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Alpinismo

Everest, gli ampezzani tentano la cima

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CAMPO BASE EVEREST, Nepal — C’è chi si affida alla fortuna. E chi alle proprie capacità. Succede anche sull’Everest. Dove si aggira un trio italiano del glorioso gruppo Scoiattoli di Cortina che nei giorni scorsi è andato cercando, in lungo e in largo per il campo base, degli Sherpa e delle bombole di ossigeno per aiutarsi nella salita. E oggi stanno andando verso la cima. Di certo hanno trovato solo l’ossigeno.

"Abbiamo deciso di tentare la salita – hanno dichiarato a Radio Cortina – nonostante le previsioni meteo siano discordanti. Qualcuno da neve, qualcuno da bello ma siccome il primo giugno abbiamo l’aereo che ci riporta a casa, abbiamo deciso di attaccare. Speriamo che la fortuna ci assista".
 
"L’importante è che non ci sia vento – ha aggiunto Sala -. A Colle sud a 8000 metri non dormiremo nemmeno, berremo più liquidi possibile, cercheremo di ingurgitare qualcosa e poi decideremo di partire per la vetta".
 
I tre scoiattoli chiamati a portare sul tetto del mondo il buon nome ampezzano sono Marco Sala del Gruppo Rocciatori Caprioli di San Vito, Renato Sottsass degli Scoiattoli di Cortina e Cristian Corazza guida Alpina di Zoldo. Ambiziose e apprezzabili le loro intezioni: salire puliti, senza sherpa e senza ossigeno. Non ne avevano preso nemmeno uno.
 
Poi, nei giorni scorsi, hanno fatto una salita di acclimatamento. E sono scesi con la decisione di trovare dell’ossigeno. Forse, i mega depositi di bombole di ossigeno delle spedizioni commerciali li hanno impensieriti. O forse, la salita non è esattamente come se l’erano immaginata, calcolando la loro forma fisica provata dalle lunghe settimane di attesa durante il blocco militare per la fiaccola olimpica.
 
"E’ stato un periodo stressante – raccontavano al Corriere delle Alpi qualche giorno fa -. Ci sembrava di essere dei prigionieri in qualche colonia sperduta nel mondo. L’attesa ci ha fatto dimagrire, qualcuno ha anche perso dieci chili".
 
Fatto sta che Sala e compagni sono scesi da lassù decisi a trovare un po’ d’ossigeno che potesse essere d’aiuto. In fondo, se l’era portato dietro anche la delegazione ampezzana che aveva voluto salire il K2 per il cinquantenario della grande impresa italiana del 1954…
 
Così, i tre scoiattoli sono andati nelle tende delle spedizioni anche di quella  italiana , chiedendo in concessione due bombole d’ossigeno e una maschera con uno sherpa. Purtroppo, la risposta è stata negativa. Niente cattiveria, solo necessità. "Ne abbiamo pochissime e ci servono per la nostra sicurezza – gli hanno risposto quelli di Share Everest -.  Noi saliamo senza, ma non i nostri sherpa. E poi se qualcuno sta male lassù ne abbiamo bisogno". 
 
Gli ampezzani stanno provanodo in queste ore a raggiungere la cima. E a tutti noi non resta che augurargli ogni successo.
 
 
Foto courtesy www.scoiattoli.org
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