Bike – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Thu, 20 Dec 2018 16:55:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 Giro d’Italia nel Parco del Gran Paradiso, è polemica https://www.montagna.tv/cms/134214/giro-ditalia-nel-parco-del-gran-paradiso-e-polemica/ https://www.montagna.tv/cms/134214/giro-ditalia-nel-parco-del-gran-paradiso-e-polemica/#comments Mon, 17 Dec 2018 10:59:52 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134214 Negli ultimi giorni la tappa numero 13 del prossimo Giro d’Italia, prevista per maggio 2019 presso il Lago del Serrù nell’Alto Canavese nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, è stata oggetto di un “dibattito surreale”.

Così Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, definisce lo scontro nato tra Uncem e le associazioni ambientaliste che, a partire dalla fine di novembre, hanno iniziato a far sentire la propria voce contro la decisione di far passare il Giro d’Italia all’interno del Parco.

Il consigliere dell’ente parco Gran Paradiso, Toni Farina, facendosi portavoce del risentimento generale del mondo ambientalista, ha scritto qualche settimana fa una lettera per chiedere che la tappa venisse accorciata, con uno spostamento dell’arrivo a Ceresole Reale, anzichè al Serrù.

Non si tratta solo di impatto ambientale, che esiste ma si può almeno in parte contenere, ma di impatto culturale” – si legge nella sua lettera – “E un parco, soprattutto un parco come il Gran Paradiso, primo in Italia (prossimo al secolo di vita), ha oggi, soprattutto oggi, il compito, la missione, di creare cultura, sensibilità ambientale diffusa. E deve farlo ponendo un limite. Accanto alla tutela della biodiversità deve tutelare la propria diversità. Ed è su questa diversità che l’economia locale deve puntare, cogliendo questa straordinaria opportunità.

La responsabile nazionale Alpi di Legambiente Vanda Bonardo ha inoltre aggiunto che “Legambiente è impegnata da tempo per realizzare una mobilità meno impattante nelle zone più delicate e di valore delle nostre montagne. Il passaggio del Giro in Valle Orco è un momento utile per tutta l’area e la scelta di fermarsi a Ceresole costituirebbe un messaggio di grande sensibilità verso l’ambiente naturale”.

Nonostante queste richieste di modifica del percorso nel rispetto della natura, Regione ed Ente Parco hanno confermato il loro appoggio all’arrivo della tappa al Serrù. Il Sindaco di Ceresole Andrea Basolo ha tenuto a sottolineare che la tappa sarà green, con la carovana delle auto ridotta al minimo e l’utilizzo di elicotteri di ultima generazione a bassissimo impatto acustico.

A fargli da eco arriva la risposta secca di Bussone: “Chi crede che la Corsa rosa disturbi ambiente e animali non sa che negli ultimi cento anni di storia del Giro, si sono sempre attraversati e raggiunti luoghi eccezionali sul piano naturalistico e ambientale, dei quali l’Italia è piena, senza intaccare in alcun modo il territorio, le specie animali e vegetali che lo rendono autentico e scrigno unico di biodiversità”. La lista dei luoghi citati dal Presidente è lunga, si va dal Gran Sasso allo Stelvio, dal Colle delle Finestre alle Dolomiti Patrimonio Unesco, fino ai  borghi delle Madonie e alle vette valdostane e friulane.

Non vi è ragione di accusare il Giro d’Italia di creare un impatto sul territorio, secondo Bussone, che riporta come esempio di sostenibilità il programma Ride Green, che prevede nelle tappe di altissima montagna il posizionamento del Quartiere tappa per giornalisti e addetti, così come della maggior parte dei mezzi della corsa, non in cima ma generalmente nel paese a fondo valle o nel borgo più vicino all’arrivo. “Solo pochi mezzi sono autorizzati, con gli speciali bollini, possono salire fino in cima” – specifica – “Così è stato ad esempio lo scorso anno sullo Jaffreau. Il Quartiere tappa era a Bardonecchia”.

Due punti di vista decisamente antitetici dunque quelli del mondo ambientalista, capitanato da Legambiente, e quello dell’Uncem che ritiene eccezionale l’occasione di questa tappa alpina, che porterà “uno straordinario ed irripetibile ritorno di immagine, mediatico e non solo” per le aree del Canavese, di Ceresole, del Parco Gran Paradiso e più in generale per il Piemonte.

Bussone invita dunque a sotterrare l’ascia di guerra, ad “abbandonare le polemiche e guardare alla sostanza”, prendendo coscienza del fatto che l’arrivo al Serrù sia la scelta migliore da fare per “mostrare lo scrigno di biodiversità che sono le Alpi per l’Europa”.

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Montagna per tutti: una pista da hand bike sul Gran Sasso https://www.montagna.tv/cms/133693/montagna-per-tutti-una-pista-da-hand-bike-sul-gran-sasso/ https://www.montagna.tv/cms/133693/montagna-per-tutti-una-pista-da-hand-bike-sul-gran-sasso/#comments Sun, 09 Dec 2018 05:00:41 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133693 Sul Gran Sasso non c’è più spazio solo per lo sci. Il turismo sulla vetta più alta d’Appennino è pronto a diventare più ecologico, accessibile e soprattutto destagionalizzato, grazie all’introduzione delle hand bike. Queste particolari biciclette a quattro ruote idonee anche ai disabili, sfruttano la propulsione delle braccia al posto delle gambe e si spera che quanto prima possano scendere in pista lungo i 25 chilometri di percorso tra la stazione superiore della funivia del Gran Sasso (2.100 metri) e la zona alberghiera di Fonte Cerreto (1100 m).

Una attività da tutti associata ad un volto iconico del mondo sportivo, l’ex pilota di Formula 1 Alex Zanardi, che nella sua seconda vita iniziata dopo il grave incidente che lo ha reso disabile, è diventato campione di questa disciplina, conquistando lo scorso anno la medaglia d’oro nei Mondiali di paraciclismo su strada, in Sud Africa.

La proposta innovativa si deve a due giovani aquilani afferenti all’associazione Higher Gran Sasso Activities: Emanuele De Simone che è anche presidente dell’associazione e Adriano Perrotti, ec consigliere comunale, disabile dal 1987 a seguito di un incidente in motocross e da anni in prima linea per la lotta contro le barriere architettoniche.

Il Consiglio Comunale ha già approvato una delibera che prevede lo stanziamento di 100 mila euro per la realizzazione della pista, un progetto che si prospetta a impatto zero e con interventi minimi, realizzato a titolo gratuito dall’ingegnere Marco Cordeschi, che ha già ricevuto il placet dal Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga e dall’Amministrazione separata beni Usi civici di Assergi.

Ulteriori 100 mila euro saranno necessari per acquistare le hand bike da dare a noleggio. Per raccogliere una tale somma De Simone e Perrotti stanno valutando diverse opzioni. “Abbiamo già fatto richiesta di finanziamento al Rotary club e alla Fondazione Carispaq” – spiega Perrotti – “Inoltre ha garantito il suo sostegno Mediaset Friends. Se riusciremo a trovare un azienda disposta sponsorizzare l’acquisto, Mediaset friend realizzerà uno spot citando adeguatamente l’azienda e che promuoverà la nostra pista“.

La pista abruzzese per hand bike sarebbe la prima in Europa a svilupparsi interamente in un Parco Nazionale e per certo rappresenterebbe un importante supporto al rilancio del turismo montano abruzzese. In primo luogo l’hand bike rappresenta una attività praticabile durante tutte e quattro le stagioni dell’anno, anche quando le piste da sci sono chiuse. Secondariamente, essendo adatta anche a persone affette da disabilità che vengono sempre accompagnate e raramente si dedicano ad un turismo mordi e fuggi, potrebbe creare un significativo indotto per tutte le attività della zona.

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In mountain bike al Campo Base dell’Everest. #SIsipuofare! https://www.montagna.tv/cms/133719/in-mountain-bike-al-campo-base-delleverest-sisipuofare/ https://www.montagna.tv/cms/133719/in-mountain-bike-al-campo-base-delleverest-sisipuofare/#comments Sat, 08 Dec 2018 05:00:40 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133719 Tre amici e un progetto ambizioso: tentare di raggiungere il Campo Base dell’Everest dal versante nepalese in mountain bike.

Loro sono Paolo FranceschiniDaniele Sala e Giacomo Galliani. Il nome del progetto, che sembra voler dare una risposta in partenza a tutti i dubbiosi sulla fattibilità della loro impresa è #SIsipuofare. Un hashtag che vuole anche essere un invito anche a credere in se stessi, a buttarsi in nuove avventure senza il timore di fallire. L’Everest è stato appositamente scelto come meta per dimostrare che persino quella che può sembrare un’impresa impossibile si possa fare.

Non sarà la prima avventura su due ruote per il trio, che si è già cimentato lo scorso luglio in una pedalata in terra israeliana dalle sponde del Mar Morto a Tel Aviv. Daniele è stato inoltre protagonista di una bizzarra pedalata in Marocco nel 2017 a sostegno di Admo Lombardia, che pertanto ha deciso di patrocinare questo mirabolante viaggio in bici fino alla montagna più alta del Pianeta.

La spedizione, che avrà inizio ad aprile 2019, partirà con lo scopo non solo di raggiungere il Primo Campo Base (5364m) ma anche di fare tappa presso il Laboratorio-Osservatorio Internazionale Piramide, unico centro di ricerca scientifica al mondo posizionato a 5000 metri di quota, inaugurato nel 1990 e intitolato al celebre esploratore italiano Ardito Desio. Un’ulteriore deviazione dal percorso base prevede un trek verso l’island Peak (6200m).

Oltre all’acclimatamento in quota, i tre dovranno affrontare le difficoltà di un tracciato non certo nato per le bici. Molto probabilmente in alcuni tratti dovranno scendere dalle proprie mountain bike, caricarle a spalla e proseguire a piedi.

Questa avventura tutta italiana tenterà inoltre di entrare nel Guinnes World Record. Come? Attraverso uno spettacolo comico che verrà messo in scena nei pressi del Campo Base, così da poter risultare quale Highest Comedy Show, lo show comico più “alto” al mondo. Non ci troviamo infatti di fronte a tre atleti con la passione per l’alta quota ma ad un trio eterogeneo composto da un comico, Paolo, un personal trainer, Giacomo ed un imprenditore di abbigliamento sportivo, Daniele. Ci sarà anche una presenza femminile accanto a loro, Elvezia Pappone, soprannominata la “Principessa Rock”, una showgirl amante dell’avventura estrema.

L’intera impresa sarà oggetto di una produzione televisiva che andrà in onda a fine 2019.

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La Skyway del Monte Bianco si tinge di rosa in preparazione per il Giro d’Italia https://www.montagna.tv/cms/133737/la-skyway-del-monte-bianco-si-tinge-di-rosa-in-preparazione-per-il-giro-ditalia/ https://www.montagna.tv/cms/133737/la-skyway-del-monte-bianco-si-tinge-di-rosa-in-preparazione-per-il-giro-ditalia/#respond Tue, 04 Dec 2018 14:00:48 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133737 Una cabina della funivia Skyway, che porta ai 3.466 m di Punta Helbronner, si tingerà di rosa in omaggio al Giro d’Italia che la prossima primavera con la quattordicesima tappa arriverà a Courmayeur (per conoscere tutti gli highlight sulle tappe di montagna del Giro d’Italia 2019, qui). 

E’ la prima risposta del territorio all’appello che abbiamo fatto come Regione per creare, in occasione della tappa valdostana del Giro d’Italia, una Valle d’Aosta che, con azioni promozionali, rifletta l’evento” ha spiegato l’assessore regionale allo sport e turismo, Claudio Restano, chiedendo a tutti i Comuni della Valle “di fare sinergia per lanciare quella che vogliamo definire la Tappa dei Campioni. Allo stesso tempo attorno a questa tappa vogliamo creare un circuito virtuale affinché gli appassionati ciclo amatori possano venire a confrontarsi sulle strade valdostane su di un percorso già epico e affascinante“.

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In bici dal Punjab al campo base del K2. L’impresa eccezionale di un giovane pakistano https://www.montagna.tv/cms/133118/in-bici-dal-punjab-al-campo-base-del-k2-limpresa-eccezionale-di-un-giovane-pakistano/ https://www.montagna.tv/cms/133118/in-bici-dal-punjab-al-campo-base-del-k2-limpresa-eccezionale-di-un-giovane-pakistano/#respond Sun, 18 Nov 2018 13:00:02 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133118 Un ciclista pakistano di 24 anni ha compiuto un’impresa eccezionale pedalando da Multan, una città del Pakistan centrale nella regione del Punjab fino al campo base del K2, passando per Skardu.

Il campo base ricordiamo che sia situato a 5000 m nella regione del Gilgit-Baltistan. Non ci troviamo certamente di fronte ad un rilassante giro turistico in bicicletta.

Il giovane Saqibur Rehman ha impiegato 43 giorni per raggiungere la sua destinazione. Secondo le sue dichiarazioni sarebbe il primo pakistano nella storia a raggiungere il campo base del K2 in bici. Una volta arrivato al termine del suo viaggio, Rehman ha piantato nella neve la sua bandiera nazionale.

Ritornato a Multan è stato accolto come un eroe da familiari e amici, entusiasti della grande impresa e al pari di un alpinista di rientro da una spedizione è stato adornato di ghirlande fiorite e intercettato dai presenti per scattare qualche selfie insieme a lui.

Una bella avventura dedicata da Saqibur ai martiri dell’esercito pakistano e per diffondere un messaggio di pace. 

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Giro d’Italia 2019, tutto quello che c’è da sapere sulle tappe di montagna https://www.montagna.tv/cms/132897/giro-ditalia-2019-tutto-quello-che-ce-da-sapere-sulle-tappe-di-montagna/ https://www.montagna.tv/cms/132897/giro-ditalia-2019-tutto-quello-che-ce-da-sapere-sulle-tappe-di-montagna/#respond Sat, 10 Nov 2018 11:00:37 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132897 È stato presentato i giorni scorsi il Giro d’Italia 2019, che per gli appassionati di scalate sarà appassionante, sebbene bisognerà pazientare fino alla seconda parte della Corsa Rosa per i primi arrivi in salita.

L’anno prossimo si partirà da Bologna con una crono particolarmente impegnativa, dato che a 6km dalla partenza si incontrerà la salita del San Luca, 2,1 km con pendenza media di 9,7%, ma con punte massime del 16%.

Bisognerà però poi attendere la nona tappa (il 19 maggio), ossia la seconda crono, per poter assistere al primo arrivo in salita, a San Marino, che sarà raggiunto dopo 22km tranquilli, ma al termine di 12,2 km in salita (punta massima 11%, media 4.5%).

Il primo GPM sarà addirittura solo alla dodicesima tappa (23 maggio) con la scalata del Montoso che porterà i ciclisti a percorrere 8,9 km con pendenza media del 9,4% e massima del 14%. Arrivo a Pinerolo, ma non in salita.

La tredicesima (24 maggio) sarà una bella tappa alpina: partenza Pinerolo, arrivo a Ceresole Reale. 188 km attraverso 3 GPM molto duri. Per primo il Colle del Lys dalla Val Susa e quindi la salita di Pian del Lupo (9,4 km al 9% di pendenza media) sopra Cuorgné/Castellamonte e la salita finale di 20 km del Colle del Nivolet (pendenza media 9%, ma si arriva anche al 14%) fino al Lago del Serrù.

Il nome della quattordicesima tappa parla da sé: Saint-Vincent – Courmayeur (Skyway Monte Bianco). Nonostante i pochi chilometri, 131, sarà difficilissima: 5 GPM e in dislivello elevato (4000 m). Si scalano Verrayes, Verrogne (13,8 km, 7,1% medio), Truc d’Arbe (8,2 km, 7% medio), Colle San Carlo (10,5 km, 9,8% medio) prima dell’arrivo in salita di Courmayeur. Si tratta di salite lunghe e di pendenze elevate concatenate senza tratti di respiro, tolto forse l’attraversamento di Aosta.

La quindicesima tappa, con arrivo a Como sarà lunga (226 km), ma abbastanza tranquilla, almeno rispetto a quello che aspetta i ciclisti alla tappa successiva, il 28 maggio dopo un giorno di risposo: la Cima Coppi.

La sedicesima, sarà un tappone alpino di 226 km e 5700 m di dislivello. Si scalano il Passo della Presolana, la Croce di Salven, il passo Gavia (che con i suoi suoi 2618 metri è la Cima Coppi) e il Passo del Mortirolo dal versante “mitico” di Mazzo di Valtellina (12.8 km con pendenza media 10% e massima del 18%). Una tappa durissima, faticosa che proporrà distacchi marcati anche tra gli uomini di classifica. Si arriva in salita a Ponte di Legno.

Ci si sposterà poi verso le Dolomiti con una tappa (la 17esima) con partenza in leggera discesa lungo la Val di Sole fino al Passo della Mendola. Dopo la discesa su Bolzano si risale la Valle dell’Isarco e dopo Bressanone la Val Pusteria. Si scalano le salite di Naz e Terento prima della lunga salita finale fino a Anterselva (Stadio del Biathlon). Da non sottovalutare la 19esima tappa con l’arrivo in salita a San Martino di Castrozza.

Assolutamente da non perdere la ventesima tappa, l’ultima alpina e la penultima del Giro d’Italia 2019. Finalmente un bel tappone dolomitico di oltre 5000 m di dislivello con le salite di Cima Campo, Passo Manghen (18,9 km con pendenza media del 7,6% e massima del 15%), Passo Rolle (20,6 km con una media del 4,7% e massima del 10%) e la salita finale di Croce d’Aune-Monte Avena (13,5 km con una media del 6,3%, ma si arriva fino al 16% sul finale) ultimo arrivo in salita. Si correrà lungo il percorso storico della Gran Fondo Sportful.

Il Giro d’Italia 2019 si concluderà con la 21esima tappa a Verona il 2 giugno con una crono sul Circuito delle Torricelle.

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Cicloalpinismo sul Bac Baral (2130m) https://www.montagna.tv/cms/132164/cicloalpinismo-sul-bac-baral-2130m/ https://www.montagna.tv/cms/132164/cicloalpinismo-sul-bac-baral-2130m/#respond Thu, 18 Oct 2018 10:27:50 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132164

I ragazzi di cicloalpinismo ci portano in un posto nuovo, sul Bec Baral, un castelletto di roccia, in Val Vermenagna, che domina Limone Piemonte. Seguendo la linea di cresta nord/sud si raggiunge la cima.

La quota 2130 m dice che la vetta è “bassa”, ma il numero non sarà proporzionale alle soddisfazioni!

“Ve lo diciamo così, senza falsa modestia, si tratta di una grande intuizione cicloalpinistica che francamente è andata oltre ogni più rosea aspettativa!” commenta Bobo.

Per il resoconto completo e per tutte le informazioni, qui

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Economia della bicicletta italiana da 6 miliardi, il quadruplo secondo Legambiente https://www.montagna.tv/cms/131945/economia-della-bicicletta-italiana-da-6-miliardi-il-quadruplo-secondo-legambiente/ https://www.montagna.tv/cms/131945/economia-della-bicicletta-italiana-da-6-miliardi-il-quadruplo-secondo-legambiente/#comments Sun, 14 Oct 2018 10:18:28 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=131945 Verrà distribuito nelle prossime settimane da Legambiente l’ABiCi, il rapporto sull’economia legata alla bicicletta, secondo il quale il valore economico annuale prodotto in Italia dal settore si attesterebbe sui 6 miliardi di euro. Il dato che stupisce veramente però è contenuto nelle proiezioni realizzate dall’associazione ambientalista: gli elevati margini di crescita potrebbero in futuro portare questa misura a raggiungere l’ipotetica cifra di 23 miliardi.
   
Nonostante a seguito della crescita esponenziale del settore negli ultimi anni la questione ciclabilità sia entrata stabilmente tra le priorità del Paese, Legambiente ha deciso di creare una divisione che si dedichi ai problemi che questa pone.
  
Oltre ai dati prettamente economici, il nuovo rapporto contiene anche informazioni circa gli altri aspetti della pratica ciclistica nella penisola. Secondo Legambiente i chilometri ciclabili in Italia sono aumentati di oltre il 50% in 10 anni, mentre la percentuale di spostamenti su due ruote è bassa e bloccata da tempo, ad indicare che non sempre queste piste ciclabili sono fatte bene. D’altro canto il cicloturismo è una settore turistico in forte crescita sul territorio e le discipline outdoor legate alla bicicletta, dal ciclismo alla mountain bike, sono sempre più diffuse.
   
Quello che manca insomma, oltre alla predisposizione urbanistica in molte località, è una cultura della bicicletta, un’abitudine a preferire questo mezzo invece di quelli a motore, soprattutto per gli spostamenti giornalieri verso la scuola o il posto di lavoro. Stando ai dati riportati da Legambiente, che ci vedono ancora lontani dalle medie europee, questo come tanti altri accorgimenti rientra nello spettro di un potenziale di crescita enorme per il settore delle due ruote, talmente vasto da giustificare un incremento del valore annuale prodotto di quasi il 300%.
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Un’Eroica da record – di Stefano Ardito https://www.montagna.tv/cms/131644/uneroica-da-record-di-stefano-ardito/ https://www.montagna.tv/cms/131644/uneroica-da-record-di-stefano-ardito/#respond Tue, 09 Oct 2018 04:00:52 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=131644 Ancora una volta, domenica 6 ottobre, sulle colline delle Crete Senesi e del Chianti si è celebrata una grande festa del ciclismo. Sono stati oltre 7.500 gli appassionati delle bici d’epoca che hanno partecipato alla ventiduesima edizione dell’Eroica, la manifestazione ideata nel 1997 da Giancarlo Brocci, medico di Gaiole in Chianti, insieme a un piccolo gruppo di amici.

Teatro della kermesse, che negli anni è diventata famosa nel mondo, sono stati ancora una volta Gaiole in Chianti, il castello di Brolio con i suoi preziosi vigneti messi a dimora da Bettino Ricasoli, le strade sterrate che percorrono a saliscendi le colline e che l’asfalto non ha ancora cancellato.   

Giancarlo Brocci, archivio L’Eroica

Più di vent’anni fa abbiamo iniziato, quasi per gioco, per riscoprire il ciclismo del passato. Uno sport che ha avuto una parte importante nella storia e nella letteratura del Novecento italiano” spiega Giancarlo Brocci. “La nostra prima iniziativa è stata chiedere alle amministrazioni locali del Chianti di non esagerare con l’asfalto, comodo per le auto ma pericoloso per ciclisti e pedoni, e di far sopravvivere le strade bianche”. 

Nata in sordina, con soli 92 partecipanti alla prima edizione, l’Eroica è cresciuta fino alle dimensioni di oggi. Dopo qualche anno gli organizzatori, oltre al numero chiuso, hanno introdotto regole severe per le bici, che devono avere almeno un quarto di secolo alle spalle, e tecnologie d’epoca.

Come tutti gli anni, il sabato è stato dedicato all’accoglienza dei partecipanti, a visite guidate, a presentazioni di libri e proiezioni di film. Nel mercatino dell’Eroica è stato possibile ammirare e acquistare bici d’epoca, vecchie maglie in lana, libri, poster, foto e oggetti di ogni tipo. 

La domenica, gli “Eroici” si sono divisi sui cinque percorsi, lunghi rispettivamente 32, 46, 75, 130 e 209 chilometri. Chi ha scelto l’itinerario più lungo ha pedalato per dieci o dodici ore, con partenza alle cinque del mattino dalla piazza Ricasoli di Gaiole. Un’impresa degna di Gino Bartali e Fausto Coppi. 

Tutti i percorsi hanno passato in rassegna borghi e paesaggi tra i più suggestivi della Toscana, dai calanchi delle Crete ai borghi di Castellina e Radda in Chianti. L’anello più lungo si è spinto a sud verso Montalcino, passando in vista delle torri e dei campanili di Siena.

Il lunedì, oltre al pranzo tra i volontari, gli organizzatori e gli amministratori locali, si è svolto nelle ex-Cantine Ricasoli il matrimonio fra Gianfranco Trevisan, settant’anni, e Dorina Andreis, che ne ha molti di meno. I due si sono conosciuti una decina di anni fa all’Eroica. Anche il pranzo di nozze è stato aperto a tutti i partecipanti e gli amici dell’evento. 

Quest’anno, tra i 7.500 partecipanti, ben 2.700 sono arrivati dall’estero. Insieme agli italiani e ai tedeschi (oltre 700) hanno pedalato 350 appassionati arrivati dalla Gran Bretagna, 340 dalla Svizzera, 150 dagli USA, 140 dalla Francia, 105 dalla Polonia, 14 dal Brasile, 9 dal Giappone, 8 dall’Afghanistan, 7 dal Messico e 3 dalla Cina. Le donne al via sono state più di 500. 

Sempre più mondi si avvicinano ai valori dell’Eroica. C’è un calo di gradimento nei confronti dello sport tradizionale, che è sempre più sport-spettacolo. Con l’Eroica la gente vuole riscoprire l’autenticità e le radici del ciclismo. Qui non c’è alcun esibizionismo, ma la fatica e la gioia vera” spiega l’ideatore Giancarlo Brocci. 

Testimonia del successo nel mondo dell’Eroica la moltiplicazione di manifestazioni analoghe nel mondo. Dopo il successo in Giappone e Gran Bretagna, L’Eroica è approdata in California, Sudafrica, Paesi Bassi, Spagna e Uruguay. “In ogni Eroica si vivono la bellezza della fatica e il gusto dell’impresa” continua Brocci. 

L’Eroica in Italia non finisce con il primo weekend di ottobre. Sul sito www.eroica.it si scoprono numerose manifestazioni collegate, dall’Eroica riservata ai ragazzi a quella nel “profondo Sud” della provincia di Siena. 

Da qualche anno, con la collaborazione dell’APT di Siena (www.terresiena.it) è nato il percorso permanente dell’Eroica, 205 chilometri su sterrato e su asfalto, indicato da cartelli e attrezzato con alberghi “bike-friendly” dove il cliente infangato viene accolto con un sorriso, con servizi di trasporto bagagli e officine per la riparazione delle bici. 

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Ladakh: si è svolta la gara di MTB più alta al mondo. C’era anche Montagna.tv https://www.montagna.tv/cms/129725/ladakh-si-e-svolta-la-gara-di-mtb-piu-alta-al-mondo-cera-anche-montagna-tv/ https://www.montagna.tv/cms/129725/ladakh-si-e-svolta-la-gara-di-mtb-piu-alta-al-mondo-cera-anche-montagna-tv/#respond Wed, 12 Sep 2018 04:00:45 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=129725 Torniamo a parlare di Mirco Robaldo che, dopo essersi cimentato in una lunga e solitaria pedalata lungo la Manali-Leh, la leggendaria strada per il Nord che per circa 500 chilometri attraversa paesaggi e passi tra i più alti del pianeta, ha deciso di impegnarsi in una faticosa ma spettacolare gara di mountain bike. Dopo aver percorso paesaggi unici e aver vissuto una delle esperienze più vere che l’India possa offrire, dopo averla scoperta in lentezza colpo sul pedale dopo colpo sul pedale, è arrivato al capolinea con ancora voglia di andare avanti nella scoperta di quest’India dalle mille sfumature. Provvidenziale è stato allora l’incontro con l’Associazione Sportiva Dilettantistica WWB, capitanata dall’italiano Stefano Merzi,che organizza la Himalayan Highest MTB Race – Ladakh.

 

Mirco, questa è stata la tua prima gara di mountain bike e hai scelto l’Himalaya…

Come prima gara non potevo scegliere di meglio. È stato un percorso durissimo sia dal punto di vista fisico che per quanto riguarda l’acclimatazione. La quota più bassa da cui siamo partiti è stata di 3200 metri con picchi a 5300-5400. Diciamo che nei giorni di gara siamo rimasti in media sui 4000 metri di quota.

Una competizione dura…

Si, anche se parlare di competizione, come qualcuno dei partecipanti ha proposto, forse non è propriamente corretto. La si potrebbe quasi definire una “super-randonnée” a cronometro anche se l’organizzazione ha predisposto tutto quel che una gara prevede. C’erano cronometraggi, premiazioni di tappa, sfide di categoria, premi finali e maglie “finisher”.

E allora perché non la si può definire competizione o gara?

Il vero problema sta nei parametri organizzativi indiani che non sono paragonabili ai nostri standard occidentali dove tutto funziona alla perfezione e gli atleti si devono unicamente concentrare sulla prestazione fisica. Qui alcune cose sono lasciate un po’ al caso, soprattutto per quanto riguarda sicurezza e comunicazione (cosa che in Himalaya è abbastanza complicata). Difetti di progettazione, ma anche il vero fascino di una gara in Ladakh.

Com’era il percorso?

Si trattava di tappe che andavano dai 75 ai 100 chilometri con dislivelli tra gli 800 e i 2100 metri. Prestazioni che alle quote himalayane non erano proprio bazzecole.

La maggior parte del tracciato è stata su asfaltato, anche se abbiamo avuto alcune tappe con l’80 percento di sterrato che ci hanno messo a durissima prova. La strada poi, per esigenze militari in un’area di confine molto calda e militarizzata, non è chiusa alla circolazione quindi ci siamo dovuti rapportare con camion, pulmini, auto e convogli militari che andavano e venivano in tutte le direzioni. Respirare, in mezzo a questo traffico irregolare, era quasi impossibile. Ogni mezzo alzava nuvole di polvere e lasciava nell’aria il tremendo puzzo dei gas di scarico da euro meno 5.

Perché hai deciso di partecipare a questa gara?

Era dal 2010 che pensavo di venire in Ladakh a fare qualche salita alpinistica su cime di 6000 metri. Avevo già previsto e organizzato tutto, poi purtroppo la famosa alluvione di quell’agosto mi ha costretto ad annullare il viaggio tre giorni prima della partenza.

Dal 2010 non ci sono poi più tornato sopra fin quando l’anno scorso, a causa di un problema alla cartilagine del ginocchio i medici mi han consigliato di pedalare e così ho fatto. Ho cercato di unire la bici alla mia passione per l’alta quota riscoprendo il Ladakh in una forma diversa: dall’alpinismo alle due ruote.

Si, ma come sei finito a gareggiare su passi di 5000 metri di quota?

Con un incredibile stravolgimento di programma. All’inizio l’idea era quella di percorrere il solitaria la Manali-Leh e poi proseguire fino a Srinagar, capitale del Jammu e Kashmir, al confine con il Pakistan. Nel corso dell’organizzazione del viaggio però ho incontrato Daniele di Dama Sportswear, che sta preparando una spedizione scientifica con Admo al campo base dell’Everest e dove con Agostino Da Polenza stiamo cercando di mettergli a disposizione il laboratorio piramide dell’EvK2CNR per delle analisi in quota. Quando l’ho incontrato sono stato subito influenzato dai suoi racconti. Storie entusiaste sugli accadimenti di questa gara a cui aveva partecipato l’anno prima in tandem con un atleta ipovedente. Da qui l’idea di partecipare, con la speranza di incontrare qualche altro appassionato un po’ stravagante come me.

Chi hai incontrato durante la manifestazione?

A partire da Stefano Merzi, simpaticissimo organizzatore che da quattro anni si impegna per realizzare la gara, ho fatto parte di un gruppo fantastico. Per dieci giorni ho vissuto in una famiglia dove un sano spirito agonistico si è alternato a un clima di spensieratezza e complicità. Qualità che sono uscite grazie alla vita semplice e a stretto contatto fatta nei campi tendati itineranti che via via i ragazzi dello staff di Extreme Adventure, dei fratelli Tsewang Diorjey e Rigzin Yangjor, allestivano sul percorso di gara. Posti dove si arrivava ogni giorno e da dove si ripartiva la mattina dopo.

Ho avuto il piacere di condividere questa esperienza con atleti di tutti i livelli: una coppia di mountainbiker dove lui è finisher del Mezzalama e lei del 4k; un’altra coppia che ha partecipato alle più svariate gare di mountain bike in giro per il mondo in equipaggio tandem MTB, e con che numeri; campionesse di gran fondo senza esperienza di MTB; donne alla soglia dei 60 anni che ti facevano vedere i sorci verdi sia in salita che in discesa, altri biker di oltre 50 anni che vedevo solo all’ arrivo sempre pronti ad un abbraccio; e ancora gli atleti indiani con le loro buffe strategie di gara, ma sempre sul podio.

Oltre a loro poi tre storie sorprendenti: quella di Manuel Marson, vicecampione italiano di triathlon paralimpico che ha partecipato come copilota dell’unico tandem presente; e la vicenda di Daniele Santini con sua moglie Stefania Cogo, lui ambassador di Admo a cui un prelievo di midollo qualche anno fa ha salvato la vita, lei triatleta senza alcuna esperienza di mountain bike. In entrambi i casi sono stati un esempio di forza e insegnamento per tutto il gruppo.

 

Quali sono stati i momenti più duri?

Fisicamente e mentalmente già solo pedalare a queste quote è pesante, come anche il recupero. Se però dovessi scegliere un momento veramente difficile, direi l’ultima tappa. La cronoscalata del Khardung La che credo sia stata la tappa più dura per tutti. Eravamo abbastanza vicini al limite e ci aspettavano ancora 2100 metri di dislivello da compiere in circa 50 chilometri dai 3400 metri a 5500 circa del passo.

Ricordo che i primi 24 chilometri sono andati poi, nel giro di 5 minuti, sono saltato sia fisicamente che mentalmente. Anche se le gambe giravano ancora non riuscivo più a stare in sella perché il dolore al sedere era diventato insopportabile e i restanti 25 chilometri sono diventati un incubo. Ho pedalato, spinto la bici, continuavo a fermarmi chiedendomi se mai sarei arrivato al passo che vedevo sempre lì, sopra di me, o se avrei aspettato il “camion scopa” ritirandomi. Alla fine però ci sono riuscito, tirando letteralmente la bici sotto al traguardo dopo un tempo interminabile.

… Quelli più belli?

Questi sono stati di gran lunga maggiori e più intensi di quelli duri. Il solo pedalare immersi in paesaggi come questi ti trasmette una sensazione magica: qui ci sono dimensioni che noi sulle Alpi ci sogniamo. Ci sono spazi immensi, valli grandiose, colori che variano con l’inclinazione del sole, stellate notturne da far venire i brividi. Anche gli arrivi di tappa, dove arrivavo stremato ed esausto, erano qualcosa di meraviglioso (ride).

Il momento più emozionante è stato però quando ci siamo fermati alla Nomadic Residential School di Puga, una scuola riservata ai figli dei nomadi ladakhi a cui abbiamo fatto visita per conoscere gli alunni, compresi tra i 3-4 anni e i 12-13 anni, a cui sono stati donati capi di abbigliamento e accessori precedentemente radunati in Italia. È stato un incontro “inaspettato” dal punto di vista emotivo, un momento che ha commesso un po’ tutti. Io avevo le lacrime agli occhi al solo vedere quanto i bambini si divertissero e partecipassero ai giochi che sono stati organizzati.

La distribuzione dei materiali invece?

È stata un momento di riflessione. Nessun bambino si lamentava di quel che gli veniva dato, nessuno guardava al valore economico del vestiario o dell’oggetto. Tutti erano entusiasti e felici e nessuno confrontava il valore dei suoi oggetti con quelli dei compagni. Discutendone dopo, a cena, a molti di noi è venuto il pensiero di cosa sarebbe successo nella stessa situazione in una scuola delle nostre. Va beh, lasciamo stare…

Quando sei partito ti aspettavi tutto questo?

L’aspettativa c’era, ma la realtà è andata molto oltre. L’umanità vissuta con gli altri partecipanti, con gli organizzatori, con i ragazzi indiani e nepalesi dello staff, con i bambini è un bagaglio immenso da riportare a casa. È qualcosa che ti riporti e cerchi di tenere ben stretto addosso.

Se poi anneghiamo tutto questo vissuto in un Paese come l’India, con le sue contraddizioni e i suoi paradossi, beh allora hai veramente vissuto un’esperienza unica accarezzando la sfumatura più intensa che un Paese può darti.

Ultima domanda, materiali usati: cicloturismo e gara non sono proprio la stessa cosa…

La prima cosa che ho dovuto valutare è stata la bici. Ho scelto una bici solida in grado di reggere sia il viaggio da Manali a Leh che la gara. Nelle scelta mi ha aiutato Isaia Spinelli di Bianchi con cui ho dialogato arrivando a propendere per una MTB Kuma 29 pollici in alluminio con predisposizione posteriore al portaborse fisso che ho usato, un Tubus.

Questa bici mi ha dato un’ottima stabilità nei tratti sterrati sulla Manali-Leh, nonostante il mio pesante bagaglio posteriore, appesantendomi però in gara. Tutto allenamento (ride).

Al tutto, grazie a Simone Bolla della Montalbetti, ho aggiunto manopole comprensive di corna, per avere la possibilità di cambiare impugnatura durante il viaggio, e pedali con doppio utilizzo standard da una parte e attacco spd dall’altra il tutto della Ergotech.

Per il resto ho utilizzato completi da bici da strada della Montura, sponsor tecnico anche della HHMR, sia per il viaggio che in gara; pneumatici antiforatura Marathon Plus della Schwalbe, più pesanti ma più sicuri; e un paio di Scarpe Scott in Gore-Tex con sistema di chiusura Boa; tutto questo oltre al classico ciclocomputer Garmin Edge 1030.

Un ringraziamento particolare vorrei farlo al mio casco Briko che in una brutta caduta in discesa si è pure rotto, salvandomi però la testa. A questo riguardo: in questi posti dove l’assistenza è precaria è molto importante avere una copertura assicurativa che copra un po’ tutto e con OutdoorNoProblem di Europassitance ho risolto ogni preoccupazione.

Per leggere I commenti dei partecipanti.

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