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Turismo

La crisi tocca anche la montagna

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MILANO — La crisi economica si fa sentire sulle tasche degli italiani e a risentirne sono anche le vacanze. Scordate le villeggiature di una volta, si spende meno e ci si muove meno. Le pronotazioni negli alberghi (davvero care in molti casi) sono in caduta libera sia al mare che in montagna.

Secondo Federalberghi, si registra un calo delle presenze alberghiere del 20 per cento, mentre la metà degli italiani quest’anno rinuncerà alle vacanze. Mentre il 35 per cento di chi andrà in vacanza non lo farà per più di una settimana.
 
Secondo la Fipe – che raggruppa bar, ristoranti, stabilimenti balneari, discoteche e rifugi alpini – il panorama è ancora peggiore. La stagione sarebbe iniziata peggio dello scorso anno e non ci sarebbero prospettive di miglioramento per agosto e settembre.
 
Stando ai loro calcoli, la flessione a fine stagione sarà del 4,8 per cento. Ovvero 28 milioni di presenze in meno, con un calo del fatturato del 7 per cento rispetto all’anno precedente.
 
Negative le previsioni per le località di mare che, secondo Fipe, stanno vedendo una calo del 6,8 per cento con ricadute su tutti i settori di consumo: dai gelati ai souvenir.
 
Non va meglio in montagna, dove il mercato ha ceduto un 3,8 per cento rispetto allo scorso anno. Cresce invece dell’un per cento il turismo nei piccoli centri. Un dato che secondo Fipe va letto come un segno della debolezza economica in cui versa il paese. Con gli italiani che ripiegano sulle vecchie strutture, soprattutto dell’area appenninica.
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