Trekking – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Thu, 20 Dec 2018 16:55:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 Il Sentiero Italia in Piemonte: tutto pronto per l’inaugurazione https://www.montagna.tv/cms/134280/il-sentiero-italia-in-piemonte-tutto-pronto-per-linaugurazione/ https://www.montagna.tv/cms/134280/il-sentiero-italia-in-piemonte-tutto-pronto-per-linaugurazione/#respond Thu, 20 Dec 2018 07:00:50 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134280 Basta aprire gli storici numeri della Rivista della Montagna per trovare un dettagliato racconto in capitoli di quello che sarà il percorso del Sentiero Italia in Piemonte. A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta la patinata rivista d’antan ha infatti dedicato ampio spazio al tracciato della Grande Traversata delle Alpi (GTA), cammino che abbraccia le montagne piemontesi da Nord a Sud. Ispirato dall’idea francese della Grande Traversée des Alpes negli anni il percorso della GTA si è sviluppato sia logisticamente che turisticamente sovrapponendosi poi al percorso della Via Alpina e, oggi, a quello del nuovo Sentiero Italia. “Abbiamo deciso di non fare doppioni, avendo già un itinerario principale che attraversa tutto il Piemonte unendo l’arco alpino occidentale” spiega Gino Geninatti, responsabile per il CAI del tratto piemontese del Sentiero che unisce tutto il Paese. “Ci siamo così accordati con la Regione, ente che sta curando la GTA, riuscendo a far coincidere anche i posti tappa”. Il percorso del SI in Piemonte avrà quindi una lunghezza complessiva di circa mille chilometri e sarà suddiviso in 55 tappe.

“Al momento, come CAI, stiamo monitorizzando e mappando il sentiero in collaborazione con la Regione Piemonte”. Un lavoro che il club alpino piemontese sta svolgendo non solo sul tracciato del SI, ma su tutti gli itinerari regionali. Si tratta di un lavoro utile ad arricchire e mantenere sempre aggiornato il catasto dei sentieri istituito nel 2015. “I nostri rilevatori hanno già percorso tutta la GTA per individuare le aree percorribili e quelle dove sono necessari lavori a causa di frane, mancanza di segnaletica o altre problematiche. Tutte informazioni che poi giriamo alla Regione, la quale provvederà ad effettuare i lavori necessari.

Il percorso non necessità però di grandi lavori di adattamento. Sono infatti numerose le persone che tutti gli anni percorrono la GTA, soprattutto stranieri. “Va però detto che la frequentazione non è uguale lungo tutto il tracciato. Chi arriva dall’estero predilige soprattutto le zone dove si possono trovare più servizi. L’area più battuta è certamente quella che va dalla Val di Lanzo, alla Val di Susa fino alla parte Nord della provincia di Cuneo. La parte Sud del cuneese invece è meno frequentata, come anche la parte alta del Piemonte”.

I volontari del CAI torneranno sul percorso della Grande Traversata dopo la stagione invernale per applicare alle paline segnaletiche il nuovo logo del Sentiero Italia. “Nel mese di luglio poi (dal 19 al 21) ci sarà l’inaugurazione ufficiale del tratto Piemontese che faremo con un piccolo trek nella zona del Monviso. Una staffetta escursionistica partirà da Pontechianale, in Val Varaita, e salirà fino al rifugio Quintino Sella al Monviso dove ci sarà il passaggio di testimone al secondo gruppo che scenderà verso Pian del Re e poi proseguirà valicando in Val Pellice fino al rifugio Willy Jervis. Un bell’omaggio alla montagna simbolo del Piemonte e del Club Alpino Italiano.

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Tre giovani, Giuseppe verdi e il Sentiero Italia. La storia di Va’ Sentiero https://www.montagna.tv/cms/133552/tre-giovani-giuseppe-verdi-e-il-sentiero-italia-la-storia-di-va-sentiero/ https://www.montagna.tv/cms/133552/tre-giovani-giuseppe-verdi-e-il-sentiero-italia-la-storia-di-va-sentiero/#respond Wed, 05 Dec 2018 05:00:46 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133552 Abbiamo deciso di dedicare questo progetto a Walter Bonatti perché è il nostro idolo” aprono così l’intervista i tre giovani componenti dell’associazione Va’ Sentiero. Un neonato gruppo di appassionati che ha deciso di imbarcarsi in uno dei più lunghi e impegnativi trekking al mondo, il Sentiero Italia. I tre sono determinati e convinti, sono quasi eccitati nel raccontare quel che li aspetterà alla partenza di questa lunga esperienza che, con calma, andiamo a farci raccontare. Non capita tutti i giorni di incontrare tre giovani intenzionati a camminare l’Italia, spesso infatti i nostri appassionati prediligono mete lontane, esotiche, in cerca di un’avventura che in realtà si può incontrare anche dietro l’angolo di casa. L’entusiasmo di Yuri, Giacomo e Sara lo dimostra.

Foto Va’ Sentiero

LE ORIGINI

“Tutto è successo nell’ottobre 2016 mentre stavo percorrendo il GR20” ci spiega Yuri Basilicò (31 anni), il vecio dell’associazione Va’ Sentiero. “Un giorno, durante il cammino, ho incrociato un gruppo di escursionisti norvegesi che mi han raccontato di questo lungo percorso che attraversa tutta l’Italia”. Un itinerario di oltre seimila chilometri di cui il trentunenne, guida escursionistica, non aveva mai sentito parlare. “Quando sono poi rientrato dal trek ho iniziato a fare qualche ricerca e, posso dirlo con certezza, mi sono subito innamorato di questa ideaal punto da iniziare a fare studi approfonditi. “Come prima cosa ho cercato di capire quale fosse il percorso e poi ho contattato Teresio Valsesia, Riccardo Carnovalini e Giancarlo Corbellini tre degli ideatori di questo lungo cammino”. Contemporaneamente a queste ricerche, Yuri inizia a parlare dell’idea con parenti e amici. In particolare lo racconta a Giacomo Riccobono e Sara Furlanetto, gli altri due componenti dell’associazione Va’ Sentiero. “Appena gliene parlo anche loro hanno la mia stessa reazione e si innamorano del percorso” arrivando così in poco tempo a dire: “ok, camminiamo il Sentiero Italia”.

“All’inizio c’era tanta euforia e pensavamo di partire molto presto” spiega Sara (25 anni), fotografa attualmente specializzanda in antropologia. “Volevamo farlo per noi stessi perché crediamo sia un’esperienza davvero arricchente dal punto di vista umano. Ma non solo perché “il sentiero non attraversa zone selvagge, incontra invece molta umanità”. Il Sentiero Italia infatti percorre tracciati di media montagna e incrocia, nel suo andare, borghi e paesi. “Crediamo che seguirlo possa essere un modo per capire qualcosa in più sul nostro Paese, attraverso la visione delle comunità montane”. Così facendo la passione per il cammino si trasforma in “strumento per conoscere” assumendo tutto un altro valore.

Foto Sara Furlanetto

PRONTI E MOTIVATI

Nato da tre amici sembrava, all’inizio, un lungo cammino di maturazione, di quelli fatti per conoscersi e scoprirsi. “Con il tempo però tutto è cambiato e la ‘piccola’ idea iniziale ha cominciato a ingrandirsi” afferma Giacomo (27 anni), esperto di comunicazione che con Yuri ha già percorso il Cammino di Santiago. “Crediamo sia giusto far sia che questo progetto abbia anche una valenza sociale e culturale, far si che possa essere mezzo per sensibilizzare sui temi della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare. Così, partendo da queste idee, giorno dopo giorno è nato il progetto Va’ Sentiero “che si articola in tante sotto sezioni e richiama tantissime energie non solo fisiche, ma anche mentali”.

I tre ragazzi stanno mettendo anima e corpo in quest’idea. “Stiamo lavorando dalle 14 alle 15 ore al giorno e crediamo che, solo la parte di cammino, ci impegnerà per oltre un anno. Un impegno che trasformerà radicalmente le vite dei tre giovani, facendoli crescere ma anche sottoponendoli a molte difficoltà. “Questo è un viaggio che vogliamo fare. È un sogno coltivato per anni se andiamo a pensare a tutto quel tempo speso ad immaginare idee e buoni propositi su questo Paese, su come provare a stimolare l’Italia nella direzione in cui crediamo vada stimolata”. Yuri, Sara e Giacomo sono tre giovani ricchi di sogni e speranze. Fanno parte di quella “meglio generazione” che vuole cercare di fare qualcosa. Vogliamo stimolare le aree interne, quei territori che sempre più vengono abbandonati a se stessi scomparendo dall’attenzione di politica e mediatica. Ambienti che hanno poca voce in capitolo, se non in ambito turistico, ma le montagne non sono solo turismo. Per i tre infatti le terre alte rappresentano un tesoro, un patrimonio da tutelare, da far conoscere e rinnovare. Farlo viaggiando e raccontandolo attraverso foto, video e brevi diari di viaggio è certamente il modo migliore per far giungere questo messaggio anche ai più giovani, a chi prima o poi dovrà prendere in mano le sorti di quelle aree.

“Ovviamente siamo coscienti che non è un lavoro e che non ti offre l’opportunità di mangiare o pagare le bollette, ma a un certo punto crediamo sia giusto essere coerenti con se stessi, con quello che si sente dentro e che si va cercando. Per questo abbiamo deciso di prenderci un periodo di pausa dalle nostre occupazioni, che amiamo e che ci piacciono moltissimo, per dedicarci in toto a questa esperienza. Potendo fare un paragone: se il lavoro è un mezzo per giungere alla felicità, questa è la nostra felicità”.

Foto Sara Furlanetto

VA’ SENTIERO

La partenza è fissata per il maggio 2019, con possibilità di variazioni in base alla quantità di neve che si accumulerà quest’inverno. “Per ora stiamo cercando di apprendere quante più informazioni possibili sulla percorribilità del Sentiero”. Tracciato che, ricordiamo, il Club Alpino Italiano con i suoi volontari si sta occupando di risistemare e rinnovare con l’obiettivo di renderlo percorribile e permanente. “Aspettiamo quindi di avere delle tracce definitive per sapere come muoverci. Per ora possiamo solo immaginare delle tempistiche di massima, molto sarà poi da decidere sul campo”. L’idea generale è quella di percorrere prima la catena alpina per poi iniziare la discesa lungo quella appenninica e raggiungere, verso fine novembre, le Marche. “Dopodiché vorremmo prenderci una pausa invernale per poi riprendere nel marzo 2020 e completare il tracciato entro l’estate. Un viaggio lungo, non solo per i piedi, ma anche per la mente. Come però avete potuto leggere Yuri, Sara e Giacomo non si fanno certo spaventare dalla dimensione della sfida. Sono molto determinati e pronti ad affrontare tutto quel cui si troveranno d’avanti lungo questo cammino che unisce l’Italia intera. Forse per questa ragione han scelto di muoversi sulle note del celebre Nabucco di Giuseppe Verdi. È infatti palese l’assonanza tra Va’ Pensiero e Va’ Sentiero. Siamo innamorati di questo nome, nato un po’ per caso una sera davanti a una birra”, come tutte le cose belle della vita verrebbe da dire scherzando. Questo nome però affascina e sembra quasi ridare un senso alle parole del compositore. Camminare l’Italia intera ispirati dalle note del Verdi è un messaggio d’unità che spoliticizza il canto, è quasi un’ode alla “patria sì bella e perduta”.

Foto Sara Furlanetto

IL DOPO

Affrontare un itinerario di un anno e più, vivendo in toto questa esperienza lascia certo tanti interrogativi. Una delle domande che possono essere più frequenti, quando si immagina un percorso del genere, riguarda certamente il futuro, il dopo. “Una domanda che ha una risposta enorme e difficile da dare. Noi stessi ce la stiamo ponendo, nei ritagli di tempo, cercando però di dedicare buona parte del nostro tempo alla progettazione del viaggio” spiegano i tre giovani. “La cosa certa è che a fronte di tanto lavoro e tanto impegno vorremmo che questo cammino, relazionato alla scoperta del territorio, continuasse anche con il tempo. Yuri, Sara e Giacomo vorrebbero infatti cercare di da una continuità all’idea e magari proporre questo percorso ad altri appassionati come loro. “Nel futuro vorremmo portare sul Sentiero gruppi, scolaresche e scout, per far si che questo storico tracciato non venga abbandonato”. Già adesso però i tre cercheranno di spronare gli italiani a questo cammino ‘culturale’. Chi volesse può infatti scegliere di aggregarsi a loro per un tratto del Sentiero Italia.

“Nel futuro, ma anche durate la percorrenza, vorremmo cercare di raccontare questa parte gigantesca del nostro Paese che sono le aree interne. Territori quasi sconosciuti che soffrono terribilmente in seguito a questo processo di abbandono che le riguarda tutti i giorni ma di cui non si parla  quasi mai. Una tragedia che si consuma in silenzio nei luoghi che sono alla base della nostra esistenza”.

QUI potete trovare maggiori informazioni.

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Il Sentiero Italia di Lorenzo Franco Santin, il primo a percorrerlo tutto da solo – di Stefano Ardito https://www.montagna.tv/cms/133476/il-sentiero-italia-di-lorenzo-franco-santin-il-primo-a-percorrerlo-tutto-da-solo-di-stefano-ardito/ https://www.montagna.tv/cms/133476/il-sentiero-italia-di-lorenzo-franco-santin-il-primo-a-percorrerlo-tutto-da-solo-di-stefano-ardito/#comments Wed, 28 Nov 2018 05:00:28 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133476 Quando è arrivato al traguardo, il 25 agosto 2017, ad accoglierlo c’erano qualche decina di amici e una troupe della sede RAI del Friuli-Venezia Giulia. Ma l’impresa di Lorenzo Franco Santin, il primo a percorrere il Sentiero Italia da solo, merita di essere meglio conosciuta.

In 114 giorni effettivi di cammino, un passo dopo l’altro, Lorenzo ha percorso tutti i 6125 chilometri del tracciato ufficiale che collega Santa Teresa di Gallura, in Sardegna con Lazzaretto di Muggia e la frontiera tra Italia e Slovenia. 

Includendo qualche deviazione, il camminatore friulano ha percorso 6166 chilometri. Basta una divisione per capire che la media ha sfiorato i 50 chilometri al giorno. Dal punto di vista atletico è stata un’impresa straordinaria.     

Al Sentiero Italia, Lorenzo Franco Santin è arrivato per caso. “Ho scoperto dell’esistenza del Sentiero, mi sono incuriosito e sono partito. Il 23 maggio del 2016 ho iniziato ad attraversare la Sardegna, ma sapevo bene di essere in ritardo”. 

Ho proseguito in Sicilia, lungo l’Appennino e sulle Alpi occidentali e centrali. Ma a ottobre, sul Sentiero Roma, in Lombardia, sono stato bloccato dalla neve. Avevo già percorso 4700 chilometri, peccato” racconta il camminatore friulano. 

Il secondo tentativo, quello del 2017, è iniziato quasi due mesi prima, il 30 marzo. Stavolta Lorenzo non ha avuto problemi, e cinque mesi dopo la partenza in Gallura ha tagliato a braccia alzate il traguardo a Lazzaretto di Muggia. 

Ha camminato in autonomia, senza portare nemmeno una tenda, dormendo all’aperto o in strutture sempre aperte come baite e bivacchi. Per mangiare non si è fermato in alberghi o rifugi, ma ha fatto la spese in negozi di alimentari e supermercati, per poi cucinare da solo.  

Attrezzatura di Lorenzo Franco Santin

Oltre a un allenamento perfetto, per camminare velocemente Lorenzo Franco Santin ha preparato con cura maniacale lo zaino. “A vuoto, cioè prima di caricare cibo e acqua, pesava solto 9,5 chili” racconta. Sul suo sito una fotografia, utilissima per chi ha in programma lunghi trekking, mostra l’intero contenuto del sacco. 

Oggi Lorenzo Franco Santin ha 29 anni, ma quando ha compiuto la sua solitaria vittoriosa ne aveva 27. Vive ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, lavora nell’azienda metalmeccanica del padre. La sua prima esperienza nel mondo è stata un viaggio in Norvegia, d’inverno, per fotografare l’aurora boreale. Poi è venuto il Sentiero Italia. 

Grazie al mio lavoro, nel 2016 e nel 2017, mi sono potuto assentare per dei periodi così lunghi” racconta. “Durante il percorso, però, mi sono sentito in dovere di rispettare mio padre, il suo lavoro e il mio. Quindi sono andato veloce, e ho speso il meno possibile per vitto e alloggio”. 

Tra tutti i 6166 chilometri, il tratto che ha più emozionato Lorenzo è stata la GTA, la Grande Traversata delle Alpi, in Piemonte. “E’ il tratto più faticoso, con dislivelli molto forti” racconta. “Ma è quello che offre i paesaggi più vari. Ogni giorno non vedevo l’ora di scavalcare una cresta, per la curiosità di sapere cosa mi attendeva dall’altra parte”. 

L’Appennino, secondo Lorenzo che lo ha attraversato per due volte, è “complessivamente meno interessante delle Alpi”. Il turismo di massa, nel suo trekking, lo ha disturbato molto poco. 

Quando sono passato dalle Tre Cime di Lavaredo pioveva, e per questo motivo non mi sono sembrate affollate”. “La tappa in cui ho incontrato più gente è stata quella dell’Etna. Ma si tratta di turisti in auto, non di camminatori”. 

La camminata di Lorenzo Franco Santin non è stata un evento mediatico. A parte il servizio sul TG RAI del Friuli, hanno raccontato il suo viaggio un articolo su Sportweek, il magazine della Gazzetta dello Sport, e qualche pezzo sul sito de Lo Scarpone, il notiziario del CAI. Quando ha potuto, nel suo viaggio, Lorenzo ha postato notizie aggiornate sulla sua pagina Facebook.

Negli ultimi mesi, invece, il camminatore friulano ha raccontato una ventina di volte la sua avventura, proiettando il suo docufilm Sentiero Italia – i primi 6000 km (82 minuti) davanti a un pubblico attento. 

Dopo l’esordio a Pordenone (10 maggio), è stato a Teramo e a Lanciano in Abruzzo, a Padova, Chioggia, Comelico Superiore, Conegliano e Oderzo in Veneto, a Cassano D’Adda in Lombardia, a Biella e a Vercelli in Piemonte. In Friuli, la sua terra, Lorenzo ha raccontato il suo viaggio a Moggio Udinese e a San Vito al Tagliamento. 

I prossimi incontri sono previsti a Caneva (Pordenone) il 29 novembre, a Udine il 15 febbraio, a Crema il 23 febbraio. Chi vuole proporre altre date a Lorenzo può farlo attraverso il suo sito www.lorenzofrancosantin.it. 

Per il futuro, Lorenzo accarezza l’idea di vivere solo di camminate e fotografia. Ma è un progetto che deve ancora aspettare. “Ho in programma un’altra grande camminata nel 2019, l’annuncerò ufficialmente a gennaio. Al suo termine forse scriverò un libro. E deciderò cosa fare della mia vita”. 

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Cinque amici e una cinepresa alla scoperta del Monviso https://www.montagna.tv/cms/133336/cinque-amici-e-una-cinepresa-alla-scoperta-del-monviso/ https://www.montagna.tv/cms/133336/cinque-amici-e-una-cinepresa-alla-scoperta-del-monviso/#comments Sun, 25 Nov 2018 11:00:38 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133336

The CreKer, questo il nome di un gruppo di cinque amici siciliani, nati e cresciuti a Catania, che hanno deciso di andare alla scoperta del Monviso, solcandone con gli scarponi ai piedi i tanti sentieri.

Una storia che nasce tra i banchi dell’Università di Catania, come racconta il direttore creativo del gruppo, Marco Montemagno (studente in fase di abilitazione alla professione di medico chirurgo), “la staticità e i ritmi abitudinari della vita da studente hanno fatto emergere in me e in un mio carissimo amico Gaetano Turrisi (addetto a riprese e montaggio, ndr) la voglia di evadere, sentimento artistico e quasi spirituale che ha trovato come mezzo definitivo di espressione il cinema”.

A Marco e Gaetano si sono uniti Ernesto AlberghinaGiuseppe Nigido, entrambi studenti specializzandi in ingegneria al Politecnico di Torino e Luigi Zaffarana, laureato all’ateneo torinese ed attualmente alle dipendenze di un’azienda catanese.

The CreKer (abbreviazione di The Creative Kernel) significa “nucleo creativo”, un nome assolutamente idoneo a riassumere la voglia di questi ragazzi di raccontare avventure con una cinepresa. Un desiderio che li ha spinti a studiare l’arte del cinema e a fare le prime prove su campo. “Abbiamo iniziato a cimentarci nel raccontare incredibili Parchi, città, storie, affascinati dalla bellezza eterna della Montagna– raccontano – “nel sentimento squisitamente umano di volerla conoscere e scalare”.

I cinque hanno anche coniato un proprio motto: “Nonpossiamofermarci”. Una regola che diventa uno stile di vita in cui la voglia di fuggire dalla realtà trova risposta in avventure di squadra in compagnia della fedele cinepresa.

In un crescendo di esperienze montane sono approdati all’idea di esplorare il Re di Pietra, questa montagna solitaria del Piemonte, descritta da tanti come imponente e meravigliosa. Hanno dunque organizzato una spedizione per scrutarla da vicino “dai suoi laghi, ai rifugi emblematici, fino alle pittoresche e crude vette”.

Una salita che non li ha portati in vetta ma fino alla punta Dante, a causa di un crepaccio di nevischio ghiacciato e un equipaggiamento non idoneo che hanno impedito loro di proseguire.

“La grandezza dell’esploratore” – come affermato nel video dai ragazzi – “si manifesta nell’umiltà di riconoscere i nostri limiti, per farli diventare obiettivi più grandi. Grazie Re di Pietra, ci inchiniamo a così tanta bellezza, ma presto torneremo a prenderti”.

Il documentario diventa dunque per The CreKer non solo un mezzo per raccontare una piccola grande avventura ma anche una riflessione sul rapporto tra uomo e montagna. Un po’ come riportato su un masso al Passo delle Sagnette, alle pendici del Monviso “La Montagne è severa. Sicurezza = Vita”.

Il video “Monviso- Il sentiero del re”, pubblicato il 18 novembre su Youtube, è già a quota 2000 visualizzazioni. Un successo che porta i cinque amici a sperare ancor di più nel sogno di poter fare della passione per il cinema un vero lavoro a tempo pieno,  “finché qualcuno sarà disposto a credere in noi, perchè si sa una passione così forte che unisce, non pesa mai e ti porta dentro mondi incredibili”.

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Oreste Verrini: cammino per scoprire https://www.montagna.tv/cms/132856/oreste-verrini-cammino-per-scoprire/ https://www.montagna.tv/cms/132856/oreste-verrini-cammino-per-scoprire/#respond Sun, 11 Nov 2018 05:00:20 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132856 Per conoscere davvero un uomo bisogna guardare il suo cammino, la postura dei piedi. Ognuno ne ha una diversa che dipende non solo dalle difficoltà a cui è abituato. Il passo è anche l’effetto di quello che un uomo porta sulle spalle. Ci sono camminate più dinoccolate, leggere e infantili, altre sono invece più realistiche e cadenzate, con piedi ben piantati a terra e le piante proiettate parallelamente nella stessa direzione. Il passo di Oreste Verrini è così. Preciso e ben direzionato, ma anche un po’ leggero e sognatore. Oreste è un camminatore d’Appennino con la passione per la storia e l’archeologia. Una passione che l’ha trasformato, negli anni, in un amante di quei tracciati umani dimenticati dalla modernità. Sei anni fa si è infatti riscoperto cercatore di antichi cammini che congiungevano località e che permettevano alle ormai andate generazioni di spostarsi quando ancora le larghe e comode strade di valle non esistevano.

 

Oreste, i tuoi cammini non sono percorsi famosi, sono luoghi insoliti. Come ti sei avvicinato a questo mondo?

Io non ero un gran camminatore e non ho alle spalle una tradizione di cammini che affondano le radici a 20 o 30 anni fa. La mia passione nasce quasi per caso, come un po’ tutte le cose che poi funzionano meglio. Per farla breve ho scoperto la Francigena di montagna e ho deciso di mettermi a camminare, solo dopo mi sono reco conto che mi piace molto soprattutto se camminando posso scoprire posti nuovi. Mi piace scoprire la storia dei posti,  è questo il motivo che mi spinge a fare questo tipo di cammini. Cerco cammini che abbiano qualcosa da raccontare, per me. Cerco persone, borghi, cerco di seguir percorsi non particolarmente di moda. Non sento, ad esempio, l’esigenza di fare la Francigena o il Cammino di Santiago. Preferisco muovermi su tracciati meno conosciuti.

Cerchi ricordi indelebili?

Ho voglia di scoprire cose che solo certe situazioni riescono a darmi. Mi attrare la genuinità delle persone che non sono abituate a vedere il camminatore e che quindi con lui si interfacciano e aprono, con lui hanno voglia di parlare. Si tratta di una cosa che capita nei luoghi dove non sono abituati a vedere i viandanti. Dove invece tutto diventa routine si rischia di perdere questa voglia di interagire.

Quando cammino non cerco solo qualcosa da attraversare, a un itinerario che mi racconti qualcosa.

Cosa raccontano i percorsi in cui ti cimenti?

Per me quello che muove tanto è la storia. Non necessariamente quella con la “S” maiuscola. I posti che ho attraversato, e che attraverso, sono luoghi che hanno una loro vita passata e presente. Paesi dov’è accaduto qualcosa, sentieri che sono stati camminati da persone particolari.

Ci fai qualche esempio?

Prendo l’ultimo cammino che ho fatto. Ho ripercorso le orme di un pittore del ‘400. In ogni luogo in cui sono passato ho trovato tracce di questa persona.

Quando non cerco cammini “tematici” mi muovo magari alla ricerca dei luoghi dove andavano i miei nonni, dove vivevano i miei nonni. Ogni mio cammino ha queste caratteristiche che lo rendono unico e particolare. Può essere l’arte, la storia, o il momento.

Se dovessi ad esempio percorrere l’Alta Via del monti Liguri, per quanto sia bellissima e abbia dei panorami mozzafiato,  a me non piacerebbe perché si incontra poca vita, poca storia umana.

Camminare, muoversi lentamente, è certo uno dei modi migliori per conoscere il proprio Paese…

Assolutamente si. Io lo racconto sempre durante le serate di presentazione dei miei libri. Vivo da sempre in Lunigiana, ma ho conosciuto davvero questo territorio solo dopo avere iniziato a camminare. Prima non conoscevo molte cose, non sapevo nemmeno dell’esistenza di molti posti.

Non sempre riesco a darmi una spiegazione a dirmi come mai camminando si entra così nel profondo di un territorio. La risposta più razionale che ho trovato sta nel fatto che quando arrivi con lo zaino sei una persona disarmata. Chi ti incontra è quasi intenerito o comunque ti guarda con un occhio diverso. La gente tende ad aprirsi di più quando arrivi a piedi, molti hanno vogli di invitarti in casa e di raccontare le loro storie, di condividere i saperi. Ti fanno vedere i luoghi e magari ti portano in luoghi che non avresti mai conosciuto. Arrivare dalle montagne, dai boschi, anziché dall’asfalto è un qualcosa di inaspettato che ti lascia nudo di fronte agli incontri. Ti presenti in modo umile e questo apre un mondo di possibilità.

Cos’hai imparato dell’Italia camminando?

Sicuramente che siamo un Paese con ampie potenzialità non sviluppate. Ma questa cosa è condivisa dalla maggior parte degli italiani. Abbiamo un sacco di materiale su cui lavorare.

Camminando per piccoli centri, per borghi di appena venti o trenta persone, mi rendo conto che c’è tanta voglia di fare e se riesci a muovere le leve giuste puoi anche portare a termine progetti importanti. Camminando ho imparato che spesso manca la persona in grado di catalizzare le energie che effettivamente ci sono. Chi rimane, chi resiste, ha voglia di fare.  Bisogna però stuzzicare queste persone dandole una direzione, altrimenti rischiano di essere energie disperse. È una cosa che vedo spesso in Appennino, dove si svolgono la maggior parte dei miei cammini. Qui le persone spesso sembrano quasi abbandonate a se stesse e le energie vengono vanificate perché non c’è rete e cooperazione.

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“Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya”, il nuovo libro di Paolo Cognetti https://www.montagna.tv/cms/132768/senza-mai-arrivare-in-cima-viaggio-in-himalaya-il-nuovo-libro-di-paolo-cognetti/ https://www.montagna.tv/cms/132768/senza-mai-arrivare-in-cima-viaggio-in-himalaya-il-nuovo-libro-di-paolo-cognetti/#respond Thu, 08 Nov 2018 05:00:01 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132768 Paolo Cognetti, Premio Strega, Le otto montagne, Senza mai arrivare in cima, narrativa di viaggio, Einaudi editore
Copertina Einaudi Ed. – Autore Nicola Magrin

E’ uscito il 6 novembre in libreria la nuova fatica letteraria di Paolo Cognetti, dal titolo Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya”.

Un libro atteso per due anni dai tanti lettori de “Le otto montagne”, romanzo vincitore del Premio Strega 2017, che racconta un viaggio intrapreso realmente dall’autore e terminato esattamente un anno fa. 20 giorni e 300 km di cammino nell’Alto Dolpo himalayano, in compagnia del fotografo Stefano Torrione, del pittore Nicola Magrin e della guida alpina Adriano Favre.  Un trekking su vasti altipiani, popolati da poco meno di tremila abitanti, incorniciati dalle grandi vette dell’Annapurna e del Dhaulagiri in una regione ancora poco toccata dal turismo che abbiamo avuto il piacere di seguire quasi in diretta (se vi siete persi il diario di viaggio pubblicato sul Montagna.tv cliccate qui!), il cui reportage integrale è apparso sul numero di gennaio 2018 di Meridiani Montagne.

Come si legge in un post apparso stamattina sul blog di Paolo Cognetti, è un libro che “parla di quel che cerchiamo quando andiamo in montagna, e di qualche altra cosa. Il mio amico Nicola (Nicola Magrin, ndr) è riuscito a essere allo stesso tempo un personaggio del libro, il suo destinatario e l’autore della copertina; sono contento che sia, anche, un libro sull’amicizia“.

I guadagni delle vendite, come dichiarato nel medesimo messaggio da parte di Paolo ai suoi lettori, saranno devoluti in sostegno di due associazioni in Nepal: Sanonani House e CASANepal, due Onlus italiane che operano a Katmandu, case-famiglia per bambini e donne vittime di violenza. “Quel piccolo paese ai piedi dell’Himalaya mi ha dato tanto, nella vita e nella scrittura, e in questo modo spero di potergli ridare qualcosa indietro”.

 

Che cos’è l’andare in montagna senza la conquista della cima? Un atto di non violenza, un desiderio di comprensione, un girare intorno al senso del proprio camminare. Questo libro è un taccuino di viaggio, ma anche il racconto illustrato, caldo, dettagliato, di come vacillano le certezze col mal di montagna, di come si dialoga con un cane tibetano, di come il paesaggio diventa trama del corpo e dello spirito. Perché l’Himalaya non è una terra in cui addentrarsi alla leggera: è una montagna viva, abitata, usata, a volte subita, molto lontana dalla nostra. Per affrontarla serve una vera spedizione, con guide, portatori, muli, un campo da montare ogni sera e smontare ogni mattina, e soprattutto buoni compagni di viaggio. Se è vero che in montagna si cammina da soli anche quando si cammina con qualcuno, il senso di lontananza e di esplorazione rinsalda le amicizie. Le notti infinite in tenda con Nicola, l’assoluta magnificenza della montagna contemplata con Remigio, il saliscendi del cammino in alta quota, l’alterità dei luoghi e delle persone incontrate. Questo è il viaggio che Paolo Cognetti intraprende sul finire del suo quarantesimo anno, poco prima di superare il crinale della giovinezza.

Titolo: Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya.

Editore: Einaudi

Genere: Narrativa di viaggio

Pagine: 120

Prezzo: 11.90€

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Ruta de los parque: il nuovo, spettacolare, sentiero del Sud America https://www.montagna.tv/cms/131290/ruta-de-los-parque-il-nuovo-spettacolare-sentiero-del-sud-america/ https://www.montagna.tv/cms/131290/ruta-de-los-parque-il-nuovo-spettacolare-sentiero-del-sud-america/#respond Tue, 02 Oct 2018 08:00:04 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=131290 2800 chilometri di percorsi, 17 parchi nazionali attraversati, 24 ecosistemi rifugio di 146 specie di uccelli e 46 mammiferi. 11,5 milioni di ettari di natura incontaminata. Sono i numeri della Routa de los parque, un nuovo e spettacolare circuito di trekking che vuole permettere a tutti di camminare lungo le strade della Patagonia.

Dalla città di Puerto Montt fino a Capo Horn attraversando luoghi maestosi come il Cerro Castillo, il Parco di Torres del Paine, Punta Arenas e non solo. Oltre alle bellezze della natura questo lungo percorso d’esplorazione del continente sud americano offre l’opportunità di scoprire 60 diverse comunità con le loro tradizioni e la loro storia. Un itinerario fortemente voluto dalla Tompkins Conservation, la fondazione creata dal milionario fondatore di The North Face Douglas Tompkins e da sua moglie.

Il miliardario dal portafoglio attento alla sostenibilità e alla salvaguardia della natura, poco prima di morire per un incidente in kayak nel 2015, aveva investito sulle terre cilene acquistando migliaia di ettari di terra. Molti si aspettavano che volesse costruirci una mega struttura, invece voleva semplicemente tutelarli. In pratica: ha comprato tutta quella terra solamente per lasciarla lì com’era. Oggi però, questa porzione di territorio, è stata donata dalla vedova di Tompkins al governo cileno con l’obiettivo di tutelarli e creare cinque nuovi parchi nazionali. Aree protette, con una superficie di ben 400mila ettari, che sono così entrate a far di una rete di 17 parchi attraverso cui passa la Routa de los parque. “È un’idea entusiasmante perché accende l’immaginazione delle persone e permette loro di vedere, se non tutte, almeno la maggior parte delle aree protette, tramite una lunga avventura on the road” ha spiegato la direttrice esecutiva della fondazione Tompkins, Carolina Morgano.

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Alla scoperta della Valle d’Aosta con il Tour de Six. Ultime tappe https://www.montagna.tv/cms/126808/alla-scoperta-della-valle-daosta-con-il-tour-de-six-ultime-tappe/ https://www.montagna.tv/cms/126808/alla-scoperta-della-valle-daosta-con-il-tour-de-six-ultime-tappe/#respond Sat, 14 Jul 2018 06:00:25 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=126808 Una trentina di minuti in salita costante, seguendo il percorso dell’Alta Via, portano al Colle di Nana dov’è d’obbligo fermarsi per dare un ultimo sguardo al massiccio del Rosa che nelle prime ore della mattina si colora sotto i raggi del sole. Lo salutiamo per rincontrarlo poi al ritorno, nelle ultime ore di marcia di questo bel trek.

Prima di scendere sull’altro lato del colle però è giusto, per i più allenati e preparati, togliersi lo svizio di toccare i 3000 metri. Per farlo è sufficiente prendere una rapida deviazione che, per tracce, vi porterà in cima alla Becca Trecare (3033 m). Trecare vorrebbe significare montagna dei tre confini o dei tre angoli dato che dalla cima si originano tre valloni: quello di Nannaz, da cui siamo saliti; quello di Cheneil, verso cui scenderemo; e quello di Chamois, dove arriveremo in conclusione di tappa.

Ora inizia un’altra avventura: quella in Valtournenche, la valle del Cervino, e l’impatto è immediato. Basta infatti camminare per pochi minuti per trovarsi di fronte alla maestosità della Gran Becca che fa capolino, per la prima volta, dal Col del Fontaines. Sta sulla destra, ancora ricca di neve, imponente e attraente. Saluta i viandanti come una buona padrona di casa.

Ci osserva a lungo con la sua forma elegante, ci segue con lo sguardo mentre scendiamo in direzione Cheneil. Perdiamo quota per praterie, acquitrini, laghetti e nevai superstiti. La camminata è fresca e tranquilla fino quasi a valle quando si vira prepotentemente sulla sinistra per raggiungere la conclusione di tappa: Chamois con il rifugio l’Ermitage.

Arrivare all’Ermitage è un po’ come entrare in un’altra dimensione. Il rifugio si trova infatti a cinque minuti a piedi dal centro del paese di Chamois, un piccolo gioiello dove le auto non sono ammesse o, meglio, dove le auto non hanno possibilità di accedere. Unica possibilità infatti per raggiungere il piccolo centro alpino è prendere la funivia che sale da Buisson oppure, sempre da Buisson, incamminarsi per un irto sentiero che in pochi chilometri supera circa 700 metri di dislivello.

Vivere quassù significa avere un approccio privilegiato con la vita e l’ambiente. Qui si può avere tutto quel che il mondo moderno permette di avere, salvando dall’eccesso di modernità, dal consumismo sfrenato. È una perla, un piccolo gioiello incastonato sulla fiancata della Valtournenche.

In rifugio ci accolgono Antoine, Clarissa e il piccolo Xavier (il vero padrone di casa). Antoine, bravo alpinista e grande appassionato di fotografia, è un valdostano doc mentre Clarissa, ottima cuoca, svela le sue origini toscane non appena ci saluta. L’accento marcato non lascia dubbi sulla sua provenienza. I due, accomunati dalla passione per la montagna, han preso in gestione il rifugio alcuni anni fa e con il tempo sono diventati un punto di riferimento (per la montagna) qui a Chamois, dove il paese si perde tra le praterie all’ombra del Cervino.

L’ultimo giorno di trek inizia con il sole e una buona e abbondante colazione.

Oggi la partenza è tranquilla, anche se il sentiero abbastanza impegnativo. La salita verso il Colle Pillonet si fa infatti subito sentire, ma il dislivello non è da compiere in un sol balzo. Il bosco e la bellezza dei panorami alpini attraversati in quest’ultima giornata richiedono infatti numerose pause, anche solo per osservare un fiore o per meglio sentire il passo di qualche animale della foresta. La salita si spezza così in tante tranche che alla fine passano in fretta portando in modo piacevole fino ai 2702 metri del colle da cui lo sguardo spazia su un panorama unico nel suo genere. Da un lato il Monte Rosa, dall’altro il Bianco e il Gran Paradiso.

Con soli 4 giorni di cammino abbiamo potuto abbracciare quasi tutti i 4000 valdostani in un’esperienza che trascende il semplice camminare. Percorrere il Tour de Six è un modo per avere un incontro umano con chi la montagna la vive e la custodisce. È un anello che va di rifugio in rifugio, è un bel modo per approcciarsi alla montagna.

Oltre al percorso ad anello che abbiamo seguito esistono altre due soluzioni per gli amanti della montagna. Sul sito del percorso trovate infatti la possibilità di fare il vero e proprio Tour toccando i sei rifugi partecipanti e camminando per una settimana tra le bellezze della Valle d’Aosta; oppure potete scegliere di fare un percorso da tre giorni e ancora di accorpare le tappe e magari (se siete ben allenati) fare in quattro giorni il percorso da sette. Insomma, le possibilità sono tante per scoprire la Valle d’Aosta in un modo diverso e interessante.

Dettaglio tecnico

3a tappa: 

Rifugio Grand Tournalin – Rifugio L’Ermitage

Tempo: 3 h 40 min

Dislivello: 500 m

Lunghezza: 10 km

Difficoltà: E

4a tappa

Rifugio L’Ermitage – Champoluc

Tempo: 6 h 40 min

Dislivello: 884 m

Lunghezza: 14,500 km

Difficoltà: E

Scopri la prima parte del percorso

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Alla scoperta della Valle d’Aosta con il Tour de Six. Le prime tappe https://www.montagna.tv/cms/126385/alla-scoperta-della-valle-daosta-con-il-tour-de-six-le-prime-tappe/ https://www.montagna.tv/cms/126385/alla-scoperta-della-valle-daosta-con-il-tour-de-six-le-prime-tappe/#comments Wed, 04 Jul 2018 06:30:44 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=126385 Parte da Champoluc il nuovo modello di trekking per scoprire le montagne valdostane. Un percorso nato dalla passione per il proprio territorio di sei rifugisti che han scelto di fare squadra per promuovere un ambiente spettacolare, che abbiamo testato personalmente.

Stiamo parlando del Tour de Six, un giro ad anello che attraversa le valli di Gressoney, Ayas e Valtournenche regalando uno splendido panorama sul massiccio del Rosa e sul Cervino. Una valida alternativa ai classici tour del Monte Rosa e del Cervino. Un modo per scoprirli entrambi vivendo un’esperienza a portata di famiglia.

Tour del Six, Monterosa, Cervino
Il percorso del Tour de Six

Di questo itinerario, per ragioni di tempo, abbiamo percorso la variante Est, ovvero l’itinerario che in quattro giorni di cammino collega i rifugi Ferraro, Grand Tournalin ed Ermitage.

Il percorso parte dalle poste di Champoluc e subito si inoltra nel bosco portando a Mascognaz, storico insediamento Walser dove, girando tra le piccole vie, si possono scoprire i particolari architettonici e i dettagli delle case di un tempo. Costruzioni particolari, funzionali e affascinanti. Edifici che dovevano servire a riparare dal freddo e a conservare gli alimenti.

Da Mascognaz si prosegue comodi, senza molto dislivello, verso Crest e poi ancora in direzione di Soussun e infine del rifugio Ferraro. Giusto a monte dell’abitato di Saint Jacques il rifugio è costruito all’interno del villaggio Walser di Resy.

Si arriva a metà pomeriggio, partendo non troppo presto da Champoluc. Si posa lo zaino giusto in tempo per prendersi una birra al sole sulla bella terrazza del rifugio, affacciato sulle cime del Tournalin della Testa Grigia, e poi andare in cerca di qualche altra interessante meta.

Basta chiedere a Valerie o a suo fratello Julien per ricevere suggerimenti su escursioni più o meno impegnative nella zona. I due fratelli sono pratici conoscitori di queste terre. Le vivono e le frequentano da anni, oggi anche come giovani gestori del rifugio. Han deciso di acquistarlo dalla precedente gestione per portare avanti la loro passione per il territorio, per la montagna e per l’attività di rifugista. Un bel posto a mezza costa. Un edificio dai muri spessi dove sentirsi in famiglia.

Siamo pochi in questi ultimi giorni di giugno, le abbondanti nevicate invernali han fatto ritardare l’inizio di stagione, con noi solo un gruppo di francesi impegnati sull’Alta Via e due coppie: due finlandesi che dopo aver visto le Alpi dall’aereo han scelto di indossare gli scarponi e venirle a scoprire; e due giovani francesi romanticamente in fuga dall’afa della città.

Ci si sveglia con calma in rifugio. Il Tour de Six non è un percorso che richiede levatacce alle cinque o alle sei di mattina. Si parte rilassati, dopo aver assaporato l’aria frizzante delle prime ore del dì. Prima destinazione: lago Blu. Una piccola deviazione di un’oretta per godere del caratteristico azzurro turchese delle acque in quota, quindi si rientra per boschi verso la frazione di Saint-Jacques prima di iniziare la salita al rifugio Grand Tournalin. Questo secondo rifugio è la struttura più alta di tutto il percorso, ed è anche una delle salite più impegnative. In costante pendenza da Saint Jacques l’itinerario prosegue per boschi e poi per praterie aperte, ogni tanto costellate di alpeggi ormai popolati dalla transumanza estiva.

Vacche e marmotte fanno da contorno alla salita che termina al cospetto dei 3379 metri del Grand Tournalin e del Colle di Nana che appare ancora innevato. Ci penseremo domani, quando l’itinerario si spingerà in Valtournenche, la valle del Cervino. Ora ci godiamo una buona birra e un panino in compagnia dei gestori, questa volta veramente giovani: 32 anni lui, 24 lei.

Lui sposato, lei fidanzata, entrambi con una passione e una voglia di fare che si percepisce al primo sguardo. “Siamo al primo anno, dobbiamo ancora tararci su molte cose ma sta andando bene” raccontano Ylenia e Massimo.

Entrambi hanno trascorso alcune stagioni al rifugio Ferraro mentre ora si sono spostati in quota a gestire una struttura più complessa dove la luce non c’è sempre e dove l’acqua calda è contata. “Spesso dobbiamo spiegare le nostre difficoltà dovute alla quota” anche se al Grand Tournalin c’è sempre la comodità di poter rifornire il rifugio senza dover prendere l’elicottero.

“Dobbiamo anche imparare a dosarci con le quantità” sorridono mentre ci servono delle enormi ciotole di zuppe alla valdostana concilianti il sonno. Alle 22.30 le luci si spengono e si accendono le stelle.

 

Dettaglio tecnico

1a tappa: 

Champoluc – Rifugio Ferraro

Tempo: 3 h

Dislivello: 733 m

Lunghezza: 7,700 km

Difficoltà: E

2a tappa:

Rifugio Ferraro – Rifugio Grand Tournalin

Tempo: 3 h 30 min

Dislivello: 854 m

Lunghezza: 6,700 km

Difficoltà: E

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Lukas Hofer tenta il record mondiale Hike&Fly sulle Dolomiti https://www.montagna.tv/cms/126120/lukas-hofer-tenta-il-record-mondiale-hikefly-sulle-dolomiti/ https://www.montagna.tv/cms/126120/lukas-hofer-tenta-il-record-mondiale-hikefly-sulle-dolomiti/#respond Thu, 28 Jun 2018 08:59:21 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=126120 L’atleta bolzanese Lukas Hofer, classe 1989, tenterà sabato 30 giugno di battere l’attuale record del mondo di Hike&Fly. La sua prova consisterà nel percorrere più volte possibile in 24 ore i 2.275 metri di dislivello che portano alla vetta del Plan de Corones – in Alto Adige, nella provincia più settentrionale d’Italia – per poi ridiscendere a valle in parapendio fino alla stazione d’impianti di Riscone.

L’atleta, appassionato di corsa in montagna e parapendio, nonché vincitore di 2 ori nei Campionati mondiali juniores di biathlon per gli azzurri, punta a dare il meglio di sé in questa prova. L’obiettivo è quello di battere il primato attuale di 12.069 metri di dislivello del connazionale Tobi Großrubatscher, che l’altoatesino calcola di superare largamente con circa dodici salite (e discese).

Volare con il parapendio è proibito nelle ore notturne; se la bella stagione favorirà l’atleta fornendogli un po’ di tempo in più per salire e scendere dalla montagna, il caldo afoso non faciliterà certo il suo compito.

Lo scopo dell’impresa è benefico: raccogliere fondi per il banco alimentare “Lebensmittel und Orientierung” (“Cibo e Orientamento“) di Brunico, che dal 2009 aiuta le persone in difficoltà fornendogli beni e supporto nella ricerca di un impiego.

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