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Alpinismo

Mondinelli: difficile capire questi divieti

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LOBUCHE, Nepal — "Non capisco a che pro tutti questi divieti sul versante Sud, la fiaccola olimpica non verrebbe comunque disturbata. Speriamo che salga oggi in vetta, così potremo salire velocemente a campo 3 e prendere i posti migliori per le nostre tende.". Queste le parole di Silvio Mondinelli, che ieri ha lasciato il campo base con il team della spedizione Share Everest per proseguire i test della strumentazione scientifica della spedizione, che i militari hanno impedito di fare lassù.

In queste ore, il noto alpinista bresciano che l’anno scorso ha raggiunto il traguardo dei 14 ottomila salendoli tutti senza ossigeno, si trova al Kala Patthar per aiutare Giampietro Verza ad installare la stazione di monitoraggio che servirà da ripetitore e ponte radio per la spedizione. Ma nel mirino, ha già il campo 3.
 
"Aspettiamo solo che i cinesi vadano in cima per salire anche noi – racconta Mondinelli -. Domani torneremo al Campo Base dove c’è un sacco di gente. Se nelle prossime ore la torcia olimpica andrà in cima, ci sarà la corsa a Campo 3 per montare la tenda nel punto migliore. E noi non vogliamo arrivare per ultimi".
 
"E’ dura andare avanti in questo clima di divieti – continua il compagno Marco Confortola – Non so se il resto del mondo se ne sia accorto, ma è una situazione molto grave. Si cerca di sottomettere l’Everest. Ma l’Everest non si sottomette, è lei a decidere se si sale in cima o no".
 
Perplesso per la situazione anche il terzo alpinista del gruppo Michele Enzio: "E’ difficile
capire come mai tutti questi problemi per delle cose che mi sembrano banali. Sembra di vivere in un film di 007 degli anni Settanta".
 
Ma nell’animo del giovane alpinista piemontese, prevale comunque la meraviglia di fronte all’imponenza della più alta montagna del mondo."Non ero mai stato all’Everest – racconta Enzio – E’ alto, accidenti se è alto. Non finisce mai… è una bellissima montagna. Anche il trekking di avvicinamento è veramente molto bello. Ci sono posti davvero meravigliosi e molto diversi dall’Italia. Sembra di fare un viaggio nel tempo: la gente porta i carichi sulle spalle, costruisce le case a mani nude. Ci si sente catapultati in un libro di storia".
 
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