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Editoriali, Primo Piano

Soccorso a pagamento, Maurizio Gallo: una caviglia slogata in montagna non è come in città

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PADOVA – “E’ vero che i costi dei soccorsi in quota sono molto alti, ma è altrettanto vero che una caviglia slogata in città è molto diversa da una caviglia slogata in alta montagna. Stabilire i limiti di una chiamata inadeguata è molto difficile. L’assicurazione privata mi pare la soluzione più adeguata, ma ricordiamoci sempre che se qualcuno chiede soccorso non dobbiamo preoccuparci del costo in termini egoistici. Spero ancora di vivere in una società civile”. Queste le riflessioni di Maurizio Gallo, Guida Alpina e coordinatore del Concordia Rescue Team, il primo servizio di soccorso alpino in Karakorum, sul soccorso alpino a pagamento.

Soccorso. Analisi della parola: “Aiuto prestato a chi si trova in situazioni di pericolo imminente o di grave necessità: correre in soccorso di qualcuno. Soccorso alpino, comprendente una serie di operazioni volte a prestare aiuto a escursionisti e alpinisti infortunati o che si trovano in pericolo in zone di alta montagna e attuate per mezzo di attrezzature (corde, barella, argani, ecc.) o, nei casi più difficili, per mezzo dell’elicottero, da volontarî di provata esperienza appartenenti al Corpo nazionale soccorso alpino (organo del Club alpino italiano), i quali, oltre ad essere esperti delle tecniche, sono provvisti anche di una adeguata preparazione medico-sanitaria”.

Il soccorso è volontario. Dev’essere anche gratuito? L’argomento è perlomeno spinoso. Non ho mai fatto parte del soccorso alpino, ma nella mia esperienza mi sono trovato diverse volte coinvolto sia in operazioni di soccorso in prima persona, sia in interventi dell’elicottero in soccorso di persone che erano con me in parete o sugli sci. Non sono mai stato pagato e non ho mai pagato; ho ricevuto dei ringraziamenti, ma anche tante polemiche che mi hanno veramente aperto delle ferite ancora profonde e ormai indelebili sul senso e la testa degli alpinisti. Comunque cercando di non pensarci ancora, penso poche cose.

La prima: la vita umana di ciascuno di noi viene prima di tutto e si deve fare tutto quello che possiamo per salvarla, senza pretendere recompense per questo.
La seconda: ci sono dei servizi al cittadino che molti reclamano come necessari e fra questi la sanità gratuita è uno dei capisaldi della civiltà.

Purtroppo negli ultimi anni assistiamo ad un degrado continuo dei valori di civiltà: ad un sistema che pone il singolo “insieme” agli altri si è sostituito il solo interesse personale e il proprio tornaconto economico. Ma tutto ha un costo sociale, ogni nostro atto. Anche andare in auto comporta dei disagi ad altri e dei costi di inquinamento che tutti pagano, per non parlare degli incidenti.

Le missioni umanitarie nei mari al largo di Lampedusa costano eccome a tutti noi, ma se per quasi tutti una decina di anni fa la cosa poteva andare bene oggi tutti pensano che quelle spese siano soldi rubati al nostro portafoglio. Sarà dovuto alla crisi economica, certo, ma non è solo per quello. La nostra cultura da sociale si è trasformata in personale: ognuno pensa solo ai propri interessi, al proprio portafoglio in una spirale dove il consumo individuale è sempre più l’unico senso del vivere! O forse la crisi economica non c’entra nulla con l’egoismo, la possibilità di immedesimarsi nella gente in difficoltà e la totale mancanza di empatia. Forse semplicemente viviamo in una società che ci rende sempre più rigidi mentalmente e ci riempie di pregiudizi.

“Aiutare gli altri che si trovano in situazioni di pericolo costa e non deve essere a carico anche mio” viene detto.

E si diffonde sempre più l’idea che chi va in montagna si sta divertendo, (“non sta lavorando!” frase tipica che nasconde una grande invidia in chi la pronuncia). Quindi se vuole soccorso sono cavoli suoi. Arrampicare, sciare fuoripista sono fra le cose piu belle che un uomo possa fare perchè riempiono di ideali di entusiasmi profondi. E invece spesso sono considerati atti vandalici contro il bene comune fatti da imprudenti o più spesso da pseudo-delinquenti da condannare.

Perchè tutti non accettano che la collettività paghi il recupero di un alpinista che va in montagna magari non con la corretta attrezzatura, ma allo stesso modo paga il recupero del motociclista che in tuta di pelle al sabato diventa Valentino Rossi? Diverso è per gli incidenti sul lavoro e quelli sui trasporti, tutti dobbiamo lavorare tutti ci dobbiamo spostare, facendo questo paghiamo le tasse che ci assicurano un intervento qualificato, tempestivo e gratuito:
Ma siamo sempre cittadini inseriti nel sistema sanitario nazionale.

Vorrei ricordare che in mare vengono deviate le rotte delle navi commerciali per prestare soccorso a una imbarcazione in avaria e la nave piu vicina è obbligata a prestare assistenza e soccorso anche se questo comporta delle deviazioni di centinaia di miglia dalla rotta senza poter richiedere alcun rimborso, perche la legge del mare dice che la vita di chi lo percorre è sacra e vale la mutua assistenza fra chi naviga.

Certo qualcosa si deve fare contro il comportamento negligente e la chiamata non legata a reale necessità. Purtroppo il cellulare che assurge ad angelo custode di tutta la nostra vita è diventato anche strumento che ci garantisce il soccorso anche per semplice stanchezza e che nasconde una impreparazione ad affrontare le situazioni che si possono verificare sempre quando meno ce lo aspettiamo.

Che fare dunque? Sembra sensato chiedere un contributo in questi casi. Ma chi decide se si tratta un vero soccorso o meno? Un procurato allarme?
Il soccorritore? il capo stazione? Come possiamo definire un elenco di casi? soluzioni difficili, ma che devono trovare risposta. Alla fine solo un medico dopo il ricovero al pronto soccorso può esprimere un giudizio sulla effettiva entità di un infortunio ma… una caviglia slogata in pianura è molto diversa dalla stessa slogatura sulla cima di una Montagna. “nel caso di prestazioni totalmente inappropriate sotto il profilo sanitario” o “nel caso di prestazione resa a favore di soggetti in grave pericolo per ambiente ostile ma peraltro incolumi (l’escursionista bloccato in parete, ad esempio) per i quali il medico intervenuto non abbia disposto l’invio immediato a un pronto soccorso” possono riferirsi a tanti casi fra i quali è molto difficile fare chiarezza.

Forse la soluzione va cercata nell’assicurazione: in Svizzera è una società privata che copre le spese nel caso di soccorso, non una organizzazione pubblica o similare. A questa società si possono iscrivere tutti cittadini svizzeri e non, a prezzi differenziati con particolari sconti per i locali se il soccorso avviene nel proprio commune. Sulle piste di sci assieme al giornaliero moltissimi chiedono anche copertura assicurativa che copre spese soccorso in pista.

Perchè non si organizza una assicurazione a livello delle localita turistiche da contrarre negli alberghi o presso le APT per coperture spese di soccorso?
Tanti dicono: mi faccio socio CAI così sono coperto in caso di soccorso, Secondo me dovrebbe essere una vera e propria assicurazione slegata dall’essere soci o meno di un club, che può diventare anche un sistema di promozione turistica. Insomma soccorso coperto da assicurazione privata mi pare la soluzione più adeguata. Anche se in mare dove il soccorso è sacro non verrebbe mai accettata l’idea! Ma attenzione! Subito le compagnie assicuratrici chiederanno delle garanzie fatte da certificati di formazione magari da figure professionali, penali e franchigie in caso di comportamenti non adeguati e così via.

E’ incredibile e inspiegabile, comunque, che ogni regione prenda una strada e tariffe diverse, ma chi ci capisce più niente!

Forse è arrivato il momento di fare delle scelte e di assumersene le responsabilità relative, se pratico degli sport outdoor devo avere la percezione, la responsabilità di pensare che qualche cosa mi possa capitare svolgendo l’attività che ho scelto di praticare, quindi la decisione di appoggiarsi ad una assicurazione in modo che l’intervento non vada a carico della collettività può essere una soluzione.

Ma ricordiamoci sempre che se qualcuno chiede soccorso non dobbiamo preoccuparci del costo in termini egoistici. Spero ancora di appartenere a una società che si definisce civile.

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6 Comments

  1. nell’agosto 2005 (avevo 58 anni) arrivato in vetta alla Cima Brenta ho iniziato a sentirmi uno strano disturbo alla testa … a un certo punto, in stato confusionale quasi totale ho chiamato il soccorso : dopo pochi minuti un elicottero ha depositato un soccorritore vicino a me (e socio) e pochi minuti dopo è ripassato a prenderci; una volta giù mi hanno diagnosticato una disidratazione senza necessità di ricovero: ho pagato 500 euro di soccorso.
    Anni dopo una tac ha evidenziato che avevo avuto una ischemia cerebrale … no comment, sono ancora vivo

  2. Era ora! Adesso tutti i governatori delle altre regioni Italiane devono prenderne esempio e porre cosi’ fine alla totale gratuità delle costose operazioni di soccorso alpino facendo pagare le costose operazioni di salvataggio in montagna al cittadino imprudente in emergenza! ! Paolo De Luca Maestro di Sci e Accompagnatore di media Montagna Pietracamela ( Te ).

  3. Polizia Carabinieri Guardia di finanza Corpo Forestale dello Stato Vigili del fuoco Esercito (Alpini) hanno la preparazione giuridica operativa per permettere ai propri uomini di accertare con esattezza ogni problema legato agli incidenti ad alta quota. Paolo De Luca

  4. Se il soccorso deve essere a pagamento allora che sia gestito da privati !
    E’ stato istituito CNSAS dal club alpino e il governo lo ha “riconosciuto” ente di utilità sociale.
    CNSAS riceve MILIONI di euro dalle regioni.
    Dato che MILIONI di euro non bastano Si passa al PRIVATO e si chiude l’esperienza CNSAS.
    Pagherò volentieri ai privati che avendo lavoro daranno lavoro ad altri !
    A prezzo regionale mangiasoldi no.
    Nella vicina Slovenia = “paese povero senza Milioni di euro” hanno 2 (due ) elicotteri e i volontari e il soccorso è gratis ! gratis ! gratis !

    Soccorrere = aiutare per chi non lo sa.

    http://www.grzs.si/ftp/publikacije/Introduction%20of%20GRZS.

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