Agostino Da Polenza – Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Tue, 11 Dec 2018 14:43:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Foreste deboli da far diventare nuovamente forti https://www.montagna.tv/cms/133070/foreste-deboli-da-far-diventare-nuovamente-forti/ https://www.montagna.tv/cms/133070/foreste-deboli-da-far-diventare-nuovamente-forti/#comments Sat, 17 Nov 2018 05:00:29 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133070 “Sembrano foreste dell’Ikea”, l’affermazione è grillesca, ma non peregrina. Gli alberi son sempre stati “spazzati via” dalle valanghe e dalle formidabili potenze che muovono le masse di neve e d’aria che le accompagnano. Le foreste attuali paiono però più deboli, omologate da esigenze commerciali e di facile crescita, con radici meno profonde e fronde più esposte. Non sono un esperto in scienze forestali, anche se qualcuno, bravo, di forestale l’ho negli anni frequentato e son certo che nel passato recente qualche scelta non appropriata nella riforestazione di versanti, valli e dorsali alpine è stata fatta.

I cambiamenti climatici, di cui si parla talvolta a sproposito ma spesso con competenza e sempre con un groppo allo stomaco, ci hanno insegnato che l’”adattarsi” è la principale azione che possiamo attivare, solo dopo interviene il “mitigare”. Adattarsi significa riforestare non solo con senso estetico del verde e dei bei boschi, con attenzione economica all’economia del legname e dell’indotto, ma anche con lo sguardo complessivo alla natura, alla sua complessità oggettiva ed evolutiva.

Le foreste Ikea ci sono, eccome. Ce lo racconta Maurizio Gallo evocando la saggezza e l’orgoglio alpino, ce lo dice anche Albert, appassionato e competente (anche provocatore, oltre che divertente) commentatore di Monragna.tv:“Quanto ai larici, si conferma sempre più che c’e’ stato un errore: troppa piantumazione di abeti rossi più appetibili negli impieghi industriali, e meno di altre piante autoctone. Si confida in un ripensamento delle politiche di programmazione forestale. Nei centri di bricolage di pianura, abbondano pannelli di abete, mai trovato larice, cirmolo… essenze da cercare solo in segherie o rivenditori specializzati. Per quanto riguarda le abitazioni, il vecchio nucleo dei paesi era collocato a prevenzione di alluvioni, valanghe, non di incendio. Poi per le seconde case… altri criteri, compresa la vicinanza a corsi d’acqua e con scarsa esposizione al sole in inverno, di cui gli acquirenti estivi si accorgono a rogito firmato e a pagamento effettuato”.

Anche per le foreste la saggezza, compresa quella dei figli e nipoti fatti laureare in scienze forestali ed agrarie e tornati in quota diventando bravi e riscoprendo l’orgoglio montanaro, deve prevalere.

La ferite dei giorni scorsi sono gravi, ma la capacità di autosoccorso della comunità, del singolo montanaro e pure dell’alpinista, se vogliamo estremizzare, è pratica acquisita, così come la capacità della collettività di mobilitare i sistemi di intervento e protezione civile, e poi, ci vogliamo credere fino in fondo, anche quella di rimarginazione e ripresa rapida della vita naturale, sociale ed economica. Se è vero che il male, quello che proviene dalla natura e quello causato dall’uomo -che male l’ha curata-, esiste, rimane valido il vecchio motto della sapienza popolare per cui: “non tutto il male viene per nuocere”. Imparare dal peggio per puntare al meglio, imparare dagli errori per ricostruire in maniera virtuosa.

A tal proposito sempre il “nostro” Albert commenta: “Le cooperative o “società” di boscaioli non sono improvvisate. Forse qualcuno dovrebbe organizzare corsi accelerati dove si punta al sodo della formazione utile ad operare. Ovvero non mettendo in programma dei corsi ore di materie non finalizzate al mestiere. Esperienza trentina: corso professionale biennale di manutentore e costruttore di muretti a secco. Il territorio nazionale abbonda di terrazzamenti. Il terreno scosceso verrebbe protetto da frane e consentirebbe culture di nicchia.
“Le ditte produttrici di pannelli potrebbero macinare e lavorare gli scarti, poi nelle località distrutte da terremoti, favorire la ricostruzione con pannelli di legno già provati antisismici. Pure gli orrendi container di lamiera o tendoni di plastica potrebbero essere sostituiti da casematte di legno massiccio, tenute in magazzini e prontamente assemblabili.
Si sono letti proclami di località dove nevica firmato, disastrate dall’ultimo evento biblico, che sono ansiose di cominciare la stagione sciistica l’8 dicembre a costo di noleggiare mega generatori privatamente. Altra spinta all’inquinamento atmosferico ed innalzamento temperature. Magari se cominciano a fine dicembre non è una tragedia… qualche decennio fa andava così, aspettando pazientemente la nevicata naturale.
Certe località turistiche dolomitiche sono prive di acquedotto, ma sembra che la preoccupazione sia non poter fornire agli ospiti le piscine riscaldate, le vasche idromassaggio, le saune
.”

Forse un pensiero slow per la montagna potrebbe recuperare vita, tempo e natura e alla lunga risorse. Non male.

 

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Tutto pronto per l’invernale al K2 https://www.montagna.tv/cms/133043/tutto-pronto-per-linvernale-al-k2/ https://www.montagna.tv/cms/133043/tutto-pronto-per-linvernale-al-k2/#respond Thu, 15 Nov 2018 05:00:15 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=133043 Domare il K2 per fortuna è cosa difficile, come per quei superbi cavalli raccontati da vecchi film alla “Black Stallion”, che però alla fine lasciano l’amaro in bocca perché la superba bestia o diventa amico dell’uomo o muore.

L’agenzia pakistana “Jasmine”, la stessa usata dai polacchi l’anno scorso, ci informa che la “sua” spedizione russa, condotta da Arten Braun, è già a posto, nel senso che il campo base è già stato in parte allestito sul ghiacciaio Godwin Austen a 5000 metri di quota. Allo scopo di dar corpo alla notizia, posta le foto del freddo viaggio di avvicinamento dei portatori, all’apparenza poco attrezzati per l’impresa di raggiungere il “base”, lo son di più gli yak che chissà dove son stati trovati.

Txikon, in odore di provarci con il K2, intanto tace, con il cuore gonfio di speranza e forse con l’aspettativa che anche il portafoglio si gonfi con i proventi degli sponsor che, dopo gli insuccessi all’Everest, forse non hanno più tanto entusiasmo invernale. Di sicuro una conferenza stampa prima di Natale svelerà l’arcano.

A proposito di Everest, partono le prime spedizioni invernali, ovviamente commerciali. Il business sempre più ingordo inghiottirà anche le dita (speriamo non la vita) di qualche malcapitato, ma che importa, le ferite e i moncherini al bar hanno sempre successo.

Perdonate il sarcasmo, ma è veramente difficile essere super partes. Rimane sempre l’amaro in bocca, come per gli stalloni domati del west.

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Millet, Lafuma, Eider: tre brand per la montagna https://www.montagna.tv/cms/132982/millet-lafuma-eider-tre-brand-per-la-montagna/ https://www.montagna.tv/cms/132982/millet-lafuma-eider-tre-brand-per-la-montagna/#comments Wed, 14 Nov 2018 09:49:44 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132982 Millet è il ricordo di una giacca che ho portato con utilità e affetto per anni, poi un amico al quale l’avevo prestata me l’ha lasciata a Passo Giau: una perdita. Lafuma invece mi ha sempre fatto pensare allo zaino del Bepo, guida e alpina delle valli bergamasche e grande amico delle prime arrampicate, che si metteva sulla schiena uno zaino bello, colore della dolomia, ma soprattutto essenziale per quei tempi pieni di tasconi e patelle.

Millet e Lafuma, insieme a Eider, marchio più legato allo sci e quindi a me più estraneo, hanno presentato in questi giorni a Chamonix le loro collezioni in un tour de force con le guide alpine della “capitale mondiale dell’alpinismo”, che amabilmente hanno accompagnato agenti, buyers e giornalisti europei prima a Montenvers e poi su per il sentiero fin a guardare dall’alto al Mer de Glace, sbarrata lontano dalla gran muraglia delle Grandes Jorasse,s e dall’altra parte la dorata, anche per il colore stagionale dei larici e delle betulle, vallata di Chamonix.

Millet Mountain Grup: tre ore di cena, luci e tre sfilate, come si conviene a chi vuol presentare il proprio lavoro con la consapevolezza di saperlo e volerlo fare bene.  

Il prodotto è indubbiamente quello tecnico e sobrio, forse anche troppo, che fa felici i professionisti della Compagnia Della Guide più famosa al mondo, insieme ai loro colleghi di Cervinia e Grinderwald, ma anche gli alpinisti, montanari, appassionati di outdoor e sci in tutte le sue espressioni, soprattutto francesi, che Millet se lo son sempre tenuto per loro, quasi gelosi di condividerlo. La presentazione è tecnica e la comunicazione che ne esce s’appesantisce un poco di autocitazioni, sacrificando l’emozione della serata e una maggiore agilità comunicativa.

Del resto i capi erano in esposizione e al mattino successivo si son potuti vedere e gustare, insieme ai tecnici delle aziende, nei colori e nelle forme che la montagna ha ispirato agli stilisti di Millet e ai loro partner guide alpine; per i capi Lafumà esce tutta la passione e la vocazione ecologica di questo marchio che vuol essere montagna per tutti. Gli zaini son sempre tecnici, con qualche invenzione in più nei tessuti e forme che s’adattano ormai perfettamente all’outdoor piuttosto che al climbing. Le scarpe Millet, di quelle d’alta quota me ne han espropriato un paio al campo base del K2, sono piuttosto sportive e sacrificano talvolta la comodità mediterranea alla tecnicità alpina, ma forse così ha da essere.

All’alba un giovane ricercatore ci ha raccontato della RCS – Corporate Social Responsabily del gruppo Millet. Grande attenzione alla qualità, e questo va da sé, ai materiali sempre più certificati e ecosostenibili, riciclati e riciclabili che vanno verso quota 100% della produzione, attenzione non solo alla provenienza chimica, ma anche all’impatto sull’ambiente e sull’etica dell’uso dei prodotti naturali. Prodotti inoltre che si possono aggiustare e punti vendita che lo fanno e quindi non più usa e getta. Anche da questo punto di vista un bello sforzo progettuale, costruttivo e d’impegno imprenditoriale.

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Un viaggio tra “Le esplorazioni e le avventure che hanno cambiato la storia” con Stefano Ardito https://www.montagna.tv/cms/132951/un-viaggio-tra-le-esplorazioni-e-le-avventure-che-hanno-cambiato-la-storia-con-stefano-ardito/ https://www.montagna.tv/cms/132951/un-viaggio-tra-le-esplorazioni-e-le-avventure-che-hanno-cambiato-la-storia-con-stefano-ardito/#respond Tue, 13 Nov 2018 07:00:14 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132951 La storia dell’esplorazione e dell’avventura per terra, mare e cielo. Stefano Ardito maneggia la materia con gran maestria e con arte, pari a quella che Walter Molino destinava alle mitiche copertine della domenica del Corriere, dipingendo affreschi d’esploratori e di viaggiatori irresistibilmente attratti e spinti alcuni dal “fascino magnetico del conoscere e del sapere”, altri dalla natura più lontana, sconosciuta, imprevedibile e “perigliosa”. Non mancano le città mitiche dell’Oriente e dell’Africa, le organizzazioni sociali, culturali, religiose e le guerre.

Stefano condensa migliaia di pagine autografe e di biografie postume in una serie di copertine dove il colore, lo spazio e le emozioni saltano agli occhi, così come la storia raccontata e i suoi dettagli. Mi è facile dire questo per aver letto i due “volumoni” ufficiali di Filippo De Filippi, che raccontano l’epica esplorazione durata due anni, 1913 e 1914, a cavallo del Karakorum e dell’inizio della Grande Guerra; una lettura ponderosa e impegnativa. Ma ho pure letto, con gran gusto, le 234 pagine della sintesi che pochi anni fa Stefano realizzò per Corbaccio dei due “volumoni” e di altre molte pagine trovate negli archivi della Società di Studi geografici di Firenze. Ora l’estrema sintesi per colori e linee chiare, ma distinguibili e totalmente apprezzabili, nelle 5 pagine dedicate a De Filippi in questa raccolta di 62 capitoli-copertina che compongono il libro pubblicato da Newton Compton Editori in libreria dal 22 novembre (c’è anche la versione e-book).

Quando alcuni giorni fa, parlando con Stefano di cose d’alpinismo appenninico, il discorso è caduto sul suo nuovo lavoro il cui titolo esatto è: “Le esplorazioni e le avventure che hanno cambiato la storia – Dalla scoperta dell’America allo sbarco sulla Luna , da Machu Picchu all’Antartide, dalle sorgenti del Nilo all’Everest, storie di uomini ai confini del mondo”, (così c’è tutto), mi son detto che sarebbe stato un’occasione eccellente per rinfrescare la memoria e la papilla gustativa letteraria.

E così è stato per la stragrande parte delle “copertine”: da Erik il Rosso a Marco Polo, Magellano Padre Ippolito Desideri, James Cook, Balmat e Paccard, Darwin, Livingstone, Stanley, Younghusband, il Duca degli Abruzzi, Amundsen, Charles Linbergh, Sven Hedin , Umberto Nobile, Tucci e Maraini, Harrer, Hillary , Tazief, Walter Bonatti e Rainhold Messner. Da perdersi.

Un gustoso gran menù di storie d’avventura e esplorazione, alcune delle quali per davvero hanno cambiato il corso della storia, altre sono “solo” belle, emblematiche e ben raccontate. Tutto, storia e storie, trattato con il piglio e la disinvoltura del gran gourmet, la poca cronaca ha invece più il sapore del fast food.  

Leggetelo, è bello e lo digerirete con leggerezza.

 

Dall’introduzione: 

“Alcuni momenti della storia dell’esplorazione e dei viaggi sono celebri in tutto il mondo. Lo sbarco di Cristoforo Co- lombo nelle Indie, circondato da marinai e soldati spagnolie af ancato da un gruppo di religiosi in preghiera. L’atterraggio di Charles Lindbergh al Bourget, davanti a centomila persone festanti. L’arrivo di Hillary e Tenzing sugli 8848 metri dell’Everest, nella solitudine assoluta, dopo trent’anni di tentativi e vittime.

A far ricordare altri momenti, oltre alle immagini, provve- dono delle frasi. Pensate all’incontro a Ujiji, sulle rive del lago Tanganyika, quando Henry Stanley si rivolge all’uomoche sta cercando da un anno, e che ha nalmente incontrato:«Doctor Livingstone, I presume?».

Pensate ai primi passi di Neil Armstrong sulla Luna, quando l’astronauta dell’Apollo 11, prima di lasciare la scaletta del lem, dice al controllo di Houston e al mondo un’altra frase che fa storia: «Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità».

Viaggiare, esplorare, scoprire cosa c’è oltre l’orizzonte è fondamentale per l’uomo fin dalla preistoria. Se avessero potutoscrivere e tramandare le loro avventure ai posteri, i primi gruppi di Homo sapiens che hanno abbandonato l’Africa per dirigersi verso l’Asia e l’Europa tra vulcani in eruzione, bestie feroci e altre insidie ci avrebbero lasciato dei racconti avvincenti…”

 

Editore: Newton Compton
Collana: I Volti della Storia 
Pagine: 352
Prezzo: € 12.90
E-book: € 5.99

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Tomek Mackiewicz e Elisabeth Revol sul Nanga Parbat conquistatori dell’Inutile e dell’Impossibile https://www.montagna.tv/cms/132333/tomek-mackiewicz-e-elisabeth-revol-sul-nanga-parbat-conquistatori-dellinutile-e-dellimpossibile/ https://www.montagna.tv/cms/132333/tomek-mackiewicz-e-elisabeth-revol-sul-nanga-parbat-conquistatori-dellinutile-e-dellimpossibile/#comments Thu, 25 Oct 2018 04:00:33 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132333 L’American Alpine Journal, tra i più autorevoli magazine di alpinismo del mondo, tributa il dovuto onore della verità a Tomasz Mackiewicz ed Elisabeth Revol.

Primi in assoluto a salire la parete nord-ovest del Nanga Parbat, in inverno, in stile alpino. Per Elisabeth anche l’orgoglio di essere la prima donna ad aver salito il Nanga in invernale.

Quando scrivemmo queste stesse cose lo scorso inverno, a seguito della tragedia della morte di Tomek dopo la vetta e la discesa di Elisabeth dalla via Kinshofer, con le sue gambe, dopo che era stata raggiunta a campo due da Bielecki e Urubko, ci si accusò di voler esaltare quell’impresa per sminuire quella di due anni prima, certo importante, realizzata da Txikon, Sadpara, ai quali si aggregò dopo alla fine della stagione anche Simone Moro, fino in vetta.

Invece cercavamo solo di dare il giusto valore alle cose.

Quella dell’inverno 2015-2016 fu la prima salita in inverno del Nanga Parbat, per una via nota, la Kinshofer, parecchio percorsa e attrezzata, salita realizzata con metodo classico da spedizione. Di certo rappresentò un ottimo risultato per i tre alpinisti e forse un giorno conosceremo anche la vera completa storia di quella stagione al Nanga.

Intanto la verità sulla salita di Tomek ed Elisabeth ce la offre l’AAJ. Un’impresa formidabile e un riconoscimento che rende finalmente onore a Tomek, non gli ridà certo la vita, ma lo sguardo di sua moglie e dei suoi figli, ne sono certo, ora sarà molto più sereno. E sono certo che anche Elisabeth, per quel che le importa del riconoscimento pubblico, dopo le ferite nel corpo e la sofferenza nell’anima, potrà prendere questa notizia come una medicina buona, che forse qualche positivo effetto potrà averlo.

È questa anche una notizia antidoto contro i veleni che l’ambiente giornalistico alpinistico riesce a iniettare in un mondo, certo competitivo, dei professionisti di questo sport; veleni che cercano di anestetizzare e di disinnescare la concorrenza onesta e vera e salvaguardare le posizioni di monopolio e rendita.

Ma è anche una notizia questa che sposta in alto l’asticella del valore sportivo alpinistico delle prestazioni sugli Ottomila. Per essere i migliori, per “vincere le olimpiadi” dell’himalaysmo, come qualcuno ha detto tempo fa, ora bisogna confrontarsi con quest’impresa. Conosco già l’obiezione: “Tornando a casa vivi!”.  Si certo, ma l’“Assassinio dell’Impossibile”, anche grazie a imprese come questa, è rinviato e di questo dobbiamo essere grati a Tomek e Elisabeth.

Chi si sta preparando a partire per il K2 e l’Himalaya sa ora con cosa deve confrontarsi.

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Milano e Cortina, il sogno Olimpico invernale del 2026 deve ricordarsi del grande Rolly Marchi https://www.montagna.tv/cms/132157/milano-e-cortina-il-sogno-olimpico-invernale-del-2026-deve-ricordarsi-del-grande-rolly-marchi/ https://www.montagna.tv/cms/132157/milano-e-cortina-il-sogno-olimpico-invernale-del-2026-deve-ricordarsi-del-grande-rolly-marchi/#comments Fri, 19 Oct 2018 04:00:33 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=132157 Rolly Marchi ci lasciò 5 anni fa, il 14 ottobre. Era nato a Trento, ma aveva vissuto a Milano e a Cortina d’Ampezzo per amore e adozione.

Nel 1956 fu speaker ufficiale delle Olimpiadi di Cortina e da allora la sua passione per lo sci, gli sport invernali, l’alpinismo e tutto ciò che aveva a che fare con lo sport e l’agonismo sportivo dal mare con Azzurra, prima barca all’American Cup, alla vetta del K2, in occasione del 50° anniversario della prima salita, erano diventati la sua vita come anche la cultura, il giornalismo, l’arte, la passione per la tradizione e l’avversione per il conformismo e la banalità.

Con Disney organizzò in Italia il trofeo Topolino, poi un’infinità di gare da sci su tutto l’arco alpino che forgiarono la grande valanga azzurra.

La sua abitazione  museo era nel cuore della Milano dei pittori in Corso Garibaldi, a due passi da Brera. Amico di tutti gli artisti e dei protagonisti della moda e degli eventi sportivi. Alla Gazzetta era di casa come sui principali quotidiani dove aveva raccontato tutti i Giochi olimpici.

Rolly era la memoria vivente delle Olimpiadi invernali: ricordava ogni gara e ogni campione e della maggior parte ne era diventato amico.

A Milano nel 2000 per il nuovo millennio volle organizzare Milano Montagna 2000 in occasione della quale portò da tutto il mondo nella città meneghina 100 tra i personaggi più illustri tra gli alpinisti e sciatori, scrittori e artisti.

Lo so che Rolly sotto il grande cappello da cowboy sta guardando con il cuore gonfio e con mille idee a Milano e Cortina, le sue due case, unite nel sogno e nell’abbraccio olimpico. È per questo che  Giuseppe Sala, sindaco della Milano che Rolly amò con passione e rispetto, e commissario di Expo 2015 -che Rolly non poté vedere ma che grandemente avrebbe apprezzato- e Gianpietro Ghedina, sindaco della Cortina, città del sole, della neve, dei boschi e delle più belle cime dolomitiche -che Rolly  amò disperatamente e a cui dedicò infinita passione-, hanno ora l’opportunità di rendere ancora una volta felice e protagonista Rolly Marchi, l’uomo che ha raccontato e vissuto tutte le olimpiadi invernali e amato le due città che potrebbero ospitarle nel 2026.

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Ci siamo fottuti la libertà anche in montagna https://www.montagna.tv/cms/130090/ci-siamo-fottuti-la-liberta-anche-in-montagna/ https://www.montagna.tv/cms/130090/ci-siamo-fottuti-la-liberta-anche-in-montagna/#comments Sat, 15 Sep 2018 04:00:59 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=130090 Liberté, egalité e fraternité, parole magiche che pronunciate ci facevano sentire immediatamente francesi e uomini liberi del mondo.

A proposito di Liberté, egalité e fraternité voglio parlare del sindaco di Sant Gervais Les Bains, monsieur Jean-Marc Peillex, che finalmente è riuscito a limitare la libertà dell’uomo che aspira a salire i monti e in particolare il Monte Bianco. Riduttivo? Banale? Forse.

Ma d’ora in avanti solo 214 fortunati e prescelti potranno ogni giorno salire in vetta alla sua, del sindaco Peillex, montagna.

Ed è singolare che il più grande alpinista vivente, Reinhold Messner, ne apprezzi l’operato. Lui che della passione di tanti fan per le sue imprese, dei lettori di suoi libri e dei visitatori dei suoi musei ne ha fatto l’emblema quale eccelso promotore e divulgatore d’alpinismo e montagna.

Limitare e controllare in maniera estesa ed efficiente”, questa pare la nuova vulgata che accompagnerà gli ambiziosi intenti di nuovi e vecchi emuli di Rey, Comici, Cassin, Bonatti e ovviamente del grande Reinhold.

Questa la nuova direttrice politica degli amministratori alpini e montani. Altro che green economy. Tutto nel nome della sacrosanta sicurezza e incolumità pubblica dei cittadini, ovviamente.

Una piccola tassa poi sarebbe del tutto educativa e utile a far comprendere il valore della cima prescelta, limiterebbe di certo l’accesso dei tirchi e dei sempre più numerosi poveri. Anche l’esempio dell’Everest incoraggerebbe in questa direzione, visto che il governo del Nepal, con grande soddisfazione, ha comunicato al mondo che ben 563 alpinisti son saliti sul tetto del mondo questa primavera dal loro versante, pagando (almeno quelli stranieri che sono la stragrande maggioranza) il permesso che s’aggira sui 10.000 usd a testa e, udite udite, con solo un paio di morti, seppur con qualche confusione organizzativa e qualche problemino ecologico. Poca cosa.

Utile per le casse proprie e per la salvezza degli sprovveduti o birbanti cittadini.

Si potrebbe, perché no, applicare non solo alle cime. ma anche alle vie.  Et voilà che il sindaco di Auronzo, oltre che al biglietto per la strada asfaltata che raggiunge da Misurina l’omonimo Rifugio, potrebbe così incassare anche per la salita dello Spigolo Giallo, della Cassin alla Piccolissima o della normale della Grande; a nord, ovviamente, ci penserebbero per competenza gli splendidi esattori della Provincia Autonoma di Bolzano.

Di sicuro c’è che le montagne splendenti hanno attirato quest’anno il 15 % in più di turisti, ma c’è anche lo strisciante dubbio che l’alpinismo possa essere uno sport diseducativo, con quelle sue pretese d’essere libero da regole e inquadramento, con quei sui morti e feriti che turbano l’opinione pubblica e per contro ne solleticano gli istinti più torbidi.

Limitare e controllare la circolazione degli alpinisti e scoraggiare il propagarsi di idee alpinistico-sovversive potrebbe essere un proponimento politico in vista delle elezioni europee del prossimo anno.

Farneticazioni post estive? Mah

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Il progetto pakistano di salire tutti gli 8000 in inverno https://www.montagna.tv/cms/129371/il-progetto-pakistano-di-salire-tutti-gli-8000-in-inverno/ https://www.montagna.tv/cms/129371/il-progetto-pakistano-di-salire-tutti-gli-8000-in-inverno/#comments Thu, 30 Aug 2018 06:00:37 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=129371 L’idea di un progetto organico per salire tutti gli 8000 non è certamente nuova. La pensai e realizzai nel 1984, tornato dal versante nord del K2 dove avevo incontrato Ryuji Makita, giapponese emigrato a Bergamo e appassionato di marketing, moda, arte e natura. Era venuto fino al campo base del K2 e lì aveva pensato che una grande sfida agli 8000 della Terra sarebbe stata un formidabile mezzo di comunicazione e marketing non solo per prodotti tecnici legati all’alpinismo e alla montagna, ma anche alla moda. Col senno di poi possiamo dire che anticipava di 30 anni il pensiero imprenditorialmente vincente di un’azienda come Moncler.

Ma torniamo alla sfida delle invernali. Pare che l’alpinista Maaz Maqsood, pakistano di Karachi – megalopoli appoggiata sul mare, calda e iperinquinata – che ha fatto un ingenuo e infruttuoso tentativo invernale lo scorso anno al Masherbrum sud, voglia provare a organizzare una squadra di alpinisti connazionali che si cimentino in un progetto di salire tutti gli 8000 in inverno. Certo Ali Durani ne avrebbe la forza. Le ambizioni di alcuni himalaysti pakistani sono grandi: lo abbiamo visto durante la loro spedizione al K2 nel 2014, nelle performance di Ali Sadpara al Nanga e all’ Everest e di altri in supporto dei polacchi di Krzysztof Wielicki l’inverno scorso.

Da lì a dire che son pronti per il progetto di salire tutti gli 8000 in inverno ci passa una bella distanza, non solo per le capacità individuali e collettive di lavorare in squadra (che potrebbero perfino essere ipotizzate lavorandoci a fondo), ma per le possibilità organizzative logistiche, di budget e di marketing conseguente. Certo il Pakistan oggi è un paese con tasso di crescita attorno al 7%, con una gran voglia di scoprire le proprie montagne (le più alte, aspre e belle al mondo), la natura, l’avventura e il divertimento. E questo è indubbiamente un buon viatico per progetti ambiziosi come questo proposto dal giovane Maaz Maqsood.

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La montagna e quell’illusione di sicurezza che ci fa dimenticare le sue poche e fondamentali leggi https://www.montagna.tv/cms/129123/la-montagna-e-quellillusione-di-sicurezza-che-ci-fa-dimenticare-le-sue-poche-e-fondamentali-leggi/ https://www.montagna.tv/cms/129123/la-montagna-e-quellillusione-di-sicurezza-che-ci-fa-dimenticare-le-sue-poche-e-fondamentali-leggi/#comments Sat, 25 Aug 2018 04:00:07 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=129123 Quando le montagne erano dei montanari che allevavano bestiame, accumulavano fieno per l’inverno, tagliavano alberi, vendevano a valle il burro e i formaggi e il turismo era rappresentato dagli appassionati cittadini che con “ardimento” e timore se ne andavano per i sentieri dei montanari fin sotto le nude cime che talvolta salivano, evidentemente tutto era più semplice dal punto di vista della sicurezza. I montanari sapevano cosa fare e i cittadini ci pensavano due volte prima di fare stupidaggini. Non che tutto andasse liscio nemmeno allora, ma ci piace pensarlo.

Jean-Marc Peillex, sindaco un po’ trombone e un po’ crociato di Saint Gervais le Bain, “padrone” oltre che delle acque termali che sgorgano in paese anche della vetta del Monte Bianco, ha deciso da qualche anno di educare la massa ignorante dei frequentatori della montagna emanando regole sempre più restrittive per la salita sul suo “tetto d’Europa”. Equipaggiamento adeguato (?) da esibire, prenotazioni nei rifugi, veti giornalieri e settimanali, cartelli e avvertimenti minacciosi di sanzioni, perfino penali.

Tra la nostalgia per un passato romantico ed eroico e il piccolo dittatore del Monte Bianco che si diletta dai suoi Bagni nell’esercizio del potere, emule di Chaplin che ci faceva sbellicare dalle risate, non ci rimane che constatare che la montagna anziché riconoscersi nelle sue specificità, cosa che si auspicava negli anni novanta del secolo scorso, s’è frammentata in una infinità di cocci di attività produttive e no.

L’agricoltura si è super specializzata, parzializzata e integrata con la voglia di sapori sempre più gourmet e agli antichi se ne sono aggiunti centinaia di nuovi, cosa certamente positiva se aiuta i montanari a rimanere in quota, non solo come altitudine ma anche come benessere. Anche le attività per così dire ludico, sportive e turistiche sono esplose in una miriade di schegge a volte impazzite.

L’andare sulle montagne non è più solo alpinismo, ma è diventato trekking, trail, running, mountain bike, ciaspolate, canioning e l’arrampicata, che pur sfida la forza di gravità, è sempre più protetta da attrezzi e corde, tanto che perfino l’Everest e il K2 sono stati “addomesticati”.

Tutto pare super sicuro, sotto controllo, ma non è così: il pericolo e il rischio rimangono, attenuati dalla tecnologia, ma incrementati nel contempo dalla statistica che porta nei luoghi di divertimento sempre più persone e appassionati, spesso, anzi, certamente inconsapevoli dei rischi reali che corrono.

Così accade che tre giovani alpinisti che dovevano salire sul Monte Bianco, per i divieti paterni del sindaco Peillex che vuol evitare rischi a chi sul Bianco ci vuole andare, visto che sono a già Chamonix decidono di salire la nord della Petit Vert e soccombono travolti da una scarica di sassi. Destino crudele e baro.

Accade che in Calabria, nel parco del Pollino, due gruppi di turisti in visita alle aspre gole del torrente Raganello vengano travolti da una piena e che 10 (non 1 che sarebbe già terribile) di loro perdano la vita; una catastrofe che accade in una giornata di agosto nel cuore montuoso del Mediterraneo.

La natura, verrebbe da dire. La natura non è solo il piacere dei sapori gourmet e l’odore d’erba, fieno ed essenze; non è solo bagni termali e il piacere del far correre le gambe e scorrere lo sguardo tra ghiacciai, crode e foreste di larici, cembri o faggi. La natura e la montagna sottostanno a una legge fondamentale: quella di gravità. Ce lo scordiamo troppo spesso, quasi sempre. L’aria, l’acqua, la terra e i corpi sono attratti dalla gravità. L’aria può essere fredda, impetuosa e violenta; l’acqua scorre, anche se sotto forma di ghiaccio, e può travolgere ogni cosa con una forza infinita e in tempi rapidissimi; la terra può precipitare sotto forma di sassi o di grandi frane.

I nostri corpi come quelli di tutti gli esseri vivente sono fragili e non resisto agli impatti violenti provocati dalla gravità.

Banale? Forse. Ma se ogni volta che affrontiamo un sentiero facile o impervio ci ricordassimo di questa fondamentale legge della natura, mettendoci in testa che un rischio comunque lo stiamo correndo, forse, ci prepareremmo meglio fisicamente e tecnicamente, ma anche culturalmente. L’amore per la natura e la montagna inizia e si rafforza con la conoscenza e il rispetto delle sue poche e fondamentali leggi, delle regole e valori che gli uomini le hanno attribuito.

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Immondizia polacca al K2, ingenuità e furbizia https://www.montagna.tv/cms/128996/immondizia-polacca-al-k2-ingenuita-e-furbizia/ https://www.montagna.tv/cms/128996/immondizia-polacca-al-k2-ingenuita-e-furbizia/#comments Wed, 22 Aug 2018 04:00:16 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=128996 Ben lo sa Krzysztof Wielicki che quando arrivi sulla cresta terminale di una montagna qualche ventata violenta te la puoi aspettare. Troppa l’esperienza e tanta l’autorevolezza alpinistica da proteggere. E quindi la sparata, vera, del canadese Jean –Pierre Danvoye, che ha postato un video dal campo base del K2 che mostra la morena cosparsa della pattumiera dei polacchi invernalisti, pare sproporzionata e lo è.

In questi ultimi 10 anni con la mia organizzazione EvK2CNR e il supporto di un’azienda internazionale durante i mesi estivi abbiamo rimosso e smaltito dal Ghiacciaio Baltoro 80 tonnellate di immondizia solida e biologica. È un’azione totalmente volontaria, finanziata da sponsor privati e supportata da volontari pakistani e dal Central Karakorum National Park – CKNP.

Foto @ Paolo Petrignani

Un’azione che prosegue anche quest’anno con l’obbiettivo di smaltire 2500 kg di “solid waste” e 2500/3000 di “human waste”. Lo facciamo insieme agli operatori del CKNP, il parco nazionale che abbiamo l’onore di aver realizzato e gestito per 5 anni insieme alle istituzioni del Pakistan e del Gilgit Baltistan.

È del tutto credibile quanto replicato dai rappresentati della spedizione nazionale polacca in queste ore. Loro, i polacchi, prima di andarsene dal campo base, purtroppo con nel cuore la delusione della mancata vetta, avevano raccolto e insaccato fino all’ultima cartaccia e poi avevano fatto un deposito in attesa della stagione propizia per portare tutto a valle. Si fa proprio così, è la regola. Lo scrive anche la loro Agenzia Jasmin Tours, che ha però aspettato luglio per fare le pulizie.

Il comunicato della Jasmine Tours

E qui forse casca l’asino. Quando si lascia la casa che si è affittata per le vacanze e si affidano a qualcuno, pagandolo, le pulizie, è necessario che queste vengano fatte quantomeno prima che il prossimo inquilino si presenti sulla soglia.

Un’ingenuità dei polacchi che avrebbero dovuto pretendere un servizio accurato e “on time”.

La Jasmin Tour invece, nella sua infinita malafede, scrive in un suo comunicato, diffuso dai polacchi, che per la legge Pakistana (?) toccherebbe al CKNP e a una ONG italiana portare l’immondizia ad Askole. È falso e risibile che ci sia una legge di questo genere. È poi falso che le spedizioni paghino 68 USD per produrre quantità industriali di immondizia e m…a e per farsela trasportare a valle da qualcuno. Questi soldi, come accade per tutti i parchi nazionali del mondo, servono invece per la gestione del Parco, i controlli e gli interventi, anche ecologici, necessari su tutta l’area del CKNP, che è di 10.000Kmq e non dei soli campi base. Pensare che 68 USD possano consentire agli alpinisti e alle loro Agenzie di lasciare ai campi base la propria immondizia esentandoli dal trasportarla a casa loro o ai luoghi di smaltimento, come Askole, non è ingenuo, è disonesto.

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