Snow – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 21 Dec 2018 12:20:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 Snowboard, Anna Gasser da record: è la prima donna a riuscire in un “salto triplo” – Il Video https://www.montagna.tv/cms/133108/snowboard-anna-gasser-da-record-e-la-prima-donna-a-riuscire-in-un-salto-triplo-il-video/ https://www.montagna.tv/cms/133108/snowboard-anna-gasser-da-record-e-la-prima-donna-a-riuscire-in-un-salto-triplo-il-video/#respond Fri, 16 Nov 2018 09:00:12 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133108 La campionessa già oro olimpico a Pyeongchang Anna Gasser entra nella storia dello snowboard diventando la prima donna a realizzare un triplo cork 1260.

Il salto è stato realizzato al Prime Park Session sul Ghiacciaio dello Stubai, in Austria.

 

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Skipass gratuito per gli under 16 allo studio in Lombardia https://www.montagna.tv/cms/126252/skipass-gratuito-per-gli-under-16-allo-studio-in-lombardia/ https://www.montagna.tv/cms/126252/skipass-gratuito-per-gli-under-16-allo-studio-in-lombardia/#respond Sun, 01 Jul 2018 08:00:50 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=126252 Promuovere e incoraggiare la pratica degli sport invernali grazie a un’agevolazione delle tariffe per gli under 16 di alcuni servizi tra cui lo skipass, che fino all’età designata diventerebbe gratuito. Questa la misura che potrebbe venir realizzata in Lombardia attraverso un emendamento al Piano Regionale di Sviluppo, limitatamente ai ragazzi tra i 4 e i 16 anni che vivono nei comprensori sciistici della regione.

L’incentivo mira ovviamente a incoraggiare l’attività sciistica, sperando che una maggiore apertura verso tutti gli sport invernali arrivi col tempo. Come sottolinea l’assessore agli Enti locali, Montagna e Piccoli Comuni Massimo Sertori, i rilievi costituiscono quasi la metà del territorio lombardo, e il turismo ad essi legato è di rilevanza fondamentale. La tradizione di campioni lombardi nelle discipline invernali è lunga e poggia le sue basi sulle numerose associazioni sportive del territorio.

L’assessore allo Sport e Giovani, Martina Cambiaghi appoggia la proposta, ponendo l’attenzione sulla necessità di dialogo con gli stakeholder, per cercare di far arrivare a compimento l’iniziativa. Anche l’assessore al Turismo e Marketing territoriale, nonché vice campionessa del mondo di sci, Lara Magoni ritiene la proposta per la valorizzazione turistica delle montagne lombarde molto valida.

L’offerta dello skipass gratuito fino ai 16 anni sarebbe un incentivo concreto non solo al turismo nelle zone montuose, ma in tutta la regione. A uscirne arricchita sarebbe l’intera offerta turistica lombarda, che vedrebbe insieme ai giovani intere famiglie tornare a muoversi verso montagne, laghi e città d’arte.

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Federica Brignone: «La mia avversaria più temibile, sono io!» https://www.montagna.tv/cms/125019/federica-brignone-la-mia-avversaria-piu-temibile-sono-io/ https://www.montagna.tv/cms/125019/federica-brignone-la-mia-avversaria-piu-temibile-sono-io/#respond Wed, 06 Jun 2018 12:00:46 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=125019 È una Federica Brignone sorridente e carica di positività quella che abbiamo incontrato alla presentazione della nuova collezione Rossignol 2018-2019 di cui lei è testimone per la linea Apparel. Siamo a Milano in una calda e soleggiata giornata di giugno, lei è appena tornata dalla palestra dove si sta preparando per la nuova stagione in pista, che ancora sembra lontana ma in realtà è dietro l’angolo. «Ad agosto si parte per il Cile e poi per l’Argentina», dice Federica, «poi si torna in Italia e a ottobre ricominciano le gare».

Tante le atlete da battere, per portare a casa l’agognata medaglia, prima tra tutte Mikaela Shiffrin, che «non perde un colpo». «Ma l’avversaria che temo di più sono sempre io», continua la campionessa, medaglia di bronzo di Gigante ai Giochi Olimpici invernali che si sono tenuti lo scorso febbraio in Corea. «Sono una perfezionista, e se sbaglio qualche cosa do la colpa solo ed esclusivamente a me stessa. Non succede solo in gara: se concludo un allenamento e non sono soddisfatta del mio lavoro, mi torturo per ore, anche se so di avere dato il massimo».

Federica Brignone, sci alpino, intervista
La campionessa festeggia la vittoria del super gigante a Lienz, © EuroSport

D’altronde quella frasetta insidiosa, «forse avrei potuto fare meglio», l’ha assalita anche sul podio ai Giochi Olimpici di PyeongChang, dove è arrivata terza dopo Mikaela Shiffrin e Ragnhild Mowinckel. «La prima cosa che pensi, quando ti trovi sul gradino olimpico, è: “Ce l’ho fatta”. È il sogno di una vita che si realizza. Ma l’infinità di emozioni che provi in quel momento lasciano presto il posto alle analisi: “Potevo fare più. Cosa posso fare per migliorare ancora?”. L’Olimpiade è una gara strana, ti prepari per quattro anni e in un minuto ti giochi tutto, è la storia di un giorno e spesso a vincere non è l’atleta migliore. Le variabili, anche se stai bene fisicamente, sono davvero moltissime. E poi, per rimetterti in gioco devi aspettare altri quattro anni».

Mesi e mesi di lavoro intenso, dove la concentrazione si sposta sulle gare di Coppa del Mondo. «L’anno prossimo mi piacerebbe vincere una medaglia, so che posso conquistarla in tutte e tre le discipline ma punto molto sul Gigante, dove mi sento più sicura grazie ai successi già ottenuti e dove sono tra le migliori dieci atlete del mondo. Sogno però di vincerla in SuperG, la specialità che amo di più». Per raggiungere l’obiettivo, si lavora sul piano fisico («20 ore di allenamento effettivo a stagione», spiega Federica) ma anche su quello mentale: gestire lo stress e le aspettative, avere ben chiari gli obiettivi da raggiungere, è altrettanto importante che tenere la traiettoria per un minuto mentre scendi a 140 km/h.

Federica Brignone, sci alpino, intervista
L’atleta olimpica in tenuta pre-gara, © Eurosport

E allora vai di allenamenti, di sedute quotidiane, di consigli, di recupero e riposo. Senza poter permettersi un cedimento. «Se mi capita di non aver voglia di allenarmi, mi chiedo perché. Se stabilisco che è un problema fisico e sarebbe controproducente lavorare, col rischio di dovermi poi fermare più a lungo, mi fermo. Altrimenti, trovo la motivazione: mi chiedo perché lo sto facendo, perché sono lì. Mi alzo e vado ad allenarmi». È questo che fa di una persona, anche talentuosa, una vera atleta. «Io mi alleno in gruppo, con il mio preparatore atletico e altre due ragazze, e anche questo mi motiva», aggiunge la campionessa.

Una vita dedicata la sua, da non avere il tempo nemmeno di rilassarsi dopo una gara e godersi la vittoria. «C’è il controllo antidoping, se hai avuto problemi fisici cerchi di infilarti dal fisioterapista, se sei sul podio devi aspettare la premiazione. Nei giorni di gara, ti alzi alle 5 e stai “in pista” per dieci ore». Ma i momenti di svago arrivano, ogni tanto, magari per un giro di shopping a Milano, dove Federica Brignone è nata 28 anni fa. «Amo questa città, soprattutto perché la vivo a piccole dosi. Mi piace venirci nelle mezze stagioni, quando da noi – in Valle d’Aosta ndr – si spengono tutte le attività».

Federica ama anche la moda, «sportiva ed elegante è il massimo», dice. «Mi piacciono i capi che posso portare in pista e fuori, sono i miei preferiti». Per quanto riguarda gli sci, a due anni aveva già un paio di Rossignol. «Non c’è un modello che prediligo rispetto a un altro», conclude, «anzi, sì: quelli da slalom, perchè sono i più leggeri da portare!».

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Laila Peak, tre francesi strappano la prima discesa assoluta con gli sci a Cala Cimenti e compagni https://www.montagna.tv/cms/123696/laila-peak-tre-francesi-strappano-la-prima-discesa-assoluta-con-gli-sci-a-cala-cimenti-e-compagni/ https://www.montagna.tv/cms/123696/laila-peak-tre-francesi-strappano-la-prima-discesa-assoluta-con-gli-sci-a-cala-cimenti-e-compagni/#respond Tue, 15 May 2018 05:00:05 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=123696 Mentre la stagione alpinistica in Karakorum attende l’estate, la sciistica è già iniziata con quella che pare essere una prima assoluta.  

Secondo quanto riferisce Cala Cimenti, arrivato ieri al campo base del Laila Peak, meravigliosa montagna che appuntita si staglia nel cielo pakistano, tre francesi, arrivati una settimana fa, sono riusciti a realizzare la prima discesa con gli sci della montagna. 

I tre arrivano dalla Val d’Isere e si chiamano Boris, Tof e Carol, una maestra di sci, una futura guida alpina e una guida alpina. Sentiremo sicuramente parlare di loro perché tre giorni fa, precisamente l’11 maggio questi tre ragazzi hanno sciato dalla cima il Laila. Hanno atteso pazienti la prima giornata di bel tempo, sono saliti veloci e l’hanno sciata, in polvere” scrive Cimenti.

Boris Langenstein, Carole Chambaret e Tiphaine Duperier prima della partenza – Facebook

Tre alpinisti sono Boris Langenstein, Carole Chambaret e Tiphaine Duperier. 

“Quindi nessuna “nuova linea” per Cala&C. – si legge ancora –, ma la montagna è strepitosa, bella e ripida da far paura”.

Primato quindi strappato per una manciata di giorni, ma Cala Cimenti, Julian Danzer e Matthias Koenig proseguono nella loro spedizione, intenzionati a scalare il Laila e a scenderlo con gli sci. L’acclimatamento inizierà da oggi.

Nel 2016 a tentare la prima discesa con gli sci un altro gruppo di giovani alpinisti italiani, la spedizione si concluse in modo drammatico con la morte di Leonardo Comelli. Domenica scorsa Cala Cimenti si è recato a portare un saluto a Leonardo, che per volere dei genitori è stato sepolto da Michele Cucchi nelle vicinanze di Hushe, l’ultimo villaggio prima del Campo Base del Laila Peak. Il ricordo di Leonardo vive però soprattutto all’aiuto che i compagni di spedizione ed il papà stanno fornendo alla comunità, grazie ad un progetto che prevede un intervento per la scuola e la creazione di un impianto idrico e igienico per il villaggio.

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Riapre Campo Imperatore – di Stefano Ardito https://www.montagna.tv/cms/121650/riapre-campo-imperatore-di-stefano-ardito/ https://www.montagna.tv/cms/121650/riapre-campo-imperatore-di-stefano-ardito/#respond Thu, 05 Apr 2018 05:00:13 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=121650 Dall’Abruzzo innevato, dopo tante cattive notizie, arriva una novità positiva. Giovedì 29 marzo, in tempo per il fine-settimana di Pasqua, hanno riaperto le due seggiovie e le piste di discesa di Campo Imperatore, la più alta e stazione invernale del Gran Sasso e dell’intera regione. 

I 40 sciatori saliti con la prima funivia, e i quasi 1500 del weekend, hanno trovato una situazione più che invernale. Oltre cinque metri di neve, e un freddo ancora molto intenso, sembrano poter garantire un lungo mese di aprile sugli sci. Per chi preferisce lo scialpinismo, le classiche traversate verso la Provvidenza e i Prati di Tivo saranno in condizioni ancora più a lungo. 

Campo Imperatore la funivia

La funivia del Gran Sasso, che sale da Fonte Cerreto fino ai 2130 metri dell’albergo, ha funzionato tutto l’inverno. Ma ha trasportato in quota solo scialpinisti, escursionisti con le ciaspole e alpinisti con piccozza e ramponi. I turisti e i curiosi, sempre numerosi a Campo Imperatore, sono stati scoraggiati dalla chiusura, fino a pochi giorni fa, dell’Albergo e del vicino Ostello.  

Il principale tassello mancante per far rinascere la stazione era però la nuova seggiovia delle Fontari, che riporta gli sciatori verso la stazione a monte della funivia, e senza la quale non è possibile usare l’altro impianto, la seggiovia della Scindarella. 

I lavori della nuova seggiovia, costata 7 milioni di euro, sono iniziati solo a luglio invece che nella primavera scorsa per colpa di lungaggini burocratiche e amministrative e dei difficili rapporti con il Parco. Ha pesato anche il cambio di sindaco e giunta al Comune dell’Aquila, con Pierluigi Biondi (centro-destra) che ha preso il posto di Massimo Cialente (centro-sinistra). 

Straordinario, invece, l’impegno degli operai del Centro Turistico del Gran Sasso e delle ditte in appalto, che hanno operato nel cantiere nei mesi più freddi dell’inverno. I lavori della nuova seggiovia delle Fontari sono terminati a inizio febbraio. Il collaudo da parte dei tecnici del Ministero dei Trasporti si è portato via più di un mese. 

Il giorno dell’inaugurazione, dopo la benedizione di don Nelson Calligari, parroco di Assergi, hanno parlato Luigi Faccia, direttore della Scuola di Sci Assergi-Gran Sasso, e alcuni amministratori pubblici. Guido Liris, vice-sindaco dell’Aquila, ha ringraziato “chi ha lavorato nonostante le condizioni meteo avverse”, e ha confessato a nome dell’amministrazione comunale “il dispiacere per gli addetti ai lavori, per gli albergatori e per tutto l’indotto”.

Campo Imperatore, sciatore

Una giornata comunque positiva” ha aggiunto Domenico De Nardis, amministratore pro-tempore del Centro Turistico del Gran Sasso, la municipalizzata che gestisce la stazione. “Abbiamo sperato di poter riaprire per Natale ma non è stato possibile. Quest’opera è un grande investimento per la montagna aquilana”. 

L’altra notizia positiva della giornata, e di tutto il weekend di Pasqua, è stata la riapertura dell’Ostello di Campo Imperatore, affidato ai fratelli Andrea e Daniele Mancini, e della taverna al seminterrato dello storico Albergo. Per quest’ultima struttura, danneggiata da infiltrazioni d’acqua, bisognerà attendere ancora. 

Ora tocca agli sciatori, che dovrebbero salire numerosi anche dopo la chiusura stagionale (tra l’8 e il 15 aprile) degli altri comprensori abruzzesi. La speranza di amministratori e tecnici è di arrivare con le piste aperte al 13 maggio, quando si concluderà a Campo Imperatore la nona tappa del Giro d’Italia 2018. Per il Gran Sasso e l’Abruzzo sarebbe uno spot straordinario.   

Campo Imperatore, sciatori

La tappa, lunga 224 chilometri e che inizierà da Pesco Sannita, in Molise, arriverà al Gran Sasso dopo un primo Gran Premio della Montagna a Roccaraso. E salirà a Campo Imperatore per una strada mai percorsa dalla corsa rosa, quella da Santo Stefano di Sessanio al Lago Racollo. 

Una strada spettacolare e sinuosa, bellissima. E che per gran parte dell’inverno, e anche il giorno di Pasquetta, la ex-Provincia dell’Aquila e i Comuni non sono riusciti a tenere aperta. Il 13 maggio sarà bene non fare scherzi. 

 

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Abruzzo, dai divieti al dialogo – di Stefano Ardito https://www.montagna.tv/cms/121181/abruzzo-dai-divieti-al-dialogo-di-stefano-ardito/ https://www.montagna.tv/cms/121181/abruzzo-dai-divieti-al-dialogo-di-stefano-ardito/#respond Tue, 27 Mar 2018 04:30:48 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=121181 Si apre finalmente uno spiraglio sulla questione dei divieti di fuoripista (e non solo) in Abruzzo. Sabato 24 a Fonte Cerreto, alla base della funivia del Gran Sasso, alpinisti, freerider, guide alpine e tecnici della neve e delle valanghe hanno incontrato avvocati, giuristi e amministratori della Regione Abruzzo e del Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il risultato è stato incoraggiante. 

Pasquale Iannetti – © Luigi Tassi

L’incontro “Perché vietarci di andare in montagna?” è stato promosso e organizzato dalla guida alpina Pasquale Iannetti. Un protagonista della montagna abruzzese, comparso dopo la tragedia di Rigopiano nei talk-show e sui giornali nazionali perché già nel 1999 aveva formalmente sconsigliato al Comune di Farindola di far costruire l’albergo della morte in quel punto. 

E’ stato di fatto un promotore dell’evento anche Giulio Verdecchia, presidente di Abruzzo Freeride Freedom, l’unica associazione a impugnare, negli scorsi anni, alcune delle ordinanze di divieto. Le sentenze del TAR dell’Aquila, pubblicate nei giorni scorsi, sono state deludenti. 

L’avvocato Roberto Colagrande, tra i relatori del convegno del 24 marzo, nei mesi scorsi ha rappresentato Verdecchia e la sua associazione al TAR.  Nel suo intervento a Fonte Cerreto ha ricordato che i divieti “impediscono di lavorare alle guide alpine e ad altri professionisti legati alla montagna”. E che i ricorsi al TAR avevano lo scopo di “aiutare i sindaci a prendere dei provvedimenti corretti”.  

Roberto Colagrande – © Luigi Tassi

L’avvocato e giurista Vincenzo Cerulli Irelli ha spiegato che “andare in montagna, e mettersi alla prova, risponde a un principio fondamentale di libertà della persona”, e che “non può essere limitato dalle autorità se non in casi gravissimi ed estremi”.

Lo Stato, e quindi i Comuni, secondo Cerulli Irelli, può intervenire per bloccare chi mette in pericolo la sicurezza altrui, non chi affronta un pericolo per sua libera scelta. Anche la nuova legge regionale sulla montagnaimpone agli scialpinisti di avere con sé ARVA, pala e sonda non per limitare le loro attività, ma per salvaguardare gli eventuali soccorritori, che forniscono un servizio pubblico”.  

Questa situazione assurda deve finire qui e oggi” ha affermato Pasquale Iannetti nella sua introduzione all’incontro. Negli interventi successivi Germana Maiolatesi, alpinista e sciatrice dell’estremo, ha invitato a praticare se necessario la disobbedienza civile

Vincenzo Cerulli Irelli – © Luigi Tassi

Fabrizio Antonioli, istruttore nazionale di alpinismo, ha ricordato il caso della falesia di Gaeta, dove gli incontri tra il CAI e il Comune hanno permesso di limitare i divieti. Paolo Baldi, titolare del Rifugio della Rocca di Calascio, ha ricordato che i divieti e le chiusure immotivate delle strade spingono agenzie e guide alpine austriache, altoatesine e tedesche a cancellare l’Abruzzo dai loro programmi

Per la prima volta, a Fonte Cerreto, le proteste dei frequentatori della montagna hanno trovato degli interlocutori attenti

Tommaso Navarra, presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, ha risposto a una domanda di chi scrive affermando che “la montagna dev’essere aperta e fruibile”, e che “tra gli scopi del Parco c’è quello di “accogliere gli appassionati di natura e montagna”. Nessun responsabile di un’area protetta dell’Appennino centrale, fino a oggi, si era mai espresso in questo modo. 

Altrettanto interessante, e foriero di iniziative concrete, l’intervento di Giovanni Lolli, vice-presidente della Regione Abruzzo e appassionato alpinista e scialpinista. “Vedo la questione da due punti di vista” ha esordito, “quello del frequentatore che spesso è costretto è diventare un fuorilegge, e quello dell’amministratore che si rende conto dei problemi della Regione e dei Comuni”. 

Secondo Lolli, alcuni divieti emessi negli scorsi anni dai sindaci erano giusti. “Quando nel gennaio 2017 il Comune di Pietracamela ha ordinato lo sgombero degli alberghi dei Prati di Tivo ha fatto bene, e nei giorni successivi alcuni edifici sono stati investiti da valanghe”. 

Giovanni Lolli – © Luigi Tassi

Il pubblico impreparato, i genitori che portano i bambini sugli slittini devono essere tutelati a tutti i costi” ha proseguito il vice-presidente della Regione. “Lo stesso vale per le strade, come quella per Fonte Cerreto, che può essere messa in sicurezza solo con dei tunnel artificiali”. 

Secondo Lolli, ai piedi del Gran Sasso e non solo, “la Regione Abruzzo deve aiutare lo sviluppo di un turismo che ha nello sci di pista un volano economico importante, ma che è fatto anche di altre attività”. In futuro, dato che il presidente Luciano D’Alfonso è stato eletto il 4 marzo al Senato, lo stesso Giovanni Lolli presiederà la Regione. 

Per qualche mese, chi frequenta la montagna avrà di fronte un interlocutore che sa di cosa parla. E’ una finestra che dobbiamo utilizzare bene” ha concluso Giovanni Lolli. Grazie alla sua mediazione, e a quella della Regione, guide, alpinisti e freerider, insieme a giuristi e avvocati, potranno esporre le loro ragioni ai sindaci e ai responsabili della Protezione civile regionale. Attendiamo con speranza e fiducia.    

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Giorgio Daidola, alla ricerca della curva perfetta https://www.montagna.tv/cms/120606/giorgio-daidola-alla-ricerca-della-curva-perfetta/ https://www.montagna.tv/cms/120606/giorgio-daidola-alla-ricerca-della-curva-perfetta/#comments Sun, 18 Mar 2018 06:00:31 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=120606 Quest’ultimo libro, Sciatori di Montagna (Mulatero Editore), è la ricerca delle radici del mio ‘ski spirit’. Un viaggio nel passato alla ricerca di chi ha influenzato la mia ricerca di una curva perfetta” racconta Giorgio Daidola nome dello sci che non necessita certo di presentazioni.

Oggi sei stato a tracciare curve sopra casa?

Quest’anno sono riuscito a partire solo due volte da casa. Normalmente prendo la macchina e seguo una strada secondaria che mi porta su, dove riesco a mettere le pelli e ad andare. Ci sono molti itinerari qui nelle valli.

Cosa significa sciare oltre le piste?

Significa tutto, significa sciare. Il piacere dello sci sta proprio nel lasciare una traccia. Quella ideale è nella neve polverosa, ma è bello anche in primavera quando si lascia una labile traccia sul manto nevoso. È una sensazione bellissima. C’è da dire però che noi sciatori siamo tutti narcisisti e quando sciamo ci voltiamo indietro a vedere la traccia, la curva. La osserviamo e la valutiamo per capire se è bella o meno.

In pista è bello se fai gare, altrimenti no. Io, quando devo attraversare una pista, ho la pelle d’oca. Ho paura di prendere velocità, di essere investito. La pista è più pericolosa che il fuoripista. In più c’è da dire che oggi pista significa neve artificiale. Una neve molto più dura che consente migliaia di passaggi. La neve naturale di un tempo non lo permetteva. Anche il rumore è diverso su quella neve, il rumore degli sci cambia del tutto da naturale ad artificiale.

Quando hai fatto le prime curve?

Ho cominciato a sciare che non avevo ancora tre anni. Seguendo i genitori ho imparato a fare le prime discese, all’epoca si andava fuori pista. Un modo di intendere lo sci che mi avrebbe affascinato per tutta la vita.

Ho fatto anche tanta pista nella mia vita, ho dovuto farla per diventare maestro di sci. Però erano ancora le piste di neve naturale. Quella artificiale già esisteva, ma la sua funzione era limitata ad omogeneizzare i tratti più ripidi o quelli in cui il sole batteva di più. Solo dopo è diventata una vera e propria alternativa alla neve naturale.

Oggi addirittura alcuni grossi impianti sembrano odiare la neve naturale. Ne vogliono un po’ per imbiancare l’ambiente, una decina di centimetri per dare l’idea di inverno, ma sulle piste vogliono la neve artificiale. Una neve che ha dei costi esorbitanti: quasi il quaranta percento del costo del biglietto. L’artificiale è una sommatoria di acqua, elettricità e battitura continua della pista.

Ci parli della tua grande passione per il telemark?

L’ho scoperto grazie a mio padre, grazie alle sue vecchie foto in cui sciava telemark. Erano gli anni venti e c’era la grande discussione tra telemark e talloni bloccati. Una diatriba che alla fine si è conclusa con la vittoria del tallone bloccato grazie allo sviluppo di attacchi per sci molto più pratici.

Io ho deciso di cimentarmi nel telemark quando mi sono stufato dello sci alpino che, negli anni ’80, aveva raggiunto un livello elevatissimo sia come tecnica che come attrezzo. Sciare così mi sembrava troppo facile (ride).

Cos’hai fatto allora?

Ho studiato le foto e poi sono andato a nascondermi in un posto in cui nessuno potesse vedermi (ride).

La cosa veramente difficile è stata reperire i materiali. Le ditte produttrici erano italiane, ma esportavano tutto all’estero, principalmente negli Stati Uniti, dov’è stato riscoperto il telemark. L’ho scoperto grazie al lavoro con le riviste. I miei collaboratori esteri mandavano notizie e foto dagli USA di questi ragazzi che sciavano a talloni liberi.

Io ho quindi seguito la strada aperta dagli americani e, sempre grazie a loro, mi sono migliorato senza più fermarmi tant’è che ancora oggi scio telemark.

Una tecnica per tutti…

Si, va bene sia per i bambini che per gli anziani. È forse il modo migliore per imparare a sciare, è naturale, è un passo in curva. Si adatta anche a quelli bravi perché è il modo migliore per vivere il freeride e oggi sto scoprendo la sua adattabilità anche alla tarda età. È una tecnica che si adegua ai ritmi e ti permette di andare come preferisci, di fare curve più veloci o più lente. Con il telemark sei più inserito nell’ambiente, sei meno aggressivo, più delicato. È quasi una magia la prima volta in cui provi: sposti il ginocchio in avanti e vedi che lo sci gira, è qualcosa di istintivo. È come il fanale di una motocicletta.

Per rimanere attuali e sul fuoripista, cosa pensi dell’eliski?

Che domanda brutta (ride). Ne penso molto male perché è un modo di vivere lo sci che può dare soddisfazioni in discesa. Un entusiasmo ludico che però manca dalla componente montagna. Fare eliski è come sciare in mezzo ad una risaia, manca tutto.

È un’attività frenetica, non arrivi in vetta godendoti la salita, la cima, l’aria. È un’attività così angosciante con quest’elicottero. Lo dico perché ho peccato. L’ho fatto anche io con i miei amici canadesi, gli stessi che mi hanno introdotto al telemark. Avevano contatti con vari gruppi che facevano eliski e mi han proposto di andare con loro, era tutto gratis e ne ho approfittato.

Rimane però uno sport che proprio non riesco a capire, che non mi affascina, che credo sia da abolire. Potrebbe ancora essere ammissibile in alcuno zone, diciamo che è perdonabile prendere un elicottero per fare una traversata delle Montagne Rocciose dove servono giorni di marcia prima di raggiungere il posto in cui mettere gli sci. Sulle Alpi però dovrebbe essere totalmente abolito. Abbiamo bellissime discese dove non è più possibile andare a causa di quel continuo rombare di elicotteri.

Hai trovato la tua curva perfetta?

No, la sto ancora cercando. La devi approcciare, ti ci avvicini, ma forse non la farai mai. Credo che bisogna sempre aspirare a qualcosa nella vita e la curva perfetta è uno stimolo per continuare a sciare.

Quest’anno faccio 75 anni e a quest’età, con la vecchiaia, la fatica la senti. Per non sentirla devi avere una grande passione, una grande voglia di esprimerti.

Com’è fatta una curva perfetta?

È una curva lenta. Non può essere veloce una curva perfetta. Si può quindi dire che si adatta alla vecchiaia. Sicuramente non deve essere fatta in pista. In pista puoi fare una curva ben condotta. La curva perfetta è una cosa mentale, che si riallaccia ad uno stato d’animo.

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Denis Trento realizza il concatenamento con gli sci dei canali Bonatti e Aigle sul Petit Mont Blanc https://www.montagna.tv/cms/119605/denis-trento-realizza-il-concatenamento-con-gli-sci-dei-canali-bonatti-e-aigle-sul-petit-mont-blanc/ https://www.montagna.tv/cms/119605/denis-trento-realizza-il-concatenamento-con-gli-sci-dei-canali-bonatti-e-aigle-sul-petit-mont-blanc/#respond Sun, 04 Mar 2018 06:00:20 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=119605 Partire con gli sci alle cinque del mattino da Courmayeur, arrivare con le pelli fino al centro del bacino del Miage, per poi risalire e sciare in successione i due canali del Petit Mont Blanc: Bonatti e Aigle. Un concatenamento che il 35enne Denis Trento – guida alpina con alle spalle molte vittorie nelle principali gare di scialpinismo e nelle competizioni di skyrunning – ha realizzato in più di nove ore e mezza di tempo, per un totale di 3200m di salita e più di 44km di sviluppo.

Un’impresa catturata in un video. Pochi minuti, come scrive Denis, in cui è «complicato condensare fatica, dubbi, sconforto ed esaltazione» che si vivono durante un’esperienza simile.

Il canale Bonatti si estende sulla parete nord est del Petit Mont Blanc ed offre una discesa con di fronte il Monte Bianco. Le pendenze arrivano fino ai 50° per un dislivello di circa 1700m. Partendo infatti da 3460 metri si arriva fino a quota 1700m.

La prima discesa con gli sci del canale Aigle risale invece al 1979, ad opera di Stefano de Benedetti. Il canale si sviluppa tra la cima del Petit Mont Blanc e l’Aiguille d’Aigle, sfociando nel ghiacciaio del Miage a 2400m. Anche in questo caso si tratta di una discesa impegnativa, per le pendenze fino a 50° ed il notevole dislivello.

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Vento e Neve. In Abruzzo la quinta edizione dei Mondiali di Snowkite https://www.montagna.tv/cms/118825/vento-e-neve-in-abruzzo-la-quinta-edizione-dei-mondiali-di-snowkite/ https://www.montagna.tv/cms/118825/vento-e-neve-in-abruzzo-la-quinta-edizione-dei-mondiali-di-snowkite/#respond Sun, 11 Feb 2018 09:00:24 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=118825 I più forti rider del mondo si sfideranno sulle montagne del Comprensorio sciistico dell’Alto Sangro per la quinta edizione del campionato del mondo di snowkite dal 14 al 18 febbraio. L’evento si inserisce all’interno di un tour mondiale promosso dalla International Kiteboarding Association, membro di World Sailing e in collaborazione con  FIS (Federazione Internazionale dello Sci) su singoli eventi di snowkite.

Le discipline in evidenza saranno Course Racing, Long Distance e soprattutto la Formula GPS.

L’adozione dell’innovativa formula GPS

 La tappa di Roccaraso, nel comprensorio sciistico dell’Altosangro, è organizzata da A.S.D Outdoor 360 e dalla scuola di Snowkite SnowkiteRoccaraso.com. La particolarità della Tappa di Roccaraso consiste nell’adozione dell’innovativa Formula GPS nella quale gli atleti sono dotati di un sistema di tracciamento che registra costantemente i loro movimenti ed un software che valuta le loro performance. Gli atleti saranno chiamati a compiere, in sessioni di gara di 60 minuti, più chilometri, piu variazioni in altezza e più distanza dal punto di partenza; non più percorsi prestabiliti dunque, ma totale libertà nella scelta dei tracciati. Una scelta in controtendenza rispetto alle regate classiche che utilizzano le boe per delimitare il campo di gara. La scelta del format GPS ha richiesto la costruzione di software dedicato che gli organizzatori sentono di dover portare avanti ed estendere ad  altre discipline. Oltre al sistema GPS  gli atleti dovranno portare con sè ARVA, pala e sonda questo per garantire la massima sicurezza. Per prevenire il rischi l’organizzazione segnalerà durante le fasi del rider meeting le zone con maggiori pericoli e le zone con pendenze importanti.

Foto @ Luigi Tassi

Le abilità dei migliori atleti

Il contesto montano è per sua natura sottoposto a maggiore variazione nella direzione e nell’intensità dei venti dovuti alla variazione di altitudine ma soprattutto alla conformazione delle montagne stesse che fa si che nel giro di pochi metri un rider possa avere buone condizioni di vento o condizioni di vento assente. Ebbene l’abilità dei più bravi consiste non solo nella velocità e nel coraggio bensì nella capacità di interpretare correttamente queste variazioni e nello scegliere il percorso con le condizioni meteorologiche migliori.  Niccolò de Simone – organizzatore dell’evento –  spiega quali sono le regole: “Le regole sono  semplici, percorrere in una determinata unità di tempo più chilometri, più variazioni in altezza e più perimetro complessivo attraverso l’utilizzo di un GPS, massima libertà quindi e possibilità di scegliere il proprio percorso”. Circa le motivazioni e gli obiettivi  relative all’organizzazione dei mondiali di snowkite nel Comprensorio sciistico dell’Alto Sangro – afferma Niccolò de Simone – vi sono la volontà di offrire alle aziende format innovativi legati a discipline emergenti  e spettacolari per uscire fuori dagli schemi classici di sponsorizzazione e creare un evento con un format di gara che sia apprezzato dagli atleti. Due elementi fondamentali per la buona riuscita dell’evento”.  Per il sindaco di Roccaraso, Francesco Di Donato, il campionato del mondo di snowkite “rappresenta un’ulteriore occasione per misurare la nostra capacità di ospitare manifestazioni che proiettano l’immagine della nostra località oltre confine. In più, si tratta di una disciplina sportiva guardata con grande attenzione dai giovani che rappresentano il segmento di mercato sul quale stiamo facendo gli sforzi più importanti in termini di promozione turistica”.

 Che cos’è lo snowkite

Nato dall’ unione tra un’ala da kitesurf e gli sci o lo snowboard per “navigare” sulla neve e seguire il vento, lo Snowkite è uno sport in cui intuito, spirito di libertà e sicurezza non possono mancare.  Lo snowkite è come uno skilift ma è privato ed ecologico. Porta il rider dove vuole, sul piano, in salita ed in discesa, senza volare e senza pericolo. Chiunque sappia scendere da una pista con sci o tavola e abbia più di 12 anni può iscriversi ad un corso di Snowkite.

Perchè la scelta del comprensorio sciistico dell’AltoSangro

“Di fondamentale importanza anche la location dell’evento – spiega il presidente del Consorzio Skipass Alto Sangro, Bonaventura Margadonna –  da sempre ospitiamo competizioni agonistiche di livello internazionale e siamo convinti che questo campionato del mondo rappresenti per noi un’occasione straordinaria per mettere in vetrina le potenzialità dei nostri impianti e delle nostre strutture”. Il comprenorio sciistico dell’Altosangro è infatti particolarmente adatto alla pratica dello snowkite per la conformazone delle montagne. Vi sono infatti ampie zone con pendii non eccessivamente ripidi e con assenza di alberi. Condizioni essenziali per la pratica dello snowkite in sicurezza. Inoltre la presnza di impianti di risalita efficenti e ben distriubuiti consentono uno spostamento molto rapido nei diversi campi gara.

 I diversi Campi Gara

L’organizzazione individuerà giorno per giorno le diverse location dell’evento. Fra i possibili campi gara vi sono la piana delle Cinque Miglia, Vallefredda, Toppe del Tesoro e Monte Pratello. Le comunicazioni avverranno sulla pagina Facebook degli organizzatori https://www.facebook.com/snowkiteroccaraso/.

 

 

Programma

Martedi Feb 13
20.00 – 21.30 pre – iscrizioni presso la piazza di Roccaraso

Mercoledì, Feb 14
10.00 alle 16.00 gara test e sopralluogo dei gampi gara con partenza da Pizzalto
20.00 – 22.00 Analisi dei test e preiscrizioni  presso il Gran caffè di Rivisondoli

Giovedì, Feb 15
8.30 -9.30: Iscrizioni ufficiali a Pizzalto
9.30 10.00 Rider meeting
11.00 Race Start

15.00 fine  gara.
15.30 meeting a Lago D’Avoli
19.00 Upload GPX File 
21.30 analisi dei risultati press oil Gran Caffè di Rivisondoli

Venerdì, Feb 16
9.00 Rider meeting
10.00 Race Start

15.00 End of the race.
15.30 Meeting a Lago D’Avoli
19.00 Upload dei file GPX 
21.30 analisi dei risultati press oil Gran Caffè di Rivisondoli

Sabato, Feb 17
Rider meeting
11.00 Race Start

15.00End of the race.
15.30 meeting in Lago D’Avoli
19.00 Upload GPX File 
21.30 analisi dei risultati press oil Gran Caffè di Rivisondoli

Domenica, Feb 18
9.00: Rider meeting at Pizzalto
10.00 Race start
13.00 End of the race.
13.00 Upload GPX file and send to info@snowkiterccaraso.com
14.30 Premiazioni presso il piazzale di Pizzalto

 

 

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Freeride in Abruzzo, tra diffidenza e divieti. Intervista a Giulio Verdecchia – di Stefano Ardito https://www.montagna.tv/cms/118728/freeride-in-abruzzo-tra-diffidenza-e-divieti-intervista-a-giulio-verdecchia-di-stefano-ardito/ https://www.montagna.tv/cms/118728/freeride-in-abruzzo-tra-diffidenza-e-divieti-intervista-a-giulio-verdecchia-di-stefano-ardito/#comments Thu, 08 Feb 2018 06:00:46 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=118728 La valanga di domenica 4 febbraio a Campo Felice, che ha causato la morte degli sciatori romani Massimo Urbani e Massimo Franzè e il ferimento del loro amico Amerigo Guerrazzi, ha riaperto la discussione sul fuoripista e sul freeride in Abruzzo. 

La dinamica dell’incidente è stata subito chiara agli uomini del Corpo Nazionale Soccorso Alpino. Nei giorni precedenti l’alternanza di scirocco e gelate aveva trasformato i pendii dell’Anfiteatro di Campo Felice, come tanti altri sull’Appennino, in delle lastre di ghiaccio. 

Sabato 3 ha nevicato, la neve è stata accumulata dal vento ma è rimasta instabile. La slavina sarebbe potuta partire da sola. Quando i tre sciatori, bravi ed esperti ma non abituati a muoversi lontano dalle piste (lo dimostra anche il fatto che erano privi di ARVA) si sono spinti sul pendio il loro peso l’ha staccata. 

Anche se la responsabilità è delle vittime, il dolore per quanto è accaduto rimane, come il cordoglio per le loro famiglie. Per capire le prospettive dello sci fuoripista nella regione, e i suoi difficili rapporti con le stazioni sciistiche e i Comuni, abbiamo parlato con Giulio Verdecchia

Uno sciatore romano, commercialista ed ex direttore amministrativo di aziende multinazionali, che ama e frequenta l’Appennino da decenni. E che, con l’associazione Abruzzo Freeride Freedom, si batte contro i divieti che ritiene immotivati e illegittimi di sciare fuori dalle piste battute.

Prima di tutto esprimo il cordoglio mio e della mia associazione per le vittime dell’incidente di domenica” esordisce Verrecchia. “Poi ribadisco che l’Abruzzo e le regioni vicine sono dei paradisi per il fuoripista e lo scialpinismo”. 

Noi freerider, dappertutto, cerchiamo la neve appena caduta. Le faggete dell’Appennino, a differenza dai boschi di abete delle Alpi, permettono di sciare passando tra un albero e l’altro. E, naturalmente, consentono di divertirsi senza temere eventuali slavine”.

Giulio Verdecchia ribadisce che il fuoripista non è un’attività per pazzoidi. “Sulle Alpi e in America, il fuoripista e il freeride (i due termini sono di fatto sinonimi) sono una parte importante del mercato dello sci. Molte aziende che producono materiali hanno sviluppato dei prodotti dedicati, a iniziare dagli sci larghi”.

L’altro punto su cui il presidente di Abruzzo Freeride Freedom insiste è quello del rischio. “In Italia, come negli altri Paesi alpini, le valanghe uccidono in media 20 persone ogni anno, e di questi solo 5, sempre in media, sono sciatori fuoripista. Il rischio c’è, ma è contenuto”.

Freeride in Abruzzo, foto @ Giulio Verdecchia

Secondo Verdecchia, la situazione dell’Appennino di oggi è la stessa delle Alpi trent’anni fa, quando il fuoripista e il freeride hanno iniziato ad andare di moda. Anche lì si è passati dal panico e dai divieti alla collaborazione e ai servizi dedicati.

A Courmayeur, ad Alagna, a Gressoney o ad Artesina il fuoripista è una parte dell’offerta turistica. A Verbier, nel Vallese, il 90% degli sciatori fa freeride” continua. “Chi scia in Svizzera o in Austria, o a Chamonix o a La Grave in Francia, scopre che lo sci fuoripista ha la stessa dignità di quello sui tracciati battuti”.   

A Sankt Anton, nel Tirolo austriaco, la mappa delle discese in neve vergine si ritira all’ufficio turistico o si scarica dal sito. Dopo forti nevicate, le zone pericolose vengono chiuse, e le slavine vengono fatte staccare con l’esplosivo”. 

Certo, anche i praticanti devono essere all’altezza della sfida. “Fuoripista e freeride non si improvvisano, chi li vuole praticare deve imparare con le guide alpine, al Nord o in Abruzzo, e magari continuare a sciare con loro. Occorre essere sempre attrezzati con ARVA, pala e sonda”.  

I gestori delle stazioni e i Comuni, invece, dovrebbero studiare cosa si fa sulle Alpi, pubblicizzare gli itinerari possibili, vietare solo le zone davvero a rischio. Per Roccaraso, un dépliant di Abruzzo Freeride Freedom indica le zone pericolose (in arancione) e quelle da vietare totalmente (in rosso) per il rischio di staccare slavine che potrebbero investire le piste.  

Ci vorrebbero anche qui le “ski patrol” americane o i “pisteurs-sécouristes” valdostani, delle guide alpine che hanno seguito un apposito corso, che possono bloccare gli incapaci e dare consigli preziosi a tutti gli altri” continua Giulio Verdecchia. 

L’unica cosa che non serve sono le ordinanze di divieto, magari senza limiti di tempo, che i Comuni abruzzesi (e solo loro!) hanno emesso negli ultimi inverni. Il 7 marzo, il TAR dell’Abruzzo discuterà finalmente i ricorsi di Abruzzo Freeride Freedom contro i divieti dell’inverno 2016-2017 emessi dalle amministrazioni di Roccaraso e L’Aquila.

Il fuoripista non è proibito per legge, un provvedimento del genere può arrivare solo dalla Regione o dallo Stato. Vietarlo in un singolo comprensorio sciistico sarebbe come se il sindaco di Roma vietasse di andare in bicicletta o in motorino

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