Tecnologia – Montagna.TV http://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Fri, 12 Jan 2018 20:26:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.1 Gogna …montagne da 25.000 metri d’altezza. Tecnologia e alpinismo http://www.montagna.tv/cms/116542/gogna-montagne-da-25-000-metri-daltezza-tecnologia-e-alpinismo/ http://www.montagna.tv/cms/116542/gogna-montagne-da-25-000-metri-daltezza-tecnologia-e-alpinismo/#comments Sun, 10 Dec 2017 06:00:22 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=116542 È come se Alessandro Gogna avesse seguito la nostra lunga e animata discussione di redazione di qualche giorno fa, iniziata prendendo spunto dal gioioso annuncio degli alpinisti polacchi pronti per il K2 invernale con tanto di guanti e scarponi riscaldati e che s’è infognata su un irrisolto 9c del dibattito alpinistico: su cosa è lecito o no usare in alpinismo senza vergognarsene. A quel punto s’è materializzato sul gognablog un lungo articolo dal titolo “Alpinismo e Tecnologia”.

La faccio breve nel riassumere la nostra discussione: prima ognuno di noi ci ha messo il suo pensiero e sentimento, poi ci siamo posizionati su un piano più oggettivo chiedendoci quali siano le discriminanti qualitative per un’impresa alpinistica d’alta quota, più semplicemente cosa si può e non si può fare in alpinismo per non sentirsi degli imbroglioni.

Ma andiamo per ordine, tre gli ambiti presi in considerazione.

Il primo riguarda la “battaglia dell’ossigeno”, che modifica artificialmente e certamente in modo significativo la prestazione atletica individuale, che di fatto iniziammo 10 anni fa proprio su questo sito (Dossier: l’ossigeno è doping?), pare oggi vinta. Se sali una montagna con l’ossigeno devi dirlo subito se scrivi o racconti pubblicamente della tua salita.

L’altra questione riguarda i farmaci. Quali sono consentiti e quali no? Sempre per non sentirsi degli imbroglioni o peggio dopati.

Ovviamente stiamo parlando di farmaci assunti per aumentare la capacità di prestazione in condizioni ambientali avverse, determinate dalla notevole minore disponibilità di ossigeno, dalle temperature rigide, dalla difficoltà di alimentarsi per lunghi periodi. I diuretici e gli analgesici, con l’aspirina e gli antinfiammatori vari stanno probabilmente in cima alla classifica dell’assunzione, ma i contenitori plastici che arrivano tutt’ora ai campi base con intere farmacie ambulanti potrebbero far pensare che molti alpinisti qualche eccesso farmacologico, diciamo così, lo hanno praticato e tuttora lo attuano. Non che in passato fosse proibito impasticcarsi, la storia dell’alpinismo ci racconta dell’uso del Pervitin, una metanfetamina, da parte di Hermann Buhl per salire il Nanga Parbat e non era il solo: vennero poi fatte persino prove di emotrasfusione per aumentare la capacità di acclimatamento e di prestazione dell’alta quota. Al di là che farmacologi e fisiologi, visto che ci stiamo occupando di prestazioni atletiche, ribadiscono che l’effetto dei farmaci assunti in stato di ipossia grave è pressoché sconosciuto, rimane l’interrogativo di quali farmaci possano essere considerati doping, anche per l’alpinismo. Ovviamente ci sono farmaci che possono salvare da edemi polmonari e cerebrali e da insufficienze cardiache o servire a contrastare le conseguenze dei congelamenti e devono essere usati in caso di pericolo.

Infine le tecnologie. Sandro Gogna sul suo blog la prende da lontano, da Saturno e dalle montagne dello spazio per poi tornare subito sulla terra: “Le discussioni su materiali, tecniche e adesso anche sulla tecnologia probabilmente sopravvivranno all’alpinismo stesso”. Aggiunge: “Abbiamo innalzato standard e limiti, a volte di tanto. Ci consoliamo così, ed è giusto. Ma se ci facciamo l’altra domanda “e l’esperienza individuale?” cosa rispondiamo? È aumentata? È rimasta sostanzialmente simile? O magari è diminuita?”. Il testo di Gogna pone interrogativi e fornisce spunti per risposte più ampie e complesse rispetto a quanto ci siamo qui proposti.

La nostra domanda iniziale era più semplice e riguardava i guanti e gli scarponi riscaldati. Si possono usare senza sentirsi, come dicevamo, degli imbroglioni. In occasione della prima invernale al Nanga Parbat leggemmo un autorevole e sdegnato ripudio di questi dispositivi tecnici, ma anche del loro utilizzo. E non era la prima volta. Alcuni li usano altri no. Punto.

Nemmeno noi oggi abbiamo raggiunto l’unanimità del verdetto. Proprio i più giovani paiono più intransigenti, sul piano dell’etica sportiva, se si può applicare all’alpinismo. Certo, come scrive Gogna e come sappiamo tutti, l’evoluzione non riguarda solo di corde, piccozze, ramponi e abbigliamento.

Il mondo dell’informatica e della tecnologia elettronica è ormai parte integrante dell’andare sulle montagne: GPS e telefoni satellitari, action cam, droni, orologi con sistemi di diagnostica medica sono una realtà degli alpinisti e soprattutto delle spedizioni.

Certo il sogno dell’uomo d’essere libero e la nostalgia per un mondo con meno orpelli seppur tecnologici ci assale e il buon Sandro dopo aver dissertato su questo e con nostalgia su Dibono e Messner, si rifugia nell’assioma che piace a tutti, ma che salva da sempre anche gli svergognati dell’alpinismo: “Non stabilire regole, la libertà prima di tutto. Se cominciamo a dire qui questo si può fare, là no, è già finita in partenza. Meno male che la comunità alpinistica è sempre stata abbastanza restia ad accettare decaloghi e codici vari. Ma con l’aumento della tecnologia anche questa difesa naturale potrebbe essere azzerata”. Infine, il colpo d’ala: “Sì al favorire la verità dell’informazione, impegnarsi nell’azione, ma anche tenere basso il livello di tecnologia e non pensare che le cosiddette “prove” del fatto siano più importanti del fatto stesso”.

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Dal CAI una app gratuita per giocare, imparare ed avvicinarsi alla montagna http://www.montagna.tv/cms/115961/dal-cai-una-app-gratuita-per-giocare-imparare-ed-avvicinarsi-alla-montagna/ http://www.montagna.tv/cms/115961/dal-cai-una-app-gratuita-per-giocare-imparare-ed-avvicinarsi-alla-montagna/#respond Wed, 22 Nov 2017 06:00:12 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115961 Un videogioco intelligente e divertente per educare i giovani alla conoscenza della montagna, alla sicurezza e al rispetto dell’ambiente. Vuole essere questo “CAI Adventure”, app disponibile gratuitamente per Android e iOS e funzionante su qualsiasi dispositivo (computer, tablet, smartphone).

Realizzato da Grifo Multimedia, il gioco intende far scoprire ai ragazzi l’escursionismo, l’alpinismo, il trekking e le tante attività che si praticano in montagna, indicando loro anche le attrezzature e gli strumenti indispensabili per una corretta frequentazione, perché possano esserne invogliati, ma con la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti.

CAI Adventure vuole rappresentare un nuovo strumento attraverso il quale veicolare i contenuti e i valori delle attività del CAI, con finalità non solo di intrattenimento, ma anche, e soprattutto, educative. E sappiamo bene che oggi il linguaggio tecnologico è quello più utilizzato dai giovani”, afferma il Vicepresidente generale del CAI Antonio Montani, l’animatore di questa iniziativa. “Questa app non deve essere assolutamente interpretata come un’alternativa alle attività in ambiente, bensì come complementare ad esse. Lo scopo è proprio quello di avvicinare i ragazzi alla frequentazione, reale e non virtuale, delle terre alte”.

Entrando nel dettaglio, CAI Adventure è composto da tre minigames introduttivi ispirati alle attività in montagna (“Memory Game”, dedicato all’escursionismo, “Falling Game”, dedicato all’arrampicata in falesia, e “Mountain Game”, dedicato allo scialpinismo) e dai conseguenti giochi che si sbloccano al superamento di tutti i livelli (“CAI Explorer”, dedicato all’orientamento e “CAI Arrampicata”, dove bisogna arrivare in cima a una parete attrezzata). Ogni minigame fornisce informazioni utili sugli oggetti da portare con sè nello zaino e consigli per affrontare l’attività in modo corretto e in sicurezza.

“Si tratta di un’opportunità importante, un messaggio che si rivolge anche all’esterno del CAI, utilizzando un linguaggio adatto al pubblico al quale vogliamo parlare: i giovani”, conferma la Presidente della Commissione centrale alpinismo giovanile Antonella Bonaldi. “Mi auguro che grazie a questa applicazione sempre più ragazzi sentano il desiderio d’incontrarci, magari iniziando a partecipare direttamente alle nostre attività”.

Clicca qui per scaricare “CAI Adventure” su Play Store per dispositivi Android.

Clicca qui per scaricare “CAI Adventure” su iTunes Store per dispositivi iOS (Apple).

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Un’app per cellulari per evitare gli incidenti con gli animali selvatici http://www.montagna.tv/cms/115644/unapp-per-cellulari-per-evitare-gli-incidenti-con-gli-animali-selvatici/ http://www.montagna.tv/cms/115644/unapp-per-cellulari-per-evitare-gli-incidenti-con-gli-animali-selvatici/#respond Mon, 13 Nov 2017 11:32:40 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=115644 “Spia Cuneo” è un’innovativa applicazione sviluppata dall’Università del Piemonte Orientale in collaborazione con la Provincia di Cuneo e l’Università di Torino che permette di segnalare agli automobilisti le strade al alto rischio impatto contro animali selvatici.

Si tratta di “un’idea che nasce anni fa, intorno al 2006-2007, quando c’è stato un notevole incremento degli incidenti con animali selvatici. Un problema che andava arginato in qualche modo” spiega Davide Bonetto, vigilanza faunistico ambientale Provincia di Cuneo. “Sapevamo che gli animali scelgono sempre gli stessi punti per l’attraversamento e allora abbiamo iniziato a lavorare con l’Università di Torino nel tentativo di sviluppare un segnalatore acustico abbinato al Tom Tom, che all’epoca veniva molto utilizzato”.

Un’idea sicuramente interessante che, purtroppo, non si è potuta realizzare a causa della mancanza di fondi. Così, per molti anni l’idea è rimasta nel cassetto, il Tom Tom è passato di moda ed è stato sostituito dagli smartphone multitasking che hanno fatto pensare alla realizzazione di un app per cellulari. “Un sistema sempre attivo, anche quando il telefono è in stand-by e in grado di georeferenziarsi autonomamente in modo che quando si entra in un’area pericolosa, circa 100 punti nella provincia di Cuneo, si viene avvisati con un segnale sonoro. Bisogna però precisare che l’app non segnala sempre è comunque il pericolo ma che, basandosi sugli studi di popolazione, evidenzia la pericolosità negli orari di maggior probabilità. Se segnalasse sempre dopo un po’ ci si stuferebbe”. Spiega Putzu aggiungendo poi che questa innovativa applicazione per cellulari permette di segnalare il punto di un nuovo incidente, “così da poter fornire nuovi dati al centro di ricerca. Dati che ormai scarseggiano da molti anni a causa dei tagli ai finanziamenti per indennizzare gli incidenti stradali. Prima chi faceva un incidente lo segnalava sempre, ora spesso li lasciano sul posto o se li caricano in macchina, indennizzandosi da soli”.

Quest’app diventa quindi di doppia utilità aiutando da un lato i ricercatori e dall’altro gli auomobilisti che vengono avvisati ogni qual volta entrano in un’area ad elevata probabilità di incidenti. Purtroppo per il momento l’app è disponibile solo per sistema operativo Android, “ma si spera in futuro di poterla estendere alle altre piattaforme, esattamente come si spera di poterla rendere presto disponibile in tutte le province del Piemonte” e magari anche nelle altre zone d’Italia in cui gli incidenti con animali selvatici sono all’ordine del giorno.

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L’app GeoResq per mappare i sentieri post-sisma http://www.montagna.tv/cms/108861/lapp-georesq-per-mappare-i-sentieri-post-sisma/ http://www.montagna.tv/cms/108861/lapp-georesq-per-mappare-i-sentieri-post-sisma/#respond Sat, 03 Jun 2017 10:00:35 +0000 http://www.montagna.tv/cms/?p=108861 L’app GeoResq, sviluppata dal CNSAS e dal CAI per il facilitare i soccorsi in valanga, verrà utilizzata anche per un altro scopo: dopo il sisma che ha colpito il centro Italia è necessario censire i sentieri verificandone l’agibilità e la percorribilità e per farlo si sfrutteranno le capacità della app del Club Alpino Italiano.

Per questa iniziativa 60 esperti soci del CAI sono stati invitati presso la sede del Parco di Colfiorito, in Umbria, per ricevere una breve formazione sulle procedure di raccolta e archiviazione dei dati, sull’utilizzo dell’app Georesq, per l’acquisizione delle tracce GPS e la condivisione dei dati acquisiti, e sul funzionamento della piattaforma Open Street Map, per la divulgazione di quanto raccolto. Durante l’incontro c’è stato anche tempo per una prova pratica per testare i dispositivi e le capacità dei partecipanti.

Il consigliere comunale Paolo Gubbini ha spiegato che la ricognizione dei tracciati: “permetterà di avere gli strumenti necessari per rendere concreto il rilancio turistico delle zone appenniniche terremotate o comunque molto prossime”.

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Internet a banda larga presto nei rifugi dell’Alto Adige http://www.montagna.tv/cms/107363/internet-a-banda-larga-presto-nei-rifugi-dellalto-adige/ http://www.montagna.tv/cms/107363/internet-a-banda-larga-presto-nei-rifugi-dellalto-adige/#respond Mon, 08 May 2017 05:00:28 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=107363 Entro fine anno la Provincia di Bolzano conta di far arrivare, via satellite, il collegamento a internet a banda larga nei 26 rifugi alpini di sua competenza, nell’ambito di un progetto di miglioramento delle strutture più ampio che costerà complessivamente quasi 5 milioni di euro.

Nel 2016 infatti, al momento dell’assegnazione triennale (che al termine sarà rinnovabile per un secondo triennio) delle strutture, è stato comunicato un piano di manutenzione ordinaria e straordinaria, che comprende anche la ristrutturazione di alcuni rifugi, con un budget di 4,8 milioni di euro per il periodo 2016-2019.

A un anno dal termine dell’assegnazione dei rifugi alpini di competenza delle provincia e alle porte della stagione estiva, il presidente Arno Kompatscher ha fatto un primo bilancio e ha ringraziato i rifugisti: “I nostri rifugi sono il simbolo dello strettissimo legame che c’è fra l’Alto Adige e l’alta montagna, e rappresentano uno dei nostri principali biglietti da visita nel settore del turismo. E’ dunque fondamentale che i rifugi possano non solo sopravvivere, ma che riescano a diventare sempre più punto di riferimento per escursionisti di tutto il mondo: la crescita dei turisti appassionati di montagna che ogni anno arrivano in Alto Adige conferma che la strada intrapresa è quella giusta”.

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Com’è cambiato il pianeta dal 1984 a oggi http://www.montagna.tv/cms/107068/come-cambiato-il-pianeta-dal-1984-a-oggi/ http://www.montagna.tv/cms/107068/come-cambiato-il-pianeta-dal-1984-a-oggi/#respond Sun, 23 Apr 2017 07:00:12 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=107068 Il progetto Timelapse – Google Earth è nato nel 2013 per mostrare il cambiamento della Terra sia cambiata dal 1984. Da poco Google ha aggiornato le immagini, più nitide, agli ultimi quattro anni arrivando fino al 2016.

Quello che appare è un vero paesaggio in trasformazione: potete cercare la vostra città o andare a scoprire i cambiamenti dei ghiacciai dell’Himalaya o delle Alpi, ma anche osservare come le guerre hanno cambiato inesorabilmente il nostro pianeta. 

Una macchina del tempo creata con le immagini del satellite della Nasa 10 8, in orbita dal 2013, e dalle immagini del Sentinel-2A, satellite dell’Esa fulcro del programma Copernicus.

 

 

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Perchè gli sportwatch con GPS sono così diffusi? http://www.montagna.tv/cms/106677/perche-gli-sportwatch-con-gps-sono-cosi-diffusi/ http://www.montagna.tv/cms/106677/perche-gli-sportwatch-con-gps-sono-cosi-diffusi/#comments Thu, 13 Apr 2017 06:28:51 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=106677 Il mercato degli sportwatch con GPS pur essendo in crescita da anni ormai non accenna a rallentare. Non solo i runner, ma anche chi arrampica, fa scialpinismo, va in bici o comunque svolge attività all’aria aperta si sta dotando di questi dispositivi.

Il primo modello fu lanciato da Garmin nel 2010 e già incorporava tutte le funzioni per monitorare la propria performance e migliorare il proprio allenamento: distanza, velocità e battito cardiaco giusto per nominarne alcune. In più, era già possibile scaricare tutti i dati sul proprio PC e analizzare le proprie prestazioni. Il problema? Era la durata, molto breve, della batteria. Nel corso del tempo c’è stata la corsa tra diverse case di produzione che ha portato via via a prodotti con sempre maggiori funzionalità e caratteristiche, per esempio l’impermeabilità, l’altimetro, il barometro e la visione del tracciato; soprattutto è aumentata l’autonomia della batteria.  Poi sono arrivati lo schermo touch a colori,  la possibilità di connettere l’orologio allo smartphone, la musica e altre funzioni per lo sport come il calcolo del recupero o, addirittura, il calcolo di ossigeno consumato.

Ma quali sono gli elementi di questi dispositivi che oggi, dopo tutte queste evoluzioni, li rendono così appetibili?

Innanzitutto questi orologi  possono tracciare un’infinità di parametri, tra i quali anche quelli più specifici per i diversi sport. Inoltre possono anche registrare e fornire dati meteorologici o compiere dei calcoli sul tempo stimato di fine corsa, dimostrando una buona potenza di calcolo. Spesso poi gli orologi GPS offrono la navigazione con il tracciato in tempo reale, con la possibilità di fissare dei waypoint o, anche, la funzione  “ritorno”, per tornare sui propri passi: queste sono funzioni molto utili perché permettono anche di non perdersi in situazioni in cui si è magari smarrito l’orientamento o anche solo il sentiero prestabilito.

Infine una particolarità molto apprezzata è la possibilità, nei modelli più recenti, di scaricare tutto ciò che è stato registrato sul “cloud”, in remoto: così che sia disponibile e accessibile sempre e ovunque, ammesso di avere una connessione internet. Infine, spesso, vi è la possibilità di connettere il proprio smarthphone o tablet all’orologio e così gestire i parametri dallo schermo del nostro telefono, georeferenziare le foto scattate durante l’attività o visualizzare tutti i dati una volta che l’uscita è stata completata.

L’elemento che però li rende vantaggiosi più di ogni altra cosa per molti utilizzatori potrebbe essere il concetto “all-in-one” : lo stesso modello può essere utilizzato per correre, arrampicare, sciare, andare in bici e nuotare, per esempio, e offrire lo stesso grado di performance e utilità in tutte le specialità. Inoltre sono molto robusti  e la batteria dura molto di più dei dispositivi GPS tradizionali.

Tutta questa tecnologia e comodità, però, non è economica: per avere la maggior parte delle funzioni, che rendono questi dispositivi così funzionali e polivalenti, serve investire tra i 400 e i 550 euro. I prezzi superiori di solito sono giustificati da finezze costruttive, come vetri e casse più resistenti.

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Google si cala all’interno di un vulcano http://www.montagna.tv/cms/105556/google-si-cala-allinterno-di-un-vulcano/ http://www.montagna.tv/cms/105556/google-si-cala-allinterno-di-un-vulcano/#respond Sat, 18 Mar 2017 09:00:06 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=105556 Google arriva fino alle viscere della Terra: il Trekker di Street View, lo zaino-robot equipaggiato con fotocamere per “mappare” a 360 gradi gli angoli più remoti del mondo, si è calato dentro Marum, il più grande cratere lavico al mondo (ospita un “lago” di lava grande quasi quanto due campi da football), che si trova su una delle isole dell’arcipelago di Vanuatu nel Pacifico meridionale.

È la prima volta che Google è sceso dentro un vulcano attivo. L’impresa, resa possibile grazie alla collaborazione col team di Ultimate Expeditions Vulcano, consentirà di esplorare fino alla profondità di 400 metri questo cratere attivo, stando comodamente seduti in poltrona. Un’esperienza mozzafiato che solo pochi possono vivere di persona.

A indossare il Trekker, 25 chili di peso per 15 macchine fotografiche panoramiche che scattano incessantemente, sono stati gli esploratori Geoff Mackley e Chris Horsly.

 

 

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I droni Sherpa al servizio del soccorso ad alte quote http://www.montagna.tv/cms/105145/i-droni-sherpa-al-servizio-del-soccorso-ad-alte-quote/ http://www.montagna.tv/cms/105145/i-droni-sherpa-al-servizio-del-soccorso-ad-alte-quote/#respond Sat, 11 Mar 2017 09:00:54 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=105145 Il fattore tempo quando si parla di travolti in valanga è determinante, quasi sempre questione di vita o di morte. E allora tutte le soluzioni che possono ridurre i tempi con cui i travolti vengono raggiunti, localizzati e estratti sono di vitale importanza. Il progetto Sherpa (Smart collaboration between Humans and ground-aErial Robots for imProving rescuing activities in Alpine environments), da Bologna, è un servizio dei soccorritori, basato sui robot, i droni e aeromodelli ad ala fissa, che raggiungono il luogo dell’incidente in pochi minuti e localizzano i dispersi. L’acronimo, del resto, parla da sé: sottolinea l’interazione tra robot ed esseri umani in attività di soccorso, soprattutto in caso di valanghe.

Fonte: adnkronos.com

Il progetto, partecipato a livello europeo, mette la tecnologia al servizio dei soccorritori, che in questo modo posso tutelarsi maggiormente, e ha chiaramente trovato la collaborazione del Soccorso Alpino del CAI e dei Carabinieri sciatori dell’Alto-Adige, ai quali verrà donato, a scopo sperimentale, uno dei droni Wasp di Sherpa.

I creatori sono dei giovanissimi ricercatori europei guidati dal DEI, il dipartimento di ingegneria dell’energia elettrica e dell’informazione, dell’Università di Bologna. Dopo 4 anni di sviluppo il progetto ha ricevuto l’approvazione dei funzionari europei durante il Final Review Meeting a Davos il 2 e 3 marzo.

Secondo le parole di Lorenzo Marconi, coordinatore del progetto Sherpa e del corso di studi di Ingegneria e Automazione dell’Università di Bologna, il progetto Sherpa “è oggi una piattaforma dove sono integrate tante tecnologie diverse, sia hardware che software. E l’abbiamo testata, come richiesto dai valutatori europei, anche in situazioni dinamiche”, cioè in condizioni meteorologiche e situazioni che variano repentinamente. Sempre Lorenzo poi sottolinea che: “Sherpa ha un impatto sociale enorme perché è una tecnologia che permette velocemente di localizzare i dispersi sia in scenari estivi che invernali e massimizzare la probabilità di trovare questi dispersi in vita. Sherpa è caratterizzato da problematiche d’intelligenza artificiale molto all’avanguardia, tutte mirate a integrare in maniera implicita questi robot con le squadre di soccorso umane. Un’interazione implicita: pochi scambi di informazioni ad alto valore, con l’obiettivo di essere efficienti ed efficaci nell’operazione di soccorso”.

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Avalanche VR per lo scialpinismo virtuale http://www.montagna.tv/cms/104743/avalanche-vr-per-lo-scialpinismo-virtuale/ http://www.montagna.tv/cms/104743/avalanche-vr-per-lo-scialpinismo-virtuale/#respond Sun, 05 Mar 2017 07:02:14 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=104743 Prevenire è meglio che curare e questo vale in molte situazioni, ma se lo si pone nel contesto alpinistico, è quanto mai calzante.

E infatti tutti i corsi che hanno l’obiettivo di istruire su come si va in montagna, soprattutto d’inverno, cercano di insegnare le nozioni necessarie per poter leggere le situazioni e ridurre al minimo il rischio (che, è bene ricordare, non si azzera mai!).

Oltre che gli strumenti teorici serve poi la pratica, che diventa esperienza, e che non è mai abbastanza; sarebbe bello poter “esercitarsi anche senza dover andare in montagna fisicamente, magari nei ritagli di tempo.

Deve essere questo che hanno pensato i fondatori di Avalanche VR, che sfrutta la realtà virtuale per simulare la preparazione di una gita invernale in montagna per prevenire gli incidenti da valanga. Sono necessari un visore e due controller per immergersi in uno scenario virtuale dove si può pianificare ed affrontare una gita scialpinistica: leggere i bollettini, studiare il percorso, scegliere l’attrezzatura e creare il gruppo in modo efficiente. In base a quanti errori saranno stati commessi dall’utente durante la preparazione si staccherà o meno una slavina. Ex-post l’utente avrà modo di verificare quali sono le scelte errate che han condotto all’incidente virtuale.

Il progetto è stato messo a punto da Realer, una startup che sta crescendo nell’incubatore di imprese IDM di Bolzano, e Bruno Mandolesi, uno dei realizzatori, racconta: “Siamo assolutamente convinti che la realtà virtuale avrà successo soprattutto per simulare situazioni di emergenza e per l’addestramento. Le valanghe sono un argomento molto delicato e per questo è importante che Avalanche VR funzioni in maniera ottimale”. Il progetto è stato sviluppato con  la collaborazione della guida alpina Kurt Walde, vicepresidente della Commissione tecnica dell’Unione Internazionale delle Associazioni Guide di Montagna, che spiega a sua volta che “Questa soluzione ci mostra quali possono essere le conseguenze delle nostre scelte. Sfruttare questa tecnologia è un buon modo per rivolgersi ai giovani, che spesso sono portati al rischio e prestano poca attenzione all’addestramento”.

Gli sviluppatori stanno lavorando per rendere disponibile l’app entro la fine della stagione invernale.

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