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Attualità

Olimpiadi: il Cio richiama Pechino

BRUXELLES, Belgio — "La violenza, da qualunque ragione sia ispirata, non è compatibile con i valori della fiaccola e dei Giochi olimpici". Questa volta, il richiamo agli organizzatori di Pechino 2008 arriva dal Comitato Olimpico Internazionale (Cio), che per la prima volta interviene sulla questione tibetana chiedendo alla Cina una "rapida, pacifica soluzione" del conflitto con il Tibet.

Polemiche e le proteste continuano a scaturire in ogni parte del mondo del passaggio della fiaccola olimpica di Pechino 2008. Dopo gli scontri di Lhasa, è stata la volta di Atene, al momento dell’accensione, di Instanbul e nei giorni scorsi di Londra. La situazione sembra tutt’altro che andare verso la risoluzione: altre proteste sono state annunciate a San Francisco e New Delhi.
 
Oggi, la fiaccola passerà da Parigi e la situazione sta già volgendo al peggio: nelle piazze sono già presenti diversi dimostranti, e i poliziotti hanno dovuto intervenire per sedare alcuni scontri verbali tra alcuni sostenitori della causa tibetana e un uomo che brandiva una bandiera cinese.
 
Preoccupato per i continui episodi di violenza intorno alle olimpiadi di Pechino 2008, ieri è intervenuto formalmente anche il presidente del Cio Jacques Rogge.
 
"Il passaggio della fiamma olimpica è stato preso di mira – ha detto Rogge -. La situazione in Tibet ha suscitato polemiche e proteste provenienti da governi, mezzi di comunicazione e ong. Il Cio esprime la sua viva preoccupazione ed esorta a una soluzione rapida e pacifica della crisi in Tibet, che  ha suscitato polemiche e proteste".
 
Intanto, le polemiche tra cinesi e tibetani infuocano. Gli esuli tibetani avevano chiesto al Comitato organizzatore dei Giochi di rinunciare al passaggio a Lhasa. Ma oggi la Cina ha detto no. "La fiaccola – ha detto il portavoce – rappresenta la pace, l’ amicizia e il progresso. La cricca del Dalai Lama chiede di annullare il suo passaggio dimostra solo la volontà di sabotare le Olimpiadi".
 
"E’ un’idea provocatoria e insultante" hanno risposto i rappresentanti del Dalai Lama che ha affermato più volte, invece, di volerle sostenere.
 
Sara Sottocornola
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