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Alpinismo

Unterkircher attende il via libera cinese

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BOLZANO — "La speranza è l’ultima a morire. Stiamo ancora tentando di ottenere il permesso dai militari cinesi". Non si arrende Karl Unterkircher, di fronte al muro di divieti innalzato dal governo cinese che sembra far vacillare la spedizione all’inviolata Nord del Gasherbrum I, tanto voluta dall’alpinista altoatesino e dai suoi compagni.

La spedizione alla Nord del GI, versante che si trova in territorio cinese, doveva partire il 30 maggio. Ma nei giorni scorsi sono emersi diversi problemi di permessi, causati dai provvedimenti di sicurezza assunti dal governo cinese in occasione dei Giochi olimpici di Pechino 2008.
 
"La China Mountaineering Association e la Xinjiang Mountaineering Association ci danno i permessi ufficiali – racconta Unterkircher – sia per il trekking che per la salita. Il problema è l’esercito cinese, che ha l’ordine di bloccare tutti alla frontiera. Purtroppo, per raggiungere la parete, siamo obbligati a passare una postazione militare".
 
Ci sono i permessi alpinistici, insomma, ma non le autorizzazioni militari ad entrare nel territorio cinese."Stiamo cercando – continua Unterkircher – di ottenere un permesso scritto dei militari che ci garantisca il via libera alla frontiera. Non vorremmo ritrovarci bloccati laggiù. Dovrei sapere qualcosa di più nei prossimi giorni".
 
Perplesso, per l’assurda situazione, anche Daniele Bernasconi. "Un po’ me l’aspettavo – racconta l’alpinista -. Vedremo nei prossimi giorni se ci saranno novità. Al limite rimanderemo il GI e troveremo un’altra meta, montagne ce ne sono tante. Non mi dispiacerebbe passare un anno ad arrampicare, a dedicarmi alla roccia. Per poi tornare sugli ottomila l’anno prossimo. Si vedrà".
 
Ma Unterkircher non pare ancora dell’idea di rinunciare. Anche se, nel peggiore dei casi, ha già pronto un emozionante piano B. "Abbiamo già un programma alternativo – assicura l’alpinista -. Una cosa in Pakistan, di quelle che piacciono a noi. Qualcosa di inviolato. Io e Walter siamo già molto convinti, nei prossimi giorni parleremo con gli altri".
 
Di certo, per ora, c’è solo parecchio sconcerto per questi ulteriori divieti per gli alpinisti. "Mi sembra davvero un’esagerazione – commenta Unterkircher -. Davvero capisco cosa c’entrino le montagne con le Olimpiadi. E’ una bella cosa che la fiaccola salva l’Everest, ma bisogna anche valutare come l’hanno fatta salire: un modo che non c’entra niente con l’alpinismo".
 
 
Sara Sottocornola
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