Trekking – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 19 Jan 2018 08:43:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 L’Etna scatena una nuova polemica tra Guide Alpine e Guide Ambientali http://www.montagna.tv/cms/116809/letna-scatena-una-nuova-polemica-tra-guide-alpine-e-guide-ambientali/ http://www.montagna.tv/cms/116809/letna-scatena-una-nuova-polemica-tra-guide-alpine-e-guide-ambientali/#comments Tue, 19 Dec 2017 06:00:50 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=116809 Nuova polemica tra Guide Alpine e Associazione italiana Guide Ambientali Escursionistiche, questa volta oggetto del contendere è l’Etna, che è stato recentemente, con decreto legge siciliano del 20 ottobre 2017, diviso in due zone entro le quali l’accompagnamento è suddiviso tra le due professioni. 

Di seguito la spiegazione del Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane sul provvedimento (qui invece l’intervento della Commissione Abusivismo CONAGAI).

Per leggere il comunicato con la posizione dell’AIGAE, qui.  

 

Due grandi aree concentriche: una rossa, al di sopra all’incirca dei 1900 metri in cui si trovano tutti i percorsi più impervi, e una bianca al di sotto di quella quota, che comprende tutti i sentieri natura del Parco dell’Etna, i Crateri Silvestri Superiori e i Monti Calcarazzi, sebbene situati a quota superiore. Sono queste le fasce stabilite dalla recente zonazione dell’Etna. Il provvedimento, reso ufficiale da decreto legge regionale del 20 ottobre scorso, stabilisce che nella zona alta siano abilitati all’accompagnamento professionale dei turisti solo Guide alpine e Guide Vulcanologiche. Al di sotto operano invece anche le Guide di Media Montagna, istituite in Sicilia da legge regionale del 2016, la cui legittimità è tuttavia sospesa per un ricorso giurisdizionale dinanzi al TAR di Palermo.

L’ambiente montano comporta pericoli ineliminabili che solo con una buona gestione del rischio possono essere ridotti drasticamente. L’Etna è poi vulcano attivo – il più alto d’Europa – e pertanto sono indispensabili anche elevate conoscenze dei fenomeni vulcanici e dei rischi che ne derivano, ed altrettanto elevate capacità di valutazione e mitigazione di questi rischi. Conoscenze che ha solo un professionista adeguatamente preparato. Per questo l’accompagnamento montano è riservato al professionista – Guida alpina, vulcanologica e Accompagnatore di media Montagna – formato dal Collegio nazionale delle Guide Alpine Italiane, che garantisce standard formativi di livello internazionale.

Da queste considerazioni nasce la legge regionale siciliana 27 del 2017 che ratifica la Zonazione delle aree perimetrali del comprensoriodell’Etna realizzata dalle Guide Alpine al pari di altre zonazioni, come quella dello Stromboli (il cui accesso è regolamentato da ordinanza prefettizia), di Vulcano e in Campania del Vesuvio e dei Campi Flegrei.

La zonazione dell’Etna, diciamolo subito, non proibisce gite di amici o di gruppi amatoriali, ma si rivolge solo alle realtà professionali. La legge regionale stabilisce che nella fascia alta possano accompagnare professionalmente solo Guide alpine e Guide vulcanologiche. Nella fascia inferiore invece, possono accompagnare non solo le Guide alpine e vulcanologiche, ma anche le Guide di Media Montagna.

L’Assessorato al Turismo della Regione Sicilia infatti, nel 2016, per fare chiarezza nel settore dell’accompagnamento pedemontano dove vige una caotica anarchia (svariati gruppi di pseudo-guide appartenenti a vari cartelli), ha abrogato con un decreto la figura di Guida Ambientale escursionista(GAE) e ha istituito la Guida di media Montagna (GMM). Più precisamente: la legge numero 3 del 17 marzo 2016, all’articolo 67 (punto b) abrogava l’articolo 6 della legge regionale n. 8 del 3 maggio 2004 che istituiva l’albo professionale regionale GAE.

Il Collegio della Regione Sicilia in seguito a vari confronti con l’Assessorato al Turismo è diventato parte attiva nella formazione delle Guide di Media Montagna.

“La zonazione dell’Etna è un provvedimento benvenuto – spiega Biagio Ragonese, presidente del Collegio Guide alpine della Sicilia -, perché arriva a fare chiarezza in un settore, quello dell’accompagnamento turistico in montagna, che è oggettivamente confuso per chi ci si affaccia. E la confusione va a discapito del turista che finisce con mettersi nelle mani di gente impreparata o improvvisata, situazione inaccettabile per l’Etna vulcano attivo di 3350 metri che è patrimonio dell’Unesco”.

La Guida Vulcanologica è un professionista altamente specializzato, un’eccellenza tutta italiana. Nel 2016 il raduno internazionale delle guide appartenenti all’UIAGM (Unione Internazionale delle Guide di Alta Montagna) si è tenuto sull’Etna ed il tema principale trattato è stato “L’avvicinamento in aree vulcaniche attive”, i relatori sono stati Guide alpine e Vulcanologiche del Collegio siciliano che hanno illustrato i rischi connessi all’attività vulcanica e le diverse modalità di approccio alle svariate fenomenologie eruttive.

Al di là della specifica realtà dell’Etna, i provvedimenti legislativi che ratificano le Zonazioni sono atti dovuti che le Regioni italiane, specie quelle ove sia presente un Collegio professionale delle Guide Alpine, hanno in onere dal 1989. La legge 2 gennaio 1989 n°6, infatti, prevede che vengano definite le aree relative alla riserva esclusiva di esercizio della professione, per le figure professionali comprese nella legge stessa (non solo le Guide Alpine, ma anche gli Accompagnatori di media Montagna e le Guide Vulcanologiche). Le Guide Vulcanologiche aspettavano appunto da 27 anni che venisse definita la loro area di esercizio di professione. Una riserva necessaria esclusivamente alla tutela del turista.

Ne deriva che altre figure che agiscono da professionisti (e quindi sotto remunerazione) ma non inserite nell’elenco della legge 6/89, e quindi non formate e non accreditate in rispetto alle normative sulla “Tutela della sicurezza e salute pubblica”, non possano lamentarsi della zonazione, in quanto se esercitano in ambiti riservati, risultano abusive e l’abuso di professione è un reato penale. La Zonazione dell’Etna quindi, non comporterà posti di lavoro in meno, bensì maggiori garanzie per il turista di affidarsi al professionista giusto, ora più facilmente riconoscibile.

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In viaggio con Paolo Cognetti nel misterioso Himalaya del Dolpo http://www.montagna.tv/cms/114063/in-viaggio-con-paolo-cognetti-nel-misterioso-himalaya-del-dolpo/ http://www.montagna.tv/cms/114063/in-viaggio-con-paolo-cognetti-nel-misterioso-himalaya-del-dolpo/#respond Wed, 04 Oct 2017 05:00:29 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=114063 Testo di Marco Albino Ferrari, direttore di Meridiani Montagne. Foto dell’Himalaya del Dolpo di Adriano Favre.

Con Paolo Cognetti (l’autore di “Le otto montagne”), quarant’anni dopo il leopardo delle nevi. Un viaggio indimenticabile tra le popolazioni e le montagne più misteriose dell’Asia.

A gennaio (uscita prima di Natale) “Meridiani Montagne” propone ai suoi lettori un’importante monografia sulla regione del Dolpo, il “Paese Nascosto” ai piedi degli Ottomila, dove vive il misterioso felino delle alte quote. Con il diario di viaggio e l’articolato reportage di Paolo Cognetti (l’autore di “Le otto montagne”, Premio Strega 2017), un numero da conservare sullo scaffale della grande letteratura di viaggio in Himalaya. A corredo, tutte le notizie pratiche sulla regione, la bibliografia, le ultime notizie dal Nepal. E l’inedita cartina allegata.

Nel 1978 usciva “Il leopardo delle nevi”, che sarebbe diventato il libro-culto di generazioni di viaggiatori. L’autore americano Peter Matthiessen aveva ottenuto un premesso speciale per partire alla ricerca del misterioso felino bianco, che non riuscì mai a trovare; poté però percorrere e poi raccontare la zona più sperduta del Nepal. Da allora ben pochi si sono avventurati su questi altipiani a quattromila metri. Altipiani vasti quasi tre volte la Valle d’Aosta, dove si contano meno di tremila abitanti. Risplendono le grandi cime di ghiaccio della Annapurna, dei Dhaulagiri. Templi, gompa e monasteri sorgono lungo i sentieri delle carovane di yak. È qui che la spedizione composta dallo scrittore Paolo Cognetti, dal fotografo Stefano Torrione, dal pittore Nicola Magrin e dalla guida alpina Adriano Favre sta camminando sulle tracce de “Il leopardo delle nevi” realizzando per “Meridiani Montagne” un grande e avventuroso reportage: cosa è cambiato in quattro decenni dall’uscita del libro di Matthiessen? Esiste ancora il giardino eletto dove forse si può trovare la Shangri-La?

Per il momento, ogni tre giorni, ci colleghiamo via satellite con Paolo Cognetti, che ci racconta in diretta come procede il lungo trekking.

«Un approccio al lavoro particolare, come avveniva nella seconda metà del Novecento» ha detto prima della partenza Stefano Torrione, «come nell’epoca d’oro dei fotoreportage commissionati dai grandi settimanali, quando si viaggiava in coppia, scrittore e fotografo, in paesi lontani, per settimane, con l’intento di dare il meglio del proprio impegno professionale». Paolo Cognetti: «Sono nato quarant’anni fa, quando usciva “Il leopardo delle nevi”. Sono cambiate tante cose da allora e non so se esista più una civiltà di montagna, né una montagna davvero lontana dal mondo. Se esiste vorrei andare a vederla, prima che scompaia».

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Il silenzio selvaggio: avventura nel Montana – di Diego Salvi http://www.montagna.tv/cms/113872/il-silenzio-selvaggio-avventura-nel-montana-di-diego-salvi/ http://www.montagna.tv/cms/113872/il-silenzio-selvaggio-avventura-nel-montana-di-diego-salvi/#comments Sun, 01 Oct 2017 05:00:09 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113872 Ritorno dopo un anno negli Stati Uniti in compagnia di Ben, affascinato dall’approccio che questo paese ha nei confronti della montagna e della natura. Nei parchi nazionali e soprattutto nelle grandi estensioni di foreste, “wild” è il concetto attorno al quale ruota la relazione tra l’uomo e l’ambiente, un rapporto mediato ai minimi termini da infrastrutture, che tende ad una immersione totale nella natura allo stato il più puro possibile, alla ricerca di un rapporto autentico, quindi selvaggio.

Nei luoghi che abbiamo attraversato, il sentiero e i pochi cartelli indicatori sono la sola traccia del passaggio dell’uomo, un percorso che ci permette di attraversare grandi estensioni di foreste e valicare montagne e poter godere appieno questi luoghi incontaminati.

L’altro elemento con il quale bisogna fare i conti è quello dell’autonomia: si seleziona il cibo strettamente necessario e lo si carica sulle spalle, l’acqua è quella dei ruscelli che si attraversano, il riparo sono i vestiti e la tenda che si monta e smonta ogni giorno, le condizioni di salute e di sicurezza sono sempre all’ordine del giorno: solo in questo modo si può camminare per settimane in aree integre in totale autonomia, attraversando passi e vallate in una immersione nella natura via via più profonda.

Così, con questo spirito, abbiamo percorso in 20 giorni gli ultimi 500 km del Continental Divide Trail (CDT), l’ultratrail per antonomasia, un simbolo per gli hiker americani, un percorso di oltre 5.000 km, il più lungo degli Stati Uniti, che parte dalla frontiera con il Messico fino a quella del Canada attraversando 5 stati: New Mexico, Colorado, Wyoming, Idaho e Montana a cavallo della linea orografica del Continental Divide delle Rocky Mountain. 

Personalmente è stata un’esperienza straordinaria, profondamente vissuta, pur non avendo in sé niente di eclatante: di fatto abbiamo percorso mediamente 25 km al giorno su sentieri ben tenuti, che non presentano particolari difficoltà, hanno pendenze regolari, generalmente ben segnalati, con un buon approvvigionamento di acqua. I paesaggi, comunque straordinari di una bellezza allo stato puro, è un susseguirsi di estese foreste, montagne, laghi, ruscelli e prati; gli animali che si incontrano sono quelli tipici di montagna: orsi, grizzly, alci, bighorn, mountain goat, cervi, cerbiatti, scoiattoli, marmotte.

L’aspetto più straordinario di questo viaggio è nel rapporto, quindi nelle sensazioni, emozioni, riflessioni, che ho vissuto in queste 3 settimane, alla ricerca di un benessere in relazione con me stesso, con il compagno di viaggio, in armonia con l’ambiente e con le persone incontrate. Dopo la prima notte a Helena – capoluogo dello stato del Montana – si parte con fatica: lo zaino pesa oltre 25 kg perché è carico di tutto quanto serve per 12 giorni necessari per attraversare i primi 300 km della Bob Marshall il Wilderness Complex, un’area assolutamente disabitata, da Roger Pass a Marias Pass. Ci vuole qualche giorno per abituare tutti i muscoli della schiena a familiarizzare con il carico. Già dopo i primi tre giorni, il ritmo della giornata, scandito dal camminare, fa affiorare una percezione del proprio corpo diversa: “sento” i muscoli in movimento, soprattutto quelli della schiena che si aggiustano al carico, “ascolto” i piedi e le gambe per correggere la camminata, coordino l’andatura con il respiro, il metabolismo è in marcia insieme al corpo e alla mente, l’energia fisica è sostenuta dalla motivazione e dall’entusiasmo. Mi sento bene e ho la sensazione di star meglio ogni giorno che passa: mi convinco che sono soprattutto un “homo ambulans”, che il moto è la condizione fisica necessaria per star bene. Sono sicuro che la  condizione di “homo sapiens” l’abbiamo conquistata grazie all’atto del camminare, cioè esplorare, scoprire, riflettere, meditare, attraversare, contemplare, andare oltre.

 

Camminando insieme in media 8-10 ore al giorno, condividendo giorno e notte, con Ben abbiamo affinato, strada facendo, i ritmi e i tempi, condividendo il programma e studiando insieme la tappa del giorno dopo; si chiacchiera di tutto, partecipando insieme alla scoperta di questi nuovi posti. Gli argomenti di discussione dopo un po’ si diradano: allora partono anche i pensieri che vagano rimbalzando qua e là nel tempo e nello spazio, nelle esperienze della vita e degli affetti.

Ci fermiamo a contemplare le bellezze e a condividere le sensazioni e le sorprese: una vallata coperta di laghi si distende fin dove la vista la raggiunge e il respiro si riempie, un lago rispecchia le sfumature di luce delle montagne, il fiume cristallino ci invita al bagno serale, un cervo ci blocca insistentemente il passaggio, una martora gioca a nascondino arrampicandosi sull’albero, gli scoiattoli si rincorrono in continuazione, il cerbiatto scappa ma ritorna curioso, la famiglia di alci attraversa tranquillamente il sentiero, infine gli orsi, chiamati più volte per segnalare la nostra presenza attraverso la voce, si fanno i fatti loro.

Poi arriva la sera e ci accampiamo: quando il vento cessa di far cantare gli alberi, gli scoiattoli si rintanano e il picchio vola via, ecco che il silenzio si impossessa della foresta, un silenzio potente, una presenza “fragorosa” che accompagna la notte, non semplicemente un’assenza di rumori e suoni, ma piuttosto una dimensione imponente di meditazione che riempie lo spazio e la mente svuotandola di pensieri, una condizione primordiale a cui mi rendo conto non sono più abituato. Il razionamento del cibo per farlo durare il tempo necessario all’attraversamento ci rende consapevoli del fatto che le calorie che mangiamo sono inferiori a quelle che consumiamo: il cibo assume così un valore simbolico  proporzionale alla sua scarsità: il gesto del mangiare diventa un rito, la ciotola di cous cous per cena mi rimanda alla sacralità dell’elemosina dei monaci buddisti, l’acqua fresca del ruscello finalmente incontrato dopo un giorno di secca, è una benedizione del cielo.

Questa prima parte è caratterizzata soprattutto da enormi estensioni di foreste di conifere: di alcune gli incendi hanno lasciato solo i tronchi grigi e duri che il vento fa vibrare con una diversità di suoni caratteristici, creando la colonna sonora ad un quadro diafano di natura morta. La principale montagna che caratterizza la Bob Marshall è la Chinese wall, una spettacolare parete rocciosa altra mediamente 300 mt e lunga 35 km che ci accompagna per due giorni di cammino.

Da queste parti gli incontri sono rari: le poche persone incrociate sul sentiero sono prevalentemente i “thru-hiker: partiti ad aprile dal Messico, dopo 5/6 mesi di cammino sono oramai arrivati alla fine dei 5.000 km del CDT. Li si riconosce dall’andatura veloce e leggera, lo zaino “vissuto”, l’essenzialità dell’equipaggiamento, una espressione di sereno entusiasmo che raccoglie un’esperienza importante e la soddisfazione di avercela fatta ad attraversare gli Stati Uniti da sud a nord. Abbiamo incontrato dei ragazzi, dei giovani, soli o in coppia, un sessantenne, una ragazza solitaria: li ammiro, soprattutto per la determinazione e la forza di volontà che li accomuna.

Dopo 11 giorni di cammino arriviamo a Est Glacier, una delle porte d’ingresso del Glacier Park, un magnifico parco nazionale che attraverseremo nei prossimi fino alla frontiera con il Canada. Qua ci
concediamo finalmente una giornata di riposo rifocillandoci all’hostel, e la ricarica dello zaino di
cibo necessario per i prossimi 9 giorni.

Nel Parco ce la prendiamo più comoda, ci svegliamo un pò più tardi e ci accampiamo nel primo pomeriggio: “Take your time and enjoy when arrive at Glacier Park: it’s amazing!”, ci consiglia una
coppia del Wyoming incontrata qualche giorno prima.

Qua le montagne slanciate, levigate da millenni, dove sono sospesi ghiacciai e nevai che alimentano le innumerevoli cascate, fiumi e laghi che delineano le grandi vallate ricoperte da estese foreste, creano dei paesaggi così belli e di così ampio respiro, che chiedono di essere attraversati con il tempo necessario per essere contemplati e dei quali bisogna lasciarsi attraversare dalla loro meraviglia.

La gestione del parco, affidata ai rangers, richiede la pianificazione del percorso tale da passare la notte nei campgroud attrezzati. Qua la sera si incontrano escursionisti, soprattutto statunitensi, provenienti da ogni stato della confederazione: pur con il nostro inglese stentato, riusciamo a condividere le esperienze della giornata. In 7 giorni di cammino raggiungiamo comodamente il confine con il Canada, nostra metà finale, per poi fare dietrofront e passare gli ultimi giorni nelle vallate del parco meno frequentate ad
ovest.

Grazie alla disponibilità di alcuni rangers, a più riprese raggiungiamo in autostop West Glacier, altra porta d’ingresso del parco, da dove il giorno successivo proseguiamo per Kalispell, per l’ultima notte in motel prima del volo di ritorno.

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#DestinazioneK2 Gian Luca Gasca ce l’ha fatta http://www.montagna.tv/cms/112667/destinazionek2-gian-luca-gasca-ce-lha-fatta/ http://www.montagna.tv/cms/112667/destinazionek2-gian-luca-gasca-ce-lha-fatta/#respond Sat, 02 Sep 2017 08:36:35 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=112667 Dopo aver raggiunto il campo base del K2, meta finale del suo lungo viaggio, Gian Luca Gasca è tornato a Skardu dopo i giorni del treeking.

Gasca, lo ricordiamo, era partito il primo agosto per un pioneristico viaggio attraverso Europa e Asia per raggiungere il Pakistan con i mezzi pubblici (con una piccola variante in aereo causa problemi con i visti) e poi iniziare il treeking fino alle pendici della seconda montagna della terra.

Queste le sue impressioni arrivato al Circo Concordia: “Con tempo perfetto siamo arrivati al Circo Concordia, a circa 4.650 metri di quota. Solo il K2, meta finale di questo viaggio, non si voleva svelare. Era quasi interamente coperto dalle nuvole, tranne la sua base che lasciava intravedere una parte di sperone Abruzzi. È stato magico e commovente quando, di colpo, la vetta si è palesata e in me che non si dica l’intera copertura nuvolosa si è diradata lasciando finalmente libera la piramide. Non avrei mai pensato di arrivare fin qui e per questo devo un grande grazie al CAI che mi ha concesso quest’opportunità più unica che rara. Quando si sogna troppo a lungo qualcosa spesso si rischia di rimanere delusi, ma non è stato questo il caso”.

Una volta ritornato a Skardu ha potuto riprendere le comunicazioni online, su Facebook ha scritto: “Nelle prossime ore cercheremo di rifocillarci (basta che non siano chapati e uova sode) e riposare e controllerò cosa abbia combinato il mio staff in mia assenza”.

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#DestinazioneK2 Gian Luca Gasca ha iniziato il treeking per il campo base http://www.montagna.tv/cms/112271/destinazionek2-gian-luca-gasca-ha-iniziato-il-treeking-per-il-campo-base/ http://www.montagna.tv/cms/112271/destinazionek2-gian-luca-gasca-ha-iniziato-il-treeking-per-il-campo-base/#respond Thu, 24 Aug 2017 05:00:44 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=112271 Dopo venti giorni sui mezzi pubblici, attraversando l’Europa e Asia Gian Luca Gasca ha cominciato il trekking che lo porterà alla base della seconda montagna della terra: il K2. I suoi report continuano ad apparire su Lo Scarpone e sulla sua pagina Facebook. Ed è proprio dai social network che è nata, spontaneamente, una campagna fotografica dove amici e conoscenti hanno posato ovunque, dalla spiaggia alle cime, con un cartellone con scritto #Destinazionek2, un modo per appoggiare Gian Luca anche a migliaia di chilometri di distanza. 

@Facebook Gian Luca Gasca

Partito da Torino, è arrivato a Berlino, e da qui è iniziata l’avventura asiatica. Treni, autobus, spaccati di  mondi e popoli lontani, conosciuti nel modo migliore: viaggiando sui mezzi pubblici. Alla fine, uscendo dalla interminabile steppa è arrivato ad Almaty, nel sud est del Kazakistan. Da qui, secondo i piani originali, avrebbe dovuto prendere un autobus e arrivare ad Urumqi, nella regione di Xijang in Cina.

Avendo però già un visto per il Pakistan i cinesi non hanno concesso il visto per attraversare il loro territorio, Gian Luca ha quindi dovuto ripiegare sull’aereo. “Ho deciso comunque di proseguire, perché ormai ho percorso più di 4.000 chilometri ed è un peccato lasciar perdere a questo punto. Anche questa storia è interessante da raccontare, nonostante sia una violazione dell’idea originale.” ha raccontato su un video su Facebook.

Carlo Alberto e Gian Luca a Skardu @Facebook Gian Luca Gasca

Aereo, quindi, fino a Islamabad dove ad aspettarlo c’era l’amico Carlo Alberto Garzonio con cui ha proseguito il viaggio per Skardu. Da Islamabad l’avventura si è fatta più interessante perché per arrivare a Skardu, dove inizia il treeking, bisogna percorrere la Karakorum Highway, la strada che si snoda dal nord del Pakistan e arriva fino in Cina, passando ai piedi delle montagna più alte del mondo. Emozione unica, soprattutto se a guidare è un pakistano: “Un’esperienza da fare almeno una volta nella vita”. 

A fare da guida al trekking è Hassan Jan che ha scalato tutti i cinque 8.000 del Pakistan. Durante il treeking Gian Luca non potrà scrivere i resoconti del viaggio ma i dettagli della tabella di marcia si possono trovare sempre su Lo Scarpone.

 

Foto in alto: In Pakistan @Facebook Gian Luca Gasca

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Via Francigena, l’identikit del camminatore http://www.montagna.tv/cms/104317/via-francigena-lidentikit-del-camminatore/ http://www.montagna.tv/cms/104317/via-francigena-lidentikit-del-camminatore/#respond Fri, 24 Feb 2017 07:30:44 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=104317 L’Associazione Europea delle Vie Francigena fornisce i dati sul profilo del camminatore, pellegrino ed escursionista in viaggio sull’itinerario europeo, valutando 2.000 schede auto-compilate da pellegrini che hanno chiesto la credenziale nel 2016, su un totale di quasi 12.000 distribuite, per definire meglio il profilo del viaggiatore.

Non è un campione con le caratteristiche statistiche della significatività rispetto all’universo dei camminatori e dei pellegrini francigeni e si tratta di una mera valutazione di AEVF, che possono fornire informazioni utili per conoscere meglio il profilo del pellegrino del terzo millennio. Lo scorso anno sono stati stimati circa 40.000 camminatori.

FASCE DI ETA’. La via Francigena diventa sempre più un grande itinerario culturale europeo in grado di attirare persone da tutto il mondo. Un cammino “intergenerazionale” che coinvolge tutte le classi di età, da 16 a 75, con aumento di presenze over 70 ed un forte incremento degli under 20 rispetto al 2015. Le fasce più rappresentate sono tra 40-60 anni (41%). A seguire, non distanti, la fascia 30-40 e 20-30 anni. Chi cammina è un tipo autonomo, ben informato, ama organizzarsi da solo ed acquista prodotti editoriali dedicati al cammino.

IL MEZZO DI TRASPORTO. Si conferma il trend di pellegrini che si mettono in cammino a piedi (79%), in aumento di 4 punti sul 2015. Sicuramente il numero costante di pellegrini che percorrono in bicicletta la via Francigena (21%) rappresenta una grande opportunità per ampliare maggiormente la fruizione della Via Francigena agli amanti della bici. Un pellegrino su tre ama partire in gruppo, o almeno con un altro compagno di viaggio fin dalla partenza.

MOTIVO DEL VIAGGIO. La motivazione principale di chi si mette in viaggio sulla via Francigena è il cammino stesso, prima ancora della meta. Emergono la spiritualità, conoscenza dell’io e ricerca intima che avvicina con la natura e con l’ambiente che ci circonda. La Via Francigena offre un tempo per riflettere, per pensare, per scoprire. L’aspetto culturale è altrettanto importante: il cammino riserva un viaggio nella storia, nel tempo e nella cultura europea.  Rimane stabile al 15% la motivazione religiosa. In crescita l’interesse legato alla scoperta dei prodotti gastronomici del territorio che spesso sono in grado di allietare la tappa a fine giornata e diventano un modo per conoscere le tradizioni locali lungo la Via Francigena.

PROVENIENZA. La conoscenza della Via Francigena è in aumento su scala europea. Se è vero che circa il 70% è italiano, sempre più la Via Francigena si rivela un itinerario internazionale che attira pellegrini da tutto il mondo. In Europa i camminatori più numerosi provengono rispettivamente da Francia, Spagna, Germania, Svizzera, Austria, mentre dal resto del Mondo le provenienze maggiori arrivano da Stati Uniti, Canada, Brasile, Norvegia, ma si segnalano presenze in aumento da Giappone, Corea del Sud, Australia, Messico, Perù, Venezuela.

PERIODO E TAPPE DI PARTENZA. Nonostante il clima caldo, la maggior parte delle partenze si concentra nel periodo estivo: luglio ed agosto sono i mesi che vedono sul cammino una maggiore frequenza, anche in relazione alla possibilità di prendere le vacanze per un medio-lungo periodo.  Nel periodo primaverile e autunnale si concentra invece in modo maggiore la presenza di pellegrini non italiani. Da segnalare che si registrano presenze di pellegrini tutto l’anno, anche nei mesi invernali dicembre, gennaio, febbraio.
Alcune località sulla Via Francigena sono ritenute particolarmente strategiche per cominciare il cammino, almeno è quanto emerge dall’analisi dei dati. In Svizzera un numero crescente di pellegrini inizia da Losanna, che consente in alcuni giorni di cammino di arrivare ad uno dei luoghi mitici del percorso, il Passo del Gran San Bernardo. In Italia le città scelte principalmente per la partenza sono Fidenza, Lucca, Siena, Viterbo.

DURATA DEL CAMMINO. Il periodo medio è di 7-8 giorni (50%), anche se molti scelgono di camminare ad esempio nei weekend o nei “lunghi” ponti primaverili sulla Via Francigena. Oltre il 20% cammina invece più di due settimane.
(Fonte: viefrancigene.org)

 

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Le mulattiere reali del Parco Nazionale Gran Paradiso anche in versione hi-tech! http://www.montagna.tv/cms/104305/le-mulattiere-reali-del-parco-nazionale-gran-paradiso-anche-in-versione-hi-tech/ http://www.montagna.tv/cms/104305/le-mulattiere-reali-del-parco-nazionale-gran-paradiso-anche-in-versione-hi-tech/#respond Thu, 23 Feb 2017 10:00:45 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=104305 I meravigliosi scenari delle mulattiere del Parco Nazionale Gran Paradiso alla portata di tutti. Come? Virtualmente, su tablet e pc. E’ questo il progetto del PNGP per far visitare le antiche mulattiere agli escursionisti e agli appassionati, ma anche a chi non conosce il territorio dell’area protetta.

Il tour virtuale propone tre itinerari tra Valsavarenche (versante valdostano) e Valle Orco (versante piemontese), una sorta di “street view” fra boschi e torbiere, costeggiando piccoli torrenti e raggiungendo le case di caccia degli antichi sovrani. Immagini panoramiche permettono di visualizzare il territorio proprio come se ci si trovasse davvero sul sentiero. Il tour virtuale è utile anche durante l’escursione vera e propria perchè offre la possibilità di leggere, in alcuni specifici punti del tragitto, informazioni e approfondimenti sulla fauna, la flora, il paesaggio e la storia dell’area protetta inseriti tramite contenuti multimediali, anche perchè la finalità del progetto non è di certo quella di sostituire un’esperienza “reale”.

Il Parco Nazionale Gran Paradiso è attraversato da una fitta e riconosciuta rete di itinerari escursionistici costituita dalle antiche mulattiere reali, create nella seconda metà dell’800 dai Savoia: all’epoca venivano utilizzati per mettere in comunicazione fra loro le Case Reali di Caccia, costruite in quota e destinate ad ospitare il Re Vittorio Emanuele II durante le sue lunghe battute di caccia estive, mentre oggi sono percorsi molto apprezzati dagli escursionisti e dagli amanti del trekking in montagna. Se in inverno si riduce di molto la possibilità di percorrere e fare passeggiate su questi tracciati, durante la bella stagione i sentieri sono facilmente accessibili e davvero spettacolari.

Per affrontare questa passeggiata virtualmente, è sufficiente entrare sul sito dell’Ente parco, cliccare sull’apposito link e cominciare a vagabondare sui sentieri all’ombra del massiccio del Gran Paradiso.

Ecco gli itinerari:

– VALLE ORCO: Noasca – Casa di Caccia di Gran Piano – Laghi Losere – Strada del Nivolet http://www.pngp.it/trailmeup-noasca

– VALSAVARENCHE: Vers-Le-Bois – Plan Borgnoz http://www.pngp.it/trailmeup-vers-le-bois

– VALSAVARENCHE: Pont – Laghi del Nivolet http://www.pngp.it/trailmeup-valsavarenche

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Un trekking per tutti nel territorio del Pianalto per celebrare la “Merla” http://www.montagna.tv/cms/102971/un-trekking-per-tutti-nel-territorio-del-pianalto-per-celebrare-la-merla/ http://www.montagna.tv/cms/102971/un-trekking-per-tutti-nel-territorio-del-pianalto-per-celebrare-la-merla/#respond Wed, 25 Jan 2017 09:05:08 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=102971 POIRINO, Torino — I giorni della Merla (i tre giorni di fine gennaio considerati i più freddi dell’anno) si avvicinano e, per domenica 29 gennaio, nell’ambito del progetto “Sentiero Verde 2017” patrocinato dalla Città Metropolitana di Torino, l’associazione di promozione sociale “Camminare Lentamente” di Villanova d’Asti propone la “Camminata della Merla a Poirino: quattro passi nel territorio del Pianalto”. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’associazione per il museo storico “Prima ch’a ven-a neuit” ed è una passeggiata ad anello di circa 10 km.

La partenza è prevista dall’antico “ciòché” (campanile) del paese, con il successivo percorso nel centro storico e nelle campagne poirinesi. Si costeggia il torrente Banna fino a raggiungere l’omonima frazione, rinomata per il castello, la tenuta, i laghetti e il giardino. Giunti alla strada statale che collega Torino ad Asti, la si attraversa sulla strada comunale del Pometto, in direzione della storica borgata Palazzo, dove si trova il più antico castello del territorio. Si rientra poi nella piazza principale di Poirino, percorrendo corso Fiume nella parte più bassa del paese.

Il ritrovo dei partecipanti è fissato per le 13,30 in piazza Italia (angolo Caffè Carignano). La partenza è in programma alle 14, mentre il rientro è previsto intorno alle 17, con servizio di ristoro finale per tutti i partecipanti.

Il percorso è accessibile a tutti e si snoda quasi totalmente su sentieri sterrati: si consiglia pertanto l’utilizzo di scarpe da trekking. La partecipazione alle iniziative di “Camminare Lentamente” è riservata ai soci. La tessera annuale di socio ordinario costa 8 Euro ed è gratuita per i minori di 18 anni. La quota di partecipazione alla passeggiata del 29 gennaio a Poirino è di 3 Euro.

Per informazioni e iscrizioni entro il 27 gennaio si possono contattare Paolo Tessiore al cellulare 380-6835571 o Angelo Gilardi al 349-7210715, oppure scrivere a camminarelentamente2@gmail.com

Ulteriori informazioni sono reperibili nel sito Internet www.camminarelentamente.it

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Ecco la via Postumia, un magnifico percorso per i “pellegrini” http://www.montagna.tv/cms/102227/ecco-la-via-postumia-un-magnifico-percorso-per-i-pellegrini/ http://www.montagna.tv/cms/102227/ecco-la-via-postumia-un-magnifico-percorso-per-i-pellegrini/#respond Thu, 12 Jan 2017 13:00:58 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=102227 GENOVA — C’è un nuovo grande cammino mappato per i “pellegrini”: si tratta della via Postumia, nata per collegare due porti della penisola, Genova e Aquileia, e che ricalca a grandi linee la via consolare, che da Postumio Albino – che la fece costruire intorno al 148 a.C. – prende il nome. Treviso, Verona, Mantova, Cremona, Piacenza erano alcune delle città della Pianura Padana che il percorso toccava. Le testimonianze parlano di un pellegrino che la percorse tra il 333 e il 334 dopo Cristo, proveniva dalla Gallia (precisamente dalla città di Burdigala, l’attuale Bordeaux) ed era diretto in Terrasanta. Fu lui stesso a raccontare il suo viaggio, in un diario che prende il nome di Itinerarium Burdigalense, in cui sono raccolte minuziosamente tutte le tappe percorse.

Oggi sul percorso si possono trovare tracce della grande storia che va da Roma antica al Rinascimento. Le strade sono svariate, vie ciclopedonali, argini e sterrate di campagna con paesaggi di pianura e fluviali, alla portata di tutti. Il tracciato, non fisso, comprende i Colli Berici e le colline del Garda, si valica l’Appennino risalendo la valle Scrivia e, sul finale, si vede Genova dall’alto dei suoi forti.

Lungo tutto il percorso, che non è scandito da tappe fisse, è stata individuata la rete dell’ospitalità (B&B, aziende agrituristiche, ostelli, alberghetti e strutture religiose). Il progetto infatti mira alla creazione di microeconomie nei piccoli centri, con la prospettiva di nuovi posti di lavoro.

La Via Postumia è interamente segnata con frecce gialle, paletti di legno e adesivi, in direzione di Santiago.

Un elenco dell’ospitalità convenzionata si trova sul sito dei Pellegrini di Belluno.

La Via Postumia non ha ancora un sito dedicato, ma esiste un gruppo Facebook Amici della Via Postumia, dove trovare informazioni, organizzare il proprio viaggio con eventuali compagni di cammino e contattare il gruppo di volontari che lavora al progetto.

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Le Guide Ambientali Escursionistiche firmano accordo con Federparchi http://www.montagna.tv/cms/100446/le-guide-ambientali-escursionistiche-firmano-accordo-con-federparchi/ http://www.montagna.tv/cms/100446/le-guide-ambientali-escursionistiche-firmano-accordo-con-federparchi/#comments Fri, 25 Nov 2016 09:35:19 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=100446 “Firmato accordo con Federparchi. Le Guide Ambientali Escursionistiche italiane avranno il compito di monitorare il territorio al fine di tutelare l’immenso patrimonio naturalistico italiano”. Lo ha annunciato Stefano Spinetti, Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche Italiane. “Siamo dunque dinanzi a un reale riconoscimento istituzionale del ruolo delle Guide Ambientali Escursionistiche come guardiani del territorio. Le Guide Ambientali Escursionistiche rappresentano una risorsa culturale distribuita sul territorio Italiano con capillarità e sono costituite da professionisti di elevata preparazione culturale/scientifica. I recenti eventi distruttivi legati al dissesto del territorio, ma anche altre criticità ambientali che si sono verificate in passato, spingono le Guide e il mondo delle Aree Protette a volere trasformare la propria collaborazione in uno strumento più incisivo e istituzionalizzato che porti a vedere questa collaborazione come un passo fondamentale nella conoscenza e nella difesa del territorio stesso. Le Aree Protette, per loro peculiarità geografiche, morfologiche naturali intrinseche sono spesso oggetto di criticità ambientali e fenomeni di dissesto nei confronti del territorio stesso e anche della popolazione  in esso compreso. Dunque le Guide Ambientali Escursionistiche avranno il ruolo di monitorare il territorio”.

L’accordo è stato già sottoscritto da alcuni Parchi Nazionali ed Aree Protette.

“Il Mondo dei Parchi Naturali e delle aree protette è certamente molto vicino a quello delle Guide Ambientali Escursionistiche (GAE). Queste infatti – ha dichiarato Giampiero Sammuri,  Presidente Nazionale della Federparchi – spesso diventano l’anello di congiunzione tra il Parco e il pubblico. Le Guide Ambientali Escursionistiche sono i nostri veri ambasciatori sul territorio e dunque è molto importante lavorare in modo stretto con loro. Le Guide Ambientali Escursionistiche avranno ruolo fondamentale anche nella divulgazione e promozione del territorio. Stiamo lavorando attivamente per dare una mano ai Parchi i cui territori sono stati colpiti dal terremoto. Oltre al Parco dei Monti Sibillini – ha continuato Sammuri – abbiamo anche il Gran Sasso e Monti della Laga e stiamo cercando di collaborare per fare in modo che abbiano le possibilità minime operative. La stessa sede del Parco dei Monti Sibillini, a Visso, è attualmente inagibile”.

 

 

(Foto @ AIGAE Facebook Page)

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