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Cultura

Mauro Corona spara a zero sulla politica

ERTO, Pordenone — "Berlusconi e Veltroni vengano a vedere come si vive in montagna. Dove le donne si spaccano la schiena a curare le bestie". E’ arrabbiato, Mauro Corona. E tanto. Dalla sua Erto Vecchia, l’alpinista scrittore tuona contro la politica e propone un decalogo di priorità per i paesi montani d’Italia. Perchè finalmente ci si occupi della montagna vera, non di quella dove "nevica firmato".

E’ tempo di elezioni e la politica pervade telegiornali, televisioni e strade. Ma stavolta, ad alzare la voce, è qualcuno di diverso. E’ Mauro Corona, alpinista, scultore e più che celebre per i suoi libri su Erto e la Valle del Vajont.
 
"Berlusconi e Veltroni vengano qui – ha detto Corona al Corriere delle Alpi – a vedere come si vive nei paesi della montagna povera. Qui non si possono mettere le stesse tasse degli altri posti: non c’è nessun servizio. Se ammazziamo una bestia senza permesso ci mettono in galera. Se facciamo dei salami e cerchiamo di venderli pure. Il nostro formaggio non si può mangiare altrimenti l’Unione europea rompe".
 
"Devono iniziare ad occuparsi della montagna vera – ha detto l’alpinista – di quella dove non nevica firmato". E il riferimento, chiaro, è ai villaggi turistici alpini che sembrano più delle delle succursali milanesi e romane. Animati da Suv, negozi d’alta moda e signore impellicciate. La montagna è tutt’altro. è soprattutto quella dove pochi contadini sopravvivono aggrappati ad una terra avara, che però regala loro ogni giorno la vita. Come Erto, per esempio. Come migliaia di altri paesi in Italia.
 
Che fare per proteggerla? Corona ha le idee chiare. Per esempio, in Parlamento ci dovrebbe essere un rappresentante per ogni borgo alpino o valle povera. Qualcuno che si renda conto di quello che manca in questi paesi, che spesso non hanno farmacie, edicole, medici, panetterie. Nemmeno il prete.
 
Vanno sistemate le strade: "Qui abbiamo strade del 1901 – ha detto l’alpinista – e ci passano ogni giorno Tir carichi di ghiaia". Poi bisogna pensare agli anziani, a chi la tecnologia non la sa usare. "Una volta a Longarone – ha raccontato l’alpinista – una vecchietta non è riuscita a fare il biglietto del treno con quelle macchinette a mille pulsanti. E ha preso una multa di 50 euro".
 
Non basta. Bisogna far qualcosa per evitare che i giovani scappino dalle valli. "Qui per aprire un rifugio servono dieci anni di trafile burocratiche – racconta Corona -. Ci dovrebbe essere un’università vicino, e i collegamenti con le città devono essere migliorati".
 
E poi, l’alpinista parla di agevolazioni sui carburanti e per il riscaldamento. Di rifare la legge sulla caccia. E ovviamente di turismo, che Corona auspica la crescita, ma in modo sostenibile.
 
"Non voglio fare il Beppe Grillo del nord est – conclude l’alpinista -, ma l’ottusità burocratica ci soffoca. Per mezzo centimetro di finestra ti tirano pazzo e la finanza, al posto di cercare gli evasori, viene nei nostri bar ogni settimana".
 
Il decalogo, scritto e firmato dall’alpinista, è stato raccolto da Enrico Borghi, presidente nazionale dell’Uncem. Chissà se e quando finirà sui tavoli romani…
 
Sara Sottocornola
 
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