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Doping dei russi a Sochi, parla il funzionario antidoping: “Di notte sostituivamo le provette con urina pulita”

Dozzine di atleti russi che nel 2014 hanno partecipato alle Olimpiadi Invernali di Sochi, tra cui almeno 15 medagliati, avrebbero gareggiato sotto l’effetto di sostanze proibite, in una sorta di programma di “doping di Stato”. E’ quanto afferma l’edizione online del New York Times, parlando di un «un programma meticoloso portato avanti per anni» dichiarato da Grigory Rodchenko, il funzionario che all’epoca dirigeva il laboratorio antidoping locale.

Rodchenko, decorato da Putin dopo l’Olimpiade e scappato dalla Russia dopo che il suo nome era già emerso in un’indagine sul doping nel novembre scorso quando c’erano state anche due morti sospette, ha rivelato al giornale americano di aver somministrato agli atleti un “cocktail” di tre sostanze proibite che lui stesso preparava e miscelava con del liquore. Durante le riprese del documentario a lui dedicato, realizzato dal regista americano Bryan Fogel, l’uomo avrebbe rilasciato queste dichiarazioni riportate dal quotidiano americano.

Rodchenko ed alcuni funzionari dei servizi segreti russi avrebbero sostituito, di notte, i campioni di urina di alcuni atleti locali che si erano sottoposti a test con altri di urina “pulita”. «Alla fine dei Giochi almeno 100 contenitori sono stati sostituiti», avrebbe confessato Rodchenko. E infatti nessuno risultò positivo al test dell’antidoping.

Tra gli atleti coinvolti, ci sarebbero anche 14 componenti della nazionale di sci di fondo e due “veterani” di quella di bob, «vincitori di medaglie d’oro». A Sochi 2014 la Russia vinse l’oro nel bob a due con Alexander Zubkov e Alexei Voevoda, e nel bob a quattro con Alexandr Zubkov, Dmitry Trunenkov, Alexey Negodaylo e Alexey Voevoda.

«Si tratta dell’ennesimo attacco allo sport russo», ha commentato il Ministro dello Sport russo Vitaly Mutko interpellato dal New York Times.

 

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