissare allo zaino.

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Rischio valanghe, Soccorso Alpino: cosa fare e cosa no http://www.montagna.tv/cms/32087/rischio-valanghe-soccorso-alpino-cosa-fare-e-cosa-no/ http://www.montagna.tv/cms/32087/rischio-valanghe-soccorso-alpino-cosa-fare-e-cosa-no/#respond Fri, 10 Dec 2010 09:43:59 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=32087 La valanga sul Grignone del febbraio 2009 (Michele Spiller)
La valanga sul Grignone del febbraio 2009 (Michele Spiller)

LECCO — Le attuali condizioni di innevamento e la stagione invernale, che quest’anno è stata precoce, stanno creando una situazione problematica per le escursioni sulle nostre montagne. Soprattutto nei prossimi giorni sono da evitare i percorsi in prossimità dei sottocresta e dei canali per l’alto pericolo di valanghe che possono staccarsi dalle quote superiori e raggiungere le zone inferiori ancorché prive di manto nevoso.

Ricordiamo a tutti i frequentatori della montagna che anche alle quote modeste delle nostre montagne in questa stagione si possono raggiungere temperature molto basse per cui sono opportuni alcuni accorgimenti:

– un abbigliamento consono, ricordandosi che non solo in presenza di una bufera ma anche con il vento in una bella giornata di sole si può determinare un freddo intenso,

– buone condizioni psico-fisiche sostenute da un allenamento specifico, un difetto di questo fattore porta ad esaurire le riserve improvvisamente rendendo problematico il superamento di una qualsiasi difficoltà,

– attrezzatura adeguata alla gita che si intende affrontare, non appesantiamo lo zaino come se stessimo affrontando una vetta himalaiana ma nemmeno sottovalutiamo le mutate condizioni della montagna nella stagione invernale,

– informarsi sempre tramite i bollettini emanati dalle Guide e dal CNSAS sulle condizioni meteo della zona e della montagna che si intende raggiungere,

– farsi accompagnare nelle proprie gite dai professionisti della montagna che assicurano conoscenza dei luoghi e delle difficoltà,

– informare i propri congiunti del percorso che si intende effettuare e dei tempi che si prevedono per il rientro, comunicando tempestivamente gli eventuali ritardi e i mutamenti di programma. Occorre tenere ben presente che le comunicazioni con il cellulare in montagna non sono sempre possibili e che quindi aver posticipato una comunicazione può metterci in difficoltà per mancanza di segnale.

– Tutto questo deve essere accompagnato con una buone dose di prudenza.

Ricordiamo a tutti che la montagna è un luogo dove effettuare esperienze straordinarie ma che richiede il rispetto di una serie di regole senza le quali il rischio si può trasformare in tragedia. Il Soccorso Alpino invita quindi tutti i frequentatori della montagna a voler improntare i comportamenti nelle loro salite alla sicurezza: in primo luogo di sé stessi, dei propri compagni e di tutti gli altri appassionati.

I nostri Volontari sono sempre a disposizione per portare soccorso a chi ne ha bisogno, contiamo sulla consapevolezza di tutti per non sprecare risorse di mezzi e uomini e, soprattutto, per non mettere a repentaglio le loro vite.


Soccorso alpino – SalaRadio XIX Lariana

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