Libri – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Tue, 11 Dec 2018 14:43:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 “Alpinisti da favola”, un libro che racconta la montagna ai bambini (e non solo) per aiutare i bambini https://www.montagna.tv/cms/133923/alpinisti-da-favola-un-libro-che-racconta-la-montagna-ai-bambini-e-non-solo-per-aiutare-i-bambini/ https://www.montagna.tv/cms/133923/alpinisti-da-favola-un-libro-che-racconta-la-montagna-ai-bambini-e-non-solo-per-aiutare-i-bambini/#respond Tue, 11 Dec 2018 07:00:14 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133923 Dal Monte Bianco al Cervino, dal Pelmo all’Aconcagua, dal Gran Paradiso al Kilimangiaro, per arrivare alle montagne dell’Himalaya come l’Everest, il K2, l’Annapurna e il Nanga Parbat, dall’impresa di Balmat e Paccard a quella di Whymper, passando per quelle di Lucy Walker e della Regina Maria José, per arrivare alla leggendaria scalata della nord del Cervino di Bonatti: Alpinisti da favola, il nuovo libro illustrato pubblicato da Babele editore, raccoglie venti racconti di uomini, donne e animali che hanno compiuto imprese eroiche, sfidando il freddo, le vertigini e i loro limiti, per scrivere il primo capitolo della storia dell’alpinismo mondiale.

Scritto da Denis Falconieri e Rossella Scalise, con le illustrazioni di Chiara Fedele, la copertina firmata dall’artista Chicco Margaroli e la prefazione del giornalista Enrico Martinet, il libro accompagna i lettori alla scoperta delle gesta dei primi alpinisti che sono riusciti a scalare le grandi montagne del mondo e delle donne che, per il loro coraggio e le loro capacità, hanno lasciato un segno nella storia.

Raccontare la storia dell’alpinismo significa raccontare imprese epiche e affascinanti di uomini che con mezzi inadatti e primitivi hanno sfidato l’incognito per arrivare a domare le grandi montagne di tutto il mondo. Questo libro per bambini, ma non solo, da una parte vuole rendere omaggio alle gesta di grandi alpinisti che hanno aperto la strada tracciando la via della conquista e della conoscenza, dall’altra intende cercare di appassionare le nuove generazioni alla montagna”, spiega Denis Falconieri, giornalista e autore Lonely Planet Italia.

Scrivere la storia dei protagonisti dell’alpinismo è stato molto emozionante – racconta la coautrice Rossella Scalise – e mi ha permesso di conoscere meglio un mondo fatto di storie straordinarie, imprese eroiche di grandi uomini, donne e animali che hanno sfidato i loro limiti per lasciare un’impronta indelebile nella storia. ‘Alpinisti da favola’ è un albo illustrato che, con leggerezza e colore, ripercorre le tappe più importanti della prima fase dell’alpinismo mondiale e che può essere letto da grandi e piccini, senza limiti di età!”.

Un libro che racconta la montagna ai bambini per aiutare i bambini di montagna

Una parte del ricavato del libro verrà devoluta a Sanonani Onlus, associazione valdostana nata nel 2015 per aiutare i bambini Nepalesi fondata dall’alpinista Marco Camandona insieme alla moglie Barbara e ad alcuni amici.

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K2. Storia della montagna impossibile. Un “non libro” tutto da srotolare https://www.montagna.tv/cms/133641/k2-storia-della-montagna-impossibile-un-non-libro-tutto-da-srotolare/ https://www.montagna.tv/cms/133641/k2-storia-della-montagna-impossibile-un-non-libro-tutto-da-srotolare/#respond Sun, 02 Dec 2018 05:00:39 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133641 Si chiama “K2. Storia della montagna impossibile” (Rizzoli Lizard, 2018) e fa impressione quando lo si prende in mano per la prima volta. Un’impressione positiva, intendiamoci. Rende il giusto omaggio alla dimensione della montagna. Grazie alla struttura grafica che, perdonate il giro di parole, destruttura il classico concetto di libro trasformandolo in una fisarmonica. Una lunga pergamena che, una volta aperta raggiunge i sette metri di lunghezza. Da un lato trova posto la scoperta e l’esplorazione della montagna, dall’altro si possono invece leggere le vicende degli alpinisti e dei primi salitori.  Un racconto accurato e ricco di dettagli che trova però il suo vero punto di forza nel concetto grafico e negli spettacolari disegni di Marco Camandona.

Sfogliandone le “pagine” sembra di tornare sui ghiacci del Baltoro ad ammirare la piramide imponente della seconda montagna della Terra, a cercarne le linee di salita che qui troviamo ben identificate. Fa impressione pensare che un lavoro così imponente sia stato portato avanti da un ragazzo, classe 1982, che nel mondo della montagna è un’assoluta novità. Ma, se di primo acchito verrebbe da domandarsi chi sia questo Alessandro Boscarino mai sentito tra gli scrittori e narratori di alte vette, una volta preso in mano il volume la domanda passa in secondo piano per lasciare spazio all’appassionante storia del K2 e di come il sentimento umano abbia saputo renderla grandiosa.

La custodia del libro

L’autore del libro, Alessandro Boscarino

Alessandro, hai realizzato un libro unico, ci racconti però chi sei e come sei arrivato alla letteratura di montagna?

Sono figlio di genitori siciliani, ma sono nato e cresciuto a Milano dove vivo e dove lavoro. Di mestiere faccio il grafico freelance e, quello per le terre alte, è stato un amore improvviso nato circa sette anni fa.

In realtà ho sempre frequentato la montagna. Quando ero piccolo avevamo una casa vicino Gressoney mentre oggi ne ho una sull’Appennino Emiliano, dove passo tutte le estati. Vado anche spesso in Dolomiti, mi piace molto andare per funghi. Sette anni fa è poi arrivata la passione per la storia dell’alpinismo. A contagiarmi è stato mio cognato che mi ha regalato “Aria Sottile di Jon Krakauer. Un bel libro, che si fa leggere. A prescindere dalla veridicità storica l’ho trovato ben scritto e l’ho divorato in due giorni, accendendo in me una passione per questo mondo così particolare.

Come sei passato da Krakauer al K2?

Dopo aver finito il libro sono subito andato in libreria e ho comprato tre titoli, tra cui il testo di Ed Viestus e David Roberts “K2: la montagna più pericolosa della terra”. Un volume carico, con questa alternanza tra il racconto personale e la storia della montagna.

Leggendolo mi sono innamorato alla storia del K2 e questo ha dato il via a tutta una serie di ricerche e approfondimenti. Ho letto altri libri, visto documentari, cercato biografie e studiato le spedizioni che negli anni si sono avvicendate sulla montagna.

Quindi tutto parte da una grande passione…

Si, di solito accade così. Quando mi prende una passione che poi so di poter tradurre in qualcosa che ha a che fare con il mio lavoro, cerco sempre di coniugare le due cose.

Quel che ho notato, in particolare, è che la letteratura di montagna ha dei canoni fissi, soprattutto nei libri che raccontano una storia. Solitamente c’è un testo con nel mezzo alcune immagini. Una impostazione che, a volte, rende macchinoso leggere e al contempo andare a vedere la foto del protagonista o a ricercare il punto lungo la montagna a cui fanno riferimento le parole.

Il mio obiettivo era cercare di rendere il tutto più scorrevole, far si che tutti gli elementi che si possono trovare in un classico libro andassero di pari passo.

Come sei però arrivato a questa struttura così particolare?

In realtà prima di assumere questa forma a fisarmonica era un libro classico. Certo, aveva delle pagina che si aprivano, ma era più canonico. In un secondo momento mi è stato poi regalato un fumetto, per puro caso edito anch’esso da Rizzoli Lizard, fatto allo stesso modo del mio K2. Quello era solo fronte con un unico lungo disegno che si srotolava. Quando l’ho visto è scattato qualcosa che mi ha fatto pensare a un’impostazione simile, stampata fronte retro con: da un lato l’esplorazione e dall’altro la salita.

Per quanto riguarda invece il contenuto?

Io sono stato il regista di un grande lavoro corale. Ho messo insieme disegnatori autori e foto scegliendo tra le persone, gli autori o gli scatti che più mi piacevano. I testi sono stati realizzati da me, con la supervisione di Mirella Tenderini. La ricerca d’archivio e fotografica invece l’ho fatta tutta da solo, chiedendo poi consigli.

La parte di ricerca è stata difficile?

È stata molto bella. Credo la parte più bella di tutto il lavoro. In questa fase ho conosciuto tante persone disponibili e generose. Ho avuto modo di creare amicizie in tutto il mondo, arricchendomi moltissimo.

Quanto tempo ti ha impegnato questo lavoro?

Tenete conto che ho un lavoro che mi impegna di giorno e che ho anche due figli. In pratica il progetto del libro l’ho portato avanti per sei anni, senza però lavorarci full time. Gli ho dedicato ogni momento libero, ogni notte e ogni fine settimana in cui non avevo altro da fare.

La passione mi ha spinto a dedicarci veramente tanto tempo, e non solo quello. All’inizio non avevo un editore, quindi ho dovuto pagare di tasca mia tutte le illustrazioni.

Toglici un’ultima curiosità, sei già stato al K2?

Mai stato al K2, mai stato in Pakistan, mai stato in Cina. Ma prima o poi ci andrò.

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Mauro Corona, con il nuovo libro “Nel muro” racconta l’odio verso le donne https://www.montagna.tv/cms/133611/mauro-corona-con-il-nuovo-libro-nel-muro-racconta-lodio-verso-le-donne/ https://www.montagna.tv/cms/133611/mauro-corona-con-il-nuovo-libro-nel-muro-racconta-lodio-verso-le-donne/#respond Sat, 01 Dec 2018 05:00:20 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133611 Uscito questo mese, in tempo per Natale, Il muro è il nuovo libro di Mauro Corona, edito Mondadori. Un ritorno al romanzo per il montanaro di Erto in cui si addentra nelle profondità più buie della natura umana affrontando anche il tema attuale della violenza contro le donne in un modo crudo, spietato.  

Ci sono molte cose di questo romanzo che sono mie, che appartengono alla mia vita, alla mia famiglia – ha spiegato recentemente Corona a Bookcity- Quando nel libro racconto del paese di gente che non parla e non denuncia, è il mio. La misoginia latente è quella che respiravo nella mia famiglia. Volevo mettere in evidenza che le violenze partono dalla famiglia, da cose che hai visto da bambino, e si manifestano più avanti. La chiave è l’infanzia, l’educazione. Io mi rendo conto di essere figlio di una determinata cultura, ho saputo gestirla con dolcezza, ma io sono stato istruito alla violenza sulla donna. La mia educazione sessuale è stata di una ferocia irripetibile. “Se non ve la danno un ginocchio sulla pancia e ve la fate dare”, questo è quello che mi diceva mio padre. In questo libro volevo mostrare le difficoltà che possono venire fuori in un adulto che ha visto queste cose“.

 

Nel fitto di un bosco di uno dei monti dell’Italia settentrionale un uomo ritrova una baita appartenuta ai suoi antenati. Decide di ristrutturarla, per andarci a vivere e sfuggire così alla crudeltà del mondo che lo circonda. Ma, mentre lavora, un colpo di piccone bene assestato cambia per sempre la sua vita. Dietro la calce, in un’intercapedine del muro, trova i corpi mummificati di tre donne. E si accorge che sulla loro carne sono stati incisi dei segni, quasi lettere dell’alfabeto di una lingua misteriosa e sconosciuta.

Qual è la storia delle tre donne? Chi le ha nascoste lì? Qual è il terribile messaggio che quelle lettere vogliono comunicare? Ed è possibile che la cerva dagli occhi buoni che sbuca ogni sera dal bosco voglia davvero proteggere l’uomo e rivelargli qualcosa? Mentre le tre mummie cominciano a infestare i suoi pensieri e i suoi sogni, trasformandoli in incubi e allucinazioni, l’uomo si mette alla ricerca della verità, una ricerca che può portarlo alla perdizione definitiva o alla salvezza. O forse a entrambe…

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In libreria “La grande cordata”, un racconto di puro stile alpino https://www.montagna.tv/cms/133342/in-libreria-la-grande-cordata-un-racconto-di-puro-stile-alpino/ https://www.montagna.tv/cms/133342/in-libreria-la-grande-cordata-un-racconto-di-puro-stile-alpino/#respond Fri, 23 Nov 2018 10:25:48 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133342 Se volete davvero capire il vero concetto di stile alpino questo è il libro che fa per voi. “Le tribolazioni di Mick e Vic”, come recita il sottotitolo sono infatti molto spesso situazioni in parete portate all’estremo del possibile. Attimi che in pochi saprebbero raccontare come fanno Fowler e Saunders. Infatti, anche nel momento più critico, vi troverete a leggere con il sorriso in volto.

Leggero, scorrevole, eccitante e intrigante. Sta in questo il segreto della scorrevolezza di queste duecentocinquanta pagine di racconti. Esperienze già pubblicate su riviste specializzate e testi inediti raccolti in un unico volume. Un libro scritto singolarmente da due autori con un carattere estremamente diverso, caratteristica che traspare spesso durante la lettura, ma accomunate da un profondo legame d’amicizia. Un rapporto che sembra quasi completare il tutto, che sembra dare un valore aggiunto a un racconto d’alpinismo estremo che già di per se è in grado di emozionare.

Come scrive Mirella Tenderini questo è un libro che si sofferma anche sulle sconfitte e si fa gioco degli eroi. È un libro diverso” insolito nel mondo della montagna e dell’alpinismo dove raramente si raccontano le proprie sconfitte e ci si ricorda, scendendo dalle vette, di essere uomini come gli altri e non miti. Si tratta di un volume che restituisce il giusto valore alla montagna e all’alpinismo attraverso il racconto di due uomini che sono stati in grado di fare cose ai limiti del pensabile, ma che han saputo mantenere la loro umiltà di uomini.

 

Titolo: la grande cordata. Le tribolazioni di Mick e Vic

Autori: Mick Fowler e Victor Saunders

Editore: Alpine Studio

Pagine: 250

Prezzo: 19,80€

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Paolo Cognetti: nel Dolpo ho ritrovato l’intimità dell’amicizia https://www.montagna.tv/cms/132957/paolo-cognetti-nel-dolpo-ho-ritrovato-lintimita-dellamicizia/ https://www.montagna.tv/cms/132957/paolo-cognetti-nel-dolpo-ho-ritrovato-lintimita-dellamicizia/#respond Sun, 18 Nov 2018 05:00:17 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132957 Paolo Cognetti, premio Strega 2017 con il romanzo “Le otto montagne” è da poco tornato in libreria. Questa volta non è un romanzo, ma un racconto vero, vissuto, a tratti intimo in cui l’uomo si mette a nudo mostrando le sue debolezze e le sue fragilità al cospetto di una natura estrema, sorprendente, imponente. 20 giorni e 300 chilometri nell’Himalaya del Dolpo, un territorio nepalese ancora lontano dalle carovane turistiche che lo scrittore ha avuto occasione di visitare nel corso del 2017 per conto di Meridiani Montagne su cui, nel gennaio 2018, è apparso il reportage dell’esperienza.

 

Paolo, nel descrivere “Senza mai arrivare in cima” affermi che “parla di quel che cerchiamo quando andiamo in montagna”… cosa cerchiamo quando andiamo in montagna?

Ci ho messo un po’ per rispondere a questa domanda anzi, più che a rispondere ho impiegato molto tempo nella ricerca di risposte. Nel senso che anche chi frequenta la montagna da tutta la vita fa fatica a dirti cosa cerca. Cercare di capire cosa ci stiamo a fare lassù è uno dei misteri del frequentare le terre alte.

Per me c’è stato un momento mentre ci trovavamo al monastero di Shey Gompa, nel cuore di questo viaggio, in cui mi è sembrato di vedere una risposta alla domanda. È stato come un chiarimento dei pensieri, un’armonia con le cose che hai intorno. Uno stato di grazia che, a volte, riusciamo a raggiungere solo quando siamo in montagna e che poi perdiamo una volta tornati a valle. Una sensazione estremamente complessa da raccontare o descrivere. Si tratta di un qualcosa che non ha nulla a che vedere con la cima o con l’alpinismo ma forse solo con la fatica, con la solitudine o con il contatto con gli elementi al loro stato più puro. Una purezza che ho percepito molto forte durante questa esperienza, soprattutto con la quota. È come se salendo in alto tutto si purificasse intorno a te e dentro di te.

Dici anche che si tratta di un racconto d’amicizia…

Si, forse perché, in età adulta, mi sembra così raro sperimentare questo tipo di amicizia maschile che ho provato durante il trek. Una forte intimità che ci lasciamo alle spalle con l’adolescenza, quella cui eravamo abituati da ragazzini e che non proviamo più con la crescita. Quel tipo di rapporto che viene sostituito dalla solitudine della vita adulta. Era qualcosa di cui avevo già parlato ne “Le otto montagne”, ma quello era un romanzo mentre questa è un’esperienza di vita. Nel racconto la condivisione del viaggio con un paio di amici importanti è un aspetto cruciale.

Ci sono però stati di momenti in cui, nonostante fossi in gruppo, ti sei sentito solo?

Senz’altro. Tra l’altro credo sia una delle strane sensazioni che ti da la montagna: anche se cammini con gli altri, in un certo senso ti senti sempre come se camminassi da solo perché la fatica la provi tu, il mal di montagna lo provi tu, come anche l’esaltazione e l’euforia. Quella dell’andare in montagna è tutta una dimensione interiore che si può condividere, ma fino a un certo punto. Si può condividere attraverso uno sguardo e lo stare insieme, ma si tratta pur sempre di una condivisione parziale. Per questo, sorpattutto nei momenti di sofferenza ho anche sentito un grande senso di solitudine. Nonostante questo però mi sono accorto gli amici mi stavano vicini in una maniera discreta, erano attenti a me e c’era qualcuno che, senza che io me ne accorgessi, si prendeva cura di me.

Ci sono stati dei momenti di grande sofferenza in questo percorso…

Si. Io pur essendo un buon camminatore, nel senso che cammino molto abitando in montagna, ho avuto dei momenti in cui mi sono sentito veramente provato. Forse soffro più di altri l’alta quota o, forse, c’è quest’idea che appartiene al buddismo tibetano dove la montagna è ricca di spiriti. Guardiani che non sono né buoni, né cattivi ma fanno la guardia e spesso mettono alla prova chi passa. Lo fanno per vedere se ha al giusta convinzione, la giusta sincerità di cuore per attraversare le montagne. Così il mal di montagna mi sembrava una prova, un’occasione per dimostrare non tanto la forza ma la convinzione nel fare un viaggio del genere.

Come mai la decisione di donare una parte dei ricavati in beneficienza?

Tutto nasce dal fatto che quando si va in Nepal e magari si passa qualche giorno a Katmandu si incontrano altri italiani che vivono là. Un giorno, uno di questi, mi ha chiesto se volevo andare a vedere il lavoro che stanno portando avanti. Così mi sono ritrovato a parlare con ragazze che ti raccontano le loro esperienza drammatiche e che stanno provando a ricominciare, a rifarsi una vita.

Quando ascolti queste storie dopo aver provato l’esperienza del trek, un’esperienza così intensa d’amore per quei posti e poi ti confronti con il lato più drammatico della società non puoi fare altro che provare un forte sentimento di restituzione, se poi hai l’opportunità di farlo lo fai.

Con parte dei proventi del libro sostengo due associazioni. Una di valdostani, fondata dalle persone con cui vado in Nepal, che si chiama Sanonani House ed è un orfanotrofio per orfani e bambini vittima di violenza. L’altra è invece una strutta per donne vittima di violenza e si chiama CASANepal. Sono solo alcuni degli esempi di quel che fanno le persone per il Nepal. Nel senso che ci sono tante realtà come queste che vogliono fare qualcosa per un Paese bellissimo ma poverissimo e con molti problemi sociali legati alla povertà dilagante.

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In libreria “La montagna lucente”, l’omaggio del CAI a Maraini e al GIV https://www.montagna.tv/cms/133031/in-libreria-la-montagna-lucente-lomaggio-del-cai-a-maraini-e-al-giv/ https://www.montagna.tv/cms/133031/in-libreria-la-montagna-lucente-lomaggio-del-cai-a-maraini-e-al-giv/#respond Sat, 17 Nov 2018 07:00:11 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133031
La copertina del libro

Dopo “La montagna scintillante” (Solferino, 2018), il libro inedito di Walter Bonatti, l’editoria continua a omaggiare il sessantennale dalla prima ascensione del Gasherbrum IV con “La montagna lucente” il volume curato da Alessandro Giorgetta ed edito dal Club Alpino Italiano.

Si tratta di un volume fotografico basato sulle immagini di Fosco Maraini, che della spedizione fu lo storiografo e documentarista. Il libro quindi, tramite la suggestione delle foto, propone una visione degli eventi della spedizione che va oltre quella dell’illustrazione di luoghi, paesaggi e montagne in cui si svolse.

Il volume si sviluppa secondo la visione di Maraini per cui la fotografia è parte di un discorso narrativo, su un doppio registro di testo e immagini. Alessandro Giorgetta, nei tre capitoli introduttivi, definisce il contesto storico dell’alpinismo internazionale di quegli anni e la storia delle quattro spedizioni nazionali organizzate dal CAI dal 1954 al 1975. Rilievo particolare viene dato naturalmente a quella del GIV, che nel quadro della corsa agli 8000 della Terra costituì un elemento nuovo nel metodo di ricerca dell’attività alpinistica che è tuttora vitale.

Il volume, di 128 pagine, arriva nelle librerie come testo che porta alla luce tutte le valenze che hanno fatto di Fosco Maraini, a cui appartengono la maggior parte degli scatti pubblicati, un grande maestro della fotografia della seconda metà del Novecento. Stiamo parlando di un patrimonio fotografico, di proprietà della Presidenza generale del CAI, che è costituito da oltre 2000 scatti della spedizione tra i quali sono state selezionate le immagini che compongono il libro e che vengono qui pubblicate dopo che una parte di esso fu utilizzato nel 1960 nel libro “Gasherbrum 4” di Maraini. Un capolavoro della letteratura della montagna e dell’alpinismo.

“Quest’opera intende essere molto di più di una celebrazione: nel quadro delle quattro storiche spedizioni organizzate dal CAI, infatti, quella al Gasherbrum IV assume connotazioni del tutto particolari, che, come spesso accade per gli eventi umani, il tempo ha reso più evidenti”, scrive il Presidente generale Vincenzo Torti nella prefazione. “Tutti i protagonisti, alpinisti e portatori, sono colti nella quotidianità della spedizione, al pari che nei momenti esaltanti della paziente costruzione della salita, diventandoci familiari e riacquistando una vitalità fuori dal tempo. Così, la spedizione al GIV recupera, non solo presso gli alpinisti, quella visibilità che il suo elevatissimo contenuto tecnico e culturale avrebbe meritato da subito”.

 

Titolo: Gasherbrum IV. La montagna lucente

Pagine: 128

Prezzo: 28,50€ (al pubblico), 22,00€ (soci CAI)

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Un viaggio tra “Le esplorazioni e le avventure che hanno cambiato la storia” con Stefano Ardito https://www.montagna.tv/cms/132951/un-viaggio-tra-le-esplorazioni-e-le-avventure-che-hanno-cambiato-la-storia-con-stefano-ardito/ https://www.montagna.tv/cms/132951/un-viaggio-tra-le-esplorazioni-e-le-avventure-che-hanno-cambiato-la-storia-con-stefano-ardito/#respond Tue, 13 Nov 2018 07:00:14 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132951 La storia dell’esplorazione e dell’avventura per terra, mare e cielo. Stefano Ardito maneggia la materia con gran maestria e con arte, pari a quella che Walter Molino destinava alle mitiche copertine della domenica del Corriere, dipingendo affreschi d’esploratori e di viaggiatori irresistibilmente attratti e spinti alcuni dal “fascino magnetico del conoscere e del sapere”, altri dalla natura più lontana, sconosciuta, imprevedibile e “perigliosa”. Non mancano le città mitiche dell’Oriente e dell’Africa, le organizzazioni sociali, culturali, religiose e le guerre.

Stefano condensa migliaia di pagine autografe e di biografie postume in una serie di copertine dove il colore, lo spazio e le emozioni saltano agli occhi, così come la storia raccontata e i suoi dettagli. Mi è facile dire questo per aver letto i due “volumoni” ufficiali di Filippo De Filippi, che raccontano l’epica esplorazione durata due anni, 1913 e 1914, a cavallo del Karakorum e dell’inizio della Grande Guerra; una lettura ponderosa e impegnativa. Ma ho pure letto, con gran gusto, le 234 pagine della sintesi che pochi anni fa Stefano realizzò per Corbaccio dei due “volumoni” e di altre molte pagine trovate negli archivi della Società di Studi geografici di Firenze. Ora l’estrema sintesi per colori e linee chiare, ma distinguibili e totalmente apprezzabili, nelle 5 pagine dedicate a De Filippi in questa raccolta di 62 capitoli-copertina che compongono il libro pubblicato da Newton Compton Editori in libreria dal 22 novembre (c’è anche la versione e-book).

Quando alcuni giorni fa, parlando con Stefano di cose d’alpinismo appenninico, il discorso è caduto sul suo nuovo lavoro il cui titolo esatto è: “Le esplorazioni e le avventure che hanno cambiato la storia – Dalla scoperta dell’America allo sbarco sulla Luna , da Machu Picchu all’Antartide, dalle sorgenti del Nilo all’Everest, storie di uomini ai confini del mondo”, (così c’è tutto), mi son detto che sarebbe stato un’occasione eccellente per rinfrescare la memoria e la papilla gustativa letteraria.

E così è stato per la stragrande parte delle “copertine”: da Erik il Rosso a Marco Polo, Magellano Padre Ippolito Desideri, James Cook, Balmat e Paccard, Darwin, Livingstone, Stanley, Younghusband, il Duca degli Abruzzi, Amundsen, Charles Linbergh, Sven Hedin , Umberto Nobile, Tucci e Maraini, Harrer, Hillary , Tazief, Walter Bonatti e Rainhold Messner. Da perdersi.

Un gustoso gran menù di storie d’avventura e esplorazione, alcune delle quali per davvero hanno cambiato il corso della storia, altre sono “solo” belle, emblematiche e ben raccontate. Tutto, storia e storie, trattato con il piglio e la disinvoltura del gran gourmet, la poca cronaca ha invece più il sapore del fast food.  

Leggetelo, è bello e lo digerirete con leggerezza.

 

Dall’introduzione: 

“Alcuni momenti della storia dell’esplorazione e dei viaggi sono celebri in tutto il mondo. Lo sbarco di Cristoforo Co- lombo nelle Indie, circondato da marinai e soldati spagnolie af ancato da un gruppo di religiosi in preghiera. L’atterraggio di Charles Lindbergh al Bourget, davanti a centomila persone festanti. L’arrivo di Hillary e Tenzing sugli 8848 metri dell’Everest, nella solitudine assoluta, dopo trent’anni di tentativi e vittime.

A far ricordare altri momenti, oltre alle immagini, provve- dono delle frasi. Pensate all’incontro a Ujiji, sulle rive del lago Tanganyika, quando Henry Stanley si rivolge all’uomoche sta cercando da un anno, e che ha nalmente incontrato:«Doctor Livingstone, I presume?».

Pensate ai primi passi di Neil Armstrong sulla Luna, quando l’astronauta dell’Apollo 11, prima di lasciare la scaletta del lem, dice al controllo di Houston e al mondo un’altra frase che fa storia: «Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità».

Viaggiare, esplorare, scoprire cosa c’è oltre l’orizzonte è fondamentale per l’uomo fin dalla preistoria. Se avessero potutoscrivere e tramandare le loro avventure ai posteri, i primi gruppi di Homo sapiens che hanno abbandonato l’Africa per dirigersi verso l’Asia e l’Europa tra vulcani in eruzione, bestie feroci e altre insidie ci avrebbero lasciato dei racconti avvincenti…”

 

Editore: Newton Compton
Collana: I Volti della Storia 
Pagine: 352
Prezzo: € 12.90
E-book: € 5.99

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Sentieri neri. Un tema introspettivo per il Blogger Contest 2018 https://www.montagna.tv/cms/132864/sentieri-neri-un-tema-introspettivo-per-il-blogger-contest-2018/ https://www.montagna.tv/cms/132864/sentieri-neri-un-tema-introspettivo-per-il-blogger-contest-2018/#comments Fri, 09 Nov 2018 07:00:39 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132864 Torna per il settimo anno consecutivo il Blogger Contest di Altitudini.it, nato nel 2012 per raccontare la natura e la montagna come muse ispiratrici, come terra madre, come elementi con cui confrontarsi, attraverso l’uso creativo dei linguaggi multimediali.

Tema dell’edizione 2018 è “Sentieri neri”, come nella precedente edizione un argomento che trae ispirazione da un’opera letteraria. Nell’omonimo romanzo, lo scrittore e viaggiatore francese Sylvain Tesson, a seguito di un brutto incidente, decide di intraprendere un viaggio a piedi dalla Provenza alla Normandia. In questo racconto descrive la propria terra natia come un paesaggio impervio e sconosciuto, che si rivela soltanto percorrendo vie secondarie che l’autore definisce sentieri neri. Vie di fuga, luoghi dimenticati in cui regna il silenzio e non si incontra mai nessuno. Percorsi alternativi che sembrano accessi nascosti e segreti a una nuova dimensione in cui il viandante, allontanandosi dalla via maestra, possa sparire.Certi uomini sperano di passare alla Storia” dice Tesson “noi preferivamo sparire nella geografia”.

Il contest nasce dalla considerazione che ognuno di noi abbia i suoi sentieri neri, vie sconosciute o magari non più percorse da tempo, che consentono una fuga fisica e spirituale verso luoghi che si riempiono di significati diventando posti dell’anima. I sentieri neri sono quei percorsi che, compiuti in solitudine, sono in grado di tirar fuori la parte più buia di noi stessi, quella che spesso cerchiamo di tenere nascosta, sopita, concentrandoci sulla vita di ogni giorno.

Raccontateci i vostri sentieri neri” – questo l’invito che Altitudini.it rivolge a tutti coloro che scrivono su un blog, su una rivista digitale (personale o di altri editori, compresa la rivista altitudini.it) o su una propria pagina Facebook o altre piattaforme digitali – “Non per forza devono essere dei sentieri, possono essere dei percorsi qualsiasi, in qualsiasi ambiente naturale, da fare a piedi, di corsa, in bicicletta, con gli sci… Una via normale ad una cima, una vecchia traccia di sentiero abbandonata, una ravanata con gli sci o una pista nella neve, una strada sterrata di cui la natura si è impossessata, viottoli, snodi d’impronte. Ma anche una scelta di vita, un cambio di rotta, un prendere di petto i nostri limiti. E nemmeno il centro di gravità deve essere per forza la montagna. Fate camminare la fantasia.”

Gli autori possono partecipare al contest attraverso l’invio di un racconto breve di massimo 800 parole e/o di una audiostoria non superiore ai 15 minuti, allegando in entrambi i casi 3 foto (vedi il regolamento completo qui).

Le unità multimediali verranno sottoposte al giudizio di una giuria composta da Franco Faggiani, scrittore e giornalista; Sandro Campani, scrittore; Eva Toschi, blogger e vincitrice del Blogger Contest 2017; Gianluca Stazi, autore di audio documentari; Stefano Lentati, communication consultant SALEWA; Eleonora Bujatti, comunicatrice e autrice di eventi.

Verranno decretati sei vincitori e assegnati quattro premi speciali, in due categorie: racconto breve e audio storia. Il valore dei premi offerti dagli sponsor è di 6000€.

Come ogni anno i racconti saranno pubblicati sulla rivista Altitudini.it mentre le audio storie si potranno ascoltare online o scaricare come podcast.

Ad oggi sono quasi 300 gli autori che hanno partecipato alle 6 precedenti edizioni del Blogger Contest, che si presenta sempre più come un punto di riferimento annuale per quanti coltivino la medesima passione per la scrittura e la condivisione di emozioni e pensieri in rete.

Per partecipare c’è tempo fino al 31 dicembre 2018.

Per saperne di più basta consultare la pagina del Blogger Contest sul sito www.altitudini.it.

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“Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya”, il nuovo libro di Paolo Cognetti https://www.montagna.tv/cms/132768/senza-mai-arrivare-in-cima-viaggio-in-himalaya-il-nuovo-libro-di-paolo-cognetti/ https://www.montagna.tv/cms/132768/senza-mai-arrivare-in-cima-viaggio-in-himalaya-il-nuovo-libro-di-paolo-cognetti/#respond Thu, 08 Nov 2018 05:00:01 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132768 Paolo Cognetti, Premio Strega, Le otto montagne, Senza mai arrivare in cima, narrativa di viaggio, Einaudi editore
Copertina Einaudi Ed. – Autore Nicola Magrin

E’ uscito il 6 novembre in libreria la nuova fatica letteraria di Paolo Cognetti, dal titolo Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya”.

Un libro atteso per due anni dai tanti lettori de “Le otto montagne”, romanzo vincitore del Premio Strega 2017, che racconta un viaggio intrapreso realmente dall’autore e terminato esattamente un anno fa. 20 giorni e 300 km di cammino nell’Alto Dolpo himalayano, in compagnia del fotografo Stefano Torrione, del pittore Nicola Magrin e della guida alpina Adriano Favre.  Un trekking su vasti altipiani, popolati da poco meno di tremila abitanti, incorniciati dalle grandi vette dell’Annapurna e del Dhaulagiri in una regione ancora poco toccata dal turismo che abbiamo avuto il piacere di seguire quasi in diretta (se vi siete persi il diario di viaggio pubblicato sul Montagna.tv cliccate qui!), il cui reportage integrale è apparso sul numero di gennaio 2018 di Meridiani Montagne.

Come si legge in un post apparso stamattina sul blog di Paolo Cognetti, è un libro che “parla di quel che cerchiamo quando andiamo in montagna, e di qualche altra cosa. Il mio amico Nicola (Nicola Magrin, ndr) è riuscito a essere allo stesso tempo un personaggio del libro, il suo destinatario e l’autore della copertina; sono contento che sia, anche, un libro sull’amicizia“.

I guadagni delle vendite, come dichiarato nel medesimo messaggio da parte di Paolo ai suoi lettori, saranno devoluti in sostegno di due associazioni in Nepal: Sanonani House e CASANepal, due Onlus italiane che operano a Katmandu, case-famiglia per bambini e donne vittime di violenza. “Quel piccolo paese ai piedi dell’Himalaya mi ha dato tanto, nella vita e nella scrittura, e in questo modo spero di potergli ridare qualcosa indietro”.

 

Che cos’è l’andare in montagna senza la conquista della cima? Un atto di non violenza, un desiderio di comprensione, un girare intorno al senso del proprio camminare. Questo libro è un taccuino di viaggio, ma anche il racconto illustrato, caldo, dettagliato, di come vacillano le certezze col mal di montagna, di come si dialoga con un cane tibetano, di come il paesaggio diventa trama del corpo e dello spirito. Perché l’Himalaya non è una terra in cui addentrarsi alla leggera: è una montagna viva, abitata, usata, a volte subita, molto lontana dalla nostra. Per affrontarla serve una vera spedizione, con guide, portatori, muli, un campo da montare ogni sera e smontare ogni mattina, e soprattutto buoni compagni di viaggio. Se è vero che in montagna si cammina da soli anche quando si cammina con qualcuno, il senso di lontananza e di esplorazione rinsalda le amicizie. Le notti infinite in tenda con Nicola, l’assoluta magnificenza della montagna contemplata con Remigio, il saliscendi del cammino in alta quota, l’alterità dei luoghi e delle persone incontrate. Questo è il viaggio che Paolo Cognetti intraprende sul finire del suo quarantesimo anno, poco prima di superare il crinale della giovinezza.

Titolo: Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya.

Editore: Einaudi

Genere: Narrativa di viaggio

Pagine: 120

Prezzo: 11.90€

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Dalla montagna al deserto, una storia d’amore e riscatto https://www.montagna.tv/cms/132623/dalla-montagna-al-deserto-una-storia-damore-e-riscatto/ https://www.montagna.tv/cms/132623/dalla-montagna-al-deserto-una-storia-damore-e-riscatto/#respond Mon, 05 Nov 2018 05:01:35 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132623
La copertina del libro

Solitudine, fatica, bellezza, immensità, umiltà. Sono queste le caratteristiche che immediatamente traspaiono non appena si inizia a leggere Correre nel grande vuoto, l’ultimo libro di Marco Olmo ultratrailer di fama mondiale. Olmo, classe 1948, è dotato di un motore impressionante, quasi soprannaturale. Un fisico d’acciaio che, nonostante i 70 anni d’età, lo fa continuare a vivere della sua grande passione per la corsa. Una passione che nel libro traspare fin da subito, una passione che ha dettato anche un riscatto sociale e umano, l’orgoglio di aver lasciato la propria impronta tra i più grandi. Il libro, dalla scrittura semplice ma curata, trasmette tanto e racconta il puro piacere per la corsa e la competizione. Olmo, narrando semplicemente gli accadimenti della sua vita di atleta, emoziona come già aveva saputo fare nel 2012 con Il corridore (Ponte alle Grazie).

Perché però ospitare su Montagna.tv la recensione di un libro che tratta di deserto? Perché quella di Olmo è una storia che arriva dalla montagna, da quella montagna un po’ dimenticata fatta di sudore e fatica perché, come scrive l’autore nel libro, con la corsa non si diventa ricchi. Olmo è un eroe del popolo, forgiato tra le strette valli del cuneese dov’è nato, vive, lavora e si allena. Si allena per correre le gare più dure al mondo, quelle a cui si è avvicinato in età matura quando già aveva 48 anni. Ma qui l’età non conta nulla. Stiamo parlando di un atleta che ha trionfato all’Ultra-Trail du Mont-Blanc all’età di 59 anni. Un atleta che ha nel palmares la partecipazione a 20 Marathon des Sables a cui, leggerete nel libro, ha esordito in modo strabiliante.

Correre nel grande vuoto è la storia di un uomo che ha sognato il deserto, che ha sognato il riscatto sociale attraverso lo sport, la fatica e la sofferenza. La storia di un boscaiolo, poi camionista, operaio e ancora addetto all’escavatore in una valle ai più sconosciuta, che ha saputo trovare la sua strada dove le vie non esistono: nel grande vuoto. Nel luogo in cui perdersi è apparentemente impossibile “era sufficiente andare dritti. O almeno così credevo. Quella mattina scoprii che era impossibile orientarsi nel grande vuoto. Anche in questo il deserto si era rivelato indomabile”. Indomabile come era, ed è tutt’ora, il desidero di tornare a correre tra quei paesaggi, il desiderio di tornare dove la sabbia sprofonda sotto i piedi e gli spazi sono immensi e desolati.

Un libro consigliatissimo.

 

Titolo: Correre nel grande vuoto

Autore: Marco Olmo

Editore: Ponte alle Grazie

Pagine: 183

Prezzo: 14,90€

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