Ambiente – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Tue, 11 Dec 2018 14:43:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Yuichiro Miura, a gennaio 2019 sull’ Aconcagua a 86 anni https://www.montagna.tv/cms/133742/yuichiro-miura-a-gennaio-2019-sull-aconcagua-a-86-anni/ https://www.montagna.tv/cms/133742/yuichiro-miura-a-gennaio-2019-sull-aconcagua-a-86-anni/#respond Sat, 08 Dec 2018 09:00:06 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133742 L’alpinista giapponese Yuichiro Miura, ha annunciato lo scorso lunedì di essere pronto alla veneranda età di 86 anni, per l’impresa che aveva già dichiarato di avere in programma negli scorsi mesiconquistare la vetta più alta del Sud America, il monte Aconcagua (6962 m) in Argentina. La partenza è ufficialmente fissata per gennaio 2019.

Terrò duro fino all’ultimo e sarebbe perfetto se riuscissi ad arrivare in vetta”, ha dichiarato durante la conferenza di presentazione , aggiungendo che se riuscirà a raggiungere quota 6962 m, scenderà dalla cima con gli sci.

L’Aconcagua è stato salito precedentemente da Miura 33 anni fa, ma tra le seven summits resta l’unica montagna che non abbia ancora sciato. L’avventuriero si è detto ben cosciente delle difficoltà della discesa, soprattutto in corrispondenza della parte terminale del percorso pianificato.

Nel team che accompagnerà il giapponese per supportarlo ed aiutarlo in caso di difficoltà ci sarà anche un medico, che controllerà la salute del suo cuore affetto da aritmia.

Nel maggio 2013 Miura ricordiamo che sia diventato l’uomo più anziano ad aver scalato il monte Everest, all’età di 80 anni. Vetta già raggiunta nel 2003 a 70 anni e di nuovo nel 2008 a 75. L’impresa del 2013 ha mostrato al mondo tutta la forza dell’alpinista, che Quattro anni prima era stato vittima di un grave incidente sugli sci, a seguito del quale sono stati necessari numerosi interventi chirurgici al cuore nel tentativo di stabilizzare il suo battito irregolare.

Anche il prossimo gennaio ci sentiremo sicuramente tutti un po’ meno giovani di fronte alla sua infinita energia.

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In mountain bike al Campo Base dell’Everest. #SIsipuofare! https://www.montagna.tv/cms/133719/in-mountain-bike-al-campo-base-delleverest-sisipuofare/ https://www.montagna.tv/cms/133719/in-mountain-bike-al-campo-base-delleverest-sisipuofare/#comments Sat, 08 Dec 2018 05:00:40 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133719 Tre amici e un progetto ambizioso: tentare di raggiungere il Campo Base dell’Everest dal versante nepalese in mountain bike.

Loro sono Paolo FranceschiniDaniele Sala e Giacomo Galliani. Il nome del progetto, che sembra voler dare una risposta in partenza a tutti i dubbiosi sulla fattibilità della loro impresa è #SIsipuofare. Un hashtag che vuole anche essere un invito anche a credere in se stessi, a buttarsi in nuove avventure senza il timore di fallire. L’Everest è stato appositamente scelto come meta per dimostrare che persino quella che può sembrare un’impresa impossibile si possa fare.

Non sarà la prima avventura su due ruote per il trio, che si è già cimentato lo scorso luglio in una pedalata in terra israeliana dalle sponde del Mar Morto a Tel Aviv. Daniele è stato inoltre protagonista di una bizzarra pedalata in Marocco nel 2017 a sostegno di Admo Lombardia, che pertanto ha deciso di patrocinare questo mirabolante viaggio in bici fino alla montagna più alta del Pianeta.

La spedizione, che avrà inizio ad aprile 2019, partirà con lo scopo non solo di raggiungere il Primo Campo Base (5364m) ma anche di fare tappa presso il Laboratorio-Osservatorio Internazionale Piramide, unico centro di ricerca scientifica al mondo posizionato a 5000 metri di quota, inaugurato nel 1990 e intitolato al celebre esploratore italiano Ardito Desio. Un’ulteriore deviazione dal percorso base prevede un trek verso l’island Peak (6200m).

Oltre all’acclimatamento in quota, i tre dovranno affrontare le difficoltà di un tracciato non certo nato per le bici. Molto probabilmente in alcuni tratti dovranno scendere dalle proprie mountain bike, caricarle a spalla e proseguire a piedi.

Questa avventura tutta italiana tenterà inoltre di entrare nel Guinnes World Record. Come? Attraverso uno spettacolo comico che verrà messo in scena nei pressi del Campo Base, così da poter risultare quale Highest Comedy Show, lo show comico più “alto” al mondo. Non ci troviamo infatti di fronte a tre atleti con la passione per l’alta quota ma ad un trio eterogeneo composto da un comico, Paolo, un personal trainer, Giacomo ed un imprenditore di abbigliamento sportivo, Daniele. Ci sarà anche una presenza femminile accanto a loro, Elvezia Pappone, soprannominata la “Principessa Rock”, una showgirl amante dell’avventura estrema.

L’intera impresa sarà oggetto di una produzione televisiva che andrà in onda a fine 2019.

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Nove Parchi italiani premiati da Bruxelles https://www.montagna.tv/cms/133722/nove-parchi-italiani-premiati-da-bruxelles/ https://www.montagna.tv/cms/133722/nove-parchi-italiani-premiati-da-bruxelles/#respond Thu, 06 Dec 2018 05:00:01 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133722 Da Bruxelles giunge una bella notizia per i Parchi italiani. Ben 9 aree protette sono state premiate con la Carta Europea per il Turismo Sostenibile (CETS), un importante riconoscimento che certifica le prestazioni di un parco nell’ottica dello sviluppo del turismo sostenibile.

Il Parco Regionale Alpi Apuane e l’Area Marina Protetta di Porto Cesareo hanno ottenuto l’importante riconoscimento per la prima volta. Riconfermarti invece i Parchi Regionali Veglia-Devero-Ossola, il Parco Nazionale Val Grande, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Regionale Colli Euganei, il Parco Regionale delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, il Parco Nazionale della Sila e il Parco Naturale Adamello Brenta. Oltre alle nove Aree Protette italiane, tra le premiate in Europa anche cinque spagnole, tre francesi, una tedesca e una della Gran Bretagna.

La CETS è una certificazione complessa da ottenere e nata per facilitare una migliore gestione delle aree protette, con l’obiettivo di tutelare il patrimonio naturale e culturale, promuovendo al contempo una gestione del turismo attenta all’ambiente, alla popolazione locale, alle imprese e ai visitatori. Gli operatori attivi all’interno di un’area protetta devono collaborare a realizzare le priorità mondiali ed europee espresse dalle raccomandazioni dell’Agenda 21, adottate al Summit della Terra di Rio nel 1992 e dal VI programma comunitario di azioni per lo sviluppo sostenibile. La Carta è coordinata da Europarc Federation che, insieme alle sue sezioni nazionali, ne gestisce le procedure di conferimento alle aree protette e coordina la rete delle aree certificate.

Oggi il turismo è sostenibile – sottolinea Giampiero Sammuri, presidente di Federpachi- Europarc Italia, associazione che con il contributo del Ministero dell’Ambiente segue le Aree Protette italiane nell’iter di riconoscimento della CETS – “Ogni anno abbiamo 27milioni di presenze turistiche, una filiera  che conta 105mila posti di lavoro e un valore di 5,5 miliardi. Numeri che confermano che i parchi e le aree protette italiane sono luoghi di grande bellezza, di natura, di paesaggi. Luoghi dove, insieme a flora e fauna da tutelare, ci sono comunità operose, territori ricchi di tradizione ed aperti alle innovazioni e alle sfide del futuro. Le Aree Protette hanno il compito di salvaguardare questi habitat e di trovare il giusto punto di equilibrio fra la conservazione e le necessità di sviluppo, che deve essere rigorosamente improntato alla sostenibilità ambientale“.

Il nostro Paese risulta dunque virtuoso dal punto di vista della sostenibilità turistica. I dati europei lo confermano: ad oggi la CETS è in vigore in 16 Parchi Nazionali, 21 Parchi Regionali, 4 Aree Marine protette, 2 Parchi Transfrontalieri, per un totale di 43 Aree Protette (per la lista completa clicca qui).

 

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Il lupo torna a popolare un quarto delle montagne italiane https://www.montagna.tv/cms/133710/il-lupo-torna-a-popolare-un-quarto-delle-montagne-italiane/ https://www.montagna.tv/cms/133710/il-lupo-torna-a-popolare-un-quarto-delle-montagne-italiane/#respond Tue, 04 Dec 2018 07:00:57 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133710 Quasi scomparso in Italia negli anni ’70, il lupo torna dopo 40 anni a ripopolare le montagne italiane. La specie risulta infatti in aumento, al punto che non sia difficile incontrare esemplari in pianura o zone antropizzate.

Secondo i dati del III rapporto Direttiva Habitat coordinato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), presentati nel corso del convegno “Verso un Piano nazionale di monitoraggio del lupo” (Roma, 3-4 dicembre 2018), negli ultimi 6 anni la specie è arrivata a coprire un quarto del territorio nazionale (23,02%), valore nettamente superiore al 18,04% stimato nel periodo 2006-2012.

Nella fase di declino sul territorio nazionale che si è protratta fino agli anni ’70, il lupo era completamente scomparso dall’arco alpino e permaneva soltanto in alcune zone dell’Appennino. Nel corso di 40 anni la specie è ricomparsa lungo tutte l’arco appenninico e ha raggiunto prima le Alpi occidentali poi quelle centro-orientali. Stando ai dati riportati negli scorsi mesi dal progetto Life Wolfalps, sulle Alpi sarebbero presenti 47 branchi, 6 coppie e 1 individuo solitario e un numero minimo di 293 individui.

Per le zone appenniniche sono disponibili soltanto stime con un elevato grado di incertezza in quanto non legate a progetti organici di monitoraggio. La prima, a scala nazionale, riporta 1580 animali; la seconda, un valore complessivo per il territorio italiano compreso tra un minimo di 1269 individui ed un massimo di 1800.

Le attuali minacce per la conservazione della popolazione italiana della specie risultano essere di natura antropogenica quali bracconaggio, incidenti stradali, malattie trasmesse da animali domestici, ibridazione con il cane.

Dati precisi sulle prime tre cause non sono disponibili. Per quanto concerne invece l’ibridazione con il cane, pratica che mette in pericolo il patrimonio genetico del lupo, rischiando di cancellare gli adattamenti frutto di milioni di anni di evoluzione, sono disponibili precisi dati dell’Ispra. Su 13.500 campioni biologici sottoposti ad analisi del DNA dal personale del Laboratorio dell’Area per la Genetica della Conservazione tra il 2002 ed oggi, l’8-13% ha mostrato tracce di ibridazione. In alcune aree del Paese i tassi risultano particolarmente elevati. Ad esempio in Toscana l’ibridazione interessa il 25-33% degli esemplari arrivando a oltre il 50% nel Grossetano. In pratica sono presenti interi branchi costituiti da ibridi.

Di fronte ad un cospicuo e continuo incremento numerico del lupo e per aggiornare le conoscenze in parte lacunose sulla sua distribuzione lungo tutta la  Penisola, l’Ispra ha ricevuto l’incarico da parte del ministero dell’Ambiente di elaborare e applicare un Piano Nazionale di monitoraggio, che è stato presentato nel corso del convegno. Obiettivo del Piano è quello di raccogliere dati organici sulla distribuzione, percentuali di ibridazione con il cane domestico, danni agli animali domestici, applicazione ed efficacia dei metodi di prevenzione degli impatti.

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Il dolce risveglio del Monviso alle luci dell’alba https://www.montagna.tv/cms/133581/il-dolce-risveglio-del-monviso-alle-luci-dellalba/ https://www.montagna.tv/cms/133581/il-dolce-risveglio-del-monviso-alle-luci-dellalba/#respond Mon, 03 Dec 2018 05:00:19 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133581 Svegliarsi alle prime luci del mattino nel mese di novembre, quando il freddo dell’inverno inizia a fare capolino, è di certo un momento complesso un po’ per tutti. Ma chi vive ai piedi delle Alpi ha in questo periodo un motivo valido per aprire gli occhi e saltare giù dal letto: le dolci sfumature dell’aurora sulle vette innevate.

Negli scatti che seguono del fotografo Valerio Minato, vediamo l’alba mozzafiato di mercoledì 28 novembre, con protagonista un Monviso candido per le recenti nevicate. Nei 40 minuti immortalati dai Murazzi del Po a Torino, attraverso 4 immagini scattate in successione ogni 10 minuti tra le 7.20 e le 8, le pendici del Re di Pietra si vestono di colori, passando gradualmente dalle tonalità violacee dei primi istanti dell’aurora alle più calde sfumature rosa pesca che annunciano l’inizio del nuovo giorno.

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Arretrano i ghiacciai del Gran Paradiso: in un solo anno 130 metri in meno per il Grand Etret https://www.montagna.tv/cms/133605/arretrano-i-ghiacciai-del-gran-paradiso-in-un-solo-anno-130-metri-in-meno-per-il-grand-etret/ https://www.montagna.tv/cms/133605/arretrano-i-ghiacciai-del-gran-paradiso-in-un-solo-anno-130-metri-in-meno-per-il-grand-etret/#comments Fri, 30 Nov 2018 08:37:41 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133605 Prosegue inarrestabile l’effetto dei cambiamenti climatici sui ghiacciai del Parco Nazionale Gran Paradiso, a dirlo i risultati del monitoraggio effettuato nel 2018 dal Corpo di Sorveglianza dell’Ente Parco, in collaborazione con gli operatori del Comitato Glaciologico Italiano.

Con un arretramento medio di 22 metri tra i 57 ghiacciai controllati, il più consistente è stato registrato nel ghiacciaio del Grand Etret, in Valsavarenche, che ha perso 130 metri rispetto alle rilevazioni effettuate nel 2017. In questo caso il bilancio di massa, parametro che esprime meglio di altri lo stato di salute di un ghiacciaio, relativo al periodo 2017-2018, è risultato negativo con una perdita di quasi un metro di equivalente in acqua. Dal 2000 il ghiacciaio ha perso quasi un terzo della sua superficie.

Lo scioglimento dei ghiacciai comporta anche possibili pericoli diretti nel breve periodo, ne è esempio la formazione di laghi proglaciali come quello del Grand Croux in Valle di Cogne, per cui la scorsa estate è stata resa necessaria un’operazione di svuotamento con intervento d’urgenza, in quanto un’esondazione avrebbe potuto provocare una piena del torrente Valnontey con pericolose conseguenze per i turisti e abitanti presenti lungo il corso dello stesso. Il lago è sorvegliato speciale da parte del Corpo di Sorveglianza, che sta monitorando la situazione in collaborazione con i tecnici della Fondazione Montagna Sicura.

“Il Gran Paradiso è in enorme difficoltà dal punto di vista nivologico, forse anche perché è la cima oltre 4.000 metri più a sud d’Italia”, spiega Stefano Cerise, Ispettore del Corpo di Sorveglianza del Parco, “I ghiacciai a quote più basse sono quelli che hanno risentito maggiormente delle temperature elevate, nonostante l’inverno 2018 sia stato molto nevoso, con scioglimenti precoci che hanno causato il crollo di vie alpinistiche storiche, come quella sulla parete nord del Ciarforon in Valsavarenche”.

I cambiamenti climatici non hanno conseguenze solo sul paesaggio ma anche sulla fauna dell’area protetta: i guardaparco hanno notato che, soprattutto nel caso dello stambecco, gli esemplari salgono sempre più di quota nei mesi caldi e si spostano alla ricerca di zone più fresche e riparate, su pendii esposti a nord.

Particolare rilievo ha anche l’aspetto ambientale della ricerca; il lavoro dei guardaparco viene condotto con un impatto nullo. Per raggiungere i luoghi delle rilevazioni infatti non vengono utilizzati elicotteri, ma solamente gli sci o i ramponi.

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Lupo decapitato nel torinese: taglia da 7mila euro sui bracconieri https://www.montagna.tv/cms/133571/lupo-decapitato-nel-torinese-taglia-da-7mila-euro-sui-bracconieri/ https://www.montagna.tv/cms/133571/lupo-decapitato-nel-torinese-taglia-da-7mila-euro-sui-bracconieri/#comments Thu, 29 Nov 2018 11:00:38 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133571 Una ricompensa di settemila euro per chiunque fornirà informazioni sull’uccisione di un lupo nel torinese. Questo l’annuncio diffuso dall’associazione animalista Lav a seguito del macabro ritrovamento, lo scorso 13 novembre, della testa dell’animale appesa a un cartello stradale tra i comuni di Lanzo e Germagnano, nel Canavese.

La Lav vuole scoprire i nomi di questi selvaggi bracconieri, la cui modalità di azione è stata definita in un comunicato dell’associazione “di stile mafioso”, un segnale inequivocabile per far comprendere che in zona i lupi sono destinati a morire per mano di vigliacchi in violazione di norme nazionali e europee.

Nel medesimo comunicato si annuncia la ricompensa per  chiunque aiuti nell’identificazione dei responsabili. “Ogni segnalazione ricevuta sarà da noi inoltrata ai carabinieri che svolgeranno le dovute indagini. Questa uccisione non deve restare impunita”.

Sul tema si è espresso anche il WWF chiedendo un intervento tempestivo dei carabinieri forestali e una attivazione da parte della Procura delle procedure necessarie per “perseguire e punire i responsabili di questo vero e proprio scempio contro la natura”.

Il WWF ha inoltre sollecitato nuovamente la Conferenza Stato-Regioni perché approvi quanto prima il Piano di Conservazione e Gestione del lupo in Italia, all’interno del quale sono previste anche importanti misure contro il bracconaggio.

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Il ghiacciaio dello Yakutat sta morendo. Le sconvolgenti immagini della NASA https://www.montagna.tv/cms/133499/il-ghiacciaio-dello-yakutat-sta-morendo-le-sconvolgenti-immagini-della-nasa/ https://www.montagna.tv/cms/133499/il-ghiacciaio-dello-yakutat-sta-morendo-le-sconvolgenti-immagini-della-nasa/#respond Thu, 29 Nov 2018 09:00:08 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133499 Quando lo Yakutat, un ghiacciaio localizzato nell’Alaska sudorientale in evidente stato di arretramento, fu sottoposto a una prima misurazione nel 1894 la sua morena terminale si trovava sul terreno asciutto di una pianura alluvionale. In un decennio il ghiacciaio ha iniziato a ritirarsi e le acque di scioglimento hanno dato origine nella sua parte finale ad un piccolo lago che a partire da quel momento ha iniziato ad espandersi drammaticamente in conseguenza del progressivo scioglimento dei ghiacci.

Nel corso degli ultimi decenni i cambiamenti nella porzione terminale sono risultati particolarmente evidenti. Le immagini che vi mostriamo sono state catturate dai satelliti del sistema Landsat della NASA, utilizzati per il telerilevamento terrestre.

La prima foto risale al 21 settembre 2018 ed è stata scattata dal più giovane dei satelliti della NASA, il Landsat 8 OLI (Operational Land Imager). La seconda è del 13 agosto 2013 e si può già notare, ponendole a confronto, il significativo arretramento di alcuni chilometri del ghiacciaio con contemporanea comparsa di alcuni iceberg all’interno del lago. Dal 1987 (terza immagine) al 2017 lo Yakutat è arretrato di più di 10 chilometri.

Nel corso di questi 30 anni di analisi sono stati anche osservati grandi iceberg (lunghi più di 2 chilometri) distaccarsi dal ghiacciaio. Nell’immagine del 2013 simili masse di ghiaccio sono visibili mentre galleggiano in mezzo al lago. Nel 2018 questi iceberg fluttuanti sono risultati essere invece molto più piccoli. Il fronte glaciale interessato dai distacchi ha anch’esso subito una riduzione in ampiezza passando da 6 chilometri del 2013 a circa 2 chilometri del 2018.

Gli scienziati hanno previsto per i prossimi anni una riduzione nella velocità di arretramento ma non sono affatto positivi sulla sua sorte. È solo questione di tempo ma lo Yakutat scomparirà.

Accanto al problema dello scioglimento vi è anche quello relativo alla progressiva scomparsa del nevaio che alimenta il ghiacciaio, formatosi centinaia di anni fa durante la Piccola Glaciazione. Nel corso del tempo anch’esso si è infatti contratto, perdendo le connessioni chiave con le aree ad alta quota che risultavano essere le sue principali risorse di neve fresca e ghiaccio.

Ciò che resta oggi è un nevaio che manca di una zona di accumulo in alta quota” – spiega Mauri Pelto, un glaciologo del Nichols College – “la sua sommità non viene più ricoperta da quantità significative di neve”.

Nel 2013 Barbara Trussell e Martin Truffer dell’Università dell’Alaska hanno stimato che lo Yakutat non sopravviverà oltre il 2100 se le condizioni climatiche attuali resteranno inalterate. Lo scenario peggiore, associato ad un potenziale incremento delle temperature nel corso dei prossimi decenni, è quello di una scomparsa attorno al 2070. Al contrario, per invertire il processo servirebbe un raffreddamento di 1,5°C o un aumento delle precipitazioni del 50%. Due scenari considerati dagli scienziati altamente improbabili.

Fino ad ora le stime effettuate si sono rivelate corrette. Le ultime misurazioni mostrano infatti una diminuzione nella velocità di arretramento, con un posizionamento della porzione terminale del ghiacciaio molto vicina a quella stimata dagli scienziati per il 2020. Come sottolineato però da Truffer,è comunque sconvolgente vedere così tanto ghiaccio scomparire in così  poco tempo.

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Elette le venti piante simbolo delle Regioni italiane https://www.montagna.tv/cms/133506/elette-le-venti-piante-simbolo-delle-regioni-italiane/ https://www.montagna.tv/cms/133506/elette-le-venti-piante-simbolo-delle-regioni-italiane/#respond Thu, 29 Nov 2018 07:00:49 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133506 La Società Botanica Italiana ha decretato le piante simbolo delle venti regioni italiane, attraverso un’iniziativa coordinata da Lorenzo Peruzzi, docente all’Università di Pisa e direttore dell’Orto e Museo botanico. Oltre 500 gli appassionati ed esperti di botanica che da ogni parte d’Italia hanno espresso il proprio voto, selezionando le specie vincitrici a partire da una rosa di candidature con un meccanismo simile a quello delle elezioni primarie.

Come ha spiegato Peruzzi, l’iniziativa è nata allo scopo di sensibilizzare cittadini e istituzioni sul tema della biodiversità vegetale. Sono state così elette venti specie che per il proprio valore storico e scientifico, per la loro  peculiare distribuzione sul territorio e anche più semplicemente per la propria bellezza, possano essere considerate dalla collettività quali simboli delle regioni italiane.

La pianta più votata in assoluto è stata la sassifraga dell’Argentera per il Piemonte, una specie erbacea con stupendi fiori rosa, caratteristica delle Alpi occidentali, seguita dall’abete delle Madonie. Molte di queste, come noterete, si possono trovare nelle Terre Alte, a dimostrazione dell’importanza di preservare ecosistemi delicati e sensibili come quelli delle nostre montagne, più o meno in quota. 

Di seguito l’elenco delle piante elette (le schede di dettaglio sono disponibili sul portale della Flora d’Italia):

Abruzzo: Adonis distorta Ten.(Adonide curvata), eletta con il 47% dei voti. Una pianta erbacea a fiori gialli, endemica delle alte quote dell’Appennino centrale. Descritta per la prima volta da Michele Tenore, botanico ottocentesco di origine abruzzese.

Basilicata: Pinus heldreichii Christ subsp. leucodermis (Antoine) E.Murray (Pino loricato), eletta con il 50% dei voti. Una maestosa conifera che cresce esclusivamente nei territori del Parco Nazionale del Pollino.

CalabriaSoldanella calabrella Kress (Soldanella calabrese), eletta con l’88% dei voti. Una piccola pianta erbacea a fiori viola, endemica delle montagne della Calabria centro-meridionale.

Campania: Primula palinuri Petagna (Primula di Palinuro), eletta con il 36% dei voti. Una bellissima primula costiera a fiori gialli, che cresce su rupi a picco sul mar Tirreno ed è endemica delle coste tra Campania meridionale e Calabria settentrionale. La sua immaginare compare nel logo del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Descritta per la prima volta per Capo Palinuro da Vincenzo Petagna, botanico napoletano che ha operato nell’ottocento.

Emilia-Romagna: Primula apennina Widmer (Primula appenninica), eletta con il 59% dei voti. Una graziosa primula a fiori rosa, endemica dei crinali rocciosi dell’Appennino settentrionale, nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.

Friuli Venezia Giulia: Armeria helodes F.Martini & Poldini (Spillone palustre), eletta con il 56% dei voti. Una pianta erbacea a fiori rosa, endemica della regione, dove cresce in corrispondenza di risorgive.

Lazio: Styrax officinalis L. (Storace comune), eletta con il 59% dei voti. Un grande arbusto con grandi fiori bianchi, spontanea in Italia soltanto tra il Lazio e la Campania.

Liguria: Campanula isophylla Moretti (Campanula di Capo Noli), eletta con il 48% dei voti. Una graziosa campanula rupicola, con areale limitato all’area di Capo Noli.

Lombardia: Silene elisabethae Jan (Silene di Elisabetta), eletta con il 41% dei voti. Una pianta erbacea a fiori fucsia, endemica di un’area situata tra Lombardia e Trentino-Alto Adige.

MarcheMoehringia papulosa Bertol. (Moehringia vescicolosa), eletta con il 72% dei voti. Una piccola pianta rupicola con minuti fiori bianchi, endemica della regione.

Molise: Acer cappadocicum Gled. subsp. lobelii (Ten.) A.E.Murray (Acero di l’Obel), eletta con l’80% dei voti. Un albero endemico dell’Italia centro-meridionale, particolarmente frequente nei boschi molisani.

Piemonte: Saxifraga florulenta Moretti (Sassifraga dell’Argentera), eletta con il 42% dei voti. Una pianta erbacea rupicola a fiori rosa, endemica delle Alpi occidentali e presente in Italia soltanto in Piemonte.

Puglia: Arum apulum (Carano) P.C.Boyce (Gigaro pugliese), eletta con il 71% dei voti. Una pianta erbacea con una vistosa spata rossastra, endemica della Puglia. Descritta da Enrico Carano, botanico pugliese attivo nella prima metà del novecento.

Sardegna: Ribes sardoum Martelli (Ribes sardo), eletta con l’80% dei voti. Un piccolo arbusto con frutti rossi, endemico della Sardegna.

Sicilia: Abies nebrodensis (Lojac.) Mattei (Abete delle Madonie), eletta con il 37% dei voti. Una conifera endemica delle Madonie. Descritta da Michele Lojacono Pojero, botanico siciliano che ha operato a cavallo tra ottocento e novecento.

Toscana: Crocus etruscus Parl. (Zafferano etrusco), eletta con il 32% dei voti. Una pianta erbacea a fioritura precoce, presente anche in Emilia-Romagna e Umbria, ma con la maggior parte del suo areale in Toscana. Descritta da Filippo Parlatore, professore a Firenze nell’ottocento, la cui attività pose le basi per la successiva fondazione della Società Botanica Italiana.

Trentino-Alto Adige: Androsace hausmannii Leyb. (Androsace di Hausmann), eletta con il 60% dei voti. Una piccola pianta erbacea a fiori bianchi, endemica delle Alpi centro-orientali e presente in tutta la regione. Dedicata a Franz von Hausmann, botanico altoatesino autore della prima Flora del Tirolo.

Umbria: Ionopsidium savianum (Caruel) Arcang. (Bivonea di Savi), eletta con il 60% dei voti. Una piccolissima piantina a fiori bianchi, presente in Italia soltanto in Umbria, Lazio e Toscana.

Valle d’Aosta: Astragalus alopecurus Pall. (Astragalo maggiore), eletta con il 60% dei voti. Una vistosa pianta erbacea a fiori gialli, in Italia presente solo in Valle d’Aosta.

Veneto: Saxifraga berica (Bég.) D.A.Webb (Sassifraga dei Berici), eletta con il 47% dei voti. Una pianta erbacea a fiori bianchi, endemica del Veneto.

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Edoardo, il piccolo aiutante della Val di Fiemme https://www.montagna.tv/cms/133526/edoardo-il-piccolo-aiutante-della-val-di-fiemme/ https://www.montagna.tv/cms/133526/edoardo-il-piccolo-aiutante-della-val-di-fiemme/#respond Thu, 29 Nov 2018 05:00:57 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133526 Dopo la storia del piccolo Achille e dei suoi 5 euro donati al Comune di Rocca Pietore nel bellunese, a supporto del ripristino dei boschi devastati dal maltempo dello scorso ottobre, oggi vi raccontiamo la storia di Edoardo. Un bimbo di appena 6 anni residente a Mantova che ha deciso di inviare le mancette ricevute come regalo al suo compleanno a quei pompieri che aveva visto in azione in TV il mese scorso nelle foreste ferite della Val di Fiemme, una località da lui particolarmente amata in quanto meta delle vacanze estive e invernali in compagnia dei genitori.

Come Achille, anche Edo ha scritto una letterina da inviare alla caserma dei vigili del fuoco volontari di Cavalese. Poche righe ma un messaggio ben chiaro con allegato un bel disegno di una cascata sormontata da un bel cuore, una località che esiste anche nella realtà e che è possibile riconoscere alle spalle del bambino in una fotografia scattata durante una delle vacanze in Dolomiti.

Come raccontato dal papà di Edoardo, che preferisce restare anonimo, le annuali vacanze trascorse in Val di Fiemme hanno fatto nascere nel bambino una passione per la montagna, soprattutto per i funghi di cui è diventato un esperto. Inoltre fin dall’asilo Edo ha sempre manifestato un forte altruismo nei confronti dei compagni, al punto che le maestre hanno più volte deciso di affiancarlo a bambini che magari non avevano le sue stesse caratteristiche.

Vedendo le sconvolgenti immagini del maltempo trasmesse ai TG lo scorso ottobre gli è venuto dunque spontaneo chiedere ai genitori cosa si potesse fare per aiutare la valle devastata. Dopo aver ascoltato tra le tante notizie quella della letterina di Achille, ha deciso di seguirne l’esempio.

Il comandante dei vigili del fuoco volontari di Cavalese, Andrea Debertol, si è detto commosso dal gesto. “Questo bambino ci ha ripagato di tutti gli sforzi che ogni giorno compiamo per la nostra vallata. Un piccolo gesto da un bimbo sensibile e dal cuore grande“.

 

 

 

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