Paesaggi – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Tue, 11 Dec 2018 14:43:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Foto del giorno: l’Himalaya vista dalla Stazione Spaziale Internazionale https://www.montagna.tv/cms/133908/foto-del-giorno-lhimalaya-vista-dalla-stazione-spaziale-internazionale/ https://www.montagna.tv/cms/133908/foto-del-giorno-lhimalaya-vista-dalla-stazione-spaziale-internazionale/#comments Mon, 10 Dec 2018 15:20:36 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133908 Vi siete mai chiesti come appaiano le alte vette dell’Himalaya agli occhi dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ad un’altitudine compresa tra 330 e 410 km dal livello del mare?

La risposta arriva dalla NASA, che ha deciso negli scorsi giorni di regalare al mondo – a tutti coloro che stanno con i piedi per terra – un’immagine straordinaria scattata da uno degli astronauti in orbita.

Foto @NASA Earth Observatory

Nello scatto è facilmente identificabile la montagna più alta del Pianeta, il monte Everest e alle sue spalle il Kanchenjunga.

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Yuichiro Miura, a gennaio 2019 sull’ Aconcagua a 86 anni https://www.montagna.tv/cms/133742/yuichiro-miura-a-gennaio-2019-sull-aconcagua-a-86-anni/ https://www.montagna.tv/cms/133742/yuichiro-miura-a-gennaio-2019-sull-aconcagua-a-86-anni/#respond Sat, 08 Dec 2018 09:00:06 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133742 L’alpinista giapponese Yuichiro Miura, ha annunciato lo scorso lunedì di essere pronto alla veneranda età di 86 anni, per l’impresa che aveva già dichiarato di avere in programma negli scorsi mesiconquistare la vetta più alta del Sud America, il monte Aconcagua (6962 m) in Argentina. La partenza è ufficialmente fissata per gennaio 2019.

Terrò duro fino all’ultimo e sarebbe perfetto se riuscissi ad arrivare in vetta”, ha dichiarato durante la conferenza di presentazione , aggiungendo che se riuscirà a raggiungere quota 6962 m, scenderà dalla cima con gli sci.

L’Aconcagua è stato salito precedentemente da Miura 33 anni fa, ma tra le seven summits resta l’unica montagna che non abbia ancora sciato. L’avventuriero si è detto ben cosciente delle difficoltà della discesa, soprattutto in corrispondenza della parte terminale del percorso pianificato.

Nel team che accompagnerà il giapponese per supportarlo ed aiutarlo in caso di difficoltà ci sarà anche un medico, che controllerà la salute del suo cuore affetto da aritmia.

Nel maggio 2013 Miura ricordiamo che sia diventato l’uomo più anziano ad aver scalato il monte Everest, all’età di 80 anni. Vetta già raggiunta nel 2003 a 70 anni e di nuovo nel 2008 a 75. L’impresa del 2013 ha mostrato al mondo tutta la forza dell’alpinista, che Quattro anni prima era stato vittima di un grave incidente sugli sci, a seguito del quale sono stati necessari numerosi interventi chirurgici al cuore nel tentativo di stabilizzare il suo battito irregolare.

Anche il prossimo gennaio ci sentiremo sicuramente tutti un po’ meno giovani di fronte alla sua infinita energia.

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In mountain bike al Campo Base dell’Everest. #SIsipuofare! https://www.montagna.tv/cms/133719/in-mountain-bike-al-campo-base-delleverest-sisipuofare/ https://www.montagna.tv/cms/133719/in-mountain-bike-al-campo-base-delleverest-sisipuofare/#comments Sat, 08 Dec 2018 05:00:40 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133719 Tre amici e un progetto ambizioso: tentare di raggiungere il Campo Base dell’Everest dal versante nepalese in mountain bike.

Loro sono Paolo FranceschiniDaniele Sala e Giacomo Galliani. Il nome del progetto, che sembra voler dare una risposta in partenza a tutti i dubbiosi sulla fattibilità della loro impresa è #SIsipuofare. Un hashtag che vuole anche essere un invito anche a credere in se stessi, a buttarsi in nuove avventure senza il timore di fallire. L’Everest è stato appositamente scelto come meta per dimostrare che persino quella che può sembrare un’impresa impossibile si possa fare.

Non sarà la prima avventura su due ruote per il trio, che si è già cimentato lo scorso luglio in una pedalata in terra israeliana dalle sponde del Mar Morto a Tel Aviv. Daniele è stato inoltre protagonista di una bizzarra pedalata in Marocco nel 2017 a sostegno di Admo Lombardia, che pertanto ha deciso di patrocinare questo mirabolante viaggio in bici fino alla montagna più alta del Pianeta.

La spedizione, che avrà inizio ad aprile 2019, partirà con lo scopo non solo di raggiungere il Primo Campo Base (5364m) ma anche di fare tappa presso il Laboratorio-Osservatorio Internazionale Piramide, unico centro di ricerca scientifica al mondo posizionato a 5000 metri di quota, inaugurato nel 1990 e intitolato al celebre esploratore italiano Ardito Desio. Un’ulteriore deviazione dal percorso base prevede un trek verso l’island Peak (6200m).

Oltre all’acclimatamento in quota, i tre dovranno affrontare le difficoltà di un tracciato non certo nato per le bici. Molto probabilmente in alcuni tratti dovranno scendere dalle proprie mountain bike, caricarle a spalla e proseguire a piedi.

Questa avventura tutta italiana tenterà inoltre di entrare nel Guinnes World Record. Come? Attraverso uno spettacolo comico che verrà messo in scena nei pressi del Campo Base, così da poter risultare quale Highest Comedy Show, lo show comico più “alto” al mondo. Non ci troviamo infatti di fronte a tre atleti con la passione per l’alta quota ma ad un trio eterogeneo composto da un comico, Paolo, un personal trainer, Giacomo ed un imprenditore di abbigliamento sportivo, Daniele. Ci sarà anche una presenza femminile accanto a loro, Elvezia Pappone, soprannominata la “Principessa Rock”, una showgirl amante dell’avventura estrema.

L’intera impresa sarà oggetto di una produzione televisiva che andrà in onda a fine 2019.

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Nove Parchi italiani premiati da Bruxelles https://www.montagna.tv/cms/133722/nove-parchi-italiani-premiati-da-bruxelles/ https://www.montagna.tv/cms/133722/nove-parchi-italiani-premiati-da-bruxelles/#respond Thu, 06 Dec 2018 05:00:01 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133722 Da Bruxelles giunge una bella notizia per i Parchi italiani. Ben 9 aree protette sono state premiate con la Carta Europea per il Turismo Sostenibile (CETS), un importante riconoscimento che certifica le prestazioni di un parco nell’ottica dello sviluppo del turismo sostenibile.

Il Parco Regionale Alpi Apuane e l’Area Marina Protetta di Porto Cesareo hanno ottenuto l’importante riconoscimento per la prima volta. Riconfermarti invece i Parchi Regionali Veglia-Devero-Ossola, il Parco Nazionale Val Grande, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Regionale Colli Euganei, il Parco Regionale delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, il Parco Nazionale della Sila e il Parco Naturale Adamello Brenta. Oltre alle nove Aree Protette italiane, tra le premiate in Europa anche cinque spagnole, tre francesi, una tedesca e una della Gran Bretagna.

La CETS è una certificazione complessa da ottenere e nata per facilitare una migliore gestione delle aree protette, con l’obiettivo di tutelare il patrimonio naturale e culturale, promuovendo al contempo una gestione del turismo attenta all’ambiente, alla popolazione locale, alle imprese e ai visitatori. Gli operatori attivi all’interno di un’area protetta devono collaborare a realizzare le priorità mondiali ed europee espresse dalle raccomandazioni dell’Agenda 21, adottate al Summit della Terra di Rio nel 1992 e dal VI programma comunitario di azioni per lo sviluppo sostenibile. La Carta è coordinata da Europarc Federation che, insieme alle sue sezioni nazionali, ne gestisce le procedure di conferimento alle aree protette e coordina la rete delle aree certificate.

Oggi il turismo è sostenibile – sottolinea Giampiero Sammuri, presidente di Federpachi- Europarc Italia, associazione che con il contributo del Ministero dell’Ambiente segue le Aree Protette italiane nell’iter di riconoscimento della CETS – “Ogni anno abbiamo 27milioni di presenze turistiche, una filiera  che conta 105mila posti di lavoro e un valore di 5,5 miliardi. Numeri che confermano che i parchi e le aree protette italiane sono luoghi di grande bellezza, di natura, di paesaggi. Luoghi dove, insieme a flora e fauna da tutelare, ci sono comunità operose, territori ricchi di tradizione ed aperti alle innovazioni e alle sfide del futuro. Le Aree Protette hanno il compito di salvaguardare questi habitat e di trovare il giusto punto di equilibrio fra la conservazione e le necessità di sviluppo, che deve essere rigorosamente improntato alla sostenibilità ambientale“.

Il nostro Paese risulta dunque virtuoso dal punto di vista della sostenibilità turistica. I dati europei lo confermano: ad oggi la CETS è in vigore in 16 Parchi Nazionali, 21 Parchi Regionali, 4 Aree Marine protette, 2 Parchi Transfrontalieri, per un totale di 43 Aree Protette (per la lista completa clicca qui).

 

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Il dolce risveglio del Monviso alle luci dell’alba https://www.montagna.tv/cms/133581/il-dolce-risveglio-del-monviso-alle-luci-dellalba/ https://www.montagna.tv/cms/133581/il-dolce-risveglio-del-monviso-alle-luci-dellalba/#respond Mon, 03 Dec 2018 05:00:19 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133581 Svegliarsi alle prime luci del mattino nel mese di novembre, quando il freddo dell’inverno inizia a fare capolino, è di certo un momento complesso un po’ per tutti. Ma chi vive ai piedi delle Alpi ha in questo periodo un motivo valido per aprire gli occhi e saltare giù dal letto: le dolci sfumature dell’aurora sulle vette innevate.

Negli scatti che seguono del fotografo Valerio Minato, vediamo l’alba mozzafiato di mercoledì 28 novembre, con protagonista un Monviso candido per le recenti nevicate. Nei 40 minuti immortalati dai Murazzi del Po a Torino, attraverso 4 immagini scattate in successione ogni 10 minuti tra le 7.20 e le 8, le pendici del Re di Pietra si vestono di colori, passando gradualmente dalle tonalità violacee dei primi istanti dell’aurora alle più calde sfumature rosa pesca che annunciano l’inizio del nuovo giorno.

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Il segreto dei popoli delle Ande https://www.montagna.tv/cms/133134/il-segreto-dei-popoli-delle-ande/ https://www.montagna.tv/cms/133134/il-segreto-dei-popoli-delle-ande/#respond Sun, 25 Nov 2018 09:00:52 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133134 Carenza di ossigeno, basse temperature, intense radiazioni UV. Tre caratteristiche degli ambienti andini di fronte alle quali gli scienziati si sono a lungo interrogati su quali siano stati gli adattamenti che hanno consentito alle popolazioni locali di vivere a 2500 metri di quota. Un recente studio pubblicato su Science Advance suggerisce come risposta che gli abitanti delle vette del Sud America abbiano subito, nel corso di migliaia di anni, delle modifiche alla muscolatura cardiaca.

Il team di ricerca della Emory University di Atlanta capitanato dall’antropologo John Lindo, ha sequenziato sette genomi di abitanti andini vissuti nei pressi del Lago Titicaca in Perù tra 6.800 e 1.800 anni fa e li ha poi confrontati con i dati genetici di 64 individui appartenenti a due popolazioni indigene moderne, gli Aymara della Bolivia e gli Huillice- Pehuenche del Cile meridionale.

Gli scienziati  sono andati nello specifico a ricercare la presenza di una serie di mutazioni già identificate nel corso di precedenti studi sulle popolazioni dell’altopiano del Tibet, associate a caratteristiche fisiologiche che consentono di vivere ad alte quote. Un esempio è la riduzione dei livelli di emoglobina nel sangue, un fattore che notoriamente aumenta l’efficienza dell’organismo nel consumo di ossigeno.

In realtà non sono stati trovati simili segnali di adattamento all’ipossia. I popoli delle Ande hanno piuttosto mostrato di aver subito nel corso dei secoli delle mutazioni a carico del gene Dst, associato alla salute cardiovascolare e allo sviluppo del muscolo cardiaco. Queste modifiche avrebbero comportato un aumento delle dimensioni del ventricolo destro con conseguente moderata ipertensione polmonare.

Un altro gene risultato interessante nello studio degli adattamenti alle alte quote è il Mgam, associato alla digestione dell’amido. Le patate rappresentano un componente essenziale della dieta andina, pertanto nel corso della loro evoluzione le popolazioni locali hanno subito adattamenti selettivi. Confrontando le attuali popolazioni contadine delle Ande con quelle di pianura (gli Huilliche-Pehuenche) dedite alla caccia, il gene mostra infatti di aver subito delle mutazioni, secondo gli scienziati iniziate circa 8750 anni fa nel periodo in cui in accordo con i dati archeologici, le due popolazioni si separarono. In questo modo i montanari avrebbero sviluppato una maggiore capacità di digestione dell’amido.

Conclusioni contro cui sono state sollevate perplessità come nel caso dell’antropologo Lars Fehren-Schmitz  dell’Università di Santa Cruz, che sottolinea un’eccessiva distanza geografica tra le due popolazioni per poter affermare con certezza che le mutazioni siano sopravvenute dopo la migrazione alle alte quote. È infatti possibile che semplicemente i genomi fossero già molto diversi in partenza. “È come confrontare pere e mele” – ha affermato Bastien Llamas, genetista dell’Università di Adelaide in Australia – “Unico modo per vedere se effettivamente le mutazioni siano legate ad un adattamento alla quota sarebbe comparare le antiche popolazioni andine con le antiche popolazioni delle vicine coste del Perù e del Cile settentrionali, non le moderne!”. Affermazione che trova concorde lo stesso Lindo secondo cui sarebbe certamente una soluzione migliore, se solo tali dati fossero disponibili.

Una ulteriore scoperta interessante effettuata durante le ricerche del team di Atlanta riguarda la presenza nel genoma andino di un recettore espresso dal sistema immunitario, il CD83, e attivato in risposta al vaccino contro il vaiolo. Ciò suggerisce che le antiche popolazioni della montagna, nel periodo della conquista spagnola del Sud America, non solo sarebbero state avvantaggiate dalla quota cui gli Europei non erano abituati – motivo per cui si concentrarono sulla conquista e distruzione delle aree pianeggianti – ma anche dalla resistenza al vaiolo.

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Mappe mondiali della neve per capire i cambiamenti climatici https://www.montagna.tv/cms/132843/mappe-mondiali-della-neve-per-capire-i-cambiamenti-climatici/ https://www.montagna.tv/cms/132843/mappe-mondiali-della-neve-per-capire-i-cambiamenti-climatici/#respond Thu, 22 Nov 2018 07:00:22 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132843 L’Agenzia Spaziale Europea ha finanziato un progetto che si propone di raccogliere dati sulla distribuzione della neve nell’arco degli ultimi quarant’anni per poter creare dei modelli predittivi che aiutino a comprendere come sta cambiando il clima e i possibili scenari futuri.

Lo Snow CCI Project, avviato ufficialmente lo scorso settembre con un kick-off meeting a Innsbruck prevede, attraverso l’utilizzo di dati satellitari e misure registrate da sensori posizionati in vari angoli della Terra, di costruire una vera e propria mappa della copertura nevosa a livello globale.

Si tratta di dati raccolti su base giornaliera, una mole di informazioni difficile da immaginare se si considera l’arco di tempo considerato, la cui accuratezza verrà verificata dagli esperti dell’Eurac Research di Bolzano, unico partner italiano del progetto accanto a università, aziende e istituti di ricerca austriaci, svizzeri, norvegesi, finlandesi e canadesi. “I dati a livello globale hanno risoluzione di un chilometro, quindi non sono molto dettagliati; li confronteremo con immagini satellitari ad alta risoluzione (20-30 metri) e misure a terra per capire quanto siano attendibili” – spiega Claudia Notarnicola, fisica di Eurac Research e referente nazionale del progetto

Finora studi similari sulla distribuzione della neve sono stati effettuati in riferimento al solo emisfero settentrionale, laddove di concentra circa il 90% della neve. Questo nuovo progetto si prefigge invece di considerare tutto il globo offrendo così una panoramica completa che consenta di confrontare i cambiamenti che stanno avvenendo in luoghi molto distanti, come ad esempio le Alpi e le Ande.

Una volta validate, le informazioni raccolte saranno utilizzate per elaborare modelli climatici che diventeranno uno strumento utile a politici e amministratori per prevenire o intervenire in tempi utili e con azioni idonee contro i cambiamenti del clima.

Su piccola scala la metodologia è già stata testata in Alto Adige, dove l’Eurac Research negli ultimi dieci anni ha condotto quattro progetti sulla copertura della neve consegnando i modelli elaborati alla Provincia Autonoma di Bolzano.

È arrivato dunque il momento di fare un grande passo avanti a supporto dell’intero Pianeta.

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Si celebra oggi la quinta Giornata degli Alberi https://www.montagna.tv/cms/133225/si-celebra-oggi-la-quinta-giornata-degli-alberi/ https://www.montagna.tv/cms/133225/si-celebra-oggi-la-quinta-giornata-degli-alberi/#respond Wed, 21 Nov 2018 13:15:24 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133225 Per il quinto anno consecutivo torna oggi la Giornata degli alberi. Un vero e proprio giorno di festa per la natura quello del 21 novembre, introdotto in Italia nel 2013 con la legge “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” finalizzata a promuovere la cultura del verde e degli alberi nei contesti urbanizzati.

Tanti gli eventi organizzati ogni anno dagli istituti scolastici in collaborazione con Comuni, Regioni e Corpo Forestale dello Stato, che vedono gli studenti impegnati nel piantare in aree pubbliche semenzali di specie autoctone, spesso fornite dai vivai forestali regionali.

La finalità principale per cui è nata la Giornata degli Alberi è quella di sensibilizzare le persone sul valore che gli alberi rivestono in ambiente naturale ma soprattutto nelle città, dove contribuiscono a contrastare l’inquinamento e a migliorare la qualità della vita. I benefici apportati dagli alberi sono infatti molteplici. Come sottolineato da Legambiente una pianta di 30 centimetri di diametro può assorbire fino a 30 kg di CO2 all’anno. 20 alberi possono teoricamente compensare le emissioni di un’auto, fornendo in cambio l’ossigeno necessario a 200 persone. Inoltre sono in grado di assorbire inquinanti quali le polveri sottili (PM10), gli ossidi di azoto e l’anidride solforosa. E ancora svolgono ruoli importanti nella depurazione delle acque, nella riduzione dell’inquinamento acustico e sono ottimi alleati nella mitigazione dei cambiamenti climatici e dei conseguenti eventi atmosferici estremi.

Anche oggi, come gli scorsi anni, saranno davvero numerose le iniziative da Nord a Sud. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa è volato da Roma a Torino per partecipare insieme al sindaco Chiara Appendino alla piantumazione di nuovi alberi in una scuola.

Ogni edizione, da quattro anni a questa parte, presenta un tema diverso. Quest’anno il titolo è “Radici“, da intendersi secondo quanto descritto sul portale del Ministero dell’Ambiente “sia come elemento fondamentale di contrasto al dissesto idrogeologico, sia come richiamo alle origini comuni e alla indispensabile necessità di tenersi stretti gli uni agli altri nel nome del reciproco sostegno, della cooperazione e dell’uguaglianza”.

L’Ordine nazionale dei Dottori Agronomi e Forestali (Conaf) ha proposto, legandosi al tema delle radici e della stabilità, una riflessione sul catastrofico crollo di alberi in ambiente urbano cui abbiamo assistito nelle ultime settimane lungo tutta la Penisola, sottolineando che “gli alberi in città cadono spesso in seguito ad eventi atmosferici estremi, ma l’elemento che determina la caduta è lo stato fitosanitario in cui versano le piante continuamente mutilate sia nell’apparato radicale, che viene ridotto o danneggiato a causa dei lavori effettuati per opere infrastrutturali, sia nella chioma, sottoposta ad errate e talvolta inutili pratiche di contenimento spesso culminanti nella capitozzatura“. Il Presidente del Conaf Sabrina Diamanti invita dunque ad una gestione oculata del verde urbano, sotto la guida di esperti del settore.

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Pico de Orizaba (Messico): recuperati i corpi di tre alpinisti sepolti da una valanga nel 1959 https://www.montagna.tv/cms/133090/pico-de-orizaba-messico-recuperati-i-corpi-di-tre-alpinisti-sepolti-da-una-valanga-nel-1959/ https://www.montagna.tv/cms/133090/pico-de-orizaba-messico-recuperati-i-corpi-di-tre-alpinisti-sepolti-da-una-valanga-nel-1959/#comments Tue, 20 Nov 2018 07:00:09 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133090 L’esercito messicano ha ritrovato i corpi mummificati di tre alpinisti dispersi da 59 anni sulle pendici del Pico de Orizaba (5610 m), il vulcano più alto del Paese e terza vetta più alta del Nord America, al confine tra gli stati federali di Veracruz e Puebla.

Il primo avvistamento dei corpi risale in realtà al 2015 ma finora i tentativi di recupero si erano rivelati infruttuosi. Jose Luis Pablo, comandante dell’unità militare incaricata dell’operazione, ha dichiarato alle TV locali di essere ampiamente soddisfatto della missione compiuta in un tempo record.

Le condizioni meteo avverse hanno reso inizialmente difficile per l’elicottero il raggiungimento dei corpi, localizzati nei pressi della cima della montagna. Ma un secondo tentativo nel medesimo giorno ha portato a completare l’operazione con successo.

L’identificazione dei tre giovani è stata resa possibile da Luis Espinosa, un alpinista di 81 anni che ha riconosciuto nelle vittime tre amici sepolti da una valanga durante una spedizione del 1959. Un dato che trova corrispondenza nei report dell’epoca che riportano solo tre dispersi a seguito dell’evento.

Espinosa ha inoltre riconosciuto una delle camicie e un anello con incise le iniziali JEC.

I nomi delle tre vittime sarebbero dunque Enrique Garcia Romero, Juan Espinosa Camargo e Manuel Campos Reyes. Dei primi due si ha certezza che siano ancora vivi dei parenti, il che renderebbe possibile l’identificazione ufficiale mediante test del DNA.

Come spesso accade in queste situazioni, la più grande soddisfazione per Luis è quella di poter attutire il rimorso di non essere riuscito a salvare i suoi amici, nella convinzione che almeno adesso possano riposare in pace.

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La squadra nazionale francese di alpinismo femminile firma tre prime ascensioni nella Terra del Fuoco https://www.montagna.tv/cms/132930/la-squadra-nazionale-francese-di-alpinismo-femminile-firma-tre-prime-ascensioni-nella-terra-del-fuoco/ https://www.montagna.tv/cms/132930/la-squadra-nazionale-francese-di-alpinismo-femminile-firma-tre-prime-ascensioni-nella-terra-del-fuoco/#comments Tue, 13 Nov 2018 05:00:23 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132930 La squadra nazionale francese di alpinismo femminile (ENAF) ha realizzato lo scorso ottobre tre prime ascensioni lungo la Cordillera Darwin, nella Terra del Fuoco (Cile).

18 giorni di cui 16 di pioggia per conquistare tre picchi vergini. Questo il grande risultato della squadra composta da quattro giovani alpiniste (Florence Igier, Johanna Marcoz, Marion Pravin, Maud Vanpoulle) e due istruttori (Antoine Pêcher e Gael Bouquet des Chaux), partita per questa straordinaria spedizione il 25 settembre scorso.

Le tre cime conquistate sono il Cerro Nylandia (1114 m) e due vette minori, il Cerro Fernando (1044 m) e il Cerro Akila (1564 m), dislocate lungo la Cordillera Darwin, un massiccio montuoso remoto ritenuto uno dei più selvaggi del Pianeta, situato a Sud della Patagonia e raggiungibile solo via mare. Una catena lunga 170 km e larga 60 km, ancora estremamente ricca di montagne da esplorare con un clima particolarmente ostile.

La squadra dell’ENAF ha inizialmente identificato dei potenziali obiettivi sulla base delle informazioni fornite dall’High Mountain Military Group (GMHM), che ha effettuato la prima traversata nel 2011 e dal cileno Camillo Rada, grande esperto di Patagonia: due cime vergini che circondano il Passo Esperanza (corrispondenti ai punti 1564 e 1814 sulla mappa fornita da Rada) ed un possibile punto di attracco per la barca.

Con grande fortuna il tempo clemente ha consentito al gruppo di affrontare la traversata attraverso lo stretto di Magellano fino al Fjord Finlandia, leggermente a nord rispetto al punto identificato sulla mappa di Rada, senza grandi problemi. Dopo aver trasportato circa 700 kg di materiale nell’entroterra e fissato il campo base, la squadra è rimasta bloccata a causa del maltempo per tre giorni.

Il 30 settembre finalmente la meteo ha consentito loro di tentare la prima salita sul Cerro Nylandia  e su una seconda vetta, definita inizialmente Punto 1044 poi ribattezzata Cerro Fernando, in onore del portentoso marinaio che li ha accompagnati alla Cordillera.

Queste salite presentano poche difficoltà tecniche” – racconta Antoine Pêcher – “La vista incantevole e libera dalle cime ci ha permesso di analizzare i nostri obiettivi principali (Punto 1564 e Punto 1814)”.

Dopo altri due giorni bloccati a campo base dal maltempo, il 3 ottobre il gruppo è partito per la conquista del Punto 1564. Un avvicinamento lungo e complicato tra neve fresca e vegetazione densa.

Il 4 ottobre abbiamo provato a raggiungere la cima con un tempo decisamente cupo. La mancanza di visibilità ci ha penalizzati” –  spiega Gael Bouquet des Chaux – “Abbiamo perso ore a cercare una via per superare gli ultimi 50 metri ma alla fine abbiamo rinunciato quando eravamo a una trentina di metri dalla vetta”.

La squadra è rientrata esausta al campo base verso le 10 di sera dopo 15 ore di fatica.

Il 9 ottobre una nuova finestra di bel tempo ha consentito loro di tentare la salita del secondo obiettivo, il Punto 1814. Una bella piramide innevata all’aspetto più facile della precedente, con un percorso di avvicinamento comune a quest’ultima. A 650 metri dalla vetta il dietrofront, causato da raffiche di vento oltre i 100 chilometri orari. All’indomani il gruppo ha deciso di tentare di raggiungere nuovamente il Punto 1564, questa volta completando gli ultimi 30 metri fino alla vetta, nonostante la pioggia che fortunatamente li ha abbandonati prima di iniziare la salita.

“La visibilità era decisamente migliore rispetto al tentativo precedente” – ricorda Antoine –“Questo ci ha permesso di studiare meglio gli ultimi metri della salita. Abbiamo scelto di optare per una progressione in goulotte. Le difficoltà tecniche si sono rivelate moderate (3+ su ghiaccio e neve fino a 70°) ma l’esposizione è comunque rimasta significativa e le protezioni difficili da posizionare. Siamo arrivati in cima alle 15. Una cima dove si faceva fatica trovare posto per tutti e sei.”

Quest’ultima vetta è stata ribattezzata Cerro Akila, che nella lingua degli Yagan, primi abitanti della Terra del Fuoco, significa “ghiaccio”.

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