Mostre – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Tue, 11 Dec 2018 14:43:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Calamity Atelier, un concorso di idee per salvare Arte Sella https://www.montagna.tv/cms/133471/calamity-atelier-un-concorso-di-idee-per-salvare-arte-sella/ https://www.montagna.tv/cms/133471/calamity-atelier-un-concorso-di-idee-per-salvare-arte-sella/#comments Tue, 27 Nov 2018 11:07:16 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133471 Arte Sella, il più grande e prestigioso parco d’arte del mondo contemporaneo, dopo esser stato fortemente danneggiato dalla furia della pioggia e del vento dello scorso ottobre, cerca di tornare a vita nuova attraverso un concorso.

Si sono infatti aperte il 26 novembre le iscrizioni al “Calamity Atelier“, un concorso di idee promosso da Arte Sella e YAC (Young Architects Competitions) per la rigenerazione del Parco, con un montepremi di € 14.000 per i primi tre progetti vincitori, che saranno valutati da una giuria internazionale composta da Sou Fujimoto (Sou Fujimoto Architects), Kongjian Yu (Turenscape), Patrick Lüth (Snøhetta), – Michele De Lucchi (aMDL Michele De Lucchi Studio),, Marco Imperadori (Politecnico di Milano), Flavio Carli (Comune di Borgo Valsugana) e Emanuele Montibeller (Arte Sella). I finalisti saranno 30, 12 le menzioni d’onore di cui 2 gold da 500€ l’una.

Il Parco che si estende in un bosco della Val di Sella in Trentino Alto Adige, è da 30 anni un vero e proprio museo a cielo aperto, in cui la natura si mescola in modo innovativo all’arte contemporanea attraverso numerose installazioni realizzate da artisti di fama internazionale. I danni dello scorso ottobre ammonterebbero, secondo le stime del direttore Emanuele Montibeller, a più di duecento mila euro. Interi percorsi sono infatti stati cancellati e molte opere danneggiate dalla caduta degli alberi.

Allo sconforto espresso nei giorni successivi alla tempesta devastante da Montibeller attraverso una frase che sentenziava “il parco è praticamente raso al suolo”, si sostituisce oggi la voglia di rinascita. Il concorso avrà dunque la finalità di portare ad Arte Sella nuove opere architettoniche per tornare ad attrarre tra le montagne artisti e visitatori.

Termine per la partecipazione al concorso: 29 febbraio 2019.

Per maggiori informazioni Clicca Qui!

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“Sulle tracce dei ghiacciai”, in mostra il dramma dei ghiacciai che muoiono https://www.montagna.tv/cms/132192/sulle-tracce-dei-ghiacciai-in-mostra-il-dramma-dei-ghiacciai-che-muoiono/ https://www.montagna.tv/cms/132192/sulle-tracce-dei-ghiacciai-in-mostra-il-dramma-dei-ghiacciai-che-muoiono/#respond Thu, 18 Oct 2018 14:58:43 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132192 Il progetto fotografico-scientifico “Sulle tracce dei ghiacciai” sarà in mostra dal 25 ottobre al 4 novembre nel Sottoporticato di Palazzo Ducale a Genova dove saranno sposti 60 confronti fotografici realizzati da Fabiano Ventura durante le sue spedizione sulle catene montuose di Karakorum, Caucaso, Alaska e Ande.

La mostra consente di osservare, grazie alla fotografia comparativa, come, a più di cento anni di distanza, sono cambiati i ghiacciai, sensibili e importanti indicatori dei cambiamenti climatici in atto sulla Terra. Affiancate alle immagini moderne, realizzate da Ventura con macchine di grande formato in pellicola fino a 4×5 pollici, sono esposte quelle storiche in bianco e nero restaurate, realizzate tra Ottocento e Novecento dai fotografi Vittorio Sella, Alberto Maria De Agostini, Mor von Dechy, Massimo Terzano, William Osgood Field, Marion T. Millett, Richard U. Light, Harry Fielding Reid, che parteciparono alle principali spedizioni esplorative dell’epoca.

Ad affiancare la mostra, una conferenza dal titolo “Montagne senza ghiacciai. Un futuro possibile?” organizzata dal Comitato Scientifico del Cai. Moderati dal giornalista Luca CalzolariFabiano Ventura e il professor Claudio Smiraglia, glaciologo di fama internazionale, approfondiranno la tematica dei cambiamenti climatici al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di un impegno concreto per limitare l’aumento della temperatura globale. Alla fine della conferenza Fabiano Ventura e Claudio Smiraglia accompagneranno il pubblico in una visita guidatadella mostra.

Per ulteriori informazioni: mostra conferenza.

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Sui sentieri delle Alpi Svizzere una galleria d’arte a cielo aperto https://www.montagna.tv/cms/129572/sui-sentieri-delle-alpi-svizzere-una-galleria-darte-a-cielo-aperto/ https://www.montagna.tv/cms/129572/sui-sentieri-delle-alpi-svizzere-una-galleria-darte-a-cielo-aperto/#respond Wed, 05 Sep 2018 08:00:52 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=129572 Succede nella Valle di Safien, tra le Alpi Svizzere, dove alcuni sentieri sono stati trasformati in veri e propri musei a cielo aperto. Le 14 opere esposte sono state realizzate da artisti contemporanei appositamente per questa galleria d’arte unica al mondo, dove saranno in mostra fino al 21 ottobre.

L’iniziativa si intitola “Orizzontale-verticale” e arriva dalla Biennale d’arte 2018 di Safiental, promossa dall’Accademia alpina delle arti. Agli scultori è stato chiesto di prendere ispirazione dalla natura locale. Tutte queste realizzazioni rappresentano quindi il paesaggio alpino, con particolare attenzione a quelle peculiarità, spesso difficili da vedere al primo sguardo, che possono catturare l’occhio dell’artista.

Le sculture sono state disposte in scenari naturali differenti, tra boschi, prati e laghi montani, a seconda della loro natura e del loro tema. Un’ora – un’ora e mezza di cammino le separano l’una dall’altra e l’intero tour di questa galleria a cielo aperto richiede circa due giorni di passeggiate. A seguito del periodo di esposizione, verranno collocate nelle strutture della Biennale di Safiental.

Nella foto, l’opera dell’americana Lita Albuquerque: una donna adagiata ad ascoltare la voce della montagna, posta sulla vetta dello Schüechtli. In corrispondenza di questa scultura, nel punto opposto del globo ovvero in Nuova Zelanda, ne verrà piazzata una gemella, a rappresentare il legame globale costituito dall’arte e dalla natura.

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Grivel: 200 anni dopo, sempre al cospetto del Monte Bianco https://www.montagna.tv/cms/125727/grivel-200-anni-dopo-sempre-al-cospetto-del-monte-bianco/ https://www.montagna.tv/cms/125727/grivel-200-anni-dopo-sempre-al-cospetto-del-monte-bianco/#respond Sat, 30 Jun 2018 04:00:11 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=125727 Lega Nikel-Cromo-Molibdeno, forgiata in pezzo unico. È la piccozza Jorasses 2.0. È la modernità che porta con se due secoli di storia, quelli della Grivel, azienda leader del settore alpinistico che quest’anno celebra un importante compleanno: 200 anni di vita. Come festeggiarli? Con uno stile “montanaro”: serio e senza troppi sfarzi, nella storica sede dell’azienda.

 

Quando siamo arrivati nell’headquarter Grivel il Bianco si era appena scoperto e la cima si rifletteva luminosamente attraverso le vetrate dell’edificio dove, ad aspettarci, c’era Gioachino Gobbi anima e storia della Grivel.

Gobbi è un poliedrico narratore, è un imprenditore, ma anche un appassionato storico e ricercatore. Il giusto Cicerone in grado di accompagnarci alla scoperta di una storia lunga due secoli.

Il viaggio inizia all’interno di un’esposizione attenta all’ambiente. Tutte le strutture di supporto sono infatti riciclate e nulla appare realizzato ex novo per quest’anniversario. In mostra invece troviamo la storia, non solo quella dell’azienda ma quella dell’alpinismo. Una storia inutile, ma fondamentale riprendendo la bella definizione di Lionel Terray a cui si accompagna quella di Oscar Wild che ci cita Gioachino: “datemi il superfluo e farò a meno dell’indispensabile”.

“La storia va però contestualizzata, anche la nostra” spiega Gobbi. “Per esempio è importante ricordarsi che, nel 1993, mentre Grivel lanciava il rampone Rambo al CERN di Ginevra veniva inventato il web. Oppure che quando è stato realizzato il primo rampone Henry Ford sviluppava l’automobile”. O ancora che nel ’53, mentre noi pensiamo all’Everest e alla conquista degli Ottomila, James Watson e Francis Crick presentano il primo modello accurato della struttura del DNA.

Gioachino Gobbi

Era il secondo decennio dell ‘800 quando il primo fabbro si insediò a Courmayeur. Faceva serrature, ferri da cavallo, zappe e tutti i materiali per il lavoro della campagna. “Il primo contatto con gli ardimentosi arrivò solo nel 1818 quando iniziarono ad acquistare i bastoni dalla punta ferrata e i chiodi per le suole delle scarpe.”

“Il fabbro in questione era Cassiano”, ma fu soprattutto suo figlio Dominique a dare il via a qualcosa in più realizzando le prime piccozze: una commistione tra il bastone dalla punta ferrata e le piccole accette che si usavano per gradinare il ghiaccio.

“La vera svolta arriva però nel 1909 quando, nell’officina del più celebre Henri Grivel, si presenta un ingegnere delle ferrovie inglesi: Oscar Eckenstein. Eckenstein porta con se, sotto braccio, un progetto. Un disegno bizzarro per il nostro fabbro di montagna “che rideva ed era perplesso, ma dato che era pagato se lo faceva andare bene” ride Gioachino.

Nonostante le perplessità però, al termine delle lavorazione, i due danno alla luce il primo rampone moderno. Un prodotto che prenderà ufficialmente piede solamente due anni dopo, nel 1912, con l’organizzazione di una gara sul ghiacciaio della Brenva. Una manifestazione per testare e mostrare la rapidità di progressione garantita da questo nuovo strumento alpinistico. “Dopo la gara ci fu una grande richiesta di questi ramponi e ovviamente Grivel fu molto contento”.

I ramponi erano però solo all’inizio della loro storia. Quell’attrezzo così particolare e funzionale avrebbe infatti subito molte altre migliorie che l’avrebbero ottimizzato rendendolo sempre più efficace. Nel 1929 a esempio, “il figlio maggiore di Henri, ebbe l’idea di mettere due punte davanti” permettendo così all’alpinista di salire senza troppi problemi. “Si tratta del rampone con cui han fatto la nord dell’Eiger”. Un rampone ormai definitivo, ma pesante tant’è che giusto pochi anni dopo si è iniziato lo sviluppo di un nuovo modello.

Nasceva nel 1936 il superleggero Grivel realizzato

in lega Nikel-Cromo-Molibdeno. “Pesava la metà

di quelli che produciamo oggi”. Erano infatti sottili e tirati al martello come si fa con le catane. “Oggi non potremmo commercializzare ramponi di questo tipo date le maggiori restrizioni a livello di sicurezza”.

I superleggeri Grivel, i ramponi degli Ottomila

Nonostante però non rispettassero le odierne misure di sicurezza “con questi ci han fatto di tutto. Questi sono i ramponi dell’Everest e degli Ottomila”.

La produzione va avanti fino agli anni ’70 quando “inizia la globalizzazione e la differenziazione dello stile. Il mondo della montagna e dell’alpinismo non è più quello che si vede dalla vetta del Bianco, si è trasferito in giro per il mondo”. Da piccozze a ramponi il pubblico inizia a pretendere di più. Non è più sufficiente avere l’attrezzo. Diventa necessario avere un attrezzo specifico, adatto alle necessità di ogni scalata.

“Questa è una fase molto particolare per Grivel. I tempi richiedono un cambio di passo e mentalità” che forse non arrivò trasformando l’azienda valdostana in una realtà più che altro regionale. “Così la famiglia Grivel prende la decisione più facile e vende l’azienda” dando avvio a un’altra importante storia che è quella di Gioachino Gobbi e della sua famiglia.

“Questa è la parte più difficile da raccontare perché è la mia storia” commenta il nostro cicerone. Una storia fatta di innovazione e modernità, di lancio verso il futuro, quello del carbonio (la prima piccozza Grivel in carbonio fu commercializzata nell’87), della Super Courmayeur con le parti intercambiabili e poi della Rambo nell’85-86. Una piccozza dai colori fluo “che all’epoca andavano molto”.

La vera rivoluzione arriva però con The Machine “la piccozza che ha stabilito la geometria di quelle moderne. Geometria che oggi hanno tutti i modelli di tutte le marche”. La stessa evoluzione c’è stata anche nel mondo del rampone che oggi perde le funzioni di sostegno per la scarpa ritornando alla semplicità. Il must rimane infatti il modello 2F. “Un attrezzo a cui non si può togliere nulla. Se si leva anche solo una piccola parte il rampone non avrebbe più sufficienti elementi strutturali”. Chi c’è l’ha lo usa ancora.

Un dettaglio dell’espace Grivel per la celebrazione del duecentesimo anniversario dell’azienda.

Eccoci quindi arrivati alla fine di questo lungo viaggio nella storia di Grivel. Un percorso piacevolmente narrato in modo intimo e approfondito da uno dei suoi protagonisti principali, Gioachino Gobbi. Lo ritroveremo con piacere il prossimo 5 agosto in compagnia di Betta e Oliviero in occasione del Grivel Day a Courmayeur. Il giorno in cui questa “vecchia” storia sarà raccontata al pubblico.

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Al Museo Nazionale della Montagna di Torino, la vita di Albert Richard Smith https://www.montagna.tv/cms/123332/al-museo-nazionale-della-montagna-di-torino-la-vita-di-albert-richard-smith/ https://www.montagna.tv/cms/123332/al-museo-nazionale-della-montagna-di-torino-la-vita-di-albert-richard-smith/#respond Tue, 08 May 2018 09:00:42 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=123332 Apre al Museo Nazionale della Montagna di Torino una nuova mostra sulla figura di Albert Richard Smith. L’inaugurazione avrà luogo il giorno martedì 8 maggio alle ore 18:30, e l’esposizione rimarrà aperta dal 9 maggio fino al 14 ottobre. Di seguito il comunicato informativo emesso dal Museo Nazionale della Montagna “DUCA DEGLI ABRUZZI”- CAI Torino, per segnalare l’evento:

Albert Richard Smith medico, scrittore e soprattutto showman, è uno dei personaggi più popolari nella Londra dell’epoca vittoriana. Nelle affollate conferenze-spettacolo all’Egyptian Hall di Piccadilly offre alla società inglese la possibilità di vivere il sogno esotico delle altezze alpine. È inoltre il primo a intuire le potenzialità del merchandising nel senso moderno del termine, utilizzandolo nel modo più spregiudicato.

La mostra e il volume del Museo Nazionale della Montagna, ALBERT SMITH. LO SPETTACOLO DEL MONTE BIANCO E ALTRE AVVENTURE IN VENDITA, a cura di Aldo Audisio e Veronica Lisino – realizzati nell’ambito del progetto di cooperazione transfrontaliera INTERREG V-A ITALIA-FRANCIA ALCOTRA 2014-2020 “iAlp” e finanziato dal FESR – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale con la collaborazione del Musée Alpin – Chamonix-Mont-Blanc, della Regione Piemonte, della Città di Torino e del Club Alpino Italiano – rappresentano la più completa operazione di studio e divulgazione mai realizzata sulla figura e l’opera di Albert Smith.

Attraverso la ricerca e l’acquisizione di molti piccoli manufatti – vecchie stampe, fotografie, programmi e libretti di sala, spartiti musicali, articoli di cronaca, teatrini e macchine ottiche, lanterne magiche, piatti, giochi, ventagli – il Museo ha dato forma nel tempo a una grande raccolta di oggetti che permette di presentare, dopo un oblio durato oltre un secolo, la ricostruzione approfondita delle attività di Smith legate alla montagna.

Dopo aver partecipato nel 1851 alla quarantesima salita del Monte Bianco, Smith descrive la propria esperienza allestendo all’Egyptian Hall di Londra le grandiose conferenze-spettacolo Mr. Albert Smith’s Ascent of Mont Blanc, memorabili messe in scena, vero e proprio mix di emozione, divertimento e istruzione. Attraverso diorami, giochi di luce, canzoni, narrazioni e imitazioni, offre agli spettatori la sensazione di essere loro stessi a scalare la cima. Seguendo un’ardita politica di marketing, produce una grande varietà di gadget collegati all’evento. In tempi in cui nessuno aveva mai osato mercificare le proprie avventure, arriva addirittura ad allestire un vero e proprio negozio di souvenir per la vendita, tra le altre cose, di slittini, bastoni alpini e corna di camoscio.

Museo Nazionale della Montagna di Torino, Albert Richard Smith
Litografia di Albert Richard Smith, © National Portrait Gallery, London

Lo spettacolo viene ripetuto fino al 1858, con duemila repliche e il merito di aver alimentato una delle forme d’intrattenimento più popolari del diciannovesimo secolo, riuscendo a trasportare l’odore della neve e il soffio delle bufere del Monte Bianco fin sulle rive del Tamigi.

La risposta popolare è entusiastica, una vera e propria manifestazione di follia collettiva, “The Times” arriva a parlare di «Mont Blanc Mania»: folle di visitatori inglesi, impazzite di curiosità per quel singolare mondo, si riversano nella Valle di Chamonix alla ricerca di quel paradiso terrestre, stupendo e terribile, a sole 24 ore di treno dalla stazione di Londra.

Quando nel 1857 a Londra viene fondato l’Alpine Club, le Alpi sono ormai qualcosa di familiare per molte persone anche grazie a Smith, che viene invitato a diventarne socio.

Albert Smith muore nel 1860, a soli 44 anni: la sua presenza sulle scene d’oltre Manica è durata pochi anni, ma è difficile considerarla al pari di una meteora.

Estintasi la «Mont Blanc Mania», rimane la passione per la montagna, l’esotico e l’esplorazione, alimentata da importanti imprese ben oltre le Alpi. Per scalare vette impervie e percorrere lunghi ghiacciai senza muoversi da casa, come aveva insegnato Smith, sono però ormai sufficienti giochi da tavolo, fotografie e più tardi pellicole cinematografiche.

Nel periodo che va dagli ultimi decenni dell’Ottocento all’inizio del Novecento saranno soprattutto l’Artide e l’Antartide, la corsa all’oro nel Klondike e le vette dell’Himalaya – in particolare l’Everest – ad accendere la curiosità dell’uomo comune. La pratica del merchandising è ormai sfruttata in maniera sistematica e sviluppata in maniera sorprendente, come attestano i numerosi prodotti oggi in mostra, tutti appartenenti alle collezioni del Museo Nazionale della Montagna.

La mostra, con un allestimento curato da Marco Ribetti e Mario Scarzella, restituisce – anche attraverso la ricostruzione dell’Egyptian Hall, dove il visitatore potrà assistere alla proiezione del filmato Mr. Albert Smith’s Ascent of Mont Blancil clima di “meraviglia” dell’epoca vittoriana nella quale Albert Smith ha vissuto e della quale è stato perfetto interprete.

Il progetto è accompagnato dal volume ALBERT SMITH. LO SPETTACOLO DEL MONTE BIANCO E ALTRE AVVENTURE IN VENDITA, a cura di Aldo Audisio e Veronica Lisino, edito dal Museo Nazionale della Montagna. Un’opera di 432 pagine, corredata da un ricco apparato iconografico, con testi in edizione trilingue – italiano, francese e inglese – di: Aldo Audisio, Darren Bevin, Angelo Recalcati, Laure Decomble e Lucinda Perrillat-Boiteux, Alessandra Ravelli, Veronica Lisino, Donata Pesenti Campagnoni, Ulrich Schädler, Tony Astill, Francesca Villa, Roberto Mantovani e Leonardo Bizzaro.

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“Bruno Detassis – Una vita libera in montagna” https://www.montagna.tv/cms/122115/bruno-detassis-una-vita-libera-in-montagna/ https://www.montagna.tv/cms/122115/bruno-detassis-una-vita-libera-in-montagna/#comments Sat, 14 Apr 2018 08:02:43 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=122115 Bruno Detassis (Trento 1910 – Madonna di Campiglio 2008) è considerato uno degli alpinisti più noti e carismatici delle Dolomiti.  A dieci anni dalla scomparsa, la figura umana e le imprese alpinistiche di Bruno Detassis saranno al centro di una serie di eventi organizzati dal Trento Film Festival e dalla SAT in ricordo di colui che ha incarnato la figura di “Custode del Brenta”, di quella catena di montagne universalmente conosciuta come le Dolomiti di Brenta.

È ormai leggenda, infatti, il racconto della vita di un uomo che dall’osservatorio privilegiato del rifugio Alberto e Maria ai Brentei, ogni giorno seguiva le ascensioni delle cordate più accreditate o di singoli fuoriclasse dell’alpinismo, come una sentinella pronta a intervenire in caso di pericolo, con qualsiasi intemperie e in ogni frangente.

Autore di oltre 200 vie nuove, guida alpina, gestore per lunghissimo tempo del Rifugio Brentei, ha legato indissolubilmente il suo nome in particolar modo alle montagne di casa.

In occasione del decennale dalla scomparsa SAT e Trento Film Festival hanno dato vita a una mostra, oltre che a una serata evento in programma il 3 maggio, alle 21, all’Auditorium Santa Chiara.

La mostra dal titolo “Bruno DetassisUna vita libera in montagna” sarà allestita dal 23 aprile al 6 maggio a Trento, con una sezione a Palazzo Trentini sede del Consiglio Provinciale e una seconda sezione alla Casa della SAT. L’esposizione sarà inaugurata il 23 aprile, alle 18, a Palazzo Trentini.

La kermesse espositiva curata da Adriano Dalpez e Riccardo Decarli, con l’allestimento dell’architetto Roberto Festi, espone quaranta immagini di Detassis e delle montagne da lui scalate, scattate da Adriano Dalpez.

Inoltre una serie di pannelli didattici illustreranno la lunga vita dell’alpinista trentino con molti oggetti a lui appartenuti e in concomitanza all’esposizione, all’interno dello Spazio Alpino SAT, verranno proiettate a ciclo continuo, per tutta la durata del Film Festival della Montagna, alcune significative testimonianze filmate: Direttissima della Paganella, di Aldo Pedrotti, 1933, 15’, b/n, muto; C’è pane per i tuoi denti, 1958, frammenti di una spedizione, di Lorenzo Pevarello e Riccardo Decarli, 2009, SAT & Film Work; 62 – Die Brenta-Berge und Lieder des Westlichen Trentin, 1961, 32’, b/n – Ricognizione in Adamello con gli sci, 1966, 33’, muto.

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Le foto di Stefano Torrione della Grande Guerra tra il ghiaccio e la neve delle Alpi in mostra al Forte di Bard https://www.montagna.tv/cms/121479/le-foto-di-stefano-torrione-della-grande-guerra-tra-il-ghiaccio-e-la-neve-delle-alpi-in-mostra-al-forte-di-bard/ https://www.montagna.tv/cms/121479/le-foto-di-stefano-torrione-della-grande-guerra-tra-il-ghiaccio-e-la-neve-delle-alpi-in-mostra-al-forte-di-bard/#respond Sat, 31 Mar 2018 08:00:54 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=121479 Un viaggio tra i ghiacciai e le cime che furono teatro della più grande guerra di montagna della storia, questo rappresenta la mostra “Guerra bianca, fotografie di Stefano Torrione”, che sarà allestita nelle prestigiose sale del nuovo Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere all’interno del Forte di Bard dal 29 marzo al 2 settembre (musei e mostre saranno aperte anche in occasione di Pasqua e Pasquetta, in entrambe le giornate l’accesso alla fortezza sarà possibile a partire dalle ore 9.30 sino alle 19.00 mentre le biglietterie saranno attive a partire dalle ore 10.00 e sino a 45 minuti prima della chiusura).

All’interno del Forte saranno presentate oltre 70 immagini realizzate dal fotografo valdostano – già compagno di Paolo Cognetti durante il viaggio nel Dolpo – che conducono il visitatore sul fronte dei ghiacciai della Grande Guerra, un reportage realizzato in occasione del centenario della Grande Guerra e pubblicato da National Geographic Italia.

«Il fotografo ha dedicato tre anni a percorrere la linea del fronte, sulla lunga cresta di confine tra il Passo dello Stelvio e l’altopiano carsico, dove le truppe austro-ungariche e italiane si affrontarono in zone impervie in cui mai si era combattuto, fino a 3.000 metri di altitudine, tra le cime e i ghiacciai delle Alpi centrali e orientali. L’itinerario del fotografo, accompagnato dall’alpinista Marco Ganola, segue le tracce lasciate dalle migliaia di uomini mandati a combattere e a morire in condizioni proibitive: trincee, baracche, gallerie scavate nella roccia, postazioni di combattimento, ma anche armi e oggetti personali ritrovati in quota, testimonianza di uno degli eventi più tragici della storia dell’umanità».

Nelle fotografie di Torrione inoltre i segni di una guerra tragica, che ha visto migliaia di ragazzi patire sofferenze inenarrabili, spiccano e si fondono con la bellezza apparentemente immutabile del paesaggio alpino. E proprio nella capacità di far emergere questa contraddizione sta la grandezza di Torrione.

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La montagna e il Trento film festival raccontati dai manifesti: una storia lunga 65 anni https://www.montagna.tv/cms/115501/la-montagna-e-il-trento-film-festival-raccontati-dai-manifesti-una-storia-lunga-65-anni/ https://www.montagna.tv/cms/115501/la-montagna-e-il-trento-film-festival-raccontati-dai-manifesti-una-storia-lunga-65-anni/#respond Sat, 11 Nov 2017 09:29:54 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115501 Inaugurerà oggi la mostra dal titolo “I manifesti del Trento Film Festival dal 1952 al 2017” alla presenza dei presidenti delle Camere di Commercio di Trento e Bolzano, dei vertici del Trento Film Festival e dell’architetto Roberto Festi, curatore della manifestazione. L’esposizione è ospitata a Trento, a Palazzo Roccabruna, dall’11 novembre al 6 gennaio e a Bolzano, a Palazzo Mercantile, dal 9 febbraio al 17 marzo.

La mostra si sviluppa lungo le splendide sale di Palazzo Roccabruna attraverso un itinerario cronologico, offrendo al visitatore la possibilità di potere ammirare i manifesti di tutte le edizioni della rassegna realizzati dai vari artisti che si sono succeduti negli anni, da Emanuele Luzzati a Ro Marcenaro, da Raymond Peynet aFlavio Faganello, da Xavier Poiret a Samivel, da Guido Scarabottolo Sergio Toppi.

«Questa mostra – spiega il Presidente del festival Roberto De Martin – racconta 65 anni di storia del festival, durante la quale grandi artisti hanno riassunto ciò che voleva esprimere ogni edizione della rassegna con grafiche e illustrazioni che costituiscono delle vere e proprie opere d’arte che, ancora oggi, continuano a rappresentare il primo atto con il quale la manifestazione si presenta al suo pubblico. In questo senso i manifesti indicano, per le edizioni di Trento e Bolzano del festival, un cammino da seguire insieme, così come si fa in montagna quando si percorrono i sentieri in compagnia di amici o dei propri pensieri, alla ricerca di quelle sensazioni che le alte quote possono regalare. E il catalogo, in tre lingue, nel quale sono stati raccolti tutti i manifesti costituisce una sorta di “libro di vetta”, con le firme dei grandi artisti che hanno lasciato il segno del loro passaggio e che ognuno di noi raggiunta la meta legge, aggiungendo una propria testimonianza».

«L’esposizione, sotto certi aspetti, rappresenta anche un piccolo “Bignami” della nostra storia – evidenzia la direttrice Luana Bistesti – perché ogni manifesto è una sintesi di ciò che ogni anno la rassegna voleva esprimere e raccontare, ponendosi anche come anticipatore di future tendenze. E tutto questo il festival lo ha fatto privilegiando l’arte del disegno come forma di comunicazione, così come si faceva fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, quando poi la fotografia ha avuto il sopravvento nella pubblicità attraverso i manifesti. Sotto molti aspetto l’uso del disegno è diventato così un tratto distintivo del festival».

La mostra è curata da Roberto Festi, architetto, autore di numerosi studi storico-artistici, molti dei quali dedicati alla grafica pubblicitaria, all’illustrazione a al fumetto, pubblicati come cataloghi di mostre. Il curatore, profondo conoscitore peraltro dei temi legati alla cultura mitteleuropea e in particolare alle arti viennesi di inizio Novecento, si è occupato altre volte della rassegna, scrivendo per i cinquant’anni della stessa un volume proprio sui manifesti del festival.  

Opere la cui esposizione permette di rivivere – così come ha spiegato nella prefazione del catalogo Franco De Battaglia – le emozioni che molti di essi provocarono al loro apparire, le visioni nuove che aprirono. Il primo grande impatto venne dallo Studio Rumor (Ugo Busarello) nel 1958, con le montagne trasformate in lingue futuriste, di rosso e di nero, di fuochi e precipizi. Così come si rimane letteralmente affascinati dal più recente grande “trio” che riassume quasi tutti i messaggi del Trento Film Festival: “La felicità di boschi e rocce” (Bernardo Carvalho), le “preghiere” al vento che uniscono fedi e nazioni, rilanciando vecchi oggetti smarriti e pensieri dimenticati (Michele Tranquillini), “il labirinto di oggi che la montagna può però sgarbugliare” (Guido Scarabattolo).

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In Mostra: “La Guerra Bianca”, la Prima Guerra Mondiale sul fronte dei ghiacciai https://www.montagna.tv/cms/111642/in-mostra-la-guerra-bianca-la-prima-guerra-mondiale-sul-fronte-dei-ghiacciai/ https://www.montagna.tv/cms/111642/in-mostra-la-guerra-bianca-la-prima-guerra-mondiale-sul-fronte-dei-ghiacciai/#respond Tue, 15 Aug 2017 05:00:29 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=111642 Cosa fare se si rimane in città ad agosto? a Milano, negli spazi della Fabbrica del Vapore, è in calendario per tutto il mese, fino al 15 novembre, “La Guerra Bianca”, una grande mostra fotografica ideata e realizzata da National Geographic Italia.

Oltre 70 immagini in grande formato, accompagnate da foto d’epoca e mappe esplicative realizzate dal fotografo Stefano Torrione, porteranno i visitatori sui luoghi teatro di un tragico capitolo della storia italiana: la Grande Guerra sul fronte dei ghiacciai.

La Prima Guerra Mondiale fu anche e drammaticamente una guerra di montagna. Mai prima di allora, e solo rarissimamente dopo, l’uomo ha combattuto a quote così alte, fino a oltre i 3.000 metri e più sul livello del mare. Gli eserciti del Regno d’Italia e dell’Impero Austro-Ungarico si scontrarono anche sui gruppi montuosi più elevati delle Alpi centro-orientali, tra le cime e i ghiacciai dell’Ortles-Cevedale, dell’Adamello e della Marmolada, tra Lombardia, Trentino Alto-Adige e Veneto.

Stefano Torrione, con la guida di Marco Gramola, presidente della Commissione storica della SAT, ha raggiunto luoghi dai nomi evocativi per chi ha studiato le cronache della guerra o letto i diari dei soldati – Scorluzzo, Cavento, Lagoscuro, Presanella, Albiolo – alla ricerca delle tracce lasciate da quelle migliaia di uomini scaraventati a vivere, combattere e morire in condizioni proibitive, estate e inverno, a temperature che superavano i 30 gradi sotto zero. E ha trovato scheletri di baracche, trincee, gallerie scavate nella roccia, passerelle affacciate sul vuoto, reticolati, scale di pietra e di legno, cannoni, fucili, persino scarponi che riaffiorano con il ritiro dei ghiacciai; ma anche oggetti più personali dei combattenti, fotografi e di fidanzate o scatolette di sardine, preservati per cent’anni dal ghiaccio e dalla neve.

Il reportage nato dal viaggio di Torrione, pubblicato da National Geographic Italia nel numero di marzo 2014, è stato il primo servizio di un’edizione straniera a essere tradotto e ripreso dal sito internazionale nationalgeographic.com, ottenendo oltre 200 mila visualizzazioni da tutto il mondo.

Nelle fotografie di Torrione i segni di un’epoca tragica e violenta spiccano e si fondono con la bellezza apparentemente immutabile del paesaggio alpino.

Orario:
Tutti i giorni dalle ore 17.00 alle ore 21.15

Costi Ingresso:
Biglietto intero euro 10,00
Biglietto ridotto euro 8,00
Gruppi euro 5,00

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Astronauti, prismi neri e Dolomiti. Il ritorno di SMACH https://www.montagna.tv/cms/110198/astronauti-prismi-neri-e-dolomiti-il-ritorno-di-smach/ https://www.montagna.tv/cms/110198/astronauti-prismi-neri-e-dolomiti-il-ritorno-di-smach/#respond Sun, 09 Jul 2017 10:00:45 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=110198 Un astronauta, la tuta di un arancione spento e la visiera a specchio, si staglia solitario nella malga di Fanes, luogo di miti e leggende ladine. E ancora, un grosso prisma nero, a base quadrata, sta in cima a una collina in una malga isolata sul sentiero che va al monte Adagn. Non è fantascienza ma solo due delle opere scelte per la terza edizione del concorso d’arte contemporanea SMACH (costellation of art, culture and history) che quest’anno ha luogo nei comuni di Marebbe e San Martino in Badia (Alto Adige).

Le opere selezionate in totale sono nove, e hanno lo scopo di suscitare l’interesse per l’arte e di valorizzare il territorio dolomitico nel quale sono immerse. Il tema di questa edizione è Contrast, questo perché, come si legge sul sito “nonostante nasca un intreccio, un’integrazione dell’opera d’arte in natura, si crea comunque sempre un contrasto tra l’intervento umano e l’evoluzione naturale insita nell’ambiente”. 

 

Foto in alto @ Space Days, di Fabiano de Martin Topranin

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