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Stefan Glowacz e Robert Jasper, tentativo fallito alla Est del San Lorenzo

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RÍO GALLEGOS, Argentina – Volevano aprire una via sull’inviolata e mastodontica Est del San Lorenzo, celebre cima della Patagonia. Pensavano di attaccare lo sperone di sinistra tentando di salire quindi una via di roccia, ma una frana caduta proprio dove avevano individuato la propria linea, li ha convinti a lasciar perdere. Troppo pericolosa quella parete, che respinge così il tentativo di due big del calibro di Stefan Glowacz e Robert Jasper, anche loro come altri in passato, costretti a rinunciare a risolvere uno dei più grandi “problemi” dell’alpinismo patagonico ancora aperto.

“Robert Jasper, Stefan Glowacz e il fotografo Klaus Fengler hanno dovuto porre fine alla loro spedizione in anticipo – si legge sulla pagina facebook di Jasper -. I tre alpinisti volevano lo sperone sinistro del Cerro San Lorenzo. Hanno deciso di annullare il loro tentativo di prima salita a causa dell’inaspettato alto numero di seracchi e della roccia estremamente friabile che rendono le condizioni oggettivamente troppo pericolose. Dopo una lunga Marcia di avvicinamento dal campo base alla parete durata 8 ore, sono sopravvissuti  a una frana di roccia caduta proprio dove avevano individuato la loro via, fatto che ha reso evidente la pericolosità della situazione”.

Jasper e Glowacz costituiscono una cordata eccezionale, in nomination nel 2006 ai Piolet d’Or proprio per una via aperta in Patagonia al Cerro Murallion. Dopo aver abbandonato la linea che avevano in mente, i due hanno valutato altre possibilità sulla parete est del San Lorenzo, non trovando tuttavia nessun altra zona papabile per la salita.

San Lorenzo (Photo Robert Jasper facebook)
San Lorenzo (Photo Robert Jasper facebook)

“Dopo un’intensa ricerca col binocolo lungo i 5 chilometri dell’ampia parete del Cerro San Lorenzo – si legge ancora su facebook -, non sono riusciti a trovare una via scalabile. Anche l’idea di una scalata su ghiaccio è fuori discussione per via delle temperature inusuali, che arrivano a 25 gradi”.

La stessa sorte era capitata tra gennaio e febbraio 2013 a una spedizione italiana composta da Lorenzo Nocco, Luca D’Andrea, Massimo Massimiano e Roberto Iannilli, mente del gruppo ed alpinista più esperto. Anche loro avevano deciso di abbandonare l’intento una volta constatata la pessima qualità della roccia della montagna.

Tutta la grande parete compresa tra la Torre Sud fino alla cresta Est del San Lorenzo sono parete vergine. A rendere così pericolosa quella parete, oltre alla roccia instabile, è il seracco sommitale che da qualsiasi parte si provi a salire pende minaccioso sopra la testa degli alpinisti, per tutto il tempo della salita. Solo pochi mesi fa Colin Haley, parlando della Torre Sud, l’ha definita “la cima più difficile ancora inviolata in Patagonia”.

 

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