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“Arrampicare ieri e oggi”, alpinisti lecchesi in mostra a Galbiate

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Un settore della mostra "Arrampicare ieri e oggi. Gesti, materiali, storie di alpinisti lecchesi" (Photo courtesy of Cai)
Un settore della mostra “Arrampicare ieri e oggi. Gesti, materiali, storie di alpinisti lecchesi” (Photo courtesy of Cai)

GALBIATE, Lecco — Resterà aperta fino a domenica 23 novembre la mostra “Arrampicare ieri e oggi. Gesti, materiali, storie di alpinisti lecchesi”. Alpinisti lecchesi quali Riccardo Cassin, Gigi Vitali, Ercole Esposito “Ruchin”, Mario Dell’Oro “Boga”, ma anche figure meno note che si sono contraddistinte su montagne e pareti. L’esposizione, a cura di Alberto Benini, Pietro Corti e Ruggero Meles, ha sede al Museo Etnografico dell’Alta Brianza ed è promossa dall’Associazione Culturale Alpinistica Lecchese in collaborazione con il Cai Sezione di Lecco “Riccardo Cassin” e la Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino.

Perché una mostra legata all’arrampicare e ai suoi oggetti nel Museo Etnografico dell’Alta Brianza, un museo che testimonia gli usi e costumi di un territorio? La domanda, legittima come tutte le domande, trova risposta nell’essere, quello lecchese, un popolo “nato e cresciuto in salita”, abituato a mettersi in relazione con la pendenza.

Qui il territorio di montagna comincia un metro dietro le sponde del lago. Perché non è l’altezza sul livello della acque a fare la montagna, ma la pendenza del versante che implica un modo particolare di porsi davanti agli oggetti e al lavoro.

Si forma quindi quella categoria elitaria di proto-alpinisti noti come “rampacorni”. Gente che, pur digiuna di tecnica d’arrampicata, tiene distinta la corda (di canapa) con cui assicurarsi da quella per far scendere le fascine e che non teme di calarsi nel vuoto per raggiungere un carpino cresciuto su una cengia.

Il sodalizio con il Museo Etnografico dell’Alta Brianza non viene dunque per caso e una mostra come “Arrampicare ieri e oggi” viene proposta in quello che si riconosce come museo delle voci e dei gesti, che offre ai suoi visitatori una nuova occasione di conoscenza attraverso la documentazione audiovisiva, oltre che oggettuale.

Tornando al tema di questa esposizione temporanea, la storia dell’arrampicata lecchese è stata integrata con immagini e materiali del periodo del free climbing, la meravigliosa, breve stagione in cui scalatori visionari, ritornando a calzare le “scarpette” come i loro predecessori (anche se con la
suola in gomma), hanno girato pagina guardando con occhi nuovi le pareti senza vetta pressoché ignorate nei decenni precedenti.

Infine, immagini e materiali che raccontano dell’avvento del fenomeno che, per vastità di pubblico e di progresso tecnico su pura roccia, ha determinato una rivoluzione mai vista nel mondo verticale: l’arrampicata sportiva.

Info: Museo Etnografico dell’Alta Brianza

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