Convegni – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 12 Jan 2018 15:27:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 Bressanone: i massimi esperti di medicina di montagna incontrano il grande pubblico http://www.montagna.tv/cms/114300/bressanone-i-massimi-esperti-di-medicina-di-montagna-incontrano-il-grande-pubblico/ http://www.montagna.tv/cms/114300/bressanone-i-massimi-esperti-di-medicina-di-montagna-incontrano-il-grande-pubblico/#respond Tue, 10 Oct 2017 07:00:58 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=114300 Per la prima volta al di fuori degli ambiti specialistici i maggiori esperti mondiali di medicina di montagna saranno a disposizione del grande pubblico per condividere le proprie conoscenze e sfatare falsi miti riguardo acclimatamento, mal di montagna e uso dei farmaci in quota. Questa la caratteristica principale dell’IMS Medicine Camp, in programma giovedì 12, venerdì 13 e sabato 14 ottobre all’International Mountain Summit di Bressanone. 

Entrando nel dettaglio dell’iniziativa organizzata con la collaborazione e il supporto del Club alpino italiano, venerdì al Forum di Bressanone (inizio ore 13.40, ingresso libero), si terrà la conferenza“Acclimatazione e malattie d’alta quota: verità contro falsi miti”, dove si parlerà di come prevenire il mal di montagna, con approfondimenti sull’edema polmonare e cerebrale. 
L’intenzione dei conduttori, Luigi Festi (Presidente della Commissione centrale medica del CAI) e Peter Hackett (Direttore dell’Institute for Altitude Medicine del Colorado) è quella di creare la massima interazione con il pubblico, che potrà porre domande e curiosità agli esperti, in particolare nella tavola rotonda delle 16.30. È prevista traduzione simultanea. 

La mattinata di sabato è in programma un’escursione aperta a tutti sulla Plose in compagnia degli esperti che hanno preso parte alla conferenza (ritrovo ore 8.30 al Forum di Bressanone), che si metteranno a disposizione dei partecipanti con consigli e indicazioni. 

Da segnalare infine la conferenza congiunta tra le due società di medicina di montagna italiana e austriaca la mattina del 13 ottobre, che sarà conclusa dalla lectio magistralis di Erik R. Swenson, uno dei massimi esperti di edema polmonare d’alta quota.

Quasi tutti possono soffrire di mal di montagna se vanno troppo in alto troppo in fretta, e, per contrastarlo, un certo numero di alpinisti ed escursionisti assume farmaci senza controllo medico,spesso senza comprendere le possibili conseguenze”, afferma il Presidente della Commissione centrale medica del CAI Luigi Festi. “L’intento delle giornate di Bressanone è spiegare le alternative a un loro utilizzo improprio e soprattutto far conoscere meglio i fattori che determinano la malattia d’alta quota”.

L’IMS Medicine Camp è organizzato con il supporto, oltre che della Presidenza generale del CAIdei due Master di medicina di montagna dell’Università dell’Insubria e dell’Eurac di Bolzano.

 

Programma completo su www.ims.bz

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Convivenza con l’orso bruno: Un convegno di CAI e SAT a Trento http://www.montagna.tv/cms/113914/convivenza-con-lorso-bruno-un-convegno-di-cai-e-sat-a-trento/ http://www.montagna.tv/cms/113914/convivenza-con-lorso-bruno-un-convegno-di-cai-e-sat-a-trento/#comments Fri, 06 Oct 2017 11:00:33 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113914 Un’intera giornata dedicata all’orso bruno per capire i motivi della sua quasi totale scomparsa dalle Alpi e del suo attuale lento ritorno, una finestra sulla situazione in Italia dov’è presente anche la residua popolazione dell’orso bruno marsicano, uno sguardo al monitoraggio e alla gestione della specie, in particolare per quanto riguarda la convivenza con l’uomo. 

Questi gli obiettivi del convegno nazionale, organizzato dal Gruppo Grandi Carnivori del Club alpino italiano in collaborazione con la Commissione tutela ambiente montano della SAT di Trento, dal titolo “Orso bruno, la convivenza possibile”, in programma sabato 7 ottobre a Trento, presso la sala conferenze del Muse (Corso del Lavoro e della Scienza, 3, inizio lavori ore 9).

Per l’intera giornata si alterneranno esperti e ricercatori, ma anche allevatori, e agricoltori, per discutere di un tema al centro dell’attenzione in questi mesi, soprattutto dopo la vicenda dell’abbattimento dell’orsa KJ2 lo scorso agosto.

Per il Gruppo Grandi Carnivori del CAI “la situazione odierna è simile a una guerra tra opposte fazioni, dove la fanno da padrone le emozioni personali, le posizioni ideologiche e quelle politiche che hanno come conseguenza un allargamento del divario già esistente. Siamo convinti invece che bisogna abbassare i toni e investire con forza nella comunicazione, affinché chi frequenta zone di presenza dell’orso addotti comportamenti consapevoli e corretti, per evitare che nuovi futuri incontri con i plantigradi possano degenerare. Intendiamo divulgare informazioni oggettive, basate su dati scientifici, in modo che la presa di coscienza della complessa ed articolata realtà legata al ritorno dei grandi carnivori porti a una convivenza con l’orso consapevole e matura”.

Agli interventi del mattino seguirà, nel pomeriggio, la tavola rotonda “L’orso e l’uomo: una convivenza possibile?”, con la presenza di un rappresentante della Provincia Autonoma di Trento, di un allevatore, di un apicoltore, di un rappresentante dell’Azienda di Promozione Turistica e di un rappresentante delParco Naturale Adamello Brenta. Il convegno si concluderà con un dibattito aperto al pubblico. 

La sera, allo Spazio alpino della SAT (via Manci, 57, ore 20.30) in programma un dialogo tra Matteo Zeni e Filippo Zibordi, entrambi autori di un libro sull’orso.

A oggi è confermata la presenza di 48 Sezioni tra quelle del CAI e quelle della SAT, provenienti da 8 regioni (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana ed Emilia Romagna) e 24 provincie diverse. 

La giornata è aperta esclusivamente ai soci CAI e SAT, previa iscrizione obbligatoria entro il 2 ottobre 2017 all’indirizzo tam@sat.tn.it, disponibilità di massimo 100 posti. Domenica sarà possibile, per massimo 40 soci, effettuare un’escursione guidata nell’ambiente di vita dell’orso alla ricerca di tracce e segni di presenza.

La due giorni gode del patrocinio del Comitato Scientifico Centrale CAI, della Commissione Centrale Tam CAI, della Provincia Autonoma di Trento, del MUSE e del Parco Naturale Adamello Brenta.

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La SAT: L’innalzamento delle temperature ha battuto ogni previsione http://www.montagna.tv/cms/113498/la-sat-linnalzamento-delle-temperature-ha-battuto-ogni-previsione/ http://www.montagna.tv/cms/113498/la-sat-linnalzamento-delle-temperature-ha-battuto-ogni-previsione/#respond Wed, 20 Sep 2017 06:30:44 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113498 Per quale motivo riprendere a distanza di 10 anni le tesi di Moena sui cambiamenti climatici che Sat aveva già prospettato nel 2007 ad una folta platea impiantisti, imprenditori, comuni, comunità di valle, Apt, Parchi ed altri enti a vario titolo operanti sul territorio?

“Il motivo è molto semplice ed altrettanto allarmante – ha dichiarato il presidente della SAT Claudio Bassetti stamane durante la conferenza stampa di presentazione del convegno che si terrà sabato 23 settembre sempre a Moena, luogo dal quale aveva avuto origine –  le previsioni di allora ipotizzavano un innalzamento delle temperature fino a 2 gradi nell’arco di 50 anni, ma se guardiamo l’ultimo rapporto (2016) sul clima dell’APPA (Agenzia Provinciale Per l’Ambiente)  ci accorgiamo che a Trento (Laste) dal 2010 al 2015 si passa dai 12,3 gradi di  temperatura media ai 13,8, a Cavalese sempre nello stesso arco temporale da 7,7 gradi di media a 9,7, a Cles da 9,9 del 2010 si arriva  a 11,8 nel 2015.

Insomma ai 2 gradi di aumento delle temperature che doveva avvenire entro il 2050 ci siamo già arrivati. 

E l’inimmaginabile accelerazione del surriscaldamento globale non risparmia certo il Trentino. Così sabato gli esperti riconvocati attorno ad un tavolo per aggiornarci, ci racconteranno cosa è successo dopo 10 anni all’acqua del nostro territorio (Roberto Colombo), all’agricoltura di montagna (Maurizio Odasso), agli ecosistemi (Alessio Bertolli). Cercheremo ancora di capire quanto è stato fatto in termini di educazione ambientale (Vittorio Ducoli), a livello energetico (Cristian Ferrari), quanto stanno soffrendo le nostre aree glaciali (Thomas Zanoner), che cosa stiamo facendo in termini di pianificazione territoriale (Bruno Zanon) e come adattiamo a queste previsioni il settore turismo e trasporti (Mariangela Franch). SAT peraltro è un osservatore privilegiato di quanto sta accadendo sulla catena alpina, grazie ai suoi 34  rifugi ed ai 780 chilometri di sentieri sui quali ogni anno interviene con rispristini e miglioramenti. Tre rifugi sono stati costretti a chiudere in agosto per mancanza di acqua – sottolinea ancora Bassetti – per fortuna non nella nostra regione, ma abbiamo trattenuto il respiro per tutta l’estate. In termini di sentieri la vedretta del Tuckett non esiste più abbiamo, dovuto realizzare un nuovo tracciato. Uno sconvolgimento totale di paesaggi ed ecosistemi”.

In collegamento via skype da Modena è intervenuto anche Luca Lombroso climatologo di fama internazionale che rispondendo alle domande dei giornalisti ha spiegato che la prima cosa da fare è eliminare gli sprechi e ridurre i consumi. “Fino ad ora – ha dichiarato Lombroso ci siamo cullati nell’idea che le risorse fossero infinite (acqua, gas, combustibili fossili), è stato un brutto risveglio il nostro, che impone una fortissima accelerazione verso le fonti rinnovabili, fotovoltaico, vento, biomasse. Bisogna che le amministrazioni innestino al più presto la marcia del “pensare globale e agire locale” Riguardo ai bacini artificiali per l’innevamento: è verità che prelevando acqua da una parte potrebbe mancarne dall’altra, ma non sono contrario a prescindere. Bisogna vedere caso per caso, intraprendere studi e valutazioni serie prima di intervenire, alle quali però poi bisogna attenersi”.

Roberto Colombo, architetto, rappresentante delle associazioni ambientaliste nella Commissione di VIA, ha indicato due fattori ostativi nei confronti di un nuovo approccio alla pianificazione alla luce di quanto sta accadendo “In Provincia – ha detto –  ci sono tecnici preparatissimi, ma mancano gli strumenti legislativi, a livello europeo non esiste una disciplina sugli habitat e a livello amministrativo non esiste un indirizzo politico chiaro. In questo contesto si approva di tutto con decine e decine di prescrizioni, ma i pareri sono alla fine sempre orientati all’approvazione”.

Ma alla fine quali sono i messaggi che SAT dunque manda alla politica?

“Queste saranno le tesi del congresso di sabato 23 settembre a Moena – precisa Claudio  Bassetti – in quella sede entreremo nel dettaglio, ma il nostro principio guida è che la gestione del territorio deve puntare al bene collettivo guardando in prospettiva, non è detto che se creo un nuovo impianto sciistico, o un bacino artificiale per l’innevamento sto guardando a un beneficio collettivo. Le strategie di sviluppo sono quelle che ti permettono di individuare nel medio e lungo termine quale sia il vantaggio della collettività, comprendendo il comparto agricolo, silvo-pastorale, sociale e anche turistico, ma un turismo proiettato nei prossimi 30 anni, non certo nei prossimi due o tre”.

Gilberto Bonani presidente della sezione SAT di Moena, ha dichiarato la propria soddisfazione per la ripresa dei lavori sui cambiamenti climatici dopo 10 anni dal congresso del 2007”. La Val di Fassa –  ha dichiarato –  assurge in questo contesto a terra laboratorio per esplorare nuove strade, con nuove visuali, e siamo veramente orgogliosi come SAT di Moena di portare avanti questa bandiera.

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L’importanza dell’acclimatamento in quota e l’uso improprio di farmaci http://www.montagna.tv/cms/113032/limportanza-dellacclimatamento-in-quota-e-luso-improprio-di-farmaci/ http://www.montagna.tv/cms/113032/limportanza-dellacclimatamento-in-quota-e-luso-improprio-di-farmaci/#respond Sun, 10 Sep 2017 10:00:21 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=113032 Dal 12 al 14 ottobre 2017 durante l’International Mountain Summit si riuniranno per la prima volta i massimi esperti in medicina di montagna a Bressanone per discutere, ma soprattutto per far conoscere al pubblico, professionisti alpinisti, amanti della montagna allenati o meno, l’importanza dell’acclimatamento in quota per evitare rischi sulla salute a volte anche molto seri e da non sottovalutare.

Che sia durante un trekking in Nepal, praticando alpinismo ad alta quota o sciando sulle Dolomiti, l’acclimatazione all’altitudine è la chiave per evitare malattie legate proprio all’alta quota. Un’ascensione lenta verso quote alte è il modo migliore per acclimatarsi bene.

Quasi tutti possono soffrire di mal di montagna se vanno troppo in alto, troppo in fretta. I farmaci sono sostanze che sono usate in montagna sia per profilassi dei sintomi della malattia d’alta quota sia per il trattamento della malattia stessa, e spesso per migliorare la prestazione fisica togliendo il dolore.

Negli ultimi anni l’uso dei farmaci per scopi non terapeutici è divenuto più frequente, tanto è vero che si dice che il 90% degli alpinisti che tentano di salire l’Everest assumono farmaci per non soffrire della malattia d’alta quota e per ovviare un acclimatamento insufficiente. Purtroppo questo fenomeno si presenta anche ogni weekend per conquistare vette più a portata di mano di tutti, che necessiterebbero comunque di un acclimatamento.

Per ovviare a un utilizzo di farmaci improprio e soprattutto per conoscere meglio i fattori che determinano la malattia d’alta quota, per sfatare miti e credenze, ampiamente diffusi sul web, Luigi Festi, chirurgo generale e toracico a Varese, Presidente della Commissione Medica Centrale del CAI e direttore e ideatore del Master in Mountain Emergency Medicine e del Master in Mountain Expedition Medicine, e Peter Hackett, uno dei massimi esperti di alta quota a livello mondiale e pioniere nella ricerca scientifica, nonché Direttore del Institute for Altitude Medicine del Colorado, hanno riunito in una conferenza nel contesto dell’International Mountain Summit che si terrà venerdì 13 ottobre, tutti i maggiori esperti del mondo in questo campo. Uno degli obiettivi è mettere a confronto la medicina di montagna e la ricerca di alto livello anche con il pubblico non medico amante della montagna per rendere la discussione comprensibile a tutti.

Il supporto della Presidenza Generale del Club Alpino Italiano e di EURAC di Bolzano con Hermann Brugger Direttore dell’Istituto per la medicina d’emergenza in montagna e Presidente dell’International Society Mountain Medicine, garantirà un’ancora più ampia diffusione e un’integrazione anche scientifica con il mondo accademico internazionale.

Per maggiori informazioni, qui

Fonte: cai.it

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Le montagne, cartine tornasole del cambiamento climatico. Il CNR a Trento il 14 giugno http://www.montagna.tv/cms/109165/le-montagne-cartine-tornasole-del-cambiamento-climatico-il-cnr-a-trento-il-14-giugno/ http://www.montagna.tv/cms/109165/le-montagne-cartine-tornasole-del-cambiamento-climatico-il-cnr-a-trento-il-14-giugno/#respond Tue, 13 Jun 2017 13:50:35 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=109165 Il 14 giugno il CNR e L’Altro Versante, in collaborazione con il MUSE, organizzano un convegno a Trento dal nome “Le montagne sentinelle del cambiamento climatico: parla la natura”.

Gli esperti che parteciperanno all’incontro spiegheranno come mai in una prospettiva di generale riscaldamento globale, le temperature sulle montagne stanno alzandosi più velocemente. Inoltre verrà analizzato l’impatto che questo cambiamento sta avendo sui ghiacciai e sugli ecosistemi di alta quota, per esempio le disponibilità di risorse idriche.

La conferenza si inserisce nell’ambito della mostra multimediale in corso a Palazzo delle Albere, a Trento, dal titolo “Un Paese, Mille Paesaggi” – Le montagne d’Italia viste da l’Altro Versante, iniziata il 28 aprile e che andrà vanti fino al 20 agosto 2017.

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Farmaci in alta quota, tra etica e necessità http://www.montagna.tv/cms/107427/farmaci-in-alta-quota-tra-etica-e-necessita/ http://www.montagna.tv/cms/107427/farmaci-in-alta-quota-tra-etica-e-necessita/#respond Sat, 29 Apr 2017 07:07:28 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=107427 TRENTO — Nell’ambito del Trento Film Festival, domenica 30 aprile presso la Sala Fondazione Caritro si tiene il Tradizionale Convegno organizzato dalla Società Italiana di Medicina di Montagna e dalla Commissione Centrale Medica del CAI, con la direzione di Antonella Bergamo e dal titolo “Farmaci in alta quota, tra etica e necessità”.

L’alta montagna è un ambiente difficile che impegna a fondo lo spirito e soprattutto il corpo. Più di tanti altri sport pone una sfida che mette spesso alla prova la resistenza e la salute.
In queste situazioni, a causa dell’ansia da prestazione, si è tentati di seguire la “via facile” facendo ricorso a farmaci che rendono più semplice ottenere prestazioni migliori, spesso nascondendo gli importanti segnali che giungono dal nostro corpo, o la “via difficile” che esclude a priori l’ipotesi di avere la necessità di farmaci per una sottostima dei potenziali pericoli che l’alta quota impone al fisico. Diventa allora importante, per il vero alpinista, saper riconoscere le situazioni nelle quali l’uso del farmaco, da pratica eticamente scorretta, diventa necessità che spesso può fare la differenza tra la vita e la morte.

Una categoria a parte è quella di coloro i quali sono affetti da patologie che possono risentire negativamente dell’ambiente d’alta quota. L’uso appropriato e responsabile dei farmaci può, in questi casi, riaprire la strada, altrimenti preclusa, alle vette.

Lo scopo di questo convegno è quello di tentare di individuare dei percorsi e proporre raccomandazioni per utilizzare in modo eticamente corretto i farmaci nelle attività in alta quota.

9.00 Saluto e presentazione

9.15 Etica del farmaco in montagna di Marco Cavana

9.45 Revisione di dati sull’uso dei farmaci in montagna di Giancelso Agazzi

10.15 Diabete in alta quota, un connubio possibile? di Massimo Orrasch

10.45 Esperienza vissuta in alta quota di Almo Giambisi

11.30 Farmaci come terapia nell’AMS, HAPE, HACE di Guido Giardini

12.00 Uso dei farmaci in montagna nelle patologie più frequenti di Lorenza Pratali

12.30 Psicologia nell’uso dei farmaci in montagna di Paolo Di Benedetto

Foto Sergio Martini

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Montagnaterapia: la montagna diventa spazio per superare le differenze http://www.montagna.tv/cms/104890/montagnaterapia-la-montagna-diventa-spazio-per-superare-le-differenze/ http://www.montagna.tv/cms/104890/montagnaterapia-la-montagna-diventa-spazio-per-superare-le-differenze/#respond Tue, 07 Mar 2017 09:00:52 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=104890 Di G.C. Agazzi*

MILANO — Sabato 25 febbraio 2017 si è tenuto presso la Sala Alessi di Palazzo Marino a Milano il Convegno “Incluse le Vette”, evento parte del “6° Forum delle Politiche Sociali che si è appena concluso. Un incontro voluto dalle Sezioni CAI di varie parti di Italia e dalle associazioni che si occupano di disabilità sia in area milanese sia lombarda, con l’intento di condividere e far conoscere alcuni di quei progetti e di quelle attività che promuovono la montagnaterapia. L’associazionismo ha svolto un lavoro ostinato finalizzato al raggiungimento di una miglior qualità di vita. Si sono volute porre in rilievo determinate problematiche sociali a volte poco considerate dall’opinione pubblica, come quelle che riguardano i soggetti più fragili degli altri, che si sono misurati con il loro limite. Grazie a ciò è stato possibile costruire legami e relazioni con una grande ricchezza di esperienze . Si è trovata un’occasione per incontrare il proprio disagio in modo positivo e costruttivo. Dal confronto tra limiti fisici e mentali sono nate un’importante coesione e una grande condivisione di un’avventura in montagna.

Dopo i saluti di Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali, salute e diritti del comune di Milano e di Renato Aggio, presidente del CAI Lombardia, si sono susseguite varie e interessanti relazioni. Luigi Festi, presidente della Commissione Centrale Medica del CAI, ha presentato una relazione dal titolo “Montagnaterapia: così conosciuta, così sconosciuta”. Negli ultimi anni la montagnaterapia ha avuto una grande diffusione ovunque in Italia, coinvolgendo e includendo persone disabili sia dal punto di vista fisico che psichico. La montagna si è rivelata un ambiente in grado di far superare molte difficoltà, curando e trattando i soggetti disabili come una vera medicina.

La vetta diventa alla portata di molti, se non di tutti, grazie alla medicina. E’ nata la necessità di porre attenzione alle fasce deboli, per non farle sentire escluse. La montagna si è rivelata uno spazio terapeutico in grado di aiutare a superare delle differenze. Si è, così, creato un interessante rapporto diretto con il medico, con le guide alpine e con i vari accompagnatori.

Festi ha voluto mettere in evidenza l’importanza della Commissione Medica del CAI nel coordinare e censire le varie realtà che, a livello nazionale, si occupano di montagnaterapia. “Sapersi muovere ed agire con competenza” , “consentire per permettere e non per proibire” ha voluto sottolineare Festi. Ha affermato che il “doping” rappresenta una forma di disabilità, pericolosa perché inconsapevole. L’esclusione esiste soltanto per garantire la sicurezza e il benessere di ognuno. L’ambiente ci unisce in sicurezza e in modo professionale , legando l’escursione e la prudenza.
E’ seguita la relazione di Gian Luca Giovanardi, presidente della Sezione CAI di Parma, che ha presentato una relazione dal titolo “Anche il mare è fatto di gocce”. Si tratta di un progetto che il CAI Parma sta portando avanti dal 2010 , rivolto a soggetti adulti affetti da disturbi psichici. Un confronto tra ambiente umano e disabilità, rivolto all’essenza dell’esistenza, al superamento del disagio psichico e della dipendenza da sostanze. E’ stato creato un rapporto convenzionale con la locale AUSL, che dal 2017 ha coinvolto anche soggetti adolescenti. Dal 2016 è stato attivato un progetto sperimentale di montagnaterapia per supportare disabili fisici ( adulti con esiti di traumi cranici o ictus) con un protocollo di intesa con un centro riabilitativo privato, accreditato dal SSN.
Adriano Nosari, co-fondatore della Commissione per l’Impegno Sociale del CAI di Bergamo, ha parlato di “Solidarietà nella Sezione CAI di Bergamo”. Codesta Commissione, dal 1993, si impegna per aiutare persone “dimenticate” che vivono in montagna, oltre a fornire accompagnamento dei diversamente abili in montagna. Nel tempo sono stati costruiti una scuola, una casa, un asilo e un centro di accoglienza, fornendo attrezzature a presidi medici, riselciando strade in frazioni sperdute frequentate da disabili, offrendo formazione e orientamento al lavoro, ristrutturando e adattando alle esigenze dei disabili il rifugio Alpe Corte in Val Seriana ed altro ancora.

Beppe Guzzeloni, Istruttore di Alpinismo di “Alpiteam” ed educatore professionale, ha parlato dell’”Esperienza Alpiteam”, Scuola di Alpinsimo Lombarda del CAI, nata nel 1986, che, tra l’altro, gestisce e programma corsi di alpinismo per la Comunità Terapeutica Arca di Como, dando l’opportunità a persone con problematiche di dipendenza patologica di effettuare una “rivisitazione di sé” frequentando la montagna, facendo accettare, tramite l’alpinismo, il proprio limite.
Amedeo Parente, responsabile del Gruppo LH CAI Lazio e presidente CAI Coleferro, ha presentato “Il CAI Lazio: sentieri e itinerari per disabili”. Ha parlato della rete di sentieri H realizzati con lo scopo di renderli percorribili da persone disabili, facilmente raggiungibili e percorribili con carrozzelle speciali (sentieri LH) e da utenti non vedenti (LHT), con corrimani e tabelle braille.
Rosanna Lupieri, Vicepresidente Comitato Maria Letizia Verga, ha illustrato il progetto “A ognuno il suo Everest”, idealizzato e realizzato da oltre 10 anni per iniziativa di Giuseppe Masera e del Comitato Maria Letizia Verga, con l’aiuto delle Guide Alpine della Valle Camonica. Alcuni bambini affetti da leucemia hanno affrontato un viaggio tra le montagne con la finalità di ritrovare la gioia di vivere e di rimettersi in cammino.

Silvio Calvi, past-president del CAI Bergamo, ha parlato, invece, del progetto “Trapiantati in Montagna: il programma “A spasso con Luisa””. Da due anni l’ASST Papa Giovanni XXII° di Bergamo, in collaborazione con la Commissione Medica del CAI Bergamo, con la supervisione del Coordinamento prelievo e trapianto di organi e tessuti, e con la collaborazione del Servizio di Medicina dello Sport, del Servizio di Psicologia Clinica e dei Centri di trapianto di rene, fegato e cuore promuove un programma mirato a riavvicinare i soggetti trapiantati all’attività fisica, specie in montagna, con la finalità di migliorarne le condizioni psico-fisiche.

Elena Biagini, educatrice dell’Associazione ALM (“Attraverso La Montagna”) e coordinatrice di “Quartieri in Quota”, e Luisa Ruberi, consigliere CAI Milano, hanno parlato di “Montagna: maestra di vita”. Quartieri in Quota è un progetto nato nel 2015 dall’incontro di tre Associazioni: Quartieri Tranquilli, ALM (“Attraverso La Montagna”) e CAI. Tale iniziativa propone alle scuole e alle realtà che operano nel sociale progetti educativi in grado di aiutare a scoprire e vivere la montagna. Così si sono sviluppati programmi che favoriscono l’aggregazione e la crescita personale di giovani che vivono problemi di emarginazione.

Infine Nicla Diomede, coordinatrice del Comitato Organizzatore del Premio Meroi, e Laura Posani, Presidente Società Escursionisti Milanesi CAI, hanno parlato del Premio Marcello Meroi, nato nel 2008, che si prefigge quale scopo la premiazione di persone o gruppi che si sono in particolar modo prodigati per la difesa e la promozione della montagna nel campo dell’ambiente, della cultura, dell’alpinismo e della solidarietà/impegno sociale.

* G.C. Agazzi è medico, socio CAI, membro Società Italiana di Medicina di Montagna, membro Commissione Centrale Medica CAI, membro Commissione Medica CISA-IKAR

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“Incluse le vette”, la montagna per migliorare la qualità della vita http://www.montagna.tv/cms/104201/incluse-le-vette-la-montagna-per-migliorare-la-qualita-della-vita/ http://www.montagna.tv/cms/104201/incluse-le-vette-la-montagna-per-migliorare-la-qualita-della-vita/#respond Fri, 24 Feb 2017 09:00:06 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=104201 La montagna può diventare il luogo ideale per migliorare la qualità della vita di persone con disabilità, con problematiche fisiche e psicologiche, con patologie, così come di giovani che vivono un particolare disagio sociale.

Lo dimostrano le esperienze di varie associazioni e di Sezioni del Club Alpino Italiano, che si confronteranno nel corso del convegno “Incluse le vette” di sabato 25 febbraio, organizzato nell’ambito del 6° Forum delle Politiche Sociali del Comune di Milano

Limiti imposti da particolari condizioni fisiche, psichiche o sociali vengono superati conquistando insieme, in gruppo, un nuovo benessere. È quanto spiegheranno i relatori del convegnoRenato Aggio, Presidente del CAI Lombardia e, sempre per il Sodalizio: Luigi Festi, Presidente della Commissione Centrale Medica, Gian Luca Giovanardi del CAI Parma, Adriano Nosari del CAI Bergamo, Amedeo Parente in merito alle esperienze del CAI Lazio, Nicla Diomede e Laura Posani sui riconoscimenti in ambito sociale del Premio Marcello Meroni del CAI SEM Milano.

Altre relazioni saranno dedicate alla montagna per il recupero dalle dipendenze, con Beppe Guzzeloni di Alpiteam; ai bambini malati di leucemia, con Rosanna Lupieri del Comitato Maria Letizia Verga; ai trapiantati con Silvio Calvi e il programma “A spasso con Luisa”; ai giovani che partecipano al progetto “Quartieri in quota” con Elena Biagini e Luisa Ruberl.

Con la montagna si entra in un mondo di bellezze naturali, ma anche di fatiche premiate, di paure e coraggio, di concentrazione, autocontrollo e senso di responsabilità. La progressione verso una migliore salute fisica e mentale si traduce in autostima, in fiducia in se stessi e negli altri, nella capacità di porsi nuovi obiettivi, anche ambiziosi. La montagna non fa distinzioni: include e aiuta.

Il convegno “Incluse le vette” è in programma a Milano, Sala Alessi di Palazzo Marino (Piazza Scala, 2). Dalle ore 8.45 alle ore 12.30 di sabato 25 febbraio. Ingresso libero.

 

(Foto e fonte: cai.it)

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A Ostana il terzo simposio della Sustainable Mountain Tourism Alliance http://www.montagna.tv/cms/102313/a-ostana-il-terzo-simposio-della-sustainable-mountain-tourism-alliance/ http://www.montagna.tv/cms/102313/a-ostana-il-terzo-simposio-della-sustainable-mountain-tourism-alliance/#respond Fri, 13 Jan 2017 07:43:34 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=102313 OSTANA, Cuneo — Oggi, 13 gennaio, ad Ostana si tiene il terzo simposio della Sustainable Mountain Tourism Alliance (QUI il programma), dove Unimont partecipa per focalizzarsi sulla montagna italiana in rapporto ai Paesi confinanti (Francia, Svizzera, Austria).

Dopo il primo simposio internazionale di Coira nel 2015 e il secondo a Chamonix nel 2016, il terzo simposio di Ostana mira a fare incontrare i partner italiani con i rappresentanti degli altri Paesi alpini e a favorire uno scambio a livello internazionale tra quanti sono impegnati nell’ambito dello sviluppo sostenibile.

Un focus specifico sarà dedicato alle buone pratiche di sostenibilità e alla possibilità di creare un’economia resiliente di montagna. L’intervento di Emanuela Zilio, assegnista di ricerca Unimont, si focalizzerà sul progetto e sui contenuti del Corso di Turismo sostenibile per la montagna, le cui iscrizioni sono aperte.

I partecipanti saranno figure impegnate nel settore turistico, amministratori locali e regionali, esponenti di associazioni e organizzazioni non governative, Università e centri di ricerca, professionisti attivi in campo agricolo, forestale, dei servizi, delle energie rinnovabili, dei trasporti.

Questo il link per seguire il convegno da remoto.

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Robert Peroni: un altoatesino tra gli Inuit http://www.montagna.tv/cms/102049/robert-peroni-un-altoatesino-tra-gli-inuit/ http://www.montagna.tv/cms/102049/robert-peroni-un-altoatesino-tra-gli-inuit/#respond Sat, 07 Jan 2017 07:14:38 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=102049 di G. C. Agazzi

BERGAMO — La Groenlandia, l’isola più vasta del pianeta e la meno popolata, Robert Peroni ha imparato a conoscerla nell’arco di dieci anni, nel corso di quattro spedizioni e, permanenza dopo permanenza, ha cominciato ad amarla fino a decidere di rimanervi per sempre. Nel 1980 viveva ancora in Alto Adige, sull’ altopiano del Renon. Era un alpinista e un campione di sport estremi. Aveva effettuato un’impresa eccezionale, attraversando l’intero altopiano groenlandese per 1400 chilometri, con altri due alpinisti ma senza radio, né collegamento telefonico, servendosi solo del sestante e trainando una slitta di ben 150 Kg. Poi, mentre stava per entrare nel pieno della vita adulta, stanco di inseguire vette e record, si accorse di desiderare altro, e si rese conto che questo “altro” era quella terra inospitale su cui regnava – e regna – la monarchia danese. Un ambiente algido e immobile, tanto ostile quanto straordinario per tutto quel bianco e quel silenzio. Il paese degli estremi, il suo posto, quindi. Erano stati gli inuit a chiedergli di restare. Gli inuit, un popolo difficile da comprendere per gli occidentali, così attaccati alle cose e alla costante ricerca di quanto possa rendere la vita il più possibile confortevole. “Robert, stai qui con noi, abbiamo bisogno di te” gli avevano detto. Gli era bastato ed era rimasto nel pieno delle forze, con tutte le sue potenzialità non ancora espresse.

Oggi Robert Peroni ha 71 anni e vive in Groenlandia da oltre 35 anni. Il 16 dicembre 2016 è stato ospite del Palamonti a Bergamo per raccontare la sua scelta di vita e accendere i riflettori su un popolo la cui sopravvivenza è fortemente messa in pericolo dalle grandi trasformazioni sociali e ambientali di questa nostra epoca. A presentarlo, Giorgio Fornoni, il reporter bergamasco di Ardesio che, incuriosito e affascinato dalla storia di Robert, nel febbraio del 2016 è andato a fargli visita, affrontando un viaggio di ben cinque giorni, per rimanere con lui circa tre settimane.

Era stato felice Robert di accogliere il giornalista, e lo aveva dimostrato con quella stretta di mano forte e calda che è poi la stessa di tutti gli alpinisti. Lo aveva ospitato nell’ostello chiamato Casa Rossa (Red House), da lui creato a Tasiilaq, un villaggio di 1600 anime che sorge su un fiordo, a circa cento chilometri a sud del Circolo polare artico, e aveva risposto a tutte le sue domande, gli aveva tolto ogni curiosità. Sì, ci si poteva muovere solo in barca, d’estate, e con la slitta trainata dai cani d’inverno. Sì, la Casa Rossa, grazie all’arrivo di qualche turista, era una risorsa preziosa per gli inuit o, almeno, per alcuni di essi, perché portava lavoro.
“Noi siamo qui a casa loro”: così sta scritto all’entrata della Casa Rossa, perchè Robert ha voluto per affermare che, in virtù di un incipit universale, nessuno è autorizzato a prevaricare gli inuit forzandoli a occidentalizzarsi.
Robert nel fiordo, lontano da tutto quello che per noi è essenziale, ha scoperto un’altra essenzialità. Ha scoperto la spiritualità, nel significato più alto e pieno del termine. Ha scoperto cosa significa unione, solidarietà, appartenenza a un gruppo grazie al patto sociale che lega gli inuit, popolo straordinario che non conosce guerra né aggressività. Che rispetta profondamente l’ambiente e prova compassione per l’orso quando lo uccide, si scusa con lui cercando di fargli comprendere che non può fare altrimenti per non morire di fame. Gli inuit cacciano e pescano per sopravvivere, non per distruggere, non per sfidare, non per sentirsi forti e potenti. Le loro condizioni di vita sono durissime, anche per clima ben lontano dall’essere anche solo vagamente mite, nonostante vi sia preoccupazione per quell’aumento di temperatura che si va via via registrando. Peroni li considera simili a bambini assolutamente impreparati di fronte ai continui assalti della modernità. Non hanno avuto guerre negli ultimi quattromila anni, non sanno combattere e non reagiscono di fronte alle provocazioni dell’Occidente, che vuole invaderli, dettando leggi per loro incomprensibili.

Robert li ha raccontati insieme alla sua vita in ben tre libri. Li ha definiti un popolo bellissimo. Gli inuit vengono dalla Siberia e dalla Mongolia: attraversarono lo stretto di Bering per stabilirsi nell’Artico e vivere di caccia e di pesca. Tra loro vige il matriarcato: la donna é la più forte, il suo ruolo di comando le è riconosciuto. Il maschio si dedica alla caccia e alla pesca, la donna ordina. Gli inuit non dicono mai “é mia moglie”, ma “é la moglie”, non dicono mio figlio, ma “è il figlio”, ed è così che stigmatizzano in modo eloquente l’assoluta assenza del senso della proprietà così come noi lo intendiamo.
Adesso, a causa del divieto di commerciare gli animali cacciati e pescati, gli inuit si trovano in una situazione di grave pericolo. La caccia alla foca rappresentava il novanta per cento della loro attività, del loro sostentamento. Non poter più cacciarla ha distrutto il loro modus vivendi, li ha spiazzati, privati dell’identità e dell’autosufficienza, quindi della dignità. La sovrana Danimarca, a cui appartengono politicamente, garantisce le abitazioni e fornisce sussidi che permettono al popolo di sopravvivere, ma altro non fa, indifferente alla loro sorte, incurante del fatto che la loro cultura e le loro tradizioni stanno andando incontro a un degrado che probabilmente ne sancirà la scomparsa. Molti inuit sono analfabeti. La disoccupazione è al novanta per cento. I suicidi e l’alcoolismo sono ormai piaghe che appare impossibile guarire. E’ un vero e proprio eccidio di una popolazione mite che chiedeva solo di continuare a sostentarsi nell’unico modo in cui era capace di farlo.

Venticinque anni fa “Green Peace” e il WWF , fermando (giustamente) l’uccisione delle baby foche hanno contribuito a far sì che la caccia della foca nella Groenlandia orientale venisse proibita. Il WWF si è reso conto dell’errore e ha chiesto scusa, “Green Peace” no.
Agli inuit per la caccia è rimasto solo l’orso polare. Scusami, ho dovuto ucciderti, questa é la natura, ho fame, e oggi ti ho ucciso. Da te abbiamo imparato a vivere. Così un cacciatore inuit all’orso morto ai suoi piedi, in uno scenario irreale, in un freddo talmente freddo che ti costringe a farci l’abitudine se non vuoi soccombere. Per l’ottantotto per cento il territorio groenlandese è ricoperto di ghiaccio: l’aria è limpida, l’orizzonte abbagliante, il tempo quasi immobile, la solitudine assoluta. La neve è un elemento sciamanico, immacolata, incontaminata, generosa e crudele. Gli inuit – e oggi anche Peroni – sostengono che è importante farsela amica.
“L’anima non muore, ma passa” affermano gli inuit. Non conoscono la parola futuro. L’uomo ha tante piccole anime. L’anima grande rappresenta il carattere. L’anima è passeggera, passando da un individuo all’altro.

Secondo Peroni c’è ancora molto da esplorare in Groenlandia. E’ lui che spiega che dal colore dei ghiacciai, dallo studio dei vari strati che li formano, è possibile risalire all’età del mondo. E’ lui che chiede pietà – la pietà dei latini, quella che esprime i doveri che gli uomini hanno verso gli altri uomini – per gli inuit. Per salvaguardarli dai mali che li hanno colpiti – l’alcolismo, l’apatia, la depressione – quando l’arroganza occidentale è entrata prepotentemente nelle loro vite semplici di uomini puri.

PER CHI VOLESSE ANDARE DA ROBERT, A TASIILAQ:
Ecoturismo La Casa Rossa, di Robert Peroni, Napparngummut, Tasiilaq, Eastgreenland
tel. +299 981650
office@tuning-greenland.com

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