Mostre – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Thu, 18 Jan 2018 07:54:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 La montagna e il Trento film festival raccontati dai manifesti: una storia lunga 65 anni http://www.montagna.tv/cms/115501/la-montagna-e-il-trento-film-festival-raccontati-dai-manifesti-una-storia-lunga-65-anni/ http://www.montagna.tv/cms/115501/la-montagna-e-il-trento-film-festival-raccontati-dai-manifesti-una-storia-lunga-65-anni/#respond Sat, 11 Nov 2017 09:29:54 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115501 Inaugurerà oggi la mostra dal titolo “I manifesti del Trento Film Festival dal 1952 al 2017” alla presenza dei presidenti delle Camere di Commercio di Trento e Bolzano, dei vertici del Trento Film Festival e dell’architetto Roberto Festi, curatore della manifestazione. L’esposizione è ospitata a Trento, a Palazzo Roccabruna, dall’11 novembre al 6 gennaio e a Bolzano, a Palazzo Mercantile, dal 9 febbraio al 17 marzo.

La mostra si sviluppa lungo le splendide sale di Palazzo Roccabruna attraverso un itinerario cronologico, offrendo al visitatore la possibilità di potere ammirare i manifesti di tutte le edizioni della rassegna realizzati dai vari artisti che si sono succeduti negli anni, da Emanuele Luzzati a Ro Marcenaro, da Raymond Peynet aFlavio Faganello, da Xavier Poiret a Samivel, da Guido Scarabottolo Sergio Toppi.

«Questa mostra – spiega il Presidente del festival Roberto De Martin – racconta 65 anni di storia del festival, durante la quale grandi artisti hanno riassunto ciò che voleva esprimere ogni edizione della rassegna con grafiche e illustrazioni che costituiscono delle vere e proprie opere d’arte che, ancora oggi, continuano a rappresentare il primo atto con il quale la manifestazione si presenta al suo pubblico. In questo senso i manifesti indicano, per le edizioni di Trento e Bolzano del festival, un cammino da seguire insieme, così come si fa in montagna quando si percorrono i sentieri in compagnia di amici o dei propri pensieri, alla ricerca di quelle sensazioni che le alte quote possono regalare. E il catalogo, in tre lingue, nel quale sono stati raccolti tutti i manifesti costituisce una sorta di “libro di vetta”, con le firme dei grandi artisti che hanno lasciato il segno del loro passaggio e che ognuno di noi raggiunta la meta legge, aggiungendo una propria testimonianza».

«L’esposizione, sotto certi aspetti, rappresenta anche un piccolo “Bignami” della nostra storia – evidenzia la direttrice Luana Bistesti – perché ogni manifesto è una sintesi di ciò che ogni anno la rassegna voleva esprimere e raccontare, ponendosi anche come anticipatore di future tendenze. E tutto questo il festival lo ha fatto privilegiando l’arte del disegno come forma di comunicazione, così come si faceva fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, quando poi la fotografia ha avuto il sopravvento nella pubblicità attraverso i manifesti. Sotto molti aspetto l’uso del disegno è diventato così un tratto distintivo del festival».

La mostra è curata da Roberto Festi, architetto, autore di numerosi studi storico-artistici, molti dei quali dedicati alla grafica pubblicitaria, all’illustrazione a al fumetto, pubblicati come cataloghi di mostre. Il curatore, profondo conoscitore peraltro dei temi legati alla cultura mitteleuropea e in particolare alle arti viennesi di inizio Novecento, si è occupato altre volte della rassegna, scrivendo per i cinquant’anni della stessa un volume proprio sui manifesti del festival.  

Opere la cui esposizione permette di rivivere – così come ha spiegato nella prefazione del catalogo Franco De Battaglia – le emozioni che molti di essi provocarono al loro apparire, le visioni nuove che aprirono. Il primo grande impatto venne dallo Studio Rumor (Ugo Busarello) nel 1958, con le montagne trasformate in lingue futuriste, di rosso e di nero, di fuochi e precipizi. Così come si rimane letteralmente affascinati dal più recente grande “trio” che riassume quasi tutti i messaggi del Trento Film Festival: “La felicità di boschi e rocce” (Bernardo Carvalho), le “preghiere” al vento che uniscono fedi e nazioni, rilanciando vecchi oggetti smarriti e pensieri dimenticati (Michele Tranquillini), “il labirinto di oggi che la montagna può però sgarbugliare” (Guido Scarabattolo).

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In Mostra: “La Guerra Bianca”, la Prima Guerra Mondiale sul fronte dei ghiacciai http://www.montagna.tv/cms/111642/in-mostra-la-guerra-bianca-la-prima-guerra-mondiale-sul-fronte-dei-ghiacciai/ http://www.montagna.tv/cms/111642/in-mostra-la-guerra-bianca-la-prima-guerra-mondiale-sul-fronte-dei-ghiacciai/#respond Tue, 15 Aug 2017 05:00:29 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=111642 Cosa fare se si rimane in città ad agosto? a Milano, negli spazi della Fabbrica del Vapore, è in calendario per tutto il mese, fino al 15 novembre, “La Guerra Bianca”, una grande mostra fotografica ideata e realizzata da National Geographic Italia.

Oltre 70 immagini in grande formato, accompagnate da foto d’epoca e mappe esplicative realizzate dal fotografo Stefano Torrione, porteranno i visitatori sui luoghi teatro di un tragico capitolo della storia italiana: la Grande Guerra sul fronte dei ghiacciai.

La Prima Guerra Mondiale fu anche e drammaticamente una guerra di montagna. Mai prima di allora, e solo rarissimamente dopo, l’uomo ha combattuto a quote così alte, fino a oltre i 3.000 metri e più sul livello del mare. Gli eserciti del Regno d’Italia e dell’Impero Austro-Ungarico si scontrarono anche sui gruppi montuosi più elevati delle Alpi centro-orientali, tra le cime e i ghiacciai dell’Ortles-Cevedale, dell’Adamello e della Marmolada, tra Lombardia, Trentino Alto-Adige e Veneto.

Stefano Torrione, con la guida di Marco Gramola, presidente della Commissione storica della SAT, ha raggiunto luoghi dai nomi evocativi per chi ha studiato le cronache della guerra o letto i diari dei soldati – Scorluzzo, Cavento, Lagoscuro, Presanella, Albiolo – alla ricerca delle tracce lasciate da quelle migliaia di uomini scaraventati a vivere, combattere e morire in condizioni proibitive, estate e inverno, a temperature che superavano i 30 gradi sotto zero. E ha trovato scheletri di baracche, trincee, gallerie scavate nella roccia, passerelle affacciate sul vuoto, reticolati, scale di pietra e di legno, cannoni, fucili, persino scarponi che riaffiorano con il ritiro dei ghiacciai; ma anche oggetti più personali dei combattenti, fotografi e di fidanzate o scatolette di sardine, preservati per cent’anni dal ghiaccio e dalla neve.

Il reportage nato dal viaggio di Torrione, pubblicato da National Geographic Italia nel numero di marzo 2014, è stato il primo servizio di un’edizione straniera a essere tradotto e ripreso dal sito internazionale nationalgeographic.com, ottenendo oltre 200 mila visualizzazioni da tutto il mondo.

Nelle fotografie di Torrione i segni di un’epoca tragica e violenta spiccano e si fondono con la bellezza apparentemente immutabile del paesaggio alpino.

Orario:
Tutti i giorni dalle ore 17.00 alle ore 21.15

Costi Ingresso:
Biglietto intero euro 10,00
Biglietto ridotto euro 8,00
Gruppi euro 5,00

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Astronauti, prismi neri e Dolomiti. Il ritorno di SMACH http://www.montagna.tv/cms/110198/astronauti-prismi-neri-e-dolomiti-il-ritorno-di-smach/ http://www.montagna.tv/cms/110198/astronauti-prismi-neri-e-dolomiti-il-ritorno-di-smach/#respond Sun, 09 Jul 2017 10:00:45 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=110198 Un astronauta, la tuta di un arancione spento e la visiera a specchio, si staglia solitario nella malga di Fanes, luogo di miti e leggende ladine. E ancora, un grosso prisma nero, a base quadrata, sta in cima a una collina in una malga isolata sul sentiero che va al monte Adagn. Non è fantascienza ma solo due delle opere scelte per la terza edizione del concorso d’arte contemporanea SMACH (costellation of art, culture and history) che quest’anno ha luogo nei comuni di Marebbe e San Martino in Badia (Alto Adige).

Le opere selezionate in totale sono nove, e hanno lo scopo di suscitare l’interesse per l’arte e di valorizzare il territorio dolomitico nel quale sono immerse. Il tema di questa edizione è Contrast, questo perché, come si legge sul sito “nonostante nasca un intreccio, un’integrazione dell’opera d’arte in natura, si crea comunque sempre un contrasto tra l’intervento umano e l’evoluzione naturale insita nell’ambiente”. 

 

Foto in alto @ Space Days, di Fabiano de Martin Topranin

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Gli uomini delle montagne visti da McCurry http://www.montagna.tv/cms/110182/gli-uomini-delle-montagne-visti-da-mccurry/ http://www.montagna.tv/cms/110182/gli-uomini-delle-montagne-visti-da-mccurry/#respond Sat, 08 Jul 2017 08:00:05 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=110182

Uomini delle alture, levigati dalla fatica, temprati dall’alta quota e dal sole. Dall’Afghanistan al Pakistan, dal Tibet al Nepal, fino alla Val D’Aosta, “Mountain Men” al Forte di Bard raccoglie settantasette scatti firmati Steve McCurry nei suoi viaggi intorno al mondo. Con questa galleria ve ne diamo un assaggio!

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Giovanni Segantini, il pittore della montagna http://www.montagna.tv/cms/109329/giovanni-segantini-il-pittore-della-montagna/ http://www.montagna.tv/cms/109329/giovanni-segantini-il-pittore-della-montagna/#comments Sun, 18 Jun 2017 06:30:47 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=109329 Testo di Achille Piacentini

Continua ed incessante fu l’opera del Club Alpino Italiano in rapporto alle manifestazioni artistiche, e più in particolare all’arte pittorica, benché poco appariscente e solo in questi ultimi tempi siasi esplicitata in modo più tangibile. La ragione di questo tardo, lentissimo movimento va ricercata nell’essenza stessa di quel sentimento che deve spingere l’artista alla montagna… Col tempo l’alpinismo fece numerosi adepti, ma non crebbero in proporzione i pittori della montagna. Forse i nuovi e più precisi metodi di riproduzione della natura furono causa di tale sosta. Ed a buon punto vennero allora le iniziative del Club Alpino, a richiamare all’Alpe i nostri pittori. Gl’incitamenti raggiunsero lo scopo cui tendevano e la nuova via non tardò ad essere seguita da valorosa schiera“.

Queste parole riprese dal capitolo che il Consiglio Direttivo del CAI dedicò all’Alpinismo nella Pittura in occasione del suo primo cinquantenario mi hanno spinto ad una riflessione con riguardo ad un Artista che, se non certo dimenticato tra i pittori della montagna, merita – secondo me – un posto di eccellenza rispetto agli altri proprio in ragione di un suo esprimersi vissuto in sincera e consapevole armonia con l’ambiente in cui operò: la montagna. E, infatti, la Sede Centrale del CAI premiò nel 1897 con una medaglia d’oro “…questo grande pittore della montagna, (che) seppe riprodurla in modo veramente evidente, analizzandone l’ossatura, rendendo al vero tutta la trasparenza dell’aria, inondando le sue tele di quella luce prepotente che regna sovrana lassù, infondendo in esse la poesia di quell’ambiente sublime…”.

Desideravo, pertanto, in occasione ancora della possibilità di poter ammirare alcune sue opere nel corso della Mostra realizzata presso il Museo Regionale di Aosta, per proporre ai lettori di Montagna.tv lo spunto di un’attenzione verso il pittore Giovanni Segantini che ci ha regalato magiche e meravigliose rappresentazioni della montagna attraverso il linguaggio dei sentimenti.

“Voglio vedere le mie montagne”, forse basterebbero queste sue parole, pronunciate a poche ore dall’imminente fine, per testimoniare il fortissimo legame che Segantini sentiva dentro di sé nei confronti della montagna. Un legame naturale, culturale, artistico. Del resto Segantini nacque, visse e morì in montagna, il suo Werden-Sein-Vergehen (Divenire-Essere-Trapassare) rappresentato nella sua opera più famosa (Il Trittico) esprime una raffigurazione della storia di tutte le cose e non solo dell’uomo ed egli va imprescindibilmente accostato alla montagna che sempre amò, sempre desiderò ed al cui cospetto visse intensamente sia come uomo che come artista.

Amò Arco, il paese in cui conobbe le profonde gioie della felicità e della spensieratezza della prima infanzia e le brevi gioie di un amore materno bello “come un tramonto di primavera”. Per quanto le circostanze lo indussero a soggiornare altrove, non si dimenticò mai del proprio paese natale: anzi, il desiderio di rivederlo divenne un sogno costante espresso nei suoi scritti e nei suoi epistolari e solamente la sfortuna gli impedì di poterlo realizzare, ma i suoi concittadini non si dimenticarono affatto del celebre pittore.

Oggi gli è dedicato un Museo (da non perdere una sua visita o quantomeno da visionarne l’eccellente sito) che è memoria delle sue grandezze artistiche ed ad Arco la famiglia Bugatti- Segantini organizza un importante premio annuale a lui dedicato quale testimonianza di un affetto mai interrotto. Anche se fu in pianura (a Milano ed in Brianza) che scoprì la sua vocazione artistica è col viso rivolto alla montagna che sviluppò la sua evoluzione tecnica salendo – e non solo metaforicamente – sempre più in altezza così come un vero escursionista guarda, osserva, impara camminando. Lasciata la dolce Brianza del lago di Pusiano nel 1886, Segantini si trasferì dapprima in Val Bregaglia fino al 1894 (soggiornando ai 1.200 metri di Savognino) e definitivamente al Passo del Maloja (1.815 metri) laddove il 28 settembre 1899 morì sugli oltre 2.700 dello Schafberg. A buon diritto alcuni critici ed anche un certo immaginario collettivo lo hanno spesso emblematicamente definito come “il pittore della montagna” anche a se nella sua copiosa produzione (circa 800 tra dipinti e disegni) la montagna vi compare in misura assai relativa: tuttavia, la sua rappresentazione risulta così significativamente interessante che tale appellativo appare del tutto veritiero ed appropriato.

Ma in cosa tutti intravvedono di diverso rispetto ad altri pittori che comunque operarono in montagna e la dipinsero con grande abilità? Se potessi tradurre questa riconosciuta importanza direi, con un’equazione, che: Segantini sta alla letteratura come i suoi quadri stanno alla montagna. Penso, infatti, che i quadri di un pittore siano assimilabili a quello che sono le parole per uno scrittore e ciò vale per Segantini in modo ancor più particolare giacché lui stesso avvertì necessario rendere complementare il suo prodotto artistico accompagnandolo con le parole che il suo pensiero artistico gli dettava.

Con il suo spirito intriso in un panteismo che intravvedeva nella natura la fonte di ogni bellezza e, questa, dell’amore universale, si fece narratore della montagna che aveva imparato a conoscere ed in cui si assimilò vivendovi con l’atteggiamento discreto di chi si sente parte di un mondo in cui è possibile partecipare con l’umiltà di un doveroso rispetto e senza ambizioni di poterlo dominare. La sua pittura si assecondò a dare volto, corpo e sentimento alla montagna e che nei suoi quadri si vede, si tocca e si sente come protagonista dalla presenza – tuttavia – sempre discreta. Con le sue lunghe pennellate, luminose e materiche, la montagna viene ricomposta sulla tela in una trasposizione mistica alla quale Segantini affida il proprio sentimento di bellezza. Fedele al vero, ma non reale, la montagna in Segantini diventa il perfetto strumento per esprimere nella simbologia immagini che focalizzano l’ambiente montano in quegli aspetti che gli suggerivano i suoi occhi ed il suo spirito. Infatti, la sua curiosità per la letteratura che la moglie Bice alimentava leggendo per lui, lo indusse certamente ad elaborare nel proprio inconscio artistico quei segni pittorici che lo resero diverso e famoso. Ecco che Segantini diventa allora il preciso cantore della montagna alla quale attribuisce un aspetto elegiaco attraverso una narrazione pittorica che non è semplicemente visiva, ma reinterpretata all’insegna di un taglio intellettuale che tende a documentare non la rappresentazione del paesaggio, ma la “storia” della vita quotidiana attraverso i suoi simboli, attraverso i suoi valori. Con questa mirata intenzionalità Segantini finisce per assegnare alla montagna una funzione “giustificatrice” subordinata al contenuto del quadro, tant’è vero che senza questa presenza le opere della sua maturità artistica non potrebbero esistere se non come forme inespressive prive di significato e di emozione.

Segantini venne sicuramente stimato ed apprezzato dalla critica, ma il suo successo è stato quello popolare che coglieva d’istinto il pregio del suo messaggio, in quanto il suo linguaggio artistico è esattamente quello con cui la cultura popolare identifica la vita di montagna: la sua idea della montagna è la nostra idea di montagna. Nei suoi quadri ritroviamo la montagna che incanta e che spaventa, che emoziona e che insegna, la montagna dei cieli azzurri e delle tempeste, la montagna che ci fa conoscere la fatica e quella che ci fa sognare. Segantini, il pittore della montagna, queste cose le aveva conosciute e capite e ce le ha mostrate con delicatezza e sentimento, nella loro vera luce.

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In Valle d’Aosta il maestro della fotografia Steve McCurry racconta i “Mountain man” http://www.montagna.tv/cms/108464/in-valle-daosta-il-maestro-della-fotografia-steve-mccurry-racconta-i-mountain-man/ http://www.montagna.tv/cms/108464/in-valle-daosta-il-maestro-della-fotografia-steve-mccurry-racconta-i-mountain-man/#respond Tue, 23 May 2017 05:00:53 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=108464 Steve McCurry, uno dei più grandi fotografi contemporanei internazionali (sua la celebre fotografia della bambina afgana con gli occhi verdi), racconterà in una mostra allestita al Forte di Bard i “Mountain men”. 77 le immagini selezionate per parlare della vita nelle zone montane e la complessa interazione tra uomo e ambiente.

Le fotografie, scattate in tutto il mondo (dall’Afghanistan all’India, dal Brasile all’Etiopia, dalle Filippine al Marocco), mostreranno paesaggi, ritratti e scene di vita quotidiana che mette in evidenza il processo di adattamento delle popolazioni al territorio montano che influenza ogni aspetto dello stile di vita delle persone: dalle attività produttive al tempo libero, dalle tipologie di insediamento, di coltivazione e di allevamento ai sistemi e mezzi di trasporto.

La mostra propone in anteprima assoluta anche il risultato di una campagna fotografica condotta in tre periodi di scouting e shooting tra il 2015 e il 2016 in Valle d’Aosta. Dieci scatti destinati a entrare nell’archivio del più richiesto fotografo al mondo; un racconto visivo ed emotivo ricco di suggestione.

 

Orari
28 maggio – 26 novembre 2017
Martedì- venerdì 10.00-18.00
Sabato, domenica e festivi 10.00-19.00
Lunedì chiuso
Aperta tutti i giorni dal 31 luglio al 3 settembre

Tariffe
Intero: 9,00 €
Ridotto: 7,00 € (6-18 anni, studenti universitari, over 65, gruppi)
Gratuito minori 0-5 anni e persone con disabilità

 

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Giovanni Segantini e i pittori della montagna in mostra ad Aosta http://www.montagna.tv/cms/106543/giovanni-segantini-e-i-pittori-della-montagna-in-mostra-ad-aosta/ http://www.montagna.tv/cms/106543/giovanni-segantini-e-i-pittori-della-montagna-in-mostra-ad-aosta/#respond Sat, 08 Apr 2017 10:40:28 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=106543 E’ stata inaugurata ieri, venerdì 7 aprile 2017,  presso il Museo Archeologico Regionale di Aosta, la mostra Giovanni Segantini e i pittori della montagna.

L’esposizione, a cura di Filippo Timo e Daniela Magnetti, propone un selezionato percorso che ha come fulcro l’esperienza pittorica di Giovanni Segantini, tra i massimi esponenti del divisionismo italiano, che ha eletto la montagna a proprio soggetto principe, interpretandola in modo personale e innovativo, sia in termini di stile sia di poetica.

La selezione di opere proposte in mostra individua e suggerisce uno dei molti possibili percorsi attraverso la pittura di montagna a cavallo tra il XIX e il XX secolo, limitando la propria attenzione ai soli artisti italiani e concentrandosi geograficamente sui lavori dell’arco alpino.

Giovanni Segantini: Il ritorno dal pascolo, Olio su tela. Collezione privata

Accanto alle opere di Giovanni Segantini, scelte attingendo a uno specifico momento dell’esperienza artistica del pittore, ovvero agli anni giovanili trascorsi in Brianza, compaiono più di cinquanta artisti, a partire da Vittore Grubicy, Emilio Longoni, Baldassarre Longoni, Carlo Fornara, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Lorenzo Delleani, Cesare Maggi, Leonardo Roda, Italo Mus, sino a Fortunato Depero. Accanto alle opere di questi maestri trovano posto i dipinti di almeno tre generazioni di altri artisti che, pur non avendo incontrato tutti la grande notorietà, hanno saputo instaurare un dialogo con i capofila, divenendo anch’essi partecipi di una pagina importante della storia dell’arte italiana.

All’interno del grande orizzonte tematico della pittura di montagna, le opere sono state organizzate in sette sezioni, oltre a quella dedicata a Segantini che vede esposto lo splendido olio su tela La raccolta dei bozzoli (1882-1883), così scandite: le vedute estive, le scene di vita campestre e contadina, i paesaggi antropizzati, i ricordi alpini, i laghi, i tramonti e i notturni, le vedute dei grandi paesaggi innevati. A queste si aggiunge una sezione dedicata a Italo Mus, il pittore valdostano più noto e ammirato del XX secolo, di cui ricorre nel 2017 il cinquantesimo anniversario della scomparsa.

La mostra Giovanni Segantini e i pittori di montagna è corredata da un catalogo riccamente illustrato, con testi di Annie-Paule Quinsac, Filippo Timo, Daria Jorioz, Daniela Magnetti, Marco Albino Ferrari, Maurizio Scudiero, Luca Minella, Beatrice Buscaroli. 

L’esposizione resterà aperta sino a domenica 24 settembre 2017, dalle 9 alle 19, tutti i giorni. Il costo del biglietto d’ingresso è di 6 euro intero, 4 euro ridotto; 4 euro per i soci del Touring Club Italiano e 3 euro Alpitur; entrata gratuita per i minori di 18 anni e per le scuole.

 

(In copertina: Vittorio Sella: Gruppo Monte Rosa dal Pic Tyndall, Olio su tela. Biella, Fondazione Sella onlus)

 

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iAlp, i Musei alpini diventano interattivi http://www.montagna.tv/cms/104684/ialp-i-musei-alpini-diventano-interattivi/ http://www.montagna.tv/cms/104684/ialp-i-musei-alpini-diventano-interattivi/#respond Sun, 05 Mar 2017 07:00:46 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=104684
Photo @ Museo della Montagna

Il Museo Nazionale della Montagna del CAI Torino e il Musée Alpin di Chamonix Mont Blanc stanno costruendo un’unica, grande banca digitale basata sui loro cospicui e importanti patrimoni culturali con un progetto pluriennale appena avviato di vastissimo respiro e di notevole valore, battezzato con il nome iAlp – Musei alpini interattivi.

Un piano di lavoro che, nell’ambito del programma di cooperazione territoriale ALCOTRA Italia-Francia, ha ricevuto un finanziamento complessivo di 2.550.00 euro dall’Unione Europea.

L’operazione, volta a promuovere la comunicazione e la valorizzare dei patrimoni culturali delle due note istituzioni alpine transfrontaliere, è stata presentata nella Sala degli Stemmi del Museo Nazionale della Montagna, a Torino. 

“Questa iniziativa dimostra ancora una volta che le montagne uniscono, anche in un momento come questo, dove stanno rinascendo particolarismi e divisioni dentro e fuori l’Europa. Come CAI siamo impegnati in una profonda rivalutazione dei canaliattraverso i quali veicolare i nostri valori, con metodi moderni e nuove tecnologie. iAlp rientra pienamente in questa linea” ha affermato il Vicepresidente generale del CAI Antonio Montani.

Il piano di lavoro è stato descritto da Laura Gallo, direttore operativo del Museomontagna, e Gabrielle Michaux, direttore del Musée Alpin: i due musei alpini hanno previsto la creazione e la diffusione di un’App che permetterà agli utenti di accedere agli archivi della documentazione mediante lo smartphone. La sezione più appetibile della pianificazione culturale riguarda però la programmazione pluriennale di importanti esposizioni transfrontaliere. Entro il 2017 verrà allestita una grande mostra su Albert Smith e la promozione delle Alpi nel XIX secolo. Successivamente, il palinsesto transfrontaliero prevede una grossa iniziativa sul cinema di montagna. Infine, nella parte conclusiva del programma di lavoro, verrà proposta al pubblico una ricca esposizione sullo sguardo contemporaneo della fotografia nei confronti del mondo alpino.

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In piena attività il “Cantiere Bonatti” http://www.montagna.tv/cms/103883/in-piena-attivita-il-cantiere-bonatti/ http://www.montagna.tv/cms/103883/in-piena-attivita-il-cantiere-bonatti/#respond Wed, 15 Feb 2017 08:00:01 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=103883
Foto @ Cai Torino

Lo scorso ottobre, il Museo Nazionale della Montagna di Torino, ha acquisito la straordinaria collezione dell’archivio di Walter Bonatti. Un tesoro dell’alpinismo, dell’esplorazione e dell’avventura italiani.

Ora si sta procedendo con il riordino e la classificazione di questo vastissimo tesoro e sarà un lavoro lungo e complesso. Il “Cantiere Bonatti” comunque è già iniziato ed è in piena attività. Aprendo le prime casse si sta effettuando un vero e proprio scavo “stratigrafico”, rispettando dunque la successione cronologica dei vari elementi imballati. Ogni singolo pezzo, dopo esser stato datato ed esaminato, viene poi messo in relazione con gli altri e posto nel suo contesto in attesa di essere digitalizzato prima di essere catalogato definitivamente. Come è prevedibile, spesso gli addetti ai lavori si trovano di fronte a vere e proprie sorprese, spesso utili a ricostruire uno dei capitoli fondamentali dell’alpinismo e dell’avventura contemporanei.

Una primissima parte della collezione verrà esposta al pubblico durante alcuni piccoli eventi itineranti. Il Museo inoltre, per tutti gli interessati, posterà sui suoi profili social immagini e brevi filmati durante i quali comunicherà “in diretta” alcuni dei momenti più significativi dei lavori. La prima “pillola” video è gia stata pubblicata e la trovate qui di seguito.

 

Per tutte le successive potrete trovarle sul profilo facebook del Museo.

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Fino a fine gennaio visite guidate al museo Marmolada Grande Guerra a 3000 m http://www.montagna.tv/cms/101667/fino-a-fine-gennaio-visite-guidate-al-museo-marmolada-grande-guerra-a-3000-m/ http://www.montagna.tv/cms/101667/fino-a-fine-gennaio-visite-guidate-al-museo-marmolada-grande-guerra-a-3000-m/#respond Sun, 01 Jan 2017 09:14:18 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=101667 “E un grido di milioni salì fino alle stelle Imparerà mai l’umanità?” (Kurt Tucholsky da Guerra alle guerre vv 24-25).  Questa breve frase, così densa di significato, interpreta perfettamente l’atmosfera che si respira durante la visita al museo Marmolada Grande Guerra 3000 m situato al centro della Zona Monumentale Sacra, a quota 3000 metri, sulla Regina delle Dolomiti. Il museo più alto d’Europa, ma soprattutto il museo che per la prima volta mette l’accento sull’aspetto umano della guerra in alta montagna cercando di far entrare il visitatore nella quotidianità dell’uomo soldato, senza distinzioni di nazionalità e bandiere.

Le emozioni, la paura e il vissuto dei combattenti tra freddo, neve e ghiaccio sono il filo conduttore dell’esposizione di oltre 300 mq che si sviluppa al secondo piano della stazione di Serauta, raggiungibile comodamente in funivia da Malga Ciapela, nel versante veneto della Marmolada. 



Particolarmente interessanti i video storici, le pagine di diario, i numerosi reperti emersi dal ghiacciaio, la ricostruzione di una baracca e di una trincea, come anche le sezioni dedicate ai lavori di scavo, al soccorso dei feriti e alle cure mediche. Dalle grandi vetrate, affacciate sul Gruppo del Sella, alcuni punti d’osservazione con cannocchiali permettono di vedere le principali postazioni di combattimento del Fortilizio Italiano sulla cresta rocciosa di Punta Serauta, formato da numerosi ricoveri in grotta dove vissero le truppe italiane dall’aprile del 1916 al 4 novembre 1917.

Per conoscere in modo approfondito la storia della Grande Guerra sulla Marmolada è attiva una speciale promozione che mette a disposizione gratuitamente un’esperta guida del territorio che accompagna i visitatori lungo il percorso museale. Ogni mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica, fino alla fino alla fine di gennaio 2017, su prenotazione, nei seguenti orari 10.00 – 11.00 e 14.00 – 15.00. Si paga solo il biglietto della funivia: €. 24,00 per persona fino a Serauta (dove si trova il museo) e €. 30,00 per persona fino alla terrazza panoramica di Punta Rocca (3.265 m). A fine visita viene offerta una cioccolata calda o un aperitivo. 

INFO E BOOKING: visitmuseo@museomarmoladagrandeguerra.com – Tel. 334 6794461

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