Tecnologia – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Tue, 11 Dec 2018 14:43:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Foto del giorno: l’Himalaya vista dalla Stazione Spaziale Internazionale https://www.montagna.tv/cms/133908/foto-del-giorno-lhimalaya-vista-dalla-stazione-spaziale-internazionale/ https://www.montagna.tv/cms/133908/foto-del-giorno-lhimalaya-vista-dalla-stazione-spaziale-internazionale/#comments Mon, 10 Dec 2018 15:20:36 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133908 Vi siete mai chiesti come appaiano le alte vette dell’Himalaya agli occhi dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ad un’altitudine compresa tra 330 e 410 km dal livello del mare?

La risposta arriva dalla NASA, che ha deciso negli scorsi giorni di regalare al mondo – a tutti coloro che stanno con i piedi per terra – un’immagine straordinaria scattata da uno degli astronauti in orbita.

Foto @NASA Earth Observatory

Nello scatto è facilmente identificabile la montagna più alta del Pianeta, il monte Everest e alle sue spalle il Kanchenjunga.

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Save The Apps. Rilanciare economia e turismo nel Centro Italia grazie agli smartphone https://www.montagna.tv/cms/133575/save-the-apps-rilanciare-economia-e-turismo-nel-centro-italia-grazie-agli-smartphone/ https://www.montagna.tv/cms/133575/save-the-apps-rilanciare-economia-e-turismo-nel-centro-italia-grazie-agli-smartphone/#respond Fri, 30 Nov 2018 05:00:59 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133575 Lo scorso martedì è stato presentato a Palazzo Fibbioni a L’Aquila il progetto “Save the Apps”, iniziativa promossa a livello nazionale dalla Fondazione Aristide Merloni e dalla Fondazione Vodafone Italia, con l’obiettivo di contribuire al rilancio turistico ed economico dell’area appenninica ferita dai numerosi terremoti degli ultimi anni, attraverso l’utilizzo di innovative tecnologie digitali.

Il progetto si basa sulla realizzazione di una piattaforma online e due applicazioni per smartphone scaricabili gratuitamente. Quattro le regioni interessate: Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria.

Best oh the Apps – Apennines Food Ranking” è una app dedicata alla promozione dei produttori locali di generi alimentari tipici. Al momento i settori già attivi sono sei (olio, formaggi, salumi, marmellate, legumi e paste) ma a breve il numero verrà incrementato. I produttori delle quattro regioni potranno così farsi conoscere a livello nazionale ed internazionale e vendere i propri prodotti attraverso un apposito marketplace nato dalla collaborazione con Amazon.

Best of the Apps – Apennines Discovery” è la seconda app, dedicata invece ai “cammini dello spirito”, itinerari da percorrere secondo i dettami dello slow tourism, dunque a piedi o in bicicletta, alla scoperta della storia, della natura e dei luoghi della spiritualità. Tante le mete tra cui è possibile scegliere, tra cui numerosi eremi ed abbazie, raggiungibili attraverso percorsi trekking e bike. Tutti i sentieri sono corredati da mappe GPS integrate, personalizzabili e consultabili anche offline e lungo ogni percorso sono segnalati punti di ristoro e strutture ricettive nonché  eventi, mostre e sagre locali in corso. Interessante è anche la possibilità offerta dall’app di individuare la presenza degli altri camminatori sullo stesso itinerario. Per la definizione dei percorsi religiosi sono state chiamate in gioco anche le Curie delle aree interessate (aquilana, marsicana e teramana).

Per quanto concerne la regione Abruzzo, i due progetti di “Save the Apps” sono stati realizzati con la partnership della fondazione Magna Carta, presieduta dal senatore Gaetano Quagliariello. Si stanno al momento raccogliendo le adesioni dei produttori e definendo i percorsi trekking e bike. Come affermato dal senatore, nelle aree interne l’iniziativa si propone non solo di portare uno slancio turistico ed economico ma anche di agire da freno contro lo spopolamento e l’isolamento. Quest’ultimo problema è stato affrontato e parzialmente risolto dalla fondazione Vodafone Italia che ha infatti provveduto a dotare di copertura internet e infrastruttura digitale territori che finora ne erano sprovvisti, così da potervi assicurare la fruibilità delle app.

Al momento gli itinerari pianificati nelle 4 regioni del Centro Italia sono 20, 12 da compiere a piedi e 8 in bicicletta (l’obiettivo finale è averne ben 50 entro la fine del 2019), 206 i produttori di tipicità locali censiti, 135 le associazioni di categoria coinvolte, 29 diocesi e arcidiocesi per 311 siti religiosi censiti, 11 i parchi naturali regionali e nazionali toccati dai percorsi, 104 le aree archeologiche evidenziate, oltre alle innumerevoli rocche e borghi che guardano dall’alto le vallate dell’Appennino centrale.

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In Tibet la Cina “insemina le nuvole” https://www.montagna.tv/cms/133311/in-tibet-la-cina-insemina-le-nuvole/ https://www.montagna.tv/cms/133311/in-tibet-la-cina-insemina-le-nuvole/#comments Sat, 24 Nov 2018 07:00:25 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133311 La Cina ha recentemente annunciato la realizzazione di un sistema di controllo delle condizioni meteorologiche basato sull’utilizzo di “cannoni” a terra, azionati sulla base di dati satellitari. Un progetto che ricorda il prototipo realizzato dallo psichiatra austriaco Wilhelm Reich negli anni ’30, il cosiddetto Cloudbuster, un gigantesco cannone che avrebbe dovuto generare nuvole di pioggia per irrigare la sua fattoria nel Maine.

Tianhe (“il fiume nel cielo”), questo il nome del prodigioso progetto presentato dalla Shanghai Academy of Space and Technology nel corso della dodicesima Esposizione Internazionale Cinese dell’Aviazione e dell’Aerospazio a Zhuhai.

L’idea non è nuova al Governo cinese che già da alcuni anni sperimenta sull’altopiano tibetano dei “cannoni” o meglio sarebbe definirli “forni”, piccole strutture realizzate con scarti di materiale bellico con un alto camino, all’interno dei quali viene bruciato un combustibile solido che rilascia nell’aria ossigeno, anidride carbonica e minuscoli cristalli di ioduro di argento. Questi ultimi fungono da nucleo di condensazione per il vapore acqueo dando origine a nuvole e precipitazioni. Il termine tecnico di tale fenomeno è cloud seeding (inseminazione delle nuvole), una pratica già testata più volte dal secondo dopoguerra ma mai sperimentata su un territorio così vasto. Nel 2008 la Cina ha addirittura utilizzato il “controllo meteorologico” durante un evento pubblico, le Olimpiadi di Pechino, per evitare un acquazzone previsto nella giornata di apertura dei Giochi.

Questa volta si prevede la messa in orbita di ben 6 satelliti equipaggiati con sensori multi-parametrici al fine di acquisire misure ad altissima precisione, che forniranno dati sufficienti per la gestione a terra dei “cannoni”. I sensori di temperatura ed umidità consentiranno di ottenere profili altitudinali del vapore acqueo nell’atmosfera; un radar delle precipitazioni fornirà dati per ricostruire una mappa di distribuzione tridimensionale di pioggia, neve o grandine; attraverso un detector di vapore acqueo sarà inoltre possibile elaborare precise mappe della copertura nuvolosa locale. Il primo lancio è previsto per il 2020. Il secondo per il 2022.

Il territorio oggetto della sperimentazione sarà la zona del Sanjiangyuan, un immenso territorio di oltre 1 milione di chilometri, al confine tra la provincia cinese di Qinghai ed il Tibet, terra di origine dei tre dei più grandi fiumi asiatici: il Fiume Giallo, lo Yangtze ed il Mekong. È in questa zona che gli scienziati affermano di aver identificato dei corridoi di vapore acqueo che il sistema dovrebbe essere in grado di monitorare, per attivare in maniera conseguente i cannoni da terra.

L’obiettivo principale del Tianhe è in sintesi quello di spostare le nubi dalle aree più piovose della Cina, localizzate nel Sud del paese, verso le aree siccitose del Nord e l’altopiano tibetano, che ha mostrato negli ultimi anni un decremento nelle precipitazioni. In Tibet è stata inoltre rilevata un incremento delle temperature medie significativamente più rapido che nel resto del Pianeta, portando con sé come conseguenza lo scioglimento di circa 7000 ghiacciai e la risalita del limite delle nevi perenni.

Un progetto dunque ricco di speranze, in grado potenzialmente di alterare il naturale corso degli eventi climatici verso il quale non tutti gli scienziati appaiono fiduciosi. Risultano infatti troppo imprevedibili le conseguenze ecosistemiche dell’applicazione del sistema, mai analizzate in dettaglio da uno studio scientifico.

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Sciare con il supporto di un maestro invisibile. L’intelligenza artificiale scende in pista https://www.montagna.tv/cms/132962/sciare-con-il-supporto-di-un-maestro-invisibile-lintelligenza-artificiale-scende-in-pista/ https://www.montagna.tv/cms/132962/sciare-con-il-supporto-di-un-maestro-invisibile-lintelligenza-artificiale-scende-in-pista/#comments Mon, 19 Nov 2018 07:00:20 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132962 Un maestro di sci digitale pronto a seguire i suoi allievi passo dopo passo sulle piste innevate, correggendone ogni errore. Non è fantascienza ma l’idea geniale di una start-up canadese, la Motion Metrics che ha messo a punto Carv, un’ app basata sull’intelligenza artificiale.

48 sensori di pressione posti sotto ciascun piede all’interno di uno scarpone da sci che monitorano in continuo rotazione, pressione e equilibrio e trasmettono i dati raccolti ad un dispositivo collegabile allo smartphone via bluetooth per fornire allo sciatore informazioni utili per migliorare la performance. Per quantificare la mole di dati di cui parliamo basti pensare che in media una curva dura 1,5 secondi durante i quali questa tecnologia raccoglie e analizza più di cinquemila informazioni.

La Motion Metrics nasce in realtà nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alla finanza. “Ho cercato di usare l’apprendimento delle macchine per ottimizzare l’allocazione dei portafogli nei mercati a termine, e ciò mi ha permesso di entrare in contatto con il coding, le statistiche e la scienza dei dati. Mi ha intrigato l’idea di poter utilizzare le stesse tecniche per cercare di capire i dati che mi riguardavano quando sciavo”, racconta il fondatore Jamie Grant ricordando la sua esperienza come stagista per Barclays Capital dopo aver conseguito una laurea a Oxford. Nel tentativo di cercare qualcuno in grado di aiutarlo a sviluppare degli algoritmi per seguire una discesa sciistica, Grant lasciò un messaggio sulla bacheca universitaria promettendo per scherzo la possibilità di vendere in futuro l’app a Google in cambio di miliardi. Pruthvikar Reddy, studente di un Master in ingegneria meccanica e dipendente part-time di JPMorgan rispose all’inserzione, dando inizio all’avventura che oggi ha portato i due ragazzi al lancio di Carv.

Inizialmente si trattava di un’app molto semplice, basata su un sistema di localizzazione e marcatura, poi sono stati introdotti dei sensori prototipali – sostanzialmente degli iPhone incollati agli sci. Successivamente, grazie all’aiuto dell’Imperial’s Venture Catalyst Challenge, un programma di accelerazione per startup, i due hanno trovato finanziatori importanti tra cui Alex Hoye, amministratore delegato del produttore di sci Faction. Dal 2015 Grant e Reddy hanno iniziato a visitare le stazioni sciistiche di Austria, Italia, Stati Uniti e Slovenia, in cui il software è stato collaudato, incontrando non poche difficoltà.

Un giorno dovevamo collaudare alcuni prototipi in un pendio non innevato nell’Essex” – racconta Reddy – “Era estate e alla stazione di Liverpool Street mi hanno visto con gli scarponi da sci in mano dai quali spuntavano parecchi cavi elettrici. Nel giro di un attimo, svoltato un angolo, l’intera stazione era stata chiusa: un contingente di polizia con tanto di cani e attrezzature da artificieri ci stava aspettando. Un poliziotto quasi terrorizzato mi ha chiesto che cosa avessi in mano e io ho risposto: “Un maestro di sci digitale!”.

Ad oggi la loro azienda ha otto dipendenti e sta per aprire un ufficio permanente a Innsbruck.

Ma come funziona di preciso Carv? L’app fornisce in sintesi varie modalità di allenamento e a ogni discesa viene assegnato uno “Ski:IQ”, un punteggio complessivo che può essere definito come un “quoziente di bravura sciistica”. Tramite auricolari senza filo il maestro digitale fornisce suggerimenti e anche incoraggiamenti. Un suono positivo si associa alle curve realizzate bene, uno cupo a quelle mediocri, come in un videogame.

Invece di limitarci soltanto ai numeri e di rivolgerci a una piccola nicchia di sciatori impegnati, abbiamo deciso di creare un’esperienza istruttiva che sarà effettivamente in grado di insegnare all’uomo medio a sciare molto meglio.” –afferma Grant.

Inevitabile domandarsi se un supporto AI (artificial intelligence) possa competere con un maestro in carne ed ossa e se gli sciatori, che magari scappano in montagna per sfuggire al brusio della città, possano apprezzare il fatto di avere nelle orecchie la continua voce di un istruttore irreale.

Possiamo dire finora che molti professionisti si siano espressi positivamente, sia sciatori come il britannico Dave Ryding e l’ex campione del mondo americano Jeremy Bloom, sia i maestri e gli allenatori. Quando l’azienda ha lanciato una campagna su Kickstarter, i membri della squadra di sci degli Stati Uniti e dell’Associazione istruttori americani professionisti di sci (PSIA, Professional Ski Instructors of America) hanno invitato i due creatori a un ritiro d’allenamento in California.

Ci sono dei limiti però da non sottovalutare: Carv non sa prevedere le valanghe quindi è bene non tentare un fuori pista senza una guida o un maestro reali. Inoltre non è adatta a chi non abbia mai provato a sciare.

Di contro un fattore positivo è rappresentato dal costo di 229 sterline, che risulta sicuramente competitivo se confrontato coi prezzi dei maestri privati di sci (una media di 500 sterline al giorno sulle Alpi).

L’azienda è al momento in trattative con i maggiori produttori di scarponi da sci per incorporare questa nuova tecnologia in “scarponi intelligenti” e sono all’attivo degli studi per valutare la possibilità di applicare la tecnologia ad  altri sport, come il ciclismo, la corsa e il golf, e perfino in campo medico, per monitorare ad esempio i movimenti dei pazienti che utilizzino tutori ortopedici nel trattamento della scoliosi.

Un’idea che piacerà di certo agli appassionati del mondo “iperconnesso” con il rischio, a detta di chi già lo ha provato, di sviluppare addirittura una dipendenza da questa app che spinge a migliorare sempre più il proprio punteggio per salire in una graduatoria generata in tempo reale con tutti gli utenti contemporaneamente impegnati (e collegati) su piste da sci in tutto il mondo.

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Scalare vette sulla sedia a rotelle con un joystick e un visore https://www.montagna.tv/cms/132726/scalare-vette-sulla-sedia-a-rotelle-con-un-joystick-e-un-visore/ https://www.montagna.tv/cms/132726/scalare-vette-sulla-sedia-a-rotelle-con-un-joystick-e-un-visore/#respond Tue, 06 Nov 2018 05:00:49 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132726 Un team di 12 ingegneri capitanati dal valdostano Leandro Bornaz ha messo a punto un software che consente di visitare monumenti e siti archeologici chiusi al pubblico o inaccessibili a portatori di handicap su carrozzina. Un progetto che ha subito anche un’evoluzione “alpinistica”, diventando un mezzo per rendere possibile ai disabili la scalata di una vetta o semplicemente per consentire un allenamento mentale degli alpinisti prima di intraprendere fisicamente una salita, studiando i particolari della parete rocciosa che si vuole affrontare.

L’idea è stata elaborata dalla Ad Hoc 3D, società di geomatica, disegno e rilievo fondata 12 anni fa da quelli che erano all’epoca quattro dottorandi del Politecnico di Milano e Torino, pieni di voglia di mettersi in gioco.

Il nome provvisorio del software è Adhoc Vr, dove Vr sta per realtà virtuale, una soluzione giocosa ma anche scientifica, solitamente definita come simulazione di una realtà che non esiste. Questa volta invece si parla di luoghi realmente esistenti e perfettamente ricostruiti a partire dai rilievi tecnici di monumenti, reperti archeologici e intere aree delle montagne del mondo.

Abbiamo utilizzato i rilievi fatti con la nostra tecnologia di sensori montati su robot per il tracciato in 3D”  – spiega Leandro Bornaz – “Applicando un comunissimo visore da videogiochi, un Oculus, abbiamo creato un algoritmo di dialogo che permette all’utente di vivere uno scenario immersivo e interattivo in cui può camminare” o, nel caso degli alpinisti in fase di training, addirittura “toccare” la parete per cui ci si sta preparando.

Ogni giorno il team aggiorna il software aggiungendo funzioni e pulsanti. A breve si potrà ad esempio misurare lo spazio e leggere didascalie esplicative di ciò che si sta guardando.

Un mondo in una stanza” si potrebbe dire. Bastano infatti un tavolo con un computer, due piccoli sensori che monitorano lo spazio, un visore davanti agli occhi e nelle mani due manopole munite di tasti e joystick per intraprendere un viaggio verso luoghi lontani o inaccessibili.

Chi ha avuto modo di provare il software afferma che l’alta risoluzione delle immagini, che sorgono attorno all’utente man mano che avanza e si guarda intorno, consente di cogliere i più piccoli dettagli, persino le ombre degli oggetti. Chi indossa il visore vede davanti a sé le proprie mani che stringono le manopole. Molteplici le opzioni tra cui scegliere con un click offerte dal menu, tra cui la possibile misurazione della distanza tra due muri o nel caso dei climber, la valutazione dell’ampiezza di un foro. Un viaggio che non si compie solo “a piedi” ma che può essere effettuato anche in modalità “volo” e “auto”.

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Geoingegneria estrema per salvare l’Antartide https://www.montagna.tv/cms/132478/geoingegneria-estrema-per-salvare-lantartide/ https://www.montagna.tv/cms/132478/geoingegneria-estrema-per-salvare-lantartide/#respond Wed, 31 Oct 2018 12:41:52 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132478 Negli scorsi giorni le osservazioni satellitari hanno riconfermato lo scioglimento progressivo dei ghiacci dell’Antartide rilevato durante la scorsa estate. Negli ultimi 25 anni il continente ha perso 3 mila miliardi di tonnellate di ghiaccio, con un conseguente innalzamento dei mari di 7,6 millimetri. E la velocità di scioglimento sembra essere in aumento. Cifre che di certo lasciano perplessi e portano gli scienziati ad ipotizzare scenari inquietanti.

Il problema fondamentale risiede nel fatto che il riscaldamento globale non rallenti in attesa che il mondo politico raggiunga un accordo sul da farsi. In soccorso dell’umanità arriva allora la geoingegneria glaciale, una nuova branchia dell’ingegneria che si prefigge di affrontare il problema del global warming con soluzioni d’ordine pratico.

Secondo lo studio di due ricercatori americani, Michael Wolovick e John Moore, recentemente pubblicato sulla rivista The Cryospher, è troppo tardi per provare a cambiare l’intero clima e conviene concentrarsi per limitare almeno una delle conseguenze dei cambiamenti climatici, ovvero l’innalzamento dei livelli del mare.

Due i piani ingegneristici, apparentemente folli e al momento puramente teorici, descritti dai due scienziati come potenziali opzioni per salvare un ghiacciaio esemplare, in fase di rapido scioglimento, che è il Thwaites. 120.000 chilometri quadrati di ghiaccio che, con una velocità superiore ai 2 chilometri l’anno, scivolano inesorabilmente verso il mare di Amundsen lungo la linea di galleggiamento, quella da cui il ghiaccio inizia a protendersi verso il mare. Si stima che il collasso eventuale di questo ghiacciaio possa innescare un effetto domino nell’Antartide occidentale, portando ad un innalzamento dei mari di almeno 3 metri.

Il primo progetto, che potremmo definire più “semplice”, prevede la costruzione al di sotto della lingua instabile della calotta (ice shelf) di colonne sottomarine realizzate con sabbia e ghiaia di mare, della dimensione della Torre Eiffel, che ancorate al fondale fornirebbero supporto alla piattaforma di ghiaccio limitandone la velocità di scioglimento. Cumuli alti dunque 300 metri costruiti utilizzando una quantità di materiale pari a quella impiegata per costruire il Canale di Suez o utilizzata per realizzare le Palm Islands, le isole artificiali di Dubai.

La seconda proposta è da immaginarsi come una grande barriera lunga 80-120 chilometri, costruita sotto la superficie del ghiacciaio che abbia come scopo quello di bloccare le correnti oceaniche più calde, evitando che queste raggiungano la base della calotta.

Secondo i due scienziati il secondo piano avrebbe un 70% di probabilità di risultare efficace, di contro al 30% del primo.

Scopo dello studio è stato primariamente quello di suscitare clamore e innescare un dibattito attivo nella comunità scientifica. Nonostante i risultati delle simulazioni siano interessanti, gli stessi scienziati ammettono infatti che sia impensabile poter realizzare questi progetti ambiziosi. Non solo per le difficoltà tecnologiche e i costi proibitivi ma anche perché entrambe le soluzioni ingegneristiche proposte risulterebbero inutili qualora le temperature continuassero a salire nei prossimi decenni come conseguenza delle incontrollate emissioni di CO2. Barriere e colonne potrebbero rallentare lo scivolamento in acqua dei ghiacci ma non avrebbero alcun effetto mitigante nei confronti di altri fenomeni legati al global warming quali ondate di calore, acidificazione dei mari ed eventi climatici estremi.

Neanche la fantasia ci basta più” sembrano aver voluto dire Wolovick e Moore, bisogna agire a livello governativo e in fretta.

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Climb Assist, la rivoluzione delle mappe 3D per il climbing https://www.montagna.tv/cms/126464/climb-assist-la-rivoluzione-delle-mappe-3d-per-il-climbing/ https://www.montagna.tv/cms/126464/climb-assist-la-rivoluzione-delle-mappe-3d-per-il-climbing/#comments Sun, 08 Jul 2018 08:00:21 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=126464 L’innovazione sarebbe alle porte e arriverebbe da un’idea del climber statunitense Brian Uyeno, web designer e 3D modeler di professione. L’incontro tra il suo lavoro e la sua passione lo ha portato negli ultimi mesi a dare vita a un progetto rivoluzionario.

Con la sua compagnia Climb Assist LLC, Uyeno punta a rivoluzionare il settore delle mappe per il climbing realizzando mappe tridimensionali delle vie incredibilmente accurate. La tecnica usata è quella della fotogrammetria, ovvero la costruzione nei minimi dettagli del modello 3D di un qualsiasi soggetto a partire da materiale fotografico.

Questa tecnica ha enormi potenzialità e le sue applicazioni stanno cominciando ad emergere in tutti quei contesti in cui è opportuno preservare un determinato bene, come nella salvaguardia di opere artistiche e aree naturali. Un’applicazione recente, dai buoni risultati, si è vista nella creazione di Everest VR, la simulazione che porta sugli schermi casalinghi il Tetto del Mondo in tutti i suoi più piccoli dettagli.

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Immagine comparativa della foto di partenza (destra) e del modello 3D ad alta risoluzione (sinistra), © Climb Assist

Il processo viene compiuto grazie all’utilizzo di droni, che scattano foto aeree ad alta risoluzione delle vie da diverse angolazioni. L’analisi delle immagini consente poi di crearne una riproduzione 3D accurata, riportando fedelmente ogni variazione di inclinazione, ogni sporgenza delle rocce e ogni particolarità della parete.

Il lavoro di Uyeno è già un sito web e presto diventerà un’app, grazie ai quali i climber potranno analizzare le vie di arrampicata come mai prima d’ora. Il livello di accuratezza delle riproduzioni sarà estremamente elevato e i percorsi potranno essere analizzati e studiati da ogni angolazione.

Per ora il climber sta lavorando da solo al progetto, avviato da qualche mese, ma i risultati sono già straordinari e l’autore si sta organizzando per raccogliere collaboratori e cominciare a mappare più vie possibili. Scattare le foto necessarie, generare il modello 3D e aggiungere tutte le informazioni sulle diverse vie può richiedere anche diversi giorni. L’aiuto di nuovi collaboratori e dell’enorme community di appassionati della disciplina però contribuiranno a velocizzare il processo.

L’obiettivo finale è quindi quello di espandere il più possibile il database delle vie e creare un’app, che funzioni anche offline e che permetta ai climber di utilizzare i loro device non solo per pianificare al meglio le scalate, ma anche per tenere sotto controllo la via una volta in parete.

Questo progetto punta insomma a rivoluzionare il mondo in cui i climber concepiscono oggi le scalate, fornendo uno strumento innovativo capace di un livello di dettaglio senza precedenti.

Sotto, il modello 3D dell’Elephant Buttress, in Colorado, con tutte le sue vie principali (© Climb Assist):

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Swarovski mette la firma sulla nuova funivia del Piccolo Cervino https://www.montagna.tv/cms/122491/swarovski-mette-la-firma-sulla-nuova-funivia-del-piccolo-cervino/ https://www.montagna.tv/cms/122491/swarovski-mette-la-firma-sulla-nuova-funivia-del-piccolo-cervino/#respond Sat, 02 Jun 2018 08:30:33 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=122491 Leitner ropeways, tra le aziende leader nel settore dei sistemi di trasporto a fune montani, ha dato vita ad una collaborazione con la nota casa di cristalli austriaca per offrire agli impianti di Zermatt le migliori cabine mai viste. Oltre alla tecnologia di ultima generazione utilizzata, il design è Pininfarina e sarà impreziosito dai celebri cristalli appartenenti alla linea “Crystal Rocks”. A ciò si aggiungeranno sedili ispirati al settore automobilistico, illuminazione che richiama un cielo stellato e ampie vetrate panoramiche.

Le nuove cabine saranno utilizzate a partire dal prossimo autunno sul Matterhorn glacier ride, il nuovissimo complesso sul Piccolo Cervino, in particolare sull’impianto 3S, il più alta d’Europa con i suoi 3.821 metri di altitudine della stazione a monte. L’impianto andrà ad aggiungersi alla funivia già esistente nella località, incrementando di 2.000 visitatori all’ora la capacità di trasporto. I costi di realizzazione previsti ammontano a circa 52 milioni di franchi.

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Il naso elettronico che potrebbe sostituire i cani da soccorso https://www.montagna.tv/cms/124056/il-naso-elettronico-che-potrebbe-sostituire-i-cani-da-soccorso/ https://www.montagna.tv/cms/124056/il-naso-elettronico-che-potrebbe-sostituire-i-cani-da-soccorso/#comments Sat, 26 May 2018 08:34:07 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=124056 La tecnologia ancora una volta potrebbe venire in soccorso dell’uomo, questa volta letteralmente, per migliorare un’attività critica fino ad oggi affidata alle doti peculiari di un essere vivente: la ricerca di superstiti con i cani da soccorso a seguito di catastrofi naturali o valanghe. L’ultimo ritrovato tecnologico che potrebbe adattarsi perfettamente alle situazioni più critiche è un “naso elettronico“, un sistema munito di sensori in grado di “fiutare” attraverso ostacoli solidi la presenza umana, captando determinati gas emessi dall’uomo con la respirazione e la traspirazione della pelle.

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Gli innovativi sensori realizzati dal team del Politecnico di Zurigo, © ETH Zurigo

Il sistema è molto compatto, pregio che, in caso di necessità, consentirebbe alle forze di soccorso di montarlo su eventuali robot o droni, in modo da poter scandagliare in tempi brevi vaste aree alla ricerca di eventuali superstiti. I campi di applicazione sono diversi, tutti quelli in cui è necessario il prezioso aiuto dei cani da soccorso, che potrebbe essere sostituito grazie a questa invenzione da mezzi più rapidi ed efficienti: frane, valanghe, terremoti, ovunque ci sia la necessità di rilevare tempestivamente la presenza umana sotto grandi quantità di materiale solido.

Il sistema è stato realizzato dai ricercatori del Politecnico di Zurigo, coordinati da Sotiris Pratsinis, professore di ingegneria dei processi e scienze dei materiali presso l’ETH di Zurigo. I dettagli della promettente creazione sono poi apparsi in un articolo sulla rivista Analytical Chemistry, incontrando il consenso della comunità.

La specifica abilità di questi sensori è quella di rilevare con un ampio raggio d’azione l’acetone, l’isoprene e l’ammoniaca prodotti dall’uomo, oltre all’anidride carbonica e all’umidità, rilevata da alcuni sensori commerciali aggiunti all’apparecchiatura, che insieme costituirebbero uno “spettro di odori” in grado di confermare la presenza di un essere umano.

Avere a disposizione dei mezzi più efficaci per individuare rapidamente dei superstiti, potrebbe fare la differenza in condizioni critiche, contribuendo a salvare delle vite.

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Quello che i ghiacci dicono https://www.montagna.tv/cms/122656/quello-che-i-ghiacci-dicono/ https://www.montagna.tv/cms/122656/quello-che-i-ghiacci-dicono/#respond Mon, 30 Apr 2018 05:19:42 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=122656 Valter Maggi è l’uomo del freddo. Climatologo dell’università Milano-Bicocca si occupa da anni di studiare i ghiacci del Pianeta. Ne legge le informazioni nascoste tra gli strati per trarne poi delle conclusioni su quello che è stato il clima terrestre, sul paleoclima del nostro pianeta.

 

Cosa ci raccontano i ghiacciai alpini?

Nel loro intero i ghiacciai, come oggetti che hanno subito processi naturali di crescita e ora diminuzione, ci raccontano che andiamo verso una perdita delle loro dimensioni, della loro massa, della loro superficie. Si tratta di una storia che ormai va avanti da 50 anni.

Dopo la breve avanzata degli anni ‘60 si sono ritirati in modo inesorabile. Ovviamente non tutti allo stesso modo, non tutti con la stessa velocità. Qualcuno ha dato delle notizie su piccole avanzate, ma si tratta di una cosa minima. Nel loro insieme i ghiacciai sono in ritirata.

Oltre a questo aspetto c’è anche da dire che i ghiacciai sono degli archivi perché, nelle aree in cui la neve viene conservata (nelle parti più alte: Monte Rosa, Monte Bianco), si creano zone di accumulo che permettono di raccontare la situazione ambientale e climatica delle Alpi negli ultimi cento, duecento o trecento anni. Dati che sono tra i più interessanti perché, si può dire, le Alpi si trovano nella zona forse più industrializzata del Pianeta e le tracce di questa industrializzazione vengono accumulate e conservate all’interno degli strati di ghiaccio che noi siamo in grado di studiare grazie alle perforazioni.

State continuando a fare questi lavori sui ghiacciai alpini?

Certamente. Abbiamo lavorato in passato sul colle del Lys e sul colle Gniffetti. Adesso invece stiamo lavorando su un ghiacciaio più strano rispetto a quello del Rosa che è l’Adamello. Strano perché è più basso, ma ha il vantaggio di essere più profondo (circa 270 metri di spessore). Il problema però è che essendo a quote più basse la parte superficiale, dove agisce la fusione, è difficilmente leggibile. Si spera però che, arrivando alla base, si possa trovare ghiaccio della piccola era glaciale intonso dal punto di vista delle informazioni. Questo ci permetterebbe così di raccontare una storia molto più dettagliata. Si tratta di un progetto in collaborazione con il MUSE di Trento, con la Fondazione Mach di San Michele all’Adige, con l’Università di Milano Bicocca, con l’ENEA, le Guide Alpine, l’Università di Innsbruck e l’Università di Bolzano. Un progetto molto articolato. Ad esempio uno dei lavori che stiamo cercando di realizzare è la ricostruzione della vegetazione utilizzando tecniche genetiche di sequenziamento in modo da andare alla ricerca di tutta la vegetazione presente e non fermarsi solo ai pollini riconoscibili.

Oltre che sulle Alpi hai lavorato anche in Antartide… i campionamenti fatti sulle Alpi e in Antartide hanno portato alle stesse conclusioni?

I ghiacciai chiaramente tendono ad archiviare informazioni che gli arrivano dalle precipitazioni nevose, considerando che queste precipitazioni sono a carattere regionale si può dire che le informazioni archiviate dai ghiacciai hanno carattere regionale. Quelli alpini sono fortemente legati all’area mediterranea, atlantica e al centro Europa. Quelli himalayani alla zona monsonica, quelli andini invece al Pacifico. Ogni gruppo montuoso racchiude informazioni a scala, possiamo dire, continentale. In alcune aree però, dove l’accumulo è talmente basso da non permettere il racconto di una storia minima ma media del nostro Pianeta, la scala aumenta diventando emisferica o globale. Il Polo Nord darà chiaramente informazioni per l’emisfero Nord mentre l’Antartide fornirà informazioni per l’emisfero Sud. Si è però visto che l’Antartide fornisce informazioni più globali rispetto all’Artico. Inoltre in Antartide si raggiungono gli 800mila anni. Si lavora in condizioni diverse.

Sappiamo che oggi i carotaggi effettuati sui ghiacciai del mondo sono conservati in EUROCOLD (European Cold Laboratory Facilities), il laboratorio blindato realizzato nel 2013… dove sta l’importanza di questa struttura?

Il laboratorio ci permette di lavorare nelle condizioni in cui il ghiaccio è stato “costruito”. Nel laboratorio abbiamo la possibilità di simulare le condizioni iniziali così da poter lavorare senza modificare in modo significativo lo stato del ghiaccio. È importante ricordarsi che il ghiaccio è acqua e anche se si trova a -10 o -15 gradi le reazioni chimiche avvengono ugualmente. Conservarlo quindi in modo sbagliato può portare a risultati diversi da quelli che si sarebbero osservati nel luogo del carotaggio.

 Questi carotaggi possono esserci utili in futuro?

Certamente. Ad esempio se facciamo un campionamento sul Monte Rosa oggi e uno tra dieci anni troveremo informazioni diverse, cambiamenti notevoli che possono richiedere anche dei confronti. Molto importante è però anche la conservazione dei carotaggi eseguiti su ghiacciai ormai destinati col tempo ad essere distrutti. Si tratta di materiali che in futuro ci potranno dare altre informazioni. Oggi abbiamo una certa capacità di analisi, magari tra 20 anni saremo in grado di avere un livello di precisione maggiore, o avremo migliori strumenti o anche solo nuove idee per interpretare i dati o studiare i materiali. Solo conservando i campioni potremo pensare di capire qualcosa di più in futuro.

Dovendo tirare le somme, qual è l’attuale stato di salute dei ghiacciai?

Dipende da dove ci troviamo. I ghiacciai in altissima quota (per le Alpi sopra i 4000 metri, per l’Himalaya sopra i 6000 metri) riescono ancora a conservarsi e mantenersi. A quote più basse invece si assiste ad un generalizzato ritiro.

Dovendo però tirare le somme bisogna dire che sulle Alpi, dal 1850 ad oggi, è andata persa metà della superficie dei ghiacciai. Ci possono essere piccole progressioni o ritirate, ma ormai metà del patrimonio si perso e, man mano che si ritirano aumentano perché si frammentano.

La stessa cosa succede a molti altri ghiacciai in molte altre catene montuose. Solo i ghiacciai neri dell’Himalaya, quelli coperti di detrito, hanno risposte più lente rispetto a quello non coperti che comunque, essendo più grandi, presentano una minor risposta ai cambiamenti climatici. In generale però non ho visto dati che mi fanno pensare ad una condizione diversa o ad una inversione di tendenza.

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