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Alpinismo

K2, Panzeri: c’è ancora chi vuole tentare

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ISLAMABAD, Pakistan — Mario Panzeri si trovava al campo base del Broad Peak quando è iniziata la dramamtica catena di eventi del K2. Non appena venuto a conoscenza di quello che stava accadendo sulla montagna vicina si è precipitato a dare un mano e ha aiutato Marco Confortola nella discesa. Ora che tutto è finito ha lasciato il K2, che racconta, è ancora molto popolato: altre spedizioni si preparano infatti, nonostante tutto, a tentare la cima.

Mario Panzeri, il fortissimo alpinista lecchese che negli utlimi due mesi ha portato a casa altre due ottomila arrivando così a quota 9, era appena sceso dalla vetta del Broad Peak l’1 agosto e si trovava al suo campo base, quando si è scatenato "l’inferno-K2". Dalla vicina montagna le notizie gli arrivavano in fretta e sempre più allarmanti. Così Panzeri aveva deciso si spostersi e andare al campo base del K2 per dare una mano, soprattutto all’amico Marco Confortola, l’italiano nella lista degli alpinisti in cima.
 
"Dal campo base del K2 sono salito al campo base avanzato – ha raccontato Panzeri -, perchè i coreani ci avevano detto che forse Marco era a campo 2 e allora ho cercato di andargli incontro per aspettarlo in tenda. Invece Marco non era riuscito ad arrivare a campo 2 si era fermato a campo 3 ed era rimasto indietro di un giorno. Poi ieri mattina ci si è messo il cattivo tempo, e i piloti non hanno potuto volare. Per la verità nel pomeriggio c’è stata una giornata splendida – ha aggiunto Panzeri -, al punto che pensavo che venisse l’elicottero e invece non è arrivato, neanche la mattina dopo. Alla fine Marco è sceso a piedi".
 
Dopo ore in attesa di veder comparire all’orizzonte la figura di Confortola che si avvicinava al campo base avanzato, finalmente Panzeri ha piotuto abbracciare l’amico.  "Mi aspettavo di veder scendere un cadavere e invece fortunatamente non è andata così… – ha raccontato il lecchese – Marco sta bene, non l’ho visto male. Certo ha problemi ai piedi, ha qualche cerotto in testa, ma non ha bernoccoli o ferite evidenti. Per fortuna c’era il dottore americano con lui che l’ha curato e seguito durante la discesa. Più in buone mani di così non poteva essere. Insommma Marco è stato molto fortunato, soprattutto se si pensa che il seracco sopra il colle di bottiglia ha scaricato 3 volte".
 
E così, con il lieto fine della vicenda di Confortola, ieri Panzeri ha potuto far ritorno alla sua tenda ai piedi del Broad Peak, che a breve lascerà per far rientro a casa. Al campo base del k2 tuttavia sono ancora molte le persone accampate. "Ci sono ancora un sacco di spedizioni – ha detto l’alpinista -, anzi ci sono una spedizione rumena, un americano e degli austriaci che sono arrivati da 2 settimane e che devono ancora salire in vetta. E poi c’è altra gente che non è riuscita a raggiungere la cima questa volta e ci riproverà alla prossima finestra di bel tempo".
 
"Certo dopo quello che è successo ci vuole del coraggio… – ha aggiunto Panzeri -, ma qui c’è anche gente che non sa cosa vuol dire andare in montagna".
 
 
 
Valentina d’Angella
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