Falesie – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Thu, 20 Dec 2018 16:55:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 Spedizione CAI in Giordania per l’apertura di nuovi canali turistici https://www.montagna.tv/cms/131126/spedizione-cai-in-giordania-per-lapertura-di-nuovi-canali-turistici/ https://www.montagna.tv/cms/131126/spedizione-cai-in-giordania-per-lapertura-di-nuovi-canali-turistici/#respond Sat, 29 Sep 2018 06:00:06 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=131126 Si è svolta lo scorso aprile una spedizione esplorativa nella regione del Wadi Sulam promossa dal JTB (Jordan Tourism Board) in collaborazione con il Club Alpino Italiano con l’obiettivo di individuare e aprire itinerari di arrampicata a canyoning. Alla spedizione hanno partecipato Andrea Cattarossi (UIAGM), Gianluca Cavalli (CAAI), Manrico Dell’Agnola (CAAI), Umberto Del Vecchio (CAI SNS), Lorella Franceschini (Vice-Presidente Generale CAI e CAI SCA), Maurizio Giordani (UIAGM e CAAI), Erik Lazarus (CAI SNS), Maurizio Oviglia (CAAI e CAI SCA), Alberto Rampini (Presidente CAAI e CAI SCA), Marcello Sanguineti (CAAI), Marco Scagnetto (CAI SCA), Luca Schiera (CAAI e Ragni di Lecco), Angelo Taddei (CAI SCA).

Il Wadi Sulam è un gruppo montuoso che si innalza a circa 1000 metri di quota dove le strutture rocciose sono state fortemente modellate dall’acqua che qui scorre impetuosa, soprattutto nei giorni di pioggia. “La parola ‘wadi’ indica per l’appunto il letto di un antico torrente” ci spiega Marcello Sanguineti prima di raccontarci quel che è accaduto durante uno dei giorni di spedizione. “Era fine aprile, un periodo secco per la Giordania. Eppure nel giro meno di un’ora cadono oltre tre centimetri di pioggia” una quantità d’acqua che in breve trasforma i canyon in pericolosi torrenti “da cui riusciamo a salvarci aggrappandoci alle rocce”. La parte più tragica arriva però quando rientrano al campo base “che troviamo allagato con le tende parzialmente divelte”.

Una settimana avventurosa quella a cui hanno partecipato gli amici del CAI, sia per gli eventi atmosferici che per le scalate. “Durante i primi giorni abbiamo cercato di individuare le strutture con la roccia migliore su cui tracciare qualche via. Si è trattato di un momento molto delicato della spedizione – spiega Sanguineti – perché non tutta quella che vedevamo era in realtà roccia compatta”. In molti casi si trattava infatti di sabbia compressa molto tenera e molto poco resistente. Nonostante questo però la settimana di collaborazione tra Club Alpino Italiano e Jordan Tourism Board ha portato alla tracciatura di “un buon numero di vie trad integrate con spit e di un paio di falesie”. Il lavoro da fare è però ancora molto, spiega Sanguineti, “c’è ancora tanto spazio per fare cose nuove”. Bisognerà senz’altro tornare.

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Andrea “Budu” Toniolo, rientrato in Italia dopo l’incidente, ci racconta la sua Islanda https://www.montagna.tv/cms/120400/andrea-budu-toniolo-rientrato-in-italia-dopo-lincidente-ci-racconta-la-sua-islanda/ https://www.montagna.tv/cms/120400/andrea-budu-toniolo-rientrato-in-italia-dopo-lincidente-ci-racconta-la-sua-islanda/#comments Thu, 15 Mar 2018 06:00:34 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=120400 Da pochi giorni è rientrato dall’Islanda. Terra del freddo per eccellenza in cui il corridore estremo Andrea Toniolo, per tutti “Budu”, era atterrato qualche settimana fa con l’obiettivo di compiere il periplo dell’isola di corsa e in totale autonomia. Il corridore era infatti partito armato di carrettino con tutto il necessario per sopravvivere, imbarcandosi in un’avventura sicuramente affascinante che, purtroppo, l’ha visto costretto a dover rinunciare dopo aver subito un incidente stradale che l’ha certamente segnato fisicamente, ma che non l’ha scalfito nel morale.

Ora voglio dedicarmi a quel che ho trascurato nei mesi di preparazione” ha dichiarato in apertura d’intervista prima di raccontarci quel che ha vissuto nella terra dei vichinghi.

 

Da cosa nasce l’idea dell’Islanda?

Diciamo che l’idea nasce l’anno scorso quando, il 30 gennaio, andando a lavoro in moto sono stato coinvolto in un incidente abbastanza grave. Ho battuto la schiena e ho fratturato una vertebra. Rischiavo la paralisi delle gambe, i medici temevano si fosse danneggiato il canale midollare. Sono così stato vari giorni sotto controllo per verificare quanto fosse grave l’incidente. Quando poi si è capito che avrei potuto continuare a camminare mi sono detto: mi aspetteranno mesi di busto, di letto, di recupero. Devo ritrovare la motivazione per ritornare più forte di prima grazie ad nuovo progetto.

Così hai scelto l’Islanda in inverno…

Mi serviva qualcosa di ambizioso. Così, dall’incidente, ho tratto l’aspirazione per un nuovo viaggio sempre nelle terre del nord. In quella dimensione artica islandese che ancora non conoscevo.

Com’è stato il recupero?

Dopo tre mesi a letto con il busto è stata dura. Lentamente ho iniziato a camminare e poi a correre. Non mi sono mai allenato così tanto e alla fine sono arrivato super carico, allenatissimo. L’esperienza in Islanda è iniziata alla grande, ero carichissimo. Stavo bruciando le tappe.

Cosa vuoi dire?

Ho fatto 200 chilometri in tre giorni con il vento contrario che soffiava a 70km/h. Ero in perfetta forma e avevo anche un’ottima finestra meteo. Era appena passata una settimana di tempeste. Tuto filava liscio.

Poi?

Ero ad un quarto del percorso. Correvo nel senso contrario di marcia lungo una leggera salita e per aiutarmi, dato che mi trascinavo dietro anche il peso del carretto, usavo i bastoncini. Andavo su con il mio ritmo quando una macchina, un turista probabilmente, complice una folata di vento mi è venuta addosso. Con lo specchietto ha urtato il bastoncino e la spalla ha fatto una torsione innaturale. Dopo avermi toccato la macchina non si è fermata e io sono rimasto lì, spaventatissimo, in mezzo al nulla.

Cos’hai fatto allora?

Ho ripreso il controllo di me e poi ho cercato di capire quanto mancasse al primo paese. Sulla carta lo indicava a circa 15 chilometri in salita. Mi sono allora trascinato zoppicando per due ore e mezza fino al villaggio. Quando sono arrivato non riuscivo nemmeno ad aprire la tenda a causa del dolore. Per fortuna ho trovato un posto in cui dormire.

L’idea era quella di prendere degli antiinfiammatori, riposare e ripartire la mattina dopo. Quando mi sono svegliato però non ero in grado  di muovermi, ero completamento bloccato dal dolore così ho deciso di rientrare verso la capitale. Ritorno in cui sono stato aiutato dall’incontro casuale con una turista italiana che stava facendo il giro dell’Isola e aveva letto di me e delle mie sventure sui social. Grazie a lei sono arrivato in fretta all’ospedale dove ho potuto fare le prime analisi.

Cosa ti han detto in ospedale?

Hanno da subito scongiurato le conseguenze più gravi. Ma, dopo essermi consultato con gli specialisti di casa, ho reputato saggio rientrare.

Cosa pensi dell’accaduto?

Negli ultimi anni c’è stata un’esplosione del turismo in Islanda. E, lo sanno bene gli stessi islandesi, che le loro strade e le loro strutture non sono progettate per un simile afflusso di persone. Chi arriva spesso noleggia una macchina convinto di guidare in condizioni normali, ma non è così. Le condizioni sono spesso allucinanti. Sono situazioni estreme di cui spesso non ci si rende conto. Molti guidano distrattamente come fossero in città. Non mi stupisco di quel che è accaduto, non credo nemmeno che sia stato fatto con malizia, magari il suono del vento ha coperto il rumore del mio bastoncino.

Sono però convinto che non sia una persona del posto. Ho conosciuto i locali e hanno una passione, una sensibilità e un approccio diverso. Ovviamente va detto che sapevo di questa possibilità di rischio, ma le probabilità erano davvero basse.

Vorresti tornare?

L’Islanda è una terra che ti fa innamorare. In tutti i viaggi che ho fatto non ho mai incontrato così tante diversità in una porzione così ristretta di terra. Ci sono ghiacci perenni che si mischiano alla lava, i geyser. Fiumi a quaranta gradi che scorrono impetuosi, vulcani. Di certo ci tornerò, non so però ancora con quale modalità. Col senno di poi tenterei di passare nell’entroterra, magari su strade secondarie. Non sono un trekker o un alpinista, ma per non rischiare così tanto mi reinventerei in forma di esploratore tralasciando per un attimo la mia veste di corridore estremo.

Ora però devo pensare al recupero. Vorrei accelerarlo per non perdere questa condizione fisica che non ho mai avuto nella mia vita. Mi sono allenato spesso, raggiungendo un’ottima forma, un livello altissimo. Vorrei poterlo sfruttare per altre micro avventure o per delle gare.

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Con “La Capella” a Siurana, anche Daniel Woods entra nel “Club del 9b” https://www.montagna.tv/cms/119736/con-la-capella-a-siurana-anche-daniel-woods-entra-nel-club-del-9b/ https://www.montagna.tv/cms/119736/con-la-capella-a-siurana-anche-daniel-woods-entra-nel-club-del-9b/#respond Sat, 03 Mar 2018 07:30:49 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=119736 Finora era una via che solo Adam Ondra e Stefano Ghisolfi erano riusciti a chiudere. Ora anche Daniel Woods entra nella risicata lista di chi è riuscito a scalare La Capella. Un muro di falesia gradato 9b che si trova a Siurana, in Spagna. La via d’arrampicata sportiva si sviluppa per 15 m ed è composta da una difficilissima sezione iniziale, dove vi sono tre boulder di cui uno gradato 8A+, seguiti poi da sette movimenti 8A+/B che portano alla conclusione della via, una sezione gradata 7C.

In seguito all’impresa Woods ha dichiarato: «Sapevo che ero ben allenato e che la mia forma era buona. Da queste sensazioni derivava una grande fiducia. Adesso non vedo l’ora di passare al prossimo obiettivo».

L’impresa dello statunitense Woods arriva dopo soli 5 giorni di studio e lavoro sulla via, che hanno portato il climber a completare la seconda ripetizione della scalata. Nel febbraio del 2011 servirono infatti nove giorni ad Adam Ondra per completarne la prima ascensione. Per Ondra si trattava del secondo 9b, che arrivava dopo la ripetizione della via Golpe de Estado, la quale si trova anch’essa a Siurana.

Da quel lontano 2011 dovettero passare otto anni prima che qualcuno riuscisse a chiudere di nuovo l’intensissima via catalana. All’inizio del 2018 fu infatti l’italiano Stefano Ghisolfi il primo a ripetere l’impresa di Ondra. Anche a lui ci vollero 5 giorni di tentativi per riuscire a liberare la via, complice la rottura di una presa che rese il passaggio chiave ancora più difficile.

Grazie a quest’impresa Woods entra a far parte del “Club del 9b”. Un club composto da 12 soli climber. Come si apprende da un post dello stesso Woods, rimangono ancora 80 giorni allo statunitense da passare in Spagna, dopo di che dovrà far ritorno negli States. Chissà quali altre vie ha nel mirino.

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Le foto dell’impresa di Margo Hayes su “La Rambla” https://www.montagna.tv/cms/104899/le-foto-dellimpresa-di-margo-hayes-su-la-rambla/ https://www.montagna.tv/cms/104899/le-foto-dellimpresa-di-margo-hayes-su-la-rambla/#respond Mon, 06 Mar 2017 11:25:27 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=104899

Margo Hayes ha completato “La Rambla”,  il primo 9a+ femminile, a Siurana, riducendo il gap con l’arrampicata maschile e conquistando un grandissimo successo personale e per tutta l’arrampicata femminile. Vi avevamo raccontato della sua ascensione qui e ora vi proponiamo alcune fotografie che raccontano la sua sfida con “La Rambla”.

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Ad Oliana un altro 9b per Ondra https://www.montagna.tv/cms/103630/ad-oliana-un-altro-9b-per-ondra/ https://www.montagna.tv/cms/103630/ad-oliana-un-altro-9b-per-ondra/#respond Thu, 09 Feb 2017 11:20:44 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=103630 Vi abbiamo parlato del nuovo ambizioso progetto di Adam Ondra solo due giorni fa ma, per lui, è stato “detto e fatto” .

Mamichula, traverso di collegamento tra i tiri Pachamama e Papichulo a Oliana, è stato gradato 9b. In principio si pensava potesse essere addirittura un 9b+, ma poi è stata trovata una sequenza che l’ha “semplificato”, almeno per quella “elite mondiale del 9b”.

Dopo i quattro giorni impiegati per Pachamama, ne sono serviti solo tre per venire a capo del nuovo travreso, che Adam stesso ha definito “un test” incredibile di forza e resistenza senza riposi, anche a causa delle condizioni non ottimali.

Mamichula è la tredicesima via gradata 9b per Ondra, l’ottava liberta da lui. Un record senza eguali. Se già cosi sembra una cosa impossibile, ci sono da aggiungere anche tre tiri  9b+: Change a Flatanger/Hanshallaren in Norvegia, Vasil Vasil a Sloop nella Repubblica Ceca e La Dura Dura ad Oliana (di cui ieri è stato il quarto anniversario della sua apertura). Di queste solo l’ultima è stata ripetuta, da Sharma, una sola volta. Sono le vie più difficili al mondo, per ora vien da dire visto il ritmo con cui questi atleti stanno progredendo. Adam, per esempio, ha deciso di restare ancora per un po’ in Catalogna avendo diversi altri progetti interessanti da completare.

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Climber precipita e muore mentre era impegnata sulla falesia di Roaschia (Cuneo) https://www.montagna.tv/cms/100500/climber-precipita-e-muore-mentre-era-impegnata-sulla-falesia-di-roaschia-cuneo/ https://www.montagna.tv/cms/100500/climber-precipita-e-muore-mentre-era-impegnata-sulla-falesia-di-roaschia-cuneo/#respond Sun, 27 Nov 2016 18:03:40 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=100500 ROASCHIA, Cuneo — M.R, 41enne di Dronero, è deceduta mentre scalava presso la falesia di arrampicata nel Comune di Roaschia (Cn). Stando alle prime ricostruzioni, la donna è precipitata per circa 25 metri ed è morta sul colpo a causa dei traumi riportati durante la caduta.

L’allarme è stato lanciato intorno alle ore 11 da un altro scalatore che si trovava in zona e che ha contattato la Centrale Operativa del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese. L’operatore di centrale ha immediatamente compreso la gravità dell’incidente e ha inviato l’elicottero 118 di base a Levaldigi oltre ad allertare i tecnici della Stazione Cuneo del SASP. Prima dell’arrivo del velivolo alcuni scalatori presenti in falesia hanno provato invano a rianimare la donna, successivamente il medico a bordo dell’elicottero ha constatato il decesso. In seguito la salma è stata prelevata dall’elicottero con la collaborazione dei volontari SASP e degli operatori del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza e consegnata ai Carabinieri per le operazioni di riconoscimento.

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Incidenti in arrampicata: si rischia al costo più basso la cosa che vale di più https://www.montagna.tv/cms/93987/incidenti-in-arrampicata-si-rischia-al-costo-piu-basso-la-cosa-che-vale-di-piu/ https://www.montagna.tv/cms/93987/incidenti-in-arrampicata-si-rischia-al-costo-piu-basso-la-cosa-che-vale-di-piu/#comments Thu, 05 May 2016 11:19:35 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=93987 P_20160430_130735_1
“Arrampicata plaisir alla falesia del Sasso Ballaro, Leggiuno, sul Lago Maggiore (ph. L. Scandroglio)”

Testo e foto di Lorenzo Scandroglio

MOTTARONE, VCO – È accaduto ieri: alla falesia di arrampicata “Balena” del Mottarone (1492 m), una piccola montagna che si trova in Piemonte tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta, è caduto uno scalatore. Il malcapitato è sopravvissuto, ma è stato trasportato in gravi condizioni all’ospedale di Novara. Il settore è adatto ai corsi e alla scalata plaisir, cioè a chi se la prende comoda, non spinge al limite le proprie forze e capacità, si guarda in giro, osserva il panorama e chiacchiera con gli amici. Qualcuno ci porta i bambini a muovere i primi passi in verticale. Eppure è proprio lì, sul “facile”, in falesia, sulle vie corte (o monotiri) che più spesso accade di farsi male. La climber americana Lynn Hill, che ha fatto la storia di questo sport con la prima salita in libera della difficile via “The Nose” in Yosemite, della quale non si può certo dire che è una neofita, ha avuto un incidente simile a quello dello scalatore piemontese. Lo racconta nel libro Climbing free (uscito in Italia nel 2002).

La dinamica è sempre la stessa: calzi le scarpette, apri il sacchettino della magnesite appeso dietro alla cinta, prendi in mano la corda e la infili negli appositi anelli dell’imbrago; intanto parli con gli amici, il “socio” che ti assicura fa una battuta e tu ti distrai, ridi; poi cominci a scalare la via, dimenticandoti di fare il nodo, il cosiddetto “otto”, o “nodo delle guide”. Quando arrivi in sosta passi la corda in catena e cominci a calarti, scaricando tutto il peso del corpo sulla corda, ma questa si sfila e wuuum, in un soffio percorri a peso morto 20 – 30 metri andandoti a schiantare alla base della parete. Solo un miracolo ti può salvare. Nel caso di Lynn Hill e – secondo le informazioni che si hanno – del ragazzo del Mottarone, l’epilogo, per quanto doloroso, è stato positivo. Il miracolo è avvenuto e loro si sono salvati. Ma a quanti non è andata altrettanto bene? Quanti hanno avuto danni permanenti o hanno perso la vita? Bisogna stare molto concentrati, perché è proprio sul facile, in falesia, sui monotiri, più che altrove, che avvengono questi incidenti dovuti alla distrazione, all’eccesso di confidenza, alla ripetizione di automatismi nei quali “spegniamo” l’attenzione.
L’arrampicata – occorre tenerlo presente – è la pratica in cui mettiamo in gioco al costo più basso la cosa che vale di più.
Lorenzo Scandroglio

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Stefano Carnati risolve Goldrake (9a+) a Cornalba https://www.montagna.tv/cms/92423/stefano-carnati-risolve-goldrake-9a-a-cornalba/ https://www.montagna.tv/cms/92423/stefano-carnati-risolve-goldrake-9a-a-cornalba/#comments Mon, 21 Mar 2016 11:29:59 +0000 http://montagna.tv/cms/?p=92423 Photo Adriano “Franz” Carnati
Photo Adriano “Franz” Carnati

BERGAMO – Stefano Carnati, 17 anni ed atleta della squadra sportiva dei Ragni di Lecco, ha risolto Goldrake (9a+) a Cornalba, tiro liberato da Adam Ondra e ripetuto finora solo da Gabriele Moroni nel 2014. Assieme a Goldrake, Stafeno si è portato a casa anche C’era una volta in America, 8c, concatenamento dei due tiri di Feedback (8b e 8a+), sempre sulla falesia bergamasca di Cornalba, liberato nel 1993 da Beppe Dallona e ripetuto da Stefano Alippi nel 1998, Christian Brenna nel 2001 e Yuri Parimbelli nel 2003. Entrambe le vie sono state chiodate da Bruno Tassi, detto “Camos”.

Per risolvere Goldrake Stefano ha impiegato solo 13 tentativi, divisi in 5 giornate.

Carnati, si può leggere sul sito dei Ragni di Lecco, ha commentato: “Non ho avuto la fortuna di conoscere Bruno “Camos” Tassi, ma mi sono reso conto del suo modo di pensare l’arrampicata quando ho messo mano ai suoi tiri, tiri che penso lui abbia immaginato per un “lontano futuro” – commenta Stefano – Probabilmente, infatti, in quegli anni occorreva essere un visionario per mettere degli spit su delle linee simili. Le storie e gli aneddoti, poi, che Vito Amigoni mi ha raccontato, mi hanno reso ancora più curioso. Così, essere lì oggi ad interpretare direttamente le sequenze di due sue visioni è stata più che una bella soddisfazione”.

 A novembre il giovane climber aveva salito Coup de Grace, il suo primo 9a, in Val Bavona, Svizzera.

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