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La Bruna Alpina deve ritornare nei nostri alpeggi: nasce l'associazione

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BERGAMO — Per secoli è stata la regina degli alpeggi sulle montagne del Nord Italia. Ma oggi, nonostante resti l’unica razza veramente adatta a pascolare le nostre montagne, viene soppiantata da incroci o da altre razze che producono più latte o più carne. Per il recupero della “bruna alpina” oggi è nato un vero e proprio movimento che tramite il web vuole scuotere gli animi e tutelare la salute dei consumatori.

La salute, sì. Perchè a quanto pare, i prodotti della bruna alpina erano più genuini. Le razze attualmente utilizzate negli alpeggi, non adatte all’alta quota, soffrono a livello metabolico. Negli allevamenti più grandi hanno bisogno di essere nutrite anche con mangimi.

Ma come si è arrivati a questa situazione? La Bruna Alpina arrivò in Italia dal Passo San Gottardo nel sedicesimo secolo. Da lì si diffuse piano piano sulle Alpi e poi in tutta la nazione, arrivando nel 1950, con 1.900.000 capi, a diventare la razza bovina da latte più importante d’Italia. Era ottima per il latte, la carne e i lavori agricoli. Fu negli anni Settanta che, per far fronte alla concorrenza internazionale dei prodotti derivati, iniziò a diffondersi la Brown Swiss e la Bruna alpina venne incrociata con esemplari americani, dando origine ad una razza chiamata “Bruna Italiana”, che oggi è la più diffusa.

“Ciò portò ad una sostanziale trasformazione della razza che ha assunto le caratteristiche di razza specializzata “spinta” per la produzione del latte – scrive Michele Corti nel saggio “La Bruna: una storia complessa” apparso sul sito ruralpini.it – perdendo conseguentemente le caratteristiche che ne facevano una discreta produttice di carne adatta alle condizioni di allevamento della montagna nonché una vacca longeva e resistente. E’ una razza che non è più adatta all’ambiente di montagna. È una questione di fisiologia e di orientamento metabolico”.

L’unico luogo dove in Italia non è accaduto, è la provincia di Bolzano. Qui esistono ancora allevamenti originali di Bruna alpina, la cui razza è rimasta separata dalle altre. Oggi però, anche per sostenere l’economia montana e recuperare gli alpeggi, la consapevolezza del ritorno alla tradizione si è diffusa anche in altre regioni.

Con questi scopi è stata fondata – proprio nelle scorse settimane – l’Associazione Lombarda Bruna alpina originale, con l’appoggio dell’assessore regionale all’Agricoltura Giovanni Fava.

Info: brunaalpinaoriginale.com

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