Estremo – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 19 Jan 2018 13:26:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 “Curvas peligrosas” il video di Boissenot, Gentet e Roguet sullo sci ripido in Perù http://www.montagna.tv/cms/117476/curvas-peligrosas-il-video-di-boissenot-gentet-e-roguet-sullo-sci-ripido-in-peru/ http://www.montagna.tv/cms/117476/curvas-peligrosas-il-video-di-boissenot-gentet-e-roguet-sullo-sci-ripido-in-peru/#respond Sun, 14 Jan 2018 09:00:44 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=117476 E’ uscito il video dell’esperienza peruviana dei tre sciatori francesi Yannick Boissenot, Frederic Gentet e Stéphane Roguet. I tre sciatori avevano già nel curriculum alcune discese di livello sul massiccio del Monte Bianco come la via austriaca a Les Courtes, e la parete sud dell’Aiguille du Moine.

Nel mese di dicembre hanno deciso di passare un po’ di tempo in Perù dove sono andati alla ricerca delle vie di ripido più interessanti del luogo. Dopo essere arrivati a Lima si sono diretti in pullman verso la cittadina di Huaraz. Da qui è iniziato il loro viaggio che li ha portati a scendere dalla parete sudest dell’Artesonraju (6025m), poi  lo Huascaran (6768m) e infine la parete nord del Tocllaraju (6034m).

 

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Michele Pontrandolfo: dopo 20 anni di spedizioni polari è sfiancante ricominciare sempre da zero http://www.montagna.tv/cms/115758/michele-pontrandolfo-dopo-20-anni-di-spedizioni-polari-e-sfiancante-ricominciare-sempre-da-zero/ http://www.montagna.tv/cms/115758/michele-pontrandolfo-dopo-20-anni-di-spedizioni-polari-e-sfiancante-ricominciare-sempre-da-zero/#comments Sun, 19 Nov 2017 06:00:38 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115758 “Io non faccio sport estremi”. Si presenta così Michele Pontrandolfo, pordenonese classe 1971, che preferisce essere definito “esploratore polare” e in effetti, dopo 18 spedizioni in alcune delle aree più desolate del pianeta, ha di sicuro accumulato un freddo bagaglio di esperienze. Abbiamo approfittato di questo suo periodo di riposo, al caldo di una stufa, per scoprire da dove nasce questa sua passione.

A 29 anni la prima esplorazione polare. Cosa ti ha spinto verso questi ambienti?

Sono sempre stato attratto dall’ambiente nevoso, quando ero piccolo, e poi glaciale e montano crescendo. Amavo vivere in modo intenso l’ambiente invernale stando via anche più giorni poi, nel 1998, ho deciso di provare, di buttarmi in una spedizione scialpinistica sulla costa orientale della Groenlandia. Per farlo ho contattato un esperto di spedizioni polari e così il progetto si è concretizzato in un tentativo di traversata del ghiaccio groenlandese. Un’idea che in parte mi preoccupava. Per me, che non avevo esperienza di spedizioni, era un progetto ambizioso. Sono però riuscito a coinvolgere due amici in questo progetto costruito in due lunghi anni di lavoro.

Come mai così tanto tempo?

Perché in Italia è veramente faticoso trovare informazioni sulle esplorazioni polari. Questo è dovuto al fatto che sono davvero pochi gli italiani che han fatto qualcosa di significativo a livello polare. Comunque sono riuscito ad ottenere le informazioni che mi servivano e poi sono partito.

Quindi la tua iniziazione al freddo polare è stata voglia di sperimentare quelle condizioni?

“Sperimentare” è un termine che non mi piace molto. Preferisco dire che è stata la voglia di conoscere questo ambiente su cui era così difficile avere informazioni. Ricordo che andavo in cerca di notizie e dati come un lupo affamato.
Grazie alla libreria e alla biblioteca di Pordenone sono riuscito a trovarmi tra le mani libri rarissimi, ma anche i classici originali. Testi dei primi del ‘900 come quello di Shackleton e altri rarissimi visti e studiati in versione originale.

Così hai fatto 18 spedizioni in uno degli ambienti più severi del pianeta. Cosa ti spinge a tornarci ancora?

La voglia di assaporare gli istanti delle giornate. Pare retorica, ma è una cosa che dico con il cuore.
Non è tanto per star da soli al freddo. È più per il fatto di trovarti in completa solitudine in un ambiente grosso come l’Europa. Certo, ci sono le basi scientifiche ma quando sei in mezzo al continente stai a mille chilometri dalla prima forma di vita umana e in quel momento vivere un tramonto o una situazione difficile significa esserci al cento per cento.

Come ci si prepara per vivere queste esperienze?

È una preparazione che dura anni, nel senso reale della parola. In un anno posso prepararmi fisicamente, ma sulla parte psicologica bisogna lavorarci per anni. Bisogna affrontare esperienze in grado di fornirti un bagaglio che ti permetta di gestire le varie situazioni che si possono venire a creare. Io, ad esempio, ho sempre avuto l’attrattiva per le uscite scialpinistiche quando il tempo non è buono. Non lo faccio per rischiare, ma per capire come reagisco a livello psicologico quando le cose non vanno secondo i piani.

E invece come si torna alla normalità dopo mesi in solitudine?

Sei costretto a tornarci. È anche vero però che dopo sessanta, settanta o ottanta giorni rientrare a casa è un rilassamento perché quando stai in spedizione sei sempre sotto tensione.

E la vita sociale?

Purtroppo con il tempo e con le esperienze tendi ad isolarti sempre di più. Io ho qualche amico, ma non esco quasi mai e tendo a non parlare molto della mia attività. Sono abbastanza orso.

Hai nuovi progetti per il futuro?

La vedo nera perché l’esplorazione polare costa tantissimo ed è difficile in Italia trovare qualcuno interessato a finanziare queste esperienze. Io, negli ultimi anni, ho avuto la fortuna di trovare una grossa azienda che mi ha seguito e sostenuto credendo davvero nel mio progetto. Ma non sempre è facile trovare uno che ti dica “va bene ti sosteniamo sempre e comunque”. Molto spesso quando le cose vanno male o quando si rientra senza aver completato la spedizione perché qualcosa è andato storto si deve ricominciare tutto da capo. Io sono arrivato a 46 anni, non dico che sono vecchio perché Messner aveva 49 anni alla sua prima traversata mentre io con due anni in meno di lui ne ho già 18 alle spalle.
Ora io vorrei fare un ultimo tentativo in Antartide, ma non riesco davvero più a trovare nessuno che mi sostenga. Ed è sfiancante ripartire sempre da zero.   

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Per la prima volta in Italia l’incredibile volo in parapendio di Antoine Girard http://www.montagna.tv/cms/114110/per-la-prima-volta-in-italia-lincredibile-volo-in-parapendio-di-antoine-girard/ http://www.montagna.tv/cms/114110/per-la-prima-volta-in-italia-lincredibile-volo-in-parapendio-di-antoine-girard/#respond Wed, 04 Oct 2017 05:00:33 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=114110 Sono passati pochi mesi da quando, il 23 luglio 2016, il francese Antoine Girard ha stabilito un nuovo record di volo in parapendio, volando sopra il Broad Peak nel Karakorum in Pakistan raggiungendo l’incredibile quota di 8157 metri.

Sabato 7 ottobre Girard sarà ospite al teatro Modernissimo di Nembro e racconterà, per la prima volta in Italia, la sua impresa. Scopri di più su Valseriananews

 

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Correre (e vincere) contro… una funivia! http://www.montagna.tv/cms/111159/correre-e-vincere-contro-una-funivia/ http://www.montagna.tv/cms/111159/correre-e-vincere-contro-una-funivia/#comments Sun, 30 Jul 2017 06:31:17 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=111159 I catalani la velocità in montagna sembrano avercela nel sangue. Infatti Laura Orgué, catalana classe 1986, prima di partecipare e vincere per la terza volta la Dolomites Skyrace, ha approfittato di una visita in Val Fosca e gareggiare contro una funivia, La Orgué è riuscita a vincere la singolare sfida impiegando 16’20” per salire 340 metri di dislivello positivo percorrendo 600m di distanza, non su un sentiero ma su un terreno vario e selvaggio.

 

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Mountain Bike: la gara più dura del mondo a un pizzaiolo di Bellusco http://www.montagna.tv/cms/111135/mountain-bike-la-gara-piu-dura-del-mondo-a-un-pizzaiolo-di-bellusco/ http://www.montagna.tv/cms/111135/mountain-bike-la-gara-piu-dura-del-mondo-a-un-pizzaiolo-di-bellusco/#respond Tue, 25 Jul 2017 06:40:31 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=111135 Rodney Soncco Zuniga ce l’ha fatta: è arrivato primo alla prima edizione della Inca Divide. L’italiano, di origini peruviane, pizzaiolo di Bellusco (in Brianza) è riuscito a chiudere la gara più dura al mondo di Mountain Bike che corre tra Perù ed Ecuador, in soli diciotto giorni. Una gara con distanze da capogiro, 63 mila metri di dislivello, 3.500 chilometri da percorrere arrivando fino a 4.700 metri di quota, tutto in totale autonomia di acqua, cibo e riparazioni in massimo 26 giorni. L’organizzazione forniva solo Gps per sicurezza, qualche cancello obbligato e la squalifica in caso di più di 48 ore di inattività. 

La sfida della più dura gara di Mountain Bike mai esistita è stata raccolta da soli unidici persone da dieci paesi del mondo. Rodney all’arrivo a Quito ha detto: “Dopo 18 giorni di pura follia sto molto bene, sì ho finito la gara in 18 giorni con un vantaggio di 3 giorni dal secondo, incredibile questa gara e l’organizzazione”.

Altitudine, freddo, vento e pioggia, con temperature tra i tre e i quindici gradi, quello che ha dovuto passare è stato veramente al limite. Durante la gara scriveva su Facebook: “Situazione: freddo infinito, crisi di fame, tante salite e un panorama stupendo, inizio a sentire le ginocchia ballare. È davvero incredibile ciò che stiamo passando”.

@Facebook Rodney Soncco

Il giorno peggiore lo passa quando deve fare una salita di 50 km di sterrato nel fango. Dieci ore in sella dove arriva a pensare di ritirarsi: “Pensavo anche a tutti gli sforzi fatti prima in allenamento per affrontare ogni situazione e non ho mollato, sapevo che prima o poi finiva, e ogni giorno sarebbero stati sempre meno chilometri da fare”.

All’arrivo ha commentato così anche il ritrovo con il suo Perù:” È stato bellissimo trovare me stesso e la mia strada, capire che quello che voglio fare è questo, essere un ultra ciclista, pedalare tra paesaggi incredibili, puri, pieni di vita, semplici e duri, come quelli a oltre quattromila metri di altitudine dove la vita del mio Perù rurale è infinita e ricca di umiltà, vista negli sguardi di chi ho incontrato passando o fermandomi a mangiare qualcosa”.

Conclusa questa incredibile avventura ora Rodney guarda al futuro: “Ho realizzato il mio sogno, adesso continuo a sognare ancora con più forza e arriverò dove voglio. Ho tanto bisogno di qualche sponsor per le prossime gare ultra mondiali, ma mi sento pronto. L’importante è credere di riuscire e questa gara mi ha insegnato molto. Ora continuo nella ricerca della felicità”.

 

Foto in alto @Facebook Rodney Soncco

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Nuova impresa da brivido per lo Spiderman francese Alain Robert http://www.montagna.tv/cms/109641/nuova-impresa-da-brivido-per-lo-spiderman-francese-alain-robert/ http://www.montagna.tv/cms/109641/nuova-impresa-da-brivido-per-lo-spiderman-francese-alain-robert/#comments Tue, 20 Jun 2017 06:30:08 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=109641 Alain Robert è tornato con una delle sue imprese da brivido. Questa volta ad essere scalato dal 55 enne è il grattacielo Melia Barcelona Sky hotel, uno degli edifici più alti della città catalana.

L’uomo ragno francese è riuscito a scalare i 117 metri, senza protezioni, in 20 minuti, per poi essere fermato, come da copione, dalla sicurezza del palazzo. 

Alani Robert sarà ospite al Cervino CineMountain, che si terrà sotto la Gran Becca dal 5 al 14 agosto. 

 

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Sliding Fire: Sam Smoothy, Victor, Xavier De Le Rue e il vulcano Yasur http://www.montagna.tv/cms/105569/sliding-fire-sam-smoothy-victor-xavier-de-le-rue-e-il-vulcano-yasur/ http://www.montagna.tv/cms/105569/sliding-fire-sam-smoothy-victor-xavier-de-le-rue-e-il-vulcano-yasur/#respond Sun, 19 Mar 2017 06:00:01 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=105569

Sam Smoothy, Victor e Xavier De Le Rue durante la loro spedizione nell’arcipelago di Vanuatu nell’Oceano Pacifico meridionale hanno deciso, ancora una volta, di spostare un po’ più in la l’asticella e scendere le pendici del Monte Yasur, un vulcano ancora attivo, con sci e snowboard.

L’avventura del trio è raccontata nel film Sliding Fire: dopo essersi fatti strada lungo la facciata ricoperta di cenere, hanno dovuto affrontare numerosi rischi lungo il percorso verso la base del vulcano, evitando le  pietre laviche scagliate dal vulcano o di essere inghiottiti da tempeste di terra.

Sam Smoothy ha dichiarato: “Gli sci non scendono allo stesso modo lungo tutto il percorso, per cui ti trovi costantemente in tensione nel tentativo di governarli al meglio. Va considerato anche l’aspetto mentale di questo tipo di esperienza: sentire il vulcano che prende vita proprio mentre sei vicino alla cima, sentire il terreno che trema mentre guardi la tempesta di cenere e rocce che comincia a cadere frustata dal vento, cercare di evitare di essere colpito dai frammenti di pietra… in un certo senso la situazione ha un che di biblico”.

Sam: “I miei sci erano completamente rovinati, polverizzati sino al nucleo, i droni sono usciti malconci dal tentativo di volare attraverso le nuvole di cenere e le videocamere se la sono vista davvero brutta. Le lenti si sono graffiate, tutte le ghiere di messa a fuoco potevano a malapena ruotare, sono state messe a dura prova dalla sabbia e dalla cenere e hanno dovuto poi essere pulite accuratamente per liberarle dai residui”.

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Parapendio: caccia al record sull’Everest http://www.montagna.tv/cms/104169/parapendio-caccia-al-record-sulleverest/ http://www.montagna.tv/cms/104169/parapendio-caccia-al-record-sulleverest/#comments Mon, 27 Feb 2017 06:00:14 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=104169 Coconea Toma, rumeno tra i migliori parapendisti del mondo, è a caccia di record in Himalaya, dove è giunto qualche giorno fa e dove trascorrerà il prossimo mese ad acclimatarsi. Obiettivo: il guinness di altitudine volando in parapendio dall’Everest.

Il programma è quello di stabilire un campo base attorno ai 4000 metri, dove poter compiere diversi voli di allenamento, e, quando sarà il momento, arrivare a 6000 metri a piedi, per poi raggiungere e superare gli 8000 con il parapendio; la speranza, secondo l’atleta, è quella di arrivare a quella quota senza ossigeno.

Coconea utilizzerà dell’attrezzatura specificatamente studiata per resistere ai venti himalayani e tenterà di battere il record attualmente detenuto da Antoine Girard, che è arrivato a quota di 8.157 metri volando sopra il Broad Peak, nel Karakorum, in Pakistan. La parte più complicata sarà quella di trovare non solo una finestra di bel tempo, ma anche le condizioni perfette delle correnti ascensionali.

Coconea Toma è conosciuto nel mondo degli sport estremi per aver partecipato a tutte le edizioni della RedBull XApls, una delle adventure race più estenuanti.

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Mike Horn completa la più lunga traversata dell’Antartide, ora punta all’Artide http://www.montagna.tv/cms/104117/mike-horn-completa-la-piu-lunga-traversata-dellantartide-ora-punta-allartide/ http://www.montagna.tv/cms/104117/mike-horn-completa-la-piu-lunga-traversata-dellantartide-ora-punta-allartide/#respond Sun, 26 Feb 2017 06:00:47 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=104117 Attraversare l’Antartide sugli sci trainato da una vela. Questa è l’impresa che ha realizzato Mike Horn coprendo circa 5100km  in 57 giorni e completando il tutto il 7 febbraio scorso. 2215 km per raggiungere il Polo Sud e 2885 per proseguire verso nord. Sarebbe il viaggio più lungo in “kite-ski” mai realizzato. Un progetto molto simile a quello tentato dall’italiano Michele Pontrandolfo, il quale però ha dovuto rinunciare a causa di alcuni problemi, 

Però, come fa notare ExploreerWeb, durante il viaggio sono stati forniti dei pasti a Mike mentre si trovava al Polo; per questo motivo la spedizione non può essere definita “in solitaria” o “senza aiuti”. Ciò nonostante, il tragitto di andata e quello di ritorno rientrano in queste categorie. Gli ultimi giorni in particolare sono stati molto duri perché se da un lato il vento forte gonfiava la vela, dall’altro il ghiaccio aveva formato dei denti che frenavano la slitta trainata di Mike, che si è ritrovato al centro di due forze opposte. Inoltre, le volte in cui la vela si sgonfiava repentinamente la slitta colpiva Mike sulla schiena, facendolo cadere. Di certo sono stati momenti frustranti.

Mike è ripartito il 15 Febbraio alla volta della Tasmania dopo aver atteso che la barca Pangea venisse riparata dopo alcuni problemi elettrici, in una stazione scientifica francese.  Il progetto della spedizione prevede ora di raggiungere Australia e Nuova Zelanda, per alcune esplorazioni, per poi dedicarsi alla seconda fase della spedizione “Pole 2 Pole”, cioè da polo a polo. Questa fase consiste nell’attraversamento della calotta artica nello stesso modo con cui è stata attraversata quella antartica. La stagione ideale in Artide ad ogni modo incalza e negli ultimi anni è durata sempre meno. Vedremo quindi se e cosa cambierà di questo progetto nei successivi aggiornamenti.

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Regione Veneto e slackline: “sediamoci tutti ad un tavolo” http://www.montagna.tv/cms/102755/regione-veneto-e-slackline-sediamoci-tutti-ad-un-tavolo/ http://www.montagna.tv/cms/102755/regione-veneto-e-slackline-sediamoci-tutti-ad-un-tavolo/#respond Sun, 22 Jan 2017 08:13:48 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=102755
Photo @ skiforum.it

Avevamo dato notizia qualche giorno fa della proposta dell’assessore della Regione Veneto Luca Coletto di vietare la slackline, o meglio, la highline con la fettuccia tesa tra due cime di montagne.

Le parole forti, e forse un po’ troppo colorite, dall’assessore recepivano l’allarme lanciato dagli elicotteristi del soccorso alpino nei giorni di Natale, dopo che alcuni ragazzi avevano teso la slackline tra la Gusela e la Schiara, nelle Dolomiti bellunesi.

Il tema sollevato riguardava la sicurezza: la fettuccia risulterebbe infatti invisibile agli occhi dei piloti, con chiari rischi per gli stessi, ma anche per gli slackliner. Sul punto si era espressa anche l’ENAC, l’ULS e lo stesso Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. La questione aveva acceso anche gli animi nei nostri lettori, dimostrando che l’argomento era caldo.

Volendo capire meglio la faccenda, abbiamo quindi scandagliato il mondo degli slackliner in cerca di qualcuno che volesse spiegarci come stavano le cose, ma a riprova delle tensioni che le parole dell’assessore Coletto avevano creato, chi ci ha risposto, dopo qualche insistenza, lo ha fatto solo a condizione rimanere anonimo, malgrado le posizioni espresse fossero pacate e del tutto condivisibili: “Purtroppo è uno sport che sta prendendo sempre più campo e ci vorrebbe una regolamentazione adeguata per la sicurezza di tutti, ma il pugno duro che sta avendo la regione veneta è eccessivo, bisognerebbe che slackliner, provincia e soccorritori si sedessero ad un tavolo a discuterne così da poter trovare una linea guida per tutti, che possa far vivere tutti più sereni”.

Acqua sul fuoco delle polemiche. Quello da capire però è se davvero la pratica della highline sia pericolosa per l’elisoccorso: “Purtroppo il rischio c’è per il soccorso – ci viene risposto – e le slackline tirate fra due montagne son pericolose per i soccorsi se utilizzano vericelli e per altri mezzi volanti”. L’ENAC lamentava che non ci fosse stata una comunicazione da parte dei ragazzi del posizionamento della fettuccia, ma al momento nessuna linea guida esiste, certo “comunicare la posizione di una line è sicuramente una cosa utile e quando si monta una highline è bene segnalarla attaccandogli delle “striscione” sotto in modo da renderla più visibile anche per i parapendii che volano a vista”. La soluzione però rimane quella di creare delle linee guida, affinché “nessuno si improvvisi, dato che c’è tanta male informazione”. Di certo però “creare divieti ed utilizzare metodi duri non fa altro che creare attriti e la Regione, ma ancora meglio lo Stato, dovrebbero discuterne con soccorso e slackliner così da poter trovare soluzioni”.

Della medesima opinione anche Mauro Corona, che ha voluto intervenire nella questione con un post su Facebook qualche giorno fa: “Proibire ai giovani di esercitare i loro sport è l’ultima spiaggia di chi non ha idee, di conseguenza soluzioni. Va da sé che le slackline vanno opportunamente segnalate, ma vietarle è una scelta che sa quasi di piccole, rancorose vendette. Già ci sono pochi giovani che fanno sport, almeno aiutiamoli, incentiviamoli senza umiliarli con divieti”.

 

Non resta che attendere di vedere se la Regione Veneto vorrà accettare la mano tesa della comunità degli slackliner, sotterrando l’ascia di guerra per sedersi ad un tavolo per trovare una soluzione.

 

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