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Tragedia Monte Rosa: parla l’elisoccorritore che ha recuperato il corpo del ragazzo austriaco

Foto @lastampa.it

tragedia macugnagaMACUGNAGA (VB) — Una lunga scia di sangue, poi il buco. Una crepacciata terminale di due metri per due in cui, a sei metri di profondità, il tecnico di elicottero del Sasp (Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese) che si è calato ha rinvenuto il corpo, ormai senza vita, del giovane austriaco che due giorni prima era partito insieme a un amico ceco alla volta del Bivacco Marinelli. Non c’è stato nulla da fare: “Era incastrato a testa in giù – ha raccontato il soccorritore – il corpo era scomposto dai traumi. Ho capito subito che i colpi presi erano stati letali”.

La vittima aveva 26 anni, l’amico 30. E’ stato quest’ultimo a far scattare l’allarme: è stato avvistato sotto la punta Zumstein dal pilota dell’eliski che stava portando un gruppo di sciatori a fare freeride. Alla vista dell’elicottero, il giovane, che si trovava a circa 3600 di altitudine, ha cominciato a sbracciarsi ed effettuare i segnali internazionali di richiesta d’aiuto. Subito è partita la chiamata al 118 di Torino quindi all’elisoccorso di Borgo Sesia: uno scialpinista fuori via si trovava in difficoltà. Poco dopo si è venuto a sapere che il giovane, lunedì, era stato visto partire insieme a un’altra persona. Che, evidentemente, non si trovava più con lui.

Un primo sorvolo con l’elicottero ha dato esito negativo. Poi il giovane che aveva dato l’allarme è stato avvistato e recuperato col verricello. Era sotto choc: ““Where is my friend?” continuava a ripetere in palese stato confusionale – racconta ancora il soccorritore -. “E’ stato portato alla base e seguito tutta la notte dagli uomini della Guardia di Finanza. Non aveva niente con sé, nemmeno lo zaino con i documenti. Lo hanno supportato finché non è riuscito a mettersi in contatto con la famiglia”.

Nel frattempo continuavano le ricerche del disperso. Vista l’ora (era il primo pomeriggio e le condizioni erano ormai pericolose, per via delle scariche di sassi e ghiaccio che il calore pomeridiano provocava sul fondo del canalone), si è deciso di non far salire la squadra a piedi ma di tentare ancora una volta con l’elicottero. La lunga scia di sangue lasciata sulla neve ha permesso di individuare il punto in cui era caduto il ragazzo. Il tecnico si è calato nel crepaccio e lo ha prima issato di forza e poi portato sull’elicottero, dove – come da prassi – erano presenti un medico anestesista e un infermiere professionale della Asl, oltre al pilota e al tecnico del mezzo.

E’ stato un incidente. O almeno così si ipotizza. “I due ragazzi, dalla corporatura, sembravano fisicamente allenati e preparati. Avevano con loro un’attrezzatura idonea ad affrontare l’impresa. Durante la discesa, devono aver perso la strada trovandosi nel canalone parallelo al Marinelli, molto più ripido e pericoloso per via dei crepacci. Devono aver commesso un errore di valutazione. Le condizioni meteo erano ottimali: era una giornata senza nebbia e senza vento, e loro avevano scelto il momento migliore del giorno per affrontare la discesa”.

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