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Alpinismo

Annapurna, è finita per Inaki Ochoa

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KATHMANDU, Nepal — "Inaki è morto". E’ stato Ueli Steck a dare la notizia, via radio, a Denis Urubko che stava salendo verso campo 4, carico di ossigeno e medicinali. Sperando, fino all’ultimo, di poter salvare l’amico basco da tre giorni in crisi polmonare a 7.400 metri. Purtroppo, nonostante la colossale operazione di soccorso messa in piedi da tutte le spedizioni impegnate sulla Sud dell’Annapurna, per Ochoa non c’è stato nulla da fare.

Ochoa aveva 41 anni ed era uno dei più forti himalaysti del mondo. Aveva 12 ottomila all’attivo e aveva aperto anche una nuova via sullo Shisha Pangma.
 
Tutto è iniziato l’altro ieri, con dei congelamenti alle mani, che hanno costretto Ochoa a rientrare a campo 4 quando ormai si trovava a 100 metri della vetta dell’Annapurna, dopo una scalata non-stop di 16 ore.
 
All’inizio sembrava tutto sotto controllo. Ma durante la notte, passata a 7.400 metri, le sue condizioni sono peggiorate: ha cominciato a soffrire improvvisamente di forti dolori, conati di vomito e tosse. E poi ha perso conoscenza.
 
Subito è scattato l’allarme. Il suo compagno di cordata, il rumeno Horia Colibasanu, ha tentato di  soccorrerlo come poteva, telefonando ad alcuni medici. Ma la situazione andava degenerando. E in un batter d’occhio, tutte le spedizioni che si trovavano sulla parete si sono messe in moto per soccorrere il fuoriclasse basco.
 
Lo svizzero Ueli Steck ha abbandonato immediatamente il suo tentativo di aprire una via nuova sulla parete e non ha esitato ad affrontare la bufera per salire a soccorrerlo. In breve lo ha raggiunto a campo 4 con nuovi farmaci.
 
Il kazako Denis Urubko ha scalato per ore, con ossigeno e farmaci sulle spalle, senza dormire, per portare aiuto agli amici bloccati lassù. Ancora 4 ore e li avrebbe raggiunti. Dalla valle di Pokhara, poi, era pronto un elicottero carico di un team internazionale di alpinisti pronti al soccorso.
 
Ma non c’è stato tempo. Questa notte, alle 12.30, i polmoni di Ochoa hanno ceduto. L’alpinista è spirato, fra le braccia dello svizzero Ueli Steck che ha tentato fino all’ultimo di rianimarlo. E la notizia ha raggelato l’intera montagna, con tutti coloro che si stavano muovendo per il soccorso.
 
Urubko non ha interrotto la sua salita. Sta arrivando a campo 4, per aiutare Steck a scendere e a riportare in basso la salma dell’amico. Il canadese Don Bowie, invece, si è fermato a campo 3 con Alexey Bolotov, che l’altro ieri ha tentato la vetta con Ochoa e Colibasanu.
 
Bolotov, stremato dalle fatiche e dai giorni in alta quota, ieri si era rifiutato di scendere al base. E si era caricato sulle spalle dell’ossigeno per tornare lassù e portarlo a Inaki.
 
A campo 2 sono infine arrivati anche il russo Serguey Bogomolov e il medico polacco Robert Szymczak, del team di soccorso in elicottero. Qui aspetteranno il rientro di tutti gli alpinisti che si stanno muovendo ai campi alti.
 
Sara Sottocornola

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