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Alpinismo

Merelli verso il base dopo ore di apprensione

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CAMPO 2 DELL’EVEREST — Questa è una di quelle storie da raccontare. Che possono accadere solo lassù. L’amicizia nata con la spedizione K2 – 2004 ha creato negli alpinisti italiani un legame ferreo. Tanto ferreo che, stamattina, Silvio Gnaro Mondinelli e gli alpinisti di Share Everest erano pronti a portare aiuto all’amico Mario Merelli impegnato in una difficile discesa dalla vetta del Lhotse. Per fortuna, alla fine, l’intervento di emergenza non è stato necessario: Merelli è arrivato a campo due mettendo fine a ore di apprensione.

Era stato Silvio Gnaro Mondinelli per primo a fiutare che qualcosa non andava. Mondinelli questa mattina è arrivato a campo due con i compagni di Share Everest e si attendeva di trovare lassù l’amico Merelli, come peraltro suggerivano erroneamente le cronache. Girando fra le tende del campo, invece, si è accorto che di Merelli non c’era l’ombra. La sua tenda era vuota. Il primo pensiero è stato che il bergamasco fosse in ritardo. Ma con il passare delle ore, la preoccupazione è andata crescendo.
 
Merelli, d’altronde, era salito in vetta alla montagna che fiancheggia l’Everest da solo. Il suo compagno Marco Zaffaroni aveva dovuto abbandonare per il troppo freddo, con temperature costantemente al di sotto dei 17 gradi sottozero ed era rientrato.
 
"Un freddo così ai piedi e alle mani non l’ho mai sentito" racconterà poi Merelli al suo ex capospedizione di K2-2004 Agostino Da Polenza che si trova alla Piramide dell’Everest. "Con l’avvicinarsi dell’alba il freddo aumentava invece che dimunuire. Sono andato su senza ossigeno, ma anche senza il mio compagno che è tornato indietro". Ascolta la telefonata 
 
Dopo aver raggiunto la vetta, stremato per l’impresa compiuta, Merelli ha cominciato una discesa solitaria verso campo due. Il suo arrivo era previsto per la mattinata, al massimo per mezzogiorno ora locale. Poi sarebbero scattati i soccorsi. "Sapevamo che c’era molta gente sul Lhotse, fra cui anche degli italiani, che in caso di necessità avrebbero potuto dare una mano a Mario" ha detto Silvio Mondinelli.
 
E’ metà mattinata. Mondinelli guarda verso il costone del Lhotse. Da lì arrivano diversi alpinisti in rientro dalla montagna.  Ma di Merelli ancora nessuna traccia. Gnaro comincia a pensare di andare incontro all’amico. Ma alla fine non ce n’è bisogno. Intorno alle 11, il bergamasco, distrutto ma sulle sue gambe spunta dalla nebbia. La paura svanisce in un attimo, ed è il momento dei festeggiamenti. Mondinelli corre ad abbracciare l’amico: pacche sulle spalle e una coca-cola – ambitissima in alta quota per il suo inconfondibile gusto  – per dissetarsi. "La prossima volta sarà meglio che mi porti anche una sigaretta" replica scherzosamente il bergamasco.
 
La tensione si stempera. Merelli, nonostante la fatica, è in condizioni fisiche accettabili. E dopo aver ricevuto i complimenti degli amici di k2-2004, decide di scendere al campo base. 
 
 
Foto courtesy www.mariomerelli.com
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