Natura – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Thu, 20 Dec 2018 16:55:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 Il ceratosauro più antico al mondo viveva sulle Alpi https://www.montagna.tv/cms/134385/il-ceratosauro-piu-antico-al-mondo-viveva-sulle-alpi/ https://www.montagna.tv/cms/134385/il-ceratosauro-piu-antico-al-mondo-viveva-sulle-alpi/#respond Thu, 20 Dec 2018 14:49:03 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134385 ceratosauro, giurassico, dinosauri, Saltriovenator zanellai, predatore, fossili, paleontologia
Saltriovenator zanellai in una ricostruzione di Davide Bonadonna

Duecento milioni di anni fa le Alpi erano già popolate da giganteschi dinosauri predatori. Lo provano i resti fossili del ceratosauro del Giurassico più antico al mondo, rinvenuti nella cava Salnova di Saltrio, in provincia di Varese. Il dinosauro è stato chiamato Saltriovenator zanellai  (il cui significato è “cacciatore di Saltrio”, dal nome della località e “di Zanella”, dal cognome del suo scopritore).

Si tratta di un nuovo genere e una nuova specie di teropode, lungo circa 7,5 metri per una tonnellata di peso. Secondo i dati della ricerca, condotta dagli studiosi italiani Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano, Simone Maganuco, paleontologo freelance e collaboratore del Museo di Storia Naturale di Milano e Andrea Cau, paleontologo del Museo Capellini dell’Università di Bologna, pubblicati di recente sulla rivista PeerJ, ci troviamo di fronte al più grande e robusto dinosauro predatore del Giurassico inferiore.

Saltriovenator zanellai rappresenta il primo scheletro di dinosauro teropode rinvenuto sulle Alpi e il secondo a livello nazionale dopo Scipionyx, meglio noto come “Ciro”, scoperto a Pietraroia (BN).

In realtà il rinvenimento dei resti fossili risale al 1996 ad opera di Angelo Zanella del Gruppo Brianteo Ricerche Geologiche di Paina di Giussano (Como). Sono stati necessari anni per estrarre i frammenti ossei dalla roccia e ricomporli. Attraverso la loro analisi è stato possibile escludere che il dinosauro, come inizialmente ipotizzato, appartenesse al gruppo degli allosauri, in quanto dotato di quattro dita agli arti inferiori, caratteristica tipica del gruppo dei ceratosauri. La datazione dei fossili ha consentito di anticipare di 25 milioni di anni la comparsa dei grandi dinosauri predatori.

I resti di omero e caviglia sono stati sottoposti ad una analisi paleontologica degli anelli di crescita, che ha portato a concludere che il dinosauro fosse un esemplare giovane di circa 24 anni, ancora in fase di crescita. Nonostante ciò le sue dimensioni risultano impressionanti se rapportate al Giurassico inferiore, periodo in cui i dinosauri carnivori erano decisamente piccoli. Il cranio misurava ben 80 centimetri, era dotato di denti aguzzi e seghettati e arti anteriori costituiti da quattro dita, di cui tre dotate di artigli ricurvi.

Sebbene frammentario, lo scheletro di Saltriovenator mostra un mosaico di caratteri anatomici ancestrali e derivati, che si trovano rispettivamente nei dinosauri con mani a quattro dita, come i dilofosauri e i ceratosauri, e nei teropodi tetanuri che hanno mani con tre dita, come gli allosauri” – spiega Cristiano Dal Sasso, che si è occupato dell’identificazione delle ossa frammentarie mediante un confronto dei resti con quelli di esemplari più completi appartenenti a specie simili, conservati nell’Università della California, a Berkeley e allo Smithsonian di Washington.

Molto interessante è risultata l’analisi del secondo osso metacarpale, un osso dell’arto anteriore le cui caratteristiche anatomiche hanno portato gli scienziati a concludere che il dinosauro fosse dotato di una ampia capacità di movimento della zampa, che gli consentiva dunque di trattenere le prede con grande forza.

La scoperta di Saltriovenator fa crollare anche una ipotesi in vigore dal 2009 sull’evoluzione degli uccelli a partire dai teropodi. L’idea sviluppatasi dopo la scoperta del ceratosauro primitivo Limusaurus era quella di una evoluzione dell’ala dalla fusione del secondo, terzo e quarto dito dell’arte anteriore. Il giovane dinosauro alpino dimostra che fu il quarto dito a sparire, con seguente fusione dei primi 3.

Un’altra caratteristica mai osservata prima su resti fossili di dinosauri è la presenza di morsicature ad opera di pesci o organismi invertebrati marini, un po’ come i segni visibili sulle carcasse di balena. Dopo la morte, il corpo del predatore deve essere dunque finito in mare, dove avrà galleggiato un poi prima di finire sul fondale e venire sepolto dai sedimenti. Nel Giurassico Inferiore la Lombardia occidentale era infatti occupata dall’Oceano della Tetide, lungo le cui sponde si sviluppavano foreste e spiagge tropicali, terre emerse di dimensioni sufficienti a garantire lo sviluppo  di una catena alimentare al cui apice si trovava il temibile ceratosauro.

 

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Una cucciolata di lupi alle porte di Roma. Lo splendido video della LIPU https://www.montagna.tv/cms/133971/una-cucciolata-di-lupi-alle-porte-di-roma-lo-splendido-video-della-lipu/ https://www.montagna.tv/cms/133971/una-cucciolata-di-lupi-alle-porte-di-roma-lo-splendido-video-della-lipu/#comments Tue, 18 Dec 2018 16:00:21 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133971 Sei cuccioli di lupo nelle foreste del Litorale Romano. Questa la bella notizia che giunge dalle videotrappole dell’OASI LIPU di Castel di Guido, piazzate dai volontari dell’associazione in punti strategici del bosco. I piccoli sarebbero nati nella primavera del 2018. Ora con l’arrivo dell’inverno i lupi hanno abbandonato le aree riproduttive e anche i cuccioli hanno iniziato a spostarsi insieme agli adulti.

La notizia, che giunge ad un anno da un altro evento riproduttivo registrato nella zona, grazie alla coppia di lupi Numa e Aurelia, fa ben sperare per una ripresa della specie nella periferia romana, dove non si vedevano coppie fertili da oltre cento anni.

L’annuncio della cucciolata è apparso sulla pagina Facebook dell’Oasi LIPU di Castel di Guido, attraverso la condivisione di un video in cui i cuccioli sembrano godere di ottima salute ed essere carichi di energie.

Cuccioli di lupo sul Litorale Romano

Aggiornamento sulla presenza del lupo nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano.Con alcune bellissime immagini della cucciolata di lupi nata la scorsa primavera nelle foreste del Litorale Romano, vi aggiorniamo sul monitoraggio del nucleo familiare presente sui nostri territori. Nel settembre scorso avevamo pubblicato la notizia tanto attesa. Anche quest’anno è stata accertata la riproduzione del branco, dopo la storica prima riproduzione nel 2017, che arrivava dopo un secolo di assenza della specie nella nostra area. In estate sono stati immortalati dalle nostre videotrappole sei cuccioli in diverse occasioni, anche duranti fasi di gioco e durante le interazioni con gli adulti. E' importante ribadire che nel lupo, in media, solo il 50% dei cuccioli arriva al secondo anno di vita, a causa di un elevata mortalità nei primi mesi. E' così che si regola la dimensioni dei branchi, di dimensioni ben più ridotte durante l'inverno e la primavera successiva alle nascite.Un altro dato storico dunque, che conferma ormai la presenza stabile della specie nel Comune di Roma, dopo che non si registravano branchi riproduttivi di lupo dagli inizi del ‘900. Nello stesso periodo, abbiamo proseguito anche il campionamento genetico non invasivo, tramite raccolta escrementi freschi, poi portati ad analisi presso l’IZS di Lazio e Toscana. Negli anni scorsi tale metodologia ci aveva permesso di ricostruire le dinamiche di ricolonizzazione della specie e di registrare la formazione di una coppia di lupi nel 2016, chiamati da noi Numa e Aurelia, i quali hanno poi dato vita alla prima cucciolata lo scorso anno. Proprio dall’analisi del DNA di un campione biologico fresco di questa estate è arrivata la notizia che non ci aspettavamo… Infatti i risultati hanno confermato la presenza sul territorio di un altro maschio adulto, che ha dunque sostituito Numa nel ruolo di riproduttore e compagno di Aurelia.Il cambio di un dominante nel branco può voler dire soltanto una cosa purtroppo: Numa è probabilmente morto durante gli scorsi mesi, e il suo ruolo di riproduttore è stato occupato da un altro maschio solitario in dispersione. Le cause della scomparsa di Numa possono essere molteplici, naturali e non. Ogni anno in Italia circa 300 lupi (il 20% della popolazione) muoiono per cause umane (incidenti stradali o bracconaggio). E Numa, dopo il suo arrivo nell’estate del 2014, ha ceduto il passo al suo successore, nuovo maschio dominante del branco di lupi del Litorale Romano, chiamato da noi Tullo (come da tradizione, il terzo re di Roma).Ora con l’arrivo dell’inverno i lupi hanno abbandonato le aree riproduttive, e i cuccioli hanno cominciato a spostarsi con gli adulti. Infatti a 7-8 mesi d’età i giovani dell’anno hanno raggiunto già dimensioni simili ai genitori, e possono dunque muoversi diversi km ogni notte. Un lupo è in grado di muoversi anche 10-15 km in poche ore, sia per le attività di caccia (ricordiamo che le nostre analisi sugli escrementi dimostrano, ancora oggi, che la dieta di questo branco è composta per quasi il 95% da cinghiale, e che dunque il suo impatto sulla zootecnia è quasi nullo), sia per le normali attività di perlustrazione del territorio (che per un branco di lupi può raggiungere dimensioni anche di 100 kmq).Vi lasciamo ora alle belle immagini della cucciolata di lupi 2018, altro bel segnale di speranza per questa specie, la cui presenza testimonia ancor più il valore ecologico dei nostri ecosistemi, che tornano ad ospitare stabilmente il più importante predatore europeo!

Gepostet von Oasi LIPU Castel di Guido am Donnerstag, 6. Dezember 2018

Le analisi condotte dagli esperti sugli escrementi recuperati nell’area, hanno portato a concludere che i lupi romani si nutrano nel 95% dei casi di carne di cinghiale, risorsa che abbonda fin troppo nella zona. Un dato che comporta un potenziale impatto zero da parte dei branchi sul bestiame da allevamento.

Secondo gli studi genetici effettuati presso i laboratori zooprofilattici di Lazio e Toscana non è Numa il padre dei piccoli, ma un secondo lupo ribattezzato dai ricercatori Tullo, come da tradizione il terzo re di Roma.

La domanda che sorge spontanea è dove sia finito Numa se i genitori dei lupacchiotti risultano essere Aurelia e Tullo. Per gli scienziati potrebbe essere morto, determinando così la nascita di una nuova coppia dominante. Le cause della morte, come spiegato in un post dalla LIPU, potrebbero essere molteplici, spaziando dalle cause naturali ai fattori antropici, come il bracconaggio o l’investimento su una strada.

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Cani-sentinella per il monitoraggio dell’orso marsicano https://www.montagna.tv/cms/133985/cani-sentinella-per-il-monitoraggio-dellorso-marsicano/ https://www.montagna.tv/cms/133985/cani-sentinella-per-il-monitoraggio-dellorso-marsicano/#comments Mon, 17 Dec 2018 07:00:38 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133985 Per la prima volta in Italia è stato siglato un protocollo d’intesa per il monitoraggio dell’attività dell’orso bruno marsicano sia all’interno che all’esterno delle aree protette, basato sull’utilizzo di cani-sentinella.

L’accordo è stato sottoscritto lo scorso 10 dicembre a Pescara tra la Regione Abruzzo, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Nazionale Della Majella, il Parco regionale Sirente-Velino, le Riserve regionali Monte Genzana Alto Gizio, Oasi WWF Gole del Sagittario, Zompo lo Schioppo, l’Ente Nazionale Cinofilia Italiana e gli Ambiti Territoriale di Caccia “Avezzano”, “Roveto Carseolano” e “Sulmona”.

Il provvedimento prevede anche il monitoraggio alcune specie di uccelli come la beccaccia e la coturnice e la raccolta di dati utili alla conservazione e alla gestione della fauna. ISPRA e Università La Sapienza di Roma collaboreranno inoltre alla valutazione dell’impatto che la caccia al cinghiale può avere sulla sopravvivenza dell’orso marsicano. Mentre l’Enci si occuperà della formazione di unità specializzate, ovvero di cani-sentinella ma anche dei loro conduttori, per il monitoraggio della fauna nei territori che si estendono fuori delle aree protette.

Il protocollo rappresenta un tassello importante inserito all’interno del percorso delle attività di monitoraggio previsto nella valutazione ambientale strategica, che dovrà essere effettuato dopo l’approvazione del Piano faunistico venatorio regionale.” – spiega Lorenzo Berardinetti, assessore regionale ai parchi e alle riserve – “L’avvio di un confronto tra i principali gestori delle aree protette, gli ambiti di caccia e l’ente nazionale cinofilia, cristallizzato con questo protocollo d’intesa, avrà un risultato positivo sia per la tutela sostenibile dell’ambiente sia per il coordinamento delle attività di difesa delle specie protette come l’orso bruno marsicano previsto dal Patom (Piano d’azione per la tutela dell’orso bruno marsicano)”.

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Il mare diventa montagna negli scatti di Ray Collins https://www.montagna.tv/cms/134119/il-mare-diventa-montagna-negli-scatti-di-ray-collins/ https://www.montagna.tv/cms/134119/il-mare-diventa-montagna-negli-scatti-di-ray-collins/#respond Mon, 17 Dec 2018 05:00:48 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134119 L’australiano Ray Collins, prima ancora di essere un abile fotografo, è un grande surfer. L’acqua è il suo elemento naturale e la potenza delle immagini che è in grado di catturare tra le onde ne è la prova.

Negli scatti che vi mostriamo, le onde dell’oceano sembrano picchi ghiacciati. In alcune immagini non è difficile, ad un primo sguardo, cogliere il profilo di una montagna, di quelle vere fatte di terra e roccia.

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Tommy Caldwell lancia l’allarme: “I cambiamenti climatici nella Yosemite Valley sono sconcertanti” https://www.montagna.tv/cms/134084/tommy-caldwell-lancia-lallarme-i-cambiamenti-climatici-nella-yosemite-valley-sono-sconcertanti/ https://www.montagna.tv/cms/134084/tommy-caldwell-lancia-lallarme-i-cambiamenti-climatici-nella-yosemite-valley-sono-sconcertanti/#respond Sun, 16 Dec 2018 05:00:54 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134084
foto @ Tommy Caldwell Facebook Page

Considero ancora la valle dello Yosemite uno dei posti più belli della terra. Ma gli effetti del cambiamento climatico qui sono sconcertanti” – inizia così l’accorato appello lanciato da Tommy Caldwell sui suoi canali social, rivolto a tutti gli appassionati di montagna perchè aprano gli occhi e si rendano conto che il climate change non sarà solo un problema delle generazioni a venire, in quanto il suo impatto è già ben visibile anche nella sua amata Yosemite Valley.

Nel suo messaggio viene citato lo scarabeo dei pini, agente causale della trasformazione in corso delle dense pinete della valle in boschi di quercia molto più aperti. E ancora i 96000 acri bruciati nell’incendio del Ferguson Fire la scorsa estate.

La stagione buona per arrampicare si è spostata di almeno un mese e la neve copre raramente il suolo della valle. Non è difficile trovare qualcuno in questi giorni che non abbia sperimentato delle condizioni meteo molto inusuali” – dichiara Caldwell, aggiungendo che non serve fare ricerche per capire che sintomi simili siano soltanto l’inizio di un problema ben più grave, ammettendo poi che tutto ciò lo abbia portato per la prima volta nella vita a considerare gli interventi umanitari e quelli ambientali sullo stesso piano di importanza.

foto @ Tommy Caldwell Facebook Page

Abbiamo bisogno di un pianeta sano e in grado di prosperare, mentre al momento la nostra casa è indubbiamente malata. Spesso mi soffermo a riflettere su quale sia stata la ragione per cui tanta gente si sia commossa di fronte a The Dawn Wall. Di certo la risposta non ha a che vedere con l’arrampicata. Forse il motivo è che la storia trattasse di compassione umana e di una ostinata realizzazione di un sogno. Ognuno in fondo ha la necessità di trovare qualcosa di cui prendersi profondamente cura. Forse dovremmo considerare la possibilità di lasciare che le minacce alla sopravvivenza del nostro pianeta e dei nostri compagni ci riportino alla vita.”

Un invito a prendere coscienza del fatto che sia ora il momento di intervenire e fare ognuno qualcosa nel proprio piccolo per aiutare il Pianeta, accolto con entusiasmo da Alex Honnold che su Instagram ha ringraziato l’amico per i bei sentimenti espressi. Immediata l’ironica e allo stesso tempo affettuosa risposta di Caldwell: “Ho preso spunto da alcune cose che in realtà hai detto tu”.

 

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Parco del Gran Paradiso: estesa l’area vietata alle scalate sulle cascate per proteggere il gipeto https://www.montagna.tv/cms/134172/parco-del-gran-paradiso-estesa-larea-vietata-alle-scalate-sulle-cascate-per-proteggere-il-gipeto/ https://www.montagna.tv/cms/134172/parco-del-gran-paradiso-estesa-larea-vietata-alle-scalate-sulle-cascate-per-proteggere-il-gipeto/#comments Fri, 14 Dec 2018 10:06:15 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134172 Lo scorso anno la cova di una coppia di gipeti non era andata a buon fine, per tale ragione quest’anno il Parco nazionale del Gran Paradiso, in accordo anche con le Guide Alpine, ha deciso di adottare un piano di protezione più forte a tutela dei due rapaci che quest’autunno sono tornati per il quarto anni consecutivo nella Valle di Cogne scegliendo un’altra area per nidificare.

Il piccolo nucleo costituisce la metà delle coppie di questa specie attualmente presenti sulle Alpi occidentali italiane.

Alcune specie sono particolarmente sensibili alla presenza umana e risentono in misura maggiore del disturbo che possiamo arrecare.  Il sito di nidificazione in Valnontey si colloca in un complesso rupestre intensamente frequentato, in periodo invernale, dagli appassionati di arrampicata su cascate di ghiaccio. “Bisogna eliminare gli elementi disturbanti, ossia persone che scalano vicino al nido e camminano sui pianori soprastanti, e soprattutto i voli di elicottero. Poiché non si possono proibire eventuali voli di elisoccorso, bisogna eliminare il problema alla radice, ossia far sì che non ci siano persone da soccorrere, proibendo l’accesso a determinate cascate”, ha spiega Alessandro Crudo presidente della Società guide alpine di Cogne.

Coppia di gipeti nel nido in Valsavarenche, una delle altre valli del Parco interessate dalla nidificazione

Il Parco del Gran Paradiso, consapevole dell’importanza delle cascate per l’economia turistica della Valle di Cogne, ha quindi estes la zona da vietare. Non si potrà quindi accedere al pianoro sommitale del Money e alle cascate: “L’ago di Money”, “Di fianco alla leggenda”, “Repentance super”, “La volpe e l’uva” (via di dry tooling), “Monday Money”, “Gusto di Scozia” e “Flash estivo”, rispettivamente le numero 9, 10, 11, 11bis, 12, 13 e 14 della guida “Effimeri barbagli” di Matteo Giglio (Tipografia valdostana 2014), scelta come riferimento.

Il Presidente del Parco Italo Cerise ha commentato: “La nidificazione del gipeto in Valnontey, per il quarto anno consecutivo, rappresenta un evento di grande interesse scientifico e naturalistico per il Parco, ed è una conferma dell’efficacia della sua azione a favore della conservazione della biodiversità; ma anche una opportunità per il territorio vista la forte attrazione che un evento come questo suscita in tutti coloro che amano la natura. Le misure di tutela che sono state adottate perché la nidificazione vada a buon fine, limitano l’attività di arrampicata su ghiaccio in una zona modesta della Valnontey che potrà continuare ad ospitare questa attività nel resto del suo territorio”.

Oltre alle attività di prevenzione in essere, il monitoraggio del gipeto da parte del corpo di sorveglianza è quotidiano. Il controllo dei siti di nidificazione, in particolare durante la cova l’allevamento del nidiaceo, viene fatto dai guardaparco, insieme ai tradizionali strumenti, con mezzi tecnologici particolarmente avanzati, al fine di assicurare un adeguata protezione ai “tesori” del vero e proprio scrigno della biodiversità che è il Parco. “Saranno posizionate corde con cartelli informativi per delimitare la zona, oltre a dare ampia diffusione del divieto sui media. Soprattutto vorrei precisare che le guide alpine collaboreranno con il corpo di sorveglianza del Parco, che sarà sempre presente in zona, per fare osservare il divieto di accesso. Chi oltrepasserà le delimitazioni andrà incontro a sanzioni amministrative e al sequestro dell’attrezzatura e per chi fosse sorpreso a disturbare il nido scatterà la denuncia penale. Non è uno scherzo, si fa sul serio!”, conclude Alessandro Crudo.

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“Salvate l’orso marsicano”. Il disperato appello del WWF dopo la tragedia della vasca in Abruzzo https://www.montagna.tv/cms/134090/salvate-lorso-marsicano-il-disperato-appello-del-wwf-dopo-la-tragedia-della-vasca-in-abruzzo/ https://www.montagna.tv/cms/134090/salvate-lorso-marsicano-il-disperato-appello-del-wwf-dopo-la-tragedia-della-vasca-in-abruzzo/#comments Fri, 14 Dec 2018 07:00:52 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=134090 A seguito della tragica morte di un’orsa e dei suoi due cuccioli, annegati in una vecchia vasca per la raccolta dell’acqua piovana nel Comune di Villavallelonga (AQ), lo scorso lunedì il WWF Italia ha inviato una lunga nota a tutte le prefetture presenti lungo l’areale dell’orso bruno marsicano (L’Aquila, Pescara, Chieti, Teramo, Roma, Rieti, Frosinone, Isernia, Macerata, Ascoli Piceno, Perugia), ai Parchi Nazionali d’Abruzzo Lazio e Molise e della Majella, ai Parchi regionali dei Monti Simbruini e del Sirente-Velino, alle Riserve Naturali Regionali delle Gole del Sagittario, del Monte Genzana e Alto Gizio, di Zompo lo Schioppo, del Lago di San Domenico e Lago Pio, all’Autorità di gestione del Patom, alle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Molise e Umbria e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

All’interno del documento l’associazione ha voluto richiedere agli Enti se sia stata stilata una lista di tutte le situazioni di pericolo, similari alla vasca di Villavallelonga, entro l’areale dell’orso bruno marsicano, al fine di predisporre i necessari interventi e monitoraggi. Un invito dunque alla collaborazione sul territorio, mettendo in opera ogni intervento possibile per la tutela del grande mammifero, in ottemperanza del principio di precauzione.

La tutela dei circa 50 esemplari di Orso bruno marsicano sopravvissuti richiede scelte decise e coraggiose” – dichiara  il WWF – “azioni concrete che non possono essere vanificate dallo sviluppo di impianti sciistici o dagli interessi dei gestori delle aziende faunistico-venatorie del versante laziale del Parco o, peggio, dal non spendere mille euro per chiudere una vasca“.

L’Associazione ambientalista è in realtà da più di un anno attiva nella richiesta di convocazione degli Stati generali dell’Orso che, ai massimi livelli istituzionali, dovrebbero definire una lista di interventi da compiere nel breve, medio e lungo termine per assicurare la conservazione dell’orso nell’Appennino centrale. Le azioni da mettere in atto sono già state delineate nell’ambito del PATOM, ma è necessario “passare dalle parole ai fatti”.

In tal senso, il WWF si è dichiarato disponibile a collaborare anche economicamente, agli interventi di messa in sicurezza definitiva e a monitorare la conclusione e l’efficacia dei lavori realizzati”.

E alcuni interventi a cura delle sezioni locali dell’Associazione sono già stati effettuati nell’area dell’Oasi WWF delle Gole del Sagittario, dove il personale in collaborazione con il Comune di Anversa degli Abruzzi, ha effettuato una serie di controlli sul territorio di sua competenza e in quello immediatamente limitrofo, al fine di identificare situazioni di pericolo per il grande mammifero appenninico. Al momento sono state individuate due situazioni potenzialmente rischiose, e come nel caso di Villavallelonga si tratta di punti di approvvigionamento idrico artificiale laddove è bene rafforzare la sicurezza. Un’ulteriore vasca segnalata dall’Associazione si trova al confine tra i Comuni di Ortona dei Marsi e Anversa degli Abruzzi.

Per quanto riguarda la messa in sicurezza della vasca di Villavallelonga è stato effettuato un primo intervento in emergenza da parte dei guardia-parco, che hanno posizionato un recinto elettrificato e svuotato la vasca. Tale protezione risulta insufficiente, soprattutto in vista delle nevicate invernali che potrebbero danneggiare la recinzione e mettere fuori uso i pannelli solari che la alimentano. L’Ente Parco ha dunque autorizzato un progetto per la chiusura dell’invaso con pietre, lavori iniziati da poco e da compiere con estrema velocità prima dell’arrivo dell’inverno.

Oltre all’appello inviato sul territorio lo scorso lunedì, il 5 dicembre il WWF ha anche inviato un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano nel quale ripercorre l’intera vicenda della vasca di Villavallelonga, in cui si dichiara che istituzioni e privati indicati come proprietari della vasca, fossero già a conoscenza della situazione di pericolo. Nel 2010 altri due orsi erano infatti morti nel medesimo modo. A seguito di quel primo tragico evento è stato posizionato nel 2012 un recinto attorno alla vasca,  che ha ceduto nel tempo. Nell’ agosto del 2018 l’associazione Salviamo l’Orso aveva informato l’Ente Parco della rinnovata situazione di pericolo, con conseguente richiesta da parte del Parco ai proprietari dell’area di intervenire. Procedimento non effettuato prima del tragico epilogo dello scorso novembre. Solo il 16 novembre il Comune di Villavallelonga ha intimato i proprietari di procedere alla messa in sicurezza attraverso un’apposita ordinanza. Il WWF nell’esposto ha annunciato di essere pronto a costituirsi parte civile, nel caso si arrivi a un procedimento.

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Dopo 30 anni il Pumori restituisce i corpi di due alpinisti https://www.montagna.tv/cms/133957/dopo-30-anni-il-pumori-restituisce-i-corpi-di-due-alpinisti/ https://www.montagna.tv/cms/133957/dopo-30-anni-il-pumori-restituisce-i-corpi-di-due-alpinisti/#comments Thu, 13 Dec 2018 05:00:50 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133957 Dopo 30 anni i corpi di due alpinisti islandesi, Kristinn Runarsson e Thorsteinn Gudjonsson, sono stati ritrovati da un alpinista americano alla base di un ghiacciaio lungo le pendici della vetta himalayana del Pumori (7161 m), al confine tra Nepale e Tibet. La notizia è stata divulgata dal terzo componente della spedizione sul Pumori dell’ottobre 1988, l’ufficiale della  Chiesa scozzese Steve Aisthorpe

Il ritrovamento dei resti di Thorsteinn and Kristinn dopo così tanti anni ha inevitabilmente portato a galla tante emozioni in tutti coloro che hanno conosciuto e amato questi fantastici ragazzi” – ha dichiarato Aisthorpe, spiegando poi nel dettaglio come i corpi dei due alpinisti siano stati portati verso valle dal movimento del ghiacciaio in fase di arretramento. I resti sono stati cremati a Kathmandu e poi riportati in Islanda.

Aisthorpe, che all’epoca era un missionario, era stato costretto ad abbandonare il suo tentativo di vetta a causa di una caduta ma aveva incoraggiato i due amici a proseguire senza di lui. Nel corso della discesa era stato assalito da uno strano presentimento, decidendo così di tornare verso di loro. “Ho sperato con tutto me stesso che Kristinn and Thorsteinn fossero scesi sani e salvi da lassù e che stessero dormendo nei loro sacchi a pelo nella minuscola tenda da campo rossa” – racconta – “Una volta giunto in un punto da cui mi fosse possibile vedere il loro campo ho iniziato a urlare al massimo della mia voce. Le mie chiamate risuonavano con un forte eco tra le rocce e il ghiaccio per poi sparire. Ma il silenzio era palpabile”.

La posizione delle corde doppie suggerivano che i due avessero raggiunto la vetta o che comunque fossero giunti nelle vicinanze. La macchina fotografica ritrovata nella tasca di uno dei due dispersi è stata ora inviata ad esperti perché possano analizzare il contenuto ed eventualmente fornire informazioni sulla loro morte.

All’epoca della scomparsa la fidanzata di Runarsson era incinta. “Cinque mesi dopo che fu dichiarato il suo decesso, Kristinn è praticamente tornado tra noi. Suo figlio è la sua copia.” – ricorda emozionato suo padre, aggiungendo un particolare sulla vicenda – “Kristinn e Thornsteinn avevano detto agli amici che se fosse successo qualcosa, la montagna li avrebbe dovuti tenere con sé. Non volevano mettere a rischio altre persone per salvarli”.

 

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Vento forte a Milano. Il Monviso appare dietro i grattacieli https://www.montagna.tv/cms/133962/vento-forte-a-milano-il-monviso-appare-dietro-i-grattacieli/ https://www.montagna.tv/cms/133962/vento-forte-a-milano-il-monviso-appare-dietro-i-grattacieli/#respond Wed, 12 Dec 2018 07:00:51 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133962 Il forte vento che negli scorsi giorni ha colpito il Nord Italia, soprattutto le zone alpine, ha regalato anche agli abitanti della pianura dei panorami mozzafiato.

In Lombardia, dove le stazioni del Centro Meteo Lombardo hanno registrato picchi di 76 chilometri orari al rifugio Curò, 98 al Rifugio Capanna 2000 e addirittura 148 in corrispondenza del Lago della Vacca, in territorio bresciano a 2365 m, si è assistito ad una scena rara anche a Milano: il Monviso ha fatto capolino alle spalle dei grattacieli, grazie al temporaneo allontanamento di foschie e inquinanti.

Le foto che vi mostriamo sono state scattate lunedì 10 dicembre da Mirco Bonacorsi, dall’area collinare della bergamasca, verso il confine francese. I grattacieli milanesi in primo piano sono ad una distanza di circa 50 chilometri dal punto da cui sono state scattate le immagini. Sullo sfondo, ad oltre 230 chilometri si staglia invece la sagoma imponente del Re di Pietra.

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Foto del giorno: l’Himalaya vista dalla Stazione Spaziale Internazionale https://www.montagna.tv/cms/133908/foto-del-giorno-lhimalaya-vista-dalla-stazione-spaziale-internazionale/ https://www.montagna.tv/cms/133908/foto-del-giorno-lhimalaya-vista-dalla-stazione-spaziale-internazionale/#comments Mon, 10 Dec 2018 15:20:36 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133908 Vi siete mai chiesti come appaiano le alte vette dell’Himalaya agli occhi dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ad un’altitudine compresa tra 330 e 410 km dal livello del mare?

La risposta arriva dalla NASA, che ha deciso negli scorsi giorni di regalare al mondo – a tutti coloro che stanno con i piedi per terra – un’immagine straordinaria scattata da uno degli astronauti in orbita.

Foto @NASA Earth Observatory

Nello scatto è facilmente identificabile la montagna più alta del Pianeta, il monte Everest e alle sue spalle il Kanchenjunga.

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