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Alpinismo

Torcia sull’Everest: l’Uiaa ritira la bandiera

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BERNA, Svizzera — "Sosteniamo e difendiamo il libero accesso alle montagne. E non possiamo permettere che il nostro vessillo sventoli sull’Everest insieme alla torcia olimpica". Con queste parole Mike Mortimer, presidente dell’Unione Internazionale delle Associazioni di Alpinismo, ha ritirato l’adesione del mondo alpinistico alla salita olimpica, condannando apertamente le pesanti proibizioni di salita imposte recentemente sulla montagna dalle autorità cinesi.

"Abbiamo chiesto che che la Chinese Mountaineering Association (Cma) non porti la nostra bandiera oltre il campo base tibetano – ha dichiarato Mortimer -. Così la bandiera dell’Uiaa avrà le stesse restrizioni che gli alpinisti stanno subendo sul lato nepalese".
 
Ecco la tanto attesa presa di posizione del mondo alpinistico contro i provvedimenti cinesi sull’Everest, da più parti invocata nelle ultime settimane. La dichiarazione è stata rilasciata da Mortimer alla vigilia del blocco totale di tutte le ascensioni, imposto in vista della salita in vetta della torcia olimpica.
 
"All’assemblea generale Uiaa dello scorso ottobre – ha spiegato Mortimer – i rappresentanti delle associazioni alpinistiche mondiali avevano applaudito la promessa della Cma) di portare la bandiera dell’Uiaa in cima all’Everest come parte del percorso della torcia olimpica. La logica era semplice: la staffetta della torcia fa parte dei Giochi, l’Uiaa appartiene alla famiglia olimpica e le associazioni alpinistiche di Cina e Nepal fanno parte dell’Uiaa".
 
"Allora però – continua il presidente dell’Uiaa – non venne per nulla comunicato che vi sarebbero state chiusure per le spedizioni nella stagione premonsonica 2008, anche se negli ultimi mesi molti alpinisti avevano mostrato preoccupazione per le ventilate restrizioni. Purtroppo tali preoccupazioni sono diventate realtà quando le rafforzate misure di sicurezza su entrambi i lati – Nord e Sud – hanno impedito agli alpinisti di salire la montagna".
 
"Per questo l’Uiaa – conclude Mortimer -, che sostiene e difende il libero accesso alle montagne, ha informato la Cma che non può permettere che il suo vessillo sventoli sull’Everest a discapito dei propri associati, che compongono la comunità alpinistica internazionale, e che si sono trovati esclusi o condizionati da grandi restrizioni nell’accesso
alla montagna".
 
Il presidente dell’Uiaa conclude il suo intervento augurando comunque "buona salita" agli alpinisti cinesi coinvolti nella staffetta della torcia, "anche se noi restiamo vicini – ha detto Mortimer – ai tanti alpinisti che hanno visto bloccare per questa stagione le proprie ambizioni di salita sulla cima più alta del mondo".
 
La dichiarazione dell’Uiaa segue a stretto giro la nota del 5 aprile scorso, nella quale Mortimer aveva espresso preoccupazione per le pesanti restrizioni annunciate sul versante nepalese della montagna. In quell’occasione aveva chiesto alle autorità cinesi di riconsiderare i divieti e di trovare il modo di mantenere la sicurezza sulla montagna senza impedire agli alpinisti che avevano già pagato i permessi di compiere le proprie salite. Ma quell’appello rimase inascoltato.
 
Un paio di settimane fa, il gruppo alpinistico francese Groupe d’Haute Montagnes – noto per aver fondato il Piolet d’Or – aveva condannato anche più duramente la repressione cinese in Tibet e la volontà di Pechino di far salire la torcia olimpica sul versante tibetano dell’Everest. Il Ghm aveva infatti dichiarato la stessa staffetta sull’Everest "contraria ai principi etici dell’alpinismo".
 
In questo clima di polemiche e condanne anche dal punto di vista alpinistico, la fiaccola olimpica sembra pronta a salire in vetta. Secondo indiscrezioni, pare che i cinesi abbiano preparato, per sicurezza, parecchie riserve della fiaccola ufficiale: al base ci sarebbero addirittura 16 torce speciali candidate a raggiungere la cima. L’ascesa, ormai, sembra essere condizionata soltanto dal meteo.
 
 
Sara Sottocornola
 
 
 
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