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Montagna per chi?

climber on a exposed ridge in Via Ferrata degli Artisti, Liguria, Italy

Ho seguito le discussioni sulle chiodature a spit in parete e le polemiche per una nuova via ferrata in Valmalenco. Le due cose si possono secondo me collegare ad una interpretazione della pratica dello sport e del divertimento in montagna.

Penso che sia indispensabile per la sopravvivenza stessa del turismo in montagna offrire delle possibilità a più persone possibili, dai più ai meno adrenalinici, tutto però nel rispetto di alcune regole stabilite dalla locale comunità.

Secondo me ci vuole equilibrio, ma anche correttezza: se una zona o anche una parete è caratterizzata da uno stile di protezione delle vie di salita “pulito”, intendo senza utilizzo di “spit”, questo non deve essere violato da nuovi apritori o ripetitori; inoltre le eventuali nuove vie devono avere una logica e devono essere ben distinte da quelle esistenti (insopportabile lo scempio di vie che si incrociano a si sovrappongono in gran parte!).
Allo stesso tempo devono anche trovare spazio delle vie maggiormente attrezzate con una logica di maggior sicurezza (soste e prima protezione del tiro).

Si tratta di fare una progettazione degli spazi arrampicabili in modo da consentire una affluenza maggiore ciascuno nelle aree adeguate al proprio livello.

Esistono inoltre le pareti attrezzate per l’arrampicata sportiva, che devono essere attrezzate alla perfezione, da persone competenti e qualificate, con una manutenzione programmata come si addice ad un impianto sportivo vero e proprio. Poi ancora devono esserci anche le vie ferrate, perché no, magari su aree non molto conosciute o con obiettivo di raggiungere delle cime panoramiche (non esagererei con lo stile “francese” delle ferrate sportive su strapiombi atletici). Sono anche favorevole ad attrezzare delle discese per le mountain bike nelle zone degli impianti (con curve paraboliche e salti), come pure dei percorsi di running con punti acqua.

Insomma o la montagna si adegua con un’offerta che prevede diverse alternative “multisport”, sempre nel rispetto di un equilibrio ambientale corretto, o si deve rassegnare ad una progressiva marginalità turistica ed economica e sempre di più saranno quelli che andranno per mare a mostrare le chiappe più o meno chiare.

Montagna per tutti e non spazio esclusivo per alpinisti eccellenti!

Maggiori attenzioni anche alla formazione e alla prevenzione con brevi corsi di apprendimento in loco promossi dalle aziende di promozione turistica in collaborazione con i professionisti della montagna.

 

(photo courtesy Antonio Scarpi)

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13 Comments

  1. Dalla foto si notta che a monte del fittone…manca cono di gomma di protezione e attutimento eventuali impatti.Lo produce una ditta Italiana..ma aumenta i costi.Poi , oltre all’imbragatura con dissipatore e doppio moschettone…esistono pinze serracavo che permettono un ancoraggio scorrevole tra un fittone e l’altro?, si chiamano “pinza serrafune di acciaio” digitate e vedrete come son fatte…Capita spesso di dover fare manovra per tirare su i due moschettoni, che scivolano in basso .Con una pinza sottostante facilmente sbloccabile e scorrevole…almeno quaocosa intermedio c’e’.

  2. Signor Gallo, gentilissimo, se attrezzo a spese mie apro come cavolo mi pare. Se pagano i professionisti della montagna come li chiama lei, quelli che ci speculano e ci guadagnano allora magari lo fanno anche bene e coi sacri crismi. se pago di tasca mia i spit li metto lontani quanto mi pare a me, secondo il mio di livello, non di quello degli altri. oppure faccio tutto a chiodi, magari incrocio qualche via, magari apro nuovissimo sul marcio….insomma hai scritto un` utopia che non mette in atto nessuno, perche in fondo nessuno,l in montagna fa girare abbastanza soldi da far tutto come suggerisci tu. Non esistono regole, non esiste un manuale di chiodatura, non si possono standardizzare tutte le falesie, programmandone la manutenzione ordinaria e straordinaria….. semplicemente non giova a nessuno e nessuno ci guadagna. perche` in fondo per i professionisti della montagna, come li chiami tu, la montagna e` anora una vacca da mungere per bene……

  3. Non si dice di vietare la montagna a chi non sia “alpinista eccellente” ma va da sé che senza una cultura della montagna tutti possono fare quello che vogliono. Il rendere la montagna più accessibile a chiunque porta certamente più introiti alle strutture attorno ma anche ad una fruizione mordi e fuggi superficiale e a puro scopo ludico che non fa bene alle persone e tanto meno all’ambiente. Penso ai tanti recuperi dell’anno scorso su vie ferrate per recuperare persone che vi si avventuravano in ciabatte o senza la necessaria attrezzatura. Penso alle tante funivie che portano in quota le biciclette al fine di fare down hill. Spesso queste biciclette scendono sui sentieri, perché fa più figo, a tutto discapito della sicurezza di chi sale a piedi. E potrei andare avanti ancora…

  4. Non credo che la montagna debba essere progettata per diventare un parco dei divertimenti che serva ad accontentare il turista e a far mangiare le persone a tutti i costi. Alcune zone, una su tutte le Dolomiti, già offrono possibilità di ogni tipo: vie ferrate, Alte vie, Vie Classiche da attrezzare, vie sportive spittate, falesie, percorsi di MTB, oltre a strade dove far sgasare i motociclisti e malghe con Spa. Personalmente mi auspico che la montagna sia lasciata più libera dalla calca e dalla cagnarra. Dovrebbe rimanere un posto dove l’uomo si ricongiunge con la natura e riscopre i suoi istinti anche facendo la fatica di portarsi uno zaino ed accontentandosi delle poche cose veramente essenziali. Dove un rifugio resta un rifugio e non un albergo di alta quota. Per fortuna di posti così sulle nostre Alpi ce ne sono ancora…Ecco un dibattito su questo mi sembra più importante della distanza tra due spit o della mancanza del “cono di gomma” sulle vie ferrate.

  5. Condivido quanto scritto dal signor Carlo.La montagna non deve diventare un “divertimentificio”,seppur già in parte lo è.Secondo me questo dovrebbe valere per tutti gli ambienti e le discipline praticabili.Deve comunque mantenere un’apertura,cioè non può essere di esclusivo utilizzo di ipotetiche elites professionistiche.Deve anzitutto garantire sicurezza.Io che ci vado per camminare,faccio fatica ad accettare che le MTB frequentino gli stessi sentieri di chi scarpina (per ragioni di sicurezza).Ci vorrebbero normative chiare e rispettate o fatte rispettare.Un semplice cartello,purtroppo,non ferma gli imbecilli.

  6. Mi è difficile non dar ragione a quanti pensano che la montagna non debba essere trasformata in un luna park. Vorrei aggiungere citando il grande Spiro Dalla Porta Xydias: la montagna deve essere aperta a tutti ma la porta deve essere stretta.

  7. Che articolo deprimente, sempre le stesse cose…la montagna che deve in pratica snaturarsi, diventare un circo perchè altrimenti si perdono turisti!?
    Ma chi ha scritto l’ articolo si rende conto che la montagna i turisti li perde proprio quando l’ ambiente viene alterato e rovinato con tutte le varie strutture ecc.? Chi si muove apposta dalle città e va in montagna lo fa perchè può trovare ancora qualcosa (non molto purtoppo…) di diverso e di immensamente bello rispetto alle tristi realtà urbane. Ma perchè tutto deve essere a misura di buzzurro ormai? Il silenzio deve lasciare posto al chiasso, la bellezza dei pascoli alle “piste” di vario tipo, i sentieri devono diventare strade…sì, percorse poi da una o due macchine di personaggi che vogliono raggiungere i rifugi, ma che la montagna non la amano veramente, perchè se così fosse, amerebbero camminare, ore e ore immersi in scenari incomparabili. Se poi è vero che la gente va meno in montagna, è perchè la gente va meno a teatro, ascolta meno musica di alto livello e tutto è verso il disimpegno, verso l’ incultura. Ma allora, se la gente non ritiene più necessario andare a gli uffizi o a Brera, che facciamo, li trasformiamo in spa con centro massaggi a prezzo modico?

  8. Ma scusate,  facciamo un passo indietro: pensate a che meraviglia poteva essere la valle del Cervino (tanto per dirne una a caso) un paio di secoli fa!! Zero gente, zero turisti, zero divertimentifici.  Praticamente il paradiso terrestre per tutti quelli (e su questo sito mi pare siano numerosi) che son qui a pontificare su cosa sia giusto fare o meno per andare in montagna, come e quando andarci, ma soprattutto che hanno avuto la fortuna dibandarci quando ancora tutto questo “scempio” non c’era.

    Ahhhh, beati loro!! 

    Con ironia, ovvio. 

    Avranno pur percorso strade che una volta erano sentieri per arrivarci, o no??

    Avranno magari dormito in un rifugio o in un bivacco, o no??

    Avranno forse usato materiali e tecniche attuali,o no??

    “Non sempre ciò che viene dopo è progresso”, diceva il Manzoni. D’accordo, ma stiamo parlando di andare in montagna! 

    Quindi, a tutti i numerosi nostalgici consiglio avvicinamenti rigorosamente in bicicletta, scarponi di cuoio e vestiti di lana, e ovviamente l’immancabile Alpenstock! 

    Ciao

    1. Il suo secondo me è il solito commento di chi sotto sotto la pensa proprio come noi altri e invece desidera chissà come mai fare il bastian contrario.

      Spero si renda conto che parcheggiare in valle e fare un avvicinamento di un paio d’ore e poi fare una bella via si possa ritenere un compromesso accettabile per vivere la montagna intensamente senza snaturarla? (Eppure le vie su passo Falzarego sono sempre piene di gente e in Alpi Giulie non si incontra anima viva).

      Spero concordi che cercare di usare Friend e Nut sia decisamente meglio che chiodare o trapanare anche se i primi due mezzi che le ho nominato sono più nuovi dei secondi.

      Spero immagini che le vie ferrate nate su percorsi della prima guerra mondiale con il cavo solo dove veramente necessario, abbiano un significato diverso dai nuovi itinerari strapiombanti e atletici che consentono a qualche “gallo” di dare un dimostrazione di forza senza fargli mai toccare la roccia.

      So che anche per Lei è evidente che un rifugio spartano senza doccia calda e wi-fi o un bivacco sia una struttura dall’impatto accettabile proprio per permettere a tutti noi di raggiungere in sicurezza certe cime? E che invece chi vuole la Spa possa accontentarsi di andarci in pianura o in valle? Eppure all’Alpe di Siusi (parco naturale dello Sciliar!!!) negli ultimi 10 anni hanno aperto ben 2 alberghi a 5 stelle?

      Forse non saremo tutti come Preuss e ahimè la maggior parte di noi continuerà a legarsi ad una corda. Forse non faremo 170km in bici per andare a scalare la Nord del Badile partendo da Innsbruck…vero.

      Però desidereremmo quel minimo di buonsenso e misura…

  9. Non c’è nessuna ironia da fare quando si pensa a come è stata distrutto il paesaggio davanti al Cervino, viene solo un senso di schifo, non solo per come è ora, ma perchè lo scempio è stato fatto da gente che della montagna non gliene frega niente. Dopo che hanno cementificato, sono tornati nelle loro ville al, quasi sempre all’ estero, davanti a paesaggi incomparabili, dove nessuno ha costruito, nessuno ha distrutto. Viviamo in un mondo strano, dove anche la bellezza della natura, da sempre gratis, è un privilegio per pochi, ormai. I primi ad amare poco la montagna sono in primis gli stessi montanari. Ma ad alcuni sembra che sia giusto così…mah!

  10. Sig Carlo, mi spiace ma si sbaglia! Non la penso affatto come “voi altri”, come dice Lei: lei parla di compromesso accettabile, di buon senso e misura. 

    Ma in base a quali parametri si possono definire tali concetti?

    Perché dovrebbe essere accettabile un tipo di compromesso e non un altro?

     Raccolgo il Suo invito al cuore del dibattito: la montagna DOVREBBE essere lasciata in pace, dice lei.

    Ma in base a quale principio dovremmo precludere determinate possibilità a determinate popolazioni della tal valle o della tal zona??

    Anche un qualsiasi punto del lungomare ligure secoli fa era sicuramente favoloso; oggi evidentemente non lo è più.  

    Quindi i puristi della salsedine se vogliono panorami incontaminati e spiagge vergini pigliano e vanno in qualche angolo remoto del mondo, in qualche posto esclusivo. 

    Ma quasi sempre esclusivo fa rima con costoso. ..

    Vogliamo far diventare la montagna un posto esclusivo? 

    Intervenendo dall’esterno, magari da un comodo salotto cittadino, si rischia di fare più danni che altro, e (quasi) sempre è andata a finire così. ..

    Lasciamo quindi carta bianca agli amici delle terre alte?

    In questa direzione va ricercato un compromesso accettabile.

    Ciao 

    Inviato da Samsung Mobile.

    1. Sig. Bacco, sarà ma non ho ancora capito qual’è la sua posizione.

      Quindi se vogliamo la natura selvaggia dobbiamo andare in Canada ma sulle Alpi saremmo autorizzati a sfruttarla perchè così almeno i locali ci possono vivere bene? No, non mi trova così d’accordo, un bel freno ce lo metterei eccome.

      Poi perchè mi tira fuori le località di costa? Da sempre in montagna si è andati per immergersi nella natura, al mare ci si è andati da sempre per altri motivi. Perchè la montagna dovrebbe importare certe cose, solo per attrarre più persone?

      Lasciamo carta bianca ai locali? Beh gardenesi e badiotti ad esempio hanno saputo creare macchine da soldi e in effetti stanno un sacco bene. Sul tipo di turista medio che popola quelle località però preferisco non esprimermi.
      Facciamo decidere a facoltosi imprenditori delle città, probabilmente creeremmo dei mostri, su questo le dò ragione.

      La verità è che così chi fa fatica a sopravvivere sono proprio i gestori di quei rifugi chiave per gli alpinisti e gli escursionisti, quasi ovunque. Secondo me sono proprio quelli che dovrebbero essere più tutelati e invece sono coloro che se la passano peggio.

      Un saluto.

  11. Dunque,  la mia posizione in merito è questa: vivi e lascia vivere! 

    Non è per qualunquismo o altro, dico davvero!

    Penso davvero e lo ripeto volentieri che ognuno sia libero di fare ciò che vuole, pur nei limiti dettati.

    Non mi piace quella tal valle perché il turista medio che la frequenta e tutto quello che gli è stato creato intorno non mi aggrada? Beh, andrò da un’altra parte! Fortunatamente ci sono ancora ore e ore di sentieri da percorrere in perfetta solitudine!

    Non mi piace il tal alpinista perché ha uno stile che non sposa i miei ideali o non mi rappresenta o semplicemente perché corre?  Facile: non me lo filo, e nemmeno i suoi sponsor. Fortunatamente,  qualcun’altro produce le stesse cose!

    Non mi piace come vanno le cose? Beh, lo dico in un blog come questo o, cosa molto più nobile,  faccio il grande salto e mi ci dedico in prima persona,  nell’una o nell’altra direzione. Fortunatamente, abbiamo la possibilità di poter partecipare alla definizione di suddetti limiti, impegnandosi nelle mille organizzazioni che di questo si occupano.

    E, così facendo,  si chiude il cerchio!

    Ciao 

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